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“Garmin 10K 2017” a Jesolo, ritorno alla normalità

Garmin 10K 2017

Garmin 10K 2017Terza gara in quattro settimane, ma la prima in piano (finalmente!) dopo l’esordio su e giù nel bosco e la successiva con solo salite e discese su asfalto. Percorso già sperimentato nel 2015, con qualche piccola modifica nei primi chilometri, ma grande differenza a livello climatico: due anni fa infatti scrivevo “… la temperatura è ideale per correre…” grazie alla pioggia caduta fino a qualche ora prima, sabato invece sembrava la classica serata estiva, tanto da rendere quasi superfluo il riscaldamento iniziale con l’amico Stefano, atleta della Nazionale Italiana di Pesca in Apnea (aka “Il killer dell’Adriatico”).

Mi piazzo come sempre nelle prime file, ma mi faccio sorprendere allo sparo (forse mi sono perso l’“Ai vostri posti…”, o forse non l’hanno proprio detto!), tanto da ricordarmi di far partire il GPS solo una trentina di secondi dopo.
L’idea era di partire in controllo per poi andare in progressione nella seconda parte di gara, ma mi superano talmente in tanti che mi faccio anch’io trascinare da un ritmo troppo alto, soprattutto considerando le condizioni climatiche che suggerirebbero prudenza nella prima parte. Corro dal cartello del 1° a quello del 2° chilometro in 3’23” (con tre curve), i successivi due chilometri sulla ciclabile li percorro in 6’50”, effettuando già qualche sorpasso. Continuo a superare anche tra il 4° e il 6° km (7’06” manuali, con un cavalcavia in mezzo) e tra il 6° e l’8° (sempre 7’06” manuali). Ultimi due chilometri sul vialone centrale, davanti vedo diversi atleti raggiungibili, ma la sensazione di caldo e la partenza sicuramente troppo “allegra” non mi permettono di cambiare marcia: riesco ad effettuare un unico sorpasso (3’35” manuali tra il cartello dell’8° e del 9° km), concludendo all’undicesimo posto assoluto a 23” dal decimo, in 34’52”, poco sotto i 3’30” al km (classifica completa, GPS della gara). Arrivo in albergo per la doccia, mi guardo allo specchio e prendo paura: è completamente ricoperta di moschini! Un vegano si sarebbe tagliato le vene seduta stante… :-)

Rispetto a due anni fa, ho corso più velocemente la prima parte di gara per poi rallentare nel finale, com’era del resto prevedibile. Ora quattro settimane di allenamenti pensando esclusivamente alla pista (un 5.000 m a fine giugno come obiettivo), con in mezzo forse ancora una gara corta su strada. Nelle settimane passate sono andato in pista già quattro volte, dovrei riuscire ad andarci ancora almeno altre sei volte.

Garmin Running Dynamics Pod, la recensione dettagliata

Garmin Running Dynamic Pod

Garmin da qualche settimana ha introdotto sul mercato italiano un nuovo footpod (“Garmin Running Dynamic Pod” in Italia, la versione internazionale invece è chiamata “Garmin Running Dynamics Pod”), l’avevamo già descritto durante la recensione del fenix 5. Da aprile “Massi” l’ha testato e ha preparato la sua consueta recensione dettagliata, focalizzandosi sulla domanda: “Ma a chi e a cosa serve?”.

Garmin Running Dynamic Pod, la nostra opinione

Garmin Running Dynamic PodAlla ricerca della continua innovazione, Garmin in concomitanza con il lancio del Forerunner 935, ha introdotto un nuovo piccolissimo oggetto per supportare i podisti amatori ad analizzare al meglio le proprie dinamiche di corsa. Come ricorderete nella recensione, la mia valutazione dell’idea era positiva, pur essendo scettico sul suo utilizzo pratico. Dopo tre anni di analisi e con l’acquisto di strumenti alternativi, ho rivalutato l’idea, pensando soprattutto al lungo termine e alla riduzione della possibilità di infortunio. Ero quindi molto curioso di capire come Garmin avesse migliorato il concetto e cosa avesse cambiato con questo nuovo footpod, un oggetto che si tiene tranquillamente sul palmo di una mano e che sostituisce integralmente la fascia cardio, finora l’unico strumento per ottenere le dinamiche di corsa. L’oggettino è chiamato Running Dynamic Pod, per ora non esiste una vera traduzione italiana, ma dagli amici è indicato come “RD Pod” o più semplicemente Garmin Pod. Abbiamo testato la versione appena uscita per alcune settimane, ora abbiamo una visione chiara e completa dello strumento, soprattutto conoscendo perfettamente il funzionamento delle dinamiche.

Come al solito, le domande nascono spontanee: vale davvero la pena spendere 60-70 euro per un oggetto che non aggiunge nulla ai dati attualmente a disposizione? Ma il calcolo del contatto al suolo e dell’oscillazione verticale è esattamente identico rispetto a quello rilevato dalla fascia? Come deve essere posizionato il sensore sul corpo per poter ottenere dati adeguati? Qual è il rischio che si possa staccare? E soprattutto, con quali orologi è compatibile? Quali caratteristiche lo rendono diverso rispetto a Runscribe e Stryd?

Questa recensione sarà relativamente dettagliata ma non parleremo delle dinamiche di corsa, avendolo già fatto nel 2016 in maniera completa, aggiornando successivamente l’articolo nel maggio 2017 per includere ulteriori considerazioni suggerite dai lettori. Considerato che Garmin non ha aggiunto nuove funzioni rispetto alla fascia Garmin HRM-Run, limiteremo la nostra recensione alle modalità di utilizzo e al confronto con i dati estratti dalla fascia.

Compatibilità del Pod

Garmin Running Dynamic PodUna premessa è fondamentale prima di continuare a leggere: il Garmin Running Dynamic Pod non è compatibile con tutti gli orologi del mercato. Solamente gli ultimi modelli dotati di Garmin Connect IQ v2.0 possono collegarsi al Running Pod. Non compratelo se non avete uno dei seguenti:

Garmin fenix 5, 5S e 5X
Garmin Forerunner 935
Garmin Forerunner 735

Da quanto sembra trapelare, il problema è più tecnologico che di marketing. Guardando a quello che è successo nel passato, non sembra plausibile che le versioni precedenti di orologi Garmin possano ricevere un upgrade. Ma nella tecnologia, mai dire mai. Per questa ragione, vista la diffusione dei nuovi modelli, sembrerebbe che il Running Dynamic Pod non avrà nel breve termine grandi vendite. Se non fosse soltanto un problema tecnico, riteniamo che Garmin abbia commesso un errore. Dal nostro punto di vista, soprattutto chi utilizza ancora il Garmin Forerunner 920XT, peraltro senza sensore ottico, oppure il fenix 3 HR, sarebbe molto probabilmente interessato ad acquistare questo piccolo oggettino, dal costo relativamente basso per le funzioni a disposizione. Tenete conto che il Footpod tradizionale si trova su Amazon a 50-60 euro, mentre il prezzo di listino è di 69 euro. Può essere usato da altre marche e modelli? La risposta è ovviamente no: anche se è Ant+, le dinamiche non saranno visualizzate e al massimo avrete a disposizione la cadenza, che però troverete anche su footpod a metà del costo. Si noti infine che l’RD Pod non è Bluetooth.

Motivazioni del Running Dynamic Pod

A cosa serve davvero il Pod? L’attento lettore se lo è chiesto già a fine marzo alla pubblicazione dell’annuncio dell’uscita del Pod. Ma se non aggiunge alcun dato a quelli già esistenti, perché Garmin ha deciso di ideare e produrre uno strumento di questo tipo?

Garmin Running Dynamic PodIl Garmin Running Dynamic Pod è stato pensato per chi ha deciso di abbandonare la fascia cardio. Finora, senza fascia cardio non era possibile misurare le dinamiche di corsa. Il Running Pod ha proprio risolto questo problema: indossandolo e collegandolo al GPS, si riesce a calcolare il tempo di contatto al suolo, l’oscillazione verticale e gli altri dati senza la fascia. Non potremmo in realtà parlare di footpod, ma soltanto di pod, perché trattasi di un accessorio che tecnicamente si indossa sui pantaloncini tramite un clip. È lo stesso concetto già applicato sul sensore Lumo, che sfortunatamente non abbiamo ancora avuto modo di testare. Esistono diversi studi che suggeriscono che un sensore al busto consenta un miglior calcolo di alcune delle dinamiche di corsa e Garmin ha adottato questa scelta, vedremo nel seguito che impatto abbia sulla valutazione dei dati, in particolare con l’impatto del contatto al suolo.

Unboxing

Garmin Running Dynamic PodLa scatola è relativamente grossa pensando al contenuto minuscolo che ospita. Il contrasto tra il grigio della confezione e il giallo sgargiante del Running Pod ipnotizza oltremodo il lettore. Sulla parte posteriore della scatola troveremo tutte le caratteristiche del Pod in estrema sintesi, davvero un grande passo avanti rispetto al recente passato. Una volta aperta la scatola, il solito piccolo manuale ci separa dall’utilizzo. Dobbiamo davvero leggerlo per capire come funziona? Letto il manuale troveremo comunque una sorpresa. Infatti, la foto di copertina rende il Pod decisamente più grande della realtà. Appoggiandolo sul palmo della mano, la sensazione è che il Running Dynamic Pod sia veramente piccolo. Il Pod, dal peso di 12 grammi, è davvero minuscolo. Non troverete alcun cavetto di ricarica perché come il Footpod tradizionale, l’RD Pod si caricherà con una pila anch’essa minuscola. Non a caso infatti Garmin non ha scelto la pila tradizionale CR2032, ma una versione più piccola CR1632, normalmente utilizzata per i telecomandi dei cancelli automatici, per le chiavi delle automobili o per dispositivi medici minuscoli. La pila avrà una durata di 700 ore, ossia il 40% in meno di quelle tradizionali: il prezzo da pagare per le dimensioni ridotte.

Associazione a Garmin fenix 5 e Forerunner 935 e 735

Garmin Running Dynamic PodIl Running Dynamic Pod si associa davvero facilmente, ma per chi avesse dimenticato come si aggiunge un sensore, ecco un piccolo tutorial. La buona notizia per chi possiede un Forerunner 735 è che non si deve fare nulla: l’RD Pod si collega automaticamente. Per gli altri due modelli compatibili, fenix 5 e Forerunner 935, basta scegliere il sensore (impostazioni → sensori e accessori → aggiungi nuovo → RD Pod), e il collegamento sarà effettuato molto rapidamente.

Una volta completata la seduta d’allenamento, resterete sicuramente sorpresi da un messaggio che vi invita a scollegare e staccare il pod dal pantaloncino sulla schiena. Anche se il piccolo sensore è impermeabile a 50 metri, il rischio di lasciarlo attaccato ai pantaloncini resta alto. Si narra che qualcuno lo abbia lasciato attaccato al pantaloncino e che sia stato ritrovato solamente all’interno della lavatrice. Per gli atleti distratti, uomo avvisato, mezzo salvato. Per gli altri, nessun problema.

Dati, contatto con il suolo

Garmin Running Dynamic PodMa quali dati sono disponibili nel Pod? Sono gli stessi della fascia, esattamente quelli che avete già trovato fin dal 2015 con il lancio del Garmin Forerunner 630. Ma sono esattamente identici? Abbiamo fatto una piccola analisi statistica per confermare che in effetti non c’è una grande differenza tra le metriche rilevate. Per testarlo, abbiamo preso una fascia Garmin HRM-Run e il nostro nuovo Running Dynamic Pod e li abbiamo collegato ai due ultimi modelli Garmin fenix 5 e Forerunner 935. Per la prova del nove, abbiamo anche utilizzato Stryd e Runscribe, e confrontato i numeri del tempo di contatto con il suolo che è probabilmente la metrica più rilevante da osservare. Abbiamo corso un fartlek Moneghetti con l’obiettivo di testare diversi ritmi senza correre troppo a lungo o troppo intensamente ma avendo la possibilità di analizzare più di cinquemila dati per ogni sensore. Abbiamo prodotto una sintesi nella (ormai) consueta infografica.

Quale sono stati i risultati? Tutto relativamente equivalente, con nessuna variazione statistica tra fascia e RD Pod. Chiaramente Runscribe e Stryd sono più precisi essendo misurati sulla scarpa e quindi praticamente a contatto con il suolo e non a un metro di distanza come la fascia cardio. Ma tutto sommato, non ci sentiamo di dare una valutazione negativa dei dati, la variazione tra i quattro metodi è inferiore al 3 %! Per fortuna, visto che non servirebbero strumenti più dettagliati rispetto alla mera statistica per stabilire il “vero” contatto al suolo.

Dati, le dinamiche di corsa

Garmin Running Dynamic PodUna volta capita l’equivalenza del tempo di contatto al suolo tra le quattro diverse tecnologie, abbiamo valutato anche le altre metriche sulle dinamiche di corsa. Sono davvero coerenti tra di loro? In questo caso, abbiamo limitato l’analisi tra RD Pod e Garmin HRM-Run. Le altre due tecnologie sono fondamentalmente diverse, difficile effettuare un confronto imparziale. Di seguito, ecco le nostre principali osservazioni. Si noti che il sensore, contrariamente a Stryd, non misurerà il passo medio di corsa, anche perché il duro compito sarà lasciato al GPS. Non abbiamo avuto ancora modo e tempo di testarlo sul tapis roulant. Infine, il software di calcolo è in continuo aggiornamento, non saremmo sorpresi se migliorerà nelle prossime settimane, in tal caso correggeremo la recensione con grafici ulteriori.

Cadenza. Una delle poche certezze anche per il podista amatore che non ha fatto studi ingegneristici: non serve un super pod per calcolare la cadenza e confrontando i risultati abbiamo notato una perfetta coerenza tra i diversi sensori. Anche l’RD Pod ha mostrato dati corretti. Oscillazione verticale. Nemmeno su questa dinamica abbiamo trovato grosse variazioni, anche perché il posizionamento dell’RD Pod non è molto diverso rispetto a quello della fascia. Non ci sono variazioni statistiche tra i due strumenti. Stesso ragionamento per il rapporto verticale, che essendo un dato derivato, non merita una valutazione statistica indipendente. Bilanciamento orizzontale. Per molti rappresenta la metrica più affascinante, perché misura potenziali sbilanciamenti tra la potenza delle due gambe. Passando all’RD Pod avremo dati diversi? L’analisi statistica ci dice di no, lo sbilanciamento potrebbe derivare dal cambio delle scarpe o dal percorso, più che dall’utilizzo di sensori diversi, visto che sono posizionati sostanzialmente nella stessa parte del corpo.
In sintesi, nessuna delle metriche è statisticamente diversa rispetto alla misurazione con la fascia. Ottimo lavoro da parte di Garmin. Ma la vera domanda del lettore è stata: perché non è stato attivato il calcolo della potenza? Secondo noi la risposta l’avremo nel prossimo biennio, per ora conviene attendere.

Conclusioni e approfondimenti

Pensiamo di aver capito due cose del Running Dynamic Pod. È davvero utile se pensate di non voler utilizzare più la fascia cardio. Ma non è estremamente innovativo perché non mostra alcun dato ulteriore rispetto a quelli attuali.

Sintesi estrema. Se amate le dinamiche di corsa, le analizzate dettagliatamente, non volete più indossare la fascia e avete la fortuna di possedere un Garmin molto recente, il Garmin Running Dynamic Pod è perfetto per voi e vi suggeriamo davvero di comprarlo. In caso contrario, probabilmente risparmieremmo 60 euro per investirli in un paio di scarpe o in qualche altro gadget.

E quindi, vale la pena comprarlo? Probabilmente no, a meno che riteniate di non voler usare la fascia cardio. Inoltre l’utilizzo è limitato ai nuovi orologi, speriamo che Garmin decida di estendere la compatibilità del pod con altri modelli precedenti. Comunque, guardando alle vendite del Garmin Footpod tradizionale, pensiamo che uno strumento del genere possa far rinascere anche vecchi orologi Garmin. Facciamo una petizione all’azienda del Kansas?

Per approfondimenti:
recensione Stryd;
recensione Runscribe;
articolo sulle dinamiche di corsa;
recensione footpod Garmin.

Garmin fenix 5, la recensione dettagliata

Garmin fenix 5

Il Garmin fenix 5 è stato presentato trionfalmente al CES di Las Vegas a gennaio 2017. Era passato soltanto un anno dal lancio del fenix 3 HR sempre alla stessa manifestazione. Dopo pochi mesi è finalmente disponibile in Italia. “Massi” Milani l’ha testato a fondo, preparando come di consueto una recensione estremamente dettagliata per i lettori del blog.

FENIX 5, CARATTERISTICHE E NOSTRA OPINIONE

Garmin fenix 5Per una volta nella mia vita non ho avuto alcun dubbio. Non ho nemmeno consultato i principali documenti di marketing di Garmin, né letto la recensione in inglese di un famoso blogger americano a cui vagamente ci ispiriamo nel modo di interpretare le recensioni di GPS legati alla corsa. Dopo aver usato per due anni il Garmin fenix 3 e aver apprezzato la sua complessità e al tempo stesso facilità d’uso, alla lettura del comunicato stampa di Garmin, il mio solo pensiero era quello di risparmiare qualche euro per potermi comprare il nuovo giocattolino della casa del Kansas, il Garmin fenix 5. Contrariamente al 2015, l’azienda americana ha introdotto tre modelli sul mercato, di conseguenza il mio secondo pensiero era quale scegliere.

Garmin fenix 5Vale davvero la pena spendere anche quasi mille euro per un oggetto che, almeno esteticamente, è relativamente simile al fenix 3? Se avete già un fenix 3, conviene davvero sostituirlo con il fratello più giovane? Il fenix 5 serve anche al podista evoluto, oppure è soltanto un prodotto di nicchia? Come si differenzia rispetto agli altri prodotti d’alta gamma? Diventerà l’orologio più amato dai triatleti e in generale dai podisti italiani e internazionali sebbene i prezzi, ma anche le caratteristiche, siano incrementati rispetto alla versione precedente? Quali nuove funzioni e caratteristiche lo rendono appetibile per l’acquirente razionale? Quali limitazioni abbiamo riscontrato nelle diverse settimane di utilizzo quotidiano? Anche il fenix 5 ha un frequente aggiornamento firmware come l’aveva il fenix 3? E il famoso bug del barometro altimetrico, è stato risolto? Quali funzioni sono state introdotto per la navigazione, che hanno reso il fenix 5 come un vero GPS a tutto tondo? E soprattutto, vale davvero la pena pensare all’acquisto di questo gioiellino di tecnologia? E infine, che fine ha fatto il fenix 4? Non l’hanno proprio prodotto?

Noi di TheRunningPitt.com abbiamo avuto la fortuna di provare il fenix 5 per diverse settimane, questa recensione sarà costantemente aggiornata sulla base degli sviluppi software e firmware di Garmin, oltre ai contatti con la miriade di visitatori del blog e amici su Strava e Garmin Connect. Con la nostra esperienza di tester, le letture dei vari forum internazionali, oltre all’utilizzo quotidiano dell’orologio, abbiamo una visione chiara delle possibilità offerte dallo strumento, grazie al confronto con i numerosi modelli di GPS provati negli ultimi anni. Certamente gli sviluppatori Garmin hanno mostrato una capacità importante di correggere i principali errori delle prime versioni firmware e hanno imparato rapidamente dagli errori del fenix 3.

Come disclaimer, non abbiamo ricevuto e non siamo interessati a ricevere alcun compenso per questa recensione. Pur essendo soltanto podisti amatori evoluti, le nostre conoscenze analitiche ci aiutano a diffondere in maniera semplice le nuove tecnologie, uno dei principali obiettivi del sito, oltre a permettere ai podisti di tutti i livelli di correre meglio. Essendo il nostro un sito focalizzato sul podismo, limiteremo la recensione del fenix 5 alla corsa. La filosofia resta la stessa di sempre, no test, no party: non possiamo valutare analiticamente quello che non testiamo!

Siete pronti a leggere il seguito? Mettetevi comodi, allacciate le cinture e procedete con la lettura. La recensione è davvero completa, ma alcune funzioni simili al fenix 3 sono state descritte in maniera semplificata per limitare la lunghezza dell’articolo. Suggeriamo di leggere la nostra recensione in sequenza o di soffermarsi soltanto sulle parti che interessano maggiormente, premendo sulle relative sezioni:

INDICE

Modelli fenix 5 in vendita
Fenix 5 in sintesi
Nuove Funzioni
Unboxing fenix 5
Prima di correre
Correre con il fenix 5
Durante la corsa
Correre sul tapis roulant
HRV Garmin nel fenix 5
Dopo la corsa
Dinamiche di corsa del fenix 5
VO2Max Garmin e soglia anaerobica
Utilizzo quotidiano
Training Status del fenix 5
Navigazione e fenix 5X
Fenix 5 e bug del barometro altimetrico
Fenix 5 HR e accuratezza cardiofrequenzimetro
Fenix 5 e accuratezza GPS
Fenix 5 vs fenix 3
Accessori fenix 5
Conclusione
I modelli fenix 5 su Amazon

Infine, non parleremo di tutto quanto disponibile: la funzione sveglia è migliorata, ma a qualcuno davvero interessa?

MODELLI FENIX 5 IN VENDITA

Garmin fenix 5Raccontiamo una storia di pochissimi anni fa: c’era una volta il Garmin Forerunner 205 e il podista nostrano sognava di comprarlo nonostante la scarsa precisione e tutte le limitazioni della tecnologia. Poi però tutto è cambiato, ora scegliere il GPS richiede conoscenze super approfondite di tecnologia. Con il lancio del fenix 5 il numero di scelte a disposizione, per lo stesso prodotto, è persino aumentato: sembra di dover valutare gli optional di un’automobile e non un GPS. È vero che esistono tre modelli principali, differenziati fondamentalmente per la dimensione dello schermo: quello standard fenix 5 equivalente al fenix 3, il fenix 5S per polsi più piccoli destinata al pubblico femminile e una versione super premium chiamata fenix 5X rivolta a chi sia interessato alla navigazione spinta, con lo schermo in vetro zaffiro.
Grazie alle personalizzazione le scelte si moltiplicano a… quattordici! Per semplificare il problema al lettore e ridurre l’incertezza, si tratta semplicemente di rispondere a tre domande: a) volete il WiFi per scaricare i dati o vi accontentate del Bluetooth? b) vi interessa la versione zaffiro per proteggere lo schermo da eventuali graffi? c) siete interessati a strumenti di navigazione spinta? A ogni risposta affermativa, immaginate di aggiungere circa 50-150 euro. Si tenga conto che le due prime domande sono collegate tra di loro perché nei modelli base del fenix 5 non è presente il WiFi, mentre è sempre disponibile su quelli con vetro zaffiro. Pensiamo che questa sia una limitazione importante perché il trasferimento dati è fondamentalmente una perdita di tempo e più velocemente viene effettuato, meglio è. Lo schermo protettivo del fenix 5 Sapphire è in vetro zaffiro, inscalfibile. Potrebbe essere rigato soltanto con un diamante o dal nitruro di boro. Se pensate di tenerlo per almeno due o tre anni, varrebbe la pena investire qualche euro in più. Ma anche se credete di venderlo dopo qualche mese, visto che sarà molto difficile ottenere un buon prezzo con graffi evidenti. Il fenix normale si graffierà raramente, ma l’evento è possibile, soprattutto se correte trail oppure se lo utilizzate in gare di triathlon. Ad ogni modo, l’infografica illustra quale modello è suggerito dalle risposte alle tre domande.
L’azienda del Kansas ha continuato la scelta del cinturino multicolore con l’obiettivo di personalizzarne l’aspetto. Ora è possibile scegliere molte variazioni di colore. Peraltro, la modalità di sostituzione del cinturino è molto più rapida rispetto al fenix 3, si veda sotto. Anche se ci sono quattordici tipi di fenix, dal punto di vista firmware ne esiste uno solo. Infine, una volta scelto il modello adeguato alle proprie preferenze e budget, si tenga conto che Garmin consente di acquistare separatamente la fascia HRM-Run con cui avere a disposizione le dinamiche di corsa Garmin. Non è più vero che senza la fascia non si riescono a visualizzare le dinamiche, si veda più sotto.
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FENIX 5 IN SINTESI

Garmin fenix 5Abbiamo preparato un’infografica per descrivere pregi e difetti del fenix 5. Per sintetizzare in duecento parole, il Garmin fenix 5 è come un coltellino GPS universale: progettato non soltanto per la corsa trail e per la navigazione ma anche per podisti amatori e triatleti. Potrà essere utilizzato quotidianamente, avendo una durata della batteria ulteriormente migliorata e le funzioni di activity tracking presenti ormai comunque anche su modelli GPS base. Nell’ultimo anno c’è stata una convergenza di funzioni tra i modelli Outdoor e Forerunner, così evidente che il Forerunner 935 è stato soprannominato da molti “fenix 5 di plastica”. Tutte le funzionalità di corsa sono disponibili: dinamiche di corsa, recupero, pianificazione delle sedute dell’allenamento e stima del VO2max. Ma ne sono state aggiunte parecchie altre, che descriveremo nel seguito. Il costante aggiornamento rendono il fenix 5 il giocattolo preferito di noi podisti amatori.
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NUOVE FUNZIONI: LE NOVITÀ RISPETTO AL FENIX 3

Garmin fenix 5Garmin fenix 5Garmin fenix 5Ma quali sono le principali differenze del fenix 5 rispetto al fratello “anziano”? Ce ne sono almeno quattro principali e parecchi minori.

Fenix 5 vs fenix 3, miglioramenti fondamentali. In primo luogo il miglioramento hardware ha permesso lo sviluppo di mappe cartografiche, almeno sulla versione fenix 5X, oltre alle funzioni supplementari per una migliore gestione del carico dell’allenamento e la separazione del carico aerobico e anaerobico. Ne parleremo nel seguito, ma questa funzione è utile per la pianificazione degli allenamenti e l’analisi del loro impatto sulla forma. Inoltre, è stata migliorata la gestione dei dati: Garmin ha cambiato la tecnologia Connect IQ, implementando IQ 2.2, con una variazione sostanziale della memoria, a 32 kb per i dati, 128 kb per le App e 64 kb per i Widget. Sembra un dato tecnico, ma in realtà questa scelta permette di avere sviluppi software finora impossibili. Come aneddoto, i programmatori di Stryd non potevano precedentemente aggiungere due campi di potenza contemporaneamente perché il fenix 3 andava in errore per mancanza di memoria. Un grande e sostanziale miglioramento è inoltre legato al sensore ottico della frequenza cardiaca: ora in effetti i dati vengono registrati costantemente per ventiquattr’ore su ventiquattro e monitorati ogni due secondi. Inoltre il sensore Garmin Elevate è più piccolo rispetto alla versione del fenix 3, rendendo impercettibile la sporgenza posteriore.

Fenix 5 vs fenix 3, miglioramenti minori ma importanti. Garmin ha anche attivato i Segmenti Live di Strava, sia per la bici, sia per la corsa, ed è ora possibile riuscire a capire quando stiamo iniziando il percorso, in modo da calibrare la propria velocità per battere dei course record. È stata aggiunta la funzione di Tracking di gruppo, utile per il ciclismo, ma anche nel caso voleste correre un lungo di due ore con amici. Sono poi state attivate nuove App per nuovi sport, ma immagino che saranno trasferibili anche alla versione precedente. L’interfaccia grafica è leggermente migliorata, in particolare è stato attivato un menù d’accesso rapido che consente per esempio di spegnere rapidamente l’orologio oppure di attivare la musica. Per i pochi che dispongano del fenix Chronos, è stata adottata la stessa interfaccia. Anche la visualizzazione dello schermo è variata, passando da 218×218 pixel a 240×240 pixels e sono stati attivati gli Emoticon, davvero molto utili durante le ripetute… o forse no! Per dare un’idea del grande miglioramento, nel 2009 l’innovativo Garmin Forerunner 310XT, ancora attualmente in vendita, aveva una visualizzazione di 160×100 pixel. Si noti che il cambiamento della visualizzazione non si applica alla versione più piccola, fenix 5S. Anche il numero di colori è sostanzialmente migliorato, passando da 16 a 64 nel fenix 5. Secondo i documenti ufficiali di marketing, la durata della batteria è migliorata fino a ventiquattr’ore con registrazione al secondo, a quattordici ore per il fenix 5S e venti ore per il fenix 5X. Inoltre la registrazione UltraTrac consente di correre ultramaratone da più di tre giorni! Per gli amanti delle distanze lunghe, è stato aggiunto un giroscopio, che nella modalità Ultratrac aggiunge ulteriori informazioni di rilevamento dati, consentendo di correggere eventuali errori di misurazione.

Fenix 5 vs fenix 3, miglioramenti attivati solamente nel fenix 5X. Sono state inserite nuove funzioni software nelle navigazioni, in particolare gli avvisi di prossimità, rispetto ad alcune destinazioni, oltre al tempo e la distanza dalla destinazione. Ma per le caratteristiche hardware del fenix 5X, sono state aggiunte nuove funzioni, per esempio le mappe topografiche e l’abilità di visualizzare la mappa dettagliata per ogni posizione. È stata inclusa una funzione per il viaggiatore seriale, la possibilità di scoprire nuovi percorsi, probabilmente l’innovazione Garmin del 2017, di cui parleremo nella sezione dedicata. Inoltre se siete in vacanza, potrete trovare i principali punti di interesse proprio come i vecchi navigatori Garmin per le autovetture. Infine esiste la possibilità di salvare dei percorsi sull’orologio partendo da formati .fit e .gpx.

E il Garmin fenix 4? Come suggerito dall’amico Dario di CorroErgoSum, il numero 4 è considerato sfortunato in Asia, perché è quasi omofono alla parola morte. È la stessa ragione per cui in Cina non troverete il quarto piano e in effetti molte aziende tecnologiche hanno rinunciato a produrre prodotti con il numero quattro. Anche Garmin non si è sottratta alla tetrafobia. A me che capita spesso di arrivare quarto in gare provinciali, non avrei abbandonato la sequenza.
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UNBOXING

Garmin fenix 5Garmin fenix 5Apriamo la scatola. Scatola grigia, molto più piccola delle versioni precedenti, il fenix 5 è avvolto in una confezione con cavo carica-batteria che si collega a una presa USB e consente il trasferimento dati al PC. Il collegamento via Smartphone avviene attraverso Bluetooth, ma richiede più tempo del passato soprattutto se avete sensori addizionali. Cavo nuovamente diverso da quello del fenix 3, ma attacco molto stabile. Ogni tanto abbiamo fatto fatica ad attivare la sincronizzazione al PC, soprattutto nelle prime versioni firmware, ma siamo convinti che con il tempo la situazione migliorerà. Oltre al cavetto, la confezione contiene il fenix stesso e i soliti documenti legali e un piccolo manuale.

Sempre bellissimo. La situazione estetica non è mutata di molto, il peso nella versione 5X è aumentato a 98 grammi (da 86 del fenix 3), ma la sporgenza posteriore per il lettore ottico è diminuita notevolmente e ora è quasi invisibile. Gli altri modelli 5 e 5S pesano rispettivamente 87 e 67 grammi. Un nostro lettore molto sofisticato ha definito il fenix 3 come un “cipollotto”, accezione molto ingrata ma che evidenzia che una parte del pubblico podistico preferisca prodotti più leggeri da tenere al polso. Non dimentichiamoci però che il fenix 5 potrebbe tranquillamente essere indossato con giacca e cravatta, mentre le versioni più sportive come la serie Forerunner sono pensate solo per situazioni più casual.
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PRIMA DI CORRERE

Garmin fenix 5Dal punto di vista dell’interfaccia utente, non ci sono grandi variazioni rispetto al fenix 3. Anche il fenix 5 è tecnicamente composto da profili sportivi per personalizzarne l’utilizzo. Queste App sono completamente configurabili su tutte le funzioni, per le personalizzazioni della pagina, per gli avvisi, per la vibrazione e per una serie di attività che si possono attivare prima di correre. Oramai non è più una sorpresa: diventa impossibile recensirle tutte e abbastanza complicato capirne fino in fondo più della metà. L’unica regola che ci sentiamo di fornire è che soltanto con l’App Corsa sarete in grado di utilizzare a pieno i report di supporto del fenix 5. Per esempio l’App Stryd, sebbene molto interessante, mancherà di segnalarvi alcune informazioni, come la Performance Condition, presenti invece nell’App regina di casa Garmin.

Prima di correre, non abbiamo trovato grossi miglioramenti. Dopo aver premuto “Start”, la ricerca satelliti è immediata, ma lo era già anche con il fenix 3, soprattutto se non avete cambiato posto dal giorno precedente o non avete aggiornato il firmware. Con il fenix 5, schiacciando “Start” visualizzerete sempre un piccolo semicerchio rosso che con il passare dei secondi tenderà ad allargarsi, diventando verde, indicando la corretta localizzazione. Ma la sincronizzazione dei dati con lo smartphone ha ridotto significativamente l’attesa per chi viaggia molto spesso. Rispetto al vecchio fenix 3 non ci saranno grossi miglioramenti, se non nel caso in cui vogliate aspettare il suggerimento di un percorso. In tal caso l’attesa sarà più lunga, si veda sotto per i dettagli.
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CORRERE CON IL FENIX 5

Iniziamo a correre. Come descritto precedentemente, il fenix 5 è anch’esso dotato di funzioni di pianificazione delle sedute. Ho trovato meno intuitiva la scelta delle modalità di allenamento. Una volta trovati i satelliti, la scelta più semplice è quella di schiacciare il tasto di avvio, “Start/Stop”, indicando la modalità corsa, oppure la vostra App preferita. Con una seconda pressione del tasto di avvio, i dati scelti per la visualizzazione si animeranno. In alternativa, si può scegliere di avviare la schermata “Allenamento”. Per farlo non ci sarà un menù dedicato, ma occorrerà tenere premuto il pulsante centrale lato sinistro, che mostrerà diverse opzioni. La prima è quella consueta dei “Nostri allenamenti”, ossia sedute di qualità pianificate su Garmin Connect che vengono trasferite sull’orologio. Nulla di diverso rispetto al passato. Così come sono molto simili le due voci successive, ossia il calendario degli allenamenti, utile nel caso vogliate pianificare un periodo più lungo, e la pianificazione delle ripetute sull’orologio. Non ci dilunghiamo sulle altre opzioni, ne abbiamo già parlato nella recensione del fenix 3.

Glonass e GPS. Oramai è diventata una funzione standard dei modelli Forerunner e Outdoor, era già presente nel 920xt, nel 735 e anche nel fenix 3. Il Glonass è un collegamento a ulteriori satelliti russi, che consente di migliorare l’accuratezza e la precisione del GPS, oltre a velocizzarne la ricerca. Dopo due anni dall’introduzione sul mercato, i concorrenti Garmin non hanno ancora attivato questa funzione, segno che non sia un vero fattore di scelta dei podisti, oppure che sia difficilmente imitabile dalla concorrenza. Nei test effettuati con Glonass e GPS combinati, la ricezione sembrerebbe più precisa, chiaramente a discapito di un maggior consumo di batteria. Ma rispetto al fenix 3, non abbiamo notato miglioramenti, si veda la sezione dedicata.

Garmin fenix 5Configurazione schermata. Anche le schermate a disposizioni sono aumentate, il numero è superiore a quello che si può visualizzare. L’aggiunta è meno intuitiva secondo noi rispetto al passato, ma restano sempre valide le regole già descritte nella precedente recensione del fenix 3. Ogni pagina permette di vedere uno, due, tre o quattro campi. Il nostro suggerimento è di impostare almeno due schermate. Su quella principale si inseriranno i tre principali campi di passo: media al km, quello del chilometro corrente e quello istantaneo. Per il quarto dato potreste aggiungere un campo IQ che visualizza un dato istantaneo non approssimato, oppure la distanza totale, un campo di frequenza cardiaca o di potenza a trenta secondi. Il fenix 5 aggiungerà ulteriori schermate per le dinamiche di corsa e altre nel caso in cui siano selezionate le funzioni di navigazione. Le opzioni di base Garmin sono ben pensate, ma le infinite scelte di visualizzazione sono estremamente personali: con oltre duecento campi a disposizione, c’è l’imbarazzo della scelta. Aggiungendo i dati derivati da Garmin IQ, si elimina la limitazione a quattro campi, permettendo di visualizzarne ben nove contemporaneamente. Parleremo prossimamente nell’articolo su come gareggiare in maratona, come comportarsi in merito.

Retroilluminazione. Non è esattamente la stagione per testare questa funzionalità, ma per fortuna è stata mantenuta la retroilluminazione attraverso il movimento del braccio, grazie all’accelerometro dell’orologio. Nulla di nuovo, alzando il braccio il fenix 5 si illuminerà automaticamente, e si spegnerà contestualmente all’abbassamento del braccio stesso. Servirà sicuramente durante la preparazione di una maratona autunnale. Assicuratevi però che non sia ancora sorto il sole o calato il tramonto: c’è un’opzione che limita questa funzione.
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DURANTE LA CORSA

Dopo essere partiti di corsa, il fenix 5 mostrerà le informazioni precedentemente configurate, al primo utilizzo si vedranno distanza e passo di corsa. Dal 2013 Garmin visualizza un passo istantaneo arrotondato ai cinque secondi, e la valutazione sarà effettuata sulla media mobile degli ultimi trenta secondi. Con Garmin IQ è comunque possibile scegliere metriche supplementari che visualizzano dati più “puntuali”, o con una media a tre, cinque, dieci oppure sessanta secondi. Stessa cosa vale per la potenza, da qualche settimana è attiva la scelta di Stryd Power IQ, con cui poter vedere non solo la potenza istantanea ma anche quella media, che si potrà visualizzare anche come tempo intermedio. Le opzioni di visualizzazione non sono cambiate: per esempio, è sempre possibile il cambio automatico di schermata, la pausa automatica, scendendo sotto una velocità predeterminata. È possibile avere anche un avviso quando ci avviciniamo a un determinato punto d’interesse, oltre all’attivazione dei Segmenti Strava, di cui parleremo dopo. Sono sempre attive le funzioni per chi sta correndo in montagna, per esempio “Auto Climb”, ossia la possibilità di configurare una serie di schermate diverse.

Garmin fenix 5Ripetute. L’interfaccia grafica della funzione Ripetute, chiamata Workout in inglese, è stata migliorata rispetto al fenix 3. Il numero della ripetuta non è più un quadratino nero, ma una zona inferiore. Nella parte superiore sarà visualizzato in grande il passo medio, al centro verranno visualizzati la distanza e il tempo mancante o trascorso, a seconda della tipologia. Ci sarà inoltre nella parte superiore un piccolo cruscotto con l’indicazione se ci stiamo avvicinando oppure no al tempo previsto. Una piccola freccia a sinistra indicherà che stiamo andando piano, una a destra troppo forte. Se la freccia sarà spaccata sull’ora, significa che abbiamo svolto un allenamento perfetto. Sul fenix 5 tutti gli avvisi sono ben udibili, anche il motore della vibrazione funziona relativamente bene: provare per credere.

Garmin fenix 5Live Segment Strava. Il fenix 5 supporta la funzionalità dei Segmenti Strava, attivata con il lancio del 735, ma non aggiunta al fenix 3. È una funzione eccezionale per alcuni, perché permette di vedere in diretta l’attraversamento di un segmento, non appena si raggiunge il punto iniziale del percorso. Visualizzabile solamente per gli utenti Strava Premium, per aggiungerla all’orologio è necessario indicare sul sito quali percorsi si vogliono trasferire. Basta semplicemente selezionare l’icona a forma di stella su Strava e poi trasferirli con Garmin Connect sul fenix 5. La parte più divertente si verifica durante la corsa perché l’orologio calcolerà l’approssimarsi della partenza del segmento e vi informerà, una volta attraversata la linea virtuale, delle caratteristiche del percorso. Riceverete inoltre l’aggiornamento della vostra performance in tempo reale, della distanza rimanente e del raggiungimento dell’obiettivo una volta completato il segmento. L’impressione è che questa funzione entri in conflitto con il round trip, ma magari siamo influenzati dall’aver utilizzato un firmware beta.
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CORRERE SUL TAPIS ROULANT

Garmin fenix 5Garmin fenix 5Garmin fenix 5Come già descritto nel precedente articolo sul fenix 3, esiste un vero paradosso: il fenix 5 pur essendo stato sviluppato dalla divisione Garmin Outdoor per correre all’aperto, funziona benissimo sul tapis roulant. Rispetto al fratello minore, la precisione dell’accelerometro è addirittura migliorata e la calibrazione si effettua molto più rapidamente. Ma soprattutto, con le nuove tecnologie, risulta uno strumento davvero preciso, se utilizzato in combinazione con Stryd. L’abbiamo provato alcune volte e ne siamo rimasti sorpresi. Per darvi un’idea, i nostri test parlano di un errore inferiore ai dieci metri su dieci chilometri, siamo lontani dal six sigma, ma rispetto al passato possiamo dire che questi miglioramenti sono di buon auspicio per un’accuratezza migliore. Un’altra interessante novità è la possibilità di utilizzare una fascia Polar H7, che è la sola che permette di visualizzare sul display del tappeto il vostro battito cardiaco, a trasmissione Gymlink a 5 kHz. Si poteva fare anche prima ovviamente, ma poi i dati risultanti dal tapis non venivano trasferiti a Garmin Connect, a meno di utilizzare il sensore ottico, una scelta controintuitiva per chi sta comunque indossando la fascia cardio. Non parleremo della modalità di calibrazione del footpod, avendolo fatto nei precedenti articoli. Si noti comunque che la “corsa sul tapis roulant” non aggiorna la stima del VO2max del Garmin, solamente l’attività all’aperto vi consentirà di farlo. Stessa cosa vale anche per il “trail running”. Funziona chiaramente anche la nuovissima fascia Polar H10, che si contraddistingue per il miglior confort e per un nuovo algoritmo di ricezione.
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HRV GARMIN NEL FENIX 5

Novità davvero interessanti rispetto al passato, in quest’ambito il Garmin fenix 5 è davvero migliorato, grazie al nuovo software sia dell’HRV Stress sia della performance condition.

HRV Stress. Una novità apparentemente solo semantica è l’HRV Stress, l’indice che misura la variabilità del battito cardiaco a riposo. Ne abbiamo parlato dettagliatamente nell’articolo sulla variabilità cardiaca. Concetto introdotto nel 2015 con il nome “Stress Score”, è stato ribattezzato nel fenix 5 come HRV Stress. È il risultato di un test di tre minuti, che valuta la variabilità della frequenza cardiaca per stabilire il vostro livello di stress generale, con l’obiettivo di fornire un’indicazione quantitativa per permettere di decidere se correre intensamente oppure no. Per ottenere un risultato è necessario indossare una fascia cardio, e l’intervallo di valutazione varia tra 1 e 100, in cui 1 indica un livello di stress molto basso e 100 indica un livello di stress molto alto. Nella nuova versione finalmente i dati vengono sincronizzati su Garmin Connect e quindi ora è una valida alternativa alle App più celebrate e utilizzate.

Garmin fenix 5Garmin fenix 5Performance Condition. Anche la funzione della Performance Condition è migliorata. Rappresenta di fatto la misurazione della frequenza cardiaca contestualizzata, ovvero rapportata al passo medio in cui si sta correndo rispetto ai giorni precedenti. Si attiva tipicamente dopo circa sei minuti dall’inizio della seduta. Anche con il fenix 3 veniva visualizzata, ma ora si salva su Garmin Connect e può essere analizzata post allenamento. La Performance Condition misura la vostra capacità di recupero degli allenamenti precedenti. L’algoritmo si è evoluto nel tempo e la valutazione si è trasformata in quantitativa: l’intervallo di valutazione è raddoppiato, ora varia tra -20 e +20, dove un numero positivo e più alto indica una migliore capacità di recupero. Rispetto al passato ci è sembrato sia più semplice ottenere un punteggio estremo, mentre il fenix 3 raramente superava il valore assoluto di 5, soprattutto per allenamenti giornalieri. Ma probabilmente è solo un riflesso psicologico del raddoppio dei dati. Dai nostri test, la valutazione della Performance Condition è correlata con quella dell’HRV a riposo ed è un’arma supplementare di valutazione del vostro recupero. In una versione successiva a questa recensione, metteremo un confronto completo, per ora sembrerebbe che le due grandezze siano davvero correlate.
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APPENA DOPO LA CORSA

Come diceva un tecnico cinese affermato, l’allenamento si conclude solamente quando abbiamo finito tutte le energie. Ma per il fenix 5 il completamento dell’allenamento avviene premendo il pulsante “Start/Stop”. Tale azione attiverà una schermata indicante in piccolo il tempo trascorso dall’inizio dell’allenamento e i chilometri percorsi, oltre a una selezione di opzioni: per riprendere l’allenamento, salvarlo, cancellarlo dall’orologio, oppure attivare una funzione di navigazione (TracBack) per tornare alla partenza. Non cambiano nemmeno le opzioni per “congelare” l’allenamento e riprenderlo in un momento successivo, cosa comunque abbastanza inutile in una seduta.

Al salvataggio, il fenix 5 mostrerà la serie di schermate con le principali metriche dell’allenamento. Sono i soliti dati: distanza, durata allenamento, media al chilometro, calorie, oltre agli eventuali record della corsa, l’eventuale variazione della stima del vostro VO2max e il calcolo del tempo di recupero. Premendo il pulsante, ci sarà sempre la possibilità di scoprire nuove schermate e ulteriori dettagli. Il mio ritardo cronico mi obbligherà a scorrere velocemente queste schermate, ma è sempre possibile ritornare sui propri passi cercando nella sezione Storico dell’orologio i dati precedentemente salvati.
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DINAMICHE DI CORSA DEL FENIX 5

Garmin fenix 5Oramai gli orologi premium di Garmin consentono di visualizzare le dinamiche di corsa Garmin senza grossi problemi dal 2013. Ma nel 2017 ci sono state diverse novità, in primo luogo il lancio del nuovo footpod Garmin RD, inoltre l’aggiornamento degli standard delle dinamiche di corsa, che ora sono teoricamente visualizzabili anche con strumenti diversi da Garmin.

Dinamiche di corsa standard. Il fenix 5 visualizza le dinamiche di corsa grazie all’accelerometro della fascia cardio HRM-Run. Se indossata, automaticamente troverete due schermate supplementari, una con la cadenza, il tempo di contatto al suolo e l’oscillazione verticale, la seconda con la lunghezza del passo e le altre dinamiche di seconda generazione. Nulla è cambiato rispetto al passato: stesse schermate, stesse funzioni. I numeri sembrano compatibili con quelle del fenix 3, anche perché l’estrazione dati avviene dalla fascia, quindi dallo stesso hardware.

Garmin fenix 5Running Dynamics Pod Garmin. Le novità sulle dinamiche arrivano però da un altro annuncio. Ad aprile è stato lanciato il nuovo footpod Garmin che ha l’obiettivo di misurare le dinamiche di corsa. Ma come funziona? Innanzitutto abbiamo definito erroneamente il prodotto, non stiamo parlando di un foodpod, ma di un accelerometro giallo che si posiziona sul bacino e misura le stesse dinamiche della fascia, ma senza la fascia cardio. Ma non siate molto preoccupati o esaltati, lo strumento fornirà solo ed esclusivamente le stesse dinamiche di corsa già disponibili precedentemente. Non escludiamo che nel futuro si possano ottenere ulteriori metriche come la Stiffness, ma per ora l’unica ragione di passare al RD Pod è che vogliate abbandonare la fascia cardio.

Altre Dinamiche di corsa. Aprile 2017 è stato il mese degli annunci Garmin, perché da pochi giorni è stato codificato il nuovo standard delle dinamiche di corsa. Finora era un sistema chiuso. Ora Garmin fenix 5, ma anche gli altri orologi premium, potranno visualizzare le dinamiche create attraverso altri strumenti, come Wahoo Tickr X, Stryd oppure Runscribe. Questi sistemi li abbiamo recensiti tutti nel passato, la vera domanda sarà come collegarli e quanto le metriche visualizzabili saranno compatibili tra di loro. Di certo, per ora la mancanza di standard ha impedito che questi sistemi innovativi venissero adottati. Cambierà qualcosa nei prossimi mesi? Sicuramente sì, Wahoo ha già annunciato che adotterà il nuovo standard.
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VO2MAX GARMIN E SOGLIA ANAEROBICA

Garmin fenix 5 ha leggermente migliorato gli algoritmi di calcolo della VO2max e della soglia anaerobica, sfruttando anche le capacità hardware dell’orologio.

Soglia anaerobica. Da fine 2015, Garmin ha introdotto sugli orologi premium il calcolo della soglia anaerobica, per misurare la capacità di sostenere uno sforzo prolungato. Tale funzione, come peraltro l’HRV score, richiede l’utilizzo di una fascia cardio per poter essere calcolata. Garmin consiglia di effettuare un test di venti minuti durante il quale si suggerisce di correre in maniera intensa, per una velocità che si potrebbe tenere per un’ora. È sostanzialmente una corsa media, descritta nell’articolo allegato dal socio Gianmarco. Il fenix 5 è in grado di determinare la soglia anche in maniera automatica, semplicemente correndo un medio. Se svolgete correttamente la seduta, alla fine della stessa, corsa in Zona 4, l’orologio mostrerà la vostra frequenza cardiaca di soglia oltre al passo medio. Nella mia esperienza personale, la valutazione della soglia è relativamente sottostimata rispetto alle mie capacità anaerobiche. Ad ogni modo, non è una funzione che controllo con costanza, perché preferisco l’allenamento con la potenza di Stryd.

Garmin fenix 5VO2max. Se il calcolo della soglia anaerobica viene effettuato ogni una/due settimane, la funzione del VO2max è aggiornata quotidianamente. Ci sono due novità rispetto a quanto visto precedentemente. In primo luogo, finora ci volevano circa quindici giorni per arrivare a una stima relativamente precisa. Con il fenix 5, la stima si aggiorna più rapidamente, se pianificate una seduta intensa già alla seconda uscita avrete un’idea del valore stimato di questo importante indice di corsa. Ci vorranno comunque le consuete due settimane per ottenere un dato più accurato. In secondo luogo, contrariamente al passato, non è più richiesta la fascia HRM Run per ottenere un dato attendibile. Si potrebbe aprire un lungo dibattito sulla questione, rimandiamo alla sezione dell’accuratezza del sensore per i dettagli. Noi suggeriamo di continuare ad usare la fascia, questo vi consentirà una stima più corretta, anche perché la variazione di due o tre battiti rispetto alla frequenza reale, sballerà la stima del VO2max. Alla conclusione dell’allenamento potrete visualizzare questo dato e schiacciando sul tasto start vi apparirà anche la previsione del possibile risultato in gara, su distanze dai 5 km alla maratona. Se è vero che a molti sembra una previsione ottimistica, occorre comunque ricordare che nella valutazione di un risultato in gara serve anche stabilire l’economia di corsa. Ne parleremo a maggio 2017 in un articolo dedicato.

Tasti fisici e rapidi. Anche il menù dei tasti rapidi è migliorato. Con il fenix 3 le opzioni erano limitate a due tasti di scelta rapida, start e back, che se premuti per un secondo consentono di accedere a una funzione, precedentemente configurata. Ora le scelte sono sette, si aggiunge il tasto down oltre alla combinazione di tasti premuti contemporaneamente. Tra l’altro contrariamente al passato, non serve nemmeno più attivare il trasferimento wi-fI perché con il nuovo software esiste un’opzione per trasferirlo automaticamente. Le scelte rispetto al passato sono anch’esse aumentate. A parte l’attivazione/disattivazione del telefono e del wi-fi, sono state confermate le opzioni del cronometro, al conto alla rovescia (timer), la segnalazione di due posizioni in coordinate GPS o la registrazione di una determinata posizione e l’indicazione in metri dello scostamento da essa. Ma sono state aggiunte retroilluminazione, metronomo, la possibilità di fare uno screenshot, oltre alla possibilità molto interessante di cambiare al volo sport. È stato infine attivato un menù di comandi rapidi per ulteriori scelte rapide, oltre a un report di sincronizzazione.
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UTILIZZO QUOTIDIANO DEL FENIX 5

Il fenix 5 non è pensato soltanto per essere utilizzato durante gli allenamenti, ma può essere indossato quotidianamente. Nei nostri test abbiamo apprezzato lievi ma impercettibili miglioramenti.

Garmin fenix 5Garmin fenix 5Durata batteria. Il nuovo fenix 5 ha ulteriormente migliorato la durata della batteria, rispetto al fenix 3, almeno dal punto di vista delle specifiche tecniche. Come scritto nell’introduzione, si stima che la durata della batteria possa arrivare a 24 ore con registrazione al secondo, a 14 ore per il fenix 5S e 20 ore per il fenix 5X. La mia impressione è che questi numeri siano sovrastimati significativamente. Troppo presto per dirlo, ma la sensazione, corroborata da vari test, è che i numeri siano simili a quelli del fenix 3. Certamente la durata della batteria è influenzata fortemente dall’attivazione delle notifiche Bluetooth Smart, che comprimeranno la durata del fenix 5 a circa una decina d’ore. Per risparmiare batteria è ancora possibile attivare la funzione UltraTrac, in cui l’aggiornamento dati avviene soltanto ogni 45 secondi, tempo assolutamente adeguato durante una corsa trail. Non ho avuto il tempo di correre 75 ore, ma questo è il tempo indicato nelle specifiche marketing Garmin. Per aumentare la durata della batteria, i forum sono concordi di escludere il Glonass, correre solo con GPS e selezionare la registrazione Smart e non ogni secondo, per evitare le letture e scritture continue sull’hard disk dell’orologio. Per molti podisti amatori incluso il sottoscritto è soltanto un dibattito filosofico, visto che non corriamo più di due-tre ore di seguito. Se siete in questa condizione, non preoccupatevi, la batteria del fenix 5 durerà sicuramente più di dieci ore, quindi dovrete caricarlo tutti i week-end solamente.

Durante il giorno. Non solo nell’allenamento, ma anche durante il giorno si ottengono informazioni più o meno interessanti, ne abbiamo parlato in dettaglio nella guida sugli Activity Tracker. Il fenix 5 misura dati di per sé abbastanza inutili per il podista amatore, ma più rilevanti per chi si tiene attivo senza fare sport quotidianamente: distanza giornaliera percorsa, includendo le camminate per andare in ufficio, ore dormite, passi percorsi, calorie consumate. Valgono sempre le considerazioni descritte sinteticamente per il fenix 3. Il nostro nuovo orologio dispone di una barra rossa di movimento che misura la nostra inerzia e include un messaggio per suggerire di muoverci dopo sessanta minuti di inattività. Anche l’opzione della misurazione delle ore di sonno è stata aggiornata: l’orario dell’inizio del sonno è determinato dalla mancanza di movimento del polso e il dato viene sincronizzato su Garmin Connect. Non abbiamo notato grossi miglioramenti, ma le funzioni di activity tracker sono complete e funzionano bene.

Garmin Connect Mobile. Il fenix 5 può trasferire i dati via web tramite smartphone. Con l’applicazione Garmin Connect Mobile via Bluetooth il trasferimento è relativamente rapido ma dipende dalla dimensione del file da trasferire. Rispetto a pochi mesi fa sono state aggiunte nuove funzioni, le descriveremo in dettaglio in un articolo separato. Quello che ci ha colpito è la sezione “consigli”, insight, all’interno della quale troveremo i confronti con tutti gli atleti che utilizzano il sistema. Molto utile anche il sistema di reporting che consente di visualizzare tutte le principali metriche di rilevazione. Infine, davvero comoda l’opzione del trasferimento degli allenamenti dallo smartphone all’orologio.

Notifiche Smartwatch. Il fenix 5 può ricevere dallo smartphone le notifiche e i messaggi WhatsApp, Facebook e più in generale qualsiasi messaggio che è visualizzato sul telefono. Con la nuova versione e il display più grande e luminoso, le notifiche sono maggiormente visualizzabili e Garmin ha pure attivato gli emoticon. Chiaramente sono tutte funzioni utili in momenti di relax, non durante un allenamento. Anche con il fenix 5 esiste la possibilità di essere notificati delle eventuali telefonate.

Aggiornamento firmware e hard reset. Come hanno scritto molti lettori del blog, una parte del divertimento del fenix 3 era quello di svegliarsi alla mattina e trovare una nuova versione aggiornata del firmware. Sta succedendo la stessa cosa per il fenix 5? Se il buongiorno si vede dal mattino, la risposta è sicuramente positiva, perché in pochissimi giorni dal lancio ufficiale sono già state attivate parecchie beta. Al momento della recensione siamo già alla versione 2.91, ma sicuramente il lettore troverà ulteriori miglioramenti ogni settimana. Ma sono davvero utili questi sviluppi? Sicuramente nel lungo termine sì, il rischio nel breve termine è quello però di consumare la batteria dell’orologio. È sempre possibile ritornare sui propri passi perché alla release beta è associata la relativa versione stabile, e in pochi secondi si torna indietro. Può succedere ogni tanto che il sistema si blocchi, per un soft reset del fenix 5 basterà tenere premuto per circa quindici secondi il pulsante dell’illuminazione. Per quanto riguarda l’hard reset, la procedura è semplicissima: dopo aver spento il fenix, basterà tenere premuto “Back/Lap” e “Illuminazione” fino a visualizzare il logo Garmin, quindi rilasciare il pulsante “Illuminazione”. A quel punto ci sarà la domanda di cancellazione dei dati utente a cui si risponderà di sì.

Fenix 5 in italiano. Utilizzo per scelta la versione in inglese del firmware, ma confermo che le traduzioni sono state migliorate e aggiornate, non ho trovato nessun errore, né imprecisioni. Proprio perché il fenix 5 è un’evoluzione del modello precedente abbiamo verificato che il dato in italiano è sostanzialmente corretto. A volte si è preferito lasciare la descrizione in inglese, per esempio “training load”, oppure “around me”, probabilmente sarebbe stato meglio tradurre tutte le funzioni. Si noti comunque che spesso con un nuovo firmware solitamente viene aggiornata anche la traduzione.
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TRAINING STATUS DEL FENIX 5

Il fenix 5 ha visto il rilascio di una delle due funzioni più interessanti per chi si allena intensamente ed è alla ricerca del modo migliore di ottimizzare il carico di lavoro.

Garmin fenix 5Training Status. Grazie alla funzione Training Status è ora possibile monitorare e valutare i carichi di allenamento settimanali. Finora a disposizione del podista c’era la stima del tempo di recupero, ma non esisteva veramente uno strumento che fornisse un’indicazione sintetica del carico dell’allenamento. Sfruttando algoritmi proprietari Firstbeat, grazie al calcolo dei valori dell’EPOC, che valutano l’eccesso di consumo di ossigeno alla conclusione dell’allenamento, si potrà ottenere una stima dell’adattamento. In un intervallo temporale di sette giorni, il fenix 5 vi fornirà una valutazione completa di carico e recupero post allenamento. Stiamo parlando di algoritmi di stima, basati sulla frequenza cardiaca e sulla sua variabilità, che sono usate come indicatore per il consumo di ossigeno. Per avere un dato rigoroso servirebbero esami di laboratorio, ma secondo i documenti marketing i dati sono abbastanza precisi. Nel mio caso, non ho avuto grosse indicazioni negative dopo la maratona di Milano e quindi l’oracolo Garmin ha dato parere positivo per correre quella di Parigi a soli sette giorni di distanza (don’t try this at home!). Finora il calcolo richiedeva complessi file con calcoli alla portata di pochi, ora invece Garmin fornisce un’indicazione immediata. Se troverete un carico ottimale, significa che siete nella migliore condizione possibile per spingere a fondo negli allenamenti. Il training status vi indicherà quando occorre una fase di scarico, di recupero oppure di mantenimento. Non va dimenticato che alcuni siti web, come TrainingPeaks, oppure App come HRV4training e infine plug-in Chrome come Stravistix offrono strumenti simili, ma certamente poter capire il proprio carico immediatamente post allenamento è una funzione unica e sicuramente innovativa.
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NAVIGAZIONE DEL FENIX 5X

Merita una particolare attenzione la sezione della navigazione, che è senza dubbio migliorata rispetto al modello precedente. Se precedentemente la competizione era agguerrita con altri concorrenti, ora il fenix 5 supera sensibilmente la concorrenza per le infinite possibilità a disposizione. Vediamo le funzioni a disposizione, indicheremo tra parentesi se si attivano solamente sul 5X oppure su tutti i modelli.

Garmin fenix 5Garmin fenix 5Navigazione Standard. Le funzioni standard di navigazione sono leggermente migliorate: è ancora possibile tornare facilmente a un punto di partenza, seguendo oppure no il percorso originario da cui si è passati. Una volta scelta l’opzione adeguata si attiverà una schermata aggiuntiva con tempo, distanza e stima oraria per raggiungere la destinazione. Come nel passato sarà possibile seguire un percorso predefinito, dopo averlo scaricato sul fenix. L’orologio mostrerà dove andare e indicherà con segnali acustici e vibrazioni quando si uscirà dal percorso definito.

Garmin fenix 5Round Trip (5X solamente). Una delle principali innovazioni del fenix 5, che però è stata implementata solamente sul modello di punta, si chiama Round Trip Routing. Nomen est omen dicevano i latini. Se fossi stato all’ufficio marketing di Garmin l’avrei chiamato “Suggerimento percorso”. Ad ogni modo qualunque sia il nome giusto, riteniamo che questa sia la vera innovazione del nuovo modello GPS Garmin. Immaginate il seguente scenario: siete in vacanza, fuori casa per lavoro o semplicemente avete deciso di accompagnare la famiglia in una gita fuori porta. Dove andare a correre? Che percorso scegliere? Quanto tempo dedicare per farlo? Finora c’erano delle soluzioni abbastanza artigianali, tra l’altro descritte nell’articolo sull’arte di allenarsi in viaggio. Ora invece Garmin fenix 5X lo farà per voi. I più attenti lettori, soprattutto quelli provenienti dal ciclismo o dal triathlon sapranno che in realtà la serie Garmin Edge con cartografie precaricate aveva già attivata tale funzione. Come utilizzare il suggerimento percorso? Basta digitare una distanza e il fenix, dopo circa due-tre minuti di ragionamenti, calcoli e algoritmi vari, vi proporrà tre percorsi ad anello personalizzabili per la vostra uscita. Otterrete anche l’eventuale dislivello e una sintesi dei percorsi, chiaramente su uno schermo relativamente piccolo, almeno rispetto ai Garmin Edge. Diversi lettori mi hanno contattato per chiedermi come seguire il percorso. Ho trovato intuitivo seguire le indicazioni, il mio cervello mentre corre ha mille pensieri, ma la regola mentale è semplice: “Segui la direzione della freccia del fenix 5 e memorizza la prossima via indicata sullo schermo”. Appena arrivato a un cambio direzione, si presenterà la mappa, che suggerirà dove svoltare. In tal modo si torna facilmente alla partenza, garantito da persona distratta! Una volta capita la navigazione Round Trip, come faccio ad assicurarmi che l’uscita sia sicura? Garmin promette che tutti i percorsi siano in ottemperanza delle norme del Codice della Strada. Siccome di solito corro in posti variegati, posso confermare che la promessa di marketing è mantenuta: molto spesso i percorsi suggeriti da Garmin fenix 5 sono ciclabili e pedonali. Il sistema mostra l’eventuale passaggio in tratti contromano, con indicazioni chiare e intuitive. Il Round Trip offre la possibilità di scegliere in che direzione andare (Nord, Sud, Ovest, Est), utile nel caso vorreste esplorare nuove zone. Una volta scelto il percorso, il fenix chiederà quale attività utilizzare, non soltanto corsa e trail running, ma anche tutte le altre disponibili. Abbiamo notato che al passaggio di un Live Segment di Strava, la funzione di Round Trip si bloccasse. Ci è successo diverse volte, ma con un reset dell’orologio abbiamo risolto.

Mappe precaricate (5X). Non è stata soltanto attivata la funzione Round Trip, ma è stato sviluppato anche un sistema di mappe precaricate, che sono visualizzabili sul nuovo schermo del fenix 5X. Garmin ha precaricato le mappe Topo Active, che negli anni scorsi sono state sviluppate per l’escursione in montagna. Curve di livello, punti quotati, strade percorribili, sentieri, fiumi, laghi e punti geografici sono tutte informazioni disponibili che consentono una migliore gestione del percorso. Interessante la proposta Garmin perché propone l’aggiornamento di queste mappe gratuitamente: davvero una decisione per incentivare l’acquisto del fenix 5X, considerando che ognuna costerebbe circa un centinaio di euro.

Around Me. Garmin ha attivato anche la funzione Around me: “nei paraggi”. Non pensavo fosse utile più di tanto, ma mi è servita post Maratona di Parigi per raggiungere la stazione della metropolitana più vicina. Chiaramente si possono seguire le indicazioni fornite dal fenix 5 e raggiungere i punti di interesse oppure i waypoint nelle vicinanze.
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FENIX 5 E BUG DEL BAROMETRO ALTIMETRICO

Nel fenix 5 così come nel fenix 3 la misurazione della quota avviene tramite altimetro e barometro interni. L’orologio, attraverso l’altimetro, misura la quota approssimativa basandosi sui cambiamenti di pressione. D’altro canto il barometro calcola i dati di pressione ambientale attraverso la quota a cui l’altimetro è stato calibrato. In linea di principio la stima è molto più efficace di quella basata esclusivamente sul GPS.

Fenix 3 e bug del barometro. Ma per molti clienti del fenix 3 HR, al momento dell’acquisto una grossa sorpresa: nonostante una calibrazione manuale oppure anche quella automatica, le schermate di visualizzazione dei dati barometrici e altimetrici erano senza ombra di dubbio sbagliati. Dopo parecchi mesi non è stato possibile chiarire se fosse un problema software o hardware di una particolare lotto di fenix 3 HR, ma per fortuna non si è verificato su tutti gli orologi. Inoltre Garmin ha introdotto a fine novembre 2016 un nuovo firmware che ha consentito di migliorare la situazione sulla maggior parte dei fenix 3 HR. Infine, uno dei possibili problemi è legato al fatto che il dispositivo non sia perfettamente pulito nella parte legata al barometro.

Garmin fenix 5Fenix 5 e barometro. Il fenix 5 non ha mostrato questi problemi, nei nostri viaggi, anche in aereo abbiamo riscontrato rilevazioni perfette. Non abbiamo inoltre letto sui forum problemi simili, che invece erano relativamente frequenti sul modello precedente. Certamente però può succedere che l’altimetro ogni tanto fornisca dati errati e sia necessario effettuare una calibrazione, ma non sembra un problema sostanziale.
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FENIX 5 HR E ACCURATEZZA CARDIOFREQUENZIMETRO

Garmin fenix 5Poco prima della fine del 2016, avevamo descritto le caratteristiche e dell’accuratezza del sensore ottico cardio. La domanda che mi pongono tutti: è accurato? Dipende. Sicuramente sulle corse lente si, sugli allenamenti più intensi, di meno. E quello del fenix 5? Come indicato nell’introduzione, il sensore ottico del fenix 5 è stato aggiornato, sia dal punto di vista hardware sia software. In tal caso, distinguiamo tra tre scenari.

Il monitoraggio giornaliero. Il sensore ottico del fenix 5 ora monitora costantemente il battito cardiaco, attività che il fenix 3 non compiva. Con il fenix 5 il sensore ottico è stato pensato per stimare il vostro battito cardiaco ogni secondo, o al massimo ogni due secondi. La misurazione è assolutamente accurata, abbiamo confrontato i dati con quelli di una fascia Polar H7. Non ci sono errori di nessun tipo, assumendo che l’orologio sia stato indossato correttamente.

L’allenamento lento. Anche sugli allenamenti lenti abbiamo trovato una buona stima del battito cardiaco. Sempre confrontando con una fascia Polar, ma anche con altri due sensori Garmin e Tom Tom, abbiamo ottenuto valutazioni equivalenti. Tutto è possibile, ma è davvero molto improbabile che l’orologio non sia in grado di valutare correttamente il vostro battito. Per le limitazioni suggerirei di consultare l’articolo allegato sopra.

In Gara. Pensiamo che il valore aggiunto di utilizzare il sensore cardio sia quello di utilizzarlo in gara: meno peso si porta, meglio si corre. Abbiamo fatto un doppio test nelle due maratone corse in aprile, correndo a Milano con Polar H7 e a Parigi soltanto con il cardiofrequenzimetro da polso. Prima di vedere come si è comportato, per avere una buona precisione, bisogna assicurarsi di stringere il fenix 5 correttamente al polso, né troppo stretto, né troppo largo. Il sensore in effetti misura l’espansione dei capillari a ogni battito cardiaco, stringerlo troppo non consente una corretta misurazione. D’altro canto, il rischio è che la lettura non sia ottimale in caso di mancanza di contatto. Ottenere la giusta tensione è difficile, soprattutto in una gara lunga come la maratona. Come già spiegato nell’articolo dedicato, è possibile che l’algoritmo di calcolo confonda la cadenza con la frequenza.
Alla Maratona di Parigi abbiamo osservato come la teoria sia davvero confermata: anche correndo intensamente, a 3’30” al km, il fenix 5 misurava perfettamente la frequenza cardiaca sul polso. A un certo punto però è mancato il contatto al polso e la misurazione si è rivelata inutile. Un’altra possibile spiegazione alla misurazione inconsistente è l’incremento della temperatura nella seconda parte della gara.

La vostra esperienza potrebbe essere diversa, anche perché la misurazione dipende fortemente dal vostro DNA, dal colore della pelle, dall’irsutismo e dalla posizione, oltre che ovviamente dalla dimensione del vostro polso. La fascia cardio resta ancora l’opzione preferita di chi vuole misurare correttamente il battito cardiaco, ma certamente anche su questo punto il fenix 5 ha dimostrato di essere il miglior cardiofrequenzimetro da polso attualmente sul mercato.
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fenix 5 HR E ACCURATEZZA GPS

Garmin fenix 5Alzi la mano il podista che non abbia contestato in gara la distanza complessiva, oppure la media, visualizzata dal GPS? Il problema è che soltanto pochi esperti possono in realtà valutare in maniera analitica l’accuratezza del GPS. Chi lo fa confrontando due GPS probabilmente compie un errore metodologico: chi assicura che il secondo GPS sia più preciso del primo? Nel seguito alcune osservazioni derivanti dalle nostre analisi statistiche. Esistono blog specializzati nella valutazione dell’accuratezza GPS, se la vostra conoscenza d’inglese e di statistica è buona, suggeriamo di consultare il sito del blogger Fellrnr.

Sensazioni di fondo. I pochissimi amici che conoscevano la pubblicazione della recensione mi hanno tutti posto la seguente domanda: “Sii sincero: ma il fenix 5 è davvero accurato?”. Come al solito la risposta è… dipende. Se state leggendo la recensione in aprile 2017, sicuramente la risposta è negativa: fenix 5 non è più accurato di un prodotto entry level. Anche se la distanza complessiva è fondamentalmente corretta, quello che non ci è piaciuto è la valutazione del passo sui dieci secondi, per noi sottovalutato. Nelle due maratone ci è capitato di leggere molte volte che correvamo a 5′ al chilometro, alquanto improbabile. Non avevamo notato questi problemi sul fenix 3, ma in tal caso avevamo testato l’orologio diversi mesi dopo il lancio ufficiale. Basandoci sulla storia Garmin, siamo sicuri che l’algoritmo di valutazione del ritmo sarà corretto nei prossimi mesi. È un déjà vu, quindi non lo valuterei come criterio di decisione. D’altro canto, pensandoci bene la distanza complessiva non è risultata molto differente da orologi con software più consolidato.

Analisi statistica. Dal punto di vista statistico, abbiamo svolto due analisi: senza tediare il lettore non interessato ai dettagli, possiamo dire che su una corsa in campagna la rilevazione era sicuramente accurata e precisa, in città abbiamo notato maggiori difficoltà su ponti e dove c’erano palazzi molto alti. Tutto sommato pensiamo che la valutazione della distanza sia relativamente precisa, così come il passo medio, mentre sicuramente meno precisa è la valutazione del passo istantaneo. Se siete interessati al dettaglio, consigliamo di aggiungere un commento sotto.
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FENIX 5 VS FENIX 3, PERCHÈ COMPRARE IL NUOVO?

Secondo noi il fenix 5 è indirizzato almeno a tre gruppi di persone, ce ne saranno senz’altro altri, ma è chiaro che la pletora di modelli GPS spinge alcune categorie di clienti verso modelli meno completi. Non dimentichiamoci inoltre che il fenix 3 non è stato ritirato dal mercato e dal nostro punto di vista resta l’orologio dal miglior rapporto qualità prezzo.

A chi vuole il meglio. Su nessun altro strumento tecnologico per atleti ci sono così tante funzioni a disposizione. Anche l’atleta più esigente e l’ingegnere più fanatico troveranno pane per i loro denti. La funzione del carico dell’allenamento è migliorata a tal punto che non servono altri strumenti per capire se e come allenarsi, in un cruscotto informativo chiaro e preciso ci sono tutti i dati per decidere come comportarsi.

A chi cerca uno strumento avanzato di navigazione. Anche gli strumenti di navigazione hanno fatto un salto da gigante, parliamo certamente di evoluzione e non di rivoluzione. Ma la funzione Round Trip aggiunge a uno strumento molto efficace ulteriori possibilità di navigazione che non esistono su nessun altro orologio da corsa.

Al pubblico femminile che cerca l’innovazione. Finalmente è stato pensato un orologio dalle dimensioni più ridotte, comparabile all’Apple Watch. Non abbiamo avuto modo di usare il fenix 5S, ma stiamo pensando di utilizzarlo per le gare, vista la dimensione ridotta e al tempo stesso la grande versatilità. Al sottoscritto dal polso molto piccolo il fenix 5X sembra davvero enorme, mentre il 5S si è dimostrato molto confortevole.
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ACCESSORI FENIX 5

Ci sono fondamentalmente tre tipologie di accessori per il fenix 5, a parte la fascia cardio HRM descritta precedentemente, vale la pena descrivere i nuovi cinturini, oltre allo schermo di protezione.

Garmin fenix 5Cinturini fenix 5. Cambiare il cinturino con il fenix 3 richiede piccola manualità, con il fenix 5 è stata introdotta la tecnologia QuickFit. È possibile sostituire il cinturino in tre secondi con una pressione sulla parte posteriore dell’orologio. Sono disponibili cinque cinturini multicolore, oltre a versioni più eleganti. Per inciso, mentre cinque anni fa il Forerunner 310XT tendeva a sganciarsi dal cinturino, per il fenix 5 il rischio è praticamente nullo, perché la leva è sotto il polso. Certo è che il prezzo del cinturino è raddoppiato. I cinturini sono da 20, 22 e 26 mm a seconda della tipologia del modello scelto.

Pellicola protettiva. Per chi decidesse di scegliere la versione fenix 5 normale, senza vetro zaffiro, varrebbe forse la pena acquistare una pellicola protettiva, che nella nostra esperienza aiuta a evitare graffi. Attenzione alla scelta della pellicola rispetto al vostro modello.
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CONCLUSIONE

Pur avendo potuto testare il fenix 5 soltanto per un mese, complessivamente per 600 km, ho avuto la “fortuna” di poterlo utilizzare in due maratone in due capitali europee: poco per poter esprimere un parere definitivo, ma non pochissimo per preparare questa recensione. Sono convinto che il fenix 5 sia il miglior prodotto finora introdotto sul mercato per gli sportivi amatori interessati alla tecnologia. Non ci sono innovazioni enormi rispetto al fenix 3, nel novanta percento dei casi le funzioni del fenix 5 sono molto simili. Ma il fatto di disporre di strumenti avanzati di navigazione, di interessanti report sul carico di allenamento, di un’interfaccia grafica più semplice e intuitiva lo rende uno strumento unico sul mercato. Grazie al fenix 5X mi diletto ancora a scoprire nuove funzioni durante le mie corse mattutine, probabilmente non lo userò nelle gare, ma resterà al mio polso nel 2017… in attesa della prossima innovazione Garmin.
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I DIVERSI MODELLI FENIX 5 DISPONIBILI SU AMAZON

Il Garmin fenix 5 è disponibile su Amazon e nei migliori negozi sportivi. Considerando il tempo speso per i test e la recensione di quest’articolo, abbiamo allegato i principali collegamenti Amazon. Se avete apprezzato la recensione, suggeriamo di utilizzare i link qui sotto per gli acquisti: avremo una piccola commissione Amazon che ci consentirà di acquistare nuovi prodotti. A voi non costa nulla, ma aiuterete il sito, che resta non profit, a testare nuovi gadget. Qui sotto troverete i principali tre modelli disponibili di fenix 5:

Garmin fenix 5S
Garmin fenix 5
Garmin fenix 5X




Garmin Forerunner 35, la recensione completa

Garmin Forerunner 35

Nuovo anno, nuove recensioni, ma sempre più complete!
A cura di “Massi” Milani

All’ottavo tentativo, Garmin ha finalmente seguito il consiglio del grande maestro della tecnologia, Steve Jobs. In effetti, secondo l’ex amministratore delegato della Apple, “bisogna lavorare duramente per raggiungere una soluzione semplice […] Ma come obiettivo la semplicità aiuta a muovere le montagne”. A inizio settembre 2016, l’azienda leader di soluzioni fitness, ha infatti prodotto una piccola perla del fitness, il Garmin Forerunner 35 (“FR35”), l’ottavo modello dell’anno e secondo noi il miglior prodotto del 2016 per il segmento “Entry”. Ma davvero il Forerunner 35 è la soluzione per il podista principiante? Come si differenzia rispetto agli altri prodotti entry? Quali sono le caratteristiche che vi consigliano di acquistarlo? Quali limitazioni abbiamo riscontrato nelle diverse settimane d’utilizzo quotidiano? E la facilità d’uso è davvero un vantaggio per noi podisti? Ma lo consigli davvero o è solo un’operazione di marketing? Cosa manca al 35 per essere scelto dal podista evoluto?

Noi di TheRunningPitt.com abbiamo avuto la fortuna di provare il Forerunner 35 per diverse settimane, ora abbiamo una visione chiara delle possibilità offerte dallo strumento, anche grazie al confronto con altri modelli. Come disclaimer, non abbiamo ricevuto e non siamo interessati a ricevere nessun compenso per questa recensione. Pur essendo soltanto podisti amatori evoluti, le nostre conoscenze analitiche ci aiutano a diffondere in maniera semplice le nuove tecnologie, uno dei principali obiettivi del sito, oltre a permettere ai podisti di tutti i livelli di correre meglio. Essendo il nostro un sito focalizzato sulla corsa, limiteremo la recensione del FR35 al podismo, con una piccola sintesi sulle funzioni non legate alla corsa. La filosofia del blog resta la stessa di sempre: no test, no party, non possiamo valutare analiticamente quello che non testiamo!

La semplicità del Garmin Forerunner 35

Garmin Forerunner 35In estrema sintesi. Non avete tempo di leggere tutto l’articolo? In meno di trecento parole e con una piccola grafica, vi sintetizziamo pregi e difetti. Chiaramente suggeriamo la lettura approfondita, soprattutto se pensate di comprarlo oppure se già lo possedete: in tal caso l’articolo sostituisce completamente il manuale. In sintesi, il Garmin Forerunner 35 rappresenta l’ultimo modello GPS di base della casa americana, ed è progettato sostanzialmente per chi intende correre in maniera frequente. Ma è pensato anche per un utilizzo quotidiano, vista l’estetica molto accattivante, la buona durata della batteria e le funzioni di activity tracking. L’accelerometro interno consente di calcolare passi, distanza e monitorare il sonno, accompagnandovi per tutta la giornata. L’orologio può essere inoltre utilizzato per le uscite in bici, se occasionali, visto che non supporta i sensori di potenza. La durata della batteria è superiore a quella di strumenti dello stesso prezzo, posizionandosi sopra le dieci ore in modalità attiva GPS (le specifiche tecniche parlano di 13 ore), quindi lo potrete utilizzare per una settimana intera senza ricaricarlo. Purtroppo non dispone di funzioni avanzate molto ricercate dal podista amatore, ma è fornito di alcune delle analisi presenti in prodotti molto più costosi (esempio il calcolo del vostro miglior tempo sulle varie distanze, o le funzioni “ripetute”) e dispone di un’eccellente strumento di vibrazione. Nel complesso, riteniamo che le molte funzioni disponibili e la presenza del lettore cardiaco da polso possano renderlo molto competitivo su un mercato sempre più esteso. Anche se il prezzo di listino è più elevato dei prodotti entry, il 35 sicuramente offre qualcosa in più degli activity tracker presenti sul mercato e di molti orologi di fascia superiore. La sua semplicità e comfort lo rendono unico e permettono d’indossarlo per 24 ore senza accorgervene.

Garmin Forerunner 35Garmin Forerunner 35Apriamo la scatola. Scatola semplice, nulla da eccepire, nessuno vorrebbe pagare qualche euro per la confezione di un prodotto “entry”, preferiremmo in effetti spendere meno per il packaging e avere qualche funzione software in più. All’interno della scatola si trova il carica-batteria che si collega via USB e consente il trasferimento dati al PC. Per l’upload via telefono, nel FR35 è disponibile il collegamento Bluetooth, ma non WiFi. “Stranamente” il cavo è diverso da quello degli ultimi sette modelli usciti nel 2016, confermiamo per l’ennesima volta che lo standard di ricarica non è stato ancora deciso. Ma almeno l’alloggiamento dell’orologio è più stabile rispetto al passato. Oltre al cavetto, la confezione contiene l’FR35 stesso, i soliti documenti legali e un piccolo manuale. Essendo uno strumento di base, in inglese si definisce come “entry”, non contiene nessuna fascia cardio… anche perché per la prima volta è stato aggiunto il lettore ottico di frequenza cardiaca!

Garmin Forerunner 35Garmin Forerunner 35Esteticamente bello. Siamo podisti a cui piace correre al freddo e nel fango, ma amiamo molto l’estetica degli orologi, ogni modello se ben progettato esprime emozioni attraverso materiali usati, colori scelti e forme adottate. L’FR35 evoca proprio la semplicità, mostrandosi molto sottile rispetto ai concorrenti di mercato: nonostante l’introduzione del lettore ottico, pesa soltanto 37 grammi, 5 in meno rispetto al 235, 49 in meno del fenix 3 e 20 in meno rispetto al 735XT. Solo l’Apple Watch 2 è più leggero, la sua versione sport è di 34 grammi. Estetica minimalista, aspetto quadrato e non tondo, risoluzione di 128×128 pixel, cinturino molto leggero e comodo, penso che lo terrò per qualche mese, prima di sperimentare la prossima uscita sul mercato. La combinazione leggerezza / confort / activity tracking lo rendono un ottimo candidato per l’utilizzo giornaliero. Inoltre la visualizzazione in bianco e nero con un contrasto rilevante lo rende visibile in tutte le occasioni. Se all’apparenza lo schermo sembra fragile, consigliamo l’acquisto di una cover per proteggerlo da eventuali graffi.

Le opzioni di configurazione del Garmin Forerunner 35

Garmin Forerunner 35Garmin Forerunner 35Prima di correre. Dopo averlo ricaricato completamente, come al solito non vedo l’ora di testarlo per capire come si comporta in corsa. È un periodo per me “off”, quindi non mi focalizzo molto sugli allenamenti, ma alla prima uscita senza aver letto il manuale, la scelta è davvero intuitiva: solo quattro pulsanti, a sinistra l’attivazione dell’illuminazione e la scelta del menu, a destra in alto la pianificazione dell’allenamento e in basso la freccia di scorrimento. Tenendo premuto quest’ultimo pulsante si attiva un menù per la musica (dettaglio più sotto). Il 35 ha un menù intuitivo che si può esplorare in pochi minuti, l’abbiamo sintetizzato in un’infografica. Anche per questo nuovo modello, dopo aver premuto il pulsante dell’omino che corre, l’attesa non è nemmeno spasmodica, cinque piccole barrette orizzontali consentono di monitorare il sistema per i pochi secondi della corretta localizzazione. Manca il sistema Glonass, ma non me ne sono accorto. Pur essendo un modello entry, la sincronizzazione dei dati con il cellulare, ma anche con il computer, ha permesso di ridurre significativamente l’attesa per chi viaggia molto spesso. Infine, se vi allenate nello stesso posto, la ricerca è istantanea (sotto i cinque secondi). Secondo alcuni, la ricerca satelliti richiede più tempo, ma nella mia esperienza non ho avuto nessun problema. Infine, il collegamento con i sensori è molto rapido e indolore: fascia e sensore contapassi sono stati trovati immediatamente. Purtroppo non si collega con il nuovo sensore Stryd per la misurazione della potenza, ma spero di risolvere il problema.

Garmin Forerunner 35Iniziamo a correre. Una volta trovati i satelliti, si possono scegliere quattro modalità per misurare il proprio allenamento. La più semplice è la “corsa libera”, si attiva premendo due volte l’omino, che visualizzerà prima il cronometro e poi mostrerà tre campi. Per pochi secondi sarà visualizzabile la legenda del dato, poi semplicemente le metriche. In alternativa, prima di avviare la seduta, si possono scegliere altre tre opzioni nella “modalità corsa”. Oltre alla corsa libera, esiste la possibilità di svolgere un’uscita corsa/camminata, impostando la durata dei due segmenti (ne abbiamo parlato diffusamente nell’articolo sulla ricerca dei Pokémon). L’FR35 vibrerà qualche secondo prima della conclusione di ogni sessione. La terza opzione è quella del “virtual pacer”, che permette di valutare l’eventuale scostamento rispetto a un ritmo predefinito. Invece, per svolgere allenamenti strutturati, definibili con la “modalità a intervalli”, è possibile indicarli sull’orologio, ma non scaricarli dal Garmin Connect (dettaglio nell’apposito paragrafo sotto). Una quinta opzione deriva da una nuova tecnologia chiamata da Garmin MoveIQ, che consente di rilevare automaticamente un’attività se vi siete dimenticati di premere il tasto d’avvio prima di correre. Già presente in altri activity tracker, funziona decisamente bene, ma è utile soltanto al podista occasionale.

Garmin Forerunner 35Configurazione schermata. Così come per le altre funzioni, anche per le schermate siamo a livello minimale: quattro schermate possibili, cinque se si attiva il “virtual pacer”, sei se includiamo anche l’ora e la data, tre campi per ogni schermata. Per facilitare la scelta al lettore abbiamo indicato tutti i campi a disposizione, non ci saremmo mai riusciti con altri orologi più complessi. Il nostro suggerimento è d’impostare le schermate con lo schema proposto in altri articoli. Quella principale avrà a disposizione i tre principali campi di passo: non dimentichiamoci che uno degli obiettivi della corsa è correre da due punti A e B in un determinato tempo, quindi visualizzare il passo medio al km, quello del chilometro corrente e quello istantaneo consente di determinare immediatamente la vostra performance. Se il vostro obiettivo è diverso, probabilmente non vi serve configurare più di tanto il GPS. Attenzione che la legenda dei dati non è visibile se non a inizio allenamento, quindi ricordatevi di stabilire una sequenza precisa, per esempio in alto il passo istantaneo, in mezzo quello del lap, e in basso quello complessivo dell’allenamento. Sulla seconda schermata lasceremo il default, magari sostituendo le calorie con la distanza e il cronometro. Di default, il sistema mostra solo due schermate, ma dopo qualche giorno d’utilizzo ci siamo accorti che attraverso un menù del Garmin Connect è possibile in effetti attivarne altre due, permettendo praticamente di visualizzare tutti i dodici campi a disposizione. Con il 35 non si avrà la possibilità di utilizzare Connect IQ, una mancanza accettabile in un modello entry. Dispiace invece che non ci sia la possibilità di alternare automaticamente le pagine dati, occorre farlo manualmente con il tasto in basso a destra.

Correre con il Garmin Forerunner 35

Garmin Forerunner 35Durante la corsa. Una volta iniziato a correre l’FR35 mostrerà le due schermate con tutti i campi precedentemente configurati, al primo utilizzo si vedranno distanza e passo di corsa. Come di consueto, anche l’FR35 utilizza un passo istantaneo arrotondato ai cinque secondi. Personalmente non sono interessato a valutazioni “istantanee”, la mia scelta è di utilizzare la media dell’ultimo chilometro, che si può attivare assumendo di aver configurato la valutazione dei tempi intermedi a ogni chilometro, opzione che tutti i podisti tipicamente aggiungono, a eccezione delle gare o in pista. Si noti che anche l’F35 gestisce i tempi intermedi manualmente, premendo il tasto in basso a sinistra “back/lap” (molti altri orologi hanno l’opzione in basso a destra, ma è solo questione d’abitudine). Per farlo, ricordatevi di attivare la funzione nel menù: una volta premuto il tasto, troverete l’indicazione dell’intervento oltre al suo numero di sequenza. Non si può purtroppo configurare il messaggio del tempo intermedio, ma si visualizzerà soltanto il tempo al km oltre il numero d’intermedio. L’F35 gestisce avvisi per la durata, distanza, calorie o per la frequenza cardiaca: al raggiungimento di una determinata condizione, per esempio ai 5 km, l’orologio vibrerà o suonerà. La Garmin ha dedicato un pulsante specifico per illuminare lo schermo dell’orologio durante le uscite prima dell’alba o dopo il tramonto. La visualizzazione dello schermo è decisamente buona, se correte di sera il consiglio comunque è di attivare la retroilluminazione in maniera costante (modalità “sempre attiva”). Bisogna soltanto ricordarsi di farlo prima d’uscire.

Garmin Forerunner 35Ripetute. Consideratelo un vero regalo della Garmin: quasi nessun orologio entry ha quest’opzione, l’unica limitazione è la vostra pazienza (nel mio caso, poca), il tempo a disposizione (nel mio caso, nullo) e soprattutto l’incapacità di pianificare allenamenti “multipli” (tipo: 3×1.000 e 3×400). Le ripetute sono state davvero migliorate grazie alle vibrazioni dell’orologio: in un’uscita intensa è proprio un piacere sentir il conto alla rovescia e vibrare il polso a pochi secondi dalla fine della ripetuta, funzione davvero ben progettata e realizzata. Ora il numero della ripetuta è visualizzato in alto a destra, con lo schermo suddiviso in due parti, in alto il tempo o la distanza mancante, in basso la distanza o il tempo trascorso. Non è possibile pianificare un ritmo previsto, ma solo indicare durata o distanza della seduta. Inoltre, non esiste la possibilità di esportare i dati del calendario e di pianificare l’allenamento dal Garmin Connect: bisogna farlo esclusivamente dall’orologio. Ma sono tutti limiti accettabili per un orologio di questo tipo.

Dopo la corsa. Non appena conclusa la corsa, per completare l’allenamento basterà premere il pulsante in alto a destra “start/stop”, che attiverà un menu a scorrimento con la durata, i km percorsi, il tempo medio a chilometro, le calorie consumate e il battito medio. Nella parte centrale della schermata troverete una selezione di opzioni: per riprendere l’allenamento, salvarlo o cancellarlo dall’orologio. Scegliendo l’opzione di salvataggio, il 35 fornirà statistiche di base dell’allenamento oltre ai “record” della corsa (esempio: miglior tempo sui 5 km, distanza più lunga ecc), mentre tutti i dati relativi al recupero, alla stima della VO2max, sono riservati agli orologi di livello superiore e non saranno visualizzati. Il calcolo dei migliori tempi è misurato sul confronto con le corse dell’orologio e non su tutte le prestazioni storiche. Anche in questo caso è possibile azzerare i record prima di un allenamento intenso, per avere statistiche aggiuntive sulle classiche distanze 5, 10 e 21,097 km e potrete valutare il vostro stato di forma del momento in maniera intuitiva. Peccato che nella visualizzazione dei “nostri record” non sia indicata la data, cosa che invece avviene su orologi premium.

Durata batteria. Il manuale del FR 35 indica come durata della batteria nove giorni con funzioni di activity tracker, e 13 ore per l’utilizzo del GPS, valori assolutamente molto buoni. Per esempio, il confronto con il fratello maggiore FR235 è molto positivo, offrendo ben due ore supplementari di durata. Chiaramente questi numeri dipendono dall’attivazione delle notifiche, dal collegamento al telefono, dall’aggiunta delle funzioni di activity tracker e dal numero di rilevazioni del sensore ottico di frequenza cardiaca. I nostri test non si discostano molto da quanto già pubblicato. Rispetto al passato l’FR35 ha attivato soltanto la registrazione “al secondo” e non più quella intelligente, avremmo preferito che ci fosse anche la seconda opzione. L’orologio comunque si riesce a ricaricare soltanto una volta a settimana, anche per me che mi alleno tra le 8 e le 10 ore. Per il resto, la differenza tra 10 o 16 ore d’utilizzo è irrilevante. La visualizzazione della carica della batteria è nella schermata iniziale con ora e data, peccato che non sia visibile la percentuale di carica.

Garmin Forerunner 35 come activity tracker

Garmin Forerunner 35Durante il giorno. Come già scritto precedentemente, il 35 è pensato per essere utilizzato durante il giorno. Abbiamo parlato diffusamente della convergenza degli orologi GPS e degli activity tracker, non ci soffermeremo ulteriormente. L’FR35 dispone di tutti gli strumenti di misurazione, trasferendo poi i dati rilevati su Garmin Connect, i principali dati sono anche visibili in una delle schermate iniziali, che mostra: il numero di passi giornalieri, il confronto con l’obiettivo che si aggiorna in funzione dei dati del mese precedente e la distanza percorsa durante il giorno. Come tutti gli activity tracker, anche l’FR35 ci ricorderà di muoverci dopo un’ora di riunione, con una piccola vibrazione al polso e un avviso. L’FR35 dispone anche di una schermata “calorie consumate”, suddivise in due parti, a riposo e attive, le prime derivanti semplicemente dall’attivazione del vostro metabolismo e le seconde misurate sulla base dell’esercizio fisico quotidiano. Un’altra opzione a disposizione dell’utente è la misurazione delle ore di sonno, basato sulla mancanza di movimento del polso. Dato molto accurato, o quantomeno coerente con i diversi tracker che abbiamo testato.

Garmin Forerunner 35Sul tapis roulant e indoor. Una delle funzioni a disposizione è la corsa in palestra sul tapis roulant, proprio durante questo periodo di freddo e gelo varrebbe la pena usare questa funzione. L’FR35 come tutti i suoi principali concorrenti dispone di un accelerometro relativamente preciso, il passo istantaneo è abbastanza “coerente” rispetto a quello del tapis. Contrariamente ai suoi fratelli maggiori, i dati di cadenza non vengono rilevati dalla fascia, quindi è decisamente importante assicurarsi di muovere il braccio per poter rilevare la cadenza. Come sempre, la precisione è dipendente dal vostro modo di correre e dal tipo di allenamento che intendete svolgere. Nel mio caso sarà relativamente sottostimata, alla luce della mia cadenza più elevata rispetto a quella del podista “normale”. In generale comunque la biomeccanica di corsa all’aperto è leggermente diversa rispetto a quella sul tapis e l’accelerometro dell’orologio calcolerà dati differenti, soprattutto se il movimento del braccio sarà simile ma non perfettamente uguale. Inoltre, allenamenti di qualità saranno meno precisi di quelli di corsa lenta e per esperienza personale la noia di una corsa lenta è di molto superiore sul tapis che all’aperto, quindi è probabile che a un certo punto la vostra mente vi obbligherà a schiacciare il tasto sul tapis per aumentare la velocità. Per ottenere una migliore precisione del passo di corsa visualizzato, suggeriamo d’utilizzare un footpod, che è compatibile e aiuta a essere più precisi sul tappeto, purtroppo non esiste la possibilità di calibrarlo manualmente, ma con alcune uscite all’aperto l’algoritmo Garmin tenderà ad aggiustare la distanza sulla base del vostro passo.

Garmin Forerunner 35Notifiche smartwatch. Anche l’F35 come i recenti modelli Garmin riceve dal cellulare le notifiche, che sono attivate tramite il collegamento Bluetooth sul telefono e sull’orologio. Il sistema funziona decisamente bene, il dubbio però è la sua utilità pratica, avendo uno schermo molto più piccolo di quello del cellulare. Nel caso in cui portiate il telefono in tasca durante la corsa, potreste però sfruttare le notifiche per visualizzare eventuali chiamate. Infatti le notifiche non sono limitate soltanto ai messaggi, ma anche alle telefonate, che si possono tranquillamente accettare o rifiutare direttamente dall’orologio. L’FR35 ha anche a disposizione due app: la prima, Meteo, permette di visualizzare le previsioni meteo a partire dai dati del telefono, mentre la seconda, Musica, trasforma l’orologio in un telecomando virtuale del cellulare. Provato sia con iOS, sia con Android, schiacciando i tasti dell’FR35 si riesce a cambiare automaticamente la musica. Ovviamente sarà necessario portarsi dietro il telefono, altrimenti le due funzionalità non saranno disponibili.

Garmin Forerunner 35Garmin Forerunner 35Accuratezza dati (GPS e Frequenza cardiaca). Sul blog, ci siamo occupati a più riprese di confrontare sia i dati del GPS, sia quelli del lettore ottico. L’FR35 si è mostrato accurato su entrambe le misure: da un lato, dopo una decina d’uscite sullo stesso percorso, abbiamo notato una consistenza d’utilizzo, nessuna variazione superiore a 50 metri per ogni 10 km. Dal punto di vista della frequenza cardiaca misurata con il lettore ottico, il test effettuato qualche settimana fa ha dato un esito simile a quello del fenix 3: su corse lente, nessuna variazione rispetto alla fascia, oltre il 70% di misurazioni sono state equivalenti, e il 95% con un solo battito d’errore di differenza. Si noti che la morbidezza del cinturino ha inciso positivamente sul test: l’FR35 si può stringere al polso senza grosse sensazioni di fastidio. Per quel che concerne il test su ritmi intensi, ne parlerò in un prossimo articolo.

Forerunner 35 e altri modelli Garmin

Garmin Forerunner 35Confronti, entry vs entry, entry vs prodotti di fascia superiore. Difficile il confronto tra orologi, di certo non possiamo pretendere che l’FR35 abbia tutte le funzioni di un orologio Premium, abbiamo sintetizzato in una tabella le funzioni mancanti: le dinamiche di corsa, il calcolo del recupero, prima (“performance condition”) e dopo l’allenamento (“tempo di recupero”), la vostra previsione di risultato (VO2max), la soglia anaerobica e infine gli strumenti di navigazione. Molte di queste funzioni sono riservate ai podisti evoluti, e serve davvero tempo per capire e interpretarle. Alla fine dell’articolo sono indicati tutti i riferimenti principali per capire se state davvero “perdendo qualcosa d’importante”. Tutte le altre funzioni sono senz’altro utili, ma richiedono di spendere 80-100 euro in più per ottenerle. Come scritto nella guida all’acquisto del GPS, il Garmin Forerunner 235 in particolare è quello dal migliore rapporto qualità/prezzo e con quasi tutte le funzioni evolute (tranne le dinamiche di corsa che permettono di capire come stiamo correndo).

Altri sport. Sull’orologio sono a disposizione altre modalità d’allenamento, a parte la corsa (indoor e all’aperto). È possibile attivare le funzioni “bici”, “cardio” (per tenere traccia degli allenamenti in palestra) e “camminata”. Le funzioni sono molto simili a quella della corsa, nella bici il passo sarà sostituito come di consueto dalla velocità, e per le attività cardio e di camminata si potrà impostare l’opzione all’aperto oppure indoor. Noterete che sebbene l’F35 abbia una classificazione 5atm/50m, ossia possa essere usato anche in piscina e in mare, non vi consentirà di misurare le vostre performance natatorie.

Conclusione. Appena indossato il Forerunner 35, ho capito subito che la sensazione di comfort e leggerezza me l’avrebbe fatto apprezzare per parecchio tempo. Nelle diverse settimane d’utilizzo, sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla durata della batteria, dall’eccellente vibrazione utile durante le sedute di ripetute, dalle diverse funzioni presenti finora solo in orologi di fascia media. Ho stimato molto il fatto che Garmin abbia deciso d’adottare il nuovo lettore ottico per permettere ai principianti e agli amatori di non correre con la fascia cardio, ma al tempo stesso abbia consentito a questi ultimi di mantenere il collegamento ai sensori, per allenamenti intensi. Anche se l’FR35 manca delle funzioni avanzate di reporting tipiche degli orologi premium, per la maggior parte dei podisti l’orologio rappresenta davvero un ottimo rapporto qualità/prezzo. Ai podisti amatori è oltremodo consigliato, vista la sua semplicità d’utilizzo. Infine, le funzioni di activity tracking aiutano chi vuole semplicemente stare in movimento. Durante le mie corse mattutine, l’FR35 è diventato il mio fedele compagno di viaggio… finché la Garmin non svilupperà qualche ulteriore gadget dalle funzioni innovative.

Per approfondimenti. Di seguito, alleghiamo i collegamenti al sito per approfondire alcune tematiche discusse nella recensione:

L’arte della valutazione del GPS
Recensione 630
Recensione fenix 3
La seconda vita del foot pod
L’accuratezza del sensore ottico
Guida all’acquisto dei GPS

Il Garmin Forerunner 35 è disponibile su Amazon e nei migliori negozi sportivi.




Interpretare i dati del Garmin per valutare la performance

Performance

PerformanceA volte ritornano. Dopo l’articolo introduttivo sul Garmin Forerunner 630 (qui), ecco un articolo dedicato esclusivamente alla valutazione della performance e interpretazione dei dati che lo smartwach comunica. Grazie alla sinergia con FirstBeat e all’utilizzo di una fascia cardio, i numeri a disposizione sono veramente tanti, col rischio di fare confusione. Ecco una piccola guida…

Spesa Energetica (kcal): il calcolo è settato in base allo sport, entrano in gioco le caratteristiche fisiche dell’atleta (peso), i dati del cardio, oltre a quelli del VO2max. Più o meno il classico kcal totali = peso in kg x distanza in km x coefficiente economia di corsa (tra 0,8 e 1,2), arricchito dai dati del cardio e da quelli del VO2max (più alto sarà il VO2max, più basso sarà il coefficiente, l’economia sarà migliore).

Training Effect (da 1 a 5): dipende dalla combinazione di cardio e VO2max. Più il cuore sarà “alto” durante la seduta e/o la durata di quest’ultima estesa, più l’allenamento o la gara avranno un impatto importante sullo stato di forma.

VO2max (circa da 30 a… 85?): dipende dalla combinazione di cardio e GPS. Il discorso in realtà è molto semplice: cardio “basso” e velocità alta, il VO2max aumenta. Cardio “alto” e velocità bassa, il VO2max diminuisce. Ovviamente, è importante che i valori della frequenza cardiaca impostati inizialmente siano corretti o almeno vicini a quelli reali, soprattutto per quanto riguarda la FCmax. Se per esempio concludete una corsa di 10 km a 4’00” al km con bpm medi a 150, potreste ottenere valori di VO2max diversi a seconda del dato impostato in FCmax: più differenza c’è con 150, più alto sarà il VO2max, essendoci più “margine”. Per esperienza personale, tende a sovrastimare leggermente il reale valore atletico, ma dipende molto dalla tipologia dei vari allenamenti che lo strumento utilizza per la previsione. Diciamo che la corsa continua gli “facilita” il compito, al contrario degli allenamenti intervallati. Attenzione che clima, salite e discese e allenamenti precedenti non vengono presi in considerazione, quindi sono abbastanza normali variazioni di più punti anche all’interno della stessa settimana, soprattutto per chi si allena quotidianamente…

Previsioni gara (5 km, 10 km, 21,097 km, 42,195 km): dipendono esclusivamente dal valore di VO2max. Più il VO2max è alto, più le previsioni gara saranno ottimistiche. Attenzione però: le prestazioni sulle varie distanze sono quelle ottimizzate con un allenamento specifico. Quindi se vi state preparando alla maratona e il tempo indicato vi sembra raggiungibile, è molto difficile che nello stesso periodo riusciate a correre i 5 km entro il tempo indicato più sopra… e vale ovviamente il contrario!

Soglia anaerobica (ritmo e bpm): servono cardio e GPS, è necessario seguire il test guidato (una sorta di progressivo) o attivare la rilevazione automatica, che aggiorna periodicamente il valore dopo allenamenti particolarmente intensi, soprattutto se corsi in progressione. In linea del tutto teorica, è il ritmo (e i bpm corrispondenti) che si riesce a mantenere in una gara tra i 10 km e la mezza maratona. Se guardiamo al cardio, è intorno al 90% della FCmax, ma dipende molto dal livello atletico e dalle caratteristiche individuali. Per esperienza personale, tende a sottostimare il reale valore atletico.

Tempo di recupero (ore): è dato dalla combinazione dei dati del cardio e del VO2max. Anche qui il discorso è molto semplice, ed è strettamente legato a “Training Effect”: più quest’ultimo sarà alto, più ore serviranno per recuperare adeguatamente prima di effettuare un altro allenamento impegnativo.

Stress Score (da 1 a 100): serve il cardio. È la valutazione dell’HRV a riposo, vedi qui e qui.

Performance Condition (da -10 a +10): combinazione di cardio e GPS, è in pratica un HRV fatto in movimento nei primi minuti dell’allenamento. Dopo la prima rilevazione, il valore continua ad aggiornarsi nel corso dell’allenamento.

Infine, ecco la tabellina riassuntiva:

Cardio e GPS –> VO2max (e Previsioni gara), Performance Condition, Soglia anaerobica
Cardio e VO2max –> Kcal, Training Effect, Tempi di recupero
Cardio –> Stress score




Garmin fenix 3, la recensione completa

Garmin fenix 3

Il Garmin fenix 3 è l’oggetto del desiderio di noi podisti? Difficile scrivere qualcosa di non banale per introdurre degnamente l’articolo di oggi di “Massi” Milani (qui tutti i suoi contributi): semplicemente, è la recensione in italiano più completa di questo orologio GPS, aggiornata a Febbraio 2017.

Garmin fenix 3

FENIX 3, IL MANUALE E LE SUE CARATTERISTICHE

Il mio primo contatto con il fenix 3 è stato molto strano: in una mattinata a fine primavera 2015, mi ritrovai a correre una gara di 10 km, sponsorizzata dalla Garmin al parco di Monza. In attesa delle premiazioni, ebbi la fortuna di scambiare due parole con il fortissimo Marco De Gasperi, a cui luccicavano gli occhi a descrivere il suo nuovo giocattolino. Fino a quel momento ero molto scettico sulle capacità della divisione Outdoor di Garmin di sviluppare un prodotto per atleti “veri”. Nella mia testa non luccicante, la divisione del fenix era la sorella povera di quella Fitness (ricordiamo che a livello di fatturato annuale, la prima pesa 425m$, mentre la seconda 652m$). Ma da quell’episodio mi resi conto che forse sarebbe valsa la pena investigarne le funzionalità e capire se per il podista evoluto conveniva sostituire il bellissimo 920XT con uno strumento più accattivante, più moderno, più eclettico, ma al tempo stesso meno rivolto al fitness spinto. Dopo pochi mesi di analisi, arrivai comunque alla mia conclusione (nel caso di lettore impaziente, il consiglio è andare direttamente alle conclusioni). Ma prima di descrivere le mie sensazioni e i miei ragionamenti, facciamo un passo avanti di qualche trimestre: 27 Aprile 2016, anniversario della pubblicazione del manoscritto originale di “Per Elisa”, tanto cara a mia figlia che la suona costantemente sull’iPad. Si annunciano i conti della trimestrale Garmin e l’amministratore delegato mondiale Clifton Pemble spiega che due prodotti hanno trainato i risultati delle vendite: uno strumento per identificare come pescare meglio e il nostro fenix 3 (per gli amici, l’F3). Forse nulla è a caso, almeno per la pesca.

Ma davvero il fenix 3 è la soluzione per il podista evoluto? Come si differenzia rispetto agli altri prodotti d’alta gamma? Perché è sempre più amato dai triatleti e in generale dai podisti italiani e internazionali? Quali sono le caratteristiche che lo rendono così amato? Quali limitazioni abbiamo riscontrato nei molti mesi d’utilizzo quotidiano? E il frequente aggiornamento software è una limitazione oppure un vantaggio? Per chi cerca strumenti di Navigazione, il fenix 3 è davvero il “non plus ultra” della tecnologia moderna? E soprattutto, anche a voi luccicheranno gli occhi dopo un mese d’utilizzo come successe all’amico Marco?

Noi di TheRunningPitt.com abbiamo avuto la fortuna di provare l’F3 per diversi mesi, anzi ne abbiamo provati due (anche la versione 3 HR), ora abbiamo una visione chiara delle possibilità offerte dallo strumento, anche grazie al confronto con altri modelli. Come disclaimer, non abbiamo ricevuto e non siamo interessati a ricevere alcun compenso per questa recensione. Pur essendo soltanto podisti amatori evoluti, le nostre conoscenze analitiche ci aiutano a diffondere in maniera semplice le nuove tecnologie, uno dei principali obiettivi del sito, oltre a permettere ai podisti di tutti i livelli di correre meglio. Essendo il nostro un sito focalizzato sulla corsa, limiteremo la recensione del fenix 3 al podismo. La filosofia resta la stessa di sempre: no test, no party: non possiamo valutare analiticamente quello che non testiamo!

Garmin fenix 3Garmin fenix 3Garmin fenix 3

MODELLI IN VENDITA

Come sapranno in tanti, le versioni del fenix 3 sono molteplici, si differenziano sostanzialmente per l’aspetto estetico, ma internamente sono identiche. Inoltre, proprio come succede per l’Apple Watch, anche l’azienda del Kansas ha adottato l’idea del cinturino multicolore per personalizzarne l’aspetto. Ma dal punto di vista software/firmware, il fenix 3 è soltanto uno, anzi due, visto che la versione HR include un gadget per visualizzare la frequenza cardiaca durante il giorno. I modelli si differenziano inoltre per la presenza o meno della fascia HRM-Run per misurare i battiti e anche per avere a disposizione le dinamiche di corsa Garmin. Si noti che la versione fenix 3 HR senza fascia non consente di visualizzare questi dati. Infine esiste una versione chiamata fenix 3 Sapphire. Questa versione ha una sola differenza fondamentale, lo schermo protettivo è in vetro zaffiro: è inscalfibile e per la cronaca può essere rigato soltanto dal diamante o dal nitruro di boro, avendo una durezza di 9 mohs. Se pensate di tenerlo per almeno 2-3 anni, varrebbe la pena investire qualche euro in più, la versione normale si graffierà raramente, ma l’evento non è escluso, soprattutto se correte trail oppure lo usate per il triathlon.
Per sintetizzare, le vostre scelte sono quattro: 1) con o senza sensore ottico di frequenza cardiaca (fenix 3 vs. fenix 3 HR), 2) con o senza fascia cardio, ma se non la prendete, non avrete le dinamiche di corsa, 3) con o senza vetro zaffiro, il rischio di graffio è minimo ma la perdita di valore c’è, se succede, 4) il colore del cinturino.

FENIX 3 IN SINTESI

Garmin fenix 3In estrema sintesi. Non avete tempo di leggere tutto l’articolo? Abbiamo preparato un’infografica per sintetizzare pregi e difetti del fenix 3. Suggeriamo comunque di leggere tutto l’articolo, perché vi potrà fornire diverse chiavi di lettura per decidere se acquistarlo, oppure come usarlo al meglio, in tal caso questa recensione sostituisce completamente il manuale. In sintesi, il Garmin fenix 3 è un modello GPS inizialmente progettato per la corsa trail e per la navigazione, ma che può essere utilizzato anche da chi corre su strada, oppure dai triatleti. Potrà essere utilizzato quotidianamente, data l’importante durata della batteria, e le molteplici funzioni di activity tracking. Per la corsa competitiva, il fenix 3 dispone di tutte le funzionalità che la casa americana aveva previsto inizialmente per i modelli Forerunner: dinamiche di corsa, funzioni di recupero, pianificazione delle sedute d’allenamento, stima del VO2max. La comprensione delle migliaia di funzioni a disposizione e il costante aggiornamento lo fanno il giocattolo preferito di noi podisti amatori. Infine, l’uscita del nuovo modello fenix 5 di fine marzo 2017 ha avuto come conseguenza la diminuzione dei prezzi medi di vendita e reso più conveniente il suo acquisto. Prossimamente descriveremo in quali situazioni varrebbe la pena cambiare.

UNBOXING

Apriamo la scatola. Scatola nera, aspetto molto solido, il fenix 3 è avvolto in una confezione a pacchetti, al cui interno si trova il carica-batteria che si collega a una presa via USB e consente il trasferimento dati al PC (per quello via telefono, l’F3 si collega via Bluetooth). “Stranamente” il cavo è diverso da quello dei dieci modelli precedenti, evidentemente lo standard di ricarica non è stato ancora deciso. Ma almeno l’alloggiamento dell’orologio è più stabile rispetto al passato. Oltre al cavetto, la confezione contiene il fenix stesso e la fascia cardio, i soliti documenti legali e un piccolo manuale.

Garmin fenix 3Garmin fenix 3Garmin fenix 3Esteticamente bello. L’F3, pur essendo più sottile rispetto alla versione 2, è invece più spesso e “pesante” del 920XT, 82 grammi rispetto ai 62 del modello da triathlon, peso che sale a 85 grammi per la versione zaffiro. Dal punto di vista estetico, non ci sono paragoni: ogni volta che vedo il mio ex capo in qualche aeroporto, lui inizia la conversazione dicendo: “Meno male che hai venduto il tuo vecchio orologio blu”. Certamente quello con il cinturino rosso non è esattamente adeguato a essere utilizzato in alcuni contesti, ma la versione completamente nera si sposa bene anche con l’abito gessato.

Garmin fenix 3Prima di correre. Dopo averlo ricaricato completamente, non vedo l’ora di testarlo per capire come si comporta in corsa. L’F3 è tecnicamente composto da “App”, ossia da profili sportivi per personalizzarne l’utilizzo: descriveremo solo quelle per la corsa. La forza di queste applicazioni è che sono completamente configurabili su tutte le funzioni, per esempio per la personalizzazioni della pagina, per gli avvisi, per la vibrazione, ma anche per altri molteplici utilizzi. Per la prima volta mi sono trovato in difficoltà con un GPS, si ha davvero la sensazione che ci siano così tante funzioni che nemmeno il miglior ingegnere possa esplorarle tutte. Dopo aver premuto il tasto “Start”, l’attesa non è così spasmodica come con i precedenti modelli, prestando molta attenzione si vedrà un piccolo semicerchio rosso che con il passare dei secondi tenderà ad allargarsi, diventando verde, segnale che il sistema ha trovato la corretta localizzazione. Quello che qualche anno fa era un momento di liberazione e di attesa, ora si è trasformato in un evento quasi irrilevante, visto che il tempo d’acquisizione satellitare si conta sulle dita di una mano. Basandosi su un database di localizzazione, la sincronizzazione dei dati con il cellulare (ma anche con il computer e il wi-fi) ha permesso di ridurre significativamente l’attesa anche per chi viaggia molto spesso. Ma se vi allenate nello stesso posto, la ricerca è istantanea. Forse il sistema ci mette più tempo a cercare i sensori che solitamente collego (cardio e footpod), rispetto alla ricerca dei satelliti.

Garmin fenix 3

CORRERE CON IL FENIX 3

Iniziamo a correre. Una volta trovati i satelliti, si possono scegliere diverse modalità per misurare il proprio allenamento. La più semplice è quella di schiacciare il tasto di avvio, che anche nella versione italiana si chiama “Start/Stop”. In tal caso, basterà premere una volta il pulsante e immediatamente lo schermo visualizzerà un triangolo. Da quel momento il cronometro e i dati scelti per la visualizzazione si animeranno. In alternativa, si può scegliere di avviare la schermata “Allenamento”, all’interno della quale troverete cinque opzioni. La prima e più importante è quella dei “Nostri allenamenti”, ossia sedute di qualità pianificate su “Garmin Connect” che vengono trasferite sull’orologio. Nulla di diverso rispetto al passato. Così come sono molto simili le due voci successive, ossia il calendario degli allenamenti, utile nel caso vogliate pianificare un periodo più lungo, e la pianificazione delle ripetute sull’orologio. Per svolgere allenamenti strutturati è infatti possibile anche indicarle sull’orologio, l’unica limitazione è la vostra pazienza (nel mio caso poca), il tempo a disposizione (nel mio caso nullo) e soprattutto l’incapacità di pianificare allenamenti “multipli” (tipo: 3x1km e 3x400m). Una quarta opzione è anch’essa interessante: stabilire un obiettivo. E in tal caso si aprirebbe una grande parentesi su come determinarlo, ma supponiamo che lo sappiate: il sistema vi consente di determinarlo sia sulla base della distanza, sia di un eventuale tempo. L’F3 propone una previsione sia in funzione del VO2max, sia basandosi sul vostro precedente record, aggiungendo una schermata di previsione del tempo finale. Tutte funzioni che esistevano da tempo immemorabile con il Virtual Partner e che sono state “riattivate” con nuovi strumenti. Infine, esiste anche la possibilità di correre “sullo stesso percorso precedente”, per verificare il tempo rispetto a un evento antecedente. Troviamo questa funzione molto utile per la gara e per i pacer che possono usare un ottimo strumento di riferimento e di confronto.

Hai attivato il Glonass? Così come per gli ultimi modelli Forerunner, anche l’F3 dispone del Glonass, ossia di un collegamento a ulteriori satelliti, quelli russi, che consentono di migliorare (leggermente) la precisione del GPS, oltre a velocizzare la ricerca dei satelliti. Come molti concetti marketing, il valore del Glonass è legato alla mancanza di questa funzione negli orologi concorrenti. Di certo, come podista evoluto per me non è un fattore discriminante nella mia scelta del GPS, ma psicologicamente non sono dispiaciuto di avere un’ulteriore opzione da attivare.

Configurazione schermata. Quello che mi ha sorpreso al primo utilizzo è il numero di schermate a disposizione, ben dieci, che moltiplicate per il numero di dati per schermata (quattro), consentono di visualizzare “simultaneamente” quaranta dati. Ogni pagina permette di vedere uno, due, tre o quattro campi. Ma cosa possiamo farne di questa pletora d’informazioni? Difficile consigliare il lettore in merito alle scelte di visualizzazione, il nostro suggerimento è d’impostare cinque schermate. Quella principale avrà a disposizione i tre principali campi di passo: non dimentichiamoci che uno degli obiettivi della corsa è correre da due punti A a B in un determinato tempo, quindi visualizzare il passo medio al km, quello del chilometro corrente e quello istantaneo consente di determinare immediatamente la vostra performance. Se il vostro obiettivo è diverso, probabilmente non vi serve configurare più di tanto il GPS. Per il quarto campo della schermata principale, la “migliore” opzione dipende dai vostri gusti: potreste aggiungere un campo IQ che visualizza un dato istantaneo non approssimato, oppure la distanza totale o infine un campo di frequenza cardiaca. La seconda schermata sarà invece destinata al dettaglio dell’ultimo km, le altre tre rispettivamente alla valutazione della frequenza cardiaca (magari aggiungendo il campo della “performance condition”), dei tempi e della cadenza. Senza dimenticare che l’F3 attiverà due ulteriori schermate per le dinamiche di corsa (generazione 1 e 2) e che altre si aggiungeranno nel caso in cui siano selezionate le funzioni di navigazione. Come già scritto inizialmente, è possibile cambiare le schermate in funzione dell’App scelta, per esempio selezionando l’App “Lancio con il paracadute” (“Jumpmaster”) la schermata principale sarà il livello della vostra quota altimetrica, così come nell’App “Trail run” si aggiungerà la “Velocità verticale” e il dislivello. Le opzioni di base Garmin sono ben pensate, ma le infinite scelte di visualizzazione sono estremamente personali: con oltre duecento campi a disposizione, c’è l’imbarazzo della scelta! Esiste inoltre la possibilità di aggiungere dati derivati da Garmin IQ, alcuni dei quali tolgono la limitazione a quattro campi, permettendo di visualizzarne ben nove contemporaneamente. Lo strumento IQ è in continua evoluzione, la scelta è molto ampia: si possono mostrare contemporaneamente soltanto due campi IQ. Il nostro suggerimento è di attivare lo “Strava Suffer Score” che da qualche settimana è stato aggiunto alla base dati Garmin e mostra il dato dell’intensità del vostro allenamento.

Garmin fenix 3Retroilluminazione. Un’altra interessante funzione dell’F3 è quella della retroilluminazione. Correndo prima dell’alba o dopo il tramonto, per visualizzare lo schermo finora occorreva premere il pulsante “Light” in alto a sinistra, ma ora grazie all’accelerometro dell’orologio, il sistema riconosce il movimento del braccio: al movimento di visualizzazione l’orologio l’F3 s’illuminerà automaticamente, e si spegnerà contestualmente all’abbassamento del braccio stesso. Tale opzione si configura nel menù relativo, sotto la voce “Gesto”. We believe in magic!

Garmin fenix 3Durante la corsa. Una volta iniziato a correre, il sistema mostrerà tutti i campi precedentemente configurati, al primo utilizzo si vedranno distanza e passo di corsa. L’F3, alla stregua dei suoi fratelli minori, utilizza un passo istantaneo arrotondato ai cinque secondi, e la valutazione sarà effettuata sulla media mobile degli ultimi 30 secondi. Con Garmin IQ è comunque possibile scegliere metriche supplementari che visualizzano dati più “puntuali”, o con una media a 3, 5, 10 oppure 60 secondi. Personalmente non sono interessato a valutazioni “istantanee”, la mia scelta è di utilizzare la media dell’ultimo chilometro, che si può attivare assumendo di aver configurato la valutazione dei tempi intermedi a ogni chilometro, opzione che tutti i podisti tipicamente aggiungono, a eccezione delle gare o in pista. In tal caso il calcolo dei tempi intermedi è effettuata manualmente, premendo il tasto in basso a destra “Back/Lap”. Una novità molto interessante dell’F3 è la possibilità di configurare il messaggio del tempo intermedio: si può scegliere non soltanto il tempo al km, ma anche ogni metrica disponibile dell’orologio. Se state cercando di migliorare le vostre dinamiche di corsa, potreste per esempio valutare la possibilità di visualizzare il bilanciamento medio di corsa. A parte il progressivo intermedio, sono due le opzioni a disposizione e di default l’F3 utilizza il tempo al km e quello complessivo dell’allenamento. Altre opzioni di visualizzazione come il cambio automatico di schermata, che avviene in un tempo prestabilito, e la pausa automatica, scendendo sotto una velocità predeterminata, sono simili a quelle di principali orologi Garmin. Infine non è sorprendente che l’F3 abbia anche a disposizione una funzione “Auto Climb”, ossia la possibilità di configurare una serie di schermate diverse, nel caso si stia correndo in montagna. L’F3 al raggiungimento di una determinata variazione altimetrica (per esempio, 200 metri all’ora) invertirà i colori e visualizzerà schermate alternative. Questa funzione è decisamente utile a chi sta correndo un trail. Disponendo di un misuratore di potenza di corsa, suggeriamo di configurare le schermate relative, oltre a quelle collegate all’altimetria del percorso.

Ripetute. L’aspetto più deludente delle prime versioni software dell’F3 era la gestione delle ripetute. Ho usato il tempo passato perché a partire dalla release firmware 5 (ora siamo alla 7), anche questa funzione è stata migliorata significativamente. Ora il numero della ripetuta è visualizzato con un quadratino nero ben visibile, gli avvisi in caso di divergenza rispetto al tempo previsto sono chiaramente udibili, la distanza e il tempo mancante sono visualizzati sulla schermata principale. L’unica vera limitazione a mio modo di vedere è che i suoni e le vibrazioni sono rispettivamente meno forti e intense rispetto agli orologi Forerunner. Ma tutto sommato, sono limiti accettabili, soprattutto se la vostra abitudine è di correre ascoltando soltanto i vostri passi e il ritmo di corsa.

FUNZIONI AVANZATE

Performance condition. Un’altra funzionalità interessante è la performance condition. Visualizzata durante la corsa dopo 6-20 minuti, misura la vostra capacità di recupero degli allenamenti precedenti. Funzione simile a quella del 630, è derivata da un algoritmo della società FirstBeat che ne aveva implementata una prima versione sul 620. Su quest’ultimo orologio il sistema offriva informazioni di recupero qualitative. Nel 95 percento dei casi, tranne nel caso di allenamento molto intenso, il messaggio ottenuto era sempre “recupero buono” o “ottimo”. Raramente invece veniva indicato un recupero “adeguato” o “insufficiente” (mi è successo di visualizzarlo solamente una volta durante il defaticamento di una mezza maratona). L’algoritmo si è evoluto nel tempo e la valutazione si è trasformata in quantitativa: l’intervallo di valutazione ora varia tra -10 e +10, dove un numero più alto indica una migliore capacità di recupero. Ai lettori più analitici ricordiamo che l’algoritmo FirstBeat è basato sulla variabilità del battito cardiaco, misurato non a riposo, ma durante la corsa. E’ raro ottenere un punteggio superiore al valore assoluto di 5, soprattutto se gli allenamenti settimanali sono frequenti. Dai nostri test, la valutazione della Performance condition è correlata con quella dell’HRV a riposo, ed è un’arma supplementare di valutazione del vostro recupero. Interessante notare che la Performance condition sia un campo di visualizzazione, che suggeriamo di aggiungere nella schermata della frequenza cardiaca come dato supplementare.

Dinamiche di corsa. Anche l’F3 permette di visualizzare le dinamiche di corsa, ne abbiamo parlato in maniera analitica in due post dedicati, tutti i riferimenti sono indicati alla fine dell’articolo. L’unico aspetto da sottolineare è che per l’attivazione delle dinamiche è necessario disporre della fascia cardio HRM-Run, che mostra automaticamente due schermate supplementari, una con la cadenza, il tempo di contatto al suolo e l’oscillazione verticale, la seconda con la lunghezza del passo e le altre dinamiche “Generation 2”.

Garmin fenix 3Garmin fenix 3Navigazione. Un lungo capitolo a parte meriterebbe la navigazione, area in cui l’F3 sbaraglia di gran lunga la competizione per le infinite possibilità a disposizione. Ci limiteremo a illustrare alcune funzioni. Secondo noi ci sono almeno due tipologie di podisti interessati agli strumenti di navigazione offerti dall’orologio: il podista/turista a cui capita di viaggiare per lavoro/svago e il podista che ama partecipare ai trail. Per il primo, il principale bisogno è di trovare il percorso su cui correre e soprattutto essere in grado di tornare all’albergo il più velocemente possibile, stimando anche l’arrivo previsto. Supponiamo per esempio che vi troviate in qualche città europea in cui non avete mai corso, che vogliate svolgere un allenamento abbastanza impegnativo, ma che alle 8 del mattino dobbiate essere a una riunione importante: l’F3 offre due opzioni di navigazione, la prima per tornare al punto di partenza (back to start) e la seconda (trackback) per seguire il percorso originario. Una volta scelta l’opzione adeguata, avrete a disposizione una schermata supplementare che vi indicherà tempo, distanza e orario per raggiungere la destinazione: in pratica, quello che i GPS delle automobili offrivano dieci anni fa, ma che non era mai stato attivato su un orologio. Invece all’amante del trail piacerà molto di più scaricare un percorso predefinito sull’orologio e seguirlo pedissequamente. L’F3 fornirà indicazioni precise su dove andare, permettendo quindi a chi sta gareggiando di evitare di perdere minuti preziosi durante una gara in montagna, dove non sempre si riescono a osservare le indicazioni degli organizzatori. Ho provato quest’opzione in diverse situazioni nei miei viaggi, per esempio scaricando il percorso attorno all’aeroporto di Manchester: l’F3 mi ha suggerito dove correre al fianco alla pista (non di atletica!), evitando di farmi perdere la strada.

Garmin fenix 3Soglia anaerobica. Come regalo di Natale 2015, i programmatori dell’F3 hanno anche attivato la funzione di stima della soglia anaerobica, basata sulla nota relazione non lineare tra battito cardiaco e velocità. L’algoritmo, inizialmente introdotto con il Forerunner 630, è stato immediatamente trasferito anche al nostro orologio. La soglia può essere determinata con due tipologie di test. La prima modalità, quella consigliata da Garmin, richiede l’esecuzione di un test “guidato”, durante il quale viene richiesto di correre per circa 20-30 minuti alla velocità massima che si riuscirebbe a tenere per un’ora. Ma il sistema Garmin è anche capace di determinare la soglia automaticamente, assumendo di aver attivato la funzione di rilevamento automatico. In tal caso “basta” soltanto correre un “medio” e alla fine della seduta il sistema visualizzerà sia il passo sia la frequenza di soglia, che successivamente potrebbe essere utilizzata per la definizione delle zone cardiache. Nella mia esperienza personale, la valutazione della soglia è relativamente sotto-stimata rispetto alle mie capacità anaerobiche, ma prossimamente procederemo a una valutazione analitica precisa.

Garmin fenix 3VO2max. Se il calcolo della soglia anaerobica viene effettuato ogni 2-3 settimane, quello del VO2max è stabilito giornalmente e aggiornato sul Garmin Connect fin dal 2013. Abbiamo descritto in dettaglio l’algoritmo FirstBeat in un precedente articolo, la nostra sensazione è che il calcolo del Vo2max non differisca tra le versioni Garmin. Siccome la valutazione dipende fondamentalmente dalla tipologia di allenamenti svolti durante la preparazione, il nostro suggerimento è quello di utilizzare un dato a media mobile degli ultimi trenta giorni, oppure analizzare l’evoluzione mensile del grafico VO2max su Garmin Connect. Assumendo un trend crescente, a parità di tipologia d’allenamento, potete essere sicuri che la forma stia migliorando. Secondo Jack Daniels, la crescita di un punto di VDOT (la stima empirica del VO2max) si ottiene con sei settimane d’allenamento, attraverso due sedute di qualità settimanali. Nella corsa bisogna avere costanza e pazienza!

Garmin fenix 3Garmin fenix 3Dopo la corsa. Non appena conclusa la corsa, per completare l’allenamento basterà premere il pulsante in alto a destra “Start/Stop”, che attiverà una nuova schermata indicante in piccolo il tempo trascorso dall’inizio dell’allenamento e i chilometri percorsi, oltre a una selezione di opzioni: per riprendere l’allenamento, salvarlo, cancellarlo dall’orologio, oppure attivare una funzione di navigazione (trackback) per tornare alla partenza. Esiste infine la possibilità di “congelare” l’allenamento per riprenderlo in un momento successivo, funzione molto utile per le camminate in montagna, molto meno durante l’allenamento. Supponendo di aver scelto l’opzione di salvataggio, l’F3 fornirà statistiche di base dell’allenamento, i “record” della corsa (esempio: miglior tempo sui 5 km, distanza più lunga ecc.), l’eventuale aggiornamento della stima del vostro VO2max, oltre al calcolo del tempo di recupero. Siccome il calcolo dei migliori tempi è misurato sul confronto con le corse dell’orologio e non su tutte le prestazioni storiche, la sua valenza è piuttosto limitata, a meno di essere neofiti della corsa. Uno dei segreti non scritti del fenix è di azzerare i record prima di un allenamento intenso, in tal modo avrete statistiche aggiuntive sulle classiche distanze 5, 10 e 21 km e potrete valutare il vostro stato di forma del momento in maniera intuitiva.
Garmin fenix 3Per quanto riguarda il calcolo del tempo di recupero, misurato in ore, ha l’obiettivo di stimare quanto tempo si deve aspettare prima di svolgere il prossimo allenamento intenso. Paradossalmente una o più corse di recupero dopo un allenamento intenso avranno l’effetto di ridurre la valutazione del recupero stesso.

Tasti rapidi. Un riflesso incondizionato di molti podisti è di trasferire i dati su Garmin Connect appena concluso l’allenamento. Con l’F3 il trasferimento potrà avvenire attraverso wi-fi, Bluetooth o con il cavetto in dotazione. Garmin ha predisposto due tasti di scelta rapida, che se premuti per un secondo consentono di accedere a una funzione, precedentemente configurata. Con queste opzioni si possono trasferire rapidamente i dati su Connect: le due scelte più ovvie sono l’attivazione/disattivazione del Bluetooth con il tasto in alto a destra e il trasferimento wi-fi con quello in basso. Ma esisterebbe la possibilità di scegliere anche il cronometro, un conto alla rovescia (timer), la segnalazione di due posizioni in coordinate GPS o la registrazione di una determinata posizione e l’indicazione in metri dello scostamento da essa. Quest’ultima funzione, originariamente pensata per localizzare l’uomo in mare (MOB), serve anche per capire la distanza da un luogo preciso, senza necessariamente dover attivare la registrazione dati.

Durata batteria. Le specifiche tecniche dell’F3 parlano chiaro: a seconda del modo di utilizzo, la batteria durerà un tempo variabile tra le 16 ore e il mese e mezzo. Il caso estremo è quello dell’utilizzo solamente come orologio, senza attivare il Bluetooth, situazione che non auguriamo a nessun podista di testare. La batteria durerà per circa sei settimane, tempo che si dimezzerà con l’attivazione delle notifiche Bluetooth Smart. Il caso normale invece è quello di utilizzo quotidiano, con l’attivazione del Bluetooth: il vostro F3 si spegnerà dopo una decina d’ore. Chiaramente, anche la scelta tra registrazione intelligente GPS e “al secondo” influenzerà la durata della batteria, dal momento che quest’ultima prevede attività costanti di lettura/scrittura dati. L’opzione per risparmiare batteria è chiamata UltraTrac, in cui l’aggiornamento dati avviene soltanto ogni 45 secondi, tempo assolutamente adeguato durante una corsa trail, mentre probabilmente non ottimale in città, dove i cambiamenti di direzione sono più frequenti e la precisione della distanza più rilevante. Se pensate di correre i 100 km del Passatore, la configurazione “normale” con aggiornamento intelligente vi basterà per completare la gara, mentre se intendete gareggiare all’Ultratrail del Mont Blanc, suggeriamo di attivare la modalità UltraTrac. Per chi dovesse correre ancora più a lungo, esiste la possibilità di ricaricare l’orologio durante l’attività fisica con un normale caricatore USB. Invece per l’utente medio come me, l’unico aspetto importante è la possibilità di ricaricare l’orologio al massimo una volta a settimana, meglio se durante il week-end. Per il resto, la differenza tra 10 o 16 ore d’utilizzo è irrilevante.

UTILIZZO QUOTIDIANO DEL FENIX

Durante il giorno. Come già scritto precedentemente, l’F3 è esteticamente “adeguato” per essere utilizzato per ventiquattr’ore di fila. Anche se l’estetica è una condizione necessaria per l’utilizzo continuo, quella sufficiente è la misurazione delle attività quotidiane. Altrimenti avremmo indossato un Tag Heuer. Non so esattamente che cosa mi abbia portato in questo tunnel che impone la misurazione di tantissimi dati, ma ora non posso fare a meno di capire quale sia la mia distanza giornaliera percorsa, quante ore abbia dormito, quanti passi abbia percorso, quante calorie abbia consumato nell’arco della giornata. Vedendo l’evoluzione delle vendite di activity trackers (principalmente di Garmin e Fitbit, entrambe quotate in borsa a New York: si possono derivare tantissime informazioni dai prospetti informativi della SEC), non sembra che io sia il solo in questa folle analisi. La grande notizia è che l’F3 dispone di tutti gli strumenti di misurazione, trasferendo poi i dati rilevati non soltanto su Garmin Connect, ma anche per esempio su Apple Health. I principali dati sono anche visibili in una delle schermate iniziali, che mostra: il vostro obiettivo di passi giornalieri, obiettivo che si aggiorna in funzione dei dati del mese precedente e della sua evoluzione, il vostro risultato attuale e ulteriori metriche come la distanza totale percorsa durante il giorno. L’F3 ci ricorderà di muoverci dopo un’ora di riunione, mostrando una barra rossa di movimento, che si allunga nel caso in cui dovessimo stare fermi per 60 minuti. Sebbene gli algoritmi di determinazione siano diverso tra di loro (per esempio a volte ci sono dei falsi positivi quando ci muoviamo in macchina), riteniamo che queste misurazioni siano relativamente accurate, con una precisione del 95%, sufficiente per noi statistici. L’F3 dispone anche di una schermata “calorie consumate”, suddivise in due parti, a riposo e attive, le prime derivanti semplicemente dall’attivazione del vostro metabolismo e le seconde misurate sulla base dell’esercizio fisico quotidiano. Un’altra opzione a disposizione dell’utente, invero valida anche per gli orologi Forerunner, è la misurazione delle ore di sonno. Fino al 2015, l’opzione era scadente perché richiedeva d’indicare manualmente il momento in cui si pensava di addormentarsi, ma con le nuove versioni i programmatori Garmin l’hanno resa più adeguata ai migliori prodotti sul mercato. Ora l’orario dell’inizio del sonno è determinato dalla mancanza di movimento del polso, su Garmin Connect esistono statistiche di dettaglio, a cui rimandiamo (nel caso foste interessati, rispondiamo ai vostri quesiti nei commenti).
In sintesi, l’attività di activity tracking del fenix 3 è diventata indispensabile o quantomeno molto utile. Di sicuro, funziona davvero bene.

Garmin fenix 3Stress score. Come il 630, anche l’F3 ha la funzione “stress score”. Lo Stress Score di Garmin è basato su un algoritmo proprietario, risultato di un test di tre minuti, che valuta la variabilità della frequenza cardiaca per stabilire il vostro livello di stress generale. Come già spiegato, la combinazione tra lo stress quotidiano, quello dell’allenamento e la durata del sonno, possono influenzare sulla nostra prestazione. Il test ha l’obiettivo di fornire un’indicazione quantitativa per permettere di decidere se correre intensamente e il risultato ha una variabilità statistica. Ne abbiamo discusso abbondantemente a febbraio 2016, di fatto lo Stress Score è la versione Garmin dell’HRV, dove l’intervallo di valutazione varia tra 1 e 100, in cui 1 indica un livello di stress molto basso e 100 indica un livello di stress molto alto. Lo abbiamo provato per una ventina di giorni durante le vacanze natalizie e la nostra sensazione è che sia correlato con l’HRV (ma non abbiamo capito se e dove salvi i dati), e risulta un’opzione alternativa alle più famose App HRV, sebbene non esista un cruscotto informativo di valutazione.

Interazione con App. L’F3 è sempre più integrato con Garmin Connect Mobile, l’applicazione Garmin che consente di analizzare tutti i nostri dati, dall’alba al tramonto, dal peso alla corsa, includendo la durata del sonno. Non sono mai stato un fan del sistema, che però si è evoluto in maniera costante, aggiungendo tantissime funzioni negli ultimi dodici mesi. L’estrazione dei dati è complessa, ma per chi ama analisi “standard”, Connect Mobile è molto utile. Inoltre la connessione Bluetooth è piuttosto rapida e dipende dalla dimensione del file da trasferire. Ma almeno le attese per il collegamento si sono ridotte all’osso, rispetto a dodici mesi fa quando richiedeva molta pazienza da parte dell’utente.

Sul tapis roulant e indoor. L’F3, pensato dalla divisione Outdoor per correre all’aperto, può essere paradossalmente utilizzato anche in palestra sul tapis roulant. Disponendo di un accelerometro relativamente preciso, l’F3 ha un’applicazione “Corsa indoor” appositamente dedicata a correre sul tapis. Negli ultimi mesi, l’abbiamo provata almeno una decina di volte e verificato che il passo istantaneo è relativamente preciso, senza nemmeno doverlo calibrare. La precisione è dipendente dal vostro modo di correre e dal tipo di allenamento che intendete svolgere. Nel mio caso, sarà relativamente sottostimata, alla luce della mia cadenza più elevata rispetto a quella del podista “normale”. In generale comunque, la biomeccanica di corsa all’aperto è leggermente diversa rispetto a quella sul tapis e l’accelerometro dell’orologio calcolerà dati differenti, soprattutto se il movimento del braccio sarà simile ma non perfettamente uguale. Inoltre, allenamenti di qualità saranno meno precisi di quelli di corsa lenta e per esperienza personale la noia di una corsa lenta è di molto superiore sul tapis che all’aperto, quindi è probabile che a un certo punto la vostra mente vi obbligherà a schiacciare il tasto sul tapis per aumentare la velocità. Per ottenere una migliore precisione del passo di corsa visualizzato, suggeriamo d’utilizzare un footpod, che consente di ottenere una calibrazione alla velocità inizialmente prevista. Esistono software che aiutano la calibrazione, ma una procedura banale aiuta a stabilirne una buona approssimazione: correte lentamente per 10 km sul tapis, visualizzate la distanza sull’F3 e calcolate il rapporto tra la prima e la seconda grandezza. Questo numero, moltiplicato per cento rappresenta il fattore di calibrazione da inserire all’interno della configurazione del footpod. Prima di effettuare il test, assicuratevi però di aver attivato il footpod e di avere 100 come valore di default. Se al posto di corse lente, sul tapis siete soliti correre dei medi e in generale sedute di qualità, suggeriamo di basare il calcolo su tali sedute. È importante notare che la valutazione della calibrazione dipenderà anche dal tapis su cui state correndo: con l’esperienza, ho capito come aggiornare durante la corsa il fattore di calibrazione, ma state attenti a farlo durante l’allenamento: non ci assumiamo responsabilità di vostre eventuali cadute…

Garmin fenix 3Notifiche Smartwatch. Anche l’F3, come i recenti modelli Garmin, riceve dal cellulare le notifiche, che sono attivate tramite il collegamento Bluetooth sul telefono e sull’orologio. Il sistema funziona decisamente bene, il dubbio però è la sua utilità pratica, avendo uno schermo molto più piccolo di quello del cellulare. Nel caso in cui portiate il telefono in tasca durante la corsa, potreste però sfruttare le notifiche per visualizzare eventuali chiamate.
Infatti le notifiche non sono limitate soltanto ai messaggi, ma anche alle telefonate, che si possono tranquillamente accettare o rifiutare direttamente dall’orologio.

Garmin fenix 3Fenix 3 in italiano. La traduzione italiana è abbastanza precisa, ma il frequente aggiornamento delle funzioni in inglese fa sì che ci siano ancora mancate traduzioni. Per esempio, è stata recentemente introdotta una schermata di strumenti che consentono di visualizzare le statistiche dell’ultima corsa, che è ancora indicata come “Last run” anche se avete il testo in italiano. Inoltre, almeno nella versione di fabbrica, gli accenti non sono visualizzati correttamente e occorre scaricare un file sull’orologio per correggere l’errore, oppure collegarsi a Garmin Connect. Per entrambe le ragioni, suggeriamo di procedere con l’aggiornamento del file di traduzione in Italiano che correggerà gli errori e consentirà di mostrare gli accenti italiani nel modo corretto.

Aggiornamento dati. Quasi ogni mattina digito su Google “fenix 3 firmware beta”, e incredibilmente molto spesso mi trovo la pagina aggiornata con la nuova versione del software. A volte l’aggiornamento serve solo a “risolvere un potenziale problema che deriva dal fatto di aver salvato più di cento luoghi a noi vicini”, ma spesso si aggiungono nuove funzionalità importanti, per esempio le dinamiche di corsa “Generazione 2” e la “Performance Condition” sono state attivate pochi giorni dopo la release del 630, il “Suffer Score” Strava quasi allo stesso istante della release del 735. Per dare un’idea degli sviluppi, sono state rilasciate una trentina di beta in due mesi e da quando ho iniziato a scrivere quest’articolo ben quattro. Non passano mai più di dieci giorni tra un aggiornamento e il successivo. Per avere un termine di paragone, il Forerunner 630 e 920XT ne hanno avute l’80 percento in meno e l’ultimo aggiornamento risale a marzo. Una delle ragioni di questa differenza è che l’F3 è un oggetto molto più complesso dei suoi cugini. Alcune di queste release beta creano problemi, per esempio è successo che nuovi aggiornamenti influenzassero la gestione della batteria, ma tutto sommato le nuove funzionalità beta hanno aggiunto più di quanto abbiano causato come problemi. Inoltre, è sempre possibile ritornare sui propri passi perché alla release beta è associata la relativa versione stabile, e in pochi secondi si ritorna all’ovile. Infine, grazie a questi aggiornamenti, ho scoperto qualche mese fa dell’esistenza della specialità SwimRun.

FENIX 3 HR E ACCURATEZZA CARDIO

Abbiamo parlato in un articolo dettagliato delle caratteristiche e dell’accuratezza del sensore ottico cardio. Un paio di anni fa pensavamo che non sarebbe mai arrivato su un GPS di alto livello. Ma, vista la richiesta del mercato, pochi mesi dopo aver lanciato la prima versione senza sensore, Garmin ha introdotto un secondo modello, il fenix 3 HR. Che differenze ci sono tra i due modelli (HR e normale)? Fondamentalmente solo la presenza/assenza del sensore cardio. Tutto il resto è esattamente identico. Ma il lettore è accurato? La risposta è dipende. Sicuramente sulle corse lente sì, sugli allenamenti più intensi, di meno. Come ha mostrato uno studio di Valencell, leader della tecnologia cardio da polso, dipende anche dalla persona che indossa il cardio. La nostra pelle, la presenza di tatuaggi, l’irsutismo e la cadenza della corsa hanno tutte un impatto sulla precisione del cardio. Tutto adeguatamente dettagliato nell’articolo di cui sopra. Inoltre, chi vuole servirsi dei dati delle dinamiche di corsa avrà comunque bisogno della fascia, che con un accelerometro misurerà il vostro modo di correre. Si tenga però presente che il lettore cardio permetterà di valutare il vostro battito cardiaco 24/7, potrete sapere esattamente quale sia il battito minimo a riposo, visto che viene misurato anche di notte dormendo. E quindi? Il nostro consiglio è scegliere quello con la misurazione cardio, ma soltanto se pensate di non voler mettere la fascia o se volete misurare i battiti a riposo automaticamente. Notate che una vecchia fascia cardio Garmin HR-M, con l’omino, funziona perfettamente anche con il fenix.

CONCLUSIONE E APPROFONDIMENTI

Conclusione. Non avevo mai scritto una recensione così dettagliata, da tempo ormai mi rendo conto che le potenzialità del fenix 3 sono enormi. Non soltanto per chi pratica più di uno sport (ho smesso di giocare a Golf quando mi sono messo a dieta), ma anche per chi utilizza il fenix 3 soltanto e semplicemente per la corsa. Correre con l’F3 dà un senso di sicurezza, la possibilità di pianificare l’allenamento in maniera molto semplice, senza essere ingegneri, un controllo delle proprie performance durante la corsa e la verifica dettagliata dei propri risultati dopo aver corso. Ma soprattutto la sensazione è che possedendo un fenix 3 si stia utilizzando un “orologio vivo”, che cambia forma e sostanza ogni settimana. Da parecchio tempo mi sembra di vivere in un sogno, da cui purtroppo sarò destinato a risvegliarmi quando Garmin deciderà di abbandonare lo sviluppo per dedicarsi alla sua prossima creatura, il fenix 4, sviluppo sicuramente già in corso. In quel momento, probabilmente a fine 2016 o a metà 2017, come al nostro campione Marco De Gasperi mi si illumineranno gli occhi e forse scenderà una piccola lacrima. Per ora invece, mi diletto ancora a scoprire nuove funzioni, facendolo costantemente durante le mie corse mattutine.

Per approfondimenti. Di seguito, alleghiamo i collegamenti al sito per approfondire alcune tematiche discusse nella recensione:

Garmin Forerunner 630
La seconda vita del Foot Pod
Le dinamiche di corsa
L’HRV e la variabilità del battito cardiaco

Il Garmin fenix 3 è disponibile su Amazon e nei migliori negozi sportivi.

I diversi modelli. Il Garmin fenix 3 è disponibile su Amazon e nei migliori negozi sportivi. Qui sotto troverete i diversi modelli disponibili:

Garmin fenix 3 Silver smartwatch, versione base
Garmin fenix 3 Silver smartwatch con fascia cardio
Garmin fenix 3 HR smartwatch, versione base
Garmin fenix 3 HR Sapphire
Garmin fenix 3 Sapphire HR Performer Bundle
Garmin fenix 3 HR con cinturino in titanio




Bilancia Garmin Index: la recensione dettagliata

Garmin

Una bilancia Garmin può aiutare a correre più velocemente? probabilmente no. Ma il peso dell’atleta, negli sport come la corsa, è molto importante. Ha un grande impatto sulla prestazione, sul recupero e sulla prevenzione degli infortuni (qui l’articolo che ho scritto per ENDU qualche mese fa).
Anni fa lo monitoravo con una bilancia impedenziometrica costantemente, registrando ogni giorno il numero che appariva sul display pochi minuti dopo essermi alzato dal letto. Successivamente, sono passato a una sola “pesata” settimanale. Ora mi peso raramente, più per curiosità che altro. Preferisco affidarmi allo specchio, ai vestiti e alle “sensazioni” in corsa e in palestra. Ogni tanto monitoro la composizione corporea con una plicometria e/o una BIA. La prima (se eseguita da chi se ne intende…) permette una buona stima della percentuale di massa grassa, la seconda (intendo quella che si fa distesi, con il sensore sulla mano e sul piede) è più interessante per il monitoraggio dell’idratazione intra ed extra cellulare.
Del resto, ho una variabilità di peso molto alta, sia legata alle diverse stagioni (69-78 kg durante l’anno, ma forse anche di più…), sia al tipo di allenamento e di alimentazione (qui come mi comporto per la maratona): sono normalmente abituato a variazioni di tre o quattro chilogrammi nell’arco di sette giorni (la spiegazione è molto semplice: i circa 500 g di glicogeno legano un bel po’ di di acqua…)!

Per chi non si accontenta della “normale” bilancia, ecco che da qualche anno sono presenti sul mercato delle bilance 2.0, in grado cioè d’inviare su Internet e/o ai vari dispositivi collegati (smartphone, smartwatch ecc.) i dati registrati. “Massi” Milani ha provata per noi la migliore bilancia impedenziometrica. Ecco la sua opinione sulla Garmin Index Smart.

GARMIN INDEX SMART SCALE, LA BILANCIA 2.0

The EconomistSecondo il parere autorevole di mia moglie, sto diventando “pelle e ossa” (grafici più sotto per smentire la tesi), mentre la specie umana sta ingrassando sempre di più: i tassi di obesità sono aumentati del 214 per cento tra il 1950 e il 2000, più di una persona su due in Italia era obesa o in sovrappeso nel 2015. Inoltre nel mondo la percezione è che il problema dell’obesità sia minore rispetto alla realtà (tranne in Cina e India: il grafico dell’Economist è davvero molto chiaro). Per quel che mi riguarda, con i miei frequenti spostamenti, il mio obiettivo è mangiare bene senza esagerare, ma indubbiamente sono dimagrito negli ultimi anni. Per questioni legate al mio stile di vita, ho sempre analizzato il peso, prima con carta e penna, poi in Excel, ma dal 2009 mi sono affidato alle “nuove” tecnologie, grazie ai prodotti dell’allora startup Withings, da poche settimane venduta a Nokia, consentendomi di avere un trend per misurare l’evoluzione della mia massa grassa.

BPM e PesoDue anni fa mi sono pure divertito a preparare qualche grafico per confrontare il mio miglioramento cardio con quello del peso (per dettagli, consiglio la lettura dell’articolo sul sito di Enrico Vivian, un Grafico Lungo Quattro Anni). Non solo i podisti tecnologicamente evoluti ma in generale sempre più persone stanno passando a bilance impedenziometriche intelligenti, oramai ne esistono una pletora di varie marche, modelli e caratteristiche.

Contrariamente a quanto afferma mia moglie, non faccio parte della categoria opposta, non sono esattamente super-magro. O almeno pensavo così prima di testare la nuova bilancia Garmin, che negli anni scorsi non aveva una presenza in questo segmento di mercato, affidandosi invece alla partnership con Tanita, le uniche bilance dal collegamento ANT+. Ma da poche settimane l’azienda del Kansas ha introdotto la sua bilancia intelligente, Garmin Index Smart Scale.

BilanceNoi di TheRunningPitt.com abbiamo avuto la fortuna di provarla (anzi ne abbiamo provate due), e ora abbiamo una visione chiara delle possibilità offerte dallo strumento, anche grazie al confronto con altri modelli. Come disclaimer, non abbiamo ricevuto e non siamo interessati a ricevere alcun compenso per questa recensione. Pur essendo soltanto podisti amatori evoluti, le nostre conoscenze analitiche ci aiutano a diffondere in maniera semplice le nuove tecnologie, uno dei principali obiettivi del sito, oltre a permettere ai podisti di tutti i livelli di correre meglio.

Garmin Index Smart, una bilancia intelligente

Vale la pena acquistare una bilancia intelligente? Quali metriche consigliamo di tenere sotto controllo? Come e quando misurare il proprio peso? Quali dati sono importanti per il podista? E’ affidabile la misurazione della massa grassa? Se avete già una bilancia, è davvero intelligente passare a quella Garmin? Ancora più importante: la bilancia Garmin Smart vale davvero il prezzo a cui è venduta, anche rispetto alle altre presenti sul mercato? E i prezzi delle bilance impedenziometriche sono diminuiti? La recensione qui sotto ha proprio l’obiettivo di rispondere a queste domande, ma non affronterà invece la questione più importante, ossia come mangiare per perdere, per esempio, l’un percento di massa grassa. Rimandiamo ai bellissimi articoli di Gianmarco sull’alimentazione per approfondimenti, ricordando anche i libri indicati nella bibliografia. Se dovessi suggerirne uno e uno solo, consiglierei quello del dott. Ongaro “Mangia che ti passa”, semplice, chiaro, lineare e pieno di consigli utili anche per noi podisti.

Massa grassaL’importante è misurare. Per raggiungere un obiettivo, qualunque esso sia, quantificarlo e misurarne l’evoluzione risulta fondamentale. Per il peso, avere a disposizione dati storici aiuta a capire l’effetto del proprio comportamento alimentare. Inoltre per il podista che corre lunghe distanze, la sua performance è influenzata anche dal peso: il VO2max è misurato come volume d’ossigeno consumato per chilogrammo di peso al minuto (ml/kg/min). Nel passato annotare il peso era abbastanza comune ma ora una bilancia intelligente lo fa per noi, trasmettendo i dati rilevati a siti che salvano dati e tipicamente creano cruscotti informativi per consentire di valutare tendenze a breve, medio e lungo termine.

Garmin Index, una sintesi efficace del marketing

MetricheUna sintesi efficace. L’ufficio Marketing ha fatto davvero un buon lavoro sintetizzando in poche righe le caratteristiche della bilancia Garmin. Secondo i documenti di Marketing, “Garmin Index Smart è la nuova bilancia impedenziometrica connessa di Garmin. Oltre al peso, Garmin Index Smart rileva la composizione corporea e identifica la percentuale di massa grassa (Body Fat %), la percentuale di acqua (Body Water %), il peso della massa muscolare (Muscle Mass) e della massa ossea (Bone Mass). Grazie a queste informazioni, Garmin Index Smart calcola l’indice di massa corporea (BMI). Tutti i dati rilevati da Garmin Index Smart possono essere caricati automaticamente sul profilo personale di Garmin Connect via Wi-Fi (utilizzabile solo con router WPS) o via Bluetooth utilizzando uno smartphone compatibile e l’App gratuita Garmin Connect Mobile. Infine, Garmin Index Smart identifica autonomamente diversi utenti, sulla base dei dati precedentemente rilevati, per associare automaticamente le misurazioni a ciascun profilo di Garmin Connect. Questa caratteristica unica consente di utilizzare la bilancia in famiglia o all’interno di un gruppo di allenamento.”

FronteRetroApriamo la scatola. Confezione verde, o blu, la scatola si presenta in maniera molto attraente, la parte anteriore sintetizza semplicemente le sei differenti metriche che sono misurate, con la foto della bilancia Index, disponibile in bianco o nero, mentre quella posteriore ne descrive le principali caratteristiche, oltre a illustrare alcune delle principali immagini di Garmin Connect. Una volta aperta la scatola, la nostra bilancia si trova avvolta in una confezione di plastica, ed è accompagnata da un piccolo manuale cartaceo assolutamente inutile, ma sempre apprezzato da chi utilizza strumenti tecnologici.

BiancaNeraPulsantiSono necessarie quattro pile AA, che nella nostra esperienza dureranno circa un anno, pesandovi una volta al giorno.

Bilancia Garmin istruzioni

Setup. La configurazione iniziale richiede pochi secondi, non è nemmeno necessario dotarsi di telefono, basta schiacciare il tasto WPS sul modem Wi-Fi per permettere un riconoscimento immediato. Chiaramente anche l’alternativa del telefono è possibile, ma in tal caso dovreste poi digitare la password del vostro Wi-Fi, cosa assolutamente non necessaria con la prima opzione. A volte essere pigri o smemorati aguzza l’ingegno! Una terza alternativa è il collegamento via computer con una chiavetta ANT+, assumendo che abbiate ancora il vecchio 310XT o equivalente. Per ognuna delle tre opzioni, serve chiaramente l’accesso al sito Garmin Connect per configurare i dati iniziali e per “farsi riconoscere” dalla bilancia, riconoscimento che avviene partendo dal peso iniziale suggerito. La configurazione può avvenire dal telefono (iOS, Android o Windows Mobile) oppure dal computer. Connect vi chiederà di definire un nome, una sigla, che sarà poi visualizzata sulla bilancia per permettere l’utilizzo a più persone. Il sistema vi domanderà anche i dati personali, che servono per il calcolo delle metriche supplementari. Molto probabilmente queste informazioni sono già presenti sul vostro profilo, assumendo che possediate almeno un GPS Garmin. Dopo averla configurata, mi sono reso conto di aver un po’ esagerato con gli acquisti di orologi negli ultimi due anni. Purtroppo Connect Mobile ha un limite di connessione a due dispositivi Bluetooth in contemporanea, ad ogni modo troverete su Connect come strumento supplementare anche la vostra nuovissima bilancia.

PulsantiTrasmissione dati. Non lasciatevi ingannare dall’apparenza, e dai simboli nella parte posteriore della bilancia, il trasferimento dati avviene soltanto via Wi-Fi, peraltro il miglior metodo. Una volta configurata, il trasferimento dati è immediato e rapidissimo. Le altre opzioni, Bluetooth Smart e ANT+ servono solamente per la configurazione iniziale, rispettivamente via telefono e computer. Senza una rete Wi-Fi, la bilancia è inutilizzabile…. a parte per misurare il vostro peso. NO Wi-Fi, NO party! L’unica sua vera limitazione è la possibilità di configurare una rete Wi-Fi alla volta. Una volta aggiornata la rete, per esempio nel caso vogliate portarla in vacanza, occorre riconfigurarla nuovamente. Ma dopo i fatidici sessanta secondi di configurazione, sarete in grado di visualizzare i vostri dati, in particolare le sei metriche.

SiglaMetriche di misurazione. Salendo sulla bilancia Garmin, quest’ultima si accenderà mostrando il vostro peso che lampeggerà sullo schermo. Prima di visualizzare le altre misure, la bilancia cercherà di stabilire la vostra identità (configurata precedentemente). Gestendo sedici utenti contemporaneamente, è necessario infatti che la pesa stabilisca chi si sta pesando. Non utilizzerà strumenti di riconoscimento podometrico, ma semplicemente il peso: nel caso la differenza tra due membri della famiglia fosse minima, occorrerà scegliere sulla bilancia la sigla corretta. Una volta stabilita l’identità, Garmin Index Smart mostrerà in sequenza: la percentuale di massa grassa, la percentuale di acqua nel corpo, il peso della massa muscolare, quello della massa ossea e l’indice di massa corporea. Contrariamente a quanto scritto dal Marketing, l’ultima misura si ottiene semplicemente utilizzando peso e altezza, non c’è veramente bisogno di una bilancia intelligente per calcolarla. Tra le diverse metriche, la percentuale di acqua nel corpo è molto interessante, soprattutto durante il periodo estivo. Chiaramente la disidratazione dipende tra le altre cose dalla temperatura e dalla durata dell’allenamento e Garmin aiuta a calcolarla in maniera empirica. Per dettagli teorici, suggeriamo di leggere Jack Daniels.

Quando misurare? Non vorrei deludere chi si pesa prima e dopo l’allenamento, ma attualmente la Index Smart consente di salvare una sola misurazione al giorno, a meno di aggiungere una seconda identità virtuale su Connect. Questa mancata funzionalità sarà sicuramente corretta via software nei prossimi mesi, per ora la bilancia sovrascrive il dato precedente. In ogni caso, il miglior modo di utilizzare la bilancia è di pesarsi al mattino, più o meno nelle stesse condizioni. Nel mio caso lo faccio sempre appena sveglio, prima dell’allenamento, ma solamente se mi trovo a casa. In viaggio per ora rinuncio: le bilance intelligenti non sono ancora presenti negli hotel che frequento. Ma sono sicuro che tra cinque anni la situazione cambierà.

Ultimi 4 mesiMassa grassaMassa grassaDatiPesoAccuratezza delle misurazioni. Uno degli aspetti più affascinanti è quello di confrontare la misurazione rispetto ad altre bilance. Sul peso, nessun dubbio: la variazione tra modelli è irrisoria. Mentre sulle altre metriche si potrebbe aprire una parentesi lunghissima, ci limiteremo a discutere soltanto della massa grassa. Ogni bilancia ha il suo metodo di valutazione. Tutte usano l’impedenza bioelettrica (BIA), ossia inviano una corrente elettrica a bassa intensità sui piedi. Poiché la corrente si muove più rapidamente attraverso acqua e muscoli, rispetto alle ossa e alla massa grassa, con una formula matematica si riesce a stabilire una stima del grasso corporeo. Ma la formula varia tra produttori (influenzata anche da età e altezza del soggetto). Non essendo un metodo “perfetto” e usando un algoritmo “variabile”, meglio prendere i dati con le pinze, e soprattutto valutarne l’evoluzione. Per una valutazione più accurata servirebbe una “Mineralometria ossea computerizzata” (DXA in inglese, MOC in Italiano).

DispositiviEsportazione dati. Resto convinto che la possibilità di esportare dati sia fondamentale, siccome non ho trovato ancora un sito dal reporting perfetto, ho sempre bisogno per le mie analisi di valutare nuove relazioni. Peraltro è risaputo che l’esportazione dati su Garmin Connect non è la sua migliore caratteristica: provate a calcolare quanto ci mettete ad estrarre la sintesi degli allenamenti dell’ultimo anno, con la limitazione di venti estrazioni per pagina? Sulla bilancia, Garmin non ha attivato l’esportazione dati, a differenza di Withings, Polar o Fitbit. Come potrei calcolare che la mia massa grassa è diminuita del 35 percento in sei anni senza esportare i dati? A onor del vero, il sistema di reporting Garmin è relativamente ben fatto, ma correlare le differenti metriche in maniera diversa non sarebbe una brutta idea. Invece, la sincronizzazione con il GPS funziona benissimo, non soltanto con il nuovissimo fenix 3, ma anche con il glorioso 310XT. Tutti gli orologi riceveranno il peso aggiornato dalla bilancia, una volta sincronizzato con Garmin Express, permettendo un miglior calcolo delle calorie consumate (ovviamente la variazione sarà minima). Ma dopo aver letto il libro “Perché si diventa grassi (e come fare per evitarlo)”, non misuro più le calorie, quindi non guardo quei dati.

Bilancia Garmin, la nostra opinione

FitnessUn ecosistema. Senza dubbio la bilancia Garmin Index Smart Scale funziona bene, allo stesso livello delle migliori concorrenti, per ora manca di alcune funzionalità, ma solo a livello software. Sono anche state attivate metriche che non sono disponibili su altre bilance Wi-Fi. Il risultato del calcolo della massa grassa è un po’ sottostimato, ma sembra sarà corretto nei mesi prossimi. Il vero vantaggio dell’acquisto della bilancia Garmin Smart è comunque un altro. A utenti evoluti l’idea di consolidare il monitoraggio della propria forma attraverso un solo strumento è affascinante: gli allenamenti, il sonno e in generale tutte le attività fisiche sono disponibili in una singola applicazione. Con la bilancia Garmin si chiude il “cerchio” della misurazione dello stato di forma dell’atleta. Una volta restituite le bilance, farò davvero un pensierino all’acquisto. E voi?

Per approfondimenti

Di seguito alleghiamo alcuni link per approfondire vari argomenti descritti nell’articolo.

Articolo sull’importanza del peso nella corsa su Endu
La recensione delle migliori bilance impedenziometriche, con la descrizione di quelle compatibili con Garmin Connect
– Articolo su un possibile modo di allenamento e di alimentazione per la maratona
– Libro del dottor Ongaro, Mangia che ti passa.
– Libro Perché si diventa grassi (e come fare per evitarlo)

La Bilancia Index Smart è disponibile su Amazon e nei migliori negozi sportivi.




Dinamiche di corsa Garmin seconda parte… “Vendetta”!

Revenge

RevengeQuasi settanta commenti in una settimana… l’articolo di sette giorni fa (qui) ha sollevato un bel po’ di questioni! Se non lo sapete, “Massi” non lascia mai nulla al caso, quindi ecco pronta la seconda parte, per spiegare meglio il suo punto di vista a chi non ha avuto la pazienza di leggere tutto o… a chi non ha capito granché di quello che ha letto!
Articolo comunque molto interessante anche per chi della prima parte ha capito tutto o quasi, soprattutto per quanto riguarda i grafici: quattro atleti diversi, quattro allenamenti con variazioni di velocità… stesse conclusioni per tutti? Non proprio: a ognuno il SUO modo di correre, con le dinamiche che variano in maniera non uniforme al variare della velocità… ma non anticipo altro!

Un detto risaputo è che le analisi mediche si possono suddividere in due gruppi, con il cinquanta percento degli studi che presenta conclusioni errate. Purtroppo al momento della pubblicazione non si arriva a determinare a quale categoria lo studio appartiene. Ma anche in altre discipline la situazione non è così diversa. Per esempio, partendo da un’analisi empirica, il giornalista Dubner e l’economista dell’università di Chicago Levitt hanno sviluppato un’ipotesi secondo cui la legalizzazione dell’aborto ha costituito quasi il cinquanta percento della diminuzione del crimine negli anni Novanta in America. Il loro libro, Freakonomics, il calcolo dell’incalcolabile, acclamato o criticato nella sua uscita del 2005, è tuttavia una delle migliori letture per capire come analizzare i dati in maniera intellettualmente “pura”, per non affidarsi in maniera cieca a tradizioni antiquate e in generale per risvegliare la nostra mente. Ma sulla loro analisi della relazione aborto-criminalità, si potrebbe dissentire con gli studiosi e non soltanto per questioni etiche.

IL LETTORE HA SEMPRE RAGIONE
Anche l’articolo di settimana scorsa ha aperto tanti punti di discussione, sfortunatamente non è stato letto da quattro milioni di persone come il libro a cui spesso mi inspiro nel ragionamento, ma ha egualmente sollevato evidenti critiche. Giustamente i lettori hanno sempre ragione. La cosa che li ha sorpresi è stata l’impressione della mia opinione negativa sulle dinamiche di corsa Garmin. In realtà, proprio come per la storia della legalizzazione dell’aborto, non è esattamente così. Per semplificare l’articolo ed evitare mal di testa a chi non ha avuto la voglia di leggerlo completamente o il tempo di aprire i grafici preparati con cura e passione, ne riassumo i quattro punti chiave. Sintetizzando il mio pensiero…
1) le dinamiche di corsa sono fortemente correlate tra di loro,
2) controllarle durante la corsa non è particolarmente utile,
3) esistono tecniche per migliorare la propria meccanica di corsa, ma ci vogliono parecchi mesi per ottenere risultati tangibili,
4) migliorando la meccanica di corsa, c’è un effetto positivo contemporaneamente sulla velocità E sulle dinamiche stesse.
I più attenti hanno desunto dall’articolo che io non amassi particolarmente tali metriche, ma in realtà come per tutti i dati bisogna avere una sensibilità che si acquisisce con anni di studi, conoscenze statistiche ed esperienza pratica sull’argomento trattato. E purtroppo non è proprio così ovvio essere sempre aggiornati sugli ultimi studi tecnologici, né avere conoscenze statistiche tali da poter capire le metodologie discusse. Siamo tutti a nostro modo inadeguati!

Ma una cosa è certa: i dati che Garmin presenta al podista evoluto servono in estrema sintesi a valutare la stiffness, il cui miglioramento permette di diminuire il costo energetico della corsa, e di aumentare la propria velocità, ceteris paribus. Il vero problema è che il suo miglioramento non è così immediato, né semplice. E in quest’ottica, lascerò al neo Istruttore FIDAL Gianmarco la parola per spiegare come migliorare le dinamiche con esercizi dedicati. Per approfondimenti, suggerisco di leggere The Science of Running di Steve Magness.

LA VELOCITÀ
In quest’articolo mi focalizzerò invece a spiegare in maniera pratica il concetto di correlazione tra le diverse metriche, in particolare il rapporto tra la velocità e le altre dinamiche di corsa. E’ proprio vero che le principali metriche sono connesse tra di loro? Quali relazioni esistono? Sono relazioni universali oppure dipendono dai podisti? Lo leggerete nei prossimi paragrafi, grazie ad alcuni amici che hanno fornito i loro dati, gambe e cuore per le analisi del caso e firmato l’autorizzazione a diffondere tali dati.
I quattro volontari. Oltre al sottoscritto e al fondatore del sito, abbiamo chiesto a due “volontari” di fornirci i tracciati Garmin (formato “.fit”) per rispondere a diverse domande sul rapporto che le metriche hanno con la velocità di corsa. Massimo Giacopuzzi (puntini verdi nel grafico), grande campione di triathlon e maratoneta da 2h40′, Alberto Santomauro (puntini grigi) amatore della mezza maratona, alla perenne ricerca dell’1h20′, Gianmarco (puntini rossi) e il sottoscritto (puntini blu, da vero The Economist) hanno corso virtualmente insieme in pista, in strada e sul tapis roulant per testare con i Garmin Forerunner 630, fenix 3 e Forerunner 920xt le diverse relazioni delle dinamiche con la velocità. La mia opinione sui dati è che restano di proprietà di chi li ha forniti, (giustamente) non è possibile estrarre nessun file da Garmin Connect senza il consenso del podista. Per evitare incomprensioni, mostreremo soltanto alcune relazioni senza fornire il dettaglio degli allenamenti. Sebbene la struttura delle corse fosse diversa, ogni allenamento aveva la comune caratteristica di essere intenso e alternato. Il nostro sistema R ha automaticamente separato la parte intensa da quella più lenta.
La velocità. Se state leggendo questo blog, è abbastanza probabile che stiate cercando d’acquisire conoscenze per migliorare la vostra velocità in gara. Per approfondirle, riteniamo che sia meglio leggere libri specializzati sull’argomento. Per i neofiti suggeriamo Voglio Correre (miglior rapporto qualità/prezzo) dello scomparso Enrico Arcelli, mentre per gli esperti consigliamo il libro di Luciano Pappa, con tabelle chiare e precise per migliorare la velocità.

Ma quale relazione esistono tra dinamiche e velocità?

LA VELOCITÀ E LE DINAMICHE DI CORSA

Rapporto velocità e cadenza "Massi"Rapporto velocità e cadenza GianmarcoRapporto velocità e cadenza MassimoRapporto velocità e cadenza AlbertoVelocità e cadenza.
La prima relazione è conosciuta da tanti anni e parte da una domanda molto intuitiva: avete mai provato a correre a 6′ al km in 190 passi al minuto oppure a 3′ al km in 160 passi? E in effetti, per tutti e quattro gli amatori, la relazione è la stessa: in media la cadenza aumenta del 1,6% alla crescita dell’1% della velocità.

 

 

Rapporto velocità e tempo di contatto "Massi"Rapporto velocità e tempo di contatto GianmarcoRapporto velocità e tempo di contatto MassimoRapporto velocità e tempo di contatto AlbertoVelocità e tempo di contatto al suolo.
Come scritto nel precedente articolo, maggiore è il tempo di contatto al suolo, minore è la velocità. Questa relazione si è rivelata precisa per tutti e quattro i podisti.

 

 

Rapporto velocità e oscillazione verticale "Massi"Rapporto velocità e oscillazione verticale GianmarcoRapporto velocità e oscillazione verticale MassimoRapporto velocità e oscillazione verticale AlbertoVelocità e oscillazione verticale.
Su questa coppia di metriche, la relazione non è chiarissima: per il sottoscritto, all’aumentare dell’una, diminuisce l’altra, mentre per Gianmarco la relazione è diversa! E in effetti nell’articolo, questa relazione è stata messa in discussione nei commenti, concetto da approfondire…

 

 

Rapporto velocità e lunghezza del passo "Massi"Rapporto velocità e lunghezza del passo GianmarcoRapporto velocità e lunghezza del passo MassimoRapporto velocità e lunghezza del passo AlbertoVelocità e lunghezza del passo.
Mia nonna che non ha studiato statistica direbbe che la lunghezza del passo banalmente dipende… dall’altezza del podista! Ma a parità d’altezza, l’evidenza empirica suggerisce che la velocità aumenta all’aumento del passo. La relazione è davvero chiara e precisa.

 

 

Rapporto velocità e bilanciamento "Massi"Rapporto velocità e bilanciamento GianmarcoRapporto velocità e bilanciamento MassimoRapporto velocità e bilanciamento AlbertoVelocità e bilanciamento sinistra/destra.
Qui l’evidenza empirica non è chiara, intuitivamente c’è una relazione molto più forte tra tipologia di percorso (con curve, cambi di direzione) e bilanciamento. Purtroppo nel confronto virtuale non abbiamo rispettato condizioni simili. Dai diversi grafici emerge che il bilanciamento non sia correlato alla velocità per alcuni, mentre sia dipendente dalla stessa per altri. Argomento decisamente affascinante e da approfondire.

 

Rapporto velocità e battiti "Massi"Rapporto velocità e battiti GianmarcoRapporto velocità e battiti MassimoRapporto velocità e battiti AlbertoVelocità e battiti cardiaci.
Per controllare di non aver fatto errori di calcolo, abbiamo correlato battiti e velocità e per tutti e quattro i podisti la relazione è linearmente positiva. Con la prova del nove, siamo sollevati che il modello di calcolo sia corretto: estrarre tutti questi dati non è stato un gioco da ragazzi. Perdonateci gli eventuali errori. E qui si apre un’ulteriore parentesi: con i “big data” si possono realizzare analisi altrimenti impossibili nel passato. Un possibile campo di analisi potrebbe essere quello delle valutazioni cardiache tra i diversi podisti italiani. Ne parleremo con calma, partendo dai dati, non da posizioni teoriche.

CONCLUSIONE
Dopo diversi anni dallo studio di Levitt, ulteriori evidenze hanno mostrato che in realtà la maggior parte di donne che hanno scelto l’aborto negli anni Settanta fossero di classe media, avendo a disposizione maggiori risorse per abortire. L’utilizzo del numero totale di arresti al posto di un riferimento percentuale ha falsificato l’analisi: correggendo l’errore si è evidenziato che ci fosse una relazione positiva sul crimine. Come concluse all’epoca The Economist: “Essere politicamente scorretti è una cosa, essere semplicemente errati sicuramente un’altra”.

Sulle dinamiche di corsa non vogliamo convincervi di aver stabilito relazioni precise, anche perché per ora non abbiamo avuto il tempo per fare un’analisi su mille podisti. Ma è poco probabile che le nostre analisi siano “semplicemente errate”. E sicuramente non sono “politicamente scorrette”, non fa parte dello stile della casa.

Dinamiche di corsa Garmin

Garmin Forerunner

Nella recensione del Garmin Forerunner 630 avevo promesso un articolo dettagliato di “Massi” sulle dinamiche di corsa Garmin, con diverse considerazioni basate principalmente sulla statistica, più che sulla teoria. Anche stavolta preferisco non rovinarvi la sorpresa, quindi non anticipo nulla, limitandomi ad aggiungere un paio di considerazioni alla fine.
E non spaventatevi per i (fantastici!) grafici: del resto, sono cose da mettere in conto se un appassionato statistico ha a disposizione due anni di dati relativi alle dinamiche di corsa… :-D

Dinamiche di corsa avanzate Garmin: una recensione statistica

Garmin ForerunnerSenza ombra di dubbio il 2016, l’anno cinese della Scimmia, si è aperto con grosse novità a livello podistico. Nel 2013, con l’uscita del modello Forerunner 620, Garmin ha introdotto sul mercato le cosiddette Dinamiche di corsa. Ma soltanto da pochi mesi è stata attivata la seconda generazione di tali metriche che, almeno sulla base dei messaggi di marketing dell’azienda del Kansas, dovrebbero aiutare noi podisti a correre meglio. Molti di noi a Natale 2015 hanno cambiato il loro GPS passando al Garmin Forerunner 630 con la speranza di ottenere nuove informazioni utili per correre più velocemente.
Ma è proprio così? Quali sono queste dinamiche di corsa? A cosa servono? Sono davvero utili? Quali metriche sono oggetti per “statistici mancati” e quali servono davvero? Quali orologi GPS dispongono delle dinamiche di corsa? La lunghezza della falcata, il tempo di contatto con il suolo e il bilanciamento dei piedi aiutano davvero a capire come correre meglio? E soprattutto, vale la pena spendere il 40% in più per un GPS che fornisce un numero di statistiche dalla difficile estrazione, analisi e interpretazione? Infine, cosa consigliate come suggerimento per correre senza infortuni, più velocemente e meglio?

Sono oramai quasi due anni che studio i miei dati delle “dinamiche di corsa”, ma come un piccolo pastorello ho potuto estrarli per un’analisi più precisa solamente in questo trimestre, grazie a un software open source, pensato originariamente per il ciclismo. In effetti, molto probabilmente per pubblicizzare l’utilizzo di Garmin Connect, Garmin ha diffuso il segreto di Fátima a pochi adepti (qui le specifiche tecniche), non permettendo ad aziende concorrenti di offrire accessori compatibili (la fascia HRM-Run trasmette con “private Ant”, non con la più diffusa versione Ant+). A tutt’oggi nemmeno i principali software di podismo hanno trasferito i dati della “Generazione 2”, neanche i più innovativi.
Si noti che in Aprile 2017 l’associazione Ant+ capitanata da Garmin Running ha aperto il sistema delle dinamiche di corsa ai principali concorrenti dell’azienda del Kansas: Wahoo, Runscribe, Stryd e gli altri attori del mercato potranno vedere tutte le dinamiche trasferite su Garmin Connect.

Dinamiche di corsa avanzate Garmin

Fino a due anni fa tutto era molto semplice: noi podisti guardavamo semplicemente il passo di corsa al chilometro, medio, istantaneo, qualcuno il cardio, ma nulla più. Poi con l’avvento della nuova fascia Garmin HRM-Run, (riconoscibile “dall’omino che corre” sul ricevitore) le cose sono decisamente cambiate. Rispetto a una fascia Garmin tradizionale (senza “omino”), quest’ultima contiene un accelerometro, in grado di misurare il movimento verticale durante la corsa. Nulla di innovativo, visto che l’accelerometro è presente anche negli smartphone, negli activity tracker, nei footpod, e in moltissimi altri strumenti come le console dei giochi elettronici. La vera novità della fascia però è che Garmin ha collegato l’accelerometro ai suoi orologi principali e sono state attivate, a due ondate, sei nuove metriche, con l’obiettivo di aiutare il podista medio “ad allenarsi meglio”. Secondo i documenti di marketing “l’accelerometro misura il rimbalzo del busto consentendo di capire nella fase aerea quanta energia viene dispersa verso l’alto invece che in avanti”. A partire dal 620, le schermate Garmin hanno visto nuovi dati (“Generation 1”) come la cadenza, il tempo di contatto con il suolo e l’oscillazione verticale. Solo gli ultimi due erano veramente nuovi, visto che ovviamente il foot pod era una tecnologia già disponibile per il calcolo della cadenza e ancora oggi è una sua sorgente alternativa di misurazione. Inoltre, con l’uscita del Garmin 630 a Novembre, sono state rese disponibili le dinamiche di corsa avanzate (“Generation 2”) che includono il bilanciamento del tempo di contatto con il suolo, la lunghezza del passo e il rapporto tra oscillazione verticale del busto e ampiezza della falcata. Di seguito cerchiamo di spiegarne brevemente l’utilità, ma prima le risposte alle quattro domande più frequenti (se ne avete altre, vi risponderemo nei commenti):

Domande frequenti sulle dinamiche di corsa

Quali orologi devo possedere per analizzare le dinamiche di corsa? Serve uno degli orologi premium di Garmin (Forerunner 620, che dispone solo della prima generazione, Forerunner 630, fenix 3 e Forerunner 920xt), gli altri non sono abilitati. La lista degli orologi Garmin Running premium completa è alla fine dell’articolo.
Serve la fascia cardio? Fino al 2016 la risposta era sì: la fascia era l’unico modo di misurare le dinamiche da corsa: non solo quella Garmin HRM-Run, ma anche in alternativa quella da triathlon o da nuoto (ricordarsi di verificare la presenza “dell’omino che corre”). A partire dal 2017, abbiamo recensito e testato in sintesi il RD Pod e le nuove Dinamiche di corsa del fenix 5 e trovato che le dinamiche di corsa siano sostanzialmente equivalenti a quelle della fascia.
Ma i dati sono davvero “corretti”? Un test con Kinovea e l’iPhone 6S non ho ancora avuto l’occasione di farlo, ma la sensazione è che tutte le metriche siano abbastanza accurate e precise.
Dopo aver confrontato i dati con Stryd, Wahoo e Runscribe, il dubbio è che sia molto difficile valutare la precisione al millisecondo di queste metriche, ma in sintesi pensiamo che il dato sia corretto.
Sono state introdotte nuove funzionalità nel 2017 con il lancio dei nuovi orologi Garmin Running? Ovviamente anche i nuovi orologi premium Garmin running lanciati nel 2016-2017 hanno le funzionalità delle dinamiche di corsa, non ne sono state introdotte nuove, ma sia il Garmin Forerunner 735, sia il Garmin Forerunner 935, sia il Garmin fenix 5 dispongono di queste funzioni.

Cadenza media di corsa


La cadenza. La cadenza è semplicemente il numero di passi al minuto. Solitamente la cadenza è espressa in pam. Ci sono attualmente tre modalità per determinare tale metrica: tramite footpod, con l’accelerometro della fascia o con quello dell’orologio. Abbiamo già parlato abbondantemente del footpod Garmin, raccontandone la sua seconda vita. Rispetto alle altre due modalità, è leggermente più preciso, ma la variazione non è significativa. L’unico interesse di usare il footpod è sul tapis roulant (solamente perché a parità di cadenza, il footpod è l’unico che consente una calibrazione corretta), oltre ovviamente in strada, ma solo per migliorare la visualizzazione della velocità istantanea. Ora però la situazione è cambiata, anche Stryd consente di calcolare e visualizzare correttamente la cadenza, assumendo di avere un orologio Garmin Running di ultima generazione. Storicamente la cadenza era misurata su un singolo piede, ma dal 2013 ne è cambiata la rappresentazione: Garmin ha introdotto il calcolo di entrambi i piedi. Detto semplicemente, per un podista che corre a 85 passi (di una gamba) al minuto, la visualizzazione sarà di 170 pam (sulle due gambe). E’ stato anche introdotto nella base dati un campo supplementare per evitare arrotondamenti.
Aumento della cadenza negli anniÈ utile analizzare la cadenza? Qui rispondo in maniera molto chiara: “sì” (leggi sotto). Si sono scritti fiumi di parole sulla cadenza ottimale in corsa, di fatto non esiste una regola precisa per stabilirla. Ricerche cliniche hanno però suggerito che l’aumento della cadenza del 5-10% può ridurre il carico in corrispondenza delle articolazioni del ginocchio e dell’anca. Se la cadenza è inferiore a 180 passi al minuto, potreste ridurre i rischi d’infortunio, lavorando sul suo aumento. Di fatto monitorare il numero di passi al minuto potrebbe dare un’indicazione sul vostro modo di correre. Nel passato abbiamo svolto un’analisi statistica sugli utenti Strava, mostrando che la media dei podisti italiani fosse di 162 pam, e che soltanto il 20% corresse sopra i 180 pam.
Nel mio caso la mia cadenza media, a parità di velocità, è aumentata del 3,5% tra il 2010 e il 2013 e di un ulteriore 1% tra il 2013 e il 2016. Dal grafico si noterà che le misurazioni sono diventate molto più precise con il tempo. Come ho fatto ad aumentare la cadenza? Ovviamente ci sono tanti modi, il mio libro preferito sull’argomento è Chi Running, ma il vostro “coach” vi saprà consigliare a dovere.

Se non concordate con la conclusione dello studio, l’unico modo di convincervi è affermare che il calcolo della cadenza è quantomeno utile per il vostro cervello. Al posto di esercitarvi con il Sudoku, vi consiglio il seguente allenamento mentale: misurate quanti secondi ci vogliono per compiere 30 passi con il piede sinistro, dividete 3.600 per il numero ottenuto e otterrete cosi una stima approssimativa della vostra cadenza. Nel mio caso, circa 19 secondi mi porterebbero a una cadenza di circa 189 passi al minuto. In gara cerco di correre 30 passi ogni 18 secondi, ma non sempre ci riesco. In sintesi, analizzare la cadenza media di corsa è importante per capire come state correndo. Per aumentare la cadenza di corsa dal punto di vista tecnologico esiste la possibilità con gli orologi Garmin running evoluti di utilizzare la funzione metronomo. Impostando una cadenza media pam, sentirete un suono che vi potrà consentire di correre ad un passo preciso.

Tempo di contatto al suolo


Per essere abbastanza concreti, nei prossimi paragrafi analizzeremo le dinamiche di corsa basandoci sui dati della Maratonina di Pieve del 2016, che Gianmarco ha corso a 3’33” al chilometro di media. Le prime metriche di generazione di corsa sono sostanzialmente due, il tempo di contatto al suolo e l’oscillazione verticale.

Rapporto tra cadenza e tempo di contatto al suoloIn primis, il tempo di contatto con il suolo. Questa metrica calcola quanto tempo (in millisecondi) il vostro piede spende al suolo. Chiaramente questa misura è influenzata significativamente dalla velocità a cui si corre, intuitivamente si tenderà a stare a terra per più tempo, se la corsa sarà più lenta. Come spiegato nel libro Running Revolution, il tempo di contatto con il suolo dipenda anche dalla modalità di appoggio del piede al suolo, i tallonatori tenderanno a stare più tempo a contatto con il suolo proprio per questioni legati alla biomeccanica di corsa. Secondo Romanov, si potrebbe ridurre di circa 50 millisecondi appoggiando con l’avampiede.
È utile analizzare il contatto con il suolo? In questo caso la risposta è probabilmente “no”, non tanto perché non dia indicazioni utili, ma per il fatto che 1) è direttamente correlata alla velocità 2) migliorando la tecnica di corsa, si migliora sia la velocità, sia si riduce il tempo di contatto al suolo. Qualcuno potrebbe obiettare “Ma il contatto con il suolo è inversamente correlato alla cadenza”: se una è alta, l’altro per definizione è basso. Se così fosse (logicamente è vero), allora ci sarebbe una ragione in più per pensare che non sia un dato (aggiuntivo) molto utile da analizzare: basterebbe controllare la cadenza. Elaborando il dato dell’ideatore del sito, sembra proprio che la teoria sia corretta (Che strano? Ogni tanto la statistica serve a qualcosa…).

Oscillazione verticale corsa

Oscillazione verticaleLa seconda metrica, l’Oscillazione verticale (OV) è più interessante. Essa misura in centimetri la vostra capacità di “rimbalzare” verticalmente a ogni passo. L’idea di fondo è davvero stimolante: maggiore sarà l’energia impiegata verticalmente, minore sarà quella utilizzata per andare avanti. Anche in questo caso, l’Oscillazione verticale è influenzata dalla vostra velocità di corsa, sebbene con una minore variabilità: si veda il grafico per dettagli. Pensate a cosa può fare il marketing: un podista che corre la maratona in 3 ore, a 180 passi al minuto, farà 32 mila 400 passi, e a ogni passo potrebbe risparmiare energia! La questione è come…
È utile analizzare l’oscillazione verticale? Anche in questo caso la mia risposta è “no”. Non credo serva a molto e soprattutto utilizzando i grafici Garmin Connect non sarei stato in grado di fare nessuna valutazione particolare. Con i dati grezzi invece si riescono a determinare correlazioni interessanti, ma il tempo speso a fare queste valutazioni lo spenderei molto più volentieri sul campo di atletica a perfezionare la tecnica di corsa.

Lunghezza passo corsa e Bilanciamento


Dinamiche di corsa Generazione 2La seconda generazione delle dinamiche di corsa ha portato nuova linfa, aggiungendo informazioni molto più intuitive e come tali più “fruibili” da tutti i podisti. Ma questi dati della lunghezza della falcata e del bilanciamento sono davvero interessanti? Sempre con i dati di Gianmarco, facciamo qualche considerazione.

La lunghezza del passo è semplicemente… la lunghezza effettiva del vostro passo, misurata in metri. Il dato medio complessivo di tale metrica su un particolare allenamento era già disponibile dal 2014, ma soltanto da pochi mesi è stato attivato anche come campo visualizzabile (e analizzabile).
Come è misurata? Sempre con l’accelerometro, con l’unica limitazione che si misura solamente la lunghezza media della falcata, non la variazione tra le due gambe. Per avere un dato più corretto, bisognerebbe utilizzare due sensori, come le dinamiche di corsa Runscribe.
Questa è un’informazione apparentemente utile: la velocità è il rapporto tra lunghezza di passo e cadenza. Il problema però è che per aumentare la velocità in maniera efficiente, non basta aumentare una delle due, oltre al fatto che cambiando il modo di correre, si ha un effetto sull’efficienza di corsa.
Lunghezza del passoLunghezza del passo
È utile analizzare la lunghezza del passo? In questo caso la risposta è “ni”, lo è come misura di sintesi, ma non come dato grezzo. Tendenzialmente la lunghezza del passo resta costante per tutta la gara (così è stato per Gianmarco), potrebbe tendere a diminuire nella seconda parte di una maratona ma ne avremo la conferma a Padova tra dodici giorni, ovviamente spero proprio di no!

BilanciamentoUna seconda metrica di misurazione è il bilanciamento del tempo di contatto con il suolo. I nuovi Garmin misurano il rapporto di contatto a terra tra il tempo di appoggio del piede sinistro e destro. Anche questa è una metrica affascinante: semplicemente ci dice se il nostro modo di correre è simmetrico, oppure se abbiamo qualche sbilanciamento. In termini ideali, una corsa perfetta sarebbe con la percentuale 50%/50% Sinistra/Destra. Interessante notare che cambiando i dispositivi, la misurazione non varia (ottima cosa in statistica). L’unico problema di tale misurazione è che non varia molto nemmeno con la velocità. Il vero cambiamento è determinato dal percorso in cui state correndo! Ciò significa che potrebbe valer la pena analizzare tale dato… soltanto una volta oppure a distanza di (molto) tempo, assumendo che abbiate fatto i “compiti a casa” (= migliorato la tecnica di corsa). Come già indicato nell’articolo precedente della Maratonina delle 4 Porte, più dell’85% della gara è stata corsa con un perfetto bilanciamento, sebbene guardando i dati Garmin, sembra che lo sbilanciamento sia impercettibilmente a Sinistra, mentre il grafico indica diversamente. A chi dobbiamo credere?

Rapporto verticaleInfine è stato anche attivato il rapporto tra oscillazione verticale del busto e ampiezza della falcata. Tale rapporto tenta di normalizzare la precedente metrica di oscillazione con la lunghezza del passo. Minore è il rapporto, migliore la tecnica di corsa. Veramente “bello” sapere che se il mio rapporto è del 4% sono un podista efficiente, ma se il mio obiettivo è correre più velocemente, non sono certo che tale informazione aggiunga qualcosa alla mia conoscenza.

 

Relazione tra dinamiche di corsa Garmin running


Correlazione tra dinamiche di corsaDopo la prima o forse la seconda settimana, il 95% dei podisti smette di guardare l’orologio con la schermata delle dinamiche di corsa. E probabilmente il 99,5% dopo un mese non controlla nemmeno più i risultati su Garmin Connect: una volta capito il proprio “posizionamento” rispetto alla media dei podisti mondiali, non esiste praticamente nessun valore aggiunto ad analizzare queste metriche, almeno con frequenza giornaliera. Il manuale di Garmin suggerisce di consultare siti specializzati oppure pubblicazioni per capirne di più. Personalmente non ho trovato nessuno studio serio che spieghi come cambiare il contatto al suolo, oppure l’oscillazione verticale, e che indichi un modo per influenzarli. Chiaramente migliorare la propria tecnica di corsa è una delle modalità per correre in maniera più efficiente.

“Misura ciò che conta”. Questa era la sintesi del comunicato stampa Garmin con l’uscita del Forerunner 630. E in effetti, disporre di dati da cui partire è sicuramente la base di ogni podista evoluto per migliorare. Ma da statistico (non) pentito, ritengo che ci sono casi in cui avere a disposizione troppi dati è davvero qualcosa di negativo. E sulle dinamiche di corsa, è molto probabile che si sia raggiunta questa condizione, senza dimenticare che con troppi dati si introduce una forte Collinearità nell’analisi.

Concludo dicendo che è davvero un peccato non avere avuto a disposizione queste dinamiche di corsa negli anni passati e che quindi l’analisi è solo parziale: magari tra tre anni cambierò idea sulla loro utilità, chissà? Infine allego i link Amazon agli orologi Garmin che hanno a disposizione le dinamiche di corsa: Forerunner 620, Forerunner 630, fenix 3 e Forerunner 920xt.

Conclusioni e considerazioni sulle dinamiche di corsa running

Siete più sorpresi o spiazzati? Quanti di voi, prima di leggere l’articolo e conoscendo un po’ il “Massi” (meglio dire “credendo di conoscere…”), avranno pensato a una serie di considerazioni su quanto sia fondamentale monitorare costantemente TUTTE le dinamiche di corsa? In realtà le cose stanno in maniera diversa, soprattutto perché, come ha ben evidenziato più su, la cadenza “comanda” praticamente su tutte le altre dinamiche. All’aumento di essa corrisponderà una riduzione del tempo di contatto con il suolo e della lunghezza del passo, e molto probabilmente anche l’oscillazione verticale sarà minore.
Io aggiungerei addirittura un’ulteriore considerazione: anche la cadenza è una conseguenza… della velocità! Provate a tenere un’alta cadenza correndo piano o, viceversa, una bassa cadenza correndo forte… praticamente impossibile. A certi ritmi di corsa, molto probabilmente cadenza, tempo di contatto con il suolo (per forza di cose!) e oscillazione verticale saranno già ottimali o quasi.

In conclusione, come comportarsi per non perdersi in questa marea di dati? Rimango sempre dell’idea che “tanti” sono meglio di “pochi”: nel primo caso basta ignorare quelli che al momento non servono, mentre nel secondo… ovviamente non si può tornare indietro e ricreare dal nulla dati che prima non si è deciso di registrare!
Non sono infatti del tutto d’accordo con “Massi” (forse è la prima volta!): oltre ovviamente alla Cadenza, per un discorso di “provare a migliorare il migliorabile” curando i dettagli (ricordo sempre che sommando tanti 1% di miglioramento qua e là, si può fare la differenza…), a mio avviso ha senso provare a lavorare sull’Oscillazione verticale, soprattutto se il valore iniziale non è “ottimale” e si punta a gareggiare principalmente su distanze lunghe. Come e quanto? Nei prossimi articoli…
Anche il Bilanciamento tempo di contatto con il suolo lo trovo utile, soprattutto se monitorato nel tempo, in quanto una variazione significativa potrebbe indicare un problema in arrivo: se sugli stessi percorsi di allenamento mi accorgo che mi sto spostando (per esempio) da un iniziale 48,0%S/52,0%D (indicativo di una fisiologica asimmetria…) a un 46,8%S/53,2%D, magari ho qualche problema muscolare latente (o tendineo) sul lato sinistro del corpo che mi costringe a sbilanciarmi ulteriormente sul lato destro per compensare: meglio agire per tempo!

Per approfondimenti

Ci sono diversi articoli sul sito e libri su Amazon che consentono di approfondire l’argomento delle dinamiche di corsa:
– un esempio pratico delle dinamiche di corsa, la seconda parte di questo articolo
– il nostro articolo sulla Running Revolution, per descrivere il metodo Pose
– l’articolo sulle scarpe minimal, per correre in maniera più naturale
– il libro di Romanov Running Revolution, un manuale semplice per cambiare il proprio modo di correre
– il libro Chi Running, per correre in maniera naturale
– il libro di Thomas Miller, Programmed to Run, il miglior libro per capire la biomeccanica di corsa
– l’articolo sulle dinamiche di corsa Wahoo
– l’articolo sul misuratore di potenza Stryd e le sue dinamiche di corsa
– l’articolo sui sensori Runscribe, e le dinamiche di corsa complete

Orologi Garmin con Dinamiche di Corsa run

Ecco la lista di tutti gli orologi Garmin che contengono le funzioni delle dinamiche di corsa:
Garmin Forerunner 620, solo Generazione 1.
Garmin Forerunner 630
Garmin Forerunner 920XT
Garmin Forerunner 735XT
Garmin Forerunner 935
Garmin fenix 3
Garmin fenix 3 HR
Garmin fenix 5
– Garmin fenix 5X




Garmin Forerunner 630 con fascia HRM-Run, prime impressioni

Garmin Forerunner 630 con fascia HRM Run

Garmin Forerunner 630 con fascia HRM RunLo sto utilizzando da oltre tre settimane. Per le prime sedute, l’ho indossato in contemporanea (stesso polso) al TomTom Multi-Sport Cardio, proprio per verificare le differenze in termini di chilometraggio totale (quasi uguale), di bpm medi (quasi uguali) e di cadenza media (lì differenze evidenti, il TomTom esagera un po’, ma si sapeva già…), sui miei soliti percorsi di allenamento.

Più che di una classica recensione, con l’elenco di tutte le caratteristiche e le numerose opzioni personalizzabili, questa vuole essere una sorta di primo resoconto della mia esperienza. Metterò quindi in luce le opzioni che PER ME sono più importanti, anche in base a come lo utilizzo io, con qualche suggerimento utile per personalizzare le schermate in modo da avere i dati veramente importanti sempre in primo piano. Se volete l’elenco di tutte le caratteristiche e le funzionalità, il sito di riferimento è ovviamente quello ufficiale Garmin (qui), e anche la guida completa (disponibile qui) è fatta molto bene. Come recensione invece, la mia preferita è quella del mitico DC Rainmaker (ovviamente in lingua inglese, qui), veramente accurata e completa.

Prima di continuare, ecco un piccolo riassunto delle caratteristiche disponibili per il Garmin Forerunner 630 con fascia “HRM-Run”, che essendo il top di gamma per quanto riguarda la sezione corsa, sono le più complete: oltre ovviamente alla funzione GPS, lo schermo è touch a colori e ad alta risoluzione. Se abbinato con la fascia “HRM-Run” (acquistabile in abbinamento o anche successivamente), permette di registrare le dinamiche di corsa avanzate (ne parlo sotto). Include le funzioni per valutare lo stato di forma e i tempi di recupero (vedi sempre sotto). In abbinamento con uno smartphone, permette di attivare tutta una serie di interazioni: caricamenti automatici su Garmin Connect, avvisi audio, notifiche dei messaggi in arrivo, degli eventi a calendario, dei social ecc. Funziona anche come activity tracker, monitoraggio del sonno incluso. Permette di personalizzare e scaricare campi dati, quadranti dell’orologio, widget e applicazioni da Connect IQ per personalizzare ulteriormente il dispositivo. La creazione degli allenamenti e il successivo invio alla periferica, con anche la funzione calendario, è garantita come nei modelli precedenti, stessa cosa dicasi per i vari avvisi e notifiche durante le attività.

PRECISIONE
La precisione e l’accuratezza del GPS è migliorata molto rispetto alle generazioni precedenti (qui un vecchio confronto), anche grazie alla possibilità di abilitare l’opzione “GPS + GLONASS” (“Disattivato”, “Normale”, “UltraTrac” le altre) da una parte, con la registrazione dei dati “Ogni secondo” (“Intelligente” l’altra possibilità) dall’altra. Ovviamente la durata della batteria sarà minore, come anche la capacità di registrare dati, ma sincronizzando e ricaricando regolarmente il dispositivo non avrete problemi. Differenze minime con il TomTom, si è ben comportato anche sul mille quasi rettilineo misurato con la rotella metrica che utilizzo per testare i vari orologi. Dovrò provarlo in pista, il vero tallone d’Achille di quasi tutti i GPS, anche se lì è obbligatorio utilizzarli come semplici cronometri, prendendo i giri manuali e facendo riferimento solo al tempo!

DINAMICHE DI CORSA
Sono principalmente sei: “Lunghezza passo”, “Cadenza corsa”, “Oscillazione verticale” e “Rapporto verticale”, “Tempo di contatto con il suolo” e “Bilanciamento tempo di contatto con il suolo”. Ovviamente sono influenzate dalla velocità, quindi per avere una fotografia del proprio “stile”, ha senso valutarle nei vari ritmi di corsa, meglio se registrati durante una gara. Sono per forza di cose una collegata all’altra: a parità di ritmo, se aumenta la cadenza diminuisce la lunghezza del passo e il tempo di contatto al suolo… e probabilmente anche l’oscillazione verticale.
Bilanciamento S/D alla "Maratonina delle 4 Porte" del 13 marzo 2016Per quanto riguarda il bilanciamento sinistra/destra, meglio se è 50%/50% o poco via: se la differenza è notevole, forse è il caso di verificare con un esperto da dove arriva questa diversità di appoggio. Diventa interessante soprattutto come dato nel tempo: se per mesi siete stati vicini al 50% e notate che vi state spostando verso un 47%/53% o peggio, meglio agire subito prima che intervenga qualche problema più serio!
Come anticipato, il ritmo la fa da padrone: in linea di massima, più la gara è lunga e più la corsa dovrebbe essere “economica” (alta cadenza e lunghezza del passo minore, bassa oscillazione verticale e basso tempo di contatto al suolo). Per gare corte, ecco che la cadenza sarà sempre alta, ma magari il passo si allungherà leggermente, con lievi differenze anche per quanto riguarda oscillazione verticale e tempo di contatto al suolo.
Essendo un argomento molto vasto (e interessante!), ci dedicherò un articolo più avanti. È utile o inutile monitorarle? È possibile migliorare? Ha senso dedicarci tempo e risorse? Quando farlo e soprattutto come farlo?
La prossima settimana potrete leggere il parere di “Massi” Milani, con un articolo ricco come sempre di dati e grafici. In alto una piccola anteprima: il grafico (basato su dati grezzi, non aggregati) che valuta il mio bilanciamento sinistra/destra nella mezza maratona del 13 marzo scorso (vedi qui). Quello che sicuramente ho notato, è che in allenamento, a basse velocità, sono sbilanciato sul piede sinistro (ma sempre all’interno di valori accettabili, entro il 51%S/49%D…), mentre in gara il bilanciamento medio è quasi perfetto (vedi qui).

SCHERMATE PERSONALIZZABILI
Per ogni attività (sono completamente personalizzabili!), all’interno di “Pagine Dati”, vi sono ben quattro schermate visualizzabili (una è ovviamente sempre attiva, le altre tre invece sono disattivabili). Ognuna di queste ha un layout che può includere da uno a quattro campi dati, a seconda delle preferenze e… della proprio vista: chi magari ha difficoltà a vedere da vicino, troverà più agevole l’opzione a uno o a due campi. Potenzialmente quindi, durante la corsa sono visualizzabili fino a 16 campi dati diversi. I campi sono suddivisi per categoria: timer (5 opzioni), distanza (3 opzioni), passo (4 opzioni), velocità (5 opzioni), frequenza cardiaca (12 opzioni), dinamiche di corsa (18 opzioni), cadenza (4 opzioni), temperatura (3 opzioni), quota (1 opzione), altri (7 opzioni).
Oltre alle (potenziali) quattro schermate, è possibile attivare altre sei schermate: “Indicat. zona FC”, “Dinamiche di corsa” (3 campi personalizzabili con 5 opzioni per quello in alto e 6 per i due in basso), “Dinamiche di corsa 2” (stesse opzioni del precedente), “Virtual Partner” (è possibile impostare un ritmo al km per controllare durante l’allenamento quanti metri di vantaggio o svantaggio ci sono col proprio obiettivo), “Orologio”, “Controllo musica” (se vi portate dietro lo smartphone per ascoltare musica…). Facciamo il conto? 62 diversi dati visualizzabili tra i quali scegliere per le quattro schermate “generiche”, oltre alle altre sei.
Ovviamente, non tutti i dati sono utili DURANTE la corsa! Lungi da me dare delle regole valide per tutti, ma ecco semplicemente come l’ho personalizzato io: tre sole schermate, tutte divise in quattro (per ora la vista tiene… ovviamente con le lenti a contatto eh!).

Prima schermata (dall’alto, in senso orario): “Distanza”, “Passo”, “Frequenza cardiaca”, “Passo medio”.
Seconda schermata: “Distanza Lap”, “Passo Lap”, “Frequenza cardiaca”, “Tempo Lap”.
Terza schermata: “Ora del giorno”, “FC media”, “Tempo trascorso”, “Condizione performance”.

La prima schermata la utilizzo nelle normali corse lente e di recupero, la seconda quando voglio verificare i dati medi del lap nel quale mi trovo (ho disattivato i lap automatici, decido io quando chiudere il giro, a meno di non personalizzare prima l’allenamento in modo che lo faccia lui in automatico), la terza in definitiva solo quando voglio vedere che ora è.
E in gara? Lì utilizzo un’unica schermata, sempre divisa in quattro: “Tempo Lap”, “Passo Lap”, “Timer”, “Frequenza cardiaca”. Prendo sempre il lap manuale in corrispondenza dei cartelli chilometrici (di solito ogni 2 km per le 10 km, ogni 3 km per le mezze, ogni 5 km per le maratone).

VO2Max 66VALUTAZIONE DELLO STATO DI FORMA E TEMPI DI RECUPERO
Tante opzioni disponibili grazie alla sinergia con Firstbeat e all’utilizzo della fascia cardio “HRM-Run”: calcolo delle calorie totali su base cardiaca (diversificata in base allo sport), del “Training Effect”, del “VO2 Max”, delle “Previsioni gara”, della “Soglia anaerobica”, del “Tempo di recupero” (in ore) e dello “Stress Score”. Argomenti complessi e molto interessanti, per i quali servirà un articolo dedicato! In venticinque uscite, il mio VO2max è “fluttuato” tra 60 e 66 (nove giorni fa), con variazioni continue (66 per tre giorni, poi 65 per altri quattro, poi nuovamente 66…), anche perché l’algoritmo utilizzato prende in considerazione solo i dati della corsa e quelli del cardiofrequenzimetro, non potendo per forza di cose valutare gli “altri” fattori…

Ci sarebbero tante altre cose da scrivere, ma lo farò nei prossimi articoli. Se nel frattempo avete domande o curiosità, anche sulle caratteristiche od opzioni che non sono descritte (utilizzo come smartwatch, come activity tracker ecc.), sfruttate tranquillamente i commenti!
Il 630 è disponibile su Amazon e nei migliori negozi sportivi.

… continua…

Nike vs. Garmin, i risultati che non ti aspetti!

Riprendo il discorso dal primo post di presentazione (vedi qui): dopo aver provato in contemporanea entrambi i GPS da polso per quattro sedute, sono in grado di tirare le somme.
Per un giudizio a 360°, ho cercato di analizzare tutti gli aspetti, a partire da quelli a mio avviso più importanti…
 
 
PRECISIONE GPS:
Ho confrontato i file .gpx di entrambi gli strumenti dopo averli importati nello stesso programma (ho provato sia su Garmin Connect che su Strava), questi i rilevamenti (Garmin Connect):
1) 11,33 km (Nike) contro 11,51 km (Garmin): 180 metri di differenza;
2) 10,82 km contro 11,00 km: 180 metri di differenza;
3) 15,80 km contro 16,01 km: 210 metri di differenza;
4) 8,30 km contro 8,48 km: 180 metri di differenza.
Differenze notevoli… quale dei due sbaglia meno (questi aggeggi NON sono precisi al metro per scelta, vedi quanto scritto all’inizio del post di presentazione)? Prima grossa sorpresa: Nike! Ho semplicemente visualizzato entrambe le tracce aumentando la percentuale di zoom, quella Nike è regolare e fedele a dove sono effettivamente passato, quella Garmin (impostato tra l’altro con l’opzione “ogni secondo”, che dovrebbe essere più precisa!) è irregolare e “danza” continuamente di qua e di là. Cosa confermata tra l’altro dalla visualizzazione del passo istantaneo durante la corsa: il Nike ha delle variazioni meno abnormi, il Garmin viaggia spesso su e giù con anche 30” di differenza. A occhio comunque direi che il passo visualizzato dal Nike (e non mi riferisco al passo medio da inizio seduta!) non è “istantaneo” come sul Garmin, probabilmente si riferisce sempre all’ultimo km o a un tratto di strada simile: lo si capisce dal fatto che in avvio parte sempre da valori altissimi per poi abbassarsi molto gradualmente man mano che si accelera, e anche in caso di inversioni a U non ha grosse variazioni. Chiederò per conferma… se fosse effettivamente così, meglio ancora! Una sorta di “ultimo lap” aggiornato ogni secondo!
Giudizio: +1 per Nike
 
FASCIA CARDIO:
Qui il distacco è ancora più evidente a favore di Nike: la fascia Polar è nettamente più precisa di quella Garmin. Quest’ultima, da subito, aveva sempre avuto qualche problema a entrare a regime (anche bagnandola completamente prima di partire, le pulsazioni dei km iniziali non erano attendibili), e spesso andava “in follia”, riportando valori assurdi. Su tre sedute (la prima volta non l’ho utilizzata), la Polar non ha registrato un solo battito al di fuori del range di quelli immediatamente precedenti o successivi! Anche a livello comodità, la Polar risulta più confortevole, essendo più elastica e completamente in tessuto.
Giudizio: +2 per Nike
 
INFORMAZIONI VISUALIZZABILI:
Qui vince Garmin a mani basse. Sul Nike è possibile visualizzare solo 2 informazioni nella stessa schermata (ce ne sono 8 disponibili in tutto), sul Garmin 4 (ma ce ne sono ben 56 disponibili in tutto, di cui 17 eventualmente visualizzabili durante la stessa seduta semplicemente dividendo le 4 schermate in 4, l’ultima invece è indivisibile e mostra il virtual partner o le varie fasi dell’allenamento programmato).
Giudizio: +2 per Garmin
 
PERSONALIZZAZIONE ALLENAMENTI:
Garmin anche qui. Si possono creare allenamenti complessi in anticipo e inviarli all’orologio in una sorta di calendario. Nel Nike si possono al massimo creare degli allenamenti intervallati a distanza o a tempo.
Giudizio: +2 per Garmin
 
ANALISI DEI DATI:
Qui è molto difficile dare un giudizio oggettivo: se si sfruttano tutte le possibilità (allenamenti, calendario ecc.), Garmin Connect è superiore a Nike+. Se invece ci si limita ai dati fondamentali (distanza, tempo, passo, frequenza cardiaca ecc.), sono sostanzialmente pari. Utile e veloce l’idea delle icone su Nike+ per definire le sensazioni, la superficie, il meteo, la “fatica”, le scarpe utilizzate. Comunque, essendo i dati di ogni singola corsa esportabili in un singolo file, poi ci si può affidare a qualsiasi piattaforma in rete o locale (Garmin Connect, Strava, RunKeeper, SportTracks…). Vengono tutte aggiornate di continuo, quindi quando una di queste s’inventa qualcosa di nuovo, a breve le altre rispondono… per esempio Garmin Connect che diventa “social” per rispondere a Strava.
Giudizio: +1 per Garmin
 
ESTETICA E UTILIZZO QUOTIDIANO:
Il primo è un orologio utilizzabile normalmente, il secondo un computer da polso, semplicemente troppo ingombrante per la vita di tutti i giorni.
Giudizio: +2 per Nike
 
PREZZO:
169 euro contro 249 euro (versioni senza fascia cardio), 238 euro contro 299 euro (versioni con la fascia cardio). 80 e 61 euro di differenza non sono pochi. Dipende quanto peso si dà alle funzionalità aggiuntive.
Giudizio: +1 per Nike
 
TOTALE: +1 per Nike, quasi un pareggio!
 
Quindi… quale scegliere?
 
Se vi interessa una maggiore precisione del GPS e della fascia cardio, una maggiore semplicità d’utilizzo e la visualizzazione durante la corsa delle informazioni fondamentali, utilizzandolo eventualmente anche come orologio sportivo, Nike!
 
Se preferite personalizzare gli allenamenti a priori, attivare tutta una serie di allarmi/controlli e avere sott’occhio qualsiasi informazione aggiuntiva anche durante la corsa, Garmin!
 
Io la scelta l’ho già fatta: come (ultimamente, sempre più spesso!) ripeto ad amici e conoscenti a voce e/o via computer, NON bisogna guardare il GPS per sapere a quanto si DEVE correre, è meglio pensare semplicemente SOLO a correre e ogni tanto buttare un occhio al GPS per conferma. 
Poi a casa, una volta scaricata la seduta sul computer, ecco… lì sì che ci si può perdere tra numeri, percentuali, differenze, confronti… ;-)

ASICS METASPEED Sky, la recensione completa

ASICS METASPEED Sky

ASICS METASPEED SkySu questo blog abbiamo iniziato a parlare di dinamiche di corsa dall’ormai lontano 2016, praticamente da quando Garmin ha introdotto la prima fascia cardio e il primo GPS da polso in grado di rilevarle e analizzarle in modo esteso, passando da tre a sei grafici visualizzabili. Un modo per comprendere il proprio stile di corsa e cercare di capire in che modo poter migliorare anche sotto quell’aspetto.

ASICS è entrata l’anno scorso nella cosiddetta “era del carbonio” con il modello ASICS METARACER (qui la videorecensione completa di Massi). Ora, con il lancio dei modelli METASPEED, ecco che ASICS introduce sì il concetto di modello estremo da gara, ma personalizzato a seconda dello stile di corsa dell’atleta.

Per dirla in maniera molto semplice: la velocità di corsa è data dalla combinazione tra cadenza (numero di passi al minuto) e ampiezza (o lunghezza) della falcata. Quando voglio correre più veloce, posso agire solo sulla prima (aumento la cadenza mantenendo la falcata), solo sulla seconda (allungo la falcata mantenendo la cadenza) o su entrambe.

ASICS METASPEED SkyAll’ASICS Institute of Sport Science hanno analizzato lo stile di corsa di diversi atleti elite, individuando due gruppi principali: quello degli Stride Runner, ovvero atleti che aumentano la velocità agendo principalmente sulla lunghezza del passo (mantenendo la cadenza costante), e quello dei Cadence Runner, atleti che invece agiscono su entrambi gli aspetti quando devono aumentare il ritmo dei minuti al chilometro.

Con i successivi test con i vari prototipi di scarpe, all’ASICS ISS si sono resi conto che ogni gruppo beneficiava principalmente di un determinato modello con caratteristiche diverse e dedicate a quel preciso stile di corsa: gli atleti del primo gruppo (Stryde) necessitavano di un maggior rimbalzo verticale dato dall’intersuola per poter estendere il passo, i secondi (Cadence) di un maggior controllo della forza dall’inizio del passo fino alla fase di stacco, in modo da generare più energia in avanti per estendere la falcata.

In ASICS hanno quindi deciso di creare due modelli diversi. Le ASICS METASPEED Sky (uscite ufficialmente il 31 marzo 2021) per il gruppo Stryde e le ASICS METASPEED Edge (in uscita a giugno 2021) per il gruppo Cadence

Caratteristiche tecniche

ASICS METASPEED SkyI due modelli si differenziano innanzitutto a livello design: lo spessore dell’intersuola delle ASICS METASPEED Sky è maggiore di quello delle ASICS METASPEED Edge, ci sono 3 mm di differenza nel drop tacco-punta (5 mm delle Sky contro gli 8 mm delle Edge) e anche la curvatura dell’avampiede è diversa (quella delle Sky è più evidente).

Le altre caratteristiche tecniche sono invece in comune: il mesh della tomaia leggero e traspirante, il FlyteFoam BLAST TURBO (una delle schiume più leggere e reattive di ASICS) nell’intersuola, la piastra in carbonio su tutta la lunghezza della scarpa, per concludere con la suola ASICSGRIP in gomma ultraleggera per aumentare il grip senza inficiare sulla durata del battistrada.

Caratteristiche tecniche dettagliate (ASICS METASPEED Sky/ASICS METASPEED Edge)

Peso: 199/165 g le prime, 188/160 g le seconde (9 US uomo/7 US donna).
Differenziale: 5 mm le prime, 8 mm le seconde (33-28/31-26 mm le prime, 29-21/28-20 mm le seconde)

ASICS METASPEED Sky, come sono

Ho avuto la possibilità di testare le ASICS METASPEED Sky qualche giorno prima della data di presentazione ufficiale, utilizzandole per diverse uscite. Una prima breve corsetta “conoscitiva” con qualche allungo alla fine, una seduta di ripetute vera e propria sul solito percorso vicino a casa e un breve progressivo per testare il comportamento della scarpa all’aumentare della velocità di corsa.

ASICS METASPEED Sky ai piedi

Già tirandole fuori dalla scatola e tenendole in mano si capisce che non si tratta di un classico modello di scarpa da running, e la conferma arriva non appena si infilano ai piedi. La durezza della suola (impossibile piegarla con le mani!) ai piedi scompare e al contrario sembra di camminare su delle molle morbidissime, tanto l’intersuola risulta reattiva. La calzata è avvolgente ma non estrema (ho la stessa misura degli altri modelli ASICS), la linguetta risulta forse leggermente corta (qualche millimetro in più non avrebbe guastato), ma questo non impedisce di allacciarle in modo corretto. Come gran parte dei modelli da gara, la soletta non è estraibile.

A differenza di altri produttori, non c’è quella sensazione di quasi “fastidio” al tenerle ai piedi quando si cammina. Certo, si percepisce immediatamente che NON sono assolutamente adatte per andarci a passeggio, ma almeno non scatta subito la voglia di toglierle!

ASICS METASPEED Sky di corsa

A basse velocità di corsa, la sensazione è veramente strana. Da un lato, si avverte una comodità e un’ammortizzazione che mai avevo provato con modelli estremi da gara, dall’altro sembra quasi di correre in modo innaturale, con i piedi che si alzano più del necessario. Del resto, sono scarpe studiate e create ESCLUSIVAMENTE per spingere al massimo e, come abbiamo visto anche con altri modelli “carbon inside”, assolutamente NON per tutti i ritmi di corsa! Attenzione se vi allenate in ambienti urbani in orari dove la gente normale dorme: sono rumorosissime!

Già durante gli allunghi, le cose cambiano, ovviamente in meglio: più si spinge, più la scarpa risponde e asseconda il gesto. Si avverte la netta sensazione che la scarpa ti aiuti a mantenere la falcata ampia e un corretto controllo del gesto anche quando la velocità si avvicina a quella massima raggiungibile.

ASICS METASPEED Sky quando si spinge

ASICS METASPEED SkyDurante le ripetute (una combinazione tra 1,6 km, 800 m e 400 m), in alcuni momenti si sente molto la spinta in avanti, in altri una sorta di “risparmio energetico”, ma cerco di spiegarmi meglio… A ritmi tra i 3’40’’ e i 3’20’’ al km ho percepito in maniera maggiore la spinta del carbonio, in pratica era come se la scarpa mi invogliasse ad aumentare il ritmo. Per ritmi tra i 2’55’’ e i 3’20’’ al km la percezione invece era quella di fare meno fatica del solito per procedere allo stesso ritmo, una sorta di “effetto WOW” quando si butta un occhio al GPS per avere un riscontro. In nessun caso ho percepito come fastidiosa la quantità di “gomma” che si trova tra il piede e l’asfalto, anche se ovviamente nelle inversioni a U va fatta comunque più attenzione rispetto ai modelli “race” quasi rasoterra che andavano per la maggiore fino a cinque anni fa.

Stesse sensazioni anche nel progressivo: più si aumenta la velocità e meno si percepisce la scarpa sotto i piedi, forse l’ulteriore conferma che il vero vantaggio di questi modelli è dato dal risparmio energetico: a parità di velocità faccio meno fatica, quindi ribaltando la frittata… a parità di sforzo vado più veloce!

E arriviamo infatti alla fatidica domanda che tutti pongono, ovvero “Quanto ti fanno andare più veloce?”: è veramente difficile rispondere! Certo, guardando ai tempi fatti dalla forte maratoneta Sara Hall in maratona nel 2020 (ha tolto prima 15’’ a Londra e poi 1’29’’ al PB… a 37 anni!) e soprattutto qualche giorno fa da Beth Potter in una 5 km su strada… sicuramente qualche aiuto lo danno, sia su distanze brevi che su distanze lunghe. Il difficile è appunto riuscire a quantificare il “… qualche…”. Secondo i documenti di marketing, in laboratorio hanno valutato il vantaggio delle ASICS METASPEED Sky in “350 passi in meno per concludere la maratona” (1,2% di passi in meno, 3% di risparmio energetico), mentre per le ASICS METASPEED Edge in “750 passi in meno per concludere la maratona” (2,6% di passi in meno).

Nel mio piccolo, nonostante la forma attuale non sia al top, nell’allenamento di ripetute ho fatto tempi nettamente più veloci rispetto all’ultimo periodo. Certo, ci può sempre essere l’effetto placebo che ti fa spingere di più solo per l’effetto novità, ma quello che ho notato, è che soprattutto verso la fine dell’allenamento continuavo a spingere con la stessa efficacia dell’inizio.

ASICS METASPEED Sky, per chi sono

Purtroppo, NON per tutti. Nonostante la comodità a tutti i ritmi di corsa, sono scarpe “estreme” e come tali vanno sfruttate. Direi dai 3’40” al km in giù… e mi sono tenuto largo!

Prezzi e disponibilità

Le scarpa da listino costa 250 euro, e la produzione limitata renderà molto difficile trovarle a un prezzo più basso. Potrebbe non essere nemmeno semplice trovarle disponibili. Se interessati, vi consigliamo di tenerle d’occhio sul sito ufficiale ASICS e ordinarle appena disponibili.

Elepods X review, la recensione in italiano

Gli auricolari Elepods X sono un modello di cuffie dell’azienda Cinese Elephone, nata nel 2015 con l’obiettivo di offrire prodotti di buona qualità, cellulari ed accessori a prezzi contenuti.

Elepods X sono auricolari «mid-range» dal design molto simile a quelli del marchio con la mela. Durante questo periodo di sconti e Black Friday, si possono trovare in questo momento a prezzi davvero abbordabili. Nonostante un posizionamento di prezzo basso, sembrano comunque molto interessanti per un utilizzo di tutti i tipi, anche per chi sia in perenne movimento. Le abbiamo testate e di seguito ecco la nostra opinione.

Gli auricolari Elepods X, la nostra opinione

Come avevamo già raccontato nel passato, il rapporto dei podisti con la musica in allenamento si è modificato negli anni. Dal lancio nel 2017 degli ultimi modelli di Garmin, con Spotify ed Amazon Music, molti podisti hanno cambiato il modo d’ascoltare la musica in corsa. Grazie a Garmin di nuova generazione, Apple Watch o Suunto 7, e presto anche Polar, bastano un paio di cuffiette, un abbonamento a servizi online ed il gioco è fatto.

Principali domande della recensione

Quali sono le principali caratteristiche delle Elepods X? A cosa si collegano? quali sono le caratteristiche principali?

Ecco le domande a cui abbiamo cercato di rispondere nella nostra recensione dettagliata. Per guidare il lettore nella recensione, l’articolo è diviso in sezioni. 

Gli Auricolari Elepods X sono state forniti gratuitamente dalla casa Cinese a finalità di test.

Caratteristiche generali

Le nuove cuffiette si presentano in una scatola molto elegante, con l’indicazione «Hybrid ANC» e True Wireless Stereo, ne esistono 2 modelli, uno bianco e uno nero:

La scatola contiene un piccolo manuale d’istruzione, con diverse possibilità su come collegare gli auricolari allo smartphone. Assieme alla confezione, a dei gommini supplementari ed al manuale, è presente un piccolo cavetto USB-c. Le figure del manuale sono molto semplici, anche se manca la versione in Italiano (solo in Inglese e…. Cinese):

In cosa si contraddistinguono?

Ecco le principali caratteristiche del prodotto:

  1. sette ore di durata, più un ulteriore 20 ore di ricarica (3 volte la durata delle cuffie);
  2. cancellazione attiva del rumore;
  3. Bluetooth 5.2, con 20 metri di raggio massimo di comunicazione.

Durata Batteria

Come la maggior parte degli auricolari wireless, la ricarica avviene con una custodia. La batteria è integrata nella confezione e può fornire fino a 20 ore di ricarica, mentre individualmente gli auricolari durano circa 7 ore.

Nei nostri test, sembra che gli auricolari abbiano davvero una durata eccellente. La ricarica avviene attraverso un cavetto USB-C.

Cancellazione attiva del rumore

In questo caso, la cancellazione attiva del rumore, che non consigliamo durante l’esercizio fisico, si attiva tenendo premuto l’auricolare sinistro.  La nostra valutazione è positiva, ma non aspettatevi un algoritmo perfetto, quanto piuttosto una discreta riduzione in ambienti rumorosi. Chiaramente in questo caso è solo questione di gestire le aspettative.

Elepods X è certificato IPX5, quindi non è decisamente suggerito per essere utilizzato in situazioni estreme. D’altro canto gli auricolari utilizzano lo standard Bluetooth 5.2, consentendo di lasciare il telefono a super distanza, anche di 15 – 20 metri. Da questo punto di vista, grandissima qualità di ricezione.

Utilizzo sportivo e peso limitato

Gli auricolari Elepods X hanno una struttura arrotondata e bloccata. Interessante notare che l’auricolare ha a disposizione una modalità «Sport Mode» che consente un migliore ascolto e garantisce, in strada, che comunque si sentano le automobili e i rumori di fondo. Dal punto di vista del bloccaggio, siamo rimasti positivamente sorpresi: non abbiamo notato nessun problema, inoltre la leggerezza degli auricolari, solo 5.1 grammi è sorprendente:

Sintesi delle principali caratteristiche tecniche

Peso delle cuffie: 5.1 g
Peso complessivo della scatola + cuffie: 53 g
Range di trasmissione: 20 Hz – 20 KHz
Sampling rate: 44.1 KHz
Dimensioni degli auricolari: 32 x 18.5 x 15 mm;
Dimensioni della custodia: 68 x 38 x 22mm;
Batteria delle cuffie 50 mAh;
Batteria della custodia 600 mAh.

Come in molti altri auricolari, sono disponibili tre diversi modelli di auricolari in silicone, che consentono di gestire al meglio l’aggancio alle orecchie. Nei nostri test, la versione standard ha funzionato bene, ma abbiamo provato anche le altre configurazioni.

Elepods X e Garmin

Come abbiamo già scritto, le cuffie si collegano semplicemente con gli ultimi modelli di orologi Garmin, ma anche con gli altri dispositivi Apple e Suunto:

Il collegamento agli Elepods X si attiva in pochissimi secondi. Temevamo che con il multicollegamento fosse davvero difficile passare da un dispositivo all’altro (problema classico di Bose!!) ma in realtà con queste cuffie il collegamento funziona in maniera intelligente:

Dopo pochi secondi è possibile collegare alla vostra Playlist preferita Spotify, che nel mio caso varia da settimana a settimana:

Comportamento nella corsa

Oramai siamo davvero esperti di auricolari, avendone testate dozzine. La sensazione è che il rumore esterno si senta, quindi non avrete problemi ad usarle correndo. Per quanto riguarda i suoni, non aspettatevi il massimo, ma comunque la qualità in corsa è decisamente buona. Si tenga presente che gli Auricolari non interromperanno il collegamento musicale se tolti dall’orecchio. Non sappiamo dire se sia un bene o un male!

Per quanto concerne l’utilizzo, gli Elepods X sono davvero ben saldi nei padiglioni auricolari, il suono particolarmente chiaro. Inoltre la funzione «utilizzo sportivo» li rende adatti a chi debba svolgere attività fisica, essendo configurabili indipendentemente dalle App utilizzate sul cellulare.

Conclusioni

In conclusione, crediamo che questi auricolari Elepods possano rappresentare un prodotto dall’ottimo rapporto qualità prezzo per chi non voglia spendere 200 euro per la musica, ma al tempo stesso approfittare di una discreta qualità d’ascolto e di un’eccellente durata della batteria. Con oltre 7 ore d’utilizzo continuo, un range eccellente, sono sicuramente adatti a tanti utilizzi.

Prezzi e disponibilità

Gli auricolari da listino costano 80 €, ma spedite dalla Spagna si trovano a 60 dollari. Ecco i principali link d’acquisto:




Activity Tracker app, la recensione ed il test

Non tutti portano sul loro polso lo sportwatch 24 su 24 e non tutti ne possiedono uno, ma mai come in questo momento che stiamo vivendo è importante monitorare la propria attività fisica. Io sono passato da 5 allenamenti settimanali per la maratona di Milano e una media di 12000 passi al giorno lavorando, a 2 corse sul tapis e circa 3000 passi in casa …con il risultato di 6kg in più!!!

Spesso mi chiedono come faccio a tenere al polso il Garmin giorno e notte ma è questione di abitudine, lo faccio (con altri orologi) fin da quando ero piccolo. Capisco che non a tutti piaccia avere sempre qualcosa al polso.

Activity Tracker app, la nostra opinione

Una valida alternativa è sicuramente lo smartphone, che da anni è sempre nelle nostre tasche, quindi perché non affidarci ad un programma che sfruttando la tecnologia a bordo del nostro telefono può darci utili informazioni?

Nella ricerca tra le varie possibilità che offre il mercato ci siamo soffermati a valutare ActivityTracker sviluppata da Bits&Coffee.

Esiste la versione gratuita con pubblicità ed alcune opzioni non presenti ma abbiamo testato la versione completa perché il prezzo di 4,99€ ci sembra un buon compromesso per valutare al meglio il programma senza annunci pubblicitari.

Questa app, attraverso il sensore di movimento dello smartphone, tiene conto delle tue attività giornaliere e fornisce costantemente notifiche sui progressi in termini di passi, distanza, consumo calorico giornaliero attivo, tempo attivo e rampe di scale salite (No, non usa il GPS!)

Interfaccia semplice ed Intuitiva

L’interfaccia semplice e intuitiva mostra nella prima schermata il numero di passi del giorno  con un cerchio colorato che rappresenta il raggiungimento dell’obiettivo quotidiano e sotto vengono riportati i dettagli delle calorie bruciate, la distanza percorsa e il tempo in movimento. In basso si trovano i giorni della settimana per accedere direttamente al giorno che ci interessa, qui le icone dei giorni possono essere verdi con un visto all’interno che sta ad indicare obiettivo raggiunto oppure il cerchio parzialmente colorato in base alla percentuale di attività portata a termine. All’interno di ogni giornata, toccando il centro del cerchio, si passa a “Attività ogni Ora” in cui vediamo i dettagli ora per ora con barrette azzurre per rappresentare i passi, verdi per i minuti in movimento e sopra compaiono anche calorie e distanza.

Dati visualizzabili

Per avere dei dati più accurati è importante configurare il proprio profilo dell’icona a forma di ingranaggio: Sesso, Peso, Altezza, Lunghezza del passo (che potete misurare in modo casereccio oppure lasciate l’impostazione su Auto).

Dal menù impostazioni oltre alla profilo possiamo: 

  • modificare l’obiettivo settimanale con l’evidenza di quello giornaliero con soglie che variano di 500 passi al giorno; 
  • scegliere se impostare il sistema metrico o quello imperiale; 
  • gestire le notifiche (dopo lo approfondiamo)
  • importare dati storici da Google Fit se lo avete usato in precedenza; 
  • importare o esportare i dati (solo per versioni PRO) che può essere utile da mandare al proprio dietologo ad esempio. I dati si possono esportare e condividere tramite varie applicazioni, si tratta in ogni caso di file formato XML. 
  • rivedere il tutorial iniziale dell’app
  • consultare le FAQ sul sito
  • consultare la politica sulla privacy

Possibili Notifiche

Nel menù sotto la voce Notifiche si possono disattivare le quattro tipologie di avvisi:

  • il Badge dell’icona dell’app con il numero di passi del giorno; 
  • Notifiche Giornaliere che ti ricorda alle 20:00 di ogni giorno di controllare come è andata l’attività giornaliera;
  • Progresso Giornaliero (solo PRO) 
  • Promemoria Settimanale (solo PRO)

Ancora più sotto alla voce Notifica Principale (solo PRO) si può cambiare il tema tra chiaro e scuro, avere solo notifiche di testo senza grafica, ed impostare la posizione delle statistiche a destra e sinistra dello schermo scegliendo sempre tra calorie, distanza e tempo attivo.

Stesse scelte anche per modificare il “Widget Oggi”.

Condivisione dei dati

Se vi piace condividere tutto hanno pensato anche a voi e dal menù in alto a sinistra la prima voce Condividi ci permette di pubblicare sui social network o inviare tramite whatsapp (o in mille altri modi) i nostri risultati!

Activity Tracker  è disponibile per Android qui o per iPhone qui. L’app è in versione gratuita ma se volete la versione completa il costo è di 4,99€

La nostra opinione

Dopo un mese di prova ci ha convinto per semplicità, stabilità e l’uso parsimonioso della batteria. Ribadiamo che l’interfaccia è intuitiva e mostra subito ciò che serve senza far perder tempo con schermate inutili, grafici e dati chiari ma ciò che stupisce è anche l’ottimizzazione nell’uso delle risorse. Infatti, anche con tutte le notifiche attive che permettono di aver sotto controllo i dati senza il bisogno di avviare l’app, la batteria non ne risente. Dove altre applicazioni sviluppate per lo stesso scopo incidono troppo sul consumo energetico qui non ci si deve preoccupare.

Esistono sicuramente mille modi per monitorare la propria attività tra braccialetti, smartwatch e app dedicate ma se siete ancora alla ricerca scaricate la versione di prova e fateci sapere, tanto il telefono lo abbiamo sempre tutti con noi!

NB: Noi non lo abbiamo testato ma è compatibile con gli orologi Apple per le statistiche a colpo d’occhio direttamente sul polso.





Zwift Running, la competizione virtuale, la nostra recensione

Da quando non si può uscire per correre abbiamo adibito parte della casa a palestra. Abbiamo recuperato un tapis roulant e acquistato panca, pesi ed elastici, mentre la ricerca dei rulli per la bici si è rivelata più difficile che trovare una gemma dell’infinito dell’universo Marvel… ma mentre Thanos può schioccare le dita io non posso pedalare!!!

Tra allenamento e gioco in mezzo c’è Zwift Running, la nostra prova

Personalmente mi sono reso subito conto che il tappeto non è mio amico, correre chiusi in una stanza non è facile, il senso di claustrofobia e la monotonia regnano sovrani. Inizialmente ho provato a guardare la tv ma se il protagonista corre e si sposta a destra o sinistra mi vien naturale seguirlo e finisco col mettere un piede fuori dal tappeto rischiando di farmi male. Sono quindi costretto a seguire programmi tv “statici” …ma correre guardando Masterchef è una tortura e si trascorre il tempo dell’allenamento pianificando piatti che vanificheranno i risultati ottenuti portando la forma fisica più verso Antonio Cannavacciuolo che verso Eliud Kipchoge!

In questo scenario grigio sono cambiati anche i discorsi nei vari gruppi WhatsApp di corsa passando dai dettagli sui ritmi nelle gare pianificate ad una sorta di gruppo di supporto psicologico…  ma proprio da qui (grazie Massimiliano Doria) arriva un suggerimento che ha ribaltato la situazione: Corsa Virtuale!  

In meno di mezz’ora ho preparato tutto ed ho iniziato a correre con il mio Avatar in questo mondo virtuale che ha reso più sostenibile l’allenamento sul tapis roulant. Mi sembra quasi di giocare con la Wii, il tempo trascorre facilmente e si sente la “competizione” perché ci si trova fianco a fianco con runners da tutto il mondo che al loro ritmo si allenano da casa come me.

Ho usato Zwift, nata principalmente per chi fa rulli ma altrettanto valida per la corsa, che non necessita di presentazioni. La piattaforma offre tantissimo e non ci addentreremo nei dettagli di ogni aspetto altrimenti dovremmo scrivere un libro ma ci limiteremo a guidarvi alla configurazione per partire subito con una corsa in compagnia.

Come Cominciare con Zwift

Se siete curiosi di provare ecco i semplici passaggi da seguire.

Strumenti necessari:

  • un tapis roulant (se lo avete appena acquistato è probabile che sia già compatibile con questo tipo di attività)
  • uno smartwatch evoluto (che abbia la Corsa Virtuale come attività) o un footpod bluetooth
  • una fascia cardio compatibile (alcuni Garmin non necessitano della fascia)
  • uno smartphone o tablet su cui installare l’app Zwift
  • un leggio o simili per posizionare il dispositivo o una tv con cui condividere lo schermo per godersi lo scenario virtuale della corsa

La nostra prova di Zwift per i runner

Nel nostro test abbiamo usato un vecchio tappeto senza alcun tipo di connessione, il Garmin Forerunner 245 music che non necessita di fascia o footpod ed un Samsung S10 aggiornato.

Scaricare l’app

Iniziamo con il download e la registrazione sulla piattaforma Zwift aderendo alla versione di prova e creando il nostro “io” virtuale. Pochi semplici passi comuni a tutti i tipi di registrazione con informazioni base su stessi e l’indirizzo mail. Verifichiamo se il nostro sportwatch prevede la corsa virtuale o se necessitiamo di un footpod.

Come iniziare

Indossiamo le scarpe e una volta sul tappeto posizioniamo il telefono o condividiamo lo schermo con la tv e avviamo l’app. Toccando il tasto centrale con il nostro nome arriveremo subito nella schermata “Dispositivi Connessi”, con il bluetooth acceso e l’orologio pronto per l’attività corsa virtuale si collegano i tre aspetti: Velocità di corsa, Frequenza cardiaca e Cadenza toccandoli e selezionando tra i dispositivi rilevati. In questo caso tutto abbinato al Forerunner 245. Quando tutte le caselline sono blu con la scritta Connected sotto appare il tasto OK.

La schermata successiva permette la scelta di eventuali obiettivi e luoghi per correre e sotto l’attesissimo tasto corri che vi porterà magicamente sulla strada! Ora avviate il tappeto ed il Garmin iniziando a correre e vedrete che l’omino farà altrettanto. Ovviamente se vi fermerete lo farà anche lui!

Utilizzo

Nella schermata avrete tempo per osservare varie informazioni tra cui, oltre ai classici dati da corsa, l’elenco delle persone che incontrerete sul percorso che possono essere runners o ciclisti. terminata l’attività fermerete l’orologio e dall’app andando sul tasto MENU verranno riassunti i dati della sessione e troverete il tasto Termina la Corsa. Durante il tragitto potrete raggiungere eventuali obiettivi che vi porteranno ad ottenere premi e riconoscimenti virtuali e potrete scegliere se cambiare percorso.

La piattaforma offre diverse possibilità come la ricerca di amici con cui allenarsi, il salvataggio di immagini durante l’attività, la possibilità di partecipare ad eventi e gare, piani di allenamento coinvolgendo gli sportivi del mondo della corsa e della bici. Questo social network attualmente ha un costo di 14,99€ al mese per la bici mentre essendo in beta sul fronte della corsa è completamente GRATIS! (finché resta beta)

Zwift Running, in conclusione

Piaciuta la corsetta virtuale? Non aspettatevi sensazioni da maratona di Londra ma è sempre meglio che correre nello scantinato tra 4 muri. Io rimango un runner che predilige senza dubbio la corsa all’aria aperta ed abitando sul carso triestino scelgo di uscire anche al buio e con temperature bassissime ma tengo a portata di piede questa possibilità per le giornate di pioggia o per situazioni, che spero non si ripetano più, come questa che stiamo vivendo tutti.





MyFitnessPal, la recensione dettagliata

MyFitnessPal è la più famosa App di Under Armour per misurare le calorie, permettendo a noi podisti di tenere sotto controllo le calorie ingerite e consumate. Si propone come strumento per smettere con le cattive abitudini per iniziare con quelle sane. Andrea Giurgiovich l’ha recensita e questa è la sua opinione ed una guida all’utilizzo.

MyFitnessPal, una guida all’utilizzo

Vedo spesso amici che prendono in mano lo smartphone per segnare il quantitativo d’acqua bevuto o che scansionano i codice a barre delle confezioni durante gli spuntini per conoscere l’esatto apporto calorico ingurgitato. Personalmente ho scaricato ed eliminato più volte l’app perchè non sono capace di inserire tutti i dati e avere solo una parte delle informazioni non credo sia utile… o forse non lo voglio fare perchè ritengo che non mi sia utile. 

Ora che in redazione è stata proposta la recensione di MyFitnessPal ho voluto cogliere l’occasione per approfondire l’argomento. Eccoci dunque pronti ad uno sguardo più attento a questa sorta di diario di bordo.

MyFitnessPal, come scaricare l’app

Innanzitutto l’app è disponibile sia  per iOs, sistema operativo sviluppato da Apple per iPhone, iPad, che per la famiglia del sistema Android di casa Google ed è scaricabile dai relativi store:

Oltre alle app, sempre a portata di mano, c’è il sito che permette di gestire e controllare il proprio diario di bordo in modo più comodo:

https://www.myfitnesspal.com/it/

In fase di registrazione è possibile decidere se ricevere o meno pubblicità in base ai propri dati (tipo di attività e geolocalizzazione) o se lasciarle generiche… quindi comunque pubblicità nella versione gratuita. Nelle impostazioni si può cambiare la lingua per avere i sottomenù in italiano anziché in inglese che potrebbe essere utile per alcune terminologie di cibo e informazioni durante l’utilizzo quotidiano.

Una volta creato il proprio account con i soliti passaggi è utile abbinare, per concedere i permessi, le applicazioni che utilizzate per registrare le vostre attività sportive. Qui bisogna stare attenti a non fornire contemporaneamente l’accesso agli stessi dati raccolti su più sistemi. Infatti fornendo accesso a Garmin Connect e Strava, ad ogni attività, MyFitnessPal prenderà i dati da tutte le fonti indicate portando sulla bilancia delle calorie un consumo doppio dando l’illusione di poter mangiare molto di più. Valutate la fonte più completa e utilizzate quella, nel mio caso ho tolto Strava dall’elenco perché non tiene conto dei passi giornalieri che incidono molto nelle mie giornate.

Questo risolve l’aspetto delle calorie consumate, l’automatismo vi toglie una parte del lavoro ma si può sempre intervenire per correggere i dati aggiungendo ad esempio attività che non sono state monitorate con i sistemi abbinati nel passaggio precedente.

La comunicazione tra i sistemi è bidirezionale quindi aprendo MyFitnessPal vedremo il consumo di calorie dovuto alle attività registrate con Garmin e contemporaneamente in Garmin Connect appariranno i conteggi delle calorie apportate dal cibo che abbiamo diligentemente annotato sul nostro diario in MyFitnessPal. 

Questo permette di decidere dove consultare i dati in base anche al motivo per il quale abbiamo deciso di registrarli, da un lato abbiamo i dettagli delle attività sportive con informazioni utili come tempo di contatto e bilanciamento (per la corsa) e la pura quantità di calorie assunte mentre dall’altro abbiamo le specifiche sul tipo di alimenti con consigli sulla qualità (assumi meno grassi, meno zuccheri..) e il semplice numero che indica le calorie bruciate.

MyfitnessPal, Utilizzo

L’app ed il sito mostrano gli stessi contenuti che possono essere l’ideale a seconda delle situazioni. Nella quotidianità inserisco “quasi” in tempo reale i dati di ciò che mangio ma mi capita di non inserire nulla per intere giornate e cerco di recuperare i dati mancanti quando sono comodamente seduto al computer.

Troviamo una suddivisione principale in 3 parti:

Home

Ricorda molto la home di Facebook ma qui troviamo articoli su temi legati al fitness e alla dieta, pubblicità varie più o meno inerenti e dei post automatici che riassumono le calorie bruciate nelle varie attività fisiche nostre e dei nostri eventuali amici a cui ci siamo collegati. In basso a destra troviamo un bel tondo azzurro con il + e sarà IL vostro amico! Infatti da qui si può creare un post o aggiungere rapidamente quello che avete mangiato, bevuto, l’attività fisica extra (ad esempio i dati delle app connesso non le dovete mettere ma appaiono in automatico) o la registrazione del peso rilevato.

Diario

Il Diario è un calendario diviso in giorni in cui riportare con pochi semplici passaggi quello che abbiamo mangiato e bevuto. Ogni scheda del giorno è a sua volta divisa tra:

  • Prima Colazione,
  • Pranzo,
  • Cena,
  • Snack,
  • Esercizio (dati esterni come quelli di Garmin con la possibilità di aggiungerne altri),
  • Acqua.

Qui in ogni sezione possiamo toccare il “+ Aggiungi” in basso per registrare quello che abbiamo mangiato, abbiamo la possibilità di cercare i prodotti per nome (es: panettone) oppure per marca (es:Bauli) o toccare il simbolo del codice a barre e scansionare il codice a barre posto sulla confezione attraverso la fotocamera del nostro smartphone…  non rimane che dichiarare, con onestà assoluta, la quantità che può essere modificata di volta in volta.

Man mano che compilate il diario le scelte già effettuate verranno proposte per prime per rendere agevole l’inserimento. La mia colazione ed il pranzo sono abbastanza costanti e sfrutto con piacere la possibilità di copiare i dati di una data precedente ed eventualmente apportare le piccole modifiche necessarie.

Io

Sezione a sua volta divisa in 3 sotto-menù:

  • Le mie info – dedicata ad informazioni su noi stessi con in primo piano il progresso del peso con il tastino per aggiornarlo con l’ultima lettura e l’obiettivo che abbiamo fissato.
  • Le mie Voci – dove possiamo mettere dati personalizzati di pasti, ricette, cibi,esercizi cardio e allenamenti. Queste personalizzazioni permettono di inserire più rapidamente pietanze complesse o allenamenti specifici senza perdere tempo o sbagliare le calorie.
  • I miei post. Come la home ma con solo i nostri post e la possibilità di creare contenuti personalizzati con tanto di immagini da condividere sulla nostra bacheca e quella di amici.

I dati del diario si possono sempre cambiare e scorrendo le date si possono riempire con i dati mancanti.

MyfitnessPal Premium

Ovunque vi troviate ci sarà sempre l’invito a passare alla versione Premium che offre numerosi vantaggi. MyFitnessPal Premium promette di darvi le indicazioni necessarie per vivere meglio attraverso un più attento stile di vita. Tra queste la funzione più interessante potrebbe essere la possibilità di esportare i dati registrati in un formato condivisibile tra tutti i sistemi. Per chi è seguito da un nutrizionista, è un grande vantaggio di tempo!

Costo Versione Premium

Ma quanto costa la versione Premium? perché non essendo un programma in vendita ma un servizio mensile in abbonamento ci siamo incuriositi e siamo andati a guardare i dettagli online. Innanzitutto vi viene proposto un mese gratis e la possibilità di disdire l’abbonamento in qualsiasi momento. Finito il mese dovete decidere tra un abbonamento con pagamento annuo di 49,99€ e uno mensile di 9,99€ che significherebbe 119,88€.

Differenze tra versione Premium e Gratuita

Mentre soppesate i costi della Premium vi illustro le differenze tra le due versioni

Versione gratuita

Le funzioni principali che sicuramente possono soddisfare la maggior parte degli utenti dell’app sono le seguenti:

  1. Obiettivo di calorie giornaliero
  2. Imposta un obiettivo di calorie giornaliero che ti aiuti a raggiungere il tuo obiettivo di peso.
  3. Obiettivi personalizzati di carboidrati, grassi e proteine
  4. Scegli gli obiettivi sui macronutrienti più adeguati per te.
  5. Inserimento rapido delle calorie

Se non hai molto tempo, registra soltanto il numero di calorie che hai assunto.

Versione Premium (oltre a quello che ha la versione gratuita):

  1. Dashboard dei nutrientiScegli una visualizzazione che ti aiuta a raggiungere al meglio i tuoi obiettivi personali.
  2. Analisi dei cibiScopri quali alimenti sono meglio classificati tra i nutrienti che ti interessano.
  3. Esportazione file. Scarica i file CSV dei dati relativi ai tuoi progressi, pasti ed esercizi.
  4. Obiettivi calorie per pasto. Decidi se aumentare gli obiettivi giornalieri durante gli esercizi.
  5. Obiettivi diversi in base al giorno. Imposta gli obiettivi di calorie e macronutrienti personalizzati per qualsiasi giorno della settimana.
  6. Impostazioni Calorie esercizio. Decidi se aumentare gli obiettivi giornalieri durante gli esercizi.
  7. Livello di carboidrati, proteine e grassi per pasto. Tieni traccia sul diario dei macronutrienti che assumi in grammi o percentuale.
  8. Aggiunta rapida di carboidrati, proteine e grassi Tieni traccia dei grammi di grassi, proteine e carboidrati in pochi secondi.
  9. Carboidrati, proteine e grassi per grammo Imposta gli obiettivi sui macronutrienti per grammi o percentuali.
  10. Assistenza clienti prioritaria: Evita le attese e scegli l’assistenza clienti prioritaria.
  11. e soprattutto…. Senza pubblicità

Nostra Opinione sull’utilizzo

Dopo più di un mese di costante utilizzo cosa ne penso?  Personalmente conduco una vita con un buon equilibrio tra attività sportiva e relax e non ho obiettivi di peso da raggiungere, la mia dieta è basata su consigli di esperti in seguito ad analisi e gusti personali ma non rifiuto una fetta di torta o qualche bicchiere di vino tra amici. Utilizzare questo strumento mi ha permesso di verificare la suddivisione tra carboidrati, grassi e proteine. Inoltre è stato il giusto stimolo per aumentare la quantità d’acqua che bevo durante il giorno. Ho acquistato anche una bottiglia termica per avere l’acqua sempre a portata di mano durante il lavoro, passando da 4 bicchieri al giorno a 12 senza problemi.

Se sperate di dimagrire miracolosamente andate da un professionista ma se siete equilibrati e curiosi potrebbe essere interessante vedere come gestite il rapporto cibo/movimento. Questo vi permetterà di migliorare alcuni aspetti della quotidianità. In ogni caso non perdete mai l’occasione di una birra con gli amici!





Jaybird Vista, la recensione degli auricolari per atleti

Gli auricolari Jaybird Vista sono l’ultimo modello di cuffie per atleti, lanciate a fine Agosto 2019 e disponibili oramai sul mercato Mondiale. Da quando partecipiamo alla maratona di New York, siamo entrati a contatto con l’azienda americana dello Utah, che ci ha pure invitato nel 2018 ad un evento per il lancio delle Jaybird Tarah Pro.

Come si evince dai forum e da alcune opinioni online, Jaybird Vista sono auricolari «premium» e tra i più apprezzati dagli atleti esigenti, nonostante un posizionamento di prezzo elevato, peraltro giustificato dalla quantità di funzioni e da un suono eccellente. Le abbiamo testate e di seguito ecco la nostra opinione.

Gli auricolari Jaybird Vista, la nostra opinione

Il rapporto dei podisti con la musica in allenamento si è modificato negli anni. Fino a pochi anni fa per correre servivano dispositivi dedicati ed occorreva «scaricare» delle playlist dedicate oppure portarsi il telefono. Ma dal lancio degli ultimi modelli di Garmin, con Spotify ed Amazon Music, molti podisti hanno cambiato il modo d’ascoltare la musica in corsa. Ora basta un Garmin (o l’Apple Watch) di nuova generazione, un paio di cuffiette, un abbonamento a servizi online ed il gioco è fatto.

Purtroppo quali cuffie scegliere non è banale, prossimamente scriveremo una guida sintetica: tra i 10 collaboratori attivi del blog, ne abbiamo testate tantissime! Per ora partiamo dal meglio: con l’uscita delle Jaybird Vista, troverete il meglio per podisti esigenti!

Principali domande della recensione

Quali sono le principali caratteristiche delle Jaybird Vista? A cosa si collegano? come funziona l’App dedicata? e qual è il loro comportamento in corsa?

Ecco le domande a cui abbiamo cercato di rispondere nella nostra recensione dettagliata. Per guidare il lettore nella recensione, l’articolo è diviso in sezioni. Vi consigliamo di leggerlo tutto d’un fiato e poi di soffermarvi sulle parti che vi interessano ad una seconda lettura.

Gli Auricolari Jaybird Vista sono state forniti gratuitamente dalla casa Americana a finalità di test.

Caratteristiche generali

Le nuove cuffiette si presentano con una guida rapida di configurazione:

che potremmo riassumere in tre mosse:
  1. appoggiatele alla custodia nera;
  2. apritela / tenetela aperta e schiacciate il pulsante centrale;
  3. collegatele al dispositivo (cellulare o sportwatch compatibile).
Per chi non avesse tempo, le figure del manuale sono molto semplici, anche se manca la versione in Italiano:

In cosa si contraddistinguono?

Assieme alla confezione ed alla scatola di ricarica, sono presenti due manuali ed un piccolo cavetto. La scatola è molto semplice, nella parte frontale sono indicate le quattro principali ragioni per acquistare il prodotto:

  1. sei ore di durata + ulteriori 10, grazie alla ricarica con la confezione;
  2. ottima resistenza all’acqua ed al sudore;
  3. possibilità di utilizzo di un singolo auricolare;
  4. bloccaggio auricolare per utilizzo sportivo.

Vediamole una per una.

Durata Batteria

Come la maggior parte degli auricolari wireless, la ricarica avviene con una custodia. La batteria è integrata nella confezione e può fornire fino a 10 ore di ricarica, mentre individualmente gli auricolari durano circa 6 ore. Assieme alla confezione sarà a disposizione un cavetto USB-C. Nei nostri test, sembra che in effetti gli auricolari non si scarichino prima del previsto.

Inoltre è importante sapere che 5 minuti di ricarica consentono circa 1 ora di ascolto. Questa è una funzione molto utile soprattutto poco prima di andare a correre, dopo aver scoperto che gli auricolari sono scarichi!

Per ricaricare completamente gli auricolari, serviranno invece circa 3 ore. Una volta indossati, esiste un messaggio vocale in inglese che fornisce la  percentuale di carica rimasta. Non siamo riusciti a configurarlo per ora in Italiano.

Resistenza agli agenti atmosferici

Vista è certificato IPX7 per impermeabilità all’acqua e al sudore. Come scritto nei pochi documenti di marketing in Italiano, «tutti i componenti fondamentali sono protetti da polvere e sabbia». Jaybird ha sigillato le cuffie in un singolo guscio incapsulato rigido che rimuove completamente ogni possibilità che ogni liquido venga a contatto con gli auricolari. E a noi sembra funzionare bene, anche con le piogge di questi giorni.

Utilizzo con un solo auricolare

Tra le cose particolarmente utili, c’è anche la possibilità di ricaricare uno dei due auricolari, utilizzando l’altro, raddoppiando di conseguenza la durata della batteria. Infine, la custodia si contraddistingue per avere dei magneti che «attraggono» le cuffie in maniera molto efficace.

Utilizzo sportivo e peso limitato

Gli auricolari Jaybird Vista hanno una struttura arrotondata e bloccata. La versione di base sembra davvero larga ma in realtà è assolutamente pensata per mantenere gli auricolari bloccati durante la corsa. Ogni auricolare ha disegnato il logo Jaybird. In effetti, prese in mano, le cuffie si fanno notare per la loro leggerezza, soltanto 6 grammi complessivi. Ma appena indossate la sensazione è che siano un tutt’uno con l’orecchio:

Sintesi delle principali caratteristiche tecniche

Dimensioni delle cuffie: 22 mm x 24mm x 18 mm
Peso delle cuffie: 6 g
Dimensioni delle ricarica: 74 mm x 36.5 mm x 24 mm
Peso complessivo della scatola + cuffie: 45 g

Si noti che sono disponibili tre diversi modelli di auricolari in silicone, che consentono di gestire al meglio l’aggancio alle orecchie. Nei nostri test, la versione standard ha funzionato bene, ma abbiamo provato anche le altre configurazioni. Le tre versioni sono immediatamente distinguibili da un numero identificativo:

Jaybird Vista e Garmin

Come abbiamo già scritto, le cuffie si collegano semplicemente con gli ultimi modelli di orologi Garmin ed all’occorrenza con Apple Watch:

In pochissimi secondi il collegamento si attiva. Gli auricolari Vista accettano 8 dispositivi in totale. Quello che più abbiamo amato è stato che le cuffiette in maniera intelligente scollegano il collegamento iPhone ed attivano quello Garmin. Cosa che non si verifica con altre cuffie:

La connessione è visibile immediatamente dall’orologio:

Chiaramente la prima canzone che abbiamo voluto ascoltare è stata «New York»:

Comportamento nella corsa

Non sapevamo se le promesse di marketing fossero veritiere, di certo le piogge di questi giorni ci hanno permesso di valutare sia la connessione, sia il suono e soprattutto la vestibilità e la resistenza agli agenti atmosferici.

Abbiamo sempre corso con entrambi gli auricolari. La sensazione, rispetto ad altri concorrenti, è che Vista riduca sensibilmente i rumori esterni, quindi allenandosi in strada suggeriamo di prestare attenzione e di ridurre al minimo il volume. Anche se suoni esterni molto intensi come un clacson si udiscono anche in corsa, i rumori di fondo invece non si sentiranno. Risulterà anche impossibile parlare con eventuali compagni di corsa o con dei passanti. Si tenga presente che contrariamente agli Apple AirPods o anche a PaMu Slide, gli Auricolari Vista non interromperanno il collegamento musicale se tolti dall’orecchio. Non sappiamo dire se sia un bene o un male!

In conclusione, non abbiamo mai avuto la sensazione che gli auricolari Vista si potessero togliere dalle orecchie, mentre il suono è sicuramente molto avvolgente, anche se non «configurabile» via Garmin, come invece avviene sull’App.

App Jaybird

Le impostazioni di sistema offrono riproduzione di base e sono quelle a disposizione di chi corre con Garmin. Sul cellulare invece esiste la possibilità, tramite l’app Jaybird MySound, di riconfigurare suoni e funzioni. Non siamo ancora riusciti a capire se si possono trasferire su Garmin, ma verificheremo nei prossimi giorni!

Conclusioni

In conclusione, finalmente Jaybird ha rilasciato una versione eccellente di auricolari, pensata specificamente per gli atleti e gli amanti dell’avventura. Con oltre 16 ore d’utilizzo continuo, non ci possiamo lamentare, li presteremo senz’altro ai nostri amici per la prossima edizione della 100 km del Passatore!

Prezzi e disponibilità

Gli auricolari da listino costano 185 €. Ecco i principali link d’acquisto:

siti web prezzo medio Link acquisto
Amazon 185 € link





Nike Odyssey React Flyknit 2, la recensione

Le Nike Odyssey React Flyknit 2 sono scarpe intermedie di Nike, in commercio da marzo 2019 con un biglietto da visita che urla: «Comfort Zone!». Visto il caldo e il calo di allenamenti prima della nuova stagione cercavo una scarpa da allenamento diversa da Pegasus, morbida come i «marshmallow» ma comunque reattiva. Sfogliando il web alla ricerca di qualcosa che colpisse la mia attenzione tra i marchi più gettonati mi sono imbattuto in questo modello i cui colori erano perfetti per il dress code dei miei allenamenti estivi. L’idea era quella di sfruttare la scarpa per ritornare ad un volume di allenamenti decente in vista della preparazione per la maratona di Firenze a fine novembre, quindi ritmi medi e distanza intorno ai 10km. In base alle sensazioni ai vari ritmi decidere come alternarle a modelli più veloci. Come suggerito dal numeretto posto in coda al nome Odyssey React Flyknit 2 si tratta della seconda edizione. Qui trovate la nostra recensione del modello React Odyssey precedente.

Nike Odyssey React Flyknit 2, un secondo parere e opinione più che una recensione

Principali domande della recensione

Quali sono le principali caratteristiche delle Nike Odyssey React Flyknit 2? quali sono le differenze rispetto al modello precedente?  Per chi sono pensate? com’è il comportamento nella corsa? per quali ritmi? e per quale distanza? 

Per guidare il lettore, l’articolo è diviso in sezioni. Vi consigliamo di leggerlo tutto d’un fiato e poi di soffermarvi sulle parti che vi interessano ad una seconda lettura:

Le Nike Odyssey React Flyknit 2, sono state regolarmente comprate su Internet poco dopo l’uscita ufficiale nei negozi e di seguito vi raccontiamo la nostra opinione.

Caratteristiche generali

Le Nike Odyssey React 2 sono scarpe di categoria «massimo ammortizzazione», sono adatte ai podisti con appoggio neutro e supino, hanno un drop 10, tipico dell’azienda americana, anche negli ultimi modelli. Possono essere utilizzate in tutte le superfici, ma pensate per correre prevalentemente in asfalto. Restiamo un po’ scettici sull’utilizzo in condizioni meteo sfavorevoli a causa di un grip imperfetto sul bagnato.

Caratteristiche tecniche

Sintesi delle principali caratteristiche tecniche.

Ecco le principali caratteristiche tecniche delle Nike Odyssey React 2. Rispetto alla versione precedente non ci sono state modifiche sostanziali, il peso si attesta intorno ai 215-250 grammi a seconda del numero utilizzato. Ma per la versione standard US 9, il dato esatto è di 232 grammi, diminuendo di 6 grammi rispetto al primo modello.

  • Peso: 232 g (EU, 42.5), nella foto abbiamo sbagliato ad indicare l’unità di misura, sorry!

  • Altezze della suola: 28 mm (tallone), 18 mm (avampiede)
  • Larghezza disponibile: D=Medium; come calza (basato sulla larghezza D)
    • Calzata: standard
    • Tallone: stretto (attenzione!)
    • mesopiede: medio
    • avampiede: medio/stretto
    • spazio dita: medio/stretto
    • arco plantare: medio basso
    • forma: semi arcuata

Differenze rispetto alle Odyssey React Flyknit 2

Cosa è cambiato a distanza di un anno dal primo modello oltre al numero? 

La casa madre ha provveduto ad un aggiornamento di design con colori e personalizzazioni ma ha integrato la tecnologia della schiuma React, già presente nel modello precedente, con il tessuto Flyknit che riveste la parte anteriore della scarpa e la linguetta. Tutto questo per unire ammortizzazione, reattività alla sensazione di indossare delle calze… come se questo dovesse essere una gioia per i runner. Come le Nike Pegasus Turbo 2 hanno un drop 10 millimetri. Tra il perplesso ed il curioso mi sono fatto convincere anche perché prive di cuciture.

Estetica e forma

Ricevuto il pacco ho aperto la classica scatola arancio Nike con l’entusiasmo di un bambino a Natale! Sul fronte estetico sono rimasto positivamente colpito, dopo un passaggio di rito sulla bilancia dove rimango sorpreso della leggerezza nonostante tutta quella gomma, decido di provarle e appena recuperate delle calze da corsa le infilo aspettandomi quella sensazione piacevole di scarpa nuova, confortevole, morbida che tutti conosciamo…. e niente le ho tolte e rimesse controllando il numero convinto che ci fosse un errore… Strette!!! (ovvero giuste giuste). Solitamente con le scarpe da running prendo un numero di più per compensare la dilatazione dovuta ai km degli allenamenti, sui modelli Nike ordino l’11 e mi son sempre trovato bene ma ora sembrano davvero strette. Rabbia!!!

Comportamento nella corsa

La pianta del piede ha la sua posizione quindi non le sostituisco con una taglia in più ma decido di provarle per delle corse da 5 km immaginando che la sensazione, a mio avviso spiacevole, sia legata all’innovativo “tessuto calza” Flyknit. La gioia da scarpa nuova lascia un posto vacante subito riempito da una sensazione di claustrofobia che mi fa venir voglia di tornare a casa e recuperare le Pegasus o le Ghost che sono rimaste in scarpiera.

Corsa lenta

Ma dovendo dire la mia al resto del gruppo di therunningpitt non demordo e mi concentro sull’effetto marshmallow, cioè ammortizzazione a livelli altissimi. Dopo questa prima sessione decido di testarle nei giorni successivi con delle calze da corsa più sottili insistendo per vedere se il tessuto elasticizzato cede un pochino e si adatta al mio piede. La prima settimana di allenamenti non convince affatto e l’idea di aver buttato via dei soldi cerca di prendere il sopravvento, ma pensando alla grande capacità di ammortizzare e al gran caldo decido di esplorare percorsi da trail nelle zone boschive del Carso triestino, nulla di estremo ma comunque zone in cui non mi avventuro con le scarpe che uso solitamente. Con gran gioia scopro che le Nike Odyssey React Flyknit 2 sono il giusto compromesso tra trail e strada e pian piano il tessuto flyknit …come dire… «calza» meglio! La schiuma React garantisce un buona sensazione di appoggio al terreno, non sembra molto React-iva ma sicuramente morbida.

Se inizialmente avrei voluto regalarle e scrivere un pezzo negativo, ora iniziano ad avere un motivo essere utilizzate saltuariamente ma dovendo scrivere una recensione non potevo limitarmi a qualche km e visto il cambio di opinione ho rimandato la sentenza a settembre per farmi un’idea precisa in due mesi.

Corse Medie e lunghi

Finalmente il caldo molla la presa e la voglia di correre ricomincia, le date delle gare si avvicinano e gli allenamenti iniziano ad aumentare. Vittima del Black Friday mi ritrovo con i pettorali 3 mezze maratone e 2 maratone entro fine novembre. Così tra una corsa e l’altra alternando Pegasus e ORF2 (troppo lungo da scrivere) ho valutato la scarpa sotto vari punti di vista. Quelli che sembravano caratteri negativi erano giudicati sulla base delle mie aspettative e del mio modo di concepire la corsa. Se da un lato mi sembrano fin troppo morbide ma pur sempre reattive dall’altro sono l’ideale per corse di media distanza ad un passo lento, dove mi sentivo troppo aderente per il tessuto-calza ora mi sono abituato e negli allenamenti più tranquilli risulta piacevole, la gomma abbondante non crea problemi e se si spinge le scarpe risultano reattive più di quello che mi aspettavo inizialmente. Insomma a conti fatti sono contento dell’acquisto, mi piace cambiare le scarpe a seconda del programma di allenamento ed essendo molto diverse da Ghost, Pegasus e Ride si sono guadagnate il loro posto nella scarpiera in zona Running.

Durata

La questione della durata delle scarpe da corsa è una delle più «dibattute» tra i podisti di tutti i livelli. Il nostro suggerimento di fondo, per qualunque scarpa, è quello di cambiarla dopo 500 km. Pensiamo che per questo modello valga quanto già detto nella prima recensione, a cui rimandiamo.

Conclusioni

Dopo due mesi le Odyssey React Flyknit 2 sono diventate la miglior scelta per le corse lente, medie e per sterrato.

Ai runner veterani non le consiglio per gare dalla mezza in su ma solo per lenti e medi mentre credo siano una valida scelta per chi sta iniziando a correre e desidera grande ammortizzazione e comodità. Sulla loro longevità non posso ancora esprimermi ma grazie a Strava e Garmin Connect saprò dirvi esattamente dopo quanti km sono passate al ripiano “passeggiate col cane”.

Prezzi e disponibilità

La scarpa da listino costa 131 €, ma grazie ai saldi si riesce a trovarla scontata sia online sia nei negozi. Chiaramente Running Warehouse Europa è il sito da noi per l’acquisto online. Ma come al solito suggeriamo di comprare dove costa meno, soprattutto se siete già clienti Nike. Ovviamente i modelli precedenti sono scesi di prezzo e potreste trovare scarpe a prezzi davvero conveniente (in alcuni casi, sotto i 70 euro):

siti web prezzo medio Link acquisto
Running Warehouse 74 – 99 € link
Maxisport 79 – 99 € link
Sito Nike ufficiale 78 – 91  € link
Cisalfa 79 – 99 € link
Amazon 79 – 120 € link

Altri link d’acquisto dei modelli precedenti li trovate ai seguenti indirizzi: