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Polar M200, la recensione completa

Polar M200

Il Polar M200 nasce come fusione delle migliori funzioni di activity tracking del Polar A360 con quelle della corsa del modello M400. Come il lettore sicuramente saprà, non è un orologio nuovo, perché è stato introdotto sul mercato a fine 2016 dall’azienda finlandese. Con il lancio di questo modello, Polar aveva l’obiettivo di offrire uno strumento dall’ottimo rapporto qualità/prezzo per chi avesse appena iniziato a correre o non volesse spendere cifre esorbitanti per il primo GPS di corsa. Dopo una prima fase in sordina nel 2016, l’orologio ha avuto una grande visibilità, anche grazie alla fantastica offerta di Amazon a 89 euro durante il Black Friday. Noi lo abbiamo testato negli ultimi mesi, essendo stato al polso di Diego, al mio e a quello di Andrea Soffientini, che lo ha pure usato durante la BoClassic. Dopo questi mesi, abbiamo deciso di scrivere la nostra opinione, descrivendo in maniera completa tutte le funzioni a disposizione del podista italiano che fosse intenzionato a comprarlo. Grazie alla collaborazione con Alltricks, sito francese molto innovativo di vendita online di accessori bici e running e uno dei pochi a vendere le Nike Vaporfly e Nike Vaporfly 4%, oggi pubblichiamo la recensione dettagliata del Polar M200 in ottica Pitt 2.0.

Polar M200, un orologio per iniziare ma dall’ottima precisione GPS, la nostra opinione

La società di Kempele non poteva evitare di lanciarsi dove sta andando il mercato. Il Polar M200 è stato il primo orologio dal sensore ottico per la casa finlandese, assieme al M600 e A360. Introdotto a ottobre 2016, si è dimostrato una solida alternativa agli orologi con maggiori funzioni e prezzi superiori. Se inizialmente non l’abbiamo preso in considerazione per una recensione dettagliata, molti lettori hanno chiesto se fossimo interessati a descrivere la nostra opinione su questo orologio entry level di Polar.

Dopo avere recensito il Polar M430, abbiamo chiesto a Diego Saltalamacchia, miglior tester italiano dell’azienda finlandese, di aiutarci nella preparazione della recensione dettagliata del Polar M200. Con la sua esperienza di tester e l’utilizzo quotidiano, ora abbiamo una visione chiara delle possibilità offerte dallo strumento.

Polar M200Ma quali sono nel dettaglio le principali funzioni del Polar M200? E quali mancano? A chi lo consigliamo? Quali limitazioni abbiamo riscontrato nelle diverse settimane di utilizzo quotidiano? E il sensore ottico è all’altezza rispetto alla versione a sei LED del Polar M430? E come activity tracker come si posiziona rispetto alla concorrenza?

Come disclaimer, AllTricks ci ha fornito gratuitamente il modello nero del Polar M200 con il quale abbiamo realizzato i principali test della recensione. D’altro lato, non abbiamo ricevuto e non siamo interessati a ricevere alcun compenso ulteriore. Pur essendo soltanto podisti amatori evoluti, le nostre conoscenze analitiche ci aiutano a diffondere in maniera semplice le nuove tecnologie, uno dei principali obiettivi del sito, oltre a permettere ai podisti di tutti i livelli di correre meglio. Essendo il nostro un sito focalizzato sul podismo, la recensione del Polar M200 verterà sulle funzioni di corsa, descrivendo nella parte finale le altre funzioni. Ricordiamo che, contrariamente ad altri, il nostro blog ha adottato questa filosofia: no test, no party.

Come al solito, abbiamo sviluppato la nostra opinione completa con tantissimi test e dettagli. Siete pronti a leggere il seguito? La recensione dettagliata del Polar M200 può essere letta in sequenza, oppure selezionando soltanto le parti che vi interessano di più, premendo sulle relative sezioni:

Ma prima di addentrarci nella recensione, per chi non avesse tempo di leggerla tutta, vi alleghiamo la sintesi del dispositivo GPS, utilizzando come aiuto anche i principali documenti di marketing di Polar, il manuale d’uso in italiano, oltre alla nostra esperienza d’utilizzo.

Polar M200 in sintesi

Polar M200Per descrivere il Polar M200 abbiamo preparato due infografiche, la prima che illustra le caratteristiche principali, la seconda che ne descrive i principali pregi e difetti. In sintesi, il Polar M200 è stato il primo orologio dal prezzo contenuto ad aver introdotto la rilevazione cardiaca da polso a due LED. Esteticamente rotondo, il cinturino è di un materiale morbido e confortevole. Dotato di un connettore per il collegamento al PC, permette un semplice collegamento come se fosse una chiavetta USB.  Il collegamento ai satelliti GPS è molto rapido e in generale funziona in pochi secondi. Anche la frequenza cardiaca da polso è relativamente precisa, ma per gli allenamenti intensi suggeriamo l’utilizzo di una fascia cardio (Polar H7). Essendo un orologio pensato come activity tracker, dispone di funzioni di monitoraggio del sonno. Al prezzo di vendita di un centinaio di euro, siamo rimasti sorpresi che offra anche funzioni avanzate di running.

Polar M200Per esempio il Polar M200 ha la possibilità di programmazione degli allenamenti, fondamentale quando si corre su un percorso non misurato. Inoltre, come gli orologi più avanzati, dispone delle notifiche del cellulare e per la sincronizzazione degli allenamenti. Ha anche la funzione che consente di giudicare lo stato di forma, il “Running Index” che puntuale alla fine di ogni sessione esprime il suo giudizio sulla nostra performance. Piccolo tallone d’Achille, la durata della batteria, che è inferiore a quella dei modelli più avanzati, per amatori comunque la carica dura circa una settimana, correndo 3-4 volte per un’ora.

Unboxing Polar M200

Polar M200Apriamo la scatola. Il Polar M200 si presenta all’interno di una scatola a sfondo rosso e interno bianco, molto elegante ed essenziale allo stesso tempo. L’orologio si estrae dopo aver aperto la confezione al cui interno troverete un cavo carica-batteria USB e alcuni documenti. I modelli standard di mercato sono di colore nero, bianco oppure rosso. Ma esistono, si veda sotto, anche varianti di altri colori.

Polar M200Cavetto USB. Storicamente Polar utilizza un cavetto con la doppia funzione di ricaricare la batteria e sincronizzare i dati via web sulla piattaforma Polar Flow. Con il Polar M200, il cavetto è soltanto opzionale, fungendo da “prolunga” per il collegamento al computer oppure a una presa di corrente attaccandolo a un caricabatterie dello smartphone. In effetti, la ricarica del Polar M200 avviene sganciando il cinturino dall’orologio. Dopo aver effettuato questa operazione, sarà poi possibile collegare la base direttamente al computer oppure utilizzare il cavetto in dotazione. La scelta sembra davvero azzeccata, e il collegamento avviene in maniera molto semplice. Raccomandiamo però di utilizzare sempre il cavetto in dotazione per evitare di danneggiare la porta dell’orologio. Abbiamo visto sul web diverse foto di danneggiamento della chiavetta USB: prestate attenzione.

Polar M200Esteticamente. Il  Polar M200 ha una forma rotonda, esteticamente molto interessante. Sicuramente la versione nera può essere portata al polso tutto il giorno, visto che l’orologio è stato proprio pensato per questa funzione. L’orologio ha un peso molto contenuto di 40 grammi e può essere utilizzato anche in gara. La cassa è di 26 mm e il display 128 x 128 pixel, a bassa risoluzione ma perfettamente adeguato per la tipologia di GPS.

Polar M200Come tutti gli orologi Polar, il cinturino aderisce perfettamente al polso, facilitando la rilevazione della frequenza cardiaca.

Manuali e posizionamento sensore. All’interno della documentazione a disposizione, visto che l’M200 è stato il primo orologio Polar ad avere il sensore ottico da polso (ndr ora non è l’unico), l’azienda finlandese ha descritto esattamente come mettere l’orologio al polso. Attività non così scontata perché un posizionamento errato determinerà una rilevazione sbagliata del battito cardiaco, come spiegato nella recensione del cardio al polso.

Prima di correre con il Polar M200

Polar M200Come per ogni prodotto Polar prima dell’utilizzo bisogna procedere alla registrazione, tale procedura si può effettuare via PC oppure tramite Smartphone/Tablet (previa associazione del M200 a tale dispositivo), noi per abitudine e praticità abbiamo optato per la configurazione tramite Personal Computer. Inizio subito precisando, sono in molti ad avercelo chiesto, che non c’è assolutamente bisogno di rimuovere alcun dispositivo Polar precedentemente configurato nell’account  Polar Flow in quanto questa è una piattaforma per la gestione totale dei dispositivi Polar in nostro possesso. Bastano pochi minuti per configurare l’orologio, procedere all’aggiornamento dell’ultimo firmware disponibile e voilà il nostro dispositivo è pronto all’uso.

Il funzionamento e la navigazione attraverso i vari menù e sottomenù è molto semplice e intuitiva: sono presenti due soli pulsanti, uno per lato: quello a destra ha la funzione di avanti (singola pressione) e di enter/conferma (pressione prolungata), mentre quello sul lato opposto ha la funzione: annulla/indietro +  la funzione light (illuminazione).

Di seguito i menù ai quali si può accedere dal dispositivo:

  • Allenamento
  • Activity Tracker (percentuale di completamento giornaliera)
  • Archivio (memo delle ultime 5 attività)
  • La mia FC (misurazione della frequenza cardiaca)
  • Impostazioni

Correre con il Polar M200

Polar M200Per iniziare l’attività basta premere il pulsante destro una volta e poi confermare tenendo premuto nuovamente lo stesso pulsante, qui si accede ai vari profili Sport che sono presenti sul dispositivo, scegliamo “Corsa” e siamo pronti a partire non appena il Polar M200  aggancia il segnale GPS. In condizioni meteo ottimali l’operazione richiede pochi secondi nonostante il Polar M200 non sia dotato di A-GPS. Purtroppo non dispone della posizione dei satelliti che si scarica tramite il collegamento al PC, qualche secondo in più in caso di pioggia o cielo coperto. Una volta che il Polar M200 rileverà anche la frequenza cardiaca da polso, si potrà dare inizio alla registrazione, sempre tramite pressione prolungata del tasto destro. Un’ulteriore pressione del tasto invece dà inizio a un Lap Manuale. Per mettere in pausa la registrazione basta una semplice pressione del tasto annulla, sulla sinistra, successivamente per terminare bisogna premere in maniera prolungata lo stesso tasto, inizierà un rapido conto alla rovescia così da evitare accidentali interruzioni delle attività. Se abbiamo provveduto a impostare un allenamento su Polar Flow, la prima schermata che si presenterà alla pressione del tasto destro sarà appunto quella dell’allenamento, confermiamo e successivamente avviamo la registrazione.

Come illustrato precedentemente con il tasto destro si seleziona una delle attività impostate sul dispositivo: corsa, ciclismo, attività outdoor, attività indoor, ma a queste se ne possono aggiungere tramite Polar Flow le più svariate. Potrete in effetti anche svolgere sessioni di yoga, kayak, calcio, tennis, ecc. fino a 20. Non male! Con un’ulteriore pressione si inizia la registrazione dell’attività.

Ripetute con il Polar M200

Polar M200Il Polar M200 come tutti i dispositivi Polar ha la possibilità di programmazione degli allenamenti che per noi podisti è una funzione fondamentale. Incredibile per un orologio di fascia entry, in questa funzione il Polar M200 non differisce in nulla rispetto ai modelli più evoluti tranne per la limitazione di non avere la funzione “Preferiti” dove poter inserire gli allenamenti che effettuiamo con una certa regolarità. Questa opzione è accessibile esclusivamente tramite Polar Flow da PC o dispositivo mobile.  La programmazione degli allenamenti può in effetti risultare superflua per chi effettua i lavori in pista, ma risulta invece indispensabile per coloro che si allenano lungo un percorso non misurato.

Programmi di allenamenti. La nota positiva è che non c’è alcun limite di configurazione degli stessi, mentre il difetto riscontrato consiste nella mancanza della possibilità di impostazione on the fly, anche in maniera ridotta o semplificata, direttamente dal M200. Accedendo al pannello di controllo, Polar Flow, si sceglie “nuovo obiettivo di allenamento”, che può essere semplice, quindi incentrato su distanza, passo, durata o calorie bruciate, oppure avanzato, basato su quattro fasi: riscaldamento, allenamento (ripetuta)/riposo, con la possibilità della ripetizione di queste ultime due anche con distanze o durate differenti, defaticamento.

Ad esempio: Riscaldamento 20′ libero + 8 x (800 m allenamento + 1’30” riposo) + 2 x (500 m allenamento  + 60” riposo) + 2 km defaticamento

Ogni fase può essere selezionata in durata oppure in distanza decidendo o meno di vincolare ogni attività a una fascia di velocità o di frequenza cardiaca. Un alert ci avvisa se siamo fuori dal range impostato. Il passaggio da una fase all’altra è scandito da una singola vibrazione del dispositivo al raggiungimento della distanza, mentre se la fase è impostata su “tempo”, tre secondi prima della conclusione alcune  rapide vibrazioni ci avvisano del passaggio a quella successiva. Attenzione a ricordarsi di sincronizzare M200 in modo da trovare l’allenamento caricato sul dispositivo. Nelle varie schermate una è dedicata proprio agli allenamenti programmati, dove viene visualizzato quanto manca al termine in tempo oppure in metri mancanti.

Configurazione schermate del Polar M200

Come tutti gli orologi dell’azienda Finlandese, anche il Polar M200 permette di configurare diverse schermate in funzione della tipologia di sport scelto. Secondo noi questo è un grande valore aggiunto, rispetto ai concorrenti, soprattutto per orologi dal prezzo contenuto. In particolare, la configurazione delle schermate avviene tramite Polar Flow, il sistema via web in cui visualizzare i dati delle corse appena svolte.

Configurazione schermate. Polar permette di configurare su M200, 2 campi per ogni schermata. Il podista avrà a disposizione 3 schermate. I campi configurabili sono parecchi e si possono scegliere facilmente via web. Preoccupati dalla complessità dell’operazione? ovviamente i 100 sport a disposizione hanno già campi pre-configurati, ma se volete cambiarli, con un click via web riuscirete a farlo facilmente. Vi sembrano poche le schermate? di certo, confrontando il Polar M200 con l’M400, il confronto è impietoso. Quest’ultimo offre in effetti 8 schermate e 4 campi.

In sintesi, siamo convinti che le opzioni di base Polar siano davvero ottime e che ci siano a disposizione tantissimi campi. Pensiamo però che sia molto limitante avere a disposizione 2 soli campi per ogni schermata, probabilmente 3 sarebbe stato una scelta più opportuna. Ci rendiamo conto comunque che questa non sia davvero una limitazione per chi inizi o per chi gareggi. Non sempre un dato in più fa la differenza durante l’allenamento!

Analisi dati appena dopo la corsa con Polar M200

Appena terminata la sessione di allenamento il dispositivo ci comunica una serie di dati e analisi della corsa appena effettuata, suddivise in varie schermate:

  • Durata dell’attività
  • FC media
  • FC Max
  • Distanza Percorsa
  • Andatura Media
  • Andatura Max
  • Calorie bruciate

Tutti questi dati vengono salvati automaticamente nell’archivio che è tuttavia limitato alle ultime 5 attività. Purtroppo questo modello non dispone del Diario con lo storico di tutte le precedenti attività come Polar M400 e M430, ad eccezione di corse inferiori ai 2 Km per le quali ci viene chiesto se vogliamo o meno procedere al salvataggio, tutte le attività sono comunque consultabili in ogni momento direttamente dal Polar Flow. Tenendo premuto il tasto annulla/indietro (in basso a sinistra) si procede alla sincronizzazione dei dati via bluetooth, operazione che raramente impiega più di un minuto.

Running Index e Polar M200

Anche il Polar M200 dispone del  “Running Index”, che puntuale alla fine di ogni sessione giudica l’attuale stato di forma,in questo modello però il dato è consultabile esclusivamente via web, non ci viene fornito direttamente sul dispositivo al termine dell’attività; lo storico dei risultati, consultabili nella sezione progressi di Polar Flow, genera un interessante grafico, completamente personalizzabile, dal quale si può facilmente desumere l’andamento degli allenamenti e della condizione, utile per valutare se un determinato ciclo di corse  sta dando i risultati che ci aspettavamo o meno.

Previsione tempi. in base al Running Index viene inoltre generata una stima dei tempi potenzialmente  realizzabili su determinate distanze (Cooper, 5 Km, 10 Km, Mezza e Maratona), interessante se stiamo preparando qualche gara. Come per gli altri modelli della famiglia M la condizione necessarie perché il valore venga generato al termine della sessione sono: un’andatura di almeno 6 Km/h, una corsa di minimo 12 minuti con al massimo 2 interruzioni e ovviamente  la rilevazione della frequenza cardiaca. Per determinare il più corretto indice di performance assicurarsi di aver inserito la F.C. massima nelle impostazioni.

Polar M200 e accuratezza sensore cardio

Polar M200Sono numerose ormai le recensioni sul Blog che trattano di Frequenza Cardiaca al polso e come abbiamo abbondantemente descritto all’interno delle stesse questo è un argomento molto dibattuto e combattuto da parte dei Runner, ci sono i puristi che disprezzano il sensore al polso in quanto giudicato non perfettamente attendibile e i progressisti che accettano qualche minima differenza rispetto alla vecchia tecnologia a favore di questa che rappresenta a tutti gli effetti il futuro. Il Polar M200 non si sottrae a questa disputa. La domanda sorge spontanea: il sensore cardio da polso del Polar M200 funziona bene? Esteticamente il sistema è di forma circolare e sporge leggermente dalla cassa dell’orologio, ma non da assolutamente nessun fastidio una volta indossato.

Polar M200Questione di misurazione. La misurazione avviene tramite un dispositivo di lettura ottica a 2 LED, dopo aver effettuato una decina di comparazioni con il Polar M430 e il Polar M400 (in abbinamento a Polar OH1 – qui per la nostra recensione dettagliata) possiamo affermare che i risultati sono buoni, in linea con quelli che ci aspettavamo da un dispositivo “Entry Level” di fascia media. In condizioni di riposo o di corsa regolare ad andatura costante la misurazione della frequenza cardiaca risulta pressoché uguale a quella dei dispositivi a 6 Led, le differenze si ravvisano in occasione di allenamenti ad intervalli con rapidi cambi di ritmo  quindi con un  innalzamento della FC, il Polar M200 non è così rapido come i dispositivi più evoluti e di conseguenza si possono notare dei brevi periodi di latenza nella salita e nella discesa della misurazione. Ribadiamo come nelle precedenti recensioni di orologi con misurazione della FC al polso che per la più precisa misurazione della stessa bisogna rispettare alcuni accorgimenti: fondamentale è indossare l’orologio sopra l’osso sporgente del polso, l’allacciatura non deve essere troppo stretta, ma neanche troppo larga da permettergli di spostarsi, da non sottovalutare la pulizia dei LED, responsabili del monitoraggio del flusso sanguigno del polso. Ci sono poi altri fattori che possono influire, tipo tono della pelle e l’irsutismo.

Polar M200Per una lettura più approfondita riguardante l’argomento vi rimandiamo al seguente articolo, dove si parla di misurazione della frequenza cardiaca al polso in maniera approfondita.

Polar M200 e accuratezza GPS  

Non c’è un argomento più dibattuto dai podisti Italiani rispetto alla precisione del GPS. Ma Quello del Polar M200 è preciso? è accurato? La risposta è come al solito: dipende.

Polar ha adottato la stessa tecnologia successivamente utilizzata sul Polar M430, ossia la predizione satellitare SiRFInstantFix. Senza entrare nei dettagli, per l’utente è molto semplice: il Polar M200 riceve il segnale dai satelliti piuttosto rapidamente, più velocemente dei suoi concorrenti a basso costo. Se correte sempre nello stesso posto, come Diego, potrete ottenere i dati dei satelliti davvero in fretta, da 5 a 30 secondi. Nel mio caso di viaggiatore seriale dovrete aspettare qualche secondo in più.

Buona precisione. Oramai la precisione del GPS è disponibile anche sui dispositivi dal basso costo. Nelle nostre uscite abbiamo notato che, specialmente all’aperto, il GPS in pochi minuti otteneva un passo istantaneo abbastanza preciso. Purtroppo la tecnologia GPS non è perfetta in città oppure in presenza di alberi. Inoltre le traccie GPS post corsa si sono mostrate precise, linee pulite, nulla da segnalare dal punto di vista delle misurazioni. Chiaramente l’esperienza dipende molto dalla vostra posizione e da dove vi troviate.

In sintesi però, tutto sommato l’accuratezza del GPS del Polar M200 è in linea con gli ultimi modelli presenti sul mercato, anche quelli dal prezzo cinque volte superiore.

Ulteriori funzioni del Polar M200

Nelle nostre recensioni, di solito indichiamo le principali novità del dispositivo. Avendo già preparato la recensione dettagliata del Polar M430, ci limiteremo a descrivere le principali funzioni disponibili, oltre a quelle della corsa. Ecco le principali:

Activity tracking. Con il Polar M200 avrete a disposizione la misurazione dei vostri principali movimenti quotidiani:

  • monitoraggio dei passi. Questa è la funzione principale di un activity tracker, e ovviamente funziona decisamente bene. Come già scritto precedentemente sulla recensione Polar M430, il dato è assolutamente accurato a livello percentuale. Ma quanto importa avere percorso diecimila passi oppure 9800?
  • monitoraggio del sonno. Il Polar M200 misura il movimento del polso e stabilisce con un algoritmo la durata del sonno, dividendolo in diverse tipologie. La funzione ci è sembrata relativamente precisa, con una variazione rispetto a Garmin, Apple e Xiaomi di meno del 2%. Ovviamente i test sono abbastanza limitati dal fatto che di notte si possono al massimo tenere 2 orologi al polso.
  • inattività. Il Polar offre anche degli avvisi nel caso in cui restiate fermi per un certo periodo di tempo. Il livello standard è di 55 minuti.

Notifiche. Come tutti gli activity tracker, Il Polar M200 dispone delle notifiche cellulare. Certo è che lo schermo non consente una grande visualizzazione. Se amate essere distratti, il Polar M200 vi permetterà di leggere i messaggi inizialmente trasmessi dagli Smartphone. La notifica avviene attraverso una vibrazione, mentre le chiamate ricevute sul cellulare a loro volta informeranno l’M200 fino alla pressione di un pulsante sul cellulare oppure sul dispositivo. Non siamo grandi fans delle notifiche, ma i pochi test effettuati dimostrano che il funzionamento è ottimale.

Polar M200Profili sportivi. A parte la corsa, è possibile utilizzare fino a 100 sport sul M200. La versione di base ne contiene diversi, ma è possibili aggiungerli con la configurazione dal sito web Polar Flow. Se ne possono aggiungere 20 sul dispositivo. Ovviamente è possibile utilizzare il Polar M200 per il nuoto oppure per andare in bici. Nel primo caso non avrete grandi soddisfazioni nella misurazione della frequenza cardiaca e l’M200 non misurerà la vostra lunghezza della bracciata. Comunque il dispositivo è impermeabile fino a 30 metri e può tranquillamente essere usato in piscina. Per la bici, oramai decisamente meglio utilizzare il cellulare, con Strava e un dispositivo di supporto dello smartphone, oppure ovviamente un dispositivo GPS professionale (Polar V650).

Frequenza cardiaca a riposo. A differenza del Polar M430, l’M200 non ha ancora ricevuto un aggiornamento firmware che ha consentito di monitorare la frequenza cardiaca da polso 24 × 7. Ma serve davvero? di certo, male non fa. Però dubitiamo che possiate analizzare la vostra frequenza durante il giorno, anche se questo è oramai lo standard per gli orologi GPS e gli activity trackers.

Polar M200 vs M430, principali differenze

Le differenze fondamentali fra i due prodotti (Polar M200 e Polar M430) consiste appunto nella collocazione di mercato, il primo si rivolge ad un pubblico che si affaccia al mondo del running oppure con poche pretese di dati o precisione cardio mentre il Polar M430 si rivolge appunto al Runner evoluto che pretende una maggiore precisione e un’abbondanza di dati forniti durante e dopo l’attività.

Ovviamente queste differenze si tramutano in un gap di circa  80,00 € fra i prodotti: 149,00 € per M200 contro i 229,00 € del M430, parliamo di prezzi di listino, ma facilmente si trovano in offerta con una percentuale di sconto intorno al 15/20%.

Questione estetiche. Il Polar M200 è decisamente più leggero 40 grammi contro i 51 del M430, al polso la differenza si sente, forma e dimensione sono completamente diverse, rotondo il primo quadrato il secondo. Venendo alla batteria: ricaricabile ai polimeri di litio da 240 mAh per  M430 contro i 180 mAh di M200.

Proprio perché entry level, al Polar M200 mancano del tutto alcune funzionalità presenti sul Polar M430 di seguito elenchiamo le più significative:

  •         Fitness Test (utile per stimare la condizione fisica);
  •         Carico di lavoro
  •         Stato di recupero (indicazione dei tempi necessari per recuperare un allenamento);
  •         Cadenza di corsa
  •         Back to Start (funzione che indica la direzione per tornare al punto di partenza)
  •         A-GPS (Fornisce una rapida ricezione dei satelliti GPS)
  •         Diario di allenamento
  •         Record Personali
  •         Cronometro

Al contrario però è presente una funzione a mio avviso molto utile che invece manca nei modelli più avanzati, l’illuminazione automatica, praticamente durante la corsa basta ruotare il polso e il Polar M200 si illumina automaticamente: funzione molto molto comoda !!!

Accessori Polar M200

Polar M200Così come per gli altri modelli di orologi Polar, anche per il Polar M200, esistono diversi accessori, i più interessanti sono i cinturini personalizzabili ed i diversi modelli di fascia cardio, oltre alle pellicole protettive.

Fascia Cardio. Anche se il Polar M200 dispone di sensore ottico, per chi volesse svolgere allenamenti di qualità e non fosse soddisfatto della precisione del lettore, l’orologio consente il collegamente con una fascia cardio Bluetooth. Ad esempio le fasce Polar H7 oppure la nuovissima H10 vi consentiranno di avere una precisione assoluta, senza compromessi. Queste nuove fasce tra l’altro vi consentiranno di misurare perfettamente la vostra variabilità del battito cardiaco.

Cinturini personalizzabili. Anche se i modelli standard hanno tre colori a disposizione (Nero, Bianco, Rosso), esistono sul mercato a poco più di 10 euro cinturini personalizzabili Polar M200, che vi consentono di indossare versioni più sgargianti dello stesso, per esempio Viola o Verde.

Pellicola protettiva. Per esperienza consigliamo di aggiungere una pellicola protettiva, per evitare graffi sul vetro. Nel dubbio la prudenza non è mai troppa, visto anche il costo limitato della pellicola stessa. Sul web ne esistono moltissime varietà con prezzi svariati.

Conclusioni

In sintesi, pensiamo che il Polar M200 sia un ottimo dispositivo per chi inizia a correre. Ma è altrettanto vero che anche il podista evoluto potrà pianificare i propri allenamenti e correre le ripetute facilmente. Confrontando specifiche e prezzo, difficile trovare qualcosa di simile. A livello di accuratezza dati, pensiamo che sia sicuramente buono: il passo istantaneo e medio sono decisamente precisi. La misurazione dei battiti cardiaci è decente, anche se non è un segreto che funzioni soltanto a basso regime. Per chi cerca un orologio GPS con sensore ottico integrato, notifiche dello smartphone, uno strumento web di misurazione delle proprie attività, il Polar M200 risulta una delle opzioni più interessanti del mercato, a condizione che accettiate di poter visualizzare soltanto 2 campi contemporaneamente. Certamente però la casa finlandese ha nel suo arsenale anche il Polar M400 che ha funzioni supplementari e parecchie opzioni di configurazione. Ma non dispone del sensore ottico al polso, sebbene offra in dotazione la fascia cardio Polar H7 (valore commerciale 60 euro).

In conclusione, Polar è riuscita a sviluppare un ottimo prodotto per chi inizia ma anche per chi gareggia e non cerchi funzioni avanzate, una buona precisione GPS e del lettore ottico. Secondo noi il Polar M200 rappresenta il miglior orologio entry a disposizione del podista amatore: a poco più di 100 euro si riesce a trovare uno strumento efficace e tutto sommato preciso, anche in ottica di activity tracking.

Il Polar M200 disponibile su AllTricks

Il Polar M200 è disponibile nei migliori negozi sportivi, ma anche online su AllTricks e Amazon. Nel seguito abbiamo allegato i principali collegamenti:




Maratona di Pisa 2017, il racconto di Corrado Pronzati

Maratona di Pisa 2017

Pisa Marathon e Trino sono due gare importanti per il nostro blog: entrambe ci (Gianmarco & Massi) hanno visto scendere per la prima volta sotto le 2h30′ in maratona. In particolare, la Pisa Marathon del 2011 ha consentito a Gianmarco di raggiungere l’ambito traguardo sei anni fa. Già all’epoca spirava un forte vento gelido. Come già preannunciato nel racconto della vittoria della mezza maratona di Trino Vercellese, Corrado Pronzati si stava preparando a battere il personale di Francoforte 2016, correndo con le Nike Vaporfly 4%. Per ora gli ho impedito di commentare come si è trovato con le scarpe, ma non dimenticatevi di consultare tra qualche giorno il blog per la recensione dettagliata a quattro mani.  

Maratona di Pisa 2017Senza aggiungere altro, non ci resta che lasciare la tastiera a Corrado, che descrive come ha vissuto la gara e come ha raggiunto il podio assoluto.
Per un genovese abituato ad allenarsi con il sole, non osiamo immaginare la tortura di correre al freddo di Pisa (
n.d.r. le foto sono del suo manager, nonché mamma, che lo ha ripreso in partenza e all’arrivo e lo ha supportato nei lunghi intensi degli ultimi due mesi).

 

Maratona di Pisa 2017, il podio insperato

La Maratona di Pisa, ultima gara del 2017, ha rappresentato molto. Mi sono rimesso in gioco dopo la sfortunata prova di Amsterdam, deciso ad andarmi a prendere ciò per cui ho tanto lavorato. La maratona è per me soprattutto una sfida contro sé stessi, affascinante per le numerose incognite che ti può presentare, dal risultato incerto finché non si è tagliato il traguardo, una distanza che ti mette alla prova sia dal punto di vista fisico che mentale. Negli ultimi due mesi la condizione è andata giorno per giorno migliorando, ho svolto sedute incoraggianti che mi hanno dato molta fiducia nei miei mezzi, facendomi capire che potevo ambire a correre un’ottima maratona. L’obiettivo più grande sarebbe stato quello di ottenere il personal best, battendo il 2h23’47” di Francoforte 2016, ma soprattutto era importante correre provando belle sensazioni e chiudendo con un bel risultato cronometrico, magari riuscendo a salire sul podio.

La vigilia della gara

Maratona di Pisa 2017Arrivato a Pisa sabato sera, mi sono diretto al marathon expo per ritirare il pettorale. Dopo la consegna ho consultato il tabellone degli iscritti cercando i numeri bassi per capire se avrei avuto la possibilità di correre fianco a fianco con qualche atleta, cosa che in una 42 km è molto importante. Ho individuato il numero 4 Dario Rognoni, atleta milanese di esperienza con personale sulla maratona di 2h23’03”, sicuro che avrei potuto trovare in lui un alleato in corsa. Gli altri erano soprattutto stranieri o atleti che non conoscevo.

Pre-maratona e impatto delle condizioni climatiche

La mattina seguente sono uscito dall’albergo alle 7:30 sperando di trovare buone condizioni meteo e in effetti il cielo azzurrissimo mi ha messo subito di buon umore, ma la temperatura purtroppo come da aspettative era prossima allo zero, esattamente -0,5 indicava il termometro della macchina. Verso le 8:15 ho iniziato a scaldarmi e alle 8:45 mi sono posizionato nella griglia riservata ai primi venticinque numeri. Le maratone medio piccole per fortuna ti permettono di fare le cose con calma e di non doverti posizionare in partenza troppo presto.

Maratona di Pisa 2017Alle 9:00 esatte allo sparo mi sono portato subito nelle prime posizioni insieme a Rognoni, Lollo e altri ragazzi che partecipavano alla mezza. Si è formato un bel gruppetto compatto e abbiamo corso insieme per i primi 5 km, dopodiché siamo rimasti solo io, Rognoni e Lollo. Il passo che mi ero messo in testa di seguire era di 3’22”/3’23” al km e fortunatamente entrambi sembravano avere le mie stesse intenzioni. Verso il decimo km però Lollo ha allungato decisamente il passo portandosi in testa. Non lo conoscevo, così ho chiesto a Rognoni se aveva idea di chi fosse e lui mi ha risposto che era un ragazzo all’esordio con un personale di 1h08′ sulla mezza. Ho pensato che stesse decisamente esagerando e non ho neppure preso in considerazione l’idea di accodarmi a lui, seguendo il ritmo che sentivo a me adatto. Le sensazioni erano molto buone e sempre in coppia siamo transitati alla mezza in 1h11’38” senza troppi problemi.

La seconda parte di gara

Purtroppo l’unico disagio arrivava dalla temperatura, decisamente a me ostile e quando abbiamo girato alla boa per tornare verso Pisa la situazione è peggiorata ulteriormente perché il vento gelido da nord/est ha cominciato a colpirci frontalmente. Le gambe hanno iniziato a diventare dure e  alle prime avvisaglie di alcuni dolori muscolari ho deciso al 25° km di rallentare un pochino, rimanendo così da solo. Non ho calato però troppo il ritmo continuando a vedere entrambi gli avversari davanti a me. Dopo il 30° km però mi sono reso conto di non poter battere il personale e di dover rallentare ulteriormente per non rischiare noie muscolari. Da lì in avanti l’obiettivo rimaneva quello di difendere la terza posizione e chiudere lo stesso con un buon tempo. Sono rimasto concentrato e mi sono detto di correre a un ritmo che mi desse la sicurezza di arrivare senza rischiare troppo.

Maratona di Pisa 2017Maratona di Pisa 2017Maratona di Pisa 2017Quando ho tagliato il traguardo ero molto contento, la gioia di finire una maratona è sempre grande e il tempo di 2h26’15” mi ha comunque soddisfatto. Soprattutto il terzo posto assoluto mi ha reso molto felice, lo considero un risultato di prestigio. Superare le difficoltà nella parte finale è stata la gioia più bella, mi ha fatto capire che con la testa si può sopperire al fisico e anche in condizioni difficili si riesce lo stesso a ottenere un bel risultato. La sfida per il personal best è soltanto rinviata, lavorerò duro per inseguire i miei sogni e in primavera ci riproverò, sperando magari di trovare una giornata più calda!

Strumenti utilizzati in gara

Per chi fosse interessato, ecco la lista degli strumenti utilizzati da Corrado durante la maratona di Pisa e il link alle nostre recensioni:

#TheRunningPitt & #CoachTower, come preparare una maratona in poco tempo

Firenze Marathon 2017

Firenze Marathon 2017A due settimane dalla Firenze Marathon, ecco finalmente un breve articolo per descrivere l’altrettanto breve e (travagliata!) preparazione, che in ogni caso ha avuto un lieto fine, anzi direi più che lieto! Avevo già introdotto l’argomento tre settimane fa, ora vado un po’ più nel dettaglio, più avanti sarà Matteo a integrare il tutto con i dati tecnici (attenzione, siamo nerd!).
Tra l’altro, Garmin pochi giorni fa ha rilasciato l’aggiornamento che attiva la misurazione della potenza anche nella corsa (servono un Forerunner 935 o un fenix 5 in abbinamento a una fascia cardio con le dinamiche o al Running Dynamics Pod), quindi in futuro avremo ancora più dati… ;-)

Come mi ero preparato in passato

Per le maratone del 2007 (2h51′, un anno e mezzo dopo aver iniziato a correre) e del 2009 (2h40′), avevo utilizzato i libri di Albanesi, per quelle del 2010 (entrambe in 2h32′) e del 2011 (2h30′ e 2h29′) il libro di Pizzolato come base, ma apportando già delle modifiche consistenti in fase di pianificazione.
In quelle del 2012 (2h28′ e 2h32′, con anche un 2h42′ come “lunghissimo”) avevo fatto da solo, stessa cosa nel 2013 per quella di aprile (Londra in 2h29′), mentre per quella di novembre (Torino in 2h32′) mi ero fatto aiutare dal mitico Enrico Vivian (ora anche qui).
Nella primavera del 2014 (2h38′) e del 2016 (2h38′) sono ritornato al “fai da te”, ma con poca convinzione, pensando più che altro alle gare successive, dove infatti avevo corso nettamente meglio da un punto di vista cronometrico (entrambi gli anni, 1h12′ in mezza maratona qualche settimane dopo).

Dai vecchi articoli ho recuperato questi confronti, in riferimento alle undici settimane che vanno dalla “settimana -12” alla “settimana -1” (non viene presa in considerazione la settimana di scarico alla fine della quale c’è la maratona):

Per Berlino 2010 (2h32′): 1.029 km totali (94 km a settimana);
Per Torino 2011 (2h30′): 1.177 km totali (107 km a settimana);
Per Padova 2012 (2h28′): 1.049 km totali (95 km a settimana);
Per Londra 2013 (2h29′): 1.177 km (107 km a settimana);
Per Torino 2013 (2h32′): 1.115 km (101 km a settimana).

Come mi sono preparato con #CoachTower

E per Firenze 2017? Da un punto di vista puramente quantitativo, 74 km la prima settimana (saltato il lungo causa aereo da prendere), 73 km la seconda (saltato vari allenamenti), 26 km la terza (malato), 88 km la quarta (ripresa, nessun lavoro specifico), 604 km dalla quinta alla decima, 70 km l’undicesima. Una media di 85 km a settimana sul totale, ma se togliamo le prime quattro settimane (praticamente perse o quasi), i chilometri di media diventano 96.

Altro “piccolo” problema. La forma era buona a fine giugno (16’10” sui 5.000 m in pista), scarsa a inizio settembre (è fine estate dai…), con pochi chilometri settimanali da aprile 2016 a marzo 2017 e soprattutto pochissimi allenamenti sopra i 14 km (nessuno sopra i 20 km da oltre un anno!), non la situazione di partenza ideale quando si dovrebbe iniziare a costruire e consolidare il ritmo maratona!

Dal punto di vista del numero e dell’alternanza dei lavori settimanali, con Matteo ci sono state grandi differenze con il passato. Un numero maggiore di lavori, consistenti variazioni nei ritmi allenanti e nelle tipologie di allenamento, per andare a “toccare” tutte le grandezze atletiche coinvolte nella prestazione. Ecco due settimane (la sesta e la settima, rispettivamente con 105 e 112 chilometri totali) di esempio:

 

Nei giorni non indicati ho corso su e giù intorno a casa mia (niente corsa in piano…), inserendo il mercoledì anche un paio di andature tecniche (i cosiddetti “running drills”). Sabato in realtà doveva essere la giornata di riposo, ma evidentemente mi sentivo in colpa per le prime quattro settimane della preparazione, praticamente saltate…
Nelle settimane successive sono stato più bravo, rispettando i riposi!

Considerando sempre il percorso (via di ottocento metri bella mossa, da fare su e giù) per gli allenamenti del martedì, giovedì (nel secondo sono andato in pista…) e venerdì, la sequenza prevedeva il martedì un lavoro vicino al VO2max, giovedì un lavoro sopra e sotto il ritmo maratona, venerdì un richiamo di forza, domenica l’allenamento lungo ma con tratti a ritmo maratona o inferiori (per esempio nel progressivo). Se devo essere sincero, i dubbi erano molti… ma sono completamente scomparsi dopo essermi reso conto che tutto stava funzionando molto bene, soprattutto alla fine della settima settimana! L’ottava settimana è stata particolare, con il weekend passato a Milano, nella nona e nella decima invece ho gareggiato “da stanco” (10 km e mezza maratona), inserendo sempre tre lavori durante la settimana.

AGGIORNAMENTO DEL 15/12/2017: ecco l’articolo di #CoachTower, lo potete leggere direttamente sul suo blog.

Mezza maratona Terre d’Acqua, la vittoria di Corrado

Mezza maratona di Trino 2017

Trino Vercellese e la sua maratona sono sempre nel mio cuore. Mi hanno visto scendere per la prima volta sotto le 2h30′ in maratona, mi hanno fatto capire la solitudine del maratoneta e hanno reso la mia vita di podista più serena: a 2h20′ non riuscirò sicuramente ad arrivare!

Mezza maratona di Trino 2017Purtroppo non ho il tempo di gareggiare tutte le settimane, di conseguenza quest’anno non sono riuscito a partecipare a questa bellissima gara nella ridente località tra il vercellese e l’alessandrino. Per fortuna è giunto al mio capezzale Corrado Pronzati (seguitelo su Instagram), maratoneta nazionale che ho conosciuto alla Milano Marathon 2017 e che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente negli ultimi sei mesi. Corrado ha un personale sulla maratona di 2h23’47”, ma soprattutto è un grande amante dell’atletica. Uno di quei personaggi silenziosi di cui l’atletica italiana ha bisogno per ricostruire la passione, il desiderio di correre più velocemente, di allenarsi più intensamente e di comunicare ai giovani sentimenti ormai archiviati.

Mezza maratona di Trino 2017Sono molto orgoglioso che Corrado abbia accettato l’invito a collaborare con noi di TheRunningPitt, sito che crede che passione, tecnologia e impegno possano permettere a tutti i podisti amatori di correre più velocemente, di ridurre gli infortuni e soprattutto di avere un’esperienza a 360° con la corsa. L’attento lettore si potrà chiedere: ma cosa c’entra la tecnologia nel racconto di Corrado? Beh, il podista genovese ha gareggiato per la prima volta con le Nike Vaporfly 4%, quelle del progetto Breaking2. E non a caso ha vinto la gara! O forse le Vaporfly non c’entrano niente? Beh, su quest’ultimo aspetto, vi consigliamo di leggere la recensione a quattro mani nei prossimi quindici giorni. Nei prossimi mesi Corrado ci racconterà le sue gare e preparerà delle recensioni sulle scarpe Nike. Ma Corrado non è l’unico podista élite che questo mese ha aderito al progetto Pitt 2.0. Leggete la fine dell’articolo per saperne di più!

Per ora lasciamo la tastiera a Corrado, che ci racconta della sua vittoria alla mezza di Trino Vercellese (n.d.r. le foto sono di Arturo Barbieri di Podisti.net).

Mezza Maratona di Trino Vercellese 2017, il racconto della vittoria

La mezza maratona “Terre d’acqua” di Trino Vercellese, disputata il 26 novembre 2017, ha rappresentato per me l’ultimo test agonistico in vista della Pisa Marathon, che si correrà il prossimo 17 dicembre. Esattamente sei settimane dopo la sfortunata prova di Amsterdam (n.d.r. Corrado ha concluso la maratona olandese in 2h33′), dove sono stato colpito da uno stato influenzale e una contrattura che non mi hanno permesso di esprimermi come avrei voluto. Come sempre, smaltita la delusione sono ripartito subito a testa bassa deciso a rifarmi presto, consapevole che le esperienze negative sono sempre utili e aiutano a temprarsi. Il mese di novembre ho corso un buon volume di chilometri, non scendendo mai sotto i centocinquanta settimanali e svolgendo diverse sedute che mi hanno dato fiducia. Il 5 novembre ho corso 30 km alla mezza di Castellazzo Bormida, chiudendola in 1h12’10”; il 12 ho percorso un lungo di 35 km, di cui 30 alla media di 3’43” e con gli ultimi 5 km a 3’17” al km. Il 19 l’incontro con Massi alla mezza di Crema dove in funzione di pacer l’ho aiutato a ottenere il personale sulla distanza, 1h11’51” la sua prova e allenamento ottimo per me in funzione 42,195 km. A metà settimana ho sempre corso allenamenti specifici a ritmo maratona.

Il percorso di Trino e come è andata a finire

A Trino dunque l’obiettivo era quello di spingere per capire il mio attuale valore, consapevole comunque del fatto che il crono sarebbe stato appesantito dai molti chilometri percorsi durante la settimana, non potendomi permettere di scaricare a tre settimane dalla maratona. La mattina appena sveglio ho effettuato come da abitudine, da un mese e mezzo a questa parte, la misurazione dell’HRV, un dato che grazie a Massi ho imparato a interpretare per valutare la mia condizione. Incoraggiato dall’alto valore riscontrato, sono partito alla volta di Trino. La location, per me che abito a Cogoleto (Genova) è abbastanza comoda e l’orario di partenza fissato alle 10:00 mi ha permesso di godere di un buon sonno ristoratore senza lo stress di un’eccessiva levataccia, aspetto molto importante quando si punta a ottenere una buona prestazione in gara. Arrivato a Trino, ho ritirato velocemente il pettorale e ho cominciato il riscaldamento mezz’ora prima del via. La temperatura fortunatamente non era bassissima ma sferzava un vento abbastanza forte.

Mezza maratona di Trino 2017Allo sparo sono partito subito deciso a un ritmo di 3’15” al km e sono rimasto immediatamente da solo. I primi due chilometri all’interno del paese erano riparati dalla brezza e li ho corsi abbastanza agevolmente. Purtroppo dal terzo ho iniziato a fare i conti con il vento sul lunghissimo rettilineo che portava a Costanzana, un vero e proprio muro che mi ha rallentato notevolmente, tanto da registrare al 5° km il tempo di 3’25”. Ho cercato subito di rientrare in media e fino al 10° km ho dovuto spingere decisamente per mantenere un’andatura di 3’20” al km, consapevole che poi avrei potuto recuperare al ritorno quando l’aria avrebbe cominciato a spingermi. Nonostante questa difficoltà, le sensazioni erano decisamente buone e quando ho imboccato la strada del ritorno, sono riuscito a correre facilmente a 3’15” fino al 16° km.

Mezza maratona di Trino 2017Quando corro il test pre-maratona cerco sempre di mantenere un tesoretto di energie in modo da arrivare al traguardo non troppo provato per poi riuscire a continuare al meglio la preparazione nelle ultime tre settimane. Dal 16° km ho avuto la sorpresa di ritrovarmi di nuovo controvento, forse leggermente trasversale, e ho dovuto nuovamente impegnarmi per mantenere l’andatura. La vittoria mi ha reso particolarmente felice e soprattutto le buone sensazioni provate sono state una bella iniezione di fiducia in vista di Pisa. Sono carico e non vedo l’ora di correre la maratona!

Strumenti utilizzati in gara

Per chi fosse interessato, ecco la lista degli strumenti utilizzati da Corrado durante la mezza maratona di Trino Vercellese e il link alle nostre recensioni:

Andrea Soffientini e TheRunningPitt

Mezza maratona di Trino 2017Come scritto nell’introduzione, a dicembre l’ulteriore novità sarà la presenza di un altro podista élite, che scriverà sul nostro sito. Abbiamo reclutato con un grandissimo cachet annuale un grande appassionato di atletica, Andrea Soffientini (seguitelo su Instagram), mezzofondista vincitore per due volte del giro del Varesotto, che ha recentemente vinto la mezza maratona di Gallarate scendendo sotto il muro dell’1h10′. Con Andrea abbiamo un progetto a lungo termine, ancora in fase di definizione, che lo vedrà testare diversi modelli di scarpe e gadget. Ma il suo debutto sul blog sarà il racconto della BoClassic 2017: riuscirà a non farsi doppiare dagli élite keniani?

“Firenze Marathon 2017”, una gara epica

Firenze Marathon 2017

Dopo oltre quattro anni senza una maratona corsa BENE (Londra 2h29′ e in parte Torino 2h32′ nel 2013), e sole due maratone (Milano nel 2014 e Padova nel 2016) iniziate e concluse così così (nessuno spunto agonistico e seconda metà parecchio più lenta della prima), finalmente è arrivata la maratona della riscossa, vissuta dall’inizio alla fine con una grande presenza mentale e un furore agonistico che non provavo da tanti anni nella distanza regina. Il tutto reso ancora più epico da condizioni meteo particolarmente avverse, soprattutto se valutate in associazione al percorso della Firenze Marathon 2017 (vedi anche l’articolo a cinque giorni dalla gara). In situazioni come queste, ogni velleità sul tempo finale va abbandonata, preferendo una gestione delle situazioni che si creano in gara: “Rinuncia al crono, e pensa al piazzamento!”

Firenze Marathon 2017 in cifre

Firenze Marathon 2017Parto subito dalle cifre e dai numeri, per poi passare al racconto vero e proprio: 2h38’55” il mio real time (3’46” al km, 163 bpm medi, 187 la cadenza media), 1h19’24” il passaggio alla mezza maratona, 1h19’31” la seconda metà (7” di differenza, negative split mancato per 8”, anche se il percorso della seconda mezza è nettamente più impegnativo di quello della prima). 24° assoluto all’arrivo, 20° maschio, 3° di categoria SM40. Qui la classifica completa, qui la mia gara su Strava, qui tutti i video ai vari passaggi, da tutte le angolature (gran bel servizio di TDS!).
La mia progressione in classifica: 55° (50° maschio, 8° SM40) al 5° km, 42° (37° maschio, 9° SM40) alla mezza maratona, 29° (24° maschio, 4° SM40) al 40° km, per un totale di trentun sorpassi dal quinto chilometro al traguardo!

L’arrivo a Firenze sabato

Mia moglie e io siamo arrivati in treno a Firenze nel primo pomeriggio. Un veloce passaggio in albergo (zona Ponte Vecchio) a lasciare i bagagli e poi via in taxi all’Expo a ritirare il pettorale e a incontrare gli altri ASICS FrontRunner presenti. Stringere la mano ad Alex Zanardi e fare una foto con lui la ciliegina sulla torta di una giornata da subito molto positiva. Rientro a piedi in albergo con qualche perplessità sulla situazione climatica, a causa di un caldo umido quasi estivo! Cena “talebana” in camera con l’amico Federico, compagno di ben quattro (ora cinque!) maratone, mentre le nostre mogli erano in libera uscita a mangiar tartufo e simili…
Ore 21:30 a letto, sveglia puntata alle 5:00 per la (finta) colazione in camera (la partenza della gara era alle 8:30).

Sveglia battuta sul tempo, un occhio alla situazione meteo (Google dava 20% possibilità di pioggia, su altri due siti addirittura niente pioggia), ore 6:47 su WhatsApp arriva il messaggio di Fede: “Pioggia sfangata mi sa.”. Le classiche ultime parole famose, poi quasi aggravate da quelle dell’amico e compagno di squadra Simone in griglia, cinque minuti prima della partenza… “Fa quasi troppo caldo!”.

Vista la temperatura prevista in gara (tra i 7° e i 10°), opto per calze lunghe compressive (ASICS), pantaloncino attillato (ASICS), smanicato compressivo (SKINS) sotto la canotta, manicotti (ASICS) più per la comodità d’infilarci i due gel che per altro. Ai piedi, le ASICS Gel DS-Trainer 22, ancora non utilizzate in gara, ma testate per una sessantina di chilometri in vari allenamenti intorno al ritmo previsto.

Appuntamento con Simone una cinquantina di minuti prima della partenza, breve sgambata di cinque minuti e poi via nelle rispettive griglie (io nella prima, loro nella seconda, ma la distanza effettiva era di due metri!).

La partenza dal Duomo

Firenze Marathon 2017Bellissimo partire tra il Duomo e il Battistero, nessun problema a trovare il proprio spazio, visto che la prima parte di gara prevedeva un bel rettilineo. Parto senza preoccuparmi del ritmo e infatti vengo superato da tutte le parti dai soliti indiavolati. Primo mille intorno ai 3’50”, quindi decido di mettermi a ritmo e mi accodo a un gruppetto molto numeroso.

Nel frattempo, ha già iniziato a piovere: prima un paio di gocce, che ben presto diventano un vero e proprio diluvio! La frase “Non può piovere per sempre” mi rimbalza un paio di volte nella testa… e anche questa sarà un’altra previsione sbagliata!

Passaggio alle Cascine

Come sempre in maratona, decido di splittare manualmente ogni 5 km e di controllare il tempo trascorso, anche se ora con Race Screen risulta tutto ancora più semplice. Primo split 18’46” (3’45” al km), tutto come da programma. Tra il settimo e l’ottavo chilometro entriamo nel Parco delle Cascine, e poco alla volta mi ritrovo a guidare un gruppetto di diversi atleti. Nel frattempo, la pioggia sempre più battente rende il fondo parecchio scivoloso, soprattutto perché in certi tratti si corre su un tappeto di foglie secche bagnate. A un certo punto l’intensità della pioggia cala, ma in realtà si è solo trasformata in grandine!

Secondo split di 5 km in 18’57” (3’47” al km), un lieve rallentamento che non mi preoccupa, considerando le condizioni del fondo sul quale stavamo correndo. Terzo split leggermente più veloce (18’50”, 3’46” al km), al 17° km usciamo dalle Cascine e passiamo sul ponte per il primo dei due tratti Oltrarno.

Oltrarno e passaggio alla mezza maratona

Mi sento praticamente un pacer: dalle Cascine sto guidando un bel gruppo di podisti a un ritmo molto regolare, e chilometro dopo chilometro raggiungiamo e superiamo diversi atleti. C’è un unico atleta (spagnolo) del gruppetto che procede a strappi: a momenti mi supera e mi stacca di una decina di metri, per poi farsi riprendere. Farà così diverse volte, per poi staccarsi definitivamente poco prima del cavalcavia più impegnativo del percorso, intorno al trentacinquesimo chilometro. Per tutta la gara (la mente gioca brutti scherzi sotto sforzo, chiederò lumi a Cesare Picco!), m’immaginavo la scena di questo sorpasso con io che gli dico “No se escherza con Jesus!”. Avete visto tutti “Il Grande Lebowski” (The Big Lebowski), il capolavoro dei fratelli Coen? Ecco, quella scena lì… :-D

Firenze Marathon 2017Firenze Marathon 2017Al 19° km c’è il bellissimo passaggio (“bellissimo” per le foto e il contesto, meno per correrci…) per Ponte Vecchio (5 km dal 15° al 20° in 18’44”, 3’45” al km), col primo “assaggio” di pietroni scivolosi, poi al ponte successivo si va nuovamente Oltrarno per un breve tratto, altro ponte e via verso il Lungarno della Zecca Vecchia per il passaggio alla mezza maratona. Mi sento molto bene fisicamente, ho la consapevolezza di poter aumentare, ma voglio aspettare fino al 30° o 32° km prima di provare a cambiare ritmo.

I chilometri intorno allo stadio, il momento peggiore

Firenze Marathon 2017Dopo la mezza si passa vicino a Santa Croce, e anche qui i pietroni scivolosi la fanno da padrone, poi arriva la parte peggiore della gara. Si corre in periferia, la pioggia è sempre tanta, il pubblico (giustamente, visto anche il clima) praticamente inesistente, la strada è ora un lungo rettilineo, ma non ci si può rilassare perché è pieno di pozzanghere, quindi spesso siamo costretti a cambiare traiettoria per evitarle. Inizio a sentire parecchio freddo alle mani e alle cosce. Poco alla volta mi accorgo che il gruppo che sto trainando è sempre meno numeroso. Davanti invece continuo a vedere atleti sempre più vicini e a superarli.

Al 25° km lo split più veloce, 18’38” (3’44” al km), poi i successivi chilometri si fanno difficili perché la pioggia s’intensifica nuovamente e a essa si aggiunge un forte vento contrario. Dal 25° al 30° km infatti lo split più lento della gara (18’59”, 3’48” al km), ciononostante ho effettuato altri sei sorpassi e nel gruppetto rimaniamo ormai in cinque.

Al 32° km c’è il passaggio nello stadio, sulla pista di atletica, nonostante tutto sento che le gambe spingono ancora bene, quindi cerco di rimanere concentrato e di aumentare piano piano il passo. In poche centinaia di metri mi accorgo di essere rimasto da solo, al passaggio del 35° km guardo lo split (18’50”, 3’46” al km), sensazione stranissima: ero convinto di aver aumentato tanto il ritmo, in realtà l’ho praticamente mantenuto mentre sono gli altri (sia quelli che erano con me, sia quelli che erano davanti) ad aver rallentato: e qui sale un po’ di preoccupazione, visto che ci sono ancora sette chilometri, i più duri del percorso!

La trance agonistica degli ultimi chilometri nel centro storico

Davanti vedo un bel gruppo di atleti, ma sono veramente lontanissimi. Sono abbastanza convinto di non rischiare di andare in crisi proprio adesso, mi concentro quindi sul passo e sulla cadenza, cercando di correre leggero, visto il fondo sconnesso e scivoloso e le tante curve insidiose. Butto sempre un occhio davanti e curva dopo curva vedo che il distacco diminuisce, anche se rimane sempre consistente.

Firenze Marathon 2017Al cartello del 39° km decido di giocarmela, quindi faccio un ulteriore sforzo e provo ad aumentare il passo, più che altro agendo sulla frequenza, visto che a livello spinta dei piedi c’è poco da fare, dopo tutti quei chilometri su fondo scivoloso le gambe non rispondono ai comandi. Intorno al 40° km (18’52” dal 35° al 40° km, 3’46” al km) effettuo altri tre sorpassi, davanti ormai mi restano solo tre atleti, ma sono a una quindicina di secondi. Il primo (la quinta donna) lo passo poco dopo, e procede veramente molto piano. Gli altri due però sono ancora più avanti, quindi serve veramente un ultimo sforzo. Siamo in pieno centro storico, il fondo e le curve non aiutano. Ne supero uno al 41° km, poi affianco l’altro e poco prima della curva a 90° che immette sul rettilineo dove erano posizionate le griglie, lo supero. A questo punto, la trance agonistica è totale, mancano poco più di quattrocento metri, vado in progressione anche se mi accorgo che le ginocchia ormai non si alzano più.

Firenze Marathon 2017Arrivo al Duomo, curva secca a sinistra, vedo il traguardo con il tempo, 2h38’45”… non esiste che lo faccio arrivare a 2h39′, quindi ultimo scatto e taglio il traguardo qualche secondo prima. Foto di rito con il fotografo ufficiale, poi medaglia, telo di sopravvivenza, una bacio alla moglie infreddolita, non provo nemmeno a spogliarmi e a mettermi una maglia asciutta perché le braccia sono praticamente paralizzate, aspetto Simone che arriva poco dopo (gran gara anche per lui!) e piano piano mi dirigo verso l’albergo.

Nonostante la doccia bollente, finirò di battere i denti e tremare circa un’ora e mezza dopo, davanti a un paio di chili di fiorentina accompagnati da due bottiglie di Rosso e da una di Brunello di Montalcino. Degna di nota anche la bottiglia di Laurent-Perrier rosé bevuta a cena o i sei vini degustati durante la serata di lunedì, ma qui parliamo di corsa… ;-)
Correre è bello, come è bello mangiare e bere bene: mangiare e bere BENE dopo aver corso ALLA GRANDE, credo sia la combinazione perfetta!

Strumenti utilizzati in gara

Per chi fosse interessato, ecco la lista degli strumenti utilizzati durante la Firenze Marathon 2017 e i link alle nostre recensioni:

Black Friday su Amazon… e non solo!

Black Friday

Black Friday

Su tanti siti, gli sconti sono iniziati da diversi giorni, anche se la giornata vera e propria del Black Friday è ovviamente domani. Quelli di Amazon la fanno da padrone, gli anni scorsi hanno sempre tirato fuori qualche sconto incredibile su un particolare modello GPS o altri gadget “podistici”. Qui un piccolo riassunto delle nostre più recenti recensioni, suddivise per categoria e ordinate cronologicamente dalla più nuova alla più vecchia…

Aggiornamento: nei commenti l’elenco delle offerte del momento!

Amazon

Gps

Garmin Forerunner 735XT (a breve la nostra recensione, link su Amazon)

Garmin Forerunner 235 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin Forerunner 935 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin fenix 5X (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin fenix 5 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin Forerunner 35 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin fenix 3 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin Forerunner 630 (nostra recensione, link su Amazon)

Polar M430 (nostra recensione, link su Amazon)

Qui la guida scritta a novembre 2016 per orientarsi tra i vari modelli

Fasce e altro

Garmin Running Dynamics Pod (nostra recensione, link su Amazon)

Polar OH1 (nostra recensione, link su Amazon)

Qui l’articolo sulle fasce, con tanti suggerimenti per gli acquisti suddivisi per fascia di prezzo

Bilance

Il nostro articolo completo, con le bilance suddivise per esigenze e fascia di prezzo, tutti i link per l’acquisto sono all’interno

Activity Tracker

Il nostro articolo completo, con i consigli per gli acquisti e i link sempre all’interno

Libri

Qui una piccola parte della bibliografia del blog (sicuramente da completare!), recentemente abbiamo trovato molto interessante il testo di Cesare Picco e il concetto di “mindfulness” applicato alla corsa. Buttate un occhio anche all’elenco di marzo 2017 e quello di fine 2016. Qui comunque l’elenco di tutti gli articoli che parlano di libri!

Scarpe

Qui l’elenco degli articoli con i modelli che abbiamo testato, all’interno trovate i vari link per gli acquisti, su Amazon o su Running Warehouse Europe.

Runscribe

La nostra recensione (anche in lingua inglese), all’interno il nostro link dedicato per acquistarlo dal sito ufficiale usufruendo della spedizione gratuita!

Stryd

Per la misurazione della potenza, siamo in contatto con Stryd per sviluppare e ampliare la base dei podisti italiani che si allenano in maniera innovativa. Allenarsi con la potenza è complesso (la nostra recensione dettagliata di Stryd), ma appagante. Proprio per questo, da ora fino alla conclusione del Black Friday, è attiva una promozione per acquistare DUE sensori di potenza Stryd, attraverso il link dedicato:
https://www.stryd.com/running-pitt
al prezzo promozionale di 300 dollari (attualmente il cambio è di 1,17 $ per €). La spedizione avverrà dalla Germania. Ovviamente non vi serviranno due sensori, ma soltanto uno: l’altro lo condividerete con un vostro amico podista. Sicuramente questa è una delle migliori offerte dell’anno, visto che normalmente il singolo sensore costa 229 euro.

New York City Marathon 2017, il racconto

New York City Marathon 2017

La maratona di New York rappresenta per molti podisti italiani sia un punto di partenza che uno d’arrivo. Per me è stata una grande opportunità di divertimento per quarantotto ore e la possibilità di rispolverare vecchi ricordi di quando ero un “giovane” studente, quindici anni fa a New York City.

Sono in grande ritardo con la pubblicazione di parecchie recensioni, tra cui un paio di scarpe oltre a Compex Runner. Ho inoltre appena preparato in maniera dettagliata la recensione del Garmin Forerunner 235, ma non potevo esimermi dal raccontare velocemente le mie impressioni a caldo, raccontando la mia brevissima esperienza a New York. Cinque voli dopo quello del ritorno a casa, ecco il racconto di come è andata a finire la mia maratona di New York, 2h33’15”, 53° assoluto e 1° MM45, prestazione che mi ha dato maggiore visibilità del solito, nonostante il cronometro (e la potenza della corsa) al di sotto delle (mie) attese.

Maratona di New York, il racconto della vittoria di categoria

Ma come mai hai scelto la maratona di New York, con quel percorso così difficile, se eri in forma? Come ti sei preparato? Puoi postare e commentare le dinamiche di corsa? Se per il podista medio rappresenta la meta preferita e per l’amatore un traguardo da raggiungere, per me New York è molto di più, perché ho studiato Management oltreoceano, imparando a vedere le cose con altre prospettive. Ma quella è tutta un’altra storia. I giorni successivi alla competizione del 5 novembre, sono stato contattato da amici e conoscenti per rispondere ad alcune domande sulla gara. Non avendo avuto tempo di scrivere individualmente, ho pensato di dedicare questo spazio per raccontare il mio breve viaggio nella Grande Mela.

Per la mia trasferta americana è stato pianificato tutto in dettaglio: acquisto pettorale a febbraio, partecipazione al concorso di New Balance da aprile a settembre, prenotazione non vincolante di hotel e volo, con la speranza di essere scelto da New Balance come testimonial della manifestazione. Speranza vana: l’azienda di Boston ha preferito altri atleti. Peccato non essere stato considerato all’altezza. Mi hanno votato in tantissimi, ma la mia costanza negli allenamenti non ha compensato la poca presenza social. Su quest’ultima parte sto lavorando per migliorare e da poco ho aperto una pagina personale Facebook per dare consigli di corsa ai meno esperti o semplicemente per discutere di tecnologia.

E la maratona di New York? Iniziamo come al solito dagli obiettivi. Si noti che le foto e le infografiche di questo articolo sono state estratte da Garmin Connect, da Stryd e da Podistinet.

La maratona di New York 2017: obiettivi e preparazione

Avevo parecchie aspettative da questa gara, con obiettivi ambiziosi e una preparazione diversa da solito. Vediamo cosa è cambiato rispetto al solito.

Miei obiettivi: migliorare la forza

Durante le vacanze estive ho avuto più tempo per leggere, studiare, approfondire e capire come cercare di migliorare il mio modo di correre. Il libro di Carlo Buzzichelli sulla periodizzazione della forza, l’incontro con Andrea Sguinzi mi hanno aperto nuovi orizzonti. Penso che a quarantacinque anni sia giusto cambiare la preparazione: tutto sommato, diventare un atleta completo è sempre stato il mio obiettivo, da quando ho iniziato a correre. Ora però devo riuscire a far coincidere la mia vita complessa con gli allenamenti e per questo sulla corsa ho chiesto aiuto ad Andrea di Running4you.

New York City Marathon 2017Miei obiettivi. Sapendo di essere in buona forma, ma al tempo stesso conoscendo il fatto che sarebbe stato impossibile migliorare il mio personale di 2h29’07” di Parigi in un percorso ostico come New York, ho pensato di inserire degli allenamenti di forza nella preparazione della maratona. Come descritto in vari articoli sulle dinamiche di corsa e nei resoconti delle gare, penso che l’unico modo di ridurre il decadimento della prestazione con il passare dei chilometri, sia quello di migliorare la mia forza. Per fortuna, il mio livello di forza è basso, quindi dovrei avere qualche margine di miglioramento. Analizzando il cruscotto informativo Stryd si nota chiaramente che la forza è il mio vero punto debole nella corsa, dato che ho già sensibilmente migliorato la biomeccanica di corsa negli ultimi diciotto mesi.

Preparazione: troppi viaggi

La preparazione si è svolta discretamente, ma i troppi viaggi nei quattro mesi di preparazione mi hanno impedito di correre intensamente. Ho preferito come al solito la quantità alla qualità: da luglio a fine ottobre Detroit, Mosca, Stoccarda, Varsavia, tante volte Anversa, oltre alla meritata vacanza al caldo della Sardegna, hanno limitato le mie sedute intense. Ho sbagliato? Mah, provare per credere. Inoltre, in posti sconosciuti o città troppo caotiche ho preferito correre sul tapis roulant. Per la prima volta ho corso il doppio lungo: venerdì 30 km sul tapis roulant a 3’50” al km, domenica (dopo viaggio intercontinentale) ancora 30 km a 4’07”. Contrariamente rispetto al solito, nessun test pre-maratona, a posteriori penso sia stato un errore strategico.

Compex Runner

Ho inoltre utilizzato per tutta la preparazione il Compex Runner, strumento pensato per noi podisti, non solo per il recupero attivo, ma anche per lo sviluppo della forza. Ho svolto una seduta a settimana e due di recupero dopo gli allenamenti intensi. Compex Runner si è rivelato uno strumento fantastico, che ha facilitato il recupero, permettendo di aggiungere un’uscita in più ogni due settimane. Se avessi più tempo sarebbe ancora più utile, ma la mia vita frenetica difficilmente mi permette di essere così sistematico come vorrei. Ad ogni modo, di Compex Runner parleremo in una recensione dettagliata nelle prossime settimane.

Attesa alla partenza della maratona di New York

Arrivare alla partenza è risultato complesso, estremamente complesso. Ma fin da subito ho capito che qualcosa non sarebbe andato come avrei voluto.

Sveglia e HRV

La sveglia è suonata presto, intorno alle 4:00 del mattino. La variabilità del mio battito cardiaco, con HRV4training, ma anche con EliteHRV e ithlete si è dimostrata più bassa del solito. Così bassa che di primo acchito pensavo di aver sbagliato la misurazione. Ma in effetti era vero: il viaggio last minute l’ho sicuramente sentito, quantomeno a livello di ritmo circadiano. Nella prossima vita, prometto che viaggerò qualche giorno prima, per avere un miglior aggiustamento a livello fisiologico.

Tre ore e mezza d’attesa

New York City Marathon 2017Come tutti coloro che hanno partecipato a gare internazionali sanno, l’attesa della partenza in queste gare è davvero snervante. Se in Europa i controlli sono molto più semplici, anche in manifestazioni importanti, qui le procedure assumono una formalità eccessiva, sebbene giustificata dai recenti attentati. La scena è conosciuta a molti, ma illogicamente vera. Prendere il pulmino dell’organizzazione alle 5:30, con code interminabili. Arrivare a Staten Island alle 6:30 e aspettare fino alle 9:00 prima di poter entrare in griglia. Cinquanta minuti in piedi, accalcati come fossimo a un concerto rock. Purtroppo, non essendo sub-elite, non ho avuto la possibilità di restare al caldo della palestra e comparire alla partenza pochi minuti prima della gara come hanno fatto i professionisti. Ovviamente io sono stato tra i fortunati a poter partire a tre metri dai primi, so che per chi è partito dietro la situazione è stata ancora più difficile. Per fortuna, le tre ore e mezza di attesa sono volate, grazie all’incontro con Vincenzo, giovane talento in fuga, emigrato a Stoccolma da un anno. In effetti gli italiani rappresentavano quasi il 6% dei partecipanti, e io ho trovato una persona molto interessante.

Racconto della gara

New York City Marathon 2017Guardando la medaglia della maratona di New York, anche il più distratto come me si è accorto che il percorso attraversa cinque distretti. Prima di partire, abbiamo assistito al canto dell’inno nazionale: mi sono venuti i brividi, ricordando il mio graduation day di quindici anni fa. Pochi secondi dopo, mi sono reso conto della mia fortuna: potevo correre a New York City in uno degli eventi più belli al mondo. La giornata non era perfetta, all’ottima temperatura di dodici gradi faceva da contraltare la troppa umidità, il rischio di pioggia e soprattutto l’insidioso vento.

Staten Island

New York City Marathon 2017Allo sparo, il ponte di Verrazzano mi ha fatto percepire immediatamente il freddo, ho preferito iniziare lentamente, la strada era sgombra, sono passato prima che arrivasse la grande folla, ma la partenza in salita e il forte vento mi hanno obbligato a tenere il freno a mano tirato. Sul ponte ho capito che la gara sarebbe stata molto complessa. Primo chilometro chiuso in 3’57”, anche perché contrariamente a Parigi, non abbiamo potuto effettuare alcun riscaldamento. La prima parte di gara è volata relativamente velocemente, ma le sedute di pesi in palestra si sono fatte sentire. Pur non correndo a ritmi eccessivi, fin dai primi chilometri ho sentito la stanchezza di una preparazione intensa, nonostante il tapering da manuale. Non so se ci fosse dietro anche l’aspetto psicologico, con il punto e mezzo in meno di HRV rispetto alla media dell’ultimo mese.

Passaggio per Brooklyn

New York City Marathon 2017La gara vera è iniziata alla conclusione del ponte, quando finalmente i primi podisti in fila indiana hanno iniziato a imprimere ritmi relativamente veloci, complici le discese e il grandissimo incitamento del pubblico locale. Avevo già provato due volte sensazioni simili alla maratona di Boston, ma a Brooklyn il numero di persone sul ciglio dei marciapiedi è moltiplicato. Incitamento, urla, suoni di campanelli, bambini festanti nonostante la forte brezza, hanno portato i primi a spingere oltremodo. Io mi sono accodato a un gruppetto di atleti con cui abbiamo alternato un buon passo.
New York City Marathon 2017Passaggio ai 10 km in 35’30”, leggermente più lento delle previsioni, con Race Screen che prevedeva una chiusura in 2h31′. Restavo comunque ottimista, avendo corso parecchie volte a quei ritmi, sapevo di potermi gestire al meglio. In quel frangente di gara sono stato aiutato dalla potenza di Stryd, purtroppo sull’orologio avevo impostato solo la potenza istantanea e non quella a 30”. Nonostante i lunghi rettilinei e i falsopiani, il tracciato si è mostrato molto scorrevole e sono riuscito a gestirmi al meglio.

Arrivo al Queens, il momento più difficile della gara

New York City Marathon 2017Ma l’imprevisto è sempre in agguato, al passaggio della mezza in concomitanza con il superamento del Pulanski Bridge, il cartello della mezza maratona impietosamente indicava 1h15’30”, nulla di illogico rispetto alla velocità con cui avevo affrontato la prima parte. Ma nella mia mente è balenata solo una domanda: perché fare fatica? Alla fine, mi dicevo, ero stanco, avevo già corso due volte negli ultimi dodici mesi sotto le 2h30′, la seconda parte sarebbe stata durissima.
New York City Marathon 2017Non ho nemmeno fatto in tempo ad arrivare al Queens Midtown Tunnel, quello che si vede sempre in televisione, che la mia potenza era diminuita, il mio passo più breve, la mia voglia di correre, prima ai massimi, ora era scesa sottozero. Sono stati i chilometri più lenti della gara, sono stato superato da una ventina di podisti, ho avuto davvero pessime sensazioni, pensando che facesse più freddo di quanto fosse realmente. Non ho potuto ammirare l’East River, ma la consapevolezza di correre in salita ha reso quei chilometri infiniti. Per fortuna, l’arrivo in First Avenue mi ha risvegliato dal torpore. I lunghi viali pieni di gente mi hanno fatto ritornare l’energia che mi era mancata pochi minuti prima. I saliscendi della First non hanno inciso più di tanto, il mio unico pensiero era mantenere una potenza adeguata, senza guardare troppo il ritmo. Al traguardo ci sarei arrivato senza problemi, essendo la mia ventinovesima maratona.

Passaggio al Bronx e Manhattan

Non ho particolari ricordi della parte solitamente più difficile per il maratoneta, non correndo al limite, mi sono goduto il paesaggio. L’attraversamento del Bronx, il passaggio previsto le strade piatte di Harlem, è trascorso velocemente, raggiungere il centro di Manhattan è stato quasi indolore. Sette-otto chilometri non hanno influenzato la mia dinamica di corsa, pensavo che ci fossero più variazioni nell’altitudine. Ma per chi cerca il tempo, questa parte serve per accelerare al meglio, in attesa di arrivare a Central Park.

Arrivo a Central Park

New York City Marathon 2017Gli ultimi quattro chilometri mi hanno fatto capire per l’ennesima volta di essere portato per gestire la sofferenza. Salite e discese di questa parte di gara erano irrilevanti, dovevo semplicemente correre velocemente. Dai miei calcoli mentali pensavo di poter chiudere sotto le 2h33′, ho quindi aumentato l’andatura, e complice l’incitamento della folla festante, ho iniziato pochi ma decisivi sorpassi, che mi hanno permesso di ottenere il primo posto di categoria in una gara così prestigiosa come New York. Se non l’avessi fatto, sarei semplicemente arrivato secondo. Una delle poche volte in cui invecchiare ha i suoi benefici!

Dopo la maratona di New York

Sembra inverosimile, ma dopo la maratona, quattro chilometri a piedi e una breve doccia, sono immediatamente ripartito per casa. Peccato non aver avuto l’upgrade in Business Class. Veloce corsa antistress il lunedì pomeriggio in Valle Olona che mi ha mostrato di non aver dato tutto in gara. Poi partenza per Parigi, Sorrento e settimana successiva a Varsavia, correndo sempre sul tapis roulant. Dopo due settimane ho ripreso completamente, tanto da correre il PB e salire sul podio di categoria alla maratonina di Crema 2017, grazie a un pacer d’eccezione e a un percorso molto lineare. Ma quella è tutta un’altra storia, che merita di essere raccontata separatamente.

Strumenti utilizzati in gara

Per chi fosse interessato, ecco la lista degli strumenti utilizzati durante la mia maratona di New York, e i link alle nostre recensioni:

“Maratonina Città di Busto Arsizio 2017”, fine del carico per la Firenze Marathon

Busto Arsizio 2017

Sensazione di déjà vu? Più o meno…

Stessa gara del 2014, stesso obiettivo (Firenze Marathon), ma percorso di avvicinamento e gestione della gara completamente diversi. Nel 2014, la mezza di Busto era a tre settimane da Firenze e ci arrivavo subito dopo aver superato (ma non del tutto) un piccolo infortunio, con la voglia di tirare la gara per vedere quanto valevo al momento, dopo aver già inserito nelle settimane di preparazione precedenti una mezza e una gara sopra i trenta chilometri, con riscontri positivi.

Quest’anno invece la gara cadeva a sole due settimane da Firenze e ci arrivavo con una preparazione meno lunga e soprattutto con meno occasioni agonistiche dove testarmi a fondo (un’unica gara di dieci chilometri, la settimana scorsa). La scelta era quindi tra una mezza da tirare a tutta o una mezza da gestire in ottica maratona. Considerato che il vero obiettivo è la maratona, abbiamo pensato (NON è un plurale maiestatico, come promesso a breve saranno svelati tutti i dettagli della preparazione… quasi tutti dai!) di sfruttarla come test maratona, partendo da stanco alla fine di una settimana “impegnativa”: dopo la gara e il post-gara di domenica scorsa (29 km totali), la corsa di recupero di lunedì (11 km), ho infilato una sequenza di allenamenti interessante: martedì 8 x (1km in 3’34” con Bora – 2′ camminando), mercoledì 13 km tranquilli con la solita salita e discesa, giovedì in pista 5 x (3km in 10’50” – 1km in 4’06”), per concludere sabato con 8 x (400m medio – 400m piano), a praticamente ventiquattr’ore dalla gara.

Busto Arsizio 2017Ieri quindi mi sono presentato alla partenza tutto tranne che riposato, per cercare di simulare il ritmo maratona, inserendo magari delle variazioni di ritmo all’interno della gara. La giornata era ideale per correre, con una temperatura perfetta. Con l’amico e compagno di squadra Simone (pettorali e magliette di gara gentilmente offerti da Eolo, tra gli sponsor della manifestazione), mi piazzo in buona posizione, ma l’obiettivo è quello di partire con il freno a mano tirato. Passiamo al primo chilometro in 3’39” con una marea di atleti che ci superano da tutte le parti, tanto da dover fare attenzione a non inciampare, visto il numero di gambe davanti, dietro e di lato. È comunque difficile mantenere un ritmo regolare, un po’ per il percorso (inizio in leggera discesa, poi leggera salita, finale nuovamente in leggera discesa), un po’ perché i vari gruppetti procedono a strappi.
Come sempre in mezza, decido di “lappare” manualmente ogni tre chilometri, con il Garmin Forerunner 935 impostato con Race Screen che risulta particolarmente preciso ai vari passaggi chilometrici. 10’59”, 11’00” e 11’07” i tre parziali fino al nono chilometro, anche se i singoli chilometri rilevati automaticamente dal GPS sono corsi in maniera meno regolare (forbice che va da 3’35” a 3’43” per chilometro). Simone nel frattempo ha aumentato il ritmo, staccando il gruppetto nel quale mi trovavo. Non me la sento di seguirlo, dopo una settimana del genere…

Dal nono chilometro mi accorgo che chi mi precede nel gruppetto ha iniziato a rallentare, quindi passo davanti e aumento leggermente il ritmo, passando da solo al decimo chilometro posizionato all’interno della pista di atletica.
Il dodicesimo chilometro è quello più impegnativo, con l’unico cavalcavia e l’unica salita che veramente si sente, infatti il parziale dal 9° al 12° km è di 11’07”, nonostante l’aumento di ritmo nei primi due chilometri. Proseguo abbastanza regolare nei successivi due parziali (11’08” dal 12° al 15° km e 11’11” dal 15° al 18° km), dove si sale un po’ (20 metri in 6 km, niente di che), con due atleti che prima mi affiancano e poi mi sorpassano. Decido a questo punto di aumentare il ritmo: 3’38” il diciannovesimo chilometro, 3’36” il ventesimo, inclusi un paio di sorpassi, a questo punto lancio la volata cercando di superare tutti gli atleti raggiungibili (10’41” il parziale dal 18° al 21° km), con l’ultimo sorpasso proprio in corrispondenza del cartello dei ventun chilometri.
Busto Arsizio 2017Concludo in 1h17’39” (1h17’35” di real time, qui su Strava), 22° assoluto e 5° di categoria SM40 (su ENDU la classifica).

Busto Arsizio 2017Bel post-gara con “Massi” Milani, chiamato a premiare i primi tre di categoria assieme al sindaco di Busto Arsizio, anche se la vera celebrità… era lui!
Poi pranzo lì vicino e ritorno a casa in treno per la classica toccata_e_fuga agonistica.

Tra riscaldamento e defaticamento, raggiungo anche questa settimana i cento chilometri (su sei sedute), buona parte di questi al ritmo maratona o sotto. Ora inizia lo scarico vero, con un bel taglio qualitativo e quantitativo, quest’ultimo concentrato principalmente nell’ultima settimana. Domenica prossima ultimo test, che mi(ci) servirà per capire a che ritmo partire a Firenze…

Maratona di Francoforte, il racconto

Frankfurt Marathon

Massimiliano Doria ci racconta la sua Frankfurt Marathon, conclusa con il personal best sulla distanza, nonostante condizioni meteo non proprio ideali (per usare un eufemismo!). Del resto, non poteva andare altrimenti, avendola messa al primo posto della classifica delle più veloci maratone europee… ;-)

La maratona di Francoforte è stata segnata nel mio calendario di allenamento sin da maggio. Un totale di cinque mesi di preparazione, con la tabella di Albanesi che mi ha portato a fine ottobre ad affrontare nella migliore condizione una gara partita e svolta con condizioni meteo molto avverse. Dopo averla recensita e collocata al primo posto fra la maratone europee più veloci, non potevo far altro che tenere duro e dare il mio meglio, per dimostrare che in fondo la corretta preparazione fisica e mentale può compensare qualche difficoltà inaspettata.

Frankfurt Marathon: il percorso e il vento

Frankfurt MarathonEra il 31 ottobre 2016 quando ricevetti la newsletter della Maratona di Francoforte che mi suggeriva di approfittare dello sconto speciale, riservato al primo giorno di apertura delle iscrizioni. Dopo una breve raccolta di informazioni, capii che poteva essere la gara perfetta: percorso veloce, calendarizzazione perfetta e organizzazione tedesca. Nonostante la mente fosse totalmente rivolta a Boston, che avrei poi corso ad aprile, decisi di iscrivermi colto da improvviso ottimismo verso la Mainhattan delle banche europee.

Francoforte: arrivo e pre-gara a misura di atleta

Il viaggio per Francoforte è già speciale, per la prima volta non sarò da solo, ma il mio amico Marco ha deciso di passare un weekend alternativo e farmi compagnia in questa avventura. Marco è anche lui un maratoneta evoluto, con un personal best di 2h43′ siglato lo scorso anno. Oltre ad avermi dato preziosi consigli durante la preparazione, svolgerà anche un ruolo importantissimo per mantenere calma la mia psiche fragile durante la vigilia.

Partiamo di venerdì: non voglio più rischiare voli cancellati come per Berlino 2016. Il volo da Malpensa è comodo e puntuale. Per la prima volta esco dall’aeroporto di Francoforte anziché correre come un pazzo lungo il tunnel sotterraneo per prendere una coincidenza dal terminal B. Il treno è veramente comodo e in circa quindici minuti ci porta alla stazione centrale da dove proseguiamo a piedi per un altro quarto d’ora, prima di arrivare all’hotel che si affaccia proprio sulla fiera dove è allestita la expo e dove vi sarà partenza e arrivo della gara.

Il vento è molto forte e la temperatura intorno ai 10°, quindi entriamo con piacere nella FestHalle per ritirare pettorale e chip. Come consiglio, suggerisco di optare per l’iscrizione più economica senza maglietta e altri gadget, visto che non sono molto utili. In un minuto abbiamo finito e in pochi secondi siamo già in hotel a rilassarci. Dove trovare una maratona di queste dimensioni con così poche attese?

Guardo preoccupato il vento stormire tra gli alberi e le nuvole correre in cielo dalla mia camera. Ma tanto è solo venerdì: farà in tempo a cambiare, forse.

La vigilia della maratona di Francoforte

Frankfurt MarathonSabato mattina è dedicata alla Expo. Per la prima volta decido di non correre per nulla, nemmeno i canonici venti minuti a sensazione, ma di limitare l’attività a una bella passeggiata tra le bancarelle degli espositori. L’area della fiera è ben organizzata e di medie dimensioni, anche se non offre particolari novità o prezzi in qualche modo attraenti. In ogni caso è sempre un ottimo modo di tenere la testa impegnata e le gambe in movimento quanto basta.

Nel frattempo parte il toto-meteo con l’analisi statistica approfondita di quattro siti specializzati, più il ricorso a ogni tipologia di rito scaramanticamente pagano per far calare il vento che anche oggi è presente. Nonostante le preghiere, i rapporti meteo per domenica prevedono pioggia fino alle 10:00, orario di partenza della gara. Successivamente si prevedono schiarite ma venti a 32 km/h. Con questa notizia inizia il lento, nebuloso e psicologicamente deprimente pomeriggio di relax in camera per arrivare bello riposato alla gara. Ceno in camera molto presto, intorno alle 18:00 e intorno alle 20:00 scendo nella lobby a prendere un tè verde per farmi una chiacchierata con Marco e smorzare la tensione ormai ai massimi livelli. I discorsi vertono sul vento, il mio più acerrimo nemico e incubo costante. La speranza è l’ultima a morire, ma ormai sono quasi rassegnato e vedo sfumare tanto impegno e tante settimane di fatica a causa dell’unico parametro incontrollabile di una gara.

La maratona di Francoforte: via col vento

Frankfurt MarathonDomenica mattina mi sveglio prima delle 6:00 per fare colazione con calma e con almeno quattro ore di anticipo sulla partenza. Pane, miele e caffè condiscono una vista uggiosa con pioggia orizzontale a causa del forte vento che imperversa tra gli alberi di fronte. Sono confermati venti a oltre 30 km/h provenienti da nord-est, il che significa freddi e contrari almeno fino al 28° km circa. Dal ventinovesimo al trentacinquesimo chilometro dovrebbe invece essere a favore e mi aggrappo quantomeno a questa notizia.

Esco dall’hotel un’ora prima della partenza e in pochi istanti lascio al deposito la borsa e inizio il riscaldamento mentre almeno la pioggia cessa e ogni tanto si intravede un raggio di sole. La temperatura è di dieci gradi circa, perfetta per correre e ideale per rimanere in canotta, ma ho paura che il vento freddo possa darmi problemi di stomaco o in ogni caso raffreddarmi molto e decido arditamente di tenere sotto uno smanicato a compressione per essere un filo più isolato.

Con le Brooks Launch 4 ai piedi, entro in griglia circa venti minuti prima della partenza e trovo riparo tra gli altri runner e tra i vari sacchetti di plastica usa e getta. Alle 10:00 precise si parte in un bagno di folla e musica e come al solito vengo travolto da un sacco di runner che partono a velocità estreme, mentre io mantengo diligentemente il mio passo stabilito. La scommessa e il rischio più grande sono di conservare il passo desiderato nonostante il vento. Immerso in questo pensiero, il Garmin Forerunner 935 decide di aiutarmi e darmi una distrazione importante su cui deviare i pensieri: smette di funzionare. Durante i primi 7 km in centro il passo al km segnato sull’orologio è semplicemente inutilizzabile, passa da 4’00” a 4’40” a 5’20” a 3’10” in pochi istanti. Tutto ciò avviene nonostante sia impostato sulla media lap a 1 km. I grattacieli e la confusione l’hanno messo alle strette e non mi rimane che affidarmi alla sensazione e alla potenza grazie al sensore Stryd che letteralmente salva la mia gara. Aggiungo 5W alla potenza tenuta nell’ultimo lunghissimo e mi sintonizzo su tale valore che cerco di mantenere il più costante possibile sul display del mio Forerunner. Oltre all’informazione della potenza, cerco di utilizzare Race Screen, che si rivela un altro campo dati fondamentale e di estrema utilità.

Dopo il 7° km si esce dal centro. Faccio appena in tempo a notare che il Forerunner 935 inizia a mostrare dati coerenti che mi accorgo che la potenza sale oltremodo. Il mio pettorale è praticamente sotto al braccio sinistro a causa del forte vento contrario che mi investe. Dal km 8 al passaggio alla mezza maratona è la parte di gara più difficile. Corro focalizzandomi a raggiungere un gruppetto dopo l’altro con l’obiettivo di cercare riparo. Continuo molto regolare e dal 14° km circa inizio a recuperare posizioni. Il passaggio alla mezza è incoraggiante e inizia la gara mentale per tenere duro ancora 7-8 km fino ad avere il vento a favore e vedere il “3” davanti al numero dei chilometri.

La maratona di Francoforte: il percorso nella seconda parte

Dopo l’unica vera salita del percorso si gira finalmente verso ovest e si punta di nuovo verso il centro. Arriva una piccola crisi e reagisco aggrappandomi alla scia di un altro podista. La supero mentalmente ripensando a tutte le domeniche mattina in cui ho rinunciato a mio figlio per allenarmi. Siamo ormai al 35°, si rientra in centro dove la folla aiuta molto a combattere la fatica. Al raggiungimento del quarantesimo chilometro, mi accorgo che la previsione di Race Screen mi porterebbe al personal best. Siccome ho ancora energie decido di accelerare nonostante il 41° km sia totalmente controvento. Vedo le transenne ai lati della strada ondulare vistosamente, ma mi accorgo che sto raggiungendo l’ultimo chilometro sul viale della fiera. Noto la FestHalle e il tappeto rosso che inizia a circa 300 metri dall’arrivo. Con le ultime energie allungo il passo e supero veramente tanti podisti e lo split del 42° è di circa venti secondi sotto al ritmo gara! Arrivo al traguardo e gioisco del personal best. Solo a posteriori mi renderò conto che l’espressione contratta dello sprint non rende giustizia dei miei sentimenti del momento. Finalmente ho corso una maratona a quattro minuti al chilometro, uno dei grandi sogni dei podisti evoluti.

Conclusioni sulla maratona di Francoforte

La maratona di Francoforte è stata scelta e preparata con cura e il fattore vento, analizzato ora col senno di poi, è stato un parametro da valutare positivamente. Ha distrutto la mia vigilia, ma sono riuscito a non perdere la concentrazione e ho fatto la scelta giusta di partire al ritmo gara stabilito, nonostante le condizioni meteo non idonee. Il fatto di aver centrato il crono che mi ero prefisso mi ha dato molta fiducia, mettendo in chiaro che una giusta preparazione, fisica e mentale, può far superare anche qualche ostacolo imprevisto. Non sarei partito più forte, né avrei mantenuto un passo più veloce anche in condizioni meteo perfette perché non mi sarei fidato di portarmi oltre al ritmo gara previsto per la paura di scoppiare. Il fatto di averlo tenuto nonostante il forte vento è stato per me motivo di grande soddisfazione e grande motivazione per la prossima volta, perché superare i nostri limiti fa parte della nostra natura.

Per ulteriori approfondimenti suggeriamo la lettura dei seguenti articoli del blog:

Oltre ovviamente ad alcuni libri a riguardo:

 

Navigazione GPS, come fare

La navigazione con il GPS non è mai facile, ci sono diversi manuali GPS per spiegare come fare. Nel passato abbiamo descritto come fare, abbiamo raccontato come correre in viaggio, abbiamo descritto il miglior GPS per navigare e correre, ma non abbiamo mai spiegato come utilizzare al meglio le mappe, i file GPX per navigare. Per colmare questa lacuna, abbiamo chiesto al forte atleta varesotto Andrea Biotti di raccontarci la sua esperienza di navigazione e di descrivere l’App Komoot, il miglior strumento attualmente sul mercato per navigare e correre. Lasciamo a lui la tastiera per raccontarci la sua esperienza.

Navigazione, mappe, GPX e l’App Komoot

Pensate che bello avere a portata di polso tutte le strade, tutti i sentieri dettagliati, anche i più nascosti. Poter pianificare un itinerario a cento o mille km da casa, sicuri che potrete andare a viverlo come lo state immaginando nei minimi particolari, magari tramite smartphone e senza l’ausilio di un computer perché in quel momento non avete tempo, né possibilità, né voglia.

Perché diciamocelo, chi ha avuto a che fare con i percorsi GPX, sa che non sono intuitivi e immediati, richiedono di stare seduti a capire in quale cartella inserire il vostro itinerario, trovare il sito che offre il file desiderato, rischiando di perdere la pazienza per qualche giorno da passare in libertà, senza contare l’azzardo che il percorso non sia studiato sulla vostra condizione fisica, con tempi e ritmi totalmente diversi da quelli pianificati.

Oggi voglio tranquillizzare chi cerca risposte a questo argomento contorto, poiché la soluzione è molto semplice e basta seguire queste linee guida, così da poterlo fare da subito sul vostro orologio GPS. L’unica condizione di base è che il vostro GPS supporti la navigazione, non per forza cartografica come l’ultimo Garmin Fenix 5X.

KOMOOT: come funziona

Sebbene possa sembrare un grido di battaglia, Komoot è un’App che ho avuto modo di testare a fondo con il mio amico Gaetano Mora, esperto cicloturista e forte ciclista di Varese. Gaetano, durante il mese di agosto l’ha utilizzata in modo approfondito durante il suo viaggio in bicicletta lungo la penisola italiana percorrendo circa 2600 km pernottando in campeggi, mentre il sottoscritto durante un trekking lungo 120 km e 6000 metri di dislivello sulle Dolomiti.

Il sito del grido di battaglia è https://www.komoot.com/discover, utilizzabile con applicazioni su piattaforma Android e iOS, dispone di due lingue, tedesca o inglese, con la possibilità di tracciare percorsi in bicicletta da strada, mountain bike, escursionismo, corsa e alpinismo, inclusi i percorsi via ferrata.

È un’applicazione estremamente precisa che permette di ottenere navigazione dettagliata anche sui sentieri più impervi e difficili da raggiungere. Vi sono due versioni, una free ed una pay al costo di 29 dollari che vi permette di avere l’opzione worldwide a disposizione, o eventualmente potete acquistare delle regioni per volta. Al momento la versione free permette di pianificare e trasferire, ma non so ancora per quanto terranno attiva questa opzione. Vediamo assieme i diversi tipi di utilizzo.

Navigazione via smartphone

Navigazione GPS

Primo utilizzo basilare, la consultazione via smartphone. So che ve lo state chiedendo e la risposta è sì, la navigazione tramite notifiche sullo smartphone vi apparirà direttamente sul vostro orologio con indicazioni precise, anche sui sentieri più difficili da raggiungere in alta montagna. Provare per credere. Un secondo utilizzo riguarda la parte ”around me”, ovvero sapere cosa ci circonda.

State bene concentrati, aprite bene le orecchie su quello che sto scrivendo perché è una cosa forte. Sulla mappa di Komoot è infatti possibile selezionare ciò che stai cercando: in quel momento vuoi sapere dove si trova il rifugio o campeggio più vicino? Oppure dove poter trovare una fontanella per bere acqua potabile? Oppure dove si trova la presa di ricarica per la tua bicicletta elettrica, piuttosto che alberghi, toilette, parcheggi, stazioni bus e treni, punti Wi-Fi, eccetera.

Inoltre è possibile registrare l’attività in App, collegarla all’applicazione Strava e trasferire direttamente le nostre attività. Possiede una parte social poco sviluppata e sicuramente non è al momento destinata a questo tipo di utilizzo.

Trasferimento mappe al GPS

Prima di passare alla parte tecnica, su come trasferire il plan al nostro GPS, voglio raccontarvi degli utilizzi pratici in base a esperienze personali. La prima riguarda l’esperienza di trekking. Prima di partire ho pianificato i 120 km in maniera dettagliata sui punti di interesse che volevo vivere in quota. Il percorso c’era, avevo previsto 36 ore e tanto dislivello a un ritmo easy, da sostenere con un peso, a posteriori eccessivo, di 20 kg con zaino e tenda annessa, per camminare sui passi e laghi che sognavo da meravigliose fotografie.

La logistica invece mancava per volere personale. È un paradosso, ma quando viaggio mi piace affidarmi al detto “le vie trovano i viandanti”, che ha sempre funzionato procurandomi avventure indimenticabili ma che certo non consiglierei a nessuno. E poi stiamo parlando di un’App che trova le vie, no?

Di fatto, non avevo pianificato né dove campeggiare né dove dormire, se non a grandi linee in base al chilometraggio che il tempo atmosferico mi avrebbe permesso di fare. Come sappiamo il tempo atmosferico in montagna è molto variabile. Ricordo un momento di panico sopra il lago di Misurina: il tempo non era dei migliori, c’era un forte temporale e dovevo scendere velocemente a valle per rifugiarmi in posti sicuri.

Dopo una discesa a batticuore finalmente ricevo rifugio in una sorta di locanda, ma erano già le 14:30 indi non avevo molte ore di luce. C’era la possibilità di dormire in un campeggio vicino, ma non volevo correre il rischio di dormire sotto un forte temporale quella fredda notte. Per farla breve, tramite Komoot, vedo che il rifugio alle Tre Cime di Lavaredo dista 2h30′. Rischio, mi ricopro e parto. Alle 17:00 ero dentro al rifugio al caldo mentre fuori un forte vento portava la temperatura sotto lo zero a 2.400 metri slm. Goal reached! Un secondo episodio riguarda l’aver raggiunto con successo Lei da Prestinaum con altre 2 guide e 25 ragazzi nei pressi di Saint Moritz, ma questa è tutta un’altra storia.

Garmin IQ e Komoot

Navigazione GPS

Non poteva mancare una parte tecnica al nostro articolo. Come fare in pratica su orologio Garmin senza l’ausilio di computer? Per prima cosa andate sullo Store Connect IQ e scaricate l’App Komoot. Una volta effettuata la sincronizzazione, troverete l’applicazione nel menu attività. Vi chiederà successivamente di associare il vostro account Komoot all’account Garmin, e per fare questo dovrete aprire Connect per autorizzare l’App di terze parti. Inserite i vostri dati, e un volta fatto login avrete associato i due account.

Ora, come trasferire i GPX tramite bluetooth? Andate sull’applicazione smartphone Komoot per pianificare un itinerario, a vostra scelta! Dove volete voi, in tutto il mondo. Una volta pianificata, la salvate e dall’orologio aprite Komoot. Vi basterà proseguire con ”download” per avere il percorso studiato direttamente sull’orologio. Very simple and very fast.

Conclusioni e approfondimenti

Finora la navigazione via GPS richiedeva grandi analisi e tempo a disposizione. Ma ora senza grande sforzo, con l’App Komoot, potrete gestire al meglio i vostri percorsi. E lo potrete fare collegando il vostro Garmin preferito, a condizione che abbia Connect IQ. Oppure semplicemente utilizzando il vostro Smartphone. Potrete valutare immediatamente il percorso studiato, con tempi di percorrenza, dislivello corretto e sentieri correttamente tracciati con l’attività che preferite. Ora non vi resta che pensare al luogo in cui andare, la tecnologia e Komoot vi aiuteranno a non perdervi.

Per approfondimenti e ulteriori letture:




Polar OH1 – La recensione dettagliata

Polar OH1

Polar OH1La casa finlandese Polar si era congedata per le vacanze estive con l’introduzione sul mercato italiano del nuovissimo dispositivo da polso Polar M430, accompagnato da una efficace campagna di web-marketing. Il prodotto è davvero molto interessante, lo abbiamo descritto nella nostra recensione dettagliata. Tornati dalle vacanze, non ci aspettavamo immediatamente a settembre l’uscita di un prodotto altrettanto innovativo, il Polar OH1, dove l’acronimo OH1 significa semplicemente “Optical Heart 1”.

Ma di cosa si tratta esattamente? A chi serve? quali funzioni sono state incluse? È davvero preciso? Vediamolo nella recensione di Diego Saltalamacchia.

Il sensore cardio Polar OH1, la nostra opinione

Se dovessi descrivere OH1 con un aggettivo lo farei dicendo: “versatile e affidabile”, si è vero sono due, uno per le qualità applicative, l’altro per quelle tecniche. Il Polar OH1 è un prodotto molto semplice: è un dispositivo per la misurazione della frequenza cardiaca a lettura ottica dal braccio, lo abbiamo testato per voi e queste sono le nostre impressioni.

Trattandosi di una recensione dettagliata, abbiamo suddiviso la nostra opinione in sezioni indipendenti, basta cliccare sui singoli link per arrivare al relativo contenuto:

Entriamo quindi nel dettaglio delle principali funzioni del Polar OH1.

Per la recensione dell’ultimo modello della fascia cardio Polar, vi invitiamo a leggere la recensione del Polar H10, ora compatibile con Ant+ e Bluetooth Low Energy.

UNBOXING E CONTENUTO

Polar OH1Polar OH1Semplice e dal design pulito, quello a cui ci ha abituato Apple, la scatola del Polar OH1, è piccola, bianca, con una semplice immagine del prodotto e la scritta OH1. Esternamente non troverete nient’altro. Aprendo la scatola vedremo il dispositivo a lettura ottica a sei led, la fascia elastica da braccio, il supporto per collegare il dispositivo al PC, per trasmissione dati e per la ricarica, e un piccolo manuale multilingue con le principali funzioni, mentre su Internet potrete scaricare il manuale completo. Di seguito alleghiamo le specifiche tecniche riprese dal sito ufficiale Polar.

DIMENSIONI

Polar OH1Polar OH1Peso sensore 5 g, peso fascia 12 g

Altezza 9,5 mm

Diametro 29,85 mm

Fascia Misure M-XXL, lavabile in lavatrice

COMPATIBILITÀ

Dispositivi iOS: iPhone 4S e versioni successive

Dispositivi Android: con funzionalità Bluetooth 4.0 e Android 4.3 o versione successiva.

AGGIORNAMENTI

Tramite Polar Flow

MEMORIA

4 MB, fino a 200 ore di allenamento

BATTERIA

Batteria ricaricabile ai polimeri di litio da 45 mAh – 12 ore di durata

IMPERMEABILITÀ

30 m

POLAR OH1, UTILIZZO IN SINTESI

Polar OH1Come dicevamo nell’introduzione, la parola d’ordine per OH1 è versatilità. Infatti il Polar OH1 non rappresenta semplicemente l’evoluzione della fascia cardio tradizionale, ma anche un dispositivo di allenamento indipendente. Può essere utilizzato in autonomia senza l’ausilio di GPS da polso o smartphone, disponendo  di una memoria interna di 4 Mb che  permette la memorizzazione di circa 200 ore di allenamento. Se è vero che il Polar OH1 verrà impiegato dalla maggior parte degli utenti in abbinamento a un orologio GPS o a uno smartphone, tuttavia è altrettanto chiaro che l’opzione “stand alone” è un’ottima alternativa oltre a una vera innovazione. Pensiamo in effetti che l’OH1 mandi in pensione la fascia cardio con l’approvazione e la felicità di tutti quei runner che la trovavano scomoda e fastidiosa, soprattutto le donne, non poche quelle che hanno smesso di utilizzarla proprio a causa delle escoriazioni che provocava in una zona così delicata come il torace. Come indicato sul manuale, il bracciale può essere indossato sull’avambraccio o sul bicipite.

Personalmente ho provato entrambe le soluzioni e malgrado avessi qualche perplessità circa la tenuta mi sono dovuto ricredere, nonostante non lo avessi stretto troppo per timore di un fastidio di circolazione non si è mosso di un millimetro e soprattutto non se ne ravvisa la presenza. Avendo letto la recensione sul lettore cardio da polso, è evidente che più il sensore cardio sarà posizionato in alto sul braccio, più accurata sarà la misurazione della frequenza cardiaca. Per questa ragione il Polar OH1 ha un vantaggio competitivo rispetto ai sensori cardio da polso.

Entrando nella modalità dell’utilizzo del dispositivo, visto che impiega la tecnologia Bluetooth Low Energy, può essere abbinato a:

  • un orologio GPS con connessione Bluetooth Low Energy. Tutti i Polar sono compatibili, i Garmin solamente quelli recenti, a partire dal 2017. Si noti che il braccialetto Polar OH1 non supporta la tecnologia Ant+. Probabilmente una scelta strategica da parte di Polar, ma che preclude una fascia di clienti che vorrebbero abbandonare la fascia cardio, senza necessariamente cambiare il vecchio GPS.
  • tutte le App sportive per l’allenamento su Smartphone. Noi lo abbiamo provato con Polar Beat e Strava.

In alternativa si può optare per l’utilizzo come dispositivo indipendente.

CONFIGURAZIONE E DESCRIZIONE DELLE FUNZIONI BASE

Polar OH1Polar OH1Polar OH1Come prima operazione mettiamo in carica il Polar OH1 tramite l’adattatore USB. Noi abbiamo utilizzato la porta USB del notebook, ma può essere ricaricato anche attraverso una presa di corrente e un adattatore di alimentazione USB con “output 5Vdc” e minimo di 500 mA. Il prodotto viene immediatamente riconosciuto e parte l’aggiornamento del firmware, attualmente alla versione v1.0.08, che si conclude in pochi minuti. Successivamente inizia la configurazione su Polar Flow, bastano poche schermate e alcune scelte: il braccio, destro o sinistro, la posizione, avambraccio o bicipite. Alla conferma il dispositivo è configurato nel vostro account Polar Flow.

Successivamente per poter associare OH1 con un orologio o un App è necessario effettuare almeno un allenamento come dispositivo individuale. Vi consigliamo di avviare una sessione, che si attiva con due rapide pressioni del tasto e terminarla subito in modo da archiviare questa pratica. Da questo momento il Polar OH1 sarà operativo al 100%: possiamo  utilizzarlo autonomamente o come dispositivo esterno in abbinamento a un orologio o a un’applicazione.

OH1 si presenta della grandezza di una moneta da 1 Euro circa: il sensore a sei led su un lato, i quattro connettori per la trasmissione dati sull’altro, un pulsante lateralmente e un led dalla parte opposta. Il funzionamento è molto semplice e intuitivo: si accende tramite il pulsante posto di lato, il led si illumina di bianco, non appena rileva la frequenza cardiaca il led diventa verde (lampeggia una volta ogni due secondi) se avviamo una sessione come dispositivo indipendente (due rapide pressioni del tasto) il led effettua un doppio lampeggio verde ogni due secondi, per terminare la sessione tenere premuto il pulsante.

Essendo il Polar OH1 un dispositivo privo di schermo, comunica attraverso il led, qui di seguito una rapida guida per la necessaria comprensione dei messaggi associati ai colori:

RICARICA

Ricarica in corso: GIALLO LAMPEGGIANTE

Ricarica completa: VERDE FISSO

DOPO L’ACCENSIONE DELL’ALIMENTAZIONE

Stato normale della batteria: 5 LAMPEGGI VERDI

Stato batteria scarica: 5 LAMPEGGI ROSSI

SE USATO COME SENSORE

Frequenza cardiaca non rilevata: LAMPEGGIO BIANCO OGNI DUE SECONDI  

Frequenza cardiaca rilevata: LAMPEGGIO VERDE OGNI DUE SECONDI

SE UTILIZZATO COME DISPOSITIVO DI ALLENAMENTO INDIPENDENTE

Frequenza cardiaca non rilevata: DOPPIO LAMPEGGIO BIANCO

Frequenza cardiaca rilevata: DOPPIO LAMPEGGIO VERDE

Batteria scarica: LAMPEGGIO VERDE ROSSO ALTERNATO

Batteria completamente scarica: RAPIDO LAMPEGGIO ROSSO

DURANTE IL FITNESS TEST

Frequenza cardiaca non rilevata: LAMPEGGIO BIANCO OGNI CINQUE SECONDI

Frequenza cardiaca rilevata: LAMPEGGIO VIOLA OGNI DUE SECONDI

ALTRO

Connessione, sincronizzazione/associazione: LAMPEGGIO BLU

Ricerca o attesa di conferma: RAPIDO LAMPEGGIO BLU

Aggiornamento firmware: BLU FISSO

Errore: ROSSO FISSO

UTILIZZO DEL POLAR OH1 COME DISPOSITIVO INDIPENDENTE

Come accennavamo nella presentazione Polar OH1 è un dispositivo di rilevazione della frequenza cardiaca che può funzionare autonomamente. In tal caso il campo di applicazione è sicuramente il fitness, basta semplicemente indossare il bracciale e accenderlo con una pressione del tasto. Per dare inizio alla registrazione della sessione di allenamento bastano due rapide pressioni del tasto, per terminare tenere premuto. Durante le nostre prove abbiamo appurato che non è prevista la funzione “pausa”, tuttavia se a registrazione avviata si provvede a premere due volte il tasto, analogamente all’inizio dell’attività, il dispositivo termina la  sessione in corso e ne inizia una nuova.

Terminata la registrazione dell’attività si procede alla sincronizzazione dei dati via Bluetooth. Occorre entrare nel raggio d’azione del cellulare o tablet su cui il dispositivo è registrato, e attivare Polar Flow. In alternativa, il trasferimento è possibile via PC inserendo OH1 nel supporto USB progettato per la trasmissione dati e ricarica: in pochi secondi è tutto caricato nella pagina di Polar Flow. L’utilizzo di OH1 in questa tipologia indipendente è riconosciuto come “Attività Indoor”.

Qui di seguito la traccia di un allenamento con OH1 come dispositivo indipendente e quella della stessa sessione con Polar M430, noterete che nella prima si dispone solo della traccia cardio: mancano passo, altimetria e cadenza presenti su quella di M430. Tuttavia, le due tracce cardio sono praticamente identiche.

Polar OH1Tracciato Cardio del Polar OH1. Si noti che la misurazione, se effettuata in maniera indipendente, include soltanto la frequenza cardiaca

Polar OH1Tracciato cardio del Polar M430, con tutti i dati altimetrici e di velocità del GPS.

In questa immagine le due tracce cardio sono state sovrapposte (volutamente leggermente sfasate per favorire la visione) si può notare come siano assolutamente identiche.

Polar OH1Confronto della frequenza Cardiaca tra i dati del Polar M430 e Polar OH1. Si noti la sovrapposizione quasi perfetta.

UTILIZZO POLAR OH1 CON APP SMARTPHONE

In questa sezione vogliamo invece descrivere l’utilizzo di Polar OH1 in abbinamento a un App su cellulare. Noi  abbiamo utilizzato Polar Beat e Strava, ma funziona con la pletora di applicazioni fitness a disposizione dell’utente di smartphone. Avviamo l’applicazione sul dispositivo mobile assicurandoci di avere attivato la connessione Bluetooth, per quanto riguarda Polar Beat bisogna andare su “impostazioni/sensore FC” e selezionare OH1 per effettuare l’associazione. Il dispositivo viene riconosciuto automaticamente e  l’applicazione è pronta all’utilizzo; nella schermata principale si può scegliere il tipo di attività da effettuare, noi abbiamo utilizzato “Corsa” ma le alternative sono molteplici. Non appena stabilita la connessione GPS, appare un piccolo cerchio verde in alto sulla destra, mentre l’indicatore con il numero di pulsazioni appare sulla sinistra, pressione su Avvio e analogamente a quanto avviene con un orologio si inizia la registrazione della sessione di allenamento.

Molto interessante è l’opzione di visualizzazione della frequenza cardiaca, infatti si può scegliere tra numero di battiti o percentuale, quest’ultima molto utile per chi esegue allenamenti in un preciso range.

Nelle immagini qui sotto si mostra la stessa attività effettuata con Polar M430 e  Polar Beat, su dispositivo Apple, in abbinamento a OH1 i dati sono i medesimi a differenza di Polar Beat che manca della frequenza di corsa  in quanto né il cellulare né Polar OH1 sono dotati di accelerometro, per quanto riguarda il grafico della frequenza cardiaca come per il precedente si può notare che sovrapponendolo è sostanzialmente identico.

Dati della frequenza cardiaca con Polar M430

Polar OH1Misurazione della frequenza cardiaca con Polar Beat e OH1

Polar OH1Polar OH1Analogamente per l’utilizzo di Polar OH1 con Strava, abilitiamo la rilevazione del sensore esterno nelle impostazioni e non appena viene stabilita la connessione GPS e cardio, l’App è pronta a registrare la nostra attività, anche in questo caso i risultati sono stati ottimali.

A differenza dell’utilizzo come dispositivo individuale, non è necessaria la sincronizzazione dei dati, poiché la traccia cardio viene registrata dall’applicazione, i dati non appena terminiamo la registrazione della sessione vengono immediatamente resi disponibili nelle rispettive piattaforme, Polar Flow e Strava.

IN ABBINAMENTO A UN DISPOSITIVO DA POLSO

Per ultimo l’utilizzo di OH1 che a mio avviso è più interessante, ossia come naturale successore delle ormai “vecchie” fasce cardio e cioè in abbinamento a un orologio GPS, noi lo abbiamo utilizzato in abbinamento a un Polar M400 e analogamente agli utilizzi precedenti siamo rimasti soddisfatti.

Non appena il dispositivo viene acceso, compare il messaggio sul Polar M400 se vogliamo confermare l’abbinamento, confermiamo e tutto è pronto a essere utilizzato. Nel caso in cui l’orologio non riconosca immediatamente il braccialetto OH1 basta fare una ricerca dei dispositivi Bluetooth nelle opzioni dell’orologio.

Anche in questo caso abbiamo effettuato diverse prove comparate per testarne l’affidabilità e la precisione e ne è uscito alla grande: semplice e immediata la configurazione, precisa e affidabile la misurazione della frequenza cardiaca.

Per non lasciare nessuna zona d’ombra abbiamo comparato:

  • Polar M400 + OH1 vs Polar M430;
  • Polar M430 + OH1 vs Polar M400 + Fascia cardio Polar H7;

Nel seguito abbiamo indicato le foto di quest’ultima prova.

Polar OH1Dati Polar M430 associato a Polar OH1

Polar OH1Dati Polar M400 associato a Polar H7

Polar OH1Sovrapposizione dati Polar M430 e Polar OH1, con Polar M400 e Polar H7.

CONSIDERAZIONI FINALI E CONCLUSIONI

Come descritto in apertura, Polar OH1 rappresenta l’innovazione delle fasce cardio tradizionali, perché è la loro naturale evoluzione: precisa, affidabile, versatile e dall’utilizzo estremamente semplice.

I campi di applicazione sono diversi e spaziano dall’area fitness,  per il controllo della frequenza cardiaca che certe tipologie di attività richiedono, all’area running/cycling; perfetta sostituta delle fasce toraciche che a tanti runner hanno provocato negli anni irritazioni ed escoriazioni; ottima per chi si avvicina al mondo della corsa ma non dispone di un orologio GPS, OH1 in abbinamento a Polar Beat o a una qualsiasi altra applicazione permette di monitorare i propri allenamenti senza la necessità di acquistare un orologio dedicato al running, almeno all’inizio. Ma è altrettanto utile al runner esperto che cerca uno strumento più moderno ed evoluto per la misurazione della frequenza cardiaca. Ultimo elemento, ma non per questo meno importante, il peso di 17 grammi di OH1 contro i 56 della fascia Polar H7. Non abbiamo ancora potuto testare la fascia Polar OH1 nel nuoto, ma lo faremo nei prossimi giorni.

Il Polar OH1 è disponibile su Amazon oppure nei migliori negozi sportivi ad un prezzo di listino di 79 euro.




Apple Watch 3, la recensione

Apple Watch 3

Apple Watch 3Sono passati ormai tre anni da quando Apple annunciò al mondo intero il suo modello di orologio smartwatch, chiamato Apple Watch. Dall’annuncio di settembre 2014 al lancio ufficiale sul mercato passarono sette mesi. Siamo giunti alla terza versione dello smartwatch, ora in sette giorni dall’annuncio, l’Apple Watch 3 si può ordinare. Noi di TheRunningPitt.com ci siamo chiesti da tempo se questo gadget possa diventare uno strumento per i podisti amatori italiani. Pensavamo di recensire la versione 2, ma una sola uscita nel 2016 con il dispositivo ci ha deluso. Tuttavia, qualcosa è cambiato con la versione 3. Chiamato dalla casa di Cupertino Apple Watch Serie 3, questo nuovo orologio sembra identico alle due versioni precedenti, ma in realtà le nuove funzioni a disposizioni oltre al prezzo accattivante lo rendono davvero interessante. Noi l’abbiamo già ordinato a Detroit nella versione senza connettività e presto l’avremo al polso per la (solita) recensione dettagliata.

Ma cosa è cambiato rispetto al passato? Perché riteniamo che sia finalmente interessante per il podista italiano? Perché le versioni precedenti non lo erano? Vediamolo nel seguito. Anche se per ora non abbiamo testato il prodotto, che sarà spedito a partire dal 22 di settembre, riteniamo che, almeno a livello teorico, Apple meriti l’attenzione e la curiosità dei podisti italiani.

Apple Watch 3, le prime impressioni e la nostra recensione

Apple Watch 3Se dovessimo sintetizzare in una sola frase l’Apple Watch 3, potremmo dire che è esteticamente identico alla prima e seconda generazione, ma dispone di un processore molto più rapido e delle funzioni di collegamento a Internet senza la necessità di utilizzare un cellulare. Inoltre, l’introduzione da parte di Apple di alcune modifiche nel sistema operativo dell’orologio, WatchOS 4, l’aggiunta di funzionalità come le ripetute e la valutazione della frequenza cardiaca 24/7 rendono l’Apple Watch 3 sempre più adatto a essere utilizzato per correre. Ovviamente “il diavolo è nei dettagli” e senza una prova concreta, non possiamo né raccomandarlo né bocciarlo!

Come scritto, non abbiamo ancora potuto provarlo, ma nei prossimi mesi lo faremo, trasformando quest’articolo in una recensione dettagliata. Come disclaimer, anche se non abbiamo ancora avuto a disposizione l’Apple Watch 3, eravamo negli States settimana scorsa durante il lancio del prodotto e abbiamo avuto “la fortuna” di ascoltare tutta la conferenza stampa di Tim Cook e dei suoi collaboratori, correndo per 30 km sul tapis roulant. Abbiamo inoltre potuto dedicare tempo con i commessi dell’Apple Store di Detroit, per approfondire alcune caratteristiche dell’Apple Watch 2 e della nuova versione. Per ora le foto sono tratte dalla conferenza Apple del 12 Settembre 2017. Il sito ha adottato da due anni questa filosofia: no test, no party. Quindi per ora descriveremo solo quanto è ufficialmente stato comunicato ai giornalisti di tutto il mondo. Poi vedremo. Come al solito, suggeriamo di scorrere la nostra recensione soffermandosi sulle parti che vi interessano cliccando sulle relative sezioni:

Versioni precedenti Apple Watch, vale la pena comprarle?

Apple Watch 3Partiamo dall’inizio. La certezza è che l’Apple Watch 1 non era destinato al pubblico del fitness e tanto meno ai podisti. Non aveva il GPS, non era (troppo) impermeabile e richiedeva un collegamento costante al telefono per funzionare correttamente. Senza parlare della batteria che si scaricava rapidamente. Ma a partire dalla versione 2 Apple ha stretto una partnership con Nike, preparando diversi cinturini e stringendo l’occhiolino a tutti i podisti e più in generale agli sport d’endurance. Ha attivato il GPS, molte funzioni interessanti e diverse App per correre: Strava, Endomondo e Runtastic sono disponibili sull’orologio della casa di Cupertino. Se ne potrebbe parlare in una recensione dettagliata, ma preferiamo dedicare il nostro tempo libero per una corsetta, piuttosto che descrivere il passato.

Come in tutte le presentazioni Apple, all’uscita del nuovo prodotto, il vecchio modello vede il suo prezzo ridotto. In particolare la serie 1 dell’Apple Watch sarà venduta a 249 dollari/euro, mentre l’Apple Watch 2 uscirà dalla produzione. Vale quindi la pena approfittare di questa offerta? Se siete dei podisti, sicuramente no. Ma per chi lo indossa durante il giorno, la serie 2 è migliorata sensibilmente e l’avremmo comprato se non fossimo stati dei podisti. Restiamo convinti che anche l’Apple Watch 1 non sia adatto ai podisti amatori, né tanto meno ai professionisti. Pensiamo che il Polar M430 oppure il Garmin Forerunner 235 abbiano funzioni superiori, a un prezzo (leggermente) inferiore.

E quindi? Ora che cosa è cambiato per farci cambiare idea?

Le principali novità dell’Apple Watch 3

Apple Watch 3Rispetto alla versione precedente, sull’Apple Watch 3 sono state introdotte una marea di funzioni per il fitness. Così tante che le abbiamo divise in tre parti, quelle relative alla frequenza cardiaca, all’allenamento e alla connettività. Per quest’ultima, abbiamo dedicato una sezione, per le altre due, vediamo di seguito le principali modifiche. Molte sono già presenti nei Garmin di fascia alta. E paradossalmente, il costo dell’Apple Watch 3 è inferiore a quello del Garmin Forerunner 935 e del Garmin Fenix 5. Riteniamo che questa sia una buona notizia, è probabile che i prezzi Garmin nei prossimi mesi scenderanno, soprattutto se Apple sarà in grado di mantenere le promesse del Keynote Speech.

Secondo noi, i nuovi strumenti attivati sull’Apple Watch 3 sono ottimi sulla carta, ma funzionano davvero? Lo vedremo a ottobre e lo pubblicheremo a novembre. Ecco quindi una sintesi dei nuovi elementi e funzioni utili per l’allenamento e la misurazione della frequenza cardiaca:

Apple Watch 3Allenamento. Ascoltando la presentazione californiana, sembra che ci siano almeno cinque funzioni fondamentali nel nuovo Apple Watch 3, una per i podisti, una per chi va in palestra, una per il nuoto e infine una per chi ha bisogno di essere motivato da un coach:

  • implementazione delle ripetute: finalmente si potrà configurare l’allenamento ad alta frequenza, un’area che Apple mancava in precedenza
  • GymKit. Questa funzione è potenzialmente incredibile. Già attivata nel WatchOS 4, ma questa nuova funzione consentirà di collegarsi alle apparecchiature in palestra, e monitorare le ripetizioni. Visto che Apple ha fatto una partnership con LifeFitness, Technogym, StairMaster e Schwinn, sicuramente sarà possibile anche collegarsi automaticamente con i tapis roulant, quelli con il lettore NFC. Qui però si tratta di capire quali modelli di apparecchiature siano compatibili: se LifeFitness e Technogym rappresentano insieme più del 50% del mercato, soltanto gli ultimi modelli hanno la tecnologia NFC.
  • Nuoto: nel nuoto è stato attivato il riconoscimento delle vasche, il minimo per poter usare l’orologio in piscina.
  • Funzioni di coaching: Apple è sicuramente all’avanguardia nei sistemi d’intelligenza artificiale e ha attivato diverse funzioni per motivare, controllare e gestire l’allenamento, con parecchi obiettivi. Non sappiamo bene in che modo possa essere applicato al podismo, ma lo scopriremo presto.
  • Misurazione del VO2max. Già presente nei sistemi Garmin dal 2013, finalmente sarà attivato su tutti gli orologi Apple Watch. Sarà preciso?

Apple Watch 3Frequenza Cardiaca. L’Apple Watch ha attivato nuove funzioni interessanti per monitorare la frequenza cardiaca:

  • Frequenza di riposo. Beh, meglio tardi che mai, visto che nei dispositivi Garmin era già presente dal 2015. Non crediamo che sia utile per la valutazione del carico dell’allenamento, preferiamo l’HRV, però decisamente non averla era per molti un problema. Secondo l’università di Stanford, sarà molto precisa. Speriamo!
  • Frequenza di recupero. È stata attivata una funzione di calcolo della frequenza di recupero, che mostra come il nostro battito varia dopo l’allenamento. Sono stati attivati anche dei grafici di variazione del battito. Non male: nulla di innovativo, ma le grafiche Apple sono sempre esteticamente superiori.

L’Apple Watch 3 si può configurare in modo che alzando il polso si visualizza automaticamente il battito. Nulla di che, ma sicuramente interessante. Nella presentazione di Tim Cook sono state descritte anche altre funzioni e la partnership con Stanford per monitorare alcuni parametri fisiologici, ed eventualmente certificare con la Food and Drug Administration Americana l’Apple Watch.

Apple Watch e SIM: cosa cambia?

Apple Watch 3L’offerta di Apple è semplice. Per chi ha letto la biografia di Steve Jobs, sappiamo che complicare troppo le scelte dei clienti non è davvero così intelligente. E in effetti, il modello di Apple Watch 3 si divide in due sole versioni, quella con la presenza di una connettività e quella senza. In termini semplici, Apple per la prima volta non necessita di collegamento al telefono, a soli 399 dollari (ossia a 399 euro) potrete collegarvi via Internet senza dover tenere l’iPhone in tasca. Siccome faccio parte del 99,9% degli scettici che corrono senza telefono, non posso che apprezzare questa scelta. A Cupertino ci hanno messo un po’ a capirlo, ma ora grazie alla SIM integrata, hanno finalmente aggiunto tante funzioni uniche all’Apple Watch 3. Per inciso, nella prima release, soltanto nove nazioni potranno utilizzare la versione con cellulare, l’Italia è inclusa in una seconda fase, assieme ad altri quindici paesi. Tra l’altro, il costo di attivazione di questa funzione sarà di 70 dollari/euro, anche se però dovrete (probabilmente) aggiungere 10 euro al mese per l’utilizzo dei dati. Noi abbiamo preferito prendere quello senza connessione: a quanto sembra l’Apple Watch 3 funzionerà con connettività soltanto nel paese d’acquisto. In altri termini, no roaming, no party.

Ascoltando la presentazione del Keynote, abbiamo capito che sono state attivate delle funzionalità fantastiche per:

  • utilizzare Siri per rispondere all’orologio. Beh, questa funzione non serve a molto, a meno che a Apple non abbia attivato la possibilità di chiedere a Siri di “correre più velocemente”.
  • visualizzare e scaricare mappe sull’orologio. Sappiamo che il display dell’Apple Watch è superiore rispetto agli equivalenti Garmin, e molto probabilmente questa funzione sarà utilissima, soprattutto per chi corre nei trail.
  • ascoltare musica sull’orologio. Anche se siamo podisti evoluti, pensiamo che ascoltare le nostre canzoni preferite, soprattutto nelle uscite lente, sia una scelta vincente. Purtroppo Garmin e Polar non hanno grosse funzioni in merito e solo Tom Tom ha attivato un collegamento alla musica tramite Bluetooth. Ora grazie ad Apple Music, il Watch 3 sarà in grado di trasmettere canzoni all’orologio. Funzione molto interessante… anche se solo per alcuni, inutile per altri!
  • utilizzare diverse App per migliorare l’esperienza utente. Non abbiamo veramente capito cosa vuol dire, però di certo queste App faciliteranno la corsa e non la distrazione tipica dell’iPhone… non possiamo che essere favorevoli.

Apple Watch 3La SIM non sarà fisica, ma soltanto “elettronica” ed è supportata dai principali operatori italiani. Apple, per attivare questa funzione, ha ridisegnato il GPS e l’antenna, vedremo se questo avrà un impatto sulla capacità di ricezione. Il vantaggio della scelta è che l’Apple Watch 3 consentirà di ricevere telefonate sul vostro numero consueto. Potrete in altri termini farvi chiamare dalla moglie o fidanzata durante un lungo di 30 km: il Watch 3 ha un microfono e un piccolo altoparlante. Nei test mostrati durante la presentazione del keynote, sembrava che funzionasse bene. Vedremo! Ovviamente è anche possibile effettuare telefonate: funzionava già con l’Apple Watch 2, ma serviva il telefono. Ovviamente la nuova funzione deve essere vista in pratica.

Apple Watch 3L’unico vero problema dell’attivazione della SIM è il consumo della batteria. Se la versione 2 aveva una durata di due giorni, ora sembrerebbe che la versione Apple Watch 3 si scaricherà dopo 18 ore. Per noi non è un problema, ma sappiamo che ci sono posizioni diverse a seconda della filosofia del lettore. Siete pronti ad accettare questa limitazione? Alla fine, ambasciator non porta pena. Noi cercheremo prossimamente di capire quale sia la durata effettiva in corsa con il GPS attivo. La frequenza di ricarica dell’orologio è sicuramente una limitazione, ma dal nostro punto di vista, quello che conta è evitare che il GPS si spenga durante l’allenamento.

Aggiornamento software WatchOS4 e hardware

Nella presentazione si è dedicato parecchio tempo a descrivere i miglioramenti software e hardware dell’Apple Watch 3. Vediamoli di seguito.

Miglioramenti software. La prima non è una vera novità, perché è stata già annunciata a giugno, quando Apple ha presentato WatchOS 4. Come consuetudine della casa americana, tutti i miglioramenti software saranno trasferiti anche ai modelli precedenti. Sono stati attivati una cinquantina di miglioramenti, alcuni descritti in precedenza. Piuttosto che citarli uno a uno, suggeriamo la lettura e la visione di 9to5mac, che li presenta in dettaglio. Ma quelli principali li abbiamo commentati precedentemente.

Miglioramenti hardware. Dal punto di vista hardware, nessun cambiamento estetico, anche se la profondità posteriore dell’Apple Watch 3 sarà più spessa di “due fogli di carta”, ossia di 0,25 millimetri. Se ne sarebbe accorto qualcuno? All’interno invece i componenti sono cambiati e migliorati sensibilmente:

  • l’Apple Watch 3 dispone finalmente di un altimetro barometrico. I lettori conoscono benissimo la nostra opinione: finalmente l’orologio potrà essere adottato nei trail, visto soprattutto la presenza di mappe, come descritto precedentemente.
  • è stato attivato un Wifi, grazie a un sensore chiamato W2, che contiene anche il Bluetooth. L’Apple Watch 3 è compatibile con tutte le fasce Bluetooth presenti sul mercato, dobbiamo però capire se le dinamiche di corsa saranno in qualche modo disponibili. Penso che Stryd e Runscribe potranno essere utilizzati. Infine, il sensore W2 avrà un’efficienza energetica, grosso problema dell’Apple Watch, migliorata del 50% rispetto al passato;
  • è stato utilizzato un processore dual core, che consente di migliorare le prestazioni del 70%. Non so se è un bene oppure un male, ma per la corsa probabilmente non è una funzione così rilevante. Ma magari ci sbagliamo…

Tutto sommato, tante funzioni utili, in particolare l’altimetro barometrico. Vedremo se funzionano davvero!

Conclusioni e approfondimenti

La resistenza è inutile. Dicevano proprio così i Borg prima dell’attacco in Star Trek. Quando prevedo cosa succederà al mercato fitness, mi viene in mente questa citazione. Certamente Apple ha grandi mezzi tecnologici, di marketing e ha effettuato grossi investimenti in ricerca e sviluppo. Nel 2016 sono state venduti 15 milioni di Apple Watch 2 e l’orologio è cresciuto nelle vendite del 50%, con un tasso di soddisfazione del 97%. Per dare un’idea, sono stati 15 milioni tutti i dispositivi Garmin venduti (e una crescita del 10-15%), ma in questo caso stiamo parlando anche dei collari per seguire il vostro cane o i dispositivi per il golf. Apple è probabilmente l’azienda che vende più orologi al mondo, almeno secondo Tim Cook, superando Rolex. Grazie alle nuove funzioni del Watch 3, è prevista una crescita di almeno altri cinque milioni nel 2018, ma probabilmente anche di più.

Dopo aver visto l’evento Apple, abbiamo uno strano feeling: Apple sarà davvero capace di dominare il segmento di mercato Fitness e non soltanto cambiare il panorama mondiale degli orologi? Sicuramente la sensazione è che l’Apple Watch 3, pur essendo destinato a diversi gruppi eterogenei, abbia sviluppato funzioni fitness e per podisti davvero interessanti. Per esempio, sembrerebbe che Apple abbia finalmente attivato un sensore cardio davvero eccellente e per tutti. Non a caso, l’università di Stanford lo ha valutato già nella seconda versione come il miglior sensore cardio al mondo. Apple ha dimostrato negli ultimi anni una grande capacità di migliorare, semplificare e aggiornare funzioni complesse. Per questa ragione i dispositivi Apple sono amati da una parte significativa dei clienti. Con il Watch 3, Apple ha raggiunto una maturità che non avevamo notato nelle versioni precedenti. Le funzioni descritte nel Keynote saranno state implementate correttamente? Il Sensore ottico cardio sarà proprio così preciso? Il GPS sarà davvero perfetto come è stato descritto? Non dimentichiamoci che Apple nel 2015 ha acquisito Coherent Technology, che ha sviluppato un sistema di posizionamento di alta precisione, basato sui satelliti Iridium. E l’altimetro barometrico sarà anch’esso preciso?

Apple Watch 3Non abbiamo nessuna delle risposte. Serve tempo e un Apple Watch 3 per capirlo. Comunque, ve lo faremo sapere tra due mesi qui su TheRunningPitt.com. Di certo però le promesse sono davvero ottime. Per la prima volta riteniamo che, almeno sulla carta, l’Apple Watch 3 possa essere utilizzato per tutti gli sportivi di endurance e anche per noi podisti amatori. Senza dimenticare che il prezzo, 399 euro, non è così proibitivo con  tutte le funzioni a disposizione.

La potenza nella corsa

La potenza nella corsa

La misurazione della potenza nella corsa è stato uno dei temi più dibattuti nel corso del 2017, ne abbiamo parlato a più riprese anche sul nostro blog. L’interesse da parte dei lettori è molto alto, perché la promessa di chi vende i misuratori di potenza è quella di aiutare i podisti amatori a correre meglio, o quantomeno, a misurare meglio le proprie prestazioni. Ci hanno chiesto da più parti quali sono gli strumenti per misurare la potenza nella corsa e se davvero queste rivendicazioni di marketing sono giustificate. Ecco la nostra piccola guida, un po’ meno dettagliata del solito, perché sotto l’ombrellone non si ama leggere più di tanto.

Nota del redattore: la lista delle società che stanno entrando nel mercato delle dinamiche di corsa e della misurazione di potenza cresce ogni settimana, abbiamo indicato solo quelle che conosciamo e abbiamo testato, focalizzandoci in particolare sugli strumenti che offrono (offriranno?) la valutazione della potenza, non soltanto tools di biomeccanica.

Usare la potenza nella corsa: quali strumenti scegliere?

Dopo la recensione dettagliata sulla misurazione della potenza con Stryd, ecco un articolo dedicato esclusivamente al confronto con quello che offre il mercato. Ma non possiamo partire senza prima descrivere le principali ragioni per utilizzare la potenza nella corsa. Perché usare la potenza? Quale strumento scegliere? I dati sono veramente accurati?

Sappiate comunque che non esiste soltanto Stryd, gli strumenti a disposizione sono veramente tanti e senza una piccola guida si corre il rischio di fare confusione.

Perché usare la potenza nella corsa

La potenza nella corsaIn estrema sintesi, la misurazione della potenza nella corsa consente al podista di allenarsi in maniera ottimale in tutte le condizioni, con l’eliminazione di fattori esterni, come salite, discese, vento, temperatura oltre a parametri fisiologici. Rispetto al battito cardiaco, la valutazione è istantanea: se correte forte immediatamente il misuratore di potenza vi consentirà di capire quanti watt state generando. La frequenza cardiaca invece ha il limite che il dato è ritardato di qualche secondo. La potenza è perfettamente correlata alla velocità, a parità di condizioni esterne.

Attualmente non esistono strumenti perfetti, perché: 1) la potenza è solo stimata e non esatta. Ma nei nostri test di un anno non abbiamo notato grandi variazioni rispetto ai dati “reali”. 2) ci sono alcune condizioni in cui la misurazione è migliore di altre. Solo studiando la fisica della potenza potrete capire quali limitazioni ci sono, per esempio leggendo il libro The Secret of Running vedrete che la resistenza dell’aria influenza la nostra corsa e che stare in gruppo migliora, seppur di poco, la nostra performance.

Un misuratore di potenza nella corsa:

  • consente di determinare a che ritmo allenarsi, basandosi su dei test semplici ma accurati. Per chi avesse letto il libro di Jim Vance, troverà alla fine delle tabelle di allenamento basate sulla potenza;
  • offre analisi innovative dell’economia di corsa, attraverso per esempio la metrica chiamata Form Power, ma anche indirettamente visto che si riesce banalmente a calcolarla dividendo la potenza specifica per la velocità;
  • permette di capire come gareggiare, basandosi sulla curva di potenza: data una determinata distanza, di un eventuale dislivello, siamo in grado di dedurre immediatamente a quanti watt sia opportuno correre.

Ma contrariamente a quanto indicato dai promotori della potenza, una metrica non è necessariamente superiore all’altra, visto che ognuno di noi reagisce diversamente rispetto alla temperatura, all’umidità, all’altitudine e allo stress. C’è chi suggerisce di considerare il profilo Frequenza/Potenza in percentuale, per stimare contemporaneamente il vostro stato di forma, il vostro benessere psico-fisico e l’intensità della corsa.

Come misurare la potenza nella corsa, i migliori strumenti

La misurazione della potenza è ottenuta attraverso diversi strumenti, tutti pensati per sfruttare proprietà fisiche che consentono di calcolare la potenza generata dalle gambe. I principali sensori sono basati su tre tecnologie:

  • Accelerometri basati su Footpod. Della prima categoria fanno parte Stryd, Runscribe, Milestone Pod, Shft Run.
  • Accelerometri basati su Solette. In questa seconda categoria, annoveriamo RPM2 e FeetMe.
  • Accelerometri basati su Fasce cardio. A parte Garmin, fanno parte di questa categoria Wahoo Tickr e la prima versione di Stryd.

Si noti che non abbiamo recensito Wiva, un promettente sensore italiano, che peraltro non misura la potenza. Prossimamente aggiorneremo la recensione. Ci sembra leggermente over-priced rispetto alle offerte del mercato. Infine, tenete presente che acquistare questi sensori innovativi ha un rischio. Siamo davvero sicuri che siano supportati nel futuro? Siamo davvero convinti che il calcolo delle metriche sia equivalente? L’investimento è solitamente di 200 euro, quindi non è proprio a buon mercato. A volte poi è meglio cercare una tecnologia più sicura, per evitare sorprese. Il caso di Kinematix Tune è sintomatico: sebbene fosse una delle tecnologie più promettenti, dopo due anni dal lancio, l’azienda ha chiuso perché sono mancati i fondi a disposizione per continuare gli investimenti.

Per ora, vediamo in sintesi i principali sensori analizzati.

Stryd

La potenza nella corsaAbbiamo parlato dello strumento della casa di Boulder a lungo: la nostra recensione dettagliata di Stryd è stato uno degli articoli più letti del blog nel 2017. Inoltre mi hanno scritto almeno 500 persone per dirmi che sul sito Stryd è pubblicizzata la foto del mio arrivo vincente alla maratona di Trino del 2016. Quindi, pur non avendo nessun motivo economico per pubblicizzare il pod, resto comunque affezionato all’azienda americana. Arrivato alla seconda versione, ora permette di misurare non soltanto la potenza, ma anche metriche accessorie, come la Leg Stiffness, la Form Power, oltre a derivare indirettamente i dati dell’economia di corsa. Dal nostro punto di vista, resta il migliore strumento per misurare la potenza e consentirà di allenarvi e migliorare gradualmente, o quantomeno di capire come evitare di disperdere energie nella corsa. Prossimamente troverete la recensione in inglese con il commento di alcune delle gare svolte nel 2017.

Rispetto alla pubblicazione della recensione dettagliata, Stryd ha migliorato sensibilmente il proprio cruscotto informativo, aggiungendo funzioni informative molto utili, che saranno descritte nella recensione in inglese, in sintesi:

  • curva di potenza dedicata
  • una valutazione dei principali trend di potenza
  • un confronto delle nostre performance con quelle dei piani della maratona

Consigliato a tutti, molto probabilmente meglio comprare questo strumento che un nuovo GPS. Per acquistare, ecco i link Amazon, e quello direttamente sul sito Stryd, dove potrete ottenere uno sconto del 10% (codice sconto: Therunningpitt).

Runscribe

La potenza nella corsaSul nostro sito troverete la recensione dettagliata di Runscribe, oltre alla versione in inglese dove vengono descritti i principali parametri della maratona di Milano 2017. Ma l’attento lettore dirà: “Runscribe non misura la potenza!” Beh, a partire da ottobre 2017 la nuova versione del footpod, chiamata Runscribe Plus, lo farà, consentendo di:

  • collegarsi via Ant+ ai principali orologi Garmin, con Garmin Connect IQ. Non è ancora sicuro quali dati saranno disponibili online, appena riceveremo informazioni dall’azienda californiana, le comunicheremo. E per gli altri orologi? Tutto da capire, ma vi faremo sapere.
  • visualizzazione dati su Garmin Connect, con l’aggiunta della potenza della corsa. Sarà equivalente a quella di Stryd? Qualche mese e ve lo diremo.
  • estrazione dati, non soltanto individualmente, ma anche su tutti gli utenti. Per noi questa è la principale news, potremmo fare quanto già fatto con l’analisi dei podisti italiani di Strava.
  • funzione di risparmio energetico per chi viaggia. E poi non si dica che non ci ascoltano!
  • possibilità di interrompere la registrazione dei dati, attraverso l’App dedicata. Questa funzione non è utilissima. Ma quanti corrono con il telefono e al tempo stesso hanno bisogno di dati avanzati?

Il nostro giudizio è ovviamente molto positivo, ma resta da capire se effettivamente la misurazione della potenza sia davvero corretta e come Runscribe Pro si interfacci con i GPS.

Feetme

La potenza nella corsaParlando di prodotti promettenti, il primo che ci viene in mente è quello dell’azienda francese Feetme. L’azienda di Parigi è famosa per le sue tecnologie mediche: le solette Feetme venivano tradizionalmente utilizzate per analizzare i miglioramenti di pazienti dopo interventi chirurgici. Dal 2016, l’azienda si è anche lanciata nel mondo sportivo, creando un prototipo molto efficace. Lo strumento è potenzialmente superiore ai foot pod, perché la misurazione avviene su entrambi i piedi e vengono valutati gli impatti con il terreno a 360 gradi. Si noti però che ogni soletta pesa 80 grammi (i footpod solo 7!) e contiene non 3 sensori, ma 25, consentendo quindi di misurare il modo di correre su tutta la superficie del piede. Siamo ancora in fase sperimentale, ma le solette contengono collegamenti Bluetooth Smart e anche Ant+, per permettere la trasmissione dei dati con i Garmin.

Per ora non possiamo ancora esprimere un giudizio, visto che finché non si attiveranno i collegamenti ai GPS, per noi non ha senso testare lo strumento. Certo che a 149 euro, è davvero un grande valore rispetto a quanto offerto dal mercato attualmente.

Rpm2

La potenza nella corsaSponsorizzata da Michael Johnson, la start up americana sembrava destinata a lanciare le proprie solette su larga scala in tutti i mercati globali. Ma con oltre quattro anni di esperienza, l’azienda ha deciso di focalizzarsi nel ciclismo. In effetti, sembrerebbe che per triatleti interessati alla misurazione di potenza, possa essere uno strumento vincente: due solette che misurano la potenza correndo e in bici! Il prezzo è comunque molto alto, visto che stiamo parlando di 499 dollari. Aggiungendo al fatto che comunque in Europa non è facile acquistare il prodotto, che per inciso si chiama Rpm2, pensiamo che non sia una scelta in questo momento appropriata per un podista amatore, come i lettori del blog. Certo però è una tecnologia più consolidata delle altre, inoltre decantata da Jim Vance nel suo ultimo libro. Da valutare l’evoluzione di Rpm2, anche alla luce del miglioramento delle interfacce con gli orologi GPS.

Garmin e la potenza nella corsa

La potenza nella corsaSiamo delle persone molto ingenue, ma pensavamo che con il lancio del Garmin Running Dynamics Pod, la società del Kansas volesse lanciare nel 2017 il suo strumento di misurazione di potenza. E invece no, il RD Pod semplicemente misura le dinamiche di corsa Garmin con gli stessi dati a disposizione della fascia cardio. Ma Garmin lancerà qualche strumento di misurazione di potenza prima o poi? Potete scommetterci! È una fetta di mercato da non trascurare, soprattutto per il colosso americano. Si narra che Garmin stia stringendo un accordo commerciale con l’azienda indiana Boltt, per lanciare nel 2018 il suo misuratore di potenza. Noi non crediamo sia vero. Però conoscendo le strategie dell’azienda, pensiamo che una sorta di una partnership possa essere possibile, per acquisire eventualmente conoscenze mancanti. Non saremo sorpresi che al CES 2018 ci possa essere un annuncio in merito. Tutto sommato i dati della potenza su Garmin Connect IQ ora sono perfettamente compatibili con gli orologi americani.

Milestone pod

La potenza nella corsaPer un disguido burocratico, non sono riuscito ancora a testare questo strumento. Milestone Pod per ora non ha ancora a disposizione la potenza, ma a un prezzo davvero accattivante, contiene metriche che nemmeno le dinamiche di corsa Garmin offrono! Il vero problema è che lo strumento non è integrato ai principali GPS del mercato e l’unico modo di utilizzo è quello di trasferire i dati offline. Da pochi mesi però è stato attivato il collegamento Bluetooth ai principali GPS. Tra l’altro esiste un video su YouTube che mostra la compatibilità con il Garmin fenix 5, ma per ora solo relativamente alla cadenza. Riuscirà ad aggiornare anche altre funzioni? L’azienda è comunque molto attiva, visto che anche questa settimana sono state distribuite nuove funzioni per la gestione dei dati, in particolare per l’esportazione su Strava (ma non solo). A ogni modo, a 30 dollari rappresenta il miglior strumento a disposizione del podista per misurare le proprie dinamiche di corsa.

Wahoo Tickr

La potenza nella corsaWahoo Fitness è davvero una delle società più innovative nel mondo del fitness. La sua value proposition è di realizzare strumenti a buon mercato che consentano di essere utilizzati da atleti di tutti i livelli. Ultimamente si è focalizzata di più sul ciclismo che sulla corsa, ma è previsto per ottobre il rilascio delle dinamiche di corsa per podisti. Attualmente, come scritto nella recensione del Wahoo Tickr Run, occorre portarsi dietro un iPhone per poter correre, ma se l’azienda dovesse attivare la potenza anche sui dispositivi Garmin, sicuramente il Tickr Run diventerebbe il misuratore di potenza dal miglior rapporto qualità/prezzo.

Per ora, il nostro suggerimento è quello di attendere le evoluzioni del mercato, sapendo che Wahoo sta erodendo quote di mercato in ambito ciclistico a Garmin, quindi probabilmente tutti gli investimenti sono in quella direzione. Nel frattempo, vi rimandiamo alla nostra recensione dettagliata di Wahoo Tickr Run per i dettagli.

Shift Run

La potenza nella corsaShift Run, o shft.run per gli amici è un altro strumento molto promettente che misura le principali dinamiche di corsa, inclusa la potenza nella corsa. Anche in questo caso si tratta di un Pod. Prodotto in Danimarca, è stato pensato per consentire ai podisti mondiali di ridurre gli infortuni, migliorando la tecnica di corsa. Shift significa proprio questo: cambiare il modo di correre grazie alla tecnologia. Negli anni questo strumento ha fatto passi da gigante, ponendosi come uno degli strumenti più all’avanguardia nel settore. La grande novità rispetto agli altri strumenti è la triangolazione dati, perché si posiziona contemporaneamente sul piede e sul petto. Non suggeriamo di acquistarlo ancora perché non consente il collegamento con i GPS, ma siamo certi che ci saranno evoluzioni.

Conclusioni e approfondimenti

La misurazione di potenza sta diventando sempre più rilevante per il podismo, come lo è stato per il ciclismo quindici anni fa. Purtroppo attualmente non esiste uno standard di rilevazione dati e la misurazione avviene soltanto in maniera indiretta. A ogni modo, tra le nuove tecnologie stanno emergendo diverse soluzioni promettenti. Siamo convinti che con il tempo ci sarà convergenza tra GPS e sensori di misurazione e che almeno due dei quattro grandi produttori di orologi, spingeranno per misurare la potenza con dei sensori proprietari. Ma saremmo felici di sbagliarci!

Oggi al podista amatore risulta molto difficile capire come allenarsi correttamente con la potenza. Se chiedete ai principali coach italiani, vi diranno di utilizzare ancora metodi tradizionali! Per il sottoscritto, la potenza nella corsa è semplicemente una serie supplementare di metriche che, con occhio allenato, possono farmi capire se sto entrando in forma. Oramai non ne farei a meno, ma di certo non faccio parte della categoria di coloro che sostengono che la potenza sia l’unico strumento di allenamento. Almeno finché non aprirò la mia start-up…

Per approfondimenti:

Polar M430, la recensione completa

Polar M430, la recensione completa

Il Polar M430 è il successore del modello M400, orologio che per il costo molto contenuto e il numero discreto di funzioni è ancora oggi al polso di tantissimi podisti italiani. Dopo il lancio in pompa magna sul mercato italiano del M430, con la scelta di Polar di utilizzare i social network per promuovere l’orologio (pure la Gazzetta dello Sport ne ha parlato), non potevamo esimerci dal proporre la nostra opinione, per chiarire in maniera completa tutte le funzioni a disposizione del podista italiano che fosse intenzionato a comprarlo. Quindi finalmente oggi pubblichiamo la recensione dettagliata in ottica Pitt 2.0.

Polar M430, un orologio GPS per podisti esigenti, la nostra opinione

Polar M430, la recensione completaNon è forse un caso che Polar abbia annunciato il suo nuovissimo gioiello tecnologico in concomitanza con la stagione estiva, anche alla luce del nuovo sensore cardio a sei led. Sono in effetti passate poche settimane dall’annuncio di aprile 2017 del nuovo Polar M430, che ha sostituito il modello precedente M400aggiungendo nuove funzioni molto interessanti. Il marketing dell’azienda finlandese ha lanciato in Italia diversi concorsi e di questo nuovo orologio GPS abbiamo letto varie opinioni sintetiche su vari siti specializzati. Se il Polar M430 fosse stata un’automobile, come prima impressione potremmo dire che la sua forma, il telaio e in generale la struttura portante sarebbero basati su quelli del Polar M400. Ma anche condividendo forma e firmware, la sostanza è molto diversa. Polar ha aggiunto una serie di funzioni che mancavano nella versione precedente, per esempio il nuovissimo sensore ottico da polso, oltre all’attivazione delle vibrazioni e al miglioramento della durata della batteria.

Ma quali sono in dettaglio le nuove funzioni che sono state aggiunte al Polar M430? Valgono il prezzo, rispetto al M400, che sicuramente ha il miglior rapporto qualità/prezzo del mercato? Siccome è la prima recensione Polar del nostro blog, quali sono le funzioni che varrebbe la pena utilizzare? A chi lo consigliamo? Quali limitazioni abbiamo riscontrato nelle diverse settimane di utilizzo quotidiano? E il sensore ottico a sei led è davvero migliore della concorrenza? E cosa manca al Polar M430 per essere l’orologio top del mercato?

Polar M430, la recensione completaNoi di TheRunningPitt.com abbiamo provato per qualche giorno il Polar M430, ma in ottica Pitt 2.0, ci siamo fatti aiutare dal miglior tester italiano dell’azienda finlandese, Diego Saltalamacchia, ottimo atleta piemontese con personali di riguardo (1h21′ in mezza maratona, 2h57′ in maratona). Con la sua esperienza di tester e l’utilizzo quotidiano del Polar M430, ora abbiamo una visione chiara delle possibilità offerte dallo strumento.

Come disclaimer, non abbiamo ricevuto e non siamo interessati a ricevere alcun compenso per questa recensione. Pur essendo soltanto podisti amatori evoluti, le nostre conoscenze analitiche ci aiutano a diffondere in maniera semplice le nuove tecnologie, uno dei principali obiettivi del sito, oltre a permettere ai podisti di tutti i livelli di correre meglio. Essendo il nostro un sito focalizzato sul podismo, limiteremo la recensione del Polar M430 alla corsa. Ricordiamo però che il Polar M430 e la piattaforma Polar sono pensate per un utilizzo a trecentosessanta gradi anche sugli altri sport. Molti lettori ci hanno chiesto di analizzare come utilizzare i GPS nel ciclismo e in bici. Con calma lo faremo! Per ora ricordiamo che il nostro blog ha adottato da due anni questa filosofia: no test, no party.

Siete pronti a leggere il seguito? Suggeriamo di scorrere la nostra recensione in sequenza oppure di soffermarsi soltanto sulle parti che vi interessano, cliccando sulle relative sezioni:

Ma prima di addentrarci nella recensione, per chi non avesse tempo di leggerla tutta, vi alleghiamo la sintesi del dispositivo GPS, utilizzando come aiuto anche i principali documenti di marketing di Polar, oltre alla nostra esperienza d’utilizzo.

Polar M430 in sintesi

Polar M430, la recensione completaPer descrivere in sintesi il Polar M430, abbiamo preparato due infografiche, la prima che illustra le caratteristiche principali, la seconda che ne descrive i principali pregi e difetti. Per sintetizzare in 240 parole, abbiamo utilizzato la versione di Diego che gli ha consentito di vincere il premio di miglior tester. Il Polar M430 è il naturale successore dell’M400, da cui eredita tutte le funzioni, con l’aggiunta della rilevazione cardiaca da polso a sei led. Esteticamente molto simili, il cinturino è di un materiale molto morbido e completamente traforato in modo da permettere la traspirazione della pelle. Dotato di un nuovo connettore per il collegamento al PC che se da un lato è più affidabile e resistente, dall’altro ci obbliga a un ulteriore cavo, facile e intuitivo da utilizzare. Per il collegamento con i satelliti non ha mai impiegato più di trenta secondi. Riteniamo che l’innovazione principale dell’orologio, ossia la frequenza cardiaca da polso, sia precisa quanto la fascia cardio (Polar H7). Interessante il “Polar Sleep Plus”, funzione di monitoraggio del sonno e la possibilità di programmazione degli allenamenti, fondamentale quando si corre su un percorso non misurato. Tre rapide vibrazioni avvisano del passaggio alla fase successiva. La carica dura circa una settimana, correndo sei volte per un’ora, con la possibilità di allungarne la durata a discapito della precisione GPS. Comodo il Bluetooth per le notifiche del cellulare e per la sincronizzazione degli allenamenti. Per giudicare lo stato di forma, Polar ha attivato il “Running Index” che puntuale alla fine di ogni sessione esprime il suo giudizio sulla nostra performance. Per migliorare ulteriormente l’orologio, suggeriamo di aggiungere gli avvisi acustici in aggiunta alla vibrazione, con facoltà di scelta nelle impostazioni. Inoltre, pensiamo che la fibbia del M400 sia più robusta e carina con la scritta Polar incisa.

Nuove funzioni del Polar M430

Polar M430, la recensione completaQuali sono le principali differenze del Polar M430 rispetto al fratello maggiore M400? Nel seguito descriveremo le principali funzioni disponibili nel M430, in questo paragrafo aggiungiamo invece cosa è cambiato rispetto al M400. Molti lettori esperti della casa finlandese ci hanno chiesto di valutare le principali differenze rispetto al modello base. Per fortuna, Polar ha implementato una serie di migliorie al nuovo modello, le due infografiche successive descrivono le tre principali e tutte le altre, l’elenco completo è qui sotto:

Modifiche fondamentali. Sono tre le modifiche principali, che secondo noi consentono di mettere il Polar M430 tra i cinque migliori orologi GPS in circolazione:

  • Il sensore cardio da polso. L’attivazione di un sensore a sei led è probabilmente la ciliegina sulla torta di un orologio comunque molto buono.
  • Le vibrazioni. Finalmente sono state attivate le vibrazioni, però a discapito degli allarmi sonori. Scelta secondo noi infelice: avremmo lasciato la possibilità all’utente di determinare cosa attivare. Certo è che la vibrazione funziona molto bene!
  • Nuovo collegamento al PC. E’ stato aggiunto un nuovo cavo che sostituisce il micro-USB, davvero un incubo per molti lettori: dopo un anno di utilizzo non funzionava più. Ora invece non ci sono gli stessi problemi, ma aspettiamo ancora un anno per un giudizio definitivo.

Altre modifiche importanti. Sono state fatte almeno altre cinque aggiunte importanti:

  • Durata batteria. La capacità della batteria è cambiata per consentire di far funzionare il nuovo lettore ottico.
  • Modalità GPS a bassa potenza. Come per il Forerunner 935 nella modalità Ultratrac, sono stati aggiunte al Polar M430 le modalità a basso consumo energetico, con la possibilità di utilizzare il GPS fino a trenta ore. La registrazione avviene ogni sessanta secondi.
  • Modalità di registrazione. È stata attivata la modalità GPS e sensore di registrazione al secondo. Diremmo: finalmente, nel 2017 con il costo marginale di salvare i dati, utilizzare modalità “smart” non ha più senso.
  • Design del cinturino. È pure cambiato il design del cinturino, per consentire di ridurre il peso e migliorare il modo di allacciamento al polso, consentendo quindi di migliorare anche la precisione del sensore cardio.
  • Algoritmi del sonno. Nei documenti marketing, Polar sostiene di aver migliorato significativamente i propri algoritmi di valutazione del sonno. Difficile dirlo senza un’analisi rigorosa. Quindi: ci fidiamo.

Ulteriori modifiche. Sono poi state aggiunte ulteriori funzioni davvero non fondamentali, ma utili per qualcuno:

  • Modalità di registrazione dati “intermedia”, con registrazione ogni trenta secondi.
  • Aggiornamenti firmware. Polar ha adottato una funzione molto utile che consente di aggiornare il firmware senza l’utilizzo del collegamento al computer, via Bluetooth Smart. Davvero molto interessante, e in linea con il leader di mercato.
  • Cronometro: è stato aggiunto anche un cronometro, in questo caso diremmo: perché non ci hanno pensato prima? Ovviamente la funzione non ha una grande utilità per molti, ma vista la semplicità a volte può servire (per esempio, a chi come noi a volte guarda le competizioni senza gareggiare).
  • Test fitness attraverso il sensore cardio al polso: Polar è l’unica che ha fiducia cieca del sensore cardio, e ha addirittura attivato un test fitness basato sulla rilevazione della frequenza cardiaca da polso. Sarà preciso? Dipende dal vostro DNA, il nostro articolo sul sensore cardio lo descrive dettagliatamente.
  • Aggiunta di “nuovi” orologi. Come già visto per Garmin, anche Polar ha aggiunto la possibilità di personalizzare l’orologio del GPS.

Modifiche implementate nel futuro. Come i nostri lettori sapranno, gli utenti mondiali vogliono che il loro GPS sia proprio come un computer. Ossia che nel tempo sia costantemente aggiornato. Quanto disponibile oggi non necessariamente rappresenta il meglio per il podista tra dodici mesi. Oggi il Polar M430 non consente di monitorare la frequenza cardiaca da polso 24 × 7, ma tale funzione è già pianificata per fine settembre 2017.

Polar M430, la recensione completaCosa manca per renderlo davvero perfetto. Purtroppo ai nostri occhi il Polar M430 non è perfetto, le funzionalità aggiunte sono davvero ottime ma ci saremmo aspettati di trovare quantomeno le seguenti funzioni:

  • WiFi. Non sappiamo quale sia la ragione, tranne ovviamente il costo, ma nemmeno sul Polar M430 è a disposizione il collegamento WiFi… per trasferire i dati serve il cavetto mini USB oppure lo smartphone.
  • Altimetro barometrico. Sempre per la stessa ragione, per risparmiare qualche euro, non è disponibile l’altimetro barometrico. Per ora negli orologi Polar non è presente, anche perché gli appassionati della casa finlandese di solito non praticano trail.

Unboxing Polar M430

Polar M430, la recensione completaApriamo la scatola. La scatola del Polar M430 è del tutto simile a quelle precedenti: sfondo rosso, interno bianco. Il Polar M430 è avvolto in una confezione con cavo carica-batteria completamente rinnovato rispetto al passato. In aggiunta al cavetto, la confezione contiene alcuni documenti e l’orologio stesso, che potrà essere nero, bianco oppure arancione, quest’ultima versione offerta ai tester italiani.

Polar M430, la recensione completaEsteticamente. Il  Polar M430 è il naturale successore del M400, esteticamente sono molto simili, il cinturino è di un materiale molto morbido e completamente traforato in modo da permettere la traspirazione della pelle, con un peso di 51 grammi e un display 128 x 128 pixel. Il display purtroppo è a bassa risoluzione rispetto alla concorrenza. Ma è davvero un orologio molto leggero, il cinturino aderisce perfettamente al polso, facilitando la rilevazione della frequenza cardiaca.

Polar M430, la recensione completaCavetto maledetto. Su Polar, il cavo ha la funzione sia di ricaricare la batteria sia di sincronizzare i dati con la piattaforma Polar Flow. Non siamo sorpresi della scelta di Polar di cambiare il cavo di ricarica e di collegamento. Mentre il Polar M400 aveva un cavetto Micro USB, ora per il Polar M430 si è scelta una versione personalizzata. Il problema dei cavi standard è che non sono perfettamente impermeabili, quindi con il tempo la corrosione impediva il trasferimento dati. Chiedere al supporto clienti Polar per calcolare quante lamentele hanno avuto!

Polar M430, la recensione completaManuali e posizionamento sensore. Tra i manuali a disposizione, abbiamo apprezzato quello che ti spiega esattamente come mettere l’orologio al polso. Come spiegato nella recensione del cardio al polso, il posizionamento del sensore fa la differenza una rilevazione esatta e una errata. Assolutamente da leggere.

Prima di correre con il Polar M430

Polar M430, la recensione completaIl funzionamento del dispositivo e la navigazione attraverso i vari menù e sottomenù è molto semplice e intuitiva: sono presenti in tutto cinque pulsanti, due sul fianco sinistro e tre su quello destro. Il pulsante centrale è l’unico colorato di rosso ed è quello che ha la funzione principale. Ognuno  ha una doppia e in qualche caso tripla funzione, ma quelle basilari sono le seguenti: i pulsanti sul lato destro in alto e in basso servono a navigare attraverso i menù, quello centrale ha la funzione di enter/conferma, mentre sul lato opposto il pulsante in basso ha la funzione opposta: annulla/indietro, l’ultimo che rimane ha la funzione light (illuminazione) e di accesso al menù rapido se tenuto premuto. L’infografica ne presenta una sintesi.

Di seguito i menù ai quali si può accedere dal dispositivo:

  • Activity Tracker (percentuale di completamento giornaliera);
  • Diario (riepilogo di tutte le attività effettuate)
  • Impostazioni
  • Fitness Test (Stima del VO2Max)
  • Timer
  • Preferiti (Allenamenti preferiti)
  • La mia FC (misurazione della frequenza cardiaca)

Correre con il Polar M430

Per iniziare l’attività basta premere il pulsante centrale (Enter), non appena si aggancia il segnale GPS. In effetti si dovranno attendere pochi secondi, a patto di collegare il Polar M430 al PC almeno una volta a settimana così da poter scaricare la posizione dei satelliti. Una volta che il Polar M430 rileverà anche la frequenza cardiaca da polso, si potrà dare inizio alla registrazione, premendo il pulsante una seconda volta. Un’ulteriore pressione del tasto invece dà inizio a un lap manuale. Per mettere in pausa la registrazione basta una semplice pressione del tasto Annulla, in basso a sinistra, successivamente per terminare tenere premuto lo stesso tasto. In tal caso inizierà un conto alla rovescia così da evitare accidentali interruzioni delle attività. Se abbiamo provveduto a impostare un allenamento su Polar Flow, la prima schermata che si presenterà alla pressione del tasto centrale sarà appunto quella dell’allenamento, confermiamo e successivamente avviamo la registrazione.

Come illustrato precedentemente, con il tasto centrale si seleziona una delle attività impostate sul dispositivo: corsa, ciclismo, attività outdoor, attività indoor, ma a queste se ne possono aggiungere tramite Polar Flow le più svariate. Potrete in effetti anche svolgere sessioni di yoga, kayak, calcio, tennis ecc. fino a venti. Non male! Con un’ulteriore pressione si inizia la registrazione dell’attività.

Correre le ripetute con il Polar M430

Polar M430, la recensione completaIl Polar M430 brilla nell’utilizzo degli allenamenti intensi. Per noi podisti è una funzione fondamentale. È accessibile esclusivamente tramite Polar Flow da PC o dispositivo mobile.  La programmazione degli allenamenti può in effetti essere superflua se corriamo in pista, ma risulta indispensabile quando ci si allena su un percorso non misurato.

Programmi di allenamenti. La nota positiva è che non c’è alcun limite di configurazione degli stessi, mentre il difetto riscontrato consiste nella mancanza della possibilità di impostazione “on the fly”, anche in maniera ridotta o semplificata, direttamente dal M430. Questa funzione era per esempio possibile nel Tom Tom Multiactive. Riteniamo che Polar debba aggiungere questa funzionalità. Diego per esempio si è trovato spesso nella condizione di arrivare all’allenamento con un bel programmino di ripetute perfettamente impostato, per poi scoprire dal coach di dover effettuare un altro lavoro. Accedendo al pannello di controllo, Polar Flow, si sceglie “Nuovo obiettivo di allenamento”, che può essere semplice, quindi incentrato su distanza, passo, durata o calorie bruciate, oppure avanzato, basato su quattro fasi:  riscaldamento, allenamento (ripetuta)/riposo, con la possibilità della ripetizione di queste ultime due anche con distanze o durate differenti, defaticamento.

Polar M430, la recensione completaPer esempio: riscaldamento 20′ + 4 x (1 km allenamento + 1’30” riposo) + 2 x (500 m allenamento + 1′ riposo) + 10′ defaticamento.

Ogni fase può essere selezionata in durata oppure in distanza, decidendo o meno di vincolare ogni attività a una fascia di velocità o di frequenza cardiaca. Un alert ci avvisa se siamo fuori dal range impostato. Il passaggio da una fase all’altra è scandito da una singola vibrazione del dispositivo al raggiungimento della distanza, mentre se la fase è impostata su “tempo”, tre secondi prima della conclusione sei rapide vibrazioni ci avvisano del passaggio a quella successiva. Attenzione a ricordarsi di sincronizzare il Polar M430 in modo da trovare l’allenamento caricato sul dispositivo. Nelle varie schermate, una è dedicata proprio agli allenamenti programmati, dove viene visualizzato quanto manca al termine in tempo oppure in metri.

Back to Start. Funzione da non sottovalutare “Back to Start”, che grazie alla bussola interna indica con una freccia la direzione da seguire per ritornare al punto di partenza e la distanza che ci separa da questo (in linea retta). Tutti ricorderanno un episodio del passato in cui questa funzione ci avrebbe fatto comodo! Per esempio, Diego si perse nel parco “Bois de la Cambre” a Bruxelles, non ricordandosi la via dell’albergo. E voi? Ora non vi perderete più.

Configurazione schermate del Polar M430

Polar M430, la recensione completaLa prima domanda a cui rispondere quando utilizziamo un oggetto tecnologico è “Cosa vorremmo che facesse per noi?”. Per la maggior parte degli atleti, da un GPS di corsa ci si aspetta di tenere traccia degli allenamenti. Sì, ma quali allenamenti? Contrariamente a quanto offerto da altre piattaforme, Polar permette di configurare su tutti gli orologi non soltanto la corsa, ma tutti gli sport. Solo gli orologi premium Garmin hanno le stesse opzioni, mentre Polar lo consente su tutti i modelli.

Configurazione schermate. Via web si possono configurare tantissime funzioni, le più interessanti sono legate alla frequenza cardiaca, oltre al comportamento dell’orologio durante l’uscita (esempio: auto lap). Ma non disperate: se non avete tempo o voglia, esistono modalità di visualizzazione predefinite sul Polar M430. Le case produttrici chiamano in maniera diversa lo stesso concetto, di fatto le modalità di visualizzazione servono per personalizzare diversi aspetti degli allenamenti, come i campi dati. L’M430 consente fino a sei pagine di dati personalizzabili, ciascuna con un massimo di quattro campi di dati per pagina. È inoltre possibile visualizzare due pagine supplementari che consentono di visualizzare le zone di frequenza cardiaca, oltre a una pagina che mostra una sintesi di navigazione per ritornare alla partenza (per inciso, questa pagina non la ricordiamo presente sul M400, ma magari era attivata anche su quel modello).

Polar M430, la recensione completaRegistrazione dati. Come spiegato nell’introduzione per le novità del Polar M430, è stata aggiunta la possibilità di cambiare la modalità di registrazione dei dati GPS. In sintesi, per risparmiare notevolmente la durata della batteria, occorre ridurre la frequenza di scrittura dei dati. Registrando meno dati, la batteria durerà di più, ma la precisione del GPS diminuirà. Ed è questo il paradosso moderno: tutti i lettori con cui siamo in contatto vogliono avere maggiori opzioni, ma nessuno le userà. In particolare per il lettore medio, la possibilità di registrare più a lungo, non deve andare a discapito della precisione. Polar con questa funzione strizza l’occhiolino anche ai clienti che corrono Ultra Trail da dieci oppure venti ore. Per implementare correttamente il concetto, servirebbe probabilmente anche l’altimetro barometrico e la capacità di ricaricare l’orologio durante la corsa. Sulla recensione della Gazzetta si afferma che il Polar M430 permette di correre oltre nove ore ininterrottamente, ma su un Trail di 120 km non sono sufficienti. Quanti hanno usato un Polar durante l’UMTB del 2016? Quanti useranno il Polar M430 nel 2017? Pensiamo pochi, visto che mancano funzioni base per quella tipologia di clienti.

In sintesi, siamo convinti che le opzioni Polar di base siano davvero ottime e che ci siano a disposizione tantissimi campi. Il problema del podista amatore è che le schermate hanno quattro campi, mentre la scelta è quasi infinita. Quali scegliere? Il nostro suggerimento è chiedere al vostro allenatore. Una volta determinata la vostra scelta personale, è una questione di secondi configurare il Polar M430 via web.

Analisi dati appena dopo la corsa con Polar M430

Appena terminata la sessione di allenamento, il dispositivo ci comunica una serie di dati e analisi della corsa appena effettuata, suddivise in varie schermate:

  • Ora inizio/Durata/Distanza
  • Descrizione della tipologia di allenamento appena effettuata (allenamento intenso/fondo medio/fondo veloce ecc.)
  • Zone di Frequenza Cardiaca
  • FC Media e Max
  • Calorie e percentuale di grassi bruciati
  • Andatura Media e Max
  • Running Index (stato di forma)
  • Cadenza Media e Max
  • Zone di velocità
  • Salita e discesa in metri
  • Lap manuali (solo se ne abbiamo effettuati)
  • Lap automatici: numero di lap/tempi di ognuno/miglior lap/lap medio

Tutti questi dati vengono salvati automaticamente nel diario, a eccezione di corse inferiori ai due chilometri per le quali ci viene chiesto se vogliamo o meno procedere al salvataggio, e sono consultabili in ogni momento direttamente dall’orologio. A tutti i dati precedentemente descritti  si aggiungono le tanto amate “Coppe”, con le quali il dispositivo ci informa se è stato stabilito qualche nuovo record (passo medio/distanza/calorie bruciate). Tenendo premuto il tasto annulla/indietro (in basso a sinistra) si procede alla sincronizzazione dei dati via Bluetooth, operazione che raramente impiega più di un minuto.

Running Index e Polar M430

Polar M430, la recensione completaCroce e delizia il “Running Index”, che puntuale alla fine di ogni sessione giudica l’attuale stato di forma: lo storico dei risultati, consultabili nella sezione progressi di Polar Flow, genera un interessante grafico, completamente personalizzabile, dal quale si può facilmente desumere l’andamento degli allenamenti e della condizione, utile per valutare se un determinato ciclo di corse  sta dando i risultati che ci aspettavamo o meno.

Polar M430, la recensione completaPrevisione tempi. In base al Running Index viene inoltre generata una stima dei tempi potenzialmente realizzabili su determinate distanze (Cooper, 5 km, 10 km, Mezza e Maratona), interessante se stiamo preparando qualche gara. Per dovere d’informazione, la previsione dell’ultima maratona ha avuto uno scarto di due minuti a favore di Diego. Condizioni necessarie perché il valore venga generato al termine della sessione sono: un’andatura di almeno 6 km/h, una corsa di minimo dodici minuti con al massimo due interruzioni e ovviamente la rilevazione della frequenza cardiaca. Per determinare il più corretto indice di performance, assicurarsi di aver inserito la FC Max nelle impostazioni.

Polar M430 e accuratezza sensore cardio

Polar M430, la recensione completaNon c’è un argomento più discusso, criticato, contestato come la precisione del sensore cardio. Come già detto, i podisti non si fidano a usarlo, ma molti odiano la fascia perché più scomoda. E quindi: il sensore cardio da polso del Polar M430 funziona bene? Secondo noi è l’aspetto fondamentale e di maggior innovazione che Polar ha introdotto. Esteticamente il sistema è di forma circolare e sporge leggermente dalla cassa dell’orologio, ma una volta indossato non si avverte il minimo fastidio.

Questione di misurazione. La misurazione avviene tramite un innovativo dispositivo di lettura ottica a sei led, mentre la maggior parte dei modelli in commercio ne ha al massimo tre. Difficile per Diego dire se sia più accurato rispetto ai precedenti modelli essendo il primo orologio che utilizza con questa funzionalità, ma dopo circa un mese e mezzo di test e cinquanta allenamenti svolti, sembra sia preciso quanto la fascia cardio, con Polar H7. Anche in allenamenti a intervalli dove le variazioni della frequenza cardiaca sono sia più frequenti che più ampie, non sono stati notati periodi di latenza nella misurazione della stessa, sia in salita sia in discesa, mentre in corse con andature a ritmo costante oppure a riposo, la frequenza combacia al 100%. Ovviamente per la più precisa misurazione della stessa bisogna rispettare alcuni accorgimenti: fondamentale è indossare l’orologio sopra l’osso sporgente del polso, l’allacciatura non deve essere troppo stretta, ma neanche troppo larga da permettergli di spostarsi, da non sottovalutare la pulizia dei LED, responsabili del monitoraggio del flusso sanguigno del polso, se non sono perfettamente puliti può verificarsi una misurazione alterata. Diego tipicamente lo indossa sotto la doccia dopo l’allenamento in modo da lavare via sudore e residui salini. Come illustrato dalla casa finlandese al lancio del prodotto, il Polar M430 è un orologio che “non teme l’acqua, ma al contrario la vuole”. Ci sono poi altri fattori che possono influire, tipo tono della pelle e irsutismo.

Polar M430 e accuratezza GPS

Polar M430, la recensione completaM430 utilizza il GPS integrato con tecnologia di predizione satellitare SiRFInstantFix. Il dispositivo riceve il segnale dai satelliti  in un lasso di tempo davvero ridotto, da cinque a trenta secondi, unica richiesta del Polar M430 è quella di essere collegato al PC almeno una volta a settimana per scaricare il file con la posizione dei satelliti. Tra l’altro, nella schermata Opzioni/Info sul prodotto del M430 è indicata la data di scadenza A-GPS.

Grande precisione. Nei primi secondi di corsa, solitamente al massimo trenta, l’orologio segna un passo istantaneo non corretto per eccesso, una volta trascorsi questi attimi iniziali l’orologio si assesta sul corretto passo istantaneo, raramente si ripresenta un errore di andatura istantanea, ma quando succede si verifica sempre negli stessi tratti di percorso, nonostante ciò il lap automatico dei mille metri è sempre preciso al 100% e non sono mai state riscontrate perdite complete di segnale. Va da sé che, come altri GPS utilizzati, il passo istantaneo non è precisissimo in presenza di folta vegetazione o correndo radente a palazzi molto alti. Passando all’analisi delle tracce GPS post-corsa, è apparsa chiara l’assoluta precisione delle stesse, le linee sono pulite, dritte e senza quelle spigolature e serpentine che aumentano per eccesso la lunghezza di un percorso, come si può vedere dalla foto allegata. Nell’allenamento su una strada provinciale percorsa da un lato all’andata e dall’altro al ritorno, le linee sono perfettamente parallele e distanziate ad attestare l’assoluta precisione della registrazione GPS.

Polar M430, la recensione completaA supporto di quanto detto prima, il “Parco del Valentino” a Torino, la “casa” di allenamento di Diego, è un percorso di 4 km completamente segnato ogni 100 metri: abbiamo potuto effettuare una decina di allenamenti con il Polar M430 e la misurazione finale si è sempre rivelata perfetta al metro, nonostante in alcuni punti di folta vegetazione il passo istantaneo risultasse errato.

Polar M430 vs M400, perché comprare il nuovo?

Polar M430, la recensione completaPolar M430, la recensione completaPolar M430, la recensione completaIl Polar M430 è il naturale successore del Polar M400, per essere più precisi ne è l’evoluzione. Eredita dal modello precedente tutte le funzioni, con l’aggiunta della rilevazione cardiaca da polso con lettura ottica a sei led.

Questione estetiche. È leggermente più leggero (51 g contro i 56 del M400), ma al polso si avverte la differenza, forma e dimensione sono praticamente uguali, si differenziano nel materiale del cinturino: molto più morbido, leggermente più stretto e completamente traforato, un peccato per la scelta di cambiare la fibbia del nuovo modello: quella del M400 era più robusta e carina con la scritta Polar incisa, e per gli amanti degli orologi come i recensori, questo è un aspetto da non sottovalutare. Sorprendente la durata della batteria (ricaricabile ai polimeri di litio da 240 mAh, quella del M400 era da 190 mAh), nonostante il nuovo dispositivo integrato di misurazione della frequenza cardiaca, questa permette di registrare mediamente  6/7 ore di corsa, solo leggermente inferiore al M400, che si attesta sulle 8/9 ore.

Avvisi e vibrazioni. Una nuova funzione interessante introdotta nel M430 consiste nell’avviso che a causa del livello di carica basso si potrà registrare ancora un’ora di corsa circa, da questo momento il dispositivo va in configurazione risparmio energetico e non emette più nessuna vibrazione (lap automatici o passaggio di fase negli allenamenti programmati). La durata della batteria può essere ulteriormente allungata a discapito della precisione GPS. Nelle impostazioni ci sono tre settaggi: precisione alta, media e risparmio energia sessione lunga. Con questa ultima opzione si può arrivare fino a 30 ore di registrazione, può essere comoda per coloro che corrono le Ultra come per esempio le 100 Km. Per il collegamento al PC è stato dotato di un nuovo connettore proprietario a discapito della Micro USB, che se da un lato è più affidabile, resistente e veloce nel trasferimento dati, dall’altro ci obbliga a un ulteriore cavo, tuttavia grazie alla sincronizzazione Bluetooth è un aspetto trascurabile. Altra differenza fra i modelli consiste nella tipologia di avvisi, sonori nel M400, tramite vibrazione nel M430, come già scritto avremmo optato per la doppia opzione. Invariate le Notifiche Smart, se abbinato a un cellulare queste si ricevono direttamente sul display, con una funzione pre-impostata a “non disturbare” dalle 22:00 fino 7:00, con un funzionamento preciso e puntuale. Nel frattempo il Polar M400 è passato a Stefania, la moglie di Diego. In conclusione, possiamo attestare che il punto di forza del Polar M430 è l’affidabilità e precisione del GPS e la misurazione perfetta della frequenza cardiaca.

Accessori Polar M430

Polar M430, la recensione completaEsistono diversi accessori per il Polar M430, i più interessanti sono i diversi modelli di fascia cardio, le pellicole protettive e il cavo di ricarica.

Fascia Cardio. Anche se l’M430 utilizza il sensore ottico come impostazione predefinita, è sempre possibile sostituire il sensore con una fascia cardio Bluetooth. Ma perché farlo? Come visto nella parte della precisione del cardio, il Polar M430 è preciso. Ma non dimentichiamoci che la fascia cardio e le fasce Polar restano gli strumenti standard per misurare la vostra frequenza cardiaca. Per esempio le fasce Polar H7, oppure la nuovissima H10, vi consentiranno di avere una precisione assoluta, senza compromessi. Queste nuove fasce tra l’altro vi consentiranno di misurare perfettamente la vostra variabilità del battito cardiaco.

Pellicola protettiva e cavo di ricarica. Consigliamo di aggiungere una pellicola protettiva, per evitare graffi sul vetro, abbiamo utilizzato per diversi mesi il Polar M400 e non ci è mai successo nulla, ma la prudenza non è mai troppa. Ne esistono moltissime varietà con prezzi svariati. Infine esiste la possibilità di acquistare per una decina di euro anche un cavetto di ricarica, nel caso in cui il vecchio non funzionasse più.

Conclusione

Di primo acchito, il Polar M430 sembra solamente una versione evoluta rispetto al modello M400. Per alcuni, nulla di particolarmente esaltante: la forma dell’orologio, le modalità di allenamento e di trasferimento dati sono sostanzialmente le stesse rispetto al modello di due anni fa. In fondo, la vera evoluzione Polar si è avuta con il modello M600, che ha introdotto Android sulla piattaforma Polar, promettendo grosse evoluzioni future. Tuttavia, secondo noi l’azienda finlandese con il Polar M430 ha introdotto un modello migliore del precedente, almeno sulle funzioni di base.

Con l’introduzione del sensore a sei led, Polar ha alzato sensibilmente la barra nella misurazione della frequenza da polso. Secondo Diego, il Polar M430 è veramente il più preciso del mercato. Servirebbero comunque dei test più approfonditi, soprattutto a velocità elevate e con una sovrapposizione frequenza/cadenza, ma la sensazione è che Polar abbia realizzato un prodotto davvero solido e affidabile. Per non parlare della precisione del GPS, anche in questo caso il miglioramento è evidente. Abbiamo apprezzato l’introduzione della vibrazione, che era uno dei principali problemi del modello precedente. Per alcuni, risulta davvero utile l’aggiunta di nuovi modi di risparmio energetico, sebbene la mancanza del barometro ne limiteranno l’uso, visto che correre per molte ore è tipicamente collegato agli amanti del trail.

Dal punto di vista negativo, l’unica vera pecca è la mancanza del WiFi e dell’altimetro barometrico. La lacuna della misurazione della frequenza cardiaca 24 x 7 sarà colmata nel prossimo trimestre. Certo che passare da un’altra marca a Polar sembra un azzardo: purtroppo non esistono modalità di importazione dati da altre piattaforme a Polar Flow. Se l’azienda finlandese riuscirà a realizzare un programma per trasferire i dati, forse troverà maggiori clienti nel futuro. Inoltre, contrariamente a quanto offerto dal Polar M600, non esistono grandi possibilità di configurazione della piattaforma e dell’orologio. Per esempio, non troverete la possibilità di utilizzare app di programmatori esterni, quadranti personalizzati oppure la configurazione della musica. Funzioni che per alcuni sono la ciliegina sulla torta di un GPS, per altri orpelli inutili e comunque strumenti complicati. Partecipando a un clinic di corsa con podisti evoluti ci siamo accorti che solo pochi hanno tempo e voglia di configurare il proprio GPS.

Proprio per questa ragione abbiamo una certezza: Polar è riuscito a produrre uno strumento quasi perfetto per chi cerca funzioni avanzate ma non complesse, una buona se non ottima precisione del GPS e del lettore ottico. Secondo noi il Polar M430 rappresenta uno dei tre migliori orologi GPS attualmente sul mercato a un prezzo accattivante, di poco superiore ai 200 euro. Good job!

Il Polar M430 disponibile su Amazon

Il Polar M430 è disponibile su Amazon e nei migliori negozi sportivi. Nel seguito abbiamo allegato i principali collegamenti Amazon:

Polar M430
Orologio GPS Polar M430 Il Polar M430 è il naturale successore dell’M400, da cui eredita tutte le funzioni, con l’aggiunta della rilevazione cardiaca da polso a sei led. Esteticamente molto simili, il cinturino è di un materiale molto morbido e completamente traforato in modo da permettere la traspirazione della pelle. Dotato di un nuovo connettore per il collegamento al PC che se da un lato è più affidabile e resistente, dall’altro ci obbliga a un ulteriore cavo, facile e intuitivo da utilizzare. Per il collegamento con i satelliti non ha mai impiegato più di trenta secondi. Riteniamo che l’innovazione principale dell’orologio, ossia la frequenza cardiaca da polso, sia precisa quanto la fascia cardio (Polar H7). Interessante il “Polar Sleep Plus”, funzione di monitoraggio del sonno e la possibilità di programmazione degli allenamenti, fondamentale quando si corre su un percorso non misurato. Tre rapide vibrazioni avvisano del passaggio alla fase successiva. La carica dura circa una settimana, correndo sei volte per un’ora, con la possibilità di allungarne la durata a discapito della precisione GPS. Comodo il Bluetooth per le notifiche del cellulare e per la sincronizzazione degli allenamenti.


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Cardio da polso, la recensione dettagliata

Cardio da polso, la recensione dettagliata

Il cardio da polso è stata la principale innovazione degli ultimi cinque anni nei cardiofrequenzimetri GPS. Introdotta da TomTom già nel 2013, ora tutti i nuovi orologi GPS di fascia media o alta hanno un piccolo sensore cardio da polso per misurare la frequenza cardiaca senza fascia. Ma la maggior parte dei podisti è davvero scettica sulla sua capacità di misurare accuratamente il battito cardiaco. Il cardiofrequenzimetro da polso senza fascia è amato da alcuni, odiato da molti. Nel seguito, descriveremo i principali aggiornamenti del mercato.

Cardio da polso, una recensione dettagliata

Cardio da polso, la recensione dettagliataIl sensore cardio funziona davvero? Nei mesi scorsi, dopo la pubblicazione dell’articolo teorico sui lettori cardio da polso, ci hanno contattato tantissimi lettori per chiederci di fare luce su questo argomento “davvero ostico”. Secondo molti, la promessa marketing di alcune case produttrici “… dimenticatevi la fascia, ora vi basta soltanto un GPS nuovo fiammante per misurare il battito…” è soltanto una promessa da marinaio. Per molti lettori, il sensore cardio da polso non funziona.

Cardio da polso, la recensione dettagliataEssendo un argomento davvero complesso, abbiamo preparato una recensione a quattro mani effettuando test su parecchi cardiofrequenzimetri da polso. Sono sostanzialmente quattro anni che abbiamo acquistato gadget e cardio da polso, activity tracker, auricolari con misurazione del battito e fasce cardio. Le nostre conoscenze statistiche e fisiologiche non sono sicuramente perfette, in ottica Pitt 2.0 abbiamo chiesto aiuto. Per preparare la recensione, ci siamo avvalsi del supporto di Andrea Biotti, giovane studente universitario di scienze motorie, brillante promessa del podismo del Varesotto, addetto alle vendite di orologi GPS di Cisalfa Sport, e assaggiatore Lindt (essere “beta tester” aiuta sempre!). Abbiamo avuto grande fortuna a incontrare Andrea: vendendo Garmin e Polar, ne ha viste di tutti i colori! Ci abbiamo messo un mese per preparare questa recensione sui rilevatori cardio da polso, chiedendo ai “nostri collaboratori” Gianmarco e Marco di valutare errori e omissioni.

Cardio da polso, la recensione dettagliataE quindi, il lettore cardio da polso funziona? In quali condizioni? Ma siete proprio sicuri? La tesi fondamentale dell’articolo è che i progressi tecnologici, non soltanto hardware, ma anche software, collegati all’integrazione dei GPS, hanno permesso un miglioramento significativo della misurazione del battito sul polso. Paradossalmente però, la precisione dipende dalle vostre caratteristiche fisiche, dal modo di correre e non ultimo, da come indossate l’orologio.  

La recensione è abbastanza dettagliata, si divide in sette sezioni:

Siete pronti a proseguire? Mettetevi comodi.

Corsa Lenta e sensore cardio

Cardio da polso, la recensione dettagliataUna delle poche certezze che tutti i podisti amatori hanno è che a riposo il rilevatore cardio fornirà dati assolutamente corretti, se adeguatamente indossato al polso, sia in termini di posizionamento, sia di modalità di allacciamento. Se avete dei dubbi in merito, molto probabilmente non state indossando correttamente il vostro activity tracker o GPS. In questo ambito, la tecnologia è davvero matura. Durante il periodo natalizio 2016, abbiamo testato l’activity tracker Xiaomi Band 2, confrontandolo con quelli Garmin e Polar di ultima generazione e abbiamo notato come non ci fossero differenze significative.

Vediamo quali possono essere le tre principali ragioni che possono influenzare la misurazione del cardiofrequenzimetro da polso. Si tenga presente che la luce trasmessa alla pelle dal sensore alla pelle viene trasferita soltanto per una piccola frazione con cui viene poi misurato il battito. I rumori generati da muscoli, pelle e tendini devono essere rimossi da specifici software del produttore del sensore.

1. Cadenza e Corsa Lenta

Gli sviluppatori delle aziende di fitness devono risolvere un problema di fondo: serve interpretare il segnale fornito dal polso per poter determinare il battito cardiaco. Gli algoritmi sviluppati dalle aziende purtroppo non funzionano se la cadenza di corsa e il battito cardiaco coincidono. La fortuna è che la situazione si verifica soltanto a ritmi alti, mentre correndo a ritmi facili non avrete problemi. Diventa quantomeno improbabile correre a 140 passi al minuto e avere gli stessi battiti. Questa situazione si chiama in gergo tecnico “problema di sovrapposizione” e impedisce di calcolare correttamente il risultato.

2. Problemi di pelle

Quello che leggerete nel seguito è la dimostrazione che la tecnologia cardio da polso non è perfetta. La valutazione del cardio da polso è precisa ma… tutto dipende dalla vostra pelle! Capiamo ovviamente la frustrazione di chi non riuscirà a valutare correttamente il battito con il cardiofrequenzimetro da polso. Purtroppo la diversa tonalità della pelle assorbe la luce in modo diverso e influenza il risultato finale. Non saremmo in grado di fare un test super-accurato senza un campione significativo, però gli studi sono chiari. L’accuratezza del battito da polso dipende dal vostro DNA. Infine, anche l’irsutismo e i tatuaggi hanno un’influenza negativa sulla valutazione dei dati. Per migliorare la rilevazione, suggeriamo comunque di depilarvi il polso: su di noi, sembra funzionare.

3. Posizionamento sensore

Non ci sono scuse per chi allacci l’orologio GPS in maniera errata. Se è vero che l’avambraccio ha una maggiore densità di vasi sanguigni vicino alla superficie della pelle, il nostro suggerimento è di posizionare il vostro cardiofrequenzimetro da polso a due dita sopra la stiloide ulnare. Assicuratevi comunque che il cardio sia allacciato abbastanza stretto da non potersi muovere, ma non così stretto da bloccare la circolazione.

Anche la temperatura ha un’influenza sulla rilevazione, soprattutto nel caso in cui sia particolarmente elevata. Queste ragioni sono sufficienti per avere clienti frustrati, ma nella Corsa Lenta, nel 90% dei casi la misurazione dei battiti con il cardiofrequenzimetro da polso funziona.

E sulle corse più veloci? Beh, la situazione è più complessa.

Corsa Veloce e sensore cardio

Cardio da polso, la recensione dettagliataCome tutti i lettori sanno, correndo in maniera più veloce e cambiando repentinamente la velocità e quindi la frequenza cardiaca, la valutazione del battito cardiaco è meno precisa di quella su una corsa lenta e costante. In quali condizioni possiamo dire che il cardiofrequenzimetro da polso darà valutazioni accurate? Abbiamo fatto diversi test, correndo in gara, in allenamento con corti veloci, con ripetute brevi e lunghe. Funziona davvero la misurazione? Vediamo i principali test.

Corsa Media, Tempo Run e sensore cardio

Noi la definiamo come Corsa Media e ne abbiamo parlato nell’articolo collegato. Il Fondo Medio è a metà strada come ritmo tra corsa lenta e velocità massimale che si può tenere. In tal caso, il sensore cardio da polso funziona abbastanza bene, il ritmo sarà costante e le uniche due ragioni per non funzionare sono legate al posizionamento al polso oltre alla sovrapposizione cadenza/frequenza cardiaca. A un ritmo medio, stimiamo che tra il 50% e l’80% dei podisti avrà dei dati corretti.

Ripetute Brevi e sensore cardio

Le ripetute brevi, tipo 20 x 200 m, oppure 10 x 400 m, possono creare grossi problemi di valutazione dei battiti. Qui la situazione è difficile. Non soltanto ci potrebbe essere una sovrapposizione tra battiti e cadenza, ma essendo il cambio di ritmo repentino, può succedere che il vostro orologio non sia in grado di rilevare immediatamente il cambiamento di passo. Statisticamente, stimiamo che tra il 20% e il 40% dei podisti potrà avere dei dati corretti, mentre tutti gli altri saranno frustrati! E alla fine sapere che per la maggior parte dei podisti il cardio da polso non funziona non è una grande soddisfazione.

Ripetute Lunghe e sensore cardio

Sulle ripetute lunghe, tipo 5 x 1,2 km, oppure 3 x 2 km, la situazione è una via di mezzo tra il medio e le ripetute brevi. Se da un lato la durata è più lunga, dall’altra anche la velocità diminuisce. Nulla da aggiungere rispetto a quanto già scritto, anche perché la valutazione è davvero individuale. Riteniamo comunque che tra il 40% e i 60% degli amatori potrà utilizzare correttamente i dati del cardio da polso.

Cardio da polso, la recensione dettagliataIn sintesi, correndo intensamente, la probabilità che i dati siano corretti diminuisce significativamente, soprattutto se la vostra cadenza e la vostra frequenza teorica siano molto elevate. Nel mio caso particolare, correndo d’estate un 5.000 m in pista, dove battiti e cadenza raggiungono rispettivamente 200 bpm e 200 pam, avrò la certezza di non ottenere dati corretti. E per voi? Visto che non possiamo sentire tutti i podisti italiani, abbiamo chiesto ad Andrea la sua opinione in merito.

Sensore Cardio, l’opinione di Andrea Biotti

Cardio da polso, la recensione dettagliataEccomi a scrivere una piccola recensione secondo il mio punto di vista sul cardio da polso, dopo un test effettuato in data 18 giugno con il buon “Massi” Milani. Innanzitutto ci tengo a precisare che sono onorato di poter scrivere e lasciare la mia impronta su di un blog, ormai si può dire, di un certo calibro.

Partiamo! Io e Massi ci eravamo promessi da tempo di condividere un allenamento assieme, così quale migliore occasione per testare il mio nuovo fenix 5 con il rilevatore ottico? Massi è un grande esperto, quindi è stato un bene contattarlo per chiarire in un batter d’occhio le mie perplessità. Lo contatto alla sera e il mattino dopo corro con quattro orologi. E qui devo ammetterlo, Massi non l’avevo ancora inquadrato… Ci troviamo alle 8:00 di una piacevole domenica mattina. La seduta di allenamento che gli propongo è di un’ora in leggera progressione. Accetta e partiamo dopo aver fatto partire gli orologi nello stesso istante. Parlerò qui soltanto di quelli che ho testato, ovvero il fenix 5 e il fenix 5X, il primo con il rilevatore di frequenza cardiaca al polso e il secondo con la rilevazione esterna tramite fascia Polar H7 (Bluetooth).

Fenix 5. Sebbene fossi in possesso del fenix 3, il fenix 5 mi sembra un orologio tutto nuovo. Il peso è pressappoco uguale al predecessore, ma avendo la cassa più piccola non dà assolutamente fastidio al polso. La mia perplessità più grande è sul cardio al polso, inizialmente estremamente errato per un mio errore di posizionamento.

Infatti, come mi ha suggerito Massi, il cardio da polso deve essere inteso come una “fascia” da polso. Per avere una misurazione precisa infatti andrà posizionato dietro il processo stiloideo dell’ulna, ben stretto. Dopo questi accorgimenti attuati a metà corsa, il cardio è diventato estremamente preciso anche ad alte intensità (180/185 battiti al minuto). Ammetto di essere incredulo ed estremamente soddisfatto. Per il resto, è un orologio che già conosco e non trovo grandi novità nella rilevazione dell’attività di corsa. Certo è che la grafica, la velocità e la rilevazione dei parametri è totalmente diversa.

Fenix 5X. “Questo è tuo, indossalo”. Ed ecco che al polso destro mi ritrovo quello che al momento è il King tra gli orologi GPS sul mercato. La prima impressione è l’ingombro e il peso che a parere mio sono eccessivi per chi svolge attività di corsa. Bisogna però precisare che il fenix nasce come orologio da outdoor/escursionismo e analizzato in questo ambito, il peso è un valore positivo denotando solidità e resistenza. Per chi invece pratica trail running, sebbene abbia tutti i valori possibili e immaginabili a livello altimetrico e barometrico, può essere fastidioso. Ma sono considerazioni personali. Tornando a noi, nel giro di pochi secondi accede al segnale GPS e trova la fascia, e siamo pronti a partire. La prima cosa che voglio testare è il cartografico: sarà veramente utile, veloce e chiara la lettura?

Per essere il primo cartografico da polso, direi molto più di quello che mi aspettavo!

Quella mattina stavamo correndo lungo un fiume, su di una ciclabile che comprendeva attraversamenti stradali. Ebbene, dalla mappa si potevano notare tutte queste belle cose ed era estremamente figo sapere dove eravamo! Esagerando la cosa, è una sorta di “drone” da polso che ti vede costantemente dall’alto, e senza aver paura che ti cada in testa! :-)

Per chi viaggia molto e visita spesso terre straniere è senza dubbio un ausilio utilissimo.

Altro punto a favore sono i Segmenti Live di Strava. “Massi”: “Qui ti avvisa che c’è un segmento, facciamolo!” Così, mentre ci lanciamo a 3’10” al km, il 5X ti dice il tuo PR, il PR del segmento, la distanza dello stesso, e se sei in linea per batterlo. In altre parole… spettacolare!

Precisazioni e note a margine. Ci sono due ultime precisazioni prima di concludere questa mia piccola parte che ho notato nei giorni seguenti al test:

  1. Come suggerito, togliere i peli nella zona dove poggia il sensore ottico di rilevazione cardio da polso aiuta tantissimo la precisione di lettura.
  2. In questi giorni ho fatto provare il mio fenix 5 a un ragazzo di pelle nera. Il lettore non si attivava e non dava riscontri, così come su di una ragazza che presentava un tatuaggio a livello del polso di colore nero. Mentre leggeva il battito, se applicato su un tatuaggio colorato sull’avambraccio.

Spero di essere stato utile con questa mia piccola recensione. Ringrazio nuovamente “Massi” per l’invito e l’allenamento!

Cardio da polso Garmin: i principali orologi GPS

Cardio da polso, la recensione dettagliataTra le varie considerazioni di fondo, vale la pena spendere due parole per dire che non tutti i cardio da polso sono uguali. Anche se è vero che le più grandi case produttrici di GPS hanno adottato il sensore da polso sugli orologi di fascia medio alta, il meccanismo di implementazione della tecnologia è stato davvero diverso. C’è chi ha sviluppato il proprio sensore e ovviamente il relativo software per correggere le imperfezioni hardware, e chi invece ha sfruttato delle società produttrici di sensori cardio. Vediamo le principali scelte delle “Top 4”, indicando qualche modello particolarmente utile.

Garmin. Partiamo dall’azienda americana. Pur essendo in una situazione di svantaggio, in ventiquattro mesi è riuscita a recuperare il gap tecnologico nei confronti dei suoi concorrenti e a recuperare incredibilmente. Ora i prodotti della casa del Kansas funzionano (quasi) perfettamente, tenuto conto delle limitazioni che abbiamo descritto precedentemente. Per il singolo GPS, abbiamo preparato recensioni dettagliate, che potrete trovare nei link degli approfondimenti.

Per sintetizzare, abbiamo elencato i principali GPS con cardio da polso della società americana. Abbiamo incluso soltanto quelli attualmente in catalogo, senza considerare gli Activity Tracker, ma su Amazon è possibile trovare anche dispositivi di due anni fa che attualmente hanno il miglior rapporto qualità/prezzo:

Cardio da polso Polar

Cardio da polso, la recensione dettagliataL’azienda finlandese è indissolubilmente legata al cardiofrequenzimetro. Polar ha inventato la fascia cardio, ha suggerito come allenarsi con il cardio, ha ancora i migliori strumenti cardio che si possono trovare sul mercato. Secondo noi, i suoi orologi GPS hanno meno funzionalità rispetto a quelli Garmin, ma il sito web funziona bene e la personalizzazione degli allenamenti è davvero interessante. Negli ultimi mesi la value proposition dell’azienda finlandese è migliorata: perché usare soltanto tre sensori cardio, potendone mettere sei? Prossimamente testeremo il Polar M430, l’ultimo prodotto introdotto a giugno 2017 sul mercato italiano. Ci sembra che Polar stia recuperando lo svantaggio accumulato negli ultimi anni. Occorrerà però investire parecchi soldi in ricerca e sviluppo per tornare a essere leader di mercato! Di seguito la scelta dei cardiofrequenzimetri da polso offerti dalla casa finlandese:

  • Polar M430, l’ultimo uscito della casa finlandese, con recensione prevista entro fine mese;
  • Polar M200, il modello base, con cui misurare la frequenza cardiaca e correre.

Cardio da polso, le altre case produttrici

Se proprio non amate Garmin o Polar, ci sono almeno altre tre opzioni a disposizione. Ovviamente a ognuno la libertà di scelta, anche se le due aziende hanno oramai acquisito un vantaggio tecnologico rispetto alla concorrenza. In tal caso, vi suggeriamo di scegliere Tom Tom per il fantastico rapporto qualità/prezzo, Suunto per la partnership con Valencell, la società più innovativa del settore. Ci sono inoltre i sensori cardio esterni, la cui qualità è eccellente, ma i collegamenti con gli orologi potrebbero essere problematici.

Cardio da polso Tom Tom

È stata la prima azienda che ha capito quale sarebbe stato il trend dei prossimi cinque anni, prima utilizzando il sensore Mio Link, poi adottando LifeQ, con l’obiettivo di estendere nuove funzionalità di valutazione del VO2max, di analisi del recupero e di altre funzioni interessanti. TomTom aveva pure preparato un “white paper” per descrivere come sarebbero cambiati i loro strumenti nel futuro. Senza dubbio, l’azienda olandese non manca di capacità strategiche, forse a livello di implementazione è inferiore a quella dei concorrenti, anche perché per realizzare alcune idee, servono investimenti ingenti! A ogni modo, ne abbiamo parlato nella recensione dedicata, il Tom Tom Cardio da polso funziona molto bene, è vero che non ci sono a disposizioni grosse funzioni, ma per un podista amatore potrebbero bastare solo la precisione del cardio da polso oltre a quella del GPS. Nel seguito la scelta dei cardiofrequenzimetri da polso offerti dalla casa olandese:

  • TomTom Spark 3 Cardio, il miglior rapporto qualità/prezzo, con musica integrata a un prezzo veramente interessante;
  • TomTom Cardio, il primo modello introdotto sul mercato nel 2014, senza dubbio un grande affare!

Cardio da polso Suunto

Suunto è davvero l’ultima arrivata nella realizzazione di orologi con cardio da polso. Bisogna pensare che fino al 2016 non esisteva la possibilità di correre senza fascia cardio per la casa finlandese! Nel 2017 è stata attivata una linea completa di orologi con cardiofrequenzimetro da polso. L’azienda ha preso la linea Suunto Spartan Sport aggiungendo il sensore di frequenza cardiaca ottica Valencell, che è considerata l’azienda più innovativa del settore per la misurazione cardio. Si noti che l’obiettivo di Suunto è misurare i battiti durante l’allenamento, non durante il giorno. Riteniamo che sia stato un errore rinunciare alla misurazione 24×7, anche perché tutti i concorrenti ormai ce l’hanno. Secondo le analisi di DC Rainmaker sembrerebbe che, sebbene l’hardware sia il migliore sul mercato, l’integrazione software con la piattaforma Suunto non sia ancora funzionante al 100%. Ma i prossimi aggiornamenti promettono grandi integrazioni. Di seguito, ecco la lista di orologi GPS che offrono il cardio da polso:

Altri strumenti cardio da polso

Nel 2017 non consigliamo di utilizzare strumenti non integrati rispetto agli orologi, nel passato abbiamo usato Mio Link, Scosche heart rate oppure il sensore Wtek. Ma oggi, con i cambiamenti repentini di tecnologie, purtroppo questi strumenti sembrano obsoleti. Se però utilizzate un GPS pre-2013, potrebbe essere ancora un’opzione da esercitare: in fondo questi strumenti si trovano in offerta a 50-70 euro e funzionano bene.

Conclusione sensore cardio e approfondimenti

Il sensore cardio è stato aggiunto a tutti i cardiofrequenzimetri da polso degli ultimi dodici mesi. Ricordate qualche modello che non presenti le lucine verdi per catturare la frequenza cardiaca? Pensiamo che rispetto a qualche anno fa l’accuratezza sia migliorata significativamente. Se è vero che nel passato esistevano già sensori esterni per misurare la frequenza, la scelta di integrazione e la comodità di utilizzo rendono il cliente quasi obbligato a cambiare il GPS per prenderne uno cardio da polso senza fascia. I nostri consigli sono sicuramente semplici:

  • Provate questa nuova tecnologia con curiosità, se cambiate GPS è improbabile che non sia presente, visto che oramai è adottata da tutte le case produttrici;
  • Posizionate adeguatamente l’orologio sul polso, non troppo largo, non troppo stretto, a 1-2 cm sopra il malleolo;
  • Scegliete consapevolmente, non tutti gli orologi GPS sono uguali anche a livello di misurazione cardio, e per non restare delusi, cercate di farvi consigliare al meglio.

Per chi volesse approfondire l’argomento, suggeriamo la lettura di alcuni articoli in cui abbiamo già trattato l’argomento sull’accuratezza della frequenza cardiaca:

Su Amazon potrete poi trovare diversi libri per utilizzare al meglio gli allenamenti basati sulla frequenza cardiaca. Per chi fosse interessato a questa tipologia di allenamenti, suggeriamo di leggere The Big Book of Endurance Training and Racing di Phil Maffetone. Buona fortuna con la preparazione della stagione autunnale: correre è sempre bello, a qualunque velocità!




VO2max nella corsa

VO2max

Il VO2max è senza dubbio un parametro importante per l’atleta, forse ancora di più per l’amatore non professionista, in quanto spesso ci può essere un margine di miglioramento maggiore rispetto ad atleti elite che solitamente raggiungono il picco già nei primi anni di carriera, per poi continuare a migliorare in gara fondamentalmente grazie ad altri tipi di adattamenti a livello sia fisiologico che neuromuscolare (economia di corsa ecc.). Nel seguito, presentiamo le ultime ricerche sul VO2Max e i nostri consigli per la misurazione e il calcolo del VO2max nella corsa.

Stima del VO2max: come la possiamo calcolare, cosa rappresenta e come possiamo utilizzarla?

Il VO2max o massimo consumo di ossigeno, è un parametro che, come dice il termine stesso, esprime il volume massimo di ossigeno che una persona può consumare. Questa misura rappresenta il nostro livello di fitness cardiorespiratorio. In generale, a un aumento di fitness corrisponde un aumento di VO2max. Per il podista, così come per altri sportivi, il VO2max è un parametro importante, in quanto valuta un aspetto chiave di uno sport fondamentalmente aerobico come la corsa, ovvero la capacità del cuore di fornire ossigeno ai muscoli durante lo sforzo fisico. Come sempre, questo è solo uno dei tanti parametri coinvolti nel determinare la condizione e la prestazione atletica, e soprattutto nel contesto della media o lunga distanza, altri fattori possono risultare anche più importanti, come per esempio l’economia di corsa.

Per conoscere il nostro VO2max, è necessario effettuare il cosiddetto test massimale VO2max, ovvero fino all’esaurimento e misurare il consumo di ossigeno usando un calorimetro (vedi Figura 1). In alternativa, vari test cosiddetti submassimali, dove si esegue un certo protocollo, per esempio correre a una certa velocità su un tapis roulant o pedalare su una cyclette mentre misuriamo la frequenza cardiaca e/o la potenza, sono stati sviluppati per evitare test massimali. Il principio è molto semplice, ovvero a parità di carico di lavoro (ritmo della corsa per esempio), ci aspettiamo una frequenza cardiaca più bassa per una persona con un livello di fitness e VO2max più alto e quindi possiamo usare una semplice formula per stimare il VO2max in base alla frequenza cardiaca durante un predeterminato sforzo.

Grazie ai miglioramenti tecnologici degli ultimi anni, il VO2max ora può venire stimato anche senza effettuare nessun test specifico in laboratorio. Tutti i parametri necessari infatti, come la velocità o la frequenza cardiaca, possono venire misurati durante un qualunque allenamento, e utilizzati per stimare il VO2max. In questo articolo cercheremo di spiegare da cosa derivano le varie stime che si possono trovare in calcolatori online, orologi (Garmin, Polar, Apple Watch) o applicazioni (HRV4Training), in modo da capirne le limitazioni e poterle utilizzare al meglio.

L’articolo è molto dettagliato, come al solito abbiamo introdotto le sezioni per consentire una semplice lettura:

VO2max

Figura 1. VO2max test in laboratorio all’università di Maastricht dove sono stati raccolti la maggior parte dei dati usati in questa pubblicazione.

Calcolo della stima del VO2max: differenze fondamentali tra i vari metodi

Le varie stime fornite dai dispositivi disponibili sul mercato non sono tutte uguali. In particolare, i metodi più semplici utilizzano solo parametri antropometrici, per esempio altezza, peso, sesso ed età. Altri metodi, teoricamente migliori, utilizzano anche parametri fisiologici misurati a riposo, come ad esempio battito cardiaco o variabilità cardiaca, in base al principio che una persona con un livello di fitness più elevato, ha solitamente un battito a riposo più basso e una variabilità tendenzialmente più alta. Infine, i metodi migliori – in quanto in grado di fornire stime più precise – utilizzano i dati dei nostri allenamenti per fornire la stima. Più avanti vedremo anche come questi dati di VO2max siano correlati con le prestazioni in gara, per esempio i tempi su distanze dai 5 km alla maratona, e come quindi possano venire utilizzate come variabile sostitutiva nel nostro livello di fitness, senza dover effettuare test aggiuntivi, ma semplicemente derivato dai dati dei nostri allenamenti.

Vediamo quali sono le differenze per queste tre casistiche:

  • Parametri antropometrici: metodi che non utilizzano dati raccolti durante gli allenamenti e solitamente nemmeno parametri fisiologici a riposo.
  • Misure fisiologiche a riposo: metodi che uniscono i parametri antropometrici a varie misure fisiologiche a riposo come per esempio il battito cardiaco e la variabilità cardiaca. Questo metodo sembra essere utilizzato in particolare da Polar.
  • Dati degli allenamenti, col cardiofrequenzimetro: metodi che utilizzano dati sotto sforzo non massimale, solitamente dati di battito cardiaco contestualizzati dal tipo di sforzo effettuato, come per esempio il ritmo di corsa per un podista. Questi metodi sono utilizzati da Firstbeat, HRV4Training e Garmin (che utilizza gli algoritmi di Firstbeat).

Per confrontare i vari metodi, utilizzerò i dati raccolti su circa cinquanta soggetti durante parte dei miei studi di dottorato, in modo da poter capire in modo un po’ più concreto quali sono le differenze e come l’aggiunta di alcuni parametri, in particolare il battito cardiaco contestualizzato dal ritmo durante l’allenamento, sia fondamentale per una stima precisa.

Parametri antropometrici

I metodi di stima del VO2max basati su parametri antropometrici sono stati introdotti parecchio tempo fa (vedi Jackson et al., pubblicato nel 1990, o Baynard et al., appena pubblicato, si può trovare una miriade di articoli con piccole variazioni di questi metodi anche parecchi anni prima). L’obiettivo è ottenere una stima del livello di fitness di una persona, senza dover effettuare dei test specifici. Varianti di questi metodi possono includere il battito a riposo, in quanto è un parametro piuttosto semplice da misurare, o anche il livello di attività fisica di una persona, semplificato per esempio come numero di allenamenti a settimana.

Per prima cosa, possiamo creare un semplice modello per la stima del VO2max utilizzando i cinquanta soggetti che parteciparono a uno dei miei studi, e vedere che risultati otteniamo. Nonostante caratteristiche diverse di questi soggetti rispetto ad alcuni degli studi citati sopra, i risultati sono molto simili, per esempio Baynard riporta un R2 di 0,22 usando come unico parametro il body mass index (BMI), ovvero un parametro calcolato utilizzando altezza e peso (R2, o coefficiente di determinazione, è un numero che varia tra 0 e 1, dove 1 rappresenta un modello in grado di fornire una stima perfetta). Il valore 0,22 è piuttosto basso e ci fa capire come usando solo parametri antropometrici non ci avviciniamo molto al vero valore di VO2max. Ricreando lo stesso modello e utilizzando i nostri dati, otteniamo un R2 di 0,18. Baynard riporta anche il valore di R2 quando oltre a BMI, sesso ed età dei soggetti sono stati aggiunti ai parametri per la stima, in questo caso R2 diventa 0,57, lato nostro ricreando lo stesso modello otteniamo 0,54. Considerando che il valore di R2 dipende dai dati utilizzati, per esempio si tende ad avere un valore più alto se c’è molta variabilità tra i soggetti, mentre le cose diventano più complicate su un campione omogeneo di persone, possiamo considerare i nostri risultati molto simili a quelli pubblicati. Un buon inizio, ma insufficiente per poter utilizzare questa misura in modo utile nei nostri allenamenti. Soprattutto considerando che non utilizzando nessun parametro fisiologico, la nostra stima rimarrà immutata nel tempo, a meno che non cambiamo peso.

Misure fisiologiche a riposo

La stima diventa sicuramente più interessante quando iniziamo a inserire parametri fisiologici, per esempio battito o variabilità cardiaca a riposo. Prima di tutto cerchiamo di capire perché vengono aggiunti questi parametri. Dal punto di vista fisiologico, con uno stile di vita più attivo, e in particolare con allenamento aerobico, abbiamo dei cambiamenti nel cuore, che essendo un muscolo migliora con l’allenamento, per esempio a livello di capacità di pompare più sangue a ogni battito, un fenomeno che risulta anche in un battito a riposo più basso, in quanto meno battiti sono necessari per fornire al corpo lo stesso volume di sangue e ossigeno. Visto che il battito cardiaco a riposo si riduce con l’allenamento, e che il VO2max o livello di fitness migliora, ne deriva naturalmente che il battito a riposo si possa utilizzare per la stima del VO2max.

La domanda più interessante però è la seguente: quanto possiamo fare meglio? Ha senso “perdere tempo” con misure aggiuntive per la stima del VO2max? Possiamo tornare a fare qualche esperimento con i nostri dati, se aggiungiamo a BMI, età e sesso anche il battito a riposo, otteniamo un R2 di 0,59, un piccolo miglioramento, ma significativo. Questi metodi che includono dati fisiologici a riposo sono stati analizzati anche in passato da altri ricercatori, per esempio i metodi utilizzati da Polar, anche se le imprecisioni sono spesso troppo elevate (vedi ad esempio Esco et al.). E se aggiungiamo la variabilità cardiaca? Aggiungere vari parametri relativi alla variabilità cardiaca, come ad esempio rMSSD, il parametro che rappresenta l’attività parasimpatica e che ci può aiutare a stabilire il livello di recupero del corpo da varie forme di stress, non sembra essere particolarmente utile per la stima del livello di fitness. Il nostro valore di R2 rimane esattamente lo stesso quando includiamo l’HRV tra i parametri utilizzati per la stima del VO2max (se rimuoviamo il battito a riposo, e aggiungiamo HRV ai vari parametri antropometrici, non abbiamo comunque alcun miglioramento).

Nonostante in alcuni studi l’HRV sia stato associato al livello di fitness, in molti altri studi questa relazione non è stata evidenziata e anche nella mia esperienza personale, trovo che l’HRV sia molto utile per quantificare lo stress e il recupero dagli allenamenti, ma non sia associata più di tanto al livello di fitness. Bisogna anche fare attenzione al tipo di studio e di soggetti utilizzati, se per esempio prendiamo un gruppo di soggetti completamente inattivi, e li sottoponiamo ad un periodo di tre-quattro mesi di allenamenti, molto probabilmente avremo miglioramenti un po’ da tutti i punti di vista (inclusi un battito a riposo ridotto, possibilmente aumento di HRV e VO2max). Per soggetti invece già allenati, queste relazioni potrebbero essere differenti. Essendo molti di questi studi un po’ datati, c’è anche da dire che la variabilità cardiaca veniva misurata una volta prima dello studio, e una volta dopo, ovvero solo due misure in un periodo di vari mesi. Considerando quante variazioni abbiamo a livello di HRV anche solo da un giorno all’altro, in base alle varie forme di stress a cui siamo sottoposti, tendo a essere un po’ scettico su queste relazioni. Sicuramente avendo ora a disposizione metodi che rendono la raccolta dati molto più semplice, e facilitano la raccolta di dati in maniera longitudinale (per vari mesi), probabilmente ne scopriremo qualcosa di più.   

Dati degli allenamenti

Come spiegato in precedenza, il principio per cui vengono utilizzati test submassimali è molto semplice, ovvero ci aspettiamo una frequenza cardiaca più bassa per una persona con un livello di fitness (e VO2max) più alto, e quindi possiamo usare una semplice formula per stimare il VO2max in base alla frequenza cardiaca durante un predeterminato sforzo. Grazie agli orologi GPS, non c’è più bisogno di andare in palestra e correre a una certa intensità predefinita, ma possiamo ottenere una stima basata sui dati dei nostri allenamenti. In particolare, di recente abbiamo introdotto un metodo che utilizza il rapporto tra il ritmo di corsa e il battito cardiaco, così possiamo ottenere una stima indipendentemente dal ritmo che siamo in grado di sostenere.

Il motivo per cui i dati dell’allenamento sono preferibili di quelli a riposo è che le differenze in battito cardiaco che vediamo sui dati di soggetti a riposo vengono amplificate durante l’allenamento, e quindi è più semplice identificare con un livello di precisione maggiore chi ha un livello di fitness più elevato. Questo è il metodo usato in HRV4Training, usando i dati raccolti tramite Strava o TrainingPeaks. Tornando ai nostri dati, se inseriamo il battito e il ritmo di corsa nel nostro modello otteniamo un R2 di 0,67, un chiaro miglioramento rispetto ai modelli precedenti.

Usare i dati degli allenamenti è davvero necessario?

Da quando abbiamo rilasciato la stima del VO2max in HRV4Training, ci è stato chiesto varie volte se possiamo fornire la stima anche per chi non corre o va in bici, usando solo misure antropometriche o dati fisiologici a riposo, come ad esempio farebbe un Polar. Nonostante abbiamo la possibilità di fornire risultati anche in queste condizioni, utilizzando i modelli spiegati sopra, abbiamo preferito non fornirli in quanto non crediamo che la precisione sia sufficiente. Per motivare ulteriormente questa scelta e chiarire come l’aggiunta di questi parametri raccolti durante l’allenamento sia davvero fondamentale, concentriamo l’attenzione su un sottoinsieme di soggetti.

In particolare, è sempre facile ottenere valori elevati di R2 quando abbiamo soggetti molto diversi, per esempio pensiamo di effettuare una stima usando centinaia di persone, sedentarie, obese fino a podisti di livello internazionale, chiaramente anche un parametro come il BMI sarà sufficiente a ottenere una stima decente. Ma possiamo dire la stessa cosa quando analizziamo persone simili? È facile trovare due persone con caratteristiche antropometriche simili, peso, altezza, età, e che comunque abbiano un livello di fitness completamente diverso. Senza dati fisiologici, non possiamo identificare queste differenze. Vediamo un esempio pratico. Dei cinquanta soggetti utilizzati precedentemente, isoliamo un insieme con caratteristiche simili, per esempio età tra i 21 e 25 anni, BMI tra 22 e 24 kg/m2, uomini. Questo è un sottoinsieme piuttosto omogeneo, proviamo a stimare il VO2max usando solo dati antropometrici:

VO2maxCome possiamo vedere nella figura, visto che i soggetti sono simili, la stima è più o meno la stessa. Peccato però che alcuni di questi soggetti abbiano un livello di fitness completamente diverso (la correlazione tra stima e misura di VO2max è solo 0,28). Se includiamo il battito submassimale, ovvero il battito a un certo ritmo durante l’allenamento, possiamo vedere come ora la stima si avvicini molto di più alla misura del VO2max.

VO2maxOra la correlazione sale a 0,92, e in particolare il soggetto con un valore più basso viene correttamente identificato nonostante un valore basso di BMI, potenzialmente associato con un livello di fitness alto a livello di popolazione, ma non necessariamente quando vogliamo ottenere stime precise a livello individuale.

Come possiamo utilizzare la stima del VO2max

Ora che abbiamo capito come i vari metodi utilizzano differenti parametri e che l’unico modo di ottenere una stima precisa è quella di inserire nel modello di stima anche dati relativi agli allenamenti, cosa ce ne facciamo di questo VO2max?

L’utilità della stima del VO2max deriva principalmente dai parametri utilizzati per la stima stessa. Sappiamo che per una data persona, dove quasi tutti i parametri utilizzati rimangono costanti o cambiano lentamente (peso, altezza, sesso ed età), il parametro chiave è il battito cardiaco submassimale, ovvero il battito a un certo ritmo. Sappiamo anche che il battito cardiaco tende ad abbassarsi alla stessa intensità se il nostro fitness migliora, in quanto ne deriva che possiamo sostenere un’intensità più alta, ovvero correre più velocemente. Quindi la stima del VO2max fornita dai vari dispositivi o dalle varie applicazioni sul mercato non è altro che una rappresentazione di come sta cambiando il nostro battito cardiaco a un certo ritmo. Ci stiamo allenando bene per qualche mese e vediamo che siamo in grado di sostenere velocità più alte alla stessa frequenza cardiaca? Questo fenomeno sarà evidente nei dati della stima del VO2max, che quindi risulteranno essere un metodo semplice per monitorare il nostro livello di fitness senza dover effettuare nessun tipo di test.

Stima VO2max: ma funziona davvero?

Per evidenziare l’utilità di questa stima, vediamo due esempi. Il primo, relativo a un articolo che ho pubblicato recentemente, analizza la relazione tra VO2max e prestazione in gara su distanze tra i 10 km e la maratona. Il secondo esempio, forse più interessante, evidenzia come a livello personale possiamo monitorare il nostro progresso e il miglioramento di condizione fisica nel tempo. Questo secondo aspetto ci interessa di più perché come sempre tutto è relativo, e quello che vogliamo è uno strumento che possiamo utilizzare a livello individuale per monitorare i nostri miglioramenti, più che un qualche numero da confrontare con gli amici senza poi però trarne alcun beneficio nel nostro allenamento.

Relazione tra VO2max e prestazione in gara a livello di popolazione

In questo articolo, abbiamo analizzato la relazione tra la stima del VO2max e la prestazione in gara di circa cinquecento utenti. I dati sulla prestazione in gara sono stati raccolti su un periodo di otto mesi, in cui abbiamo identificato le migliori prestazioni su varie distanze per ogni atleta, e allo stesso tempo stimato il VO2max. Come si può vedere dai grafici sotto, la stima è correlata con la prestazione, ovvero può venire utilizzata, a livello di popolazione, come surrogato della prestazione fisica senza effettuare test specifici in laboratorio (questa figura è estratta direttamente dall’articolo e quindi non è stata tradotta, le relazioni dovrebbero comunque essere chiare).

VO2max

Relazione tra VO2max e prestazione in gara a livello individuale

E a livello individuale? Sotto possiamo vedere un esempio nei miei dati, dove miglioramenti di VO2max stimato sono associati con miglioramenti a livello di prestazione in gara. Questa analisi non è ancora stata effettuata in modo sistematico su un gruppo più significativo di utenti, un aspetto che sicuramente analizzeremo in futuro. In particolare, si può vedere come i miglioramenti ottenuti nell’ultimo anno, partendo da un 22’17” nella 5 km, e arrivando all’attuale 18’24”, siano associati a livelli di VO2max più alti nel tempo.

VO2max

Conclusioni e approfondimenti

Spero con questo articolo di aver chiarito come funziona la stima del VO2max nei principali dispositivi presenti sul mercato e aver evidenziato come la stima, se ottenuta dai parametri più importanti, possa essere utile nel quantificare la prestazione fisica senza effettuare specifici test o gare, ovvero limitando il livello di stress. Per concludere, un paio di note riguardo ad altre limitazioni di queste stime e precisazioni su alcune differenze presenti anche tra metodi che utilizzano gli stessi parametri per la stima, per esempio HRV4Training e Garmin:

  • Imprecisioni nella misura: nel mondo dell’intelligenza artificiale c’è un detto, garbage in, garbage out, ovvero se i dati di ingresso al modello non sono precisi, il risultato della stima sarà pressoché inutile. Purtroppo i dati sul battito cardiaco, soprattutto se ottenuti tramite metodi ottici che a volte non funzionano benissimo, quindi senza fascia cardio, potrebbero essere imprecisi e contribuire a una stima sbagliata. Allo stesso modo, imprecisioni nel GPS possono causare errori aggiuntivi. Per questo (e altri) motivi, spesso è meglio utilizzare dati da vari allenamenti per la stima invece di un singolo allenamento.
  • Finestra di tempo utilizzata per la stima: quanti allenamenti utilizzare quindi per la stima? Se avete utilizzato un dispositivo Garmin, avrete notato che con un allenamento molto intenso o una gara, spesso si possono guadagnare due-tre punti di VO2max. Con un paio di allenamenti molto facili invece, l’orologio riporterà una drammatica perdita di fitness. Chiaramente il fitness cardiorespiratorio non cambia così velocemente, ed è spesso un processo di settimane se non mesi. Per questo motivo in HRV4Training usiamo i dati delle ultime sei settimane per fornire la stima, in modo da poter gestire meglio sia eventuali errori spiegati sopra, sia fornire stime che non siano troppo sensibili al tipo di allenamento effettuato. La stima fornita dall’Apple Watch su iOS11 sembra ancora più sensibile di quella del Garmin, con variazioni enormi da un giorno all’altro. Purtroppo questo comportamento creerà più confusione che altro, ma ricordatevi che fondamentalmente è dovuto solo al fatto che è utilizzata per la stima una finestra più o meno lunga di tempo.
  • Altri fattori che influenzano il battito cardiaco: una discussione a parte andrebbe dedicata ad altri fattori che influenzano il battito cardiaco, soprattutto per paesi come l’Italia dove le stagioni hanno un enorme impatto sui nostri allenamenti, vedi caldi estivi. In questi casi, la stima non sarà in grado di capire che il vostro battito probabilmente è più alto a causa del caldo, e potrebbe fornire dei risultati più bassi. C’è anche da dire tuttavia, che probabilmente in queste condizioni la prestazione fisica è comunque limitata dallo stesso fattore, ovvero il caldo, e quindi forse una stima più bassa non è poi un errore, ma semplicemente riflette quelle che sono le possibilità attuali, date le condizioni ambientali.
  • Trail running: qui c’è poco da girarci intorno, questi modelli non funzionano bene per il trail running. In generale, l’altitudine è un parametro che non viene inserito nei modelli semplicemente perché il protocollo di acquisizione dati verrebbe complicato eccessivamente (invece di raccogliere dati per un certo numero di soggetti mentre si corre in palestra, e misurando velocità e battito cardiaco, bisognerebbe ripetere lo stesso test per vari livelli di inclinazione, il che richiederebbe ore e ore per ogni soggetto, oltretutto i test andrebbero fatti in giorni diversi perché se il soggetto si stanca poi si inserisce il fattore cardiac drift, che normalmente viene ignorato, ovvero il leggero incremento del battito con il sopraggiungere della fatica). Eliminare le sezioni con cambiamenti di altitudine significativi, mentre è potenzialmente utile per allenamenti su strada, che comunque spesso includono parti di salita e discesa, quindi in realtà il problema si risolve da solo, è comunque una soluzione abbastanza inutile durante una trail run, visti fattori quali il tipo di terreno, i cambiamenti continui di direzione, eventuali ostacoli ecc. Recentemente ho corso una trail run con una parte in discesa abbastanza tecnica, e non sono riuscito a correre sotto i 4′ al km nemmeno in discesa, per rendere l’idea. Detto ciò, qualche nota positiva: se facciamo una corsa trail ogni tanto, il problema non si presenta in quanto vengono utilizzati per la stima i dati di settimane di allenamenti. Se corriamo sempre gli stessi trail, mentre la stima non sarà precisa in termini assoluti, può comunque esserci utile in quanto sarà in grado di evidenziare cambiamenti a livello individuale nel tempo.

Questo è tutto sul VO2max, al prossimo articolo!

A parte i principali testi citati nell’articolo, come approfondimenti suggeriamo:




Runscribe in depth review

Runscribe

Runscribe is a real biomechanics lab under your feet. Before Thanksgiving 2016, Massi got a phone call from his San Diego’s friend suggesting to buy a new running toy to support running form and reduce injuries going forward. The marketing motto was probably not how Runscribe wanted to promote its key product but we decided to test it for multiple months. During Christmas we had the chance to assess properly Runscribe’s abilities: immediately we felt in love with the tool and in March 2017 we published the Runscribe Italian review, which was one of the top reading among Italian runners. Few months down the road we decided to improve the original version, add more accurate data, using the new Infographics style we have adopted with Pitt 2.0 and make the English version available as well.

RunscribeWhat is the  Runscribe? Scribe Lab, a company based in San Francisco, California, introduced few years ago a footpod in the view of helping the world of running to improve their running technique and reduce injuries. Thanks to improvement in technology we are now able to monitor and measure several parameters of the biomechanics of running. Runscribe’s target fits our Therunningpitt.com mission: they want to democratize the data on running, namely to move advanced metrics outside the lab and take them onto the tracks and field. In other words, Runscribe allows the running community to monitor their training by using an incredible set of data. Runscribe’ brand proposition is to allow users to reduce injuries, improve running economy and run faster by having accurate data with a simple and reliable tools.

RunscribeHas actually Runscribe hit its target? What are the main features making Runscribe something really different from other competitors available on the market? And how can you achieve real improvements thanks to Runscribe? How can we transform the data interpretation into actual and concrete actions? Would we/you recommend the purchase? To which type of users?

Runscribe footpods: how to run injury free with data driven tool

Having tested the Runscribe foot pod on a daily basis for almost 7 months, run two marathons with it, including one sub 2h30, we believe we can make a very objective judgment on its functionalities, on their usage and overall on the practical usefulness of this new gadget for runners. Thanks to the daily running we were able to achieve an incredible collection of Runscribe tests and data analysis with in-depth view for all tastes. Unfortunately we did not wear Runscribe in Breda, the Netherlands, when we run our first ultramarathon of 68.6km, in 4h32 minutes but we believe that our test were quite accurate nevertheless. Before getting started, we want to acknowledge that this review could have not been possible without the support of Maurizio Zugna, who became our English curator and collaborates with our site to expand our audience globally.

Runscribe in brief

RunscribeDo you think that you don’t have enough time to read the whole article? In less than 200 words including a brief graphic section we summarize pros and cons of Runscribe. Clearly we recommend the full reading especially if you are planning to buy it or whether you already have it. Main features and benefits:

  • Its unique double foot pod measures our running symmetry on analytical way
  • A huge quantity of data
  • precise and complete info dashboard
  • A mobile biomechanics lab

Main concerns from an user standpoint

  • A very complex instrument
  • No connection to GPS-watch, no live data during exercise
  • Very tricky data export (how much time should we spend doing it?)
  • Battery life

Briefly, Runscribe is a running sensor which uses 2 tiny smart pedometers so to measure your own way of running. Tight it on your shoes and once your training is completed, you can  determine your running dynamics. You will be able to estimate potential biomechanics problems such as imbalances, to figure out how your running technique, shoes or the ground is influencing your way of running. We think this is a very interesting instrument, although very complex, in due time it will replace the lab tests we, amateur runners, cannot afford to use. However nothing will be able to replace your coach recommendations, Runscribe might help you with interesting data which will allow to improve your running technique.  

Unboxing

RunscribeRunscribeThe box and the user manual are really tiny, but box explanations are very clear. In few minutes I realized immediately how to use the pods. The most interesting aspect, once you open the packages, is that everything is doubled…. because the box contains two foodpods, with Bluetooth Low Energy sensors but also Ant+ very lookalikes to Garmin foot pod with a multicolor flashing light. Both are equipped with a double clip so to position them either on the front side, same as normal foot pod, or on the back side of the shoe. In addition to the sensors and double clips, the box includes a micro USB wire, a portable battery charger which can be easily transported on board of airplanes. Once you unbox it and read the ten-pages-user-manual you can start running, after following three simple rules. First of all, you need to charge up the sensors and download the Runscribe app on your smartphone. This task will allow you to set up the 2 foot pods separately, choosing the color to identify the right from the left one. Together with my 6 years old daughter we opted for green and blue but other four colors were also available.  Last step before running is tightening the sensors to your shoes. Being very conservative we preferred for a traditional front position so to avoid losing them if placed on the back of the shoes. Both positions are possible and none is preferred. You need just to tick your choice on the app; lastly the connection must be well fixed on your shoe so to avoid unnecessary vibrations which might influence the data collection. The ideal positioning varies to the type of shoe but Runscribe recommends a spot with an angle between 35 and 40 degrees which, generally, means the middle position.

Shouldn’t be just four steps? Have you forgotten the GPS link?

The Runscribe system

Runscribe has a great advantage which, for some is also its limit: it does not connect to your GPS. Why? Is this an actual problem? In fact the Runscribe system is completely autonomous from any GPS and will start recording data as soon as you start running. Runscribe stores data only if running cadence is over a certain level. This is really a useful function. And if that was not enough the app allows you to “cut” the initial or final part of your training in case you are not interested in saving the warm-up or the cool-down parts. At the end of the training, data will be exported via Android or iOS and thereafter you can view them. Obviously Runscribe includes the option to operate via web, a much more complete instrument. At the very first data transfer, we immediately figured out that the quantity of information is really impressive. For example, for a 2 hours running session, the footpod will download the data in less than 5 minutes. As well as Strava, once the data are uploaded, you will need just to assign  various tags such as shoes, terrain, type of training and muscle and joint pain, if any.

Really innovative objects. Soon we will be seeing the available metrics but first it is really important a tech advice. Inside the food pod Runscribe you cannot find only a tri-dimensional accelerometer but also a gyroscope and a magnetometer. These three instruments can capture in a very sharp way the 360 degree movement. Obviously then the data processing and data visualization algorithms will make the difference between a normal product and an excellent one such as Runscribe. Data recorded are so innovative that, still today, there is no available GPS able to support them. Perhaps down the road Garmin IQ version 2 installed on Fenix 5 will make the connection to watches possible. The management of Runscribe is supporting carefully its technological evolution but so far it is impossible to make talking Garmin and Suunto with such two objects. We hope that the landscape will change with the introduction of standardized running dynamics from the Ant+ association. But as of July 2017, there is no sign that integration between Runscribe and GPS will be fast.

Runscribe tracking metrics: follow the data

As well as all technologies based on accelerometers also Runscribe has got a plethora of data with the target to measure many running parameters for the use of all amateur runners. But what do they need? What do they measure? How are they displayed?

Runscribe metrics. Runscribe has 14 different metrics. The first four are traditional: the number of steps made during the training, the distance in kilometers, the average speed expressed in min/km, the cadence in step/min. Other two are also available on the Garmin running dynamics: the length of the step in meters and the ground contact expressed in milliseconds.

RunscribeDashboard tool. Runscribe developed an info-dashboard named “Runscribe dashboard” which shows in a very intuitive manner the summary of your training to those who had no time to read in details the various metrics.

  • Motion: what is your foot rest style? Runscribe estimates which part of your foot gets in touch with the ground first.
  • Pronation: do you pronate? Or supinate?
  • Synthesis of symmetry: is your running style properly balanced?

All such data are mathematically determined in the follow up with dedicated metrics, we cannot deny that since the first days we only focused on the summary since it is well done and give good indications on how to improve.

Innovations. After few days of usage, the curiosity of the fresh owner of the Runscribe system got the power. To analyze the eight metrics is very intriguing for their uniqueness. Mainly the data can be split in three categories: in particular those helping you to evaluate your running efficiency. Then there are other metrics analyzing the running shock and those for the movement/motion. Since there are 2 foodpods, for each one of the metrics we can calculate the running symmetry, really a different level of analysis compared to what provided by Garmin on balance!

RunscribeHistograms. For the first time, the info-dashboard doesn’t show only the average figure and its trend throughout the time. Runscribe activated an histogram function  with the aim to analyze how the metrics are spread and allow an instant comparison between left and right foot. This is a great feature to analyze possible unbalancing and recommend possible improvements. We truly believe that it is necessary to use such instrument together with slow-motion filming like Kinovea. Filming is an integral part of your improvement, if you don’t know how to do it, we suggest that you read Running Revolution by Nicolas Romanov.

Users comparison. Runscribe also introduced the possibility to compare users among the community. It is basic data, but also powerful tool: how do you know otherwise whether your posture is good, without proper comparison? We believe that in the future Runscribe will also include sorting by age and other characteristics.

Getting back to the 3 types of data we will be focusing on one main question: what are they for? The reading of the next paragraphs is for analytical runners, if you find something puzzling, our infographics aims to simplify the concepts and get you the main idea.

Runscribe, running dynamics and running efficiencies

RunscribeRunscribeIn order to analyze with an actual example, since my daughter rejected the idea of being filmed while running, we have run the 2017 Milan Marathon in 2 hour and 36 minutes and provided our key findings in this article. In the Italian version of the Runscribe article, we used data from Emma Coburn and inferred her running dynamics but here we prefer to be more precise and gives you a better indication on what are the key advantages of using Runscribe as data driven tool for Runners. Here we did not trim the data, and in fact Runscribe shows 3 hours and 1 minutes for the marathon, since it includes also warm up and cool down.

RunscribeIn the italian version of the site, we talked about running efficiency, describing the relation between the length of the step and the cadence. We analyzed the cadence of Italian runners on Strava. To simplify the matter, the running speed is a function of both variables but in order to gain real benefits, you must attempt to train without changing too fast your way of running. We run the half marathon at 185-190 steps per min with an average length of 1 meter and 30 to 50 cm.

Nothing new so far: we don’t need Runscribe to get such data! The real new is that Runscribe calculates the flight ratio, meaning that it calculates the time on air when none of the feet touches ground. During walking this relation is equal to 0% while running it tends to increase. The faster the running speed the higher this figure will be, on Runscribe database they estimate that at running at 4’20” min/km this ratio will be at 15% when if the paste is 4’00” it raises to 23%. On the fast half marathon we spend between 40 and 50% of our time flying, not bad and just little shorter than the running professionals. During the Marathon our ratio was constantly to 28-29%, as outlined in the Infographic. Contact time looks higher, 225 ms to 229 ms, than what we measured in other marathons, but quite consistent with my running style.

Also very interesting are indeed two other metrics about shock and movement analysis.

Running dynamics: movement metrics

The movement metrics analyze what happens when the foot touches ground. In other words, it determines the type of foot strike. Moreover Runscribe estimates how the foot moves to pronation and at what speed this happens. McDougall claims in his book “Born to Run” that the heel strike has double chance of injury compared to those runners landing on the forefoot. However, the attentive reader will note that the Harvard studies had no supporting materials from others (for example Kleindienst, 2003 and Walther, 2005). However, the real news is that the Runscribe database will be able to provide new light on such subject in some years basing on a really significant sample.

For what concerns the pronation, the movement is completely natural, being an effective mean of force absorption of impact on the ground. Runscribe measures the range of the pronation, meaning the interval of the angle movement (in degrees) of the foot toward the inside between the foot heel and the point of max pronation. Even the pronation was seen as a possible risk of injury, we hope the database Runscribe will enlighten us on such matter.

In brief, the shock indicators are the following:

  • Type of foot strike: forefoot, midfoot, heel
  • Pronation excursion: it calculates the angle of pronation of the foot from the moment it touches ground till max pronation
  • Max Pronation Velocity: the max speed of pronation between the moment the foot touches ground and the point of max pronation

At the Milan Marathon our performance was consistent: we are clearly midfoot runner, while the right leg is faster than the left.

Running dynamics: shock metrics

RunscribeWe believe that the shock metrics are really interesting. As everybody knowns, from a biomechanical point of view, the running generates an heavy impacts of the foot on the ground. Such shock generated by the foot is then transmitted to the whole body. Runscribe is able to calculate (indirectly) its impact through the changes of speed as determined by the accelerometer. Runscribe estimates an index for the potential risk of injuries, the higher this number, the higher such risk. The two indicators are therefore:

  • Impact Gs: calculation on the impact of the vertical forces given by the foot impact on the ground
  • Braking Gs: calculation of the horizontal impact

We show an impact GS at 10 G and a Braking GS at 12 G compared to the average runner who has an higher value for the vertical impact (because of the heel support) and a lower number for the horizontal (because the impact was already cushioned by the heel). We believe that we should work to improve these parameters with some Strength and conditioning for Endurance runners.

Running Dynamics: symmetry

Finally, the running symmetry. The beauty to have two sensors is that Runscribe is able to calculate the full data set for each single leg avoiding the measuring via the cardio heart rate monitor.

RunscribeRunscribeSymmetry. Precisely for the reason outlined above, Runscribe will verify the symmetry in all metrics. Till now it has been very difficult to measure possible imbalances analytically, from now on we will be able to answer to questions such as: is the support symmetric? Do we raise the legs in the same way? Do we need to strengthen one leg vs the other? For example in my case, with low drop shoes at a relative high speed, I am going to rest on the forefoot on my right foot, while the left I will support by midfoot and tending to heel in certain situations. Clearly Runscribe will be used as informative diagnosis but for the time being they haven’t activated recommendations on what to change on your running mechanics. And, as in many other cases, complex data requires the involvement of an expert for the proper interpretation. And what about the marathon? Well, by looking at the infographic, we run quite symmetrically, except for the motion metric.

Calibration and Battery life

Since the system Runscribe doesn’t connect to any GPS watch, it needs by definition to be “calibrated”. How long does it take? And above all, once calibrated, is it precise? What about the use on the treadmill?

RunscribeCalibrate the food pod. Exactly for the above mentioned reason, it is essential to update the distance during the first week of running. The calibration is an easy task: once extracted the data from the pedometer, you will just need to take the length of your running and import it into the synthesis of your training. With the passing of the days the algorithm of calibration will influence the calculation of the distance and, providing that you run on the same route, in few sessions you will get a result surprisingly accurate. Browsing on the Runscribe forum it seems that other users found the process is working fine unless the way of running varies according to your running speed.

Runscribe on treadmill. We completed several runs on treadmill with Runscribe. Even in this case we were not surprised by the quality of the outcome, we actually recommend to use it on the treadmill so to understand how is your running technique in ideal conditions, may be running slowly for 50 minutes but collecting very interesting information.

How does your running technique vary compared to the speed? We faced this subject some time on the analysis of the running dynamics on Garmin second part, unfortunately in Italian but with Runscribe we can get much more detailed studies. According to our data, we see the same relationships already outlined, but we are welcome to receive comments and additional suggestions for studying the matter.

Battery life. By reading the technical specs of Runscribe the battery should have a life of 16 hours, according to our tests, instead, the food pods last only around 10 hours. Because I’m often on the go, most likely during transport Runscribe burns a part of the charge. From the app you can check the battery life and understand when and if to recharge the pedometer. Furthermore the color lights will start flashing when the battery is almost dead. After all a very well done system, the battery life is more than enough even for the most demanding runner.

Who needs Runscribe?

RunscribeRunscribe isn’t for everyone, the display running dynamics are incredibly complicated, it takes months to understand how to use them properly. And in fact Runscribe doesn’t winks to weekend joggers but mainly to trainers and amateur athletes interested really to improve by using analytical data. Surely the info are so detailed that, according to the California company, will allow to understand what could be the potential injuries risk factors and the impact on the use of a certain type of shoes. On the first point, however, if you don’t have a detailed knowledge of biomechanics hardly you will be able to establish the potential impact of the injury. And even combining all data it will be hard and complex to create a very sophisticated model on when the runner will get injured.

Shoes analysis and ground impact

RunscribeOne of the most interesting aspect of the new technology by Runscribe is the possibility to analyze the impact of our shoes on the running. On a video published several times on all Social Network we have watched the author of “Natural Running” runs on a track with different types of shoes. At the end of the video there was an implicit note saying that, if we are able to optimize the running technique, then it is almost irrelevant which shoes you are wearing. Obviously Daniele Vecchioni, the founder of the site, recommended anyway to wear “minimal” shoes. Is it really true that the shoe type doesn’t have any impact of way of running? According to the data analysis from Runscribe over a four-months period, we believe that the way of running depends strongly on the choice of shoes wear! It has been very fascinating to analyze how the running metrics vary depending on the shoes used. You don’t need a master’s degree in Statistics to calculate multiple and nonlinear regressions, the Runscribe data dashboard will show you the comparison among the data of all your shoes in a very intuitive way.

Measure the effort. Runscribe, other than the shoes, is able to “modelize” even the effort/fatigue. We all have read the studies summarized by Steve Magness in his book “The Science of Running”. One of the main theories of this book is that in a long endurance race you tend to reduce the speed due to the fatigue.  It is also possible that fatigue has an impact on your way of running and on your foot support. According to Magness and other authors, the fatigue has relevance on the neuromuscular control in a runner. A at certain stage of the race not all muscular fibers will be activated because the brain will attempt to retard the wearying. Therefore as the time pass the runners will be “less” able to soften the impact on the ground. Analytically, using the metric of Impact GS, you will notice that in the graph of a marathon this will tend to increase during the race.

Ground impact on the way of running. Also the type of terrain will influence the way of running since you don’t have the same type of support. We are not able to generalize the idea, but Runscribe offers the option to gather reporting by terrain and suggest how to improve your running form depending on where you run.

Conclusions

Like in all innovative technologies recently introduced on the market, Runscribe showed very promising functions which, in some time, will more adopted by people like us, amateur runners. If you are a running coach or a data runner nerds, you cannot miss these two sensors which flash and change colors. But, most of all, you cannot miss the data from the Runscribe dashboard: for a less-than-two hundred-dollars you probably will be able to understand the potential causes of inefficiency of your running. Bear in mind that the final goal of amateur runners such us is to stay fit and sound and being able to run forever. I still haven’t understood completely how to use the data to improve my running style. I need to spend more time with my running form adviser Pierpaolo, but with the analysis of data and the actual use I believe Runscribe can always improve my running in the “long-run”.

The Runscribe footpods are available on Amazon.com, and directly on Runscribe website (FREE SHIPPING!). If you appreciated the review, please buy with those links, so that we can get a small commission to support the site in reviewing new items.

For deeper analysis on Runscribe and on running mechanics

This article should have helped you to understand whether Runscribe can enter into you future technological arsenal. We attach herewith some links for further insights  other than purchasing Runscribe:

“Campionati Regionali Individuali Assoluti 5.000 m in pista 2017”, niente #sub16′ ma meglio del 2015 e 2016

Campionati Regionali Individuali Assoluti 5.000 m in pista 2017

Campionati Regionali Individuali Assoluti 5.000 m in pista 2017Articolo breve ma forse utile a chi è interessato alla parte “allenamento” del blog (“… scrivete solo di gadget, perché non trattate anche la preparazione?”. In realtà su “Allenamenti” e “Articoli tecnici” qualcosa si trova…).

Ieri sera puntavo a correre sotto i sedici minuti, ho sforato di 10,15” (praticamente 0,8” a giro). Se da un lato la pioggia di qualche ora prima ha un po’ rinfrescato, dall’altro il sole spuntato mezz’ora prima della partenza ha causato l’effetto “bagno turco” della pista, col tartan che buttava fuori tutta l’umidità accumulata. Niente di proibitivo, ma ovviamente non le condizioni climatiche ideali. Non funzionando il tabellone dei tempi, ho impostato il Garmin Forerunner 935 (qui il confronto col fenix 5, domani o al massimo mercoledì la recensione completa, anzi più che “completa” direi “totale”!) con l’avviso ogni 1’16”, in modo da capire a ogni giro, senza dover guardare l’orologio, se ero in linea o meno con l’obiettivo (3’10” al km, 15’50” tempo finale).

Allo sparo trovo subito la corda e dopo il primo giro tutti assieme, mi accodo a un gruppetto di quattro atleti. Corriamo abbastanza regolari, con l’orologio che suona sempre qualche metro dopo il giro, segno che sono di poco in vantaggio sull’obiettivo. Effettuo un paio di sorpassi in rettilineo per raggiungere la seconda posizione del gruppetto, mentre davanti si sono formati due ulteriori gruppi. Fino a metà gara sono sempre in leggero vantaggio sulla media di 1’16” a giro, poi in un solo giro mi ritrovo in ritardo di qualche metro, indicativo di un rallentamento consistente in soli quattrocento metri! La fatica si fa purtroppo sentire e anche la mia corsa si fa pesante. Serve stringere i denti gli ultimi quattro giri! Effettuo il sorpasso dell’atleta che mi precedeva (ci siamo alternati davanti un paio di volte) a un giro e mezzo dall’arrivo e provo a spingere a tutta.
Concludo in 16’10” in nona posizione assoluta a 16” dall’ottavo classificato e nove secondi prima del decimo. Niente sub16′, ma rispetto agli altri cinque 5.000 m in pista corsi in “carriera”: 12” più veloce del 2016, 14” più veloce del 2015, 13” più lento del 2014, 20” più lento del 2013, 25” più lento del 2011 (Personal Best, nel mio 5.000 m in pista corso nelle condizioni climatiche migliori, anche se da solo contro il tempo dal primo all’ultimo metro). Qui la classifica completa, qui la gara su Strava.

Dopo il resoconto della gara, ecco quello degli allenamenti. Dal 22 aprile (primo allenamento in pista del 2017), ho svolto quattordici sedute di qualità (dieci in pista) e tre gare (sterrato nel bosco, strada con solo salite e discese, strada). Gli altri giorni, corsette molto easy in salita e discesa (dove abito adesso non ci sono praticamente alternative!). 69 km a settimana di media, solo quattro giorni senza corsa, praticamente una media di 6,5 uscite a settimana.

Questa la sequenza delle sedute di qualità (in grassetto quelle in pista) e delle gare (in corsivo), trovate tutti i dettagli sul mio registro su Strava:

  • 22 aprile – 8,4km: 6 x (1km in 3’22” – 400m in 1’58”)
  • 26 aprile (strada) – 11,5km: Risc. 3km, 3 x (1,6km forte – 2′ piano), Def. 2,5km
  • 30 aprile (gara, sterrato nel bosco) – 10km: “Trofeo Conad Superstore Duino 2017″, 37’05” (3’42”), 2°-1° (1° SM40)
  • 4 maggio (strada) – 10,7km: Risc. 3km, 6 x (400m medio – 400m piano), Def.
  • 6 maggio – 8km: 5 x (1,2km in 4’00” – 400m in 2’20”)
  • 10 maggio (strada) – 10km: Risc. 3km, 3 x (1,6km forte – 1’20” piano), Def.
  • 14 maggio (gara, strada con solo salite e discese) – 8,5km: “Trofeo Parovel 2017″, 29’43” (3’31”), 3° (1° SM40)
  • 18 maggio – 6,8km: 2 x 3,2km in 10’57” Rec. 400m in 2′ e 800m: 2 x (200m in 32” – 200m camminando)
  • 21 maggio – 8,4km: 6 x (1km in 3’14” – 400m in 2’24”)
  • 24 maggio (strada) – 10km: Risc. 3km, 3 x (1,3km forte – 2′ piano), Def.
  • 27 maggio (gara, strada) – 10km: “Garmin 10K 2017″, 34’52” (3’29”), 11° (4° SM40)
  • 1 giugno – 8km: 1 x (2km in 6’30”), 2 x (1km in 3’07”), 4 x (400m in 1’10”), Rec. 400m in 2’28”
  • 4 giugno – 7km: 3 x (800m in 2’27”), 3 x (500m in 1’28”), 5 x (200m in 32”), Rec. 3′ camminando
  • 8 giugno – 6,6km: 2 x 3km in 10’03” Rec. 600m in 4’04”, 0,8km: 2 x 400m in 1’10” Rec. 3′ fermo e 0,6km: 3 x (200m in 32” – 200m camminando)
  • 13 giugno – 1,609km: 4’44”, 0,4km: 1’07”, 0,4km: 1’09” e 0,4km: 2 x (200m in 32” – 2’20” fermo)
  • 17 giugno – 8km: 6 x 1km in 3’10” Rec. 400m in 2’27”
  • 21 giugno – 4,8km: 3 x 1,6km in 5’17” Rec. 2′

Si nota la progressione dei tempi, del resto dieci sedute in pista in due mesi non sono poche! Domande, dubbi, perplessità? Usate i commenti! ;-)