The Running Pitt http://therunningpitt.com Corsa, allenamento, alimentazione, scarpe e orologi GPS dei podisti amatori che vogliono migliorare le prestazioni in maratona e nelle altre distanze. Corri con Pitt e Massi. Fri, 15 Dec 2017 11:43:42 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.8.4 Brooks Levitate: la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2017/12/brooks-levitate-la-recensione-dettagliata.html http://therunningpitt.com/2017/12/brooks-levitate-la-recensione-dettagliata.html#comments Fri, 15 Dec 2017 07:30:39 +0000 http://therunningpitt.com/?p=6647 Dopo la pubblicazione di settembre 2017 della nostra recensione dettagliata sulle Brooks Launch 4, da poche settimane l’azienda americana ha lanciato sul mercato un modello tutto nuovo, chiamato Brooks Levitate. Non potevamo esimerci dal testare questa scarpa, questa volta poche settimane dopo l’uscita. Brooks Levitate, la nostra opinione Brooks Levitate è il nuovissimo modello presentato […]

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Dopo la pubblicazione di settembre 2017 della nostra recensione dettagliata sulle Brooks Launch 4, da poche settimane l’azienda americana ha lanciato sul mercato un modello tutto nuovo, chiamato Brooks Levitate. Non potevamo esimerci dal testare questa scarpa, questa volta poche settimane dopo l’uscita.

Brooks Levitate, la nostra opinione

Brooks LevitateBrooks Levitate è il nuovissimo modello presentato a fine settembre 2017 dall’azienda di Seattle. Con questo modello, Brooks ha promesso il massimo ritorno di energia grazie alla sua nuova tecnologia impiegata. Sarà davvero così? E questo cambiamento che impatto ha sulle caratteristiche fondamentali delle Brooks? In altri termini, le Levitate mantengono gli standard di comfort e struttura a cui ci ha abituato questo marchio? La durata di questo nuovo modello è in linea con gli altri? Come si comporta la scarpa sul bagnato, tallone d’Achille di Brooks in diversi modelli? È stato fatto un passo in avanti rispetto al passato? A quale tipo di runner si rivolge questo modello? Queste e altre sono le domande che ci siamo posti e alle quali abbiamo cercato di dare una risposta in questa recensione.

Come al solito l’articolo si divide in sezioni, potrete premere sul link per accedere alla parte che vi interessa:

Caratteristiche di base

Brooks LevitateLe Brooks Levitate sono delle scarpe neutre e appartengono alla categoria “protettive”, le A3, facendo riferimento alla  vecchia classificazione,  come è giusto che sia per un prodotto che fa del sistema ammortizzante il proprio punto di forza. Tuttavia Levitate promette di essere anche elastica e reattiva, infatti  è stata collocata da Brooks proprio nella categoria “Energize”.  Non sono propriamente leggerissime, pesano infatti  317 grammi per la versione da uomo contro i 275 per quella da donna,  tuttavia il peso non sembra così esagerato una volta indossate.

Per quanto riguarda la numerazione, nessuna differenza in confronto agli altri modelli Brooks, come invece era avvenuto per le Brooks Launch 4 che richiedevano mezza misura in più; la scarpa è fasciante, ma non opprimente, lasciando il giusto spazio per la mobilità delle dita al suo interno.

Caratteristiche tecniche

Brooks LevitateBrooks LevitateDi seguito le principali caratteristiche tecniche.

  • Peso ufficiale: 317  grammi, nella versione 42,5 US 9.
  • Altezze della suola: 26 mm (tallone), 18 mm (avampiede)
  • larghezze disponibili: D=Medio
  • calzata: calza normalmente
  • tallone: medio
  • mesopiede: medio/stretto
  • avampiede: medio/stretto
  • spazio delle dita: medio basso
  • arco plantare: medio alto
  • forma: arcuata

Estetica e forma

Brooks LevitatePer quanto riguarda l’estetica delle Brooks Levitate, ci sentiamo di dire che l’azienda americana ha fatto un salto di qualità con questo modello. Esteticamente moderne e attraenti con colori accattivanti ma non sgargianti, le Levitate consentono di essere indossate piacevolmente anche al di fuori delle sessioni di allenamento.  In questa fase iniziale sono presenti due modelli , Blu (scelto per il lancio) e Grigio ghiaccio, ma siamo sicuri che Brooks, come in passato, non lesinerà in uscite con differenti colorazioni ed edizioni limitate.

Le novità per Brooks Levitate però non si limitano alla nuova intersuola, anche la tomaia è completamente rinnovata (se così si può dire riferendosi a un modello di nuova collocazione sul mercato), questa  è realizzata in 3D Fit Knit attraverso un processo di cucitura a maglia circolare creando una tomaia tecnica progettata per garantire la traspirabilità dove ce n’è più bisogno e la struttura dove è necessario, si adatta delicatamente al piede, assecondandone i movimenti e adattandosi costantemente alla sua forma, risultando morbida nei punti di flessione  e contenitiva dove serve, in particolare sui bordi della scarpa.

Drop e intersuola

Brooks LevitateL’intersuola delle Brooks Levitate ha un drop di 8 millimetri, passando dai 26 millimetri del tallone ai 18  dell’avampiede, la fondamentale novità di Brooks Levitate consiste nel materiale a base di poliuretano impiegato appunto per l’intersuola. Per gli esperti di scarpe non è una vera novità: è la stessa tecnologia di Adidas con il sistema Boost, ma è presente anche in modelli di altri marchi da Puma a Saucony solo per citarne alcuni.

Brooks DNA Amp

Il sistema Brooks che è stato battezzato DNA AMP, dove DNA richiama il nome tradizionale usato finora dalla casa americana per le intersuole e AMP sta per “Amplificato”, promette però di restituire più energia di qualunque scarpa finora prodotta, a loro dire fino al 72% in più.

Il nuovo modello fa il debutto sul mercato dopo sette anni di ricerche ed è stato prodotto in collaborazione con il colosso Tedesco BASF, unico proprietario della tecnologia impiegata e che viene adattata in base agli studi e alle richieste dei clienti. La base del DNA AMP è una schiuma in poliuretano che si espande in modo naturale, restituendo l’energia sotto forma di spinta verso l’alto nel momento stesso in cui viene applicata la forza, evitando appunto di essere dispersa sul terreno. Per ottenere il massimo dell’efficacia, Brooks ha incapsulato la schiuma in una pellicola in poliuretano termoplastico (TPU di colore argento), che resiste all’espansione orizzontale del poliuretano e restituisce l’energia direttamente al corridore. 

Sempre grazie all’impiego del poliuretano per la costruzione dell’intersuola, si verifica una minore suscettibilità alle variazioni di temperatura caldo/freddo che deteriorano le prestazioni e la durata della scarpa. Il pattern a forma di freccia impresso sulla suola rende quest’ultima molto flessibile anche grazie ai profondi intagli (canali di flessione) che agevolano la rullata favorendo il rapido passaggio dal tallone alla punta.

Classificazione Levitate

Argomento molto dibattuto dagli amanti di corsa e scarpe è la collocazione delle Brooks Levitate all’interno della gamma di modelli dell’azienda, molti i dubbi sollevati principalmente a causa del peso, sono state considerate e catalogate come un’ulteriore scarpa da “ritmo medio”: delle Glycerin ma più reattive, delle Ghost ma con il drop di 8 anziché di 12 millimetri.

Brooks fuga ogni dubbio dichiarando che con questo modello hanno di fatto realizzato una nuova dimensione di running trattandosi di una scarpa ammortizzata quanto i modelli premium, come Glycerin, ma reattiva quanto un modello da prestazioni, unendo in un unico prodotto due concetti che solitamente erano contrapposti tra loro, aggiungendo che la  difficoltà nella progettazione è stata  proprio quella di trovare il giusto equilibrio nell’energia verticale, per ridurre al minimo la dispersione che avviene lateralmente a ogni passo.

Comportamento nella corsa

Brooks LevitateLa prima sensazione che si ha una volta calzate le Brooks Levitate è quella di comodità, ma questo è un aspetto peculiare del marchio. Le Brooks sono comode fin da subito, non si devono adattare al piede; come accennavamo più in su, la scarpa è avvolgente senza dare quella sensazione di oppressione, infatti le dita dei piedi si muovono liberamente al suo interno, non appena si fa qualche passo la sensazione è “strana”, sembra come se l’intersuola fosse riempita di un materiale liquido, dando l’impressione quasi di galleggiare.

Un altro aspetto nuovo, almeno per me che ho sempre corso con scarpe drop 10, è dato dalla diversa inclinazione del piede proprio come conseguenza del drop ridotto a 8 millimetri, sembra come se il tallone “stia per cadere”, una sensazione di poca stabilità, non credevo, ma soli 2 millimetri danno un’inclinazione completamente diversa.

Tenuta sul bagnato

Entrambe queste sensazioni, però, scompaiono non appena si inizia a correre, come tutte le altre scarpe del marchio Brooks risultano facili fin da subito: è la scarpa che si adatta e segue il tipo di corsa e non il contrario. Nella prima uscita percorriamo in totale poco più di 10 km (qui l’attività su Strava), effettuando un allenamento in progressione di ritmo, così da testare il comportamento della scarpa al variare della velocità, effettivamente l’effetto spinta verso l’alto si avverte molto, la scarpa si comporta bene assecondando la transizione e la giornata di pioggia ci permette di poter esprimere un giudizio anche sulla tenuta con il fondo bagnato, aspetto dove Brooks ha mostrato molte lacune nel passato, ed effettivamente sono stati fatti dei passi in avanti: la scarpa non scivola lateralmente e ha un buon grip, perde aderenza leggermente in punta quando si spinge con decisione, quindi giudizio buono, ma ancora distante dalle suole Continental di Adidas, giusto per dare un termine di paragone.

Levitate adatte a tutti i podisti

In ultima analisi riteniamo che le Brooks Levitate siano delle scarpe adatte a tutti i runner e a tutti i ritmi, protettive per corse lente e reattive per lavori più veloci, rimangono tuttavia scarpe da 317 grammi, che difficilmente verranno impiegate dal runner evoluto che effettua ripetute a ritmi sostenuti.

La domanda che ci siamo posti è: quale sarà la politica di Brooks? Estenderà l’intersuola DNA-AMP a tutti i modelli di gamma o almeno a quelli più performanti e leggeri come Launch o Asteria? Staremo a vedere, ma siamo sicuri che nel 2018 questo dubbio sarà sciolto.

Durata e punti di rottura

Per quanto riguarda durata e punti di rottura, vi rimandiamo a un prossimo aggiornamento in quanto non abbiamo ancora percorso i chilometri necessari per esprimere un giudizio approfondito, certo sarebbe interessate, e verrebbero meno  i dubbi sul prezzo, se le Brooks Levitate durassero almeno quanto le Adidas Energy  Boost che ci hanno piacevolmente sorpreso superando abbondantemente i mille chilometri, consigliamo comunque la lettura sull’uso alternato delle scarpe per sfruttarne al massimo il ciclo vitale.

Analogamente per la durata della tomaia, grave problema di Brooks Launch 3, ci riserviamo di esprimere un giudizio in futuro, auspicando nella risoluzione di tale problematica in modo da permettere l’utilizzo delle scarpe per la palestra o il tempo libero per esempio, una volta terminato il ciclo vitale della corsa.

Brooks Levitate

Prezzi e disponibilità

Le Brooks Levitate sono state collocate sul mercato con un presso di 170 euro, non propriamente economiche, tuttavia sono allineate a quello dei modelli concorrenti che impiegano questa tecnologia, solo il futuro e la risposta degli utenti ci potrà dire se la scelta è stata corretta o meno da parte di Brooks.

Le Brooks Levitate sono disponibili nei migliori negozi sportivi Brooks e (presto) on-line su Maxisport.

Per approfondimenti:

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#TheRunningPitt & #CoachTower, come preparare una maratona in poco tempo http://therunningpitt.com/2017/12/therunningpitt-coachtower-come-preparare-una-maratona-in-poco-tempo.html http://therunningpitt.com/2017/12/therunningpitt-coachtower-come-preparare-una-maratona-in-poco-tempo.html#comments Tue, 12 Dec 2017 07:24:34 +0000 http://therunningpitt.com/?p=6636 A due settimane dalla Firenze Marathon, ecco finalmente un breve articolo per descrivere l’altrettanto breve e (travagliata!) preparazione, che in ogni caso ha avuto un lieto fine, anzi direi più che lieto! Avevo già introdotto l’argomento tre settimane fa, ora vado un po’ più nel dettaglio, più avanti sarà Matteo a integrare il tutto con […]

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Firenze Marathon 2017A due settimane dalla Firenze Marathon, ecco finalmente un breve articolo per descrivere l’altrettanto breve e (travagliata!) preparazione, che in ogni caso ha avuto un lieto fine, anzi direi più che lieto! Avevo già introdotto l’argomento tre settimane fa, ora vado un po’ più nel dettaglio, più avanti sarà Matteo a integrare il tutto con i dati tecnici (attenzione, siamo nerd!).
Tra l’altro, Garmin pochi giorni fa ha rilasciato l’aggiornamento che attiva la misurazione della potenza anche nella corsa (servono un Forerunner 935 o un fenix 5 in abbinamento a una fascia cardio con le dinamiche o al Running Dynamics Pod), quindi in futuro avremo ancora più dati… ;-)

Come mi ero preparato in passato

Per le maratone del 2007 (2h51′, un anno e mezzo dopo aver iniziato a correre) e del 2009 (2h40′), avevo utilizzato i libri di Albanesi, per quelle del 2010 (entrambe in 2h32′) e del 2011 (2h30′ e 2h29′) il libro di Pizzolato come base, ma apportando già delle modifiche consistenti in fase di pianificazione.
In quelle del 2012 (2h28′ e 2h32′, con anche un 2h42′ come “lunghissimo”) avevo fatto da solo, stessa cosa nel 2013 per quella di aprile (Londra in 2h29′), mentre per quella di novembre (Torino in 2h32′) mi ero fatto aiutare dal mitico Enrico Vivian (ora anche qui).
Nella primavera del 2014 (2h38′) e del 2016 (2h38′) sono ritornato al “fai da te”, ma con poca convinzione, pensando più che altro alle gare successive, dove infatti avevo corso nettamente meglio da un punto di vista cronometrico (entrambi gli anni, 1h12′ in mezza maratona qualche settimane dopo).

Dai vecchi articoli ho recuperato questi confronti, in riferimento alle undici settimane che vanno dalla “settimana -12” alla “settimana -1” (non viene presa in considerazione la settimana di scarico alla fine della quale c’è la maratona):

Per Berlino 2010 (2h32′): 1.029 km totali (94 km a settimana);
Per Torino 2011 (2h30′): 1.177 km totali (107 km a settimana);
Per Padova 2012 (2h28′): 1.049 km totali (95 km a settimana);
Per Londra 2013 (2h29′): 1.177 km (107 km a settimana);
Per Torino 2013 (2h32′): 1.115 km (101 km a settimana).

Come mi sono preparato con #CoachTower

E per Firenze 2017? Da un punto di vista puramente quantitativo, 74 km la prima settimana (saltato il lungo causa aereo da prendere), 73 km la seconda (saltato vari allenamenti), 26 km la terza (malato), 88 km la quarta (ripresa, nessun lavoro specifico), 604 km dalla quinta alla decima, 70 km l’undicesima. Una media di 85 km a settimana sul totale, ma se togliamo le prime quattro settimane (praticamente perse o quasi), i chilometri di media diventano 96.

Altro “piccolo” problema. La forma era buona a fine giugno (16’10” sui 5.000 m in pista), scarsa a inizio settembre (è fine estate dai…), con pochi chilometri settimanali da aprile 2016 a marzo 2017 e soprattutto pochissimi allenamenti sopra i 14 km (nessuno sopra i 20 km da oltre un anno!), non la situazione di partenza ideale quando si dovrebbe iniziare a costruire e consolidare il ritmo maratona!

Dal punto di vista del numero e dell’alternanza dei lavori settimanali, con Matteo ci sono state grandi differenze con il passato. Un numero maggiore di lavori, consistenti variazioni nei ritmi allenanti e nelle tipologie di allenamento, per andare a “toccare” tutte le grandezze atletiche coinvolte nella prestazione. Ecco due settimane (la sesta e la settima, rispettivamente con 105 e 112 chilometri totali) di esempio:

 

Nei giorni non indicati ho corso su e giù intorno a casa mia (niente corsa in piano…), inserendo il mercoledì anche un paio di andature tecniche (i cosiddetti “running drills”). Sabato in realtà doveva essere la giornata di riposo, ma evidentemente mi sentivo in colpa per le prime quattro settimane della preparazione, praticamente saltate…
Nelle settimane successive sono stato più bravo, rispettando i riposi!

Considerando sempre il percorso (via di ottocento metri bella mossa, da fare su e giù) per gli allenamenti del martedì, giovedì (nel secondo sono andato in pista…) e venerdì, la sequenza prevedeva il martedì un lavoro vicino al VO2max, giovedì un lavoro sopra e sotto il ritmo maratona, venerdì un richiamo di forza, domenica l’allenamento lungo ma con tratti a ritmo maratona o inferiori (per esempio nel progressivo). Se devo essere sincero, i dubbi erano molti… ma sono completamente scomparsi dopo essermi reso conto che tutto stava funzionando molto bene, soprattutto alla fine della settima settimana! L’ottava settimana è stata particolare, con il weekend passato a Milano, nella nona e nella decima invece ho gareggiato “da stanco” (10 km e mezza maratona), inserendo sempre tre lavori durante la settimana.

AGGIORNAMENTO DEL 15/12/2017: ecco l’articolo di #CoachTower, lo potete leggere direttamente sul suo blog.

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Mezza maratona Terre d’Acqua, la vittoria di Corrado http://therunningpitt.com/2017/12/mezza-maratona-terre-dacqua-la-vittoria-corrado.html http://therunningpitt.com/2017/12/mezza-maratona-terre-dacqua-la-vittoria-corrado.html#comments Tue, 05 Dec 2017 07:50:45 +0000 http://therunningpitt.com/?p=6620 Trino Vercellese e la sua maratona sono sempre nel mio cuore. Mi hanno visto scendere per la prima volta sotto le 2h30′ in maratona, mi hanno fatto capire la solitudine del maratoneta e hanno reso la mia vita di podista più serena: a 2h20′ non riuscirò sicuramente ad arrivare! Purtroppo non ho il tempo di […]

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Trino Vercellese e la sua maratona sono sempre nel mio cuore. Mi hanno visto scendere per la prima volta sotto le 2h30′ in maratona, mi hanno fatto capire la solitudine del maratoneta e hanno reso la mia vita di podista più serena: a 2h20′ non riuscirò sicuramente ad arrivare!

Mezza maratona di Trino 2017Purtroppo non ho il tempo di gareggiare tutte le settimane, di conseguenza quest’anno non sono riuscito a partecipare a questa bellissima gara nella ridente località tra il vercellese e l’alessandrino. Per fortuna è giunto al mio capezzale Corrado Pronzati (seguitelo su Instagram), maratoneta nazionale che ho conosciuto alla Milano Marathon 2017 e che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente negli ultimi sei mesi. Corrado ha un personale sulla maratona di 2h23’47”, ma soprattutto è un grande amante dell’atletica. Uno di quei personaggi silenziosi di cui l’atletica italiana ha bisogno per ricostruire la passione, il desiderio di correre più velocemente, di allenarsi più intensamente e di comunicare ai giovani sentimenti ormai archiviati.

Mezza maratona di Trino 2017Sono molto orgoglioso che Corrado abbia accettato l’invito a collaborare con noi di TheRunningPitt, sito che crede che passione, tecnologia e impegno possano permettere a tutti i podisti amatori di correre più velocemente, di ridurre gli infortuni e soprattutto di avere un’esperienza a 360° con la corsa. L’attento lettore si potrà chiedere: ma cosa c’entra la tecnologia nel racconto di Corrado? Beh, il podista genovese ha gareggiato per la prima volta con le Nike Vaporfly 4%, quelle del progetto Breaking2. E non a caso ha vinto la gara! O forse le Vaporfly non c’entrano niente? Beh, su quest’ultimo aspetto, vi consigliamo di leggere la recensione a quattro mani nei prossimi quindici giorni. Nei prossimi mesi Corrado ci racconterà le sue gare e preparerà delle recensioni sulle scarpe Nike. Ma Corrado non è l’unico podista élite che questo mese ha aderito al progetto Pitt 2.0. Leggete la fine dell’articolo per saperne di più!

Per ora lasciamo la tastiera a Corrado, che ci racconta della sua vittoria alla mezza di Trino Vercellese (n.d.r. le foto sono di Arturo Barbieri di Podisti.net).

Mezza Maratona di Trino Vercellese 2017, il racconto della vittoria

La mezza maratona “Terre d’acqua” di Trino Vercellese, disputata il 26 novembre 2017, ha rappresentato per me l’ultimo test agonistico in vista della Pisa Marathon, che si correrà il prossimo 17 dicembre. Esattamente sei settimane dopo la sfortunata prova di Amsterdam (n.d.r. Corrado ha concluso la maratona olandese in 2h33′), dove sono stato colpito da uno stato influenzale e una contrattura che non mi hanno permesso di esprimermi come avrei voluto. Come sempre, smaltita la delusione sono ripartito subito a testa bassa deciso a rifarmi presto, consapevole che le esperienze negative sono sempre utili e aiutano a temprarsi. Il mese di novembre ho corso un buon volume di chilometri, non scendendo mai sotto i centocinquanta settimanali e svolgendo diverse sedute che mi hanno dato fiducia. Il 5 novembre ho corso 30 km alla mezza di Castellazzo Bormida, chiudendola in 1h12’10”; il 12 ho percorso un lungo di 35 km, di cui 30 alla media di 3’43” e con gli ultimi 5 km a 3’17” al km. Il 19 l’incontro con Massi alla mezza di Crema dove in funzione di pacer l’ho aiutato a ottenere il personale sulla distanza, 1h11’51” la sua prova e allenamento ottimo per me in funzione 42,195 km. A metà settimana ho sempre corso allenamenti specifici a ritmo maratona.

Il percorso di Trino e come è andata a finire

A Trino dunque l’obiettivo era quello di spingere per capire il mio attuale valore, consapevole comunque del fatto che il crono sarebbe stato appesantito dai molti chilometri percorsi durante la settimana, non potendomi permettere di scaricare a tre settimane dalla maratona. La mattina appena sveglio ho effettuato come da abitudine, da un mese e mezzo a questa parte, la misurazione dell’HRV, un dato che grazie a Massi ho imparato a interpretare per valutare la mia condizione. Incoraggiato dall’alto valore riscontrato, sono partito alla volta di Trino. La location, per me che abito a Cogoleto (Genova) è abbastanza comoda e l’orario di partenza fissato alle 10:00 mi ha permesso di godere di un buon sonno ristoratore senza lo stress di un’eccessiva levataccia, aspetto molto importante quando si punta a ottenere una buona prestazione in gara. Arrivato a Trino, ho ritirato velocemente il pettorale e ho cominciato il riscaldamento mezz’ora prima del via. La temperatura fortunatamente non era bassissima ma sferzava un vento abbastanza forte.

Mezza maratona di Trino 2017Allo sparo sono partito subito deciso a un ritmo di 3’15” al km e sono rimasto immediatamente da solo. I primi due chilometri all’interno del paese erano riparati dalla brezza e li ho corsi abbastanza agevolmente. Purtroppo dal terzo ho iniziato a fare i conti con il vento sul lunghissimo rettilineo che portava a Costanzana, un vero e proprio muro che mi ha rallentato notevolmente, tanto da registrare al 5° km il tempo di 3’25”. Ho cercato subito di rientrare in media e fino al 10° km ho dovuto spingere decisamente per mantenere un’andatura di 3’20” al km, consapevole che poi avrei potuto recuperare al ritorno quando l’aria avrebbe cominciato a spingermi. Nonostante questa difficoltà, le sensazioni erano decisamente buone e quando ho imboccato la strada del ritorno, sono riuscito a correre facilmente a 3’15” fino al 16° km.

Mezza maratona di Trino 2017Quando corro il test pre-maratona cerco sempre di mantenere un tesoretto di energie in modo da arrivare al traguardo non troppo provato per poi riuscire a continuare al meglio la preparazione nelle ultime tre settimane. Dal 16° km ho avuto la sorpresa di ritrovarmi di nuovo controvento, forse leggermente trasversale, e ho dovuto nuovamente impegnarmi per mantenere l’andatura. La vittoria mi ha reso particolarmente felice e soprattutto le buone sensazioni provate sono state una bella iniezione di fiducia in vista di Pisa. Sono carico e non vedo l’ora di correre la maratona!

Strumenti utilizzati in gara

Per chi fosse interessato, ecco la lista degli strumenti utilizzati da Corrado durante la mezza maratona di Trino Vercellese e il link alle nostre recensioni:

Andrea Soffientini e TheRunningPitt

Mezza maratona di Trino 2017Come scritto nell’introduzione, a dicembre l’ulteriore novità sarà la presenza di un altro podista élite, che scriverà sul nostro sito. Abbiamo reclutato con un grandissimo cachet annuale un grande appassionato di atletica, Andrea Soffientini (seguitelo su Instagram), mezzofondista vincitore per due volte del giro del Varesotto, che ha recentemente vinto la mezza maratona di Gallarate scendendo sotto il muro dell’1h10′. Con Andrea abbiamo un progetto a lungo termine, ancora in fase di definizione, che lo vedrà testare diversi modelli di scarpe e gadget. Ma il suo debutto sul blog sarà il racconto della BoClassic 2017: riuscirà a non farsi doppiare dagli élite keniani?

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Iniziare a correre – The Running Princess http://therunningpitt.com/2017/12/iniziare-correre-the-running-princess.html http://therunningpitt.com/2017/12/iniziare-correre-the-running-princess.html#comments Fri, 01 Dec 2017 08:00:39 +0000 http://therunningpitt.com/?p=6606 Carlotta non è una principiante, ma corre e lavora sia con debuttanti, sia con amatori, sia con professionisti. Dopo l’articolo di presentazione su come correre ed essere felici, ecco la prima rubrica di The Running Princess. Scritto pochi giorni prima del suo nuovo personale sulla mezza maratona a Milano in 1h30’13” (diciassettesima assoluta, seconda SF35). […]

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Iniziare a correre - The Running PrincessCarlotta non è una principiante, ma corre e lavora sia con debuttanti, sia con amatori, sia con professionisti. Dopo l’articolo di presentazione su come correre ed essere felici, ecco la prima rubrica di The Running Princess. Scritto pochi giorni prima del suo nuovo personale sulla mezza maratona a Milano in 1h30’13” (diciassettesima assoluta, seconda SF35). Quali sono i principali consigli per iniziare a correre? Lasciamo la parola a Carlotta, davvero un modello di comunicazione per tutti noi. Seguite le sue storie su Instagram per la preparazione di Boston 2018 e ovviamente i suoi suggerimenti sul nostro blog. Pensati per le donne, ma non solo.

Iniziare a Correre, come fare

Iniziare a correre - The Running PrincessIniziare a correre è sempre un momento speciale.

Innanzitutto perché lo decidiamo.

Le principali motivazioni per iniziare a correre

Una mattina ci alziamo, ci guardiamo allo specchio e non ci piace del tutto quello che vediamo.

Oppure un’occhiata troppo evidente alla pancetta che ci lancia l’amica del cuore, peggio il marito… di quelle occhiate che ti dicono tutto senza aprire la bocca, di quelle che un minuto dopo ti sei già fatta il film di come il vostro matrimonio finirà a causa di una in formissima giovane pulzella.

O magari il motivo è più tragico, perché essere fuori forma alle volte non è solo una questione estetica. La salute che ci abbandona, le analisi sballate, quel posacenere sempre troppo pieno di mozziconi, quella lastra che perplime il medico tanto da farvi venire dei dubbi atroci…

O ancora l’amica che ha iniziato qualche mese prima, che ora sorride leziosa al nuovo “amico di running” mentre voi vi ritrovate a conversare con il vostro cocktail.

O forse il motivo sta nel fatto che volete ritagliarvi un momento lontane da WhatsApp e dal telefono, dall’ufficio, dal frullatore della vostra vita quotidiana. Un’ora di pace nel parco vi fa gola come un bignè a un bambino la domenica.

Quando ho iniziato a correre volevo provare a me stessa che potevo fare qualcosa da sola. Un fidanzato che mi lasciava ogni due giorni, la tesi di laurea quasi pronta, un futuro a forma di punto interrogativo, una situazione famigliare al profumo di chemioterapia e incertezza.

Ho iniziato perché volevo fare qualcosa solo per me.

Un regalo che mi mettesse energia.

Sono uscita e ho corso. Male, malissimo, pochissimo. E il giorno dopo le fibre muscolari sembravano di cristallo. Rotto però.

E poi un’altra volta e un’altra e un’altra. Senza sapere cosa fare, senza sapere dove sarei arrivata.

Poi le prime letture, le prime garette e i primi consigli degli amici. Fino ad arrivare a un allenatore, alle ripetute, alla Maratona.

Vi ritrovate?

I principali consigli per iniziare a correre

Forse sì o forse non ancora, ma se siete al momento in cui le gambe si trasformano in un vaso di Baccarat lanciato dal terzo piano, ora vi do qualche buon consiglio.

Iniziare a correre - The Running PrincessIniziate gradualmente

Nessuno nasce imparato. Quando vi dicono che correre è un’azione naturale è vero, ma lo è per i bambini. Non per voi. Anni di divaning e sedie d’ufficio hanno reso il vostro corpo sordo e muto. I vostri piedi si muoveranno come ferri da stiro sull’asfalto, abituati a camminare da casa all’auto e dall’auto all’ufficio.

Le vostre schiene sembreranno delle parentesi (graffe alle volte) e gambe e braccia avranno la coordinazione di un puledro appena nato.

Non potete pensare di correre 30 minuti di punto in bianco.

Alternate corsa e camminata, ma soprattutto concentratevi sul COME correte. Cercate di sentire l’appoggio del piede, di spingere con le caviglie, alzare le ginocchia, mantenere il bacino stabile e muovere quelle dannate braccia, arti che vengono relegati al dimenticatoio tra i runner.

Fissate l’appuntamento con la corsa in un’ora non a rischio

Quando ho iniziato correvo la mattina alle sei. Non perché mi piacesse, perché vi assicuro che non sono così masochista da dirvi che correre al freddo e al buio sia delizioso. Andavo alle sei perché alle sei ero certa che nessuno potesse trovare altro da farmi fare.

Se andrete in pausa pranzo, basterà un collega in ritardo con una domanda urgente per farvi trovare la scusa perfetta per rimanere alla scrivania. Se pensate di correre la sera invece, come potrete non essere tentate da un aperitivo con gli amici, da una mostra o un happening? Se pensate di correre al posto di fare altre mille attività piacevoli o siete delle rocce e cascasse il mondo, ma andate, oppure se siete anche un po’ fragili cadrete nella seduzione del bel vivere (che poi vi assicuro che correre è pure più bello).

Iniziare a correre - The Running PrincessAndate con qualcuno

Il modo migliore per rispettare un appuntamento è sapere che qualcuno ci aspetta.

Se raccontare una scusa a noi stesse è facilissimo, raccontarla all’amica che vi ha scritto dieci messaggi per organizzare la corsa di oggi sarà molto molto più difficile. Noi siamo indulgenti con noi stesse, ma poi ci vergogniamo di raccontare le nostre debolezze.

Mettiamo il caso che stasera abbiate deciso di correre. Arrivate a casa e scoprite che il vostro completo da corsa preferito è a lavare. Se siete sole potrebbe parervi una scusa valida. Ora provate a dire alla vostra amica che le tirate una sola perché volevate vestirvi di rosa, ma avete solo la maglia blu e il blu non vi dona…

Ecco appunto…

Iniziare a correre - The Running PrincessComprate le giuste scarpe

Iniziare a correre con scarpe scadenti e usurate vi farà più male che bene. Vesciche, male ai piedi, male alle ginocchia… Senza contare che noi donne NON POSSIAMO USCIRE CON SCARPE VECCHIE. Comprate scarpe da corsa. Sembra banale, ma ho visto iniziare tante persone con scarpe improbabili. O le hanno cambiate o non corrono più.

Ciao ciao ginocchia!

Imparate a vivere sano

Usate la “scusa” della corsa per mangiare meglio e, magari, smettere di fumare. Se correre darà i suoi benefici veri dopo un paio di mesi, una vita sana vi cambierà immediatamente.

E non c’è nulla di più motivante del sentirsi bene, del sentirsi forti e belle. E magari di perdere un paio di chili.

Pronte?

Ok, ora andate.

Iniziare a correre - The Running PrincessAlla prossima “puntata”, nella quale parleremo di tecnica di corsa.

Per approfondimenti

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Dopo oltre quattro anni senza una maratona corsa BENE (Londra 2h29′ e in parte Torino 2h32′ nel 2013), e sole due maratone (Milano nel 2014 e Padova nel 2016) iniziate e concluse così così (nessuno spunto agonistico e seconda metà parecchio più lenta della prima), finalmente è arrivata la maratona della riscossa, vissuta dall’inizio alla fine con una grande presenza mentale e un furore agonistico che non provavo da tanti anni nella distanza regina. Il tutto reso ancora più epico da condizioni meteo particolarmente avverse, soprattutto se valutate in associazione al percorso della Firenze Marathon 2017 (vedi anche l’articolo a cinque giorni dalla gara). In situazioni come queste, ogni velleità sul tempo finale va abbandonata, preferendo una gestione delle situazioni che si creano in gara: “Rinuncia al crono, e pensa al piazzamento!”

Firenze Marathon 2017 in cifre

Firenze Marathon 2017Parto subito dalle cifre e dai numeri, per poi passare al racconto vero e proprio: 2h38’55” il mio real time (3’46” al km, 163 bpm medi, 187 la cadenza media), 1h19’24” il passaggio alla mezza maratona, 1h19’31” la seconda metà (7” di differenza, negative split mancato per 8”, anche se il percorso della seconda mezza è nettamente più impegnativo di quello della prima). 24° assoluto all’arrivo, 20° maschio, 3° di categoria SM40. Qui la classifica completa, qui la mia gara su Strava, qui tutti i video ai vari passaggi, da tutte le angolature (gran bel servizio di TDS!).
La mia progressione in classifica: 55° (50° maschio, 8° SM40) al 5° km, 42° (37° maschio, 9° SM40) alla mezza maratona, 29° (24° maschio, 4° SM40) al 40° km, per un totale di trentun sorpassi dal quinto chilometro al traguardo!

L’arrivo a Firenze sabato

Mia moglie e io siamo arrivati in treno a Firenze nel primo pomeriggio. Un veloce passaggio in albergo (zona Ponte Vecchio) a lasciare i bagagli e poi via in taxi all’Expo a ritirare il pettorale e a incontrare gli altri ASICS FrontRunner presenti. Stringere la mano ad Alex Zanardi e fare una foto con lui la ciliegina sulla torta di una giornata da subito molto positiva. Rientro a piedi in albergo con qualche perplessità sulla situazione climatica, a causa di un caldo umido quasi estivo! Cena “talebana” in camera con l’amico Federico, compagno di ben quattro (ora cinque!) maratone, mentre le nostre mogli erano in libera uscita a mangiar tartufo e simili…
Ore 21:30 a letto, sveglia puntata alle 5:00 per la (finta) colazione in camera (la partenza della gara era alle 8:30).

Sveglia battuta sul tempo, un occhio alla situazione meteo (Google dava 20% possibilità di pioggia, su altri due siti addirittura niente pioggia), ore 6:47 su WhatsApp arriva il messaggio di Fede: “Pioggia sfangata mi sa.”. Le classiche ultime parole famose, poi quasi aggravate da quelle dell’amico e compagno di squadra Simone in griglia, cinque minuti prima della partenza… “Fa quasi troppo caldo!”.

Vista la temperatura prevista in gara (tra i 7° e i 10°), opto per calze lunghe compressive (ASICS), pantaloncino attillato (ASICS), smanicato compressivo (SKINS) sotto la canotta, manicotti (ASICS) più per la comodità d’infilarci i due gel che per altro. Ai piedi, le ASICS Gel DS-Trainer 22, ancora non utilizzate in gara, ma testate per una sessantina di chilometri in vari allenamenti intorno al ritmo previsto.

Appuntamento con Simone una cinquantina di minuti prima della partenza, breve sgambata di cinque minuti e poi via nelle rispettive griglie (io nella prima, loro nella seconda, ma la distanza effettiva era di due metri!).

La partenza dal Duomo

Firenze Marathon 2017Bellissimo partire tra il Duomo e il Battistero, nessun problema a trovare il proprio spazio, visto che la prima parte di gara prevedeva un bel rettilineo. Parto senza preoccuparmi del ritmo e infatti vengo superato da tutte le parti dai soliti indiavolati. Primo mille intorno ai 3’50”, quindi decido di mettermi a ritmo e mi accodo a un gruppetto molto numeroso.

Nel frattempo, ha già iniziato a piovere: prima un paio di gocce, che ben presto diventano un vero e proprio diluvio! La frase “Non può piovere per sempre” mi rimbalza un paio di volte nella testa… e anche questa sarà un’altra previsione sbagliata!

Passaggio alle Cascine

Come sempre in maratona, decido di splittare manualmente ogni 5 km e di controllare il tempo trascorso, anche se ora con Race Screen risulta tutto ancora più semplice. Primo split 18’46” (3’45” al km), tutto come da programma. Tra il settimo e l’ottavo chilometro entriamo nel Parco delle Cascine, e poco alla volta mi ritrovo a guidare un gruppetto di diversi atleti. Nel frattempo, la pioggia sempre più battente rende il fondo parecchio scivoloso, soprattutto perché in certi tratti si corre su un tappeto di foglie secche bagnate. A un certo punto l’intensità della pioggia cala, ma in realtà si è solo trasformata in grandine!

Secondo split di 5 km in 18’57” (3’47” al km), un lieve rallentamento che non mi preoccupa, considerando le condizioni del fondo sul quale stavamo correndo. Terzo split leggermente più veloce (18’50”, 3’46” al km), al 17° km usciamo dalle Cascine e passiamo sul ponte per il primo dei due tratti Oltrarno.

Oltrarno e passaggio alla mezza maratona

Mi sento praticamente un pacer: dalle Cascine sto guidando un bel gruppo di podisti a un ritmo molto regolare, e chilometro dopo chilometro raggiungiamo e superiamo diversi atleti. C’è un unico atleta (spagnolo) del gruppetto che procede a strappi: a momenti mi supera e mi stacca di una decina di metri, per poi farsi riprendere. Farà così diverse volte, per poi staccarsi definitivamente poco prima del cavalcavia più impegnativo del percorso, intorno al trentacinquesimo chilometro. Per tutta la gara (la mente gioca brutti scherzi sotto sforzo, chiederò lumi a Cesare Picco!), m’immaginavo la scena di questo sorpasso con io che gli dico “No se escherza con Jesus!”. Avete visto tutti “Il Grande Lebowski” (The Big Lebowski), il capolavoro dei fratelli Coen? Ecco, quella scena lì… :-D

Firenze Marathon 2017Firenze Marathon 2017Al 19° km c’è il bellissimo passaggio (“bellissimo” per le foto e il contesto, meno per correrci…) per Ponte Vecchio (5 km dal 15° al 20° in 18’44”, 3’45” al km), col primo “assaggio” di pietroni scivolosi, poi al ponte successivo si va nuovamente Oltrarno per un breve tratto, altro ponte e via verso il Lungarno della Zecca Vecchia per il passaggio alla mezza maratona. Mi sento molto bene fisicamente, ho la consapevolezza di poter aumentare, ma voglio aspettare fino al 30° o 32° km prima di provare a cambiare ritmo.

I chilometri intorno allo stadio, il momento peggiore

Firenze Marathon 2017Dopo la mezza si passa vicino a Santa Croce, e anche qui i pietroni scivolosi la fanno da padrone, poi arriva la parte peggiore della gara. Si corre in periferia, la pioggia è sempre tanta, il pubblico (giustamente, visto anche il clima) praticamente inesistente, la strada è ora un lungo rettilineo, ma non ci si può rilassare perché è pieno di pozzanghere, quindi spesso siamo costretti a cambiare traiettoria per evitarle. Inizio a sentire parecchio freddo alle mani e alle cosce. Poco alla volta mi accorgo che il gruppo che sto trainando è sempre meno numeroso. Davanti invece continuo a vedere atleti sempre più vicini e a superarli.

Al 25° km lo split più veloce, 18’38” (3’44” al km), poi i successivi chilometri si fanno difficili perché la pioggia s’intensifica nuovamente e a essa si aggiunge un forte vento contrario. Dal 25° al 30° km infatti lo split più lento della gara (18’59”, 3’48” al km), ciononostante ho effettuato altri sei sorpassi e nel gruppetto rimaniamo ormai in cinque.

Al 32° km c’è il passaggio nello stadio, sulla pista di atletica, nonostante tutto sento che le gambe spingono ancora bene, quindi cerco di rimanere concentrato e di aumentare piano piano il passo. In poche centinaia di metri mi accorgo di essere rimasto da solo, al passaggio del 35° km guardo lo split (18’50”, 3’46” al km), sensazione stranissima: ero convinto di aver aumentato tanto il ritmo, in realtà l’ho praticamente mantenuto mentre sono gli altri (sia quelli che erano con me, sia quelli che erano davanti) ad aver rallentato: e qui sale un po’ di preoccupazione, visto che ci sono ancora sette chilometri, i più duri del percorso!

La trance agonistica degli ultimi chilometri nel centro storico

Davanti vedo un bel gruppo di atleti, ma sono veramente lontanissimi. Sono abbastanza convinto di non rischiare di andare in crisi proprio adesso, mi concentro quindi sul passo e sulla cadenza, cercando di correre leggero, visto il fondo sconnesso e scivoloso e le tante curve insidiose. Butto sempre un occhio davanti e curva dopo curva vedo che il distacco diminuisce, anche se rimane sempre consistente.

Firenze Marathon 2017Al cartello del 39° km decido di giocarmela, quindi faccio un ulteriore sforzo e provo ad aumentare il passo, più che altro agendo sulla frequenza, visto che a livello spinta dei piedi c’è poco da fare, dopo tutti quei chilometri su fondo scivoloso le gambe non rispondono ai comandi. Intorno al 40° km (18’52” dal 35° al 40° km, 3’46” al km) effettuo altri tre sorpassi, davanti ormai mi restano solo tre atleti, ma sono a una quindicina di secondi. Il primo (la quinta donna) lo passo poco dopo, e procede veramente molto piano. Gli altri due però sono ancora più avanti, quindi serve veramente un ultimo sforzo. Siamo in pieno centro storico, il fondo e le curve non aiutano. Ne supero uno al 41° km, poi affianco l’altro e poco prima della curva a 90° che immette sul rettilineo dove erano posizionate le griglie, lo supero. A questo punto, la trance agonistica è totale, mancano poco più di quattrocento metri, vado in progressione anche se mi accorgo che le ginocchia ormai non si alzano più.

Firenze Marathon 2017Arrivo al Duomo, curva secca a sinistra, vedo il traguardo con il tempo, 2h38’45”… non esiste che lo faccio arrivare a 2h39′, quindi ultimo scatto e taglio il traguardo qualche secondo prima. Foto di rito con il fotografo ufficiale, poi medaglia, telo di sopravvivenza, una bacio alla moglie infreddolita, non provo nemmeno a spogliarmi e a mettermi una maglia asciutta perché le braccia sono praticamente paralizzate, aspetto Simone che arriva poco dopo (gran gara anche per lui!) e piano piano mi dirigo verso l’albergo.

Nonostante la doccia bollente, finirò di battere i denti e tremare circa un’ora e mezza dopo, davanti a un paio di chili di fiorentina accompagnati da due bottiglie di Rosso e da una di Brunello di Montalcino. Degna di nota anche la bottiglia di Laurent-Perrier rosé bevuta a cena o i sei vini degustati durante la serata di lunedì, ma qui parliamo di corsa… ;-)
Correre è bello, come è bello mangiare e bere bene: mangiare e bere BENE dopo aver corso ALLA GRANDE, credo sia la combinazione perfetta!

Strumenti utilizzati in gara

Per chi fosse interessato, ecco la lista degli strumenti utilizzati durante la Firenze Marathon 2017 e i link alle nostre recensioni:

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Black Friday su Amazon… e non solo! http://therunningpitt.com/2017/11/black-friday-su-amazon-e-non-solo.html http://therunningpitt.com/2017/11/black-friday-su-amazon-e-non-solo.html#comments Thu, 23 Nov 2017 13:00:57 +0000 http://therunningpitt.com/?p=6573 Su tanti siti, gli sconti sono iniziati da diversi giorni, anche se la giornata vera e propria del Black Friday è ovviamente domani. Quelli di Amazon la fanno da padrone, gli anni scorsi hanno sempre tirato fuori qualche sconto incredibile su un particolare modello GPS o altri gadget “podistici”. Qui un piccolo riassunto delle nostre più […]

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Black Friday

Su tanti siti, gli sconti sono iniziati da diversi giorni, anche se la giornata vera e propria del Black Friday è ovviamente domani. Quelli di Amazon la fanno da padrone, gli anni scorsi hanno sempre tirato fuori qualche sconto incredibile su un particolare modello GPS o altri gadget “podistici”. Qui un piccolo riassunto delle nostre più recenti recensioni, suddivise per categoria e ordinate cronologicamente dalla più nuova alla più vecchia…

Aggiornamento: nei commenti l’elenco delle offerte del momento!

Amazon

Gps

Garmin Forerunner 735XT (a breve la nostra recensione, link su Amazon)

Garmin Forerunner 235 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin Forerunner 935 (nostra recensione, link su Amazon)

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Garmin fenix 5 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin Forerunner 35 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin fenix 3 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin Forerunner 630 (nostra recensione, link su Amazon)

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Qui la guida scritta a novembre 2016 per orientarsi tra i vari modelli

Fasce e altro

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Qui l’articolo sulle fasce, con tanti suggerimenti per gli acquisti suddivisi per fascia di prezzo

Bilance

Il nostro articolo completo, con le bilance suddivise per esigenze e fascia di prezzo, tutti i link per l’acquisto sono all’interno

Activity Tracker

Il nostro articolo completo, con i consigli per gli acquisti e i link sempre all’interno

Libri

Qui una piccola parte della bibliografia del blog (sicuramente da completare!), recentemente abbiamo trovato molto interessante il testo di Cesare Picco e il concetto di “mindfulness” applicato alla corsa. Buttate un occhio anche all’elenco di marzo 2017 e quello di fine 2016. Qui comunque l’elenco di tutti gli articoli che parlano di libri!

Scarpe

Qui l’elenco degli articoli con i modelli che abbiamo testato, all’interno trovate i vari link per gli acquisti, su Amazon o su Running Warehouse Europe.

Runscribe

La nostra recensione (anche in lingua inglese), all’interno il nostro link dedicato per acquistarlo dal sito ufficiale usufruendo della spedizione gratuita!

Stryd

Per la misurazione della potenza, siamo in contatto con Stryd per sviluppare e ampliare la base dei podisti italiani che si allenano in maniera innovativa. Allenarsi con la potenza è complesso (la nostra recensione dettagliata di Stryd), ma appagante. Proprio per questo, da ora fino alla conclusione del Black Friday, è attiva una promozione per acquistare DUE sensori di potenza Stryd, attraverso il link dedicato:
https://www.stryd.com/running-pitt
al prezzo promozionale di 300 dollari (attualmente il cambio è di 1,17 $ per €). La spedizione avverrà dalla Germania. Ovviamente non vi serviranno due sensori, ma soltanto uno: l’altro lo condividerete con un vostro amico podista. Sicuramente questa è una delle migliori offerte dell’anno, visto che normalmente il singolo sensore costa 229 euro.

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New York City Marathon 2017, il racconto http://therunningpitt.com/2017/11/new-york-city-marathon-racconto.html http://therunningpitt.com/2017/11/new-york-city-marathon-racconto.html#comments Wed, 22 Nov 2017 07:30:06 +0000 http://therunningpitt.com/?p=6541 La maratona di New York rappresenta per molti podisti italiani sia un punto di partenza che uno d’arrivo. Per me è stata una grande opportunità di divertimento per quarantotto ore e la possibilità di rispolverare vecchi ricordi di quando ero un “giovane” studente, quindici anni fa a New York City. Sono in grande ritardo con […]

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La maratona di New York rappresenta per molti podisti italiani sia un punto di partenza che uno d’arrivo. Per me è stata una grande opportunità di divertimento per quarantotto ore e la possibilità di rispolverare vecchi ricordi di quando ero un “giovane” studente, quindici anni fa a New York City.

Sono in grande ritardo con la pubblicazione di parecchie recensioni, tra cui un paio di scarpe oltre a Compex Runner. Ho inoltre appena preparato in maniera dettagliata la recensione del Garmin Forerunner 235, ma non potevo esimermi dal raccontare velocemente le mie impressioni a caldo, raccontando la mia brevissima esperienza a New York. Cinque voli dopo quello del ritorno a casa, ecco il racconto di come è andata a finire la mia maratona di New York, 2h33’15”, 53° assoluto e 1° MM45, prestazione che mi ha dato maggiore visibilità del solito, nonostante il cronometro (e la potenza della corsa) al di sotto delle (mie) attese.

Maratona di New York, il racconto della vittoria di categoria

Ma come mai hai scelto la maratona di New York, con quel percorso così difficile, se eri in forma? Come ti sei preparato? Puoi postare e commentare le dinamiche di corsa? Se per il podista medio rappresenta la meta preferita e per l’amatore un traguardo da raggiungere, per me New York è molto di più, perché ho studiato Management oltreoceano, imparando a vedere le cose con altre prospettive. Ma quella è tutta un’altra storia. I giorni successivi alla competizione del 5 novembre, sono stato contattato da amici e conoscenti per rispondere ad alcune domande sulla gara. Non avendo avuto tempo di scrivere individualmente, ho pensato di dedicare questo spazio per raccontare il mio breve viaggio nella Grande Mela.

Per la mia trasferta americana è stato pianificato tutto in dettaglio: acquisto pettorale a febbraio, partecipazione al concorso di New Balance da aprile a settembre, prenotazione non vincolante di hotel e volo, con la speranza di essere scelto da New Balance come testimonial della manifestazione. Speranza vana: l’azienda di Boston ha preferito altri atleti. Peccato non essere stato considerato all’altezza. Mi hanno votato in tantissimi, ma la mia costanza negli allenamenti non ha compensato la poca presenza social. Su quest’ultima parte sto lavorando per migliorare e da poco ho aperto una pagina personale Facebook per dare consigli di corsa ai meno esperti o semplicemente per discutere di tecnologia.

E la maratona di New York? Iniziamo come al solito dagli obiettivi. Si noti che le foto e le infografiche di questo articolo sono state estratte da Garmin Connect, da Stryd e da Podistinet.

La maratona di New York 2017: obiettivi e preparazione

Avevo parecchie aspettative da questa gara, con obiettivi ambiziosi e una preparazione diversa da solito. Vediamo cosa è cambiato rispetto al solito.

Miei obiettivi: migliorare la forza

Durante le vacanze estive ho avuto più tempo per leggere, studiare, approfondire e capire come cercare di migliorare il mio modo di correre. Il libro di Carlo Buzzichelli sulla periodizzazione della forza, l’incontro con Andrea Sguinzi mi hanno aperto nuovi orizzonti. Penso che a quarantacinque anni sia giusto cambiare la preparazione: tutto sommato, diventare un atleta completo è sempre stato il mio obiettivo, da quando ho iniziato a correre. Ora però devo riuscire a far coincidere la mia vita complessa con gli allenamenti e per questo sulla corsa ho chiesto aiuto ad Andrea di Running4you.

New York City Marathon 2017Miei obiettivi. Sapendo di essere in buona forma, ma al tempo stesso conoscendo il fatto che sarebbe stato impossibile migliorare il mio personale di 2h29’07” di Parigi in un percorso ostico come New York, ho pensato di inserire degli allenamenti di forza nella preparazione della maratona. Come descritto in vari articoli sulle dinamiche di corsa e nei resoconti delle gare, penso che l’unico modo di ridurre il decadimento della prestazione con il passare dei chilometri, sia quello di migliorare la mia forza. Per fortuna, il mio livello di forza è basso, quindi dovrei avere qualche margine di miglioramento. Analizzando il cruscotto informativo Stryd si nota chiaramente che la forza è il mio vero punto debole nella corsa, dato che ho già sensibilmente migliorato la biomeccanica di corsa negli ultimi diciotto mesi.

Preparazione: troppi viaggi

La preparazione si è svolta discretamente, ma i troppi viaggi nei quattro mesi di preparazione mi hanno impedito di correre intensamente. Ho preferito come al solito la quantità alla qualità: da luglio a fine ottobre Detroit, Mosca, Stoccarda, Varsavia, tante volte Anversa, oltre alla meritata vacanza al caldo della Sardegna, hanno limitato le mie sedute intense. Ho sbagliato? Mah, provare per credere. Inoltre, in posti sconosciuti o città troppo caotiche ho preferito correre sul tapis roulant. Per la prima volta ho corso il doppio lungo: venerdì 30 km sul tapis roulant a 3’50” al km, domenica (dopo viaggio intercontinentale) ancora 30 km a 4’07”. Contrariamente rispetto al solito, nessun test pre-maratona, a posteriori penso sia stato un errore strategico.

Compex Runner

Ho inoltre utilizzato per tutta la preparazione il Compex Runner, strumento pensato per noi podisti, non solo per il recupero attivo, ma anche per lo sviluppo della forza. Ho svolto una seduta a settimana e due di recupero dopo gli allenamenti intensi. Compex Runner si è rivelato uno strumento fantastico, che ha facilitato il recupero, permettendo di aggiungere un’uscita in più ogni due settimane. Se avessi più tempo sarebbe ancora più utile, ma la mia vita frenetica difficilmente mi permette di essere così sistematico come vorrei. Ad ogni modo, di Compex Runner parleremo in una recensione dettagliata nelle prossime settimane.

Attesa alla partenza della maratona di New York

Arrivare alla partenza è risultato complesso, estremamente complesso. Ma fin da subito ho capito che qualcosa non sarebbe andato come avrei voluto.

Sveglia e HRV

La sveglia è suonata presto, intorno alle 4:00 del mattino. La variabilità del mio battito cardiaco, con HRV4training, ma anche con EliteHRV e ithlete si è dimostrata più bassa del solito. Così bassa che di primo acchito pensavo di aver sbagliato la misurazione. Ma in effetti era vero: il viaggio last minute l’ho sicuramente sentito, quantomeno a livello di ritmo circadiano. Nella prossima vita, prometto che viaggerò qualche giorno prima, per avere un miglior aggiustamento a livello fisiologico.

Tre ore e mezza d’attesa

New York City Marathon 2017Come tutti coloro che hanno partecipato a gare internazionali sanno, l’attesa della partenza in queste gare è davvero snervante. Se in Europa i controlli sono molto più semplici, anche in manifestazioni importanti, qui le procedure assumono una formalità eccessiva, sebbene giustificata dai recenti attentati. La scena è conosciuta a molti, ma illogicamente vera. Prendere il pulmino dell’organizzazione alle 5:30, con code interminabili. Arrivare a Staten Island alle 6:30 e aspettare fino alle 9:00 prima di poter entrare in griglia. Cinquanta minuti in piedi, accalcati come fossimo a un concerto rock. Purtroppo, non essendo sub-elite, non ho avuto la possibilità di restare al caldo della palestra e comparire alla partenza pochi minuti prima della gara come hanno fatto i professionisti. Ovviamente io sono stato tra i fortunati a poter partire a tre metri dai primi, so che per chi è partito dietro la situazione è stata ancora più difficile. Per fortuna, le tre ore e mezza di attesa sono volate, grazie all’incontro con Vincenzo, giovane talento in fuga, emigrato a Stoccolma da un anno. In effetti gli italiani rappresentavano quasi il 6% dei partecipanti, e io ho trovato una persona molto interessante.

Racconto della gara

New York City Marathon 2017Guardando la medaglia della maratona di New York, anche il più distratto come me si è accorto che il percorso attraversa cinque distretti. Prima di partire, abbiamo assistito al canto dell’inno nazionale: mi sono venuti i brividi, ricordando il mio graduation day di quindici anni fa. Pochi secondi dopo, mi sono reso conto della mia fortuna: potevo correre a New York City in uno degli eventi più belli al mondo. La giornata non era perfetta, all’ottima temperatura di dodici gradi faceva da contraltare la troppa umidità, il rischio di pioggia e soprattutto l’insidioso vento.

Staten Island

New York City Marathon 2017Allo sparo, il ponte di Verrazzano mi ha fatto percepire immediatamente il freddo, ho preferito iniziare lentamente, la strada era sgombra, sono passato prima che arrivasse la grande folla, ma la partenza in salita e il forte vento mi hanno obbligato a tenere il freno a mano tirato. Sul ponte ho capito che la gara sarebbe stata molto complessa. Primo chilometro chiuso in 3’57”, anche perché contrariamente a Parigi, non abbiamo potuto effettuare alcun riscaldamento. La prima parte di gara è volata relativamente velocemente, ma le sedute di pesi in palestra si sono fatte sentire. Pur non correndo a ritmi eccessivi, fin dai primi chilometri ho sentito la stanchezza di una preparazione intensa, nonostante il tapering da manuale. Non so se ci fosse dietro anche l’aspetto psicologico, con il punto e mezzo in meno di HRV rispetto alla media dell’ultimo mese.

Passaggio per Brooklyn

New York City Marathon 2017La gara vera è iniziata alla conclusione del ponte, quando finalmente i primi podisti in fila indiana hanno iniziato a imprimere ritmi relativamente veloci, complici le discese e il grandissimo incitamento del pubblico locale. Avevo già provato due volte sensazioni simili alla maratona di Boston, ma a Brooklyn il numero di persone sul ciglio dei marciapiedi è moltiplicato. Incitamento, urla, suoni di campanelli, bambini festanti nonostante la forte brezza, hanno portato i primi a spingere oltremodo. Io mi sono accodato a un gruppetto di atleti con cui abbiamo alternato un buon passo.
New York City Marathon 2017Passaggio ai 10 km in 35’30”, leggermente più lento delle previsioni, con Race Screen che prevedeva una chiusura in 2h31′. Restavo comunque ottimista, avendo corso parecchie volte a quei ritmi, sapevo di potermi gestire al meglio. In quel frangente di gara sono stato aiutato dalla potenza di Stryd, purtroppo sull’orologio avevo impostato solo la potenza istantanea e non quella a 30”. Nonostante i lunghi rettilinei e i falsopiani, il tracciato si è mostrato molto scorrevole e sono riuscito a gestirmi al meglio.

Arrivo al Queens, il momento più difficile della gara

New York City Marathon 2017Ma l’imprevisto è sempre in agguato, al passaggio della mezza in concomitanza con il superamento del Pulanski Bridge, il cartello della mezza maratona impietosamente indicava 1h15’30”, nulla di illogico rispetto alla velocità con cui avevo affrontato la prima parte. Ma nella mia mente è balenata solo una domanda: perché fare fatica? Alla fine, mi dicevo, ero stanco, avevo già corso due volte negli ultimi dodici mesi sotto le 2h30′, la seconda parte sarebbe stata durissima.
New York City Marathon 2017Non ho nemmeno fatto in tempo ad arrivare al Queens Midtown Tunnel, quello che si vede sempre in televisione, che la mia potenza era diminuita, il mio passo più breve, la mia voglia di correre, prima ai massimi, ora era scesa sottozero. Sono stati i chilometri più lenti della gara, sono stato superato da una ventina di podisti, ho avuto davvero pessime sensazioni, pensando che facesse più freddo di quanto fosse realmente. Non ho potuto ammirare l’East River, ma la consapevolezza di correre in salita ha reso quei chilometri infiniti. Per fortuna, l’arrivo in First Avenue mi ha risvegliato dal torpore. I lunghi viali pieni di gente mi hanno fatto ritornare l’energia che mi era mancata pochi minuti prima. I saliscendi della First non hanno inciso più di tanto, il mio unico pensiero era mantenere una potenza adeguata, senza guardare troppo il ritmo. Al traguardo ci sarei arrivato senza problemi, essendo la mia ventinovesima maratona.

Passaggio al Bronx e Manhattan

Non ho particolari ricordi della parte solitamente più difficile per il maratoneta, non correndo al limite, mi sono goduto il paesaggio. L’attraversamento del Bronx, il passaggio previsto le strade piatte di Harlem, è trascorso velocemente, raggiungere il centro di Manhattan è stato quasi indolore. Sette-otto chilometri non hanno influenzato la mia dinamica di corsa, pensavo che ci fossero più variazioni nell’altitudine. Ma per chi cerca il tempo, questa parte serve per accelerare al meglio, in attesa di arrivare a Central Park.

Arrivo a Central Park

New York City Marathon 2017Gli ultimi quattro chilometri mi hanno fatto capire per l’ennesima volta di essere portato per gestire la sofferenza. Salite e discese di questa parte di gara erano irrilevanti, dovevo semplicemente correre velocemente. Dai miei calcoli mentali pensavo di poter chiudere sotto le 2h33′, ho quindi aumentato l’andatura, e complice l’incitamento della folla festante, ho iniziato pochi ma decisivi sorpassi, che mi hanno permesso di ottenere il primo posto di categoria in una gara così prestigiosa come New York. Se non l’avessi fatto, sarei semplicemente arrivato secondo. Una delle poche volte in cui invecchiare ha i suoi benefici!

Dopo la maratona di New York

Sembra inverosimile, ma dopo la maratona, quattro chilometri a piedi e una breve doccia, sono immediatamente ripartito per casa. Peccato non aver avuto l’upgrade in Business Class. Veloce corsa antistress il lunedì pomeriggio in Valle Olona che mi ha mostrato di non aver dato tutto in gara. Poi partenza per Parigi, Sorrento e settimana successiva a Varsavia, correndo sempre sul tapis roulant. Dopo due settimane ho ripreso completamente, tanto da correre il PB e salire sul podio di categoria alla maratonina di Crema 2017, grazie a un pacer d’eccezione e a un percorso molto lineare. Ma quella è tutta un’altra storia, che merita di essere raccontata separatamente.

Strumenti utilizzati in gara

Per chi fosse interessato, ecco la lista degli strumenti utilizzati durante la mia maratona di New York, e i link alle nostre recensioni:

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Cinque giorni alla Firenze Marathon 2017… AKA Pitt@Firenze3.0 http://therunningpitt.com/2017/11/cinque-giorni-alla-firenze-marathon-2017-aka-pittfirenze3-0.html http://therunningpitt.com/2017/11/cinque-giorni-alla-firenze-marathon-2017-aka-pittfirenze3-0.html#comments Tue, 21 Nov 2017 09:05:07 +0000 http://therunningpitt.com/?p=6538 Come dicono i francesi, “les jeux sont faits”: ancora un paio di sgambate e poi arriverà il momento di gareggiare. Nuovamente in maratona (dal 2007, tredici quelle concluse, dodici quelle con fini agonistici), nuovamente a Firenze, per la terza volta (ecco spiegato il “3.0” del titolo): esordio in maratona e prima visita in città nel […]

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Firenze Marathon 2017Come dicono i francesi, “les jeux sont faits”: ancora un paio di sgambate e poi arriverà il momento di gareggiare. Nuovamente in maratona (dal 2007, tredici quelle concluse, dodici quelle con fini agonistici), nuovamente a Firenze, per la terza volta (ecco spiegato il “3.0” del titolo): esordio in maratona e prima visita in città nel 2007 (2h51′, un anno e mezzo dopo aver iniziato a correre), ritiro nel 2014 a causa di un infortunio non recuperato del tutto, con nel mezzo quasi altre dieci visite da turista, per una delle città che mia moglie e io amiamo di più e che ormai per forza di cose conosciamo meglio!

Decisione presa ad aprile al primo meeting degli ASICS FrontRunner Italy (a Cuneo), praticamente due secondi dopo aver saputo che era una delle gare in Italia alla quale ASICS teneva di più: troppo invitante il pensiero di combinare un obiettivo agonistico (senza il quale purtroppo, non riesco ad allenarmi seriamente) con un paio di giorni di vacanza post-maratona!
A Cuneo tra l’altro ho conosciuto Matteo (Torre), che dopo una bella carriera, con una posizione di rilievo in Ferrari (sì, proprio quella!), ha deciso di mollare tutto per dedicarsi alla sua passione, ovvero il triathlon da atleta e coach, principalmente con lo studio approfondito di tutto quello che riguarda la performance e il training negli sport di resistenza, per poi applicarlo non solo in ambito prettamente agonistico, ma anche nella gestione delle risorse umane nell’ambiente aziendale, con un visione della pratica sportiva come parte fondamentale di una vita equilibrata.
Un lungo e ricco percorso formativo con chiari riferimenti alle ultime tendenze che arrivano da oltreoceano, ma una visione della macchina-uomo sicuramente influenzata dall’ambiente lavorativo precedente (telemetria, telemetria, telemetria…), tanto che il suo motto è: “Senza dati, sono solo opinioni!”. Applicare quindi scienza e tecnologia nel “monitorare e modificare”, piuttosto che scegliere un tipo di lavoro o tabella e cercare di seguirlo/a fino alla fine. Inutile aggiungere che ci siamo da subito trovati molto d’accordo su diversi aspetti…

Una volta deciso assieme per dodici settimane di preparazione specifica, il problema principale, per quanto mi riguarda, è stato presentarmi in una forma accettabile per un inizio_preparazione_specifica degno di questo nome! Infatti, la forma di lunedì 4 settembre (“Giorno 1”) non era assolutamente paragonabile a quella di domenica 25 giugno (16’10” sui 5.000 m in pista), con l’ulteriore aggravante di non aver superato i 20 km nella singola seduta da… dalla mezza del 7 maggio 2016 (conclusa in 1h12’53”)! Come se non bastasse, da un anno e mezzo il numero di allenamenti con una distanza finale sopra i 14 km si poteva contare sulle dita di una mano…

Articolo su Runner's World Italia di Novembre 2017

Articolo su Runner’s World Italia di Novembre 2017

I dettagli e obiettivi del programma li elencherò con Matteo dopo la maratona, quello che posso anticipare è che in pratica è stato fatto… un vero e proprio miracolo in sole otto (anzi sette) settimane! Sì, sette settimane perché le prime tre sono praticamente andate perse: la prima (74 km) in vacanza in Grecia a Lefkada, la seconda (73 km), con un paio di sedute interrotte causa malanni di stagione, la terza (26 km) per ritrovare la salute, la quarta (88 km) semplicemente per riprendere a far chilometri, senza alcun lavoro intenso o strutturato.
Dalla quinta ho finalmente iniziato a seguire il programma, e devo dire che nelle successive sette settimane la forma è migliorata in maniera inaspettata (ovviamente con il contributo di qualche allenamento particolarmente “impegnativo”, per usare un eufemismo: la corsa purtroppo non regala niente!). Programma che tra l’altro doveva considerare il fatto che dal lunedì al venerdì avevo a disposizione solo percorsi collinari, con l’unica zona dove fare qualche lavoro strutturato costituita da una via di ottocento metri, tra l’altro non proprio piattissima.

604 km nelle sei settimane dalla quinta alla decima (ho corso 37 giorni sui 42 disponibili), 70 km su cinque sedute in quella appena passata (l’undicesima settimana), nella quale ho già iniziato a scaricare. Con Matteo si è creata una bella sinergia, tanto che lavoreremo assieme anche per la London Marathon del prossimo anno, obiettivo sicuramente pianificabile meglio, avendo parecchio tempo per lavorarci come si deve.

Quindi, la risposta alla domanda che tutti mi fanno, “A Firenze si va per…”? Sinceramente, la risposta ancora non la so: le sensazioni sono buone, le due gare corse volutamente da stanco (10 km sedici giorni fa e mezza maratona nove giorni fa) qualche dato in più me (ce) lo hanno dato, però la forma è migliorata in maniera talmente repentina e con poco tempo ulteriore a disposizione, che risulta molto difficile ipotizzare un ritmo maratona in maniera precisa (la fatica che facevo a 3’43” al km in questo allenamento sei domeniche fa non è paragonabile a quella che provo oggi allo stesso ritmo!).
Senza dimenticare che il percorso di Firenze è tutto tranne che scorrevole: quasi piatto (partenza e arrivo a 63 metri di altitudine, in gara non si superano mai i 65 e non si va mai sotto i 43 metri), ma con oltre cento cambi di direzione e qualche chilometro sul fondo sconnesso del centro storico. Partirò quindi prudente e cercherò di correre con margine almeno fino al trentesimo chilometro, a quel punto dovrebbe accendersi la miccia dell’agonista che è in me…

Finirla BENE la missione, quindi due metà quasi uguali o in negative split l’obiettivo vero: se poi vogliamo proprio parlare di crono finale… sotto 2h40′ la sufficienza, mentre con un tempo inferiore alle mie ultime due maratone (2016 e 2014) sarò abbastanza soddisfatto, anche se in realtà a fine gara non sono mai del tutto soddisfatto :-D

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Correre ed essere felici, The Running Princess http://therunningpitt.com/2017/11/correre-ed-felici-the-running-princess.html http://therunningpitt.com/2017/11/correre-ed-felici-the-running-princess.html#comments Mon, 20 Nov 2017 07:34:08 +0000 http://therunningpitt.com/?p=6527 Abbiamo incontrato Carlotta qualche settimana fa in una ridente località in provincia di Vercelli. Durante la corsa, ci aveva annunciato che avrebbe pubblicato un libro elettronico, The Running Princess, pensato per chi voglia iniziare a correre. A parte suggerirle un algoritmo per capire il miglior giorno di pubblicazione su Amazon (ovviamente ignorato), in 8 km […]

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The Running PrincessAbbiamo incontrato Carlotta qualche settimana fa in una ridente località in provincia di Vercelli. Durante la corsa, ci aveva annunciato che avrebbe pubblicato un libro elettronico, The Running Princess, pensato per chi voglia iniziare a correre. A parte suggerirle un algoritmo per capire il miglior giorno di pubblicazione su Amazon (ovviamente ignorato), in 8 km abbiamo parlato di tantissime cose. Siccome siamo entrambi persone “concrete”, dopo quaranta minuti e tante discussioni siamo arrivati a due conclusioni. La prima è che Carlotta inizierà a scrivere anche per il nostro sito, mentre per la seconda non vi svelo la sorpresa. La potete leggere alla fine dell’articolo.

Di certo, dopo il lancio di Pitt 2.0, al blog mancava un personaggio femminile. E siamo molto orgogliosi di aver preso uno dei personaggi più interessanti del panorama podistico italiano. Carlotta è una podista straordinaria, con ottimo potenziale per migliorarsi, nonostante corra da dodici anni. Sul nostro blog si occuperà di parlarci del modo migliore per iniziare a correre e farlo in maniera serena. Ma non sarà la solita rubrica, l’ironia sarà all’ordine del giorno.

Le lasciamo quindi la tastiera per una piccola introduzione prima del primo articolo, previsto per una delle prossime settimane. Benvenuta Carlotta!

The Running Princess: la nuova rubrica al femminile

Iniziare a correre è lo scoglio, l’unico scoglio, quello che ogni runner deve superare. E non ditemi che per voi è stato facile e intuitivo, perché non è così. Poi, se amate sentirvi superman, questo è tutt’altro discorso. D’altronde vi capisco, io mi definisco “The Running Princess”, quindi la modestia non è di casa.

Facciamo così, vi spiego la mia rubrica ad una condizione: giù le maschere da SuperRunner e su quelle dell’ironia. Nulla di quello che leggerete nella nuova rubrica “The Running Princess” sarà serio, moderato, calcolato, ma nemmeno noioso e già sentito.

Carlotta, la sua storia in 180 parole

The Running PrincessMi chiamo Carlotta, RunningCharlotte a volte, Charlotte altre, Carlo mi chiamavano all’asilo in un infelice tentativo di abbreviare il mio nome. Per voi sarò “semplicemente” The Running Princess.

Mi occupo di corsa da qualche anno, corro da dodici e sogno di diventare fortissima da sempre. Peccato che la mia sia stata una via in salita, visto che la sola volta che da ragazza ho calcato una pista di atletica mi è venuta una crisi d’asma. La prima volta che ho deciso di correre ho fatto circa 700 metri e poi per mia fortuna sono valdostana ed è iniziata la discesa. Il secondo tratto di piano è stata un’agonia, il rientro in salita una Via Crucis con tutte e dodici le stazioni, forse qualcuna extra per vomitare dietro a un cespuglio.

Questo vi fa capire come a vent’anni non fossi affatto in forma. Diciamo che “il fisico” per dichiararmi portata all’atletica non l’ho mai avuto, ma a un certo punto sono proprio peggiorata e, quando anche l’ultimo soffio di vivacità adolescenziale ha abbandonato le mie gambe, sono letteralmente CORSA ai ripari.

Come avvicinarsi alla maratona di Boston

La mia è stata una strada fatta di forza di volontà, gesti inconsulti, allenamenti a orari improbabili e gare delle quali non vi dirò mai i risultati, ma oggi posso dirmi felicemente atletica e non tanto male.

Da qualche anno la mia “missione” è quella di condividere la mia esperienza con potenziali runner che non sanno ancora di esserlo e aiutarli a superare tutti quegli impedimenti, reali o artifici della mente, che costringono gambe e cuore a rimanere sul divano.

Il mio bersaglio prediletto sono le donne e alle donne parlerò, ma so bene che la vita funziona come in discoteca: dove vanno le donne, prima o poi arrivano anche gli ometti.
Ho un obiettivo ambizioso, ma da ex manager vi posso dire che è realizzabile: far correre tutti. Tutti, ma proprio tutti. E se non vogliono correre, che almeno camminino.

Insomma, io sarò la mano amica che vi porterà oltre lo scoglio iniziale. Se poi invece sapete già volare, sono certa che vi strapperò comunque una risata. Due dettagli: non ho più crisi d’asma e Massi Milani mi aiuterà a preparare la Maratona di Boston. Cercherò di avvicinarmi alle tre ore.

Perché ridete? Non ora, tra un po’!

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Maratona di Torino 2017, il racconto di Diego http://therunningpitt.com/2017/11/maratona-torino-2017-racconto-diego.html http://therunningpitt.com/2017/11/maratona-torino-2017-racconto-diego.html#comments Thu, 16 Nov 2017 07:45:45 +0000 http://therunningpitt.com/?p=6511 Abbiamo conosciuto Diego grazie al concorso organizzato quest’estate da New Balance e Runner’s World per partecipare alla maratona di New York. Anche se né io né Diego siamo stati selezionati per la gara nella Grande Mela, abbiamo deciso di scrivere articoli a quattro mani su scarpe e GPS. Diego nella sua preparazione ha utilizzato il […]

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Abbiamo conosciuto Diego grazie al concorso organizzato quest’estate da New Balance e Runner’s World per partecipare alla maratona di New York. Anche se né io né Diego siamo stati selezionati per la gara nella Grande Mela, abbiamo deciso di scrivere articoli a quattro mani su scarpe e GPS. Diego nella sua preparazione ha utilizzato il braccialetto Polar OH1 per misurare il battito cardiaco, le scarpe Brooks Launch 4 e soprattutto il Polar M430 per ripetute e sedute intense. Sono bastati pochi minuti per decidere l’iscrizione alla gara di casa: Torino, citata negli ultimi giorni più per i problemi d’inquinamento che per le performance dei podisti. A causa di un cambiamento di calendario, ora a fine ottobre, Torino, una gara molto popolare negli ultimi anni, ha visto un calo significativo di podisti, che hanno preferito altre mete. Peccato davvero perché la Turin Marathon rappresenta una gara di prestigio che ha visto nel suo albo d’oro parecchi personaggi eccellenti, tra cui Sammy Korir, il primo keniano ad aver corso dieci maratone sotto le due ore e nove minuti.

Dopo Massimiliano Doria, anche il nostro podista torinese ha cullato il sogno di correre una maratona a quattro minuti al chilometro, obiettivo giudicato da Albanesi come l’eccellenza del podismo amatoriale. Nel seguito l’affascinante racconto sulla maratona di Torino del nostro amico Diego, grande tester Polar e malato come noi di dati e numeri. Ce l’avrà fatta? Leggetevi l’appassionante seguito.

Maratona di Torino 2.0: un percorso ostico ma emozionante

Maratona di Torino 2017, il racconto di DiegoLa tattica di gara era stata definita la settimana prima della maratona. “Percorso: allora, fino alle Molinette devi salvare le gambe. Quindi, per tutto il tratto che va dalla Gran Madre alle Molinette devi fare attenzione a non allungare mai il passo per tenere il ritmo. Se perdi qualche secondo lì, vai sereno. Le curve non troppo strette: frenare e rilanciare costa fatica. Dalle Molinette a tutta Nichelino puoi recuperarli tutti, a colpi di un secondo al chilometro. L’uscita da Nichelino è in leggera salita e ha il cavalcavia, occhio che lì potresti sentirti stanco, è a causa del falsopiano. Ma, finito quello, vai sereno fino a tutta Borgaretto. Il pezzo rognoso è dalla mezza fino all’IperCoop, lì devi assolutamente accontentarti di perdere dei secondi e di nuovo tenere il passo corto. Però da lì in avanti hai fino a tutta via Zino Zini per recuperare, praticamente in 8 km puoi recuperare la salita e rimetterti in pari, senza esagerare. Dopodiché hai cinque chilometri dove devi stare calmo e tenere il ritmo: sei preparato per arrivare bene al trentaseiesimo. Il resto, lo farà il talento. Scende e devi andare. Vai!”.

Inizio dalla fine, con l’ultimo messaggio che mi ha inviato il mio coach e amico Davide qualche giorno prima della maratona, con tutti gli importantissimi dettagli del percorso. Sono in dubbio se abbia testato il tracciato in auto o in bicicletta, glielo devo chiedere. Fatto sta che la sua analisi del percorso è stata fondamentale in una gara dall’altimetria non semplice.

Malato di maratone come molti podisti

La maratona mi ha fatto avvicinare al mondo della corsa, ha sempre esercitato su di me un fascino particolare, paradossalmente volevo parteciparvi quando ancora non correvo. Ed è stata sempre la maratona a farmi prendere una pausa dalla distanza regina, sì perché forse ne avevo corse troppe  troppo vicine, tre in cinque mesi per l’esattezza. In realtà dovevano essere due (Firenze a novembre del 2015 e Parigi ad aprile 2016), ma proprio quest’ultima mi ha regalato un incontro speciale, quello con il “muro del maratoneta”, quando al quarantesimo chilometro volevo fermarmi,  giuravo che mai più mi sarei trovato sulla linea di partenza di una quarantadue chilometri. Ma a distanza di neanche ventiquattr’ore, a bordo del  TGV di ritorno a Torino, mi balenò l’idea di iscrivermi alla Maratona di Trieste che ci sarebbe stata un mese dopo. Avevo bisogno di vendetta e non volevo aspettare, e così è stato.

Dopo queste tre maratone ravvicinate ho voluto staccare la spina perché, come tutti i runner sanno, la maratona impegna molto soprattutto a livello mentale. Volevo quindi correre rilassato dedicandomi a gare più brevi e cercare di migliorare anche sulla velocità. Ma un anno dopo, la voglia di cimentarmi nella distanza maggiore è tornata a farmi visita.

Correre la maratona in quattro minuti a chilometro, la partenza

Il mio Progetto Maratona di Torino in 2h48′ è nato a maggio e con l’aiuto di Davide ci ho messo tutto l’impegno, la determinazione, la fatica e il tempo che avevo. Ho corso con temperature proibitive in una delle estati più torride che ricordi, all’alba, di notte e mio malgrado quasi sempre in solitaria a eccezione di qualche sporadica uscita di corsa lenta.

La mattina della maratona mi sento pronto, soddisfatto del percorso fatto fino a questo momento e consapevole di essermi allenato al meglio, ma comunque non propriamente tranquillo e rilassato, con la consapevolezza che la maratona può presentare insidie inaspettate e punire severamente per il minimo errore.

Maratona di Torino 2017, il racconto di DiegoBreve riscaldamento e mi posiziono sulla linea di partenza, purtroppo non  ho difficoltà a mettermi davanti, i numeri non sono più quelli degli anni precedenti. La classifica della Maratona di Torino 2017 parla di meno di 1.400 finisher, troppo pochi per una città come Torino, mi auguro che nei prossimi anni i numeri tornino quelli di un tempo. L’orario di partenza è rispettato, siamo puntali. Ore 9:31, colpo di pistola e il viaggio inizia. Certo che la maratona è sempre una bella emozione, ma correre nella propria città aggiunge quel qualcosa in più. Il primo chilometro che scorre come sempre troppo velocemente e sono già alla Gran Madre, ecco i ragazzi del settore triathlon di Base Running, la mia società, sono schierati nel loro completo da bike e mi mandano i primi incoraggiamenti, breve rettilineo ed entriamo nel Parco del Valentino, mi sento subito a casa. Non sono passati neanche quattro chilometri e il percorso ha già regalato tre salite mica da ridere, arrivo alle Molinette e come da indicazioni adesso posso rifiatare. Cerco di trovare finalmente il ritmo, quello che per mesi è stato il mio riferimento e in questo lungo rettilineo ci riesco, Gianfranco, il ragazzo che mi corre affianco,  invece non riesce a contenersi  e continua a fare l’elastico, i primi chilometri scorrono un filo troppo veloci e in men che non si dica siamo alla rilevazione del decimo chilometro. 39’45”. Per ora, tutto bene.

Torino, dal decimo chilometro alla mezza maratona

Maratona di Torino 2017, il racconto di DiegoLa giornata è coperta, la temperatura è perfetta, tutto sembra andare per il meglio, il dodicesimo chilometro coincide con la partenza de “La 30”, lo start  per loro è previsto alle 10:30, un’ora esatta dopo la partenza della maratona: ho calcolato che se tutto va come spero, solamente chi corre a un passo di almeno 3’32” al km dovrebbe riuscire a raggiungermi. Scorgo in lontananza il gonfiabile della partenza, ci sono un sacco di persone, tutti i compagni di squadra  che prenderanno parte alla trenta chilometri urlano il mio nome, un’emozione fortissima, guardo l’ora: 10:18, benissimo, entro dentro Nichelino, una bella folla che tifa ai bordi della strada, ecco il cavalcavia, il gruppo che mi precede dista un centinaio di metri ma perde visibilmente terreno, forse sto andando troppo veloce, fammi controllare, passaggio ai 15 km 59’49”… bene così!

In un attimo siamo alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, conosco alla perfezione questo tratto di strada, coincide con l’ultimo chilometro di una delle mie corse preferite, la Tuttadritta, una dieci chilometri che parte dal centro di Torino e arriva a Stupinigi ed è appunto tutta dritta. Anche qui la folla è numerosa, favorita dal fatto che si possono osservare due passaggi, infatti giriamo tutto intorno alla Residenza Reale per rientrare sullo stesso vialone, qui c’è l’incrocio con gli altri partecipanti,  qualche saluto e mi avvio verso  metà gara, la condizione è ancora molto buona, ma sono consapevole che la parte più difficile deve ancora venire. Passaggio alla mezza 1h24’14” ed ecco l’ennesimo cavalcavia che mi regala qualche posizione, perché la distanza dal gruppo che mi precede, dove ci sono la prima e la seconda donna, si è ridotta a pochi metri.

Torino, dalla mezza maratona al trentesimo chilometro

Maratona di Torino 2017, il racconto di DiegoAdesso però inizia il pezzo “rognoso” ed è anche il più anonimo di tutta la gara, un’altra salita impegnativa e svolta a destra che ci immette sullo stradone che porta all’IperCoop, proprio in questo tratto aggancio la seconda donna,  la keniana Ruth Chelagat Wakabu,  questo mi fa perdere un po’ la concentrazione perché la sua corsa è un continuo tira e molla. Ovviamente lei si gioca la vittoria e deve provare a ricucire, quindi  la lascio fare cercando di concentrarmi sul mio ritmo, siamo al 25° km e lei salta il ristoro, si gira verso di me e mi chiede se le passo la bottiglia, mi fa segno di avvicinarmi. “E no, rallenta tu” penso io, prende l’acqua e si butta all’inseguimento della prima, svolta a destra in Corso Settembrini, finalmente il tratto anonimo e meno tifato è alle spalle, stiamo rientrando verso il centro città, in questa fase credo di aver espresso la mia miglior biomeccanica di corsa di tutta la gara, supero il 28° km, siamo a due terzi, svolta a sinistra, ormai sono praticamente agganciato al gruppo di testa femminile, le due donne e altri cinque o sei ragazzi, vedo in lontananza il coach, sto correndo ancora bene, mi sposto per andare a salutarlo, mi urla di stare rilassato con le spalle, di mettermi alla testa del gruppo e che sono sotto il tempo, senza neanche accorgermene mi ritrovo effettivamente davanti. Guardo il passo istantaneo a 3’40” al km: potere dell’adrenalina!

L’arrivo della Maratona di Torino con gli ultimi chilometri in salita

Maratona di Torino 2017, il racconto di DiegoL’incitamento del coach mi ha dato quello che mi serviva in questo momento, sono vicino a casa, potrei correre bendato. Procedo spedito verso il 30° km, ecco la rilevazione: due ore e una manciata di secondi. Ho perso qualcosa ma sono in tabella, intanto mi trovo ormai a correre scortato da polizia, macchina della direzione corsa  e dal camioncino con il cronometro sul tetto, non sono certo lì per me, ma per la testa femminile, comunque la cosa mi piace, mi esalta. Via Zino Zini sta per finire, supero la passerella Olimpica, ma all’improvviso sento che qualcosa non va, accidenti è troppo presto per una crisi, mancano ancora undici chilometri, l’orologio conferma che il passo è più lento di qualche secondo, prendo un gel sperando che non sia troppo tardi, nonostante la crisi sono comunque in testa al gruppo. Superato il trentaduesimo km trovo di nuovo il coach ad aspettarmi, adesso grida più forte di prima, “Passo corto e disteso: ancora quattro chilometri e poi scende” e infatti da qui in avanti la lunghissima salita che porta fino a Corso Francia mi sembra infinita e la patisco, è più pesante di come me l’ero immaginata. La corsa non è più efficiente come qualche minuto prima e i piedi non sono così reattivi, sento che sbattono a terra e fanno rumore, anche la frequenza è diminuita, cerco di concentrarmi sulla postura, accorcio il passo e mi focalizzo sull’arrivo, nonostante tutto riesco a staccarmi dal  gruppo e procedo in solitaria, segno che anche loro stanno accusando il percorso, la prima donna è poco dietro, sento gli applausi e gli incitamenti della gente. Finalmente la salita è terminata, il più è fatto e la parte difficile è ormai alle spalle, mancano una manciata di chilometri, riesco ad allungare un minimo. Ecco il cartello “Ultimo chilometro”, imbocco via Roma, l’emozione che mi trasmette è indescrivibile, non ci sono più gambe dure, non c’è più fatica, sento il cuore scoppiarmi dentro, supero Piazza San Carlo, due ali di folla urlanti, cerco mia moglie con lo sguardo ma non la trovo… eccola… l’emozione è ai massimi livelli, vedo Davide e gli faccio segno che è tutto ok. Supero la linea del traguardo con il tabellone che segna 2h52’41”, sono un maratoneta per la quinta volta, mi classifico 25° assoluto e 7° di categoria, soddisfazione immensa.

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