The Running Pitt http://therunningpitt.com Corsa, allenamento, alimentazione, scarpe e orologi GPS dei podisti amatori che vogliono migliorare le prestazioni in maratona e nelle altre distanze. Corri con Pitt e Massi. Mon, 16 Jul 2018 06:52:01 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.7 http://therunningpitt.com/wp-content/uploads/2018/03/cropped-apple-icon-touch-125x125.png The Running Pitt http://therunningpitt.com 32 32 Amazon Prime Day 2018 http://therunningpitt.com/2018/07/amazon-prime-day-2018.html http://therunningpitt.com/2018/07/amazon-prime-day-2018.html#respond Mon, 16 Jul 2018 06:47:56 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7662 Siete pronti per l’Amazon Prime Day 2018? Dalle 12:00 di oggi alle 24:00 di domani, tante offerte a rotazione. Di solito le offerte migliori riguardano i prodotti meno recenti, quindi se vi serve un GPS, una fascia cardio, una scarpa in particolare… buttate un occhio a questo elenco: sono le nostre recensioni, suddivise per categoria... Read more »

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Amazon Prime Day 2018Siete pronti per l’Amazon Prime Day 2018? Dalle 12:00 di oggi alle 24:00 di domani, tante offerte a rotazione. Di solito le offerte migliori riguardano i prodotti meno recenti, quindi se vi serve un GPS, una fascia cardio, una scarpa in particolare… buttate un occhio a questo elenco: sono le nostre recensioni, suddivise per categoria e ordinate cronologicamente dalla più nuova alla più vecchia…

Gps

Polar M200 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin Forerunner 235 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin Forerunner 935 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin fenix 5X (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin fenix 5 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin Forerunner 35 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin fenix 3 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin Forerunner 630 (nostra recensione, link su Amazon)

Polar M430 (nostra recensione, link su Amazon)

Qui la guida scritta a novembre 2016 per orientarsi tra i vari modelli

Fasce e altro

Polar OH1 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin Running Dynamics Pod (nostra recensione, link su Amazon)

Qui l’articolo sulle fasce, con tanti suggerimenti per gli acquisti suddivisi per fascia di prezzo

Bilance

Il nostro articolo completo, con le bilance suddivise per esigenze e fascia di prezzo, tutti i link per l’acquisto sono all’interno

Activity Tracker

Il nostro articolo completo, con i consigli per gli acquisti e i link sempre all’interno

Libri

Qui una piccola parte della bibliografia del blog (sicuramente da completare!), recentemente abbiamo trovato molto interessante il libro di Gastone Breccia, quello di Cesare Picco e il concetto di “mindfulness” applicato alla corsa. Buttate un occhio anche all’elenco di marzo 2017 e quello di fine 2016. Qui comunque l’elenco di tutti gli articoli che parlano di libri!

Scarpe

Qui l’elenco degli articoli con i modelli che abbiamo testato, all’interno trovate i vari link per gli acquisti, su Amazon.

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Garmin e Galileo GPS, la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/07/garmin-galileo-gps-recensione.html http://therunningpitt.com/2018/07/garmin-galileo-gps-recensione.html#respond Thu, 12 Jul 2018 06:35:50 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7596 Come il lettore saprà, Galileo è il sistema di navigazione satellitare europeo, finanziato dall’unione Europea con l’obiettivo di  avere un’alternativa alla versione americana del sistema di posizionamento GPS. Anche se i satelliti sono stati lanciati in orbita nel 2016, finora il sistema Galileo era sconosciuto alla maggioranza dei podisti, sebbene presente già dal 2016 sugli... Read more »

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Come il lettore saprà, Galileo è il sistema di navigazione satellitare europeo, finanziato dall’unione Europea con l’obiettivo di  avere un’alternativa alla versione americana del sistema di posizionamento GPS. Anche se i satelliti sono stati lanciati in orbita nel 2016, finora il sistema Galileo era sconosciuto alla maggioranza dei podisti, sebbene presente già dal 2016 sugli ultimi modelli iPhone e Samsung.

Ma da qualche settimana è stato introdotto anche sui nuovi orologi Garmin.

Freccia Galileo GPS

Garmin incontra Galileo GPS, il sistema di navigazione satellitare europeo

Come ci ricorda Wikipedia in un linguaggio burocratico, Galileo è il «primo sistema di navigazione satellitare globale civile in Europa, finanziato e di proprietà dell’UE». L’intento della commissione era di migliorare la precisione della rilevazione, garantendo un’accuratezza superiore rispetto al sistema GPS Americano.

Avevamo parlato nel 2015 della precisione dei GPS e all’epoca pensavamo che Apple per il fitness potesse superare Garmin nella misurazione dei dati. A posteriori ci eravamo sbagliati, ma per valutare il futuro, ricordiamoci quanto disse Bill Gates qualche anno fa: «la maggior parte delle persone sopravvalutano quello che possono fare tra due anni e sottovalutano ciò che possono fare in dieci anni». Ad ogni modo a fine Giugno 2018, con l’annuncio del Fenix 5+ (presto la recensione sul blog), Garmin ha dimostrato la sua capacità innovativa introducendo sugli ultimi modelli l’opzione di attivare il sistema di ricezione Galileo.

Su quali modelli? e il sistema Galileo è davvero innovativo e permette di migliorare la misurazione dei dati? come si fa ad installarlo? qual è la precisione in strada? e finalmente si può misurare il GPS in pista? cosa raccomandate se non avete un modello tra quelli indicati? e soprattutto, occorre davvero utilizzare i nuovi modelli «plus» per correre con Galileo?

Come al solito l’articolo si divide in sezioni, potrete premere sul link per accedere alla parte che vi interessa:

Noi abbiamo iniziato i test il 24 Giugno 2018 sia su Fenix 5, sia su Garmin Forerunner 935, in strada e in pista, correndo oltre 250km. Di seguito troverete la nostra opinione.

Il sistema Galileo: cos’è?

Il sistema di posizionamento Galileo è un sistema alternativo al GPS di posizionamento e navigazione satellitare.

Galileo è stato ufficialmente inaugurato il 15 dicembre 2016, con l’idea di lanciare in orbita 26 satelliti complessivi. Attualmente se ne trovano solamente 22, sebbene dai miei test, almeno su Apple Iphone 7 Plus in Italia se ne vedono soltanto 8. Secondo un documento ufficiale della commissione Europea, il sistema Galileo ha un margine di errore inferiore rispetto al GPS. A livello orizzontale, si parla del 1% e il 10%. Se utilizzato in combinazione con Glonass, il sistema russo e GPS, l’errore diminuisce tra il 19% e il 31%, a seconda del posizionamento e delle condizioni meteorologiche. Chiaramente questi test non sono stati effettuati correndo, ma da buon esperto di marketing, per chi comunica, i risultati dovrebbero rappresentare il miglior scenario possibile (=magari non è così bello come descritto).

Per chi cercasse maggiori dettagli, il consiglio è cercare su Google: GNSS, Global Navigation Satellite System.Logo Galileo

Fino al 2015, per i podisti esisteva solamente il GPS, poi nel Fenix 3 e nel 920Xt è stato introdotto il Glonass, sistema russo nato durante la guerra fredda per applicazioni militari, ed attivato sugli orologi Garmin, su Polar (su Polar M600) e Suunto (su Spartan Ultra). A fine 2017 Galileo ha lanciato in orbita 22 satelliti, consentendo un’accuratezza inferiore ai 4 metri orizzontalmente e 8 metri verticalmente.

Galileo e Garmin, vantaggi teorici

Ma quali sono i vantaggi del sistema Galileo?

Escludendo l’aspetto «nazionalistico», i principali obiettivi del sistema Galileo erano diversi. Ovviamente una tecnologia più recente per definizione consente grossi benefici per gli utenti:

  • in primo luogo, una migliore precisione nella geo-localizzazione verticale (per l’altitudine) e orizzontale (per la distanza) rispetto a quella del sistema GPS;
  • un aumento della copertura globale dei segnali inviati dai satelliti;
  • una migliore capacità del segnale nelle aree urbane (sarebbe da testare alla maratona di Francoforte: qualche volontario?);
  • infine, una certificata affidabilità, con l’invio del «messaggio di integrità» per avvertire della perdita del segnale. Si noti che per ora non ho avuto modo di verificare il funzionamento di Galileo, non avendo corso la maratona di Anversa, famosa per i suoi tunnel di oltre 1km.
Vantaggi Galileo

Ecco la lista dei principali vantaggi «teorici» di Galileo. Ma sono veri anche in pratica?

Come l’attento lettore saprà, ovviamente vige il principio di interoperabilità: così come Glonass e GPS possono essere utilizzati congiuntamente, anche GPS e Galileo potranno esserlo. Per ora non esiste la possibilità di utilizzare tutti i tre sistemi contemporaneamente, considerando anche che quello Cinese BeiDou non funziona ancora sugli orologi fitness (ma già disponibile sull’Iphone e anche sui dispositivi Garmin).

Galileo: su quali orologi?

La lista è destinata a aggiornarsi, con l’introduzione di nuovi modelli. Ma per ora è limitata ai seguenti modelli:

Così come per la potenza nella corsa, pensiamo che il Fenix 3 e il 920Xt non avranno a disposizione Galileo! (nota: il Fenix 3 contiene un chip Mediatek 3333 che… ha il supporto di Galileo, quindi teoricamente sarebbe possibile attivarlo. Ricordiamoci però che l’ultimo aggiornamento Garmin del firmware Fenix 3 è stato a Febbraio 2017!)

principali dispositivi Garmin con Galileo

La lista dei dispositivi Garmin compatibili con Galileo. Si aggiungeranno il Fenix 3 e il 920xt? certamente no!

Si tenga presente infine che la qualità della ricezione dipende fondamentalmente dal ricevitore e dal design dell’orologio. Correndo con Fenix 5X e con Forerunner 935 abbiamo avuto l’impressione che la stabilità del segnale fosse diversa. E leggendo i commenti sul Forum Garmin, ci sono pareri diversi. Per la nostra opinione, leggere il seguito.

Galileo: come fare ad installarlo?

Una volta capito su quali orologi Galileo funziona, l’installazione dipende dalla tipologia di utente che pensate di essere: impaziente o cauto. Nel primo caso, potreste già scaricare il firmware Beta, nel secondo aspettare quello ufficiale.

Firmware Beta

Questa è l’installazione tipica del Fenix 5 e Fenix 5+. Si tratta semplicemente di scaricare una serie di file che vi consentono di aggiornare il dispositivo alla versione più recente ma non completamente collaudata del software. Prestate però attenzione: se nel week-end dovete correre una sky marathon o un Ironman, vi consigliamo di aspettare. Ecco la procedura, solo per cuori forti:

1. Scarica e decomprimi fenix _ *** Beta.zip
2. Inserisci il file gupdate.gcd, trovato nella cartella System_v ***, nella cartella \ GARMIN del dispositivo
3. Inserisci il file gupXXXX.gcd, trovato nella cartella Sensor Hub_v ***, nella cartella \ GARMIN \ REMOTESW del dispositivo
4. Inserisci il file gupXXXX.gcd, trovato nella cartella Display_v ***, nella cartella \ GARMIN \ REMOTESW del dispositivo
5. Inserisci il file gupXXXX.gcd, trovato nella cartella GPS_v ***, nella cartella \ GARMIN \ REMOTESW del dispositivo
6. Se disponi di un dispositivo abilitato WiFi, inserisci il file gupXXXX.gcd, trovato nella cartella WiFi_v ***, nella cartella \ GARMIN \ REMOTESW del dispositivo
7. Inserisci tutti i file trovati nella cartella Text_v *** nella cartella \ Garmin \ TEXT del dispositivo
8. Disconnettiti dal tuo computer e procedi attraverso l'aggiornamento.

Firmware ufficiale

In questo caso, attendendo il Firmware ufficiale, basta semplicemente sincronizzare i dati con il Garmin Connect ed effettuare l’aggiornamento sull’orologio. Si noti che per attivare Galileo serve una seconda sincronizzazione con Garmin Express.

Aggiornamento Galileo su Garmin Fenix 5X

Non serve molto tempo per l’installazione di Galileo, una volta scaricato il firmware sull’orologio

L’aggiornamento dati non richiede troppo tempo per essere attivato, dopo pochi secondi otterrete un messaggio che v’informerà del completamento dell’aggiornamento.

Installazione Galileo

L’installazione di Galileo richiede meno di un minuto.

Chiaramente però, dovrete aggiornare nell’app della corsa la scelta della tipologia di ricezione.

Per maggior dettagli, si veda il paragrafo delle App Garmin nella recensione dettagliata del Fenix 5.

Scelta Garmin e Galileo

Una volta installato, bisogna comunque attivarlo nella configurazione dei GPS

Precisione in strada

Come già detto, sono state scritte un numero infinito di pagine web per capire la precisione di un GPS. Ancora dopo diversi anni, mi viene chiesto come mai lo strumento non è quasi mai sincronizzato con la distanza ufficiale. Per chi ha letto il libro «il segnale e il rumore», la risposta è abbastanza banale: nella misurazione GPS ci sono tanti segnali (=accuratezza della misurazione) ma anche qualche rumore (=probabilità che il segnale, per qualunque ragione, sia disturbato da qualunque interferenza).

E Galileo? Per scelta abbiamo deciso di non mostrare il confronto tra diversi tracciati, preferendo invece sintetizzare gli aspetti fondamentali:

  1. la velocità instantanea è risultata più stabile, non abbiamo visto grosse variazioni di passo istantaneo come succedeva con i GPS tradizionali;
  2. la distanza non è variata in maniera significativa, o almeno non in maniera immediata;
  3. anche in città e vicino agli alberi il passo è rimasto più stabile, ma ulteriori test sono necessari per capire davvero.

nostre rilevazioni con Garmin e Galileo

E quindi? pensiamo che il vantaggio di Galileo sia nella stabilità del segnale, ma non crediamo che la differenza sia così significativa.

Garmin e Galileo in Pista

E in Pista? Come il podista amatore saprà, in pista il GPS, a causa dei frequenti cambi di direzione e curve, è messo sotto pressione. Con un GPS «tradizionale», l’errore è di circa 180-200 metri ogni 5 chilometri. E con Galileo? La situazione migliora leggermente ma la distanza resta sempre sovrastimata, di circa 120-180 metri ogni 5 chilometri.

Non abbiamo ancora provato il Fenix 5 Plus, ma aggiorneremo la recensione non appena eseguiremo test significativi.

Garmin Galileo in Pista

Purtroppo nonostante i miglioramenti di Galileo, la pista non consente una valutazione precisa della distanza

Potremmo comunque riassumere che i risultati della pista sono deludenti, con un errore/sovrastima tra il 2% e il 4%.

Galileo in Pista: sintesi

In sintesi, Galileo sovrastima la performance in pista, così come il GPS tradizionale

Conclusione

In sintesi, con l’aggiornamento di Galileo, Garmin è stata in grado di alzare l’asticella oltre le aspettative. Con questa nuova funzione, troverete un’opzione supplementare per migliorare la precisione delle vostre corse. L’implementazione iniziale Garmin sembra essere consistente e ci aspettiamo ulteriori miglioramenti nei prossimi mesi. Avendo testato Galileo su diversi dispositivi, possiamo affermare che rispetto alla combinazione GPS + Glonass, il risultato è di poco migliore. Tuttavia, abbiamo appurato che servirebbero ulteriori passi (da gigante) per poter usare Galileo in pista. Applaudiamo la scelta di Garmin di rendere disponibile sul 935 e sul Fenix 5 Galileo: sebbene questo ha spinto psicologicamente alcuni di noi a posticipare l’acquisto, ha fidelizzato i clienti. Purtroppo invece i «vecchi» orologi Garmin (Fenix 3 e Forerunner 920xt) non disporranno di Galileo.

Non dimentichiamoci infine che con i nuovi dispositivi avrete una migliore ricezione. Per sfruttare al meglio Galileo, forse il Fenix 5 Plus vi potrebbe essere utile. Sarete disposti a cambiare GPS soltanto per avere un vantaggio marginale di ricezione e precisione? Come tutta la tecnologia, è sempre una questione di scelta e di disponibilità economica. Noi pensiamo che ne valga la pena, però vi suggeriamo di aspettare tra qualche giorno la recensione del Fenix 5 Plus prima di decidere.

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In questo articolo parliamo di stima della soglia anaerobica, in particolare di quello che rappresenta, come viene calcolata in HRV4Training e quali sono le limitazioni associate al calcolo. Per finire, forniremo qualche consiglio pratico per far sì che la stima sia più precisa possibile nella App, in modo che vi possa aiutare a pianificare allenamenti e ritmi gara. Come al solito l’articolo si divide in sezioni, potrete premere sul link per accedere alla parte che vi interessa:

La soglia anaerobica è calcolata da diversi strumenti e GPS, la recensione descrive un metodo di calcolo e un algoritmo che è stato implementato in HRV4Training ed è disponibile sia nella App che nella versione Pro.

La soglia anaerobica, il calcolo empirico

Ma andiamo con ordine, cos’è la soglia dell’acido lattico?
In questo articolo, useremo il termine ‘soglia dell’acido lattico‘ per indicare la cosiddetta soglia anaerobica. I due termini per noi sono intercambiabili. Cos’è quindi questa soglia? Possiamo definire la soglia anaerobica come l’intensità massima che siamo in grado di sostenere mantenendo un livello costante nella concentrazione del lattato, il che corrisponde all’intensità massima che possiamo sostenere utilizzando il sistema aerobico. Mentre il dibattito a livello teorico è ancora acceso, dal nostro punto di vista più pratico, riuscire a stimare la soglia può essere molto interessante in quanto il parametro è legato alla prestazione, ovvero ai tempi in gara, anche più del VO2max, altro parametro spesso utilizzato per quantificare il livello di forma fisica di un atleta.
Cosa rappresenta in pratica la soglia dell’acido lattico?
In termini pratici, la soglia dell’acido lattico o soglia anaerobica, è associata al ritmo che siamo in grado di sostenere per una distanza di 10-15 km. Questo è lo stesso principio che utilizziamo in HRV4Training.
stima soglia 10 km

Screenshot della stima dell’acido lattico in HRV4Training, e tempo in gara su una 10 km il giorno seguente.

Utilizzo della soglia dell’acido lattico

Come la possiamo utilizzare?
Intuitivamente, conoscere il valore della soglia dell’acido lattico può aiutarci a definire ritmi gara per distanze tra la 5 km e la mezza maratona, o anche distanze più lunghe, anche se chiaramente in quel caso altri fattori diventano più importanti, come il numero di chilometri percorsi ogni settimana o i lunghi necessari per la preparazione della distanza. Possiamo utilizzare la stima della soglia dell’acido lattico anche in allenamento, ad esempio per impostare il ritmo per le sessioni specifiche, intervalli, progressioni o allenamenti appunto alla soglia. McMillan ad esempio suggerisce di fare allenamenti di diverso tipo per migliorare la soglia: da sessioni lunghe in preparazione alla maratona, con periodi di circa 60-90 minuti a un ritmo un po più lento (a ritmo maratona, ‘low end lactate threshold’, come la chiama lui), a sessioni più brevi a un ritmo un po più veloce (ritmo 10 km, ‘high end lactate threshold’), ad esempio intervalli da 2 km con poco recupero, in quanto questi intervalli sono appunto mirati a lavorare a un miglioramento della soglia dell’acido lattico, e quindi dovrebbero essere effettuati più lentamente di quello che eseguiremmo in una sessione che punta a lavorare sulla velocità.

Calcolo soglia anaerobica

Spostandoci sugli aspetti più tecnici, come calcoliamo la soglia dell’acido lattico in HRV4Training?
Per stimare la soglia dell’acido lattico, abbiamo creato un algoritmo che utilizza una serie di parametri legati alla prestazione fisica per stimare il tempo in gara su una distanza di circa 10 km. Una volta ottenuta la stima del tempo su una 10 km, la utilizziamo per calcolare il ritmo che corrisponde alla soglia dell’acido lattico. Come per ogni algoritmo e stima, c’è sempre un margine di errore, per questo motivo forniamo un range di valori, all’interno del quale molto probabilmente abbiamo la nostra soglia.
L’algoritmo è stato pubblicato di recente a EMBC (40th International Engineering in Medicine and Biology Conference), una conferenza di ingegneria biomedica (potete approfondire l’articolo nel link, se interessati). Nella nostra analisi, abbiamo prima creato vari gruppi di parametri legati alla prestazione fisica, alcuni più ovvi (ad esempio un basso BMI o una velocità media in allenamento più alta) e altri meno ovvi, come ad esempio la percentuale di allenamenti svolti ad intensità alta, bassa o moderata, e più in generale la distribuzione dell’intensità degli allenamenti.
soglia acido lattico articolo

Prima pagina del documento sull’algoritmo della soglia dell’Acido Lattico.

Vediamo quindi quali sono questi parametri:
  • Dati fisiologici a riposo: battito e variabilità cardiaca misurati la mattina. La nostra analisi dimostra come un battito più basso e una variabilità più alta corrispondano in generale a una soglia migliore (più bassa). Questi parametri hanno però una relazione piuttosto debole con il tempo in gara e la soglia, ovvero non ci permettono di ottenere una stima molto precisa, e abbiamo bisogno di aggiungere parametri relativi agli allenamenti per migliorare le cose.
  • Dati fisiologici durante l’allenamento: qui abbiamo utilizzato il ritmo sostenuto a una certa frequenza cardiaca, esattamente come nella stima del VO2max, in quanto la capacita di sostenere un ritmo più elevato a parità di frequenza cardiaca, è associato a una soglia migliore.
  • Volume e velocità media in allenamento: per entrambi i parametri, valori più alti sono associati a una soglia migliore.
  • Distribuzione dell’intensità dell’allenamento: variabilità a livello di intensità dell’allenamento; analizzando la percentuale di allenamenti svolti a intensità bassa, alta e moderata, abbiamo riscontrato soglie migliori per atleti che hanno più variabilità negli allenamenti, ovvero un allenamento più polarizzato.
  • Prestazioni precedenti: infine, come possiamo immaginare, non c’è parametro migliore per stimare la prestazione fisica, delle nostre prestazioni precedenti.
L’algoritmo implementato in HRV4Training usa una combinazione di tutti i parametri precedenti, calcolati sulle ultime 6-8 settimane di dati, per stimare la soglia dell’acido lattico.
soglia acido lattico

Confronto tra stima dell’algoritmo della soglia e valore effettivo dell’acido lattico.

Nel grafico possiamo vedere la relazione tra la stima del nostro algoritmo e il valore vero e proprio del ritmo in gara sui 10 km.

Calcolo della stima della soglia

Che dati mi servono per ottenere la stima? 
Per ottenere la stima in HRV4Training, servono almeno 15 allenamenti nelle ultime 6 settimane, compresi dati di frequenza cardiaca. I dati di frequenza cardiaca possono venire importati con la versione gratuita di Strava, o con quella a pagamento di TrainingPeaks (purtroppo TrainingPeaks non ci fa accedere ai dati sul battito cardiaco per utenti con versioni non a pagamento). Le sessioni analizzate devono essere di almeno 6-7 chilometri.

Limitazioni

Così come tutti gli algoritmi che forniscono stime in base ai dati degli allenamenti, ci sono delle limitazioni. In particolare, la mancanza di allenamenti intensi, così come allenamenti svolti su trail, possono far sì che la App fornisca una stima più pessimistica della vera soglia dell’acido lattico. Il vantaggio di questo algoritmo, rispetto a quelli per la stima del VO2max, è che si adatta molto velocemente, quindi se siete dei trail runners che fanno una sessione intensa ogni tanto in pista o su strada, l’algoritmo ‘imparerà velocemente’ dai vostri dati, e fornirà dati precisi già la giornata successiva.

Consigli pratici

Consigliamo di suddividere gli allenamenti in riscaldamento, sessione principale e defaticamento su Strava, per ottenere una stima più precisa. Infine, la mancanza di allenamenti intensi nelle ultime 6 settimane farà sì che la stima venga sottostimata, e quindi consigliamo di fare almeno una sessione intensa di 6-8 km, anche con fasi di recupero; non è necessario fare una gara, per far sì che la App possa avere dati sufficienti per una stima precisa.
Nella nuova piattaforma HRV4Training Pro abbiamo aggiunto un margine di errore che cambia in base ai dati presenti, in modo che sia più facile distinguere periodi in cui la App è in grado di fornire una stima della soglia dell’acido lattico più precisa (ad esempio ci sono vari allenamenti ad alta intensità nelle ultime settimane) da periodi in cui è meno precisa, semplicemente per mancanza di allenamenti ad alta intensità, vedi ad esempio il grafico sottostante:
soglia anaerobica precisione

Nuova grafica di Hrv4Training Pro: stima della soglia dell’acido lattico

Nel grafico possiamo vedere come la soglia attuale sia più alta di quello che era nelle ultime settimane, ma questo peggioramento è probabilmente dovuto alla mancanza di sessioni intense, infatti vediamo come il margine di errore si allarghi, indicando come siamo meno certi del valore esatto della soglia, rispetto a qualche settimana fa.
Spero questo articolo abbia chiarito alcuni aspetti sulla stima della soglia dell’acido lattico o soglia anaerobica su HRV4Training, e che questa funzionalità vi sia utile in fase di pianificazione di allenamenti e ritmi gara.

Approfondimenti

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Adidas Solar Boost, la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/07/adidas-solar-boost-la-recensione-dettagliata.html http://therunningpitt.com/2018/07/adidas-solar-boost-la-recensione-dettagliata.html#respond Fri, 06 Jul 2018 06:13:09 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7555 Eccomi nuovamente qui, dopo poco più di 2 mesi dall’uscita del mio ultimo articolo su “The Running Pitt”, e precisamente in occasione della Recensione sulle Nike Zoom Fly, con una analoga. Non credo di sbagliare ma penso sia la prima recensione sul blog dedicata al marchio Adidas: tutti sappiamo che il padrone di Casa (Pitt) è... Read more »

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Eccomi nuovamente qui, dopo poco più di 2 mesi dall’uscita del mio ultimo articolo su “The Running Pitt”, e precisamente in occasione della Recensione sulle Nike Zoom Fly, con una analoga. Non credo di sbagliare ma penso sia la prima recensione sul blog dedicata al marchio Adidas: tutti sappiamo che il padrone di Casa (Pitt) è votato ad Asics e il suo braccio destro (Massi) a Nike, quindi cercherò di colmare al meglio delle mie possibilità quella che ritengo una mancanza per un sito di alto livello come questo e colgo l’occasione per ringraziare dell’opportunità di essere ospitato. 

Dopo questo breve preambolo veniamo a noi e all’ultimo modello presentato il 17 maggio 2018 dalla casa tedesca Adidas Solar Boost (qui il link al sito ufficiale ADIDAS SOLAR BOOST) che vanno di fatto a sostituire le ottime e longeve “Energy Boost” arrivate fino alla versione numero 4.

Adidas Solar Boost, la nostra opinione

In questa recensione vedremo se il marchio tedesco ha saputo mantenere o addirittura innalzare gli standard qualitativi raggiunti finora e in particolare se le Adidas Solar Boost 2018 rispettano i canoni dei precedenti modelli: altissima protezione, ritorno di energia, precisione e sicurezza dell’appoggio, tenuta di strada in qualsiasi condizione di terreno.

Sintesi recensione

Come al solito l’articolo si divide in sezioni, potrete premere sul link per accedere alla parte che vi interessa:

Le Adidas Solar Boost sono state acquistate su www.runnerinn.com e nella recensione dettagliata vi descriviamo la nostra opinione personale.

Caratteristiche di base

Le Adidas Solar Boost sono scarpe per il podista con appoggio neutro e appartengono alla categoria “protettive” (A3), tuttavia come accennavamo nella recensione delle Brooks Levitate anche questo modello Adidas utilizza per l’intersuola il Poliuretano (TPU) che in questo caso prende il nome di BOOST, quindi promette di offrire un’alta reattività della scarpa a fronte di un’analoga capacità di ammortizzazione e protezione. Come i modelli concorrenti, appartenenti alla stessa tipologia, le Adidas Solar Boost non sono propriamente leggerissime, pesano infatti  292 Grammi per la versione da uomo (nella misura EU 42 – US 8,5) contro i 269 per quella da donna nella misura EU 40,  per dovere di informazione precisiamo che sono 5 grammi più leggere delle Energy Boost 4, ma altrettanti più pesanti delle Energy Boost 2.

Scatola Adidas Solar Boost

La scatola delle Adidas Solar Boost è simile a quella degli ultimi modelli 2017 e 2018

Per quanto riguarda la numerazione nessuna differenza rispetto agli altri modelli di casa Adidas, la scarpa è fasciante soprattutto nella parte posteriore e laterale, mentre rimane più “libera” anteriormente, lasciando il giusto spazio per la mobilità delle dita al suo interno.

Di seguito le principali caratteristiche tecniche:

  • Peso ufficiale: 300  grammi, nella versione 42,7, US 9.
  • Altezze della suola: 28mm (tallone), 18mm (avampiede)
  • larghezze disponibili: D=Medio
  • calzata: calza normalmente
  • tallone: da medio a stretto
  • mesopiede: medio / stretto
  • avampiede: medio 
  • spazio delle dita: medio basso
  • arco plantare: medio 

Estetica e forma

Veniamo all’estetica delle Adidas Solar Boost, questo nuovo modello non si discosta troppo da quello che va a sostituire, scarpa esteticamente bella, dal design semplice, pulito e ricercato, molto carino il logo a 3 bande ricamato sulla parte laterale, in altre parole una scarpa da running travestita da Sneakers. Al lancio è stata presentata in 2 varianti, classica tomaia nera con inserti turchesi e arancioni per la versione da uomo, blu scuro con inserti verde acqua e celesti per la versione da donna. Colorazioni azzeccate che consentono a questo modello di essere indossato tranquillamente anche al di fuori delle nostre quotidiane sessioni di allenamento.

Colori Adidas Solar Boost

Scatola Adidas Boost, con colori molto pronunciati e sgargianti.

Con Adidas Solar Boost viene data continuità creativa ai modelli che l’hanno preceduta con la forma arcuata e la presenza della linguetta molto pronunciata (elemento importante per la comodità) e del tallone, anch’esso molto pronunciato con una sorta di linguetta posteriore (molto pratica per la calzata).

Tomaia

Adidas Solar Boost è prodotta con la rivoluzionaria tecnologia Tailored Fibre Placement (TFP), ispirata alle scoperte ingegneristiche della NASA, deriva infatti da un processo adoperato originariamente in aeronautica spaziale per la costruzione degli shuttle che permette di disporre in maniera mirata le fibre composte da materiale Parley (un filo realizzato da materiali plastici riciclati, e utilizzato per definire le parti della tomaia in cui è necessario maggiore supporto): ogni singolo millimetro della scarpa è frutto di un attento processo di cucitura e assemblaggio volto al raggiungimento del massimo comfort durante l’utilizzo.

Estetica Adidas Solar Boost

Adidas Solar Boost: Estetica molto innovativa e futuristica

Il materiale impiegato è Tech Fit tessuto ARAMIS, molto morbido, flessibile e fasciante, il piede risulta stabile all’interno della calzatura, ma le dita hanno lo spazio sufficiente per un’adeguata mobilità, questo anche grazie al leggero allargamento della pianta del piede operato da Adidas in questo modello; non da meno la  linguetta imbottita nei punti di allacciatura e sfregamento; nella parte posteriore non troviamo la solita conchiglia rigida, bensì il Fit Counter (già presente nei modelli precedenti) ma anche questo particolare è stato migliorato, la struttura dona più protezione e al tempo stesso leggerezza al tallone: aperta al centro è progettata  per donare maggiore comfort al tendine d’Achille assecondando i naturali movimenti di questo, interessante per chi soffre di tendiniti, spina calcaneare o di Morbo di Haglund.

La tomaia è abbastanza spessa rispetto alle concorrenti presenti sul mercato e potrebbe non consentire un ottimale scambio termico e quindi rilascio di umidità, per questo motivo la scarpa potrebbe non essere indicata durante i caldi mesi estivi.

Drop e intersuola

L’intersuola delle Adidas Solar Boost ha un drop di 10 millimetri, passando dai 28 millimetri del tallone ai 18 dell’avampiede, questo modello va a sostituire Energy Boost che era arrivato alla 4° versione dando soluzione di continuità ai materiali impiegati e alle caratteristiche tecniche per alcuni aspetti, ma introducendone di nuovi e rivoluzionari per altri.

Adidas Solar Boost, vista laterale

Vista laterale Adidas Solar Boost

La fondamentale novità di questa scarpa consiste nell’impiego del nuovo sistema Solar Propulsion Rail che in abbinamento all’ormai collaudata e consolidata intersuola in mescola Boost altamente reattiva in TPU dona fino la 20% di  ammortizzamento dell’urto al suolo e produce un ottimo ritorno di energia grazie alle migliaia piccole capsule che liberano un grande impulso ad ogni falcata, inoltre la scarpa mantiene  un appoggio stabile al suolo; tutto questo permette a Solar Boost di ottenere una maggiore struttura rispetto alle altre offerte Adidas.

Testata in un range di temperatura fra i +40° e i -20°, Adidas afferma che la schiuma BOOST è tre volte più resistente rispetto al tradizionale materiale EVA.

Immancabile il Torsion System: consiste in un inserto termoplastico ad arco molto leggero inserito fra tallone e avampiede che consente a questi due di muoversi indipendentemente per garantire una migliore stabilità del piede ed adattabilità alla superficie del terreno. 

Per la suola Adidas conferma la scelta del precedente modello con Continental Rubber Outsole in gomma resistente all’usura, questa asseconda la falcata e migliora il grip lavorando in perfetta sintonia con BOOST ne viene fuori un’andatura più fluida e adattabile, progettata con un design volto a per ottenere un’ ottima flessibilità della struttura denominato Stretch Web, questa garantisce un grip sul bagnato superiore a quello offerto  dalle altre mescole presenti sul mercato e assicura prestazioni ottimali in ogni condizione atmosferica e su ogni terreno: l’Azienda dichiara il 21% in più di trazione in condizioni asciutte e un 23% in più di trazione in condizioni umide.

Collocazione e Classificazione

Non ci sono dubbi per quanto riguarda la collocazione delle Adidas Solar Boost all’interno del panorama delle scarpe da running, come abbiamo anticipato poco sopra il modello in questione è  il successore delle Adidas Energy Boost, e di questo eredita anche la collocazione all’interno della gamma di casa Adidas: Solar Boost è una scarpa neutra altamente ammortizzata, grazie appunto al sistema Boost sopra descritto di cui l’azienda tedesca è pioniera avendolo introdotto per prima 5 anni fa, con una buona restituzione di energia, ottima per il comfort del podista  di tutte le fasce di velocità, indicata soprattutto per i lavori lunghi e le corse di scarico / rigeneranti, per trovare un’analoga di un altro marchio la possiamo paragonare alle Brooks Levitate (Qui per la nostra recensione dettagliata).

In poche parole una scarpa neutra altamente ammortizzata che impiega il sistema Boost per catturare il massimo dell’energia e restituirla in termini di spinta. 

Scarpa neutra Adidas Solar Boost

Le Solar Boost sono una scarpa neutra altamente ammortizzata ed adatta a tutti i podisti

Comportamento nella corsa

La prima sensazione dopo aver indossato le Adidas Solar Boost è di estrema comodità, a partire dalla calzata: comoda, pratica e agevolata dalla linguetta posteriore che trasforma la scarpa in un calzino, fasciante nella parte posteriore e lateralmente, più libera nella zona anteriore.

Anche la postura è buona, almeno per me che sono abituato al drop 10, nessuna differenza di inclinazione rispetto ai modelli che utilizzo solitamente, anche di altri produttori, come invece avevo ravvisato con le Brooks Levitate a causa del drop 8 e le Nike Zoom Fly per la particolare conformazione di suola e conchiglia: possiamo quindi affermare che con Adidas Solar Boost calziamo delle scarpe estremamente comode che possiamo utilizzare anche per attività non legate necessariamente alla corsa.

La perplessità che avevamo riguardo al sostengo della conchiglia, che in questo modello è progettata per assecondare al massimo i movimenti della caviglia a beneficio del massimo confort e scongiurando fastidi al tendine d’Achille, è stato fugato e ci ha colpito positivamente, il FitCounter è strepitoso e mantiene la promessa fatta: sostiene e al contempo dona libertà e comodità.

Adidas Solar Boost, massimo confort

Le Solar sono state progettate per assecondare al massimo i movimenti della caviglia a beneficio del massimo confort

Venendo alla corsa bisogna ammettere che l’ammortizzazione è a livelli Top, l’impatto al suolo è oggettivamente attutito e ammortizzato dal sistema Boost, e per quanto riguarda l’appoggio e la transizione possiamo affermare che la scarpa è precisa e la transizione tacco punta veloce e sicura, questo grazie al lavoro in sinergia effettuato dal Solar Propulsion Rail e dal Torsion System, se a tutto questo abbiniamo la suola Continental il quadro è completo.

Prima di passare oltre una menzione speciale proprio a quest’ultimo elemento, la suola Continental che ormai da anni equipaggia i modelli Adidas è in una sola parola eccezionale sull’asciutto, ma non ha assolutamente nessun rivale sul bagnato: in una gara con un fondo scivoloso affidatevi ad Adidas Continental e avrete un vantaggio tangibile sui vostri avversari … provare per credere!!! 

La suola della Adidas Solar Boost

La suola della Solar non ha assolutamente nessun rivale sul bagnato.

Veniamo al sistema ammortizzante e la conseguente restituzione di energia promessa da Adidas, vale il discorso che avevamo fatto per le Brooks Levitate, questo effetto molla/spinta che è generato grazie al sistema Boost è effettivamente ravvisabile, ma bisogna “spingere”, indicativamente 4’:00 / 4’:15’’ è la soglia minima per beneficiare del ritorno di energia.

Fin qui tutto bene, veniamo ora agli aspetti che ci hanno convinto meno, uno su tutti il peso, 292 grammi nella misura 42 EU – 8,5 US, sono tanti forse troppi, soprattutto per chi come me è abituato a correre con scarpe di quasi 40 grammi più leggere (Brooks Launch 4 – qui la nostra recensione) e addirittura 55 nel caso di Nike Zoom Fly, è vero che non è una scarpa “da prestazione” o da utilizzare per lavori veloci, ma forse si poteva alleggerirla un minimo.

Secondo aspetto meno convincente è la traspirabilità, il tessuto che può assomigliare al neoprene è molto comodo ma non presenta assolutamente nessuna zona traforata per lo scambio termico e l’evaporazione del sudore, il tutto a discapito della traspirabilità, risultato è che già dopo pochi chilometri si ravvisa sudore interno e temperature alte: da riprovare in autunno in condizioni climatiche più fresche.

In ultima analisi giudichiamo il modello in questione positivamente, adatto prevalentemente per corse lente di scarico/rigeneranti e lunghi, indicata per ritmi da 4:30/4:45 a salire, ne sconsigliamo l’utilizzo in gara per l’atleta evoluto (che identifichiamo con chi corre una 10 Km in 40’ o meno) mentre può essere adatta alla Mezza Maratona e Maratona rispettivamente per ritmi di 4:45/5:00 e oltre i 5:00.

Qui di seguito alcune sessioni di allenamento con Adidas Solar Boost:

Durata e punti di rottura

Per quanto riguarda durata e punti di rottura nel momento in cui scriviamo questa recensione (fine Giugno 2018) abbiamo percorso con il modello in questione circa 150 Km, sicuramente il chilometraggio è ancora ridotto per esprimere un giudizio completo ed approfondito, tuttavia l’esperienza con i precedenti modelli Adidas e non solo ci fanno ben sperare per quanto riguarda i punti di rottura: ci vogliamo sbilanciare dichiarando che difficilmente le Adidas Solar Boost si romperanno o bucheranno per 2 motivi, il primo è dettato dall’esperienze pregressa con Adidas (Energy Boost 2 – 1250 Km: come nuove – Boston 5 – 550 Km: vedi precedente) il secondo è frutto di tangibili caratteristiche tecniche di costruzione, infatti questo modello è dotato di un fondamentale elemento di rinforzo e protezione all’interno della calzatura, in corrispondenza della punta delle dita, una striscia in silicone preserva la zona anteriore dal più classico e comune buco in corrispondeva dell’alluce.

Conchiglia Adidas Solar Boost

Adidas Solar Boost, la conchiglia è molto solida ma confortevole

Nella recensione delle Brooks Launch 4, consigliavamo un utilizzo alternato delle calzature che consiste in una rotazione nella quale si impiegano un numero di scarpe uguale al numero di allenamenti settimanali, in questa maniera i chilometri che si riescono a percorrere risultano leggermente superiori rispetto a quelli che si possono ottenere con un utilizzo esclusivo della calzatura, poiché ogni scarpa ha bisogno di un periodo di almeno 48/72 ore per riespandere tutti i materiali di suola, intersuola e soletta ed essere nuovamente «pronta all’uso», va da sé che correre con una scarpa ancora “stanca e affaticata” ne accorcia il ciclo vitale e soprattutto espone maggiormente il corridore a infortuni. Diversi studi affermano che utilizzando questo accorgimento si riduce il rischio di infortuni del 20% dovuti a scarpe scariche, e tutti i runner sanno bene come una qualunque terapia o massaggio costi praticamente come un paio di scarpe e anche più.

Prezzi e disponibilità

Le Adidas Solar Boost sono state collocate sul mercato il 17 maggio 2018 al prezzo di 160,00 €, leggermente più economiche rispetto ai modelli concorrenti che impiegano la tecnologia TPU.

Personalmente le ho acquistate sul sito www.runnerinn.com  ad un prezzo strepitoso di 117,00 comprese spese di spedizione (inutile puntualizzare che questa offerta è durata meno di niente), comunque si riescono facilmente reperire con uno sconto che si attesta intorno al 20 % con spesa che si aggira intorno ai 130,00 € ottimo prezzo se raggiungono il chilometraggio dei modelli da cui derivano. Su Amazon si trovano a 128 euro, ma in questo periodo di saldi potreste trovale anche a meno!

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La fatica più bella. Perché correre cambia la vita http://therunningpitt.com/2018/06/la-fatica-piu-bella-perche-correre-cambia-la-vita.html http://therunningpitt.com/2018/06/la-fatica-piu-bella-perche-correre-cambia-la-vita.html#respond Thu, 28 Jun 2018 07:50:18 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7562 Di libri che girano intorno alla corsa ne ho letti parecchi da quando ho iniziato a correre (qui la mia bibliografia molto parziale, devo sempre aggiornarla!). Ho sempre rivolto il mio interesse principalmente su manuali e testi tecnici, che riguardano la parte legata alla gestione dell’allenamento e della prestazione in gara. Dalla fisiologia legata alla... Read more »

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Di libri che girano intorno alla corsa ne ho letti parecchi da quando ho iniziato a correre (qui la mia bibliografia molto parziale, devo sempre aggiornarla!). Ho sempre rivolto il mio interesse principalmente su manuali e testi tecnici, che riguardano la parte legata alla gestione dell’allenamento e della prestazione in gara. Dalla fisiologia legata alla corsa, alla programmazione della stagione agonistica, all’alimentazione (sportiva e non), all’integrazione, per arrivare fino agli aspetti psicologici e ad argomenti più particolari, come l’allenamento della forza, dei vari tipi di stretching ecc.

Gastone Breccia - La fatica più bellaHo anche letto qualche libro di narrativa “podistica”, ma sempre senza grande entusiasmo o trasporto: evidentemente la mia parte scientifica e razionale si manifesta influenzando anche le mie preferenze quando si tratta di scegliere cosa leggere.
Poi però mi è arrivato il libro di Gastone Breccia, Ricercatore di Civiltà bizantina dell’Università di Pavia: un testo particolare, veramente difficile da includere in una categoria sola, in quanto tratta tanti argomenti diversi, legandoli tra loro in maniera veramente elegante. È contemporaneamente un libro di storia (della corsa), un manuale di tecnica, un’autobiografia “podistica” (che ripercorre ben trentacinque anni di gare e allenamenti!) e in alcuni tratti anche un testo filosofico, con accenni di psicologia e di antropologia.

Lo metto senza alcun dubbio al primo posto dei testi di narrativa sportiva, ma ripeto, è riduttivo inserirlo in tale categoria. Poche volte ho letteralmente divorato un libro in questo modo, probabilmente anche grazie al fatto che la mia visione della corsa è molto simile a quella dell’autore: la frase (attenzione SPOILER) “La maratona non basta finirla: pensare una cosa del genere significa privare la gara del suo fascino, e togliere a ogni maratoneta, dal più forte al più debole, la dignità dello sforzo compiuto, che dura alcuni mesi e si sublima in alcune ore.” vorrei averla scritta io!

Gastone Breccia - La fatica più bellaIronia della sorte, Gastone (“Professor Breccia… “ lo vedo meno adatto a un ipotetico incontro sul campo di gara!) e io abbiamo dei personal best vicini e leggendo il libro ho scoperto che nel 2014 ci siamo anche incrociati alla Firenze Marathon. Speriamo ricapiti prossimamente…

Preferisco non aggiungere altri dettagli, per non rovinarvi la sorpresa.

Voto finale: DA LEGGERE ASSOLUTAMENTE!

Gastone Breccia – La fatica più bella. Perché correre cambia la vita

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Scarpe Sensoria Smart, la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/06/scarpe-sensoria-smart-la-recensione-dettagliata.html http://therunningpitt.com/2018/06/scarpe-sensoria-smart-la-recensione-dettagliata.html#respond Mon, 25 Jun 2018 06:05:54 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7515 Sensoria è una start up americana con cervello italiano. Fondata da tre ex manager Microsoft nel 2011, l’azienda di Seattle ha come obiettivo quello di utilizzare la tecnologia per migliorare il modo di correre dei podisti e in generale per permettere agli sportivi di migliorare nelle loro competizioni. Nel Podismo, Sensoria ha inizialmente lanciato delle... Read more »

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Sensoria è una start up americana con cervello italiano. Fondata da tre ex manager Microsoft nel 2011, l’azienda di Seattle ha come obiettivo quello di utilizzare la tecnologia per migliorare il modo di correre dei podisti e in generale per permettere agli sportivi di migliorare nelle loro competizioni. Nel Podismo, Sensoria ha inizialmente lanciato delle calze intelligenti, presentandole al CES nel 2015 e qualche mese fa ha introdotto sul mercato anche delle scarpe Smart che consentono di ottenere consigli automatici sul modo di correre.

A marzo ho ricevuto in omaggio un prototipo di Sensoria Smart che ho testato in diverse condizioni. Oggi finalmente pubblico la mia recensione dettagliata.

Sensoria, le scarpe intelligenti: la recensione dettagliata

Se dovessimo definire in ambito marketing le scarpe Sensoria Smart, le chiameremmo un nuovo ecosistema per poter migliorare il modo di correre. Lanciate sul mercato con l’arrivo dell’estate 2018, Sensoria Smart sono pensate per podisti che corrono lunghe distanze e vorrebbero migliorare la biomeccanica di corsa.

L’ecosistema Sensoria, grazie alla combinazione telefono, scarpa e sensore, chiamato Sensoria Core, fornisce durante la corsa un feedback uditivo con il supporto di una gentile donzella ed allenatrice virtuale chiamata Mara. Utilizzando strumenti di intelligenza artificiale e di machine learning, Mara fornirà informazioni cruciali sulle dinamiche di corsa e suggerimenti su come migliorare la propria biomeccanica di corsa.

Il cervello di Sensoria è comunque il Core, un piccolo sensore che contiene un accelerometro, giroscopio e magnetometro, ed ha l’obiettivo di fornire le principali dinamiche di corsa visualizzabili sull’iPhone. Per ora la versione Android non è ancora disponibile, ma l’azienda Americana l’attiverà nei prossimi giorni.

Ma quali sono i vantaggi delle Scarpe Sensoria? A chi le consigliereste? aiutano davvero a ridurre gli infortuni? quali metriche sono disponibili? e come si comportano le scarpe nella corsa? Noi le abbiamo testate e come al solito, abbiamo scritto una recensione divisa in sezioni. Vi consigliamo di leggerlo tutto d’un fiato e poi di soffermarvi sulle parti che vi interessano ad una seconda lettura.

Come disclaimer, non abbiamo ricevuto e non siamo interessati a ricevere nessun compenso per questa recensione. Pur essendo soltanto podisti amatori evoluti, le nostre conoscenze analitiche ci aiutano a diffondere in maniera semplice le nuove tecnologie, uno dei principali obiettivi del sito, oltre a permettere ai podisti di tutti i livelli di correre meglio. La filosofia del blog resta la stessa di sempre: no test, no party, non possiamo valutare analiticamente quello che non testiamo. Le scarpe Sensoria sono un prototipo non ancora in commercio, l’azienda Italo/Americana sta costantemente migliorando il suo prodotto e di conseguenza quello che potrete acquistare sarà migliore di quanto ho avuto modo di testare.

Il modello 2018 di Sensoria ci è stato offerto gratuitamente e di seguito vi raccontiamo la nostra opinione.

Unboxing

Come premessa importante, non abbiamo avuto il modello che sarà in commercio, ma solamente un prototipo funzionante. La scatola che abbiamo ricevuto conteneva le scarpe, due sensori, un cavo di ricarica e un piccolo manuale esplicativo. Abbiamo anche scaricato il manuale PDF in inglese e l’App Sensoria per l’iPhone, che assieme ai Sensoria Core rappresentano il cervello dell’ecosistema Sensoria.

Ogni singolo sensore ha un peso limitato di 7 grammi, in linea con quello dei principali concorrenti

Sensoria Core è fornito con 2 sensori, ognuno dal peso di 7gr, per entrambe le scarpe. Pensiamo che chi decidesse di adottare questi strumenti, non dovrà cambiare i sensori ma soltanto le scarpe una volta che quest’ultime siano «scariche». Ad ogni modo i Sensori Core si ricaricano una volta ogni 5-6 utilizzi, e l’App fornisce chiaramente la percentuale di carica della batteria.

I due sensori Sensoria Core, e l’aggancio alla scarpa: si posizionano nella parte posteriore del piede

Caratteristiche generali delle scarpe

In questa recensione non ci soffermeremo particolarmente sulle scarpe, ma focalizzeremo la nostra attenzione sui sensori e le metriche a disposizione. Ad ogni modo, le scarpe sono decisamente tradizionali, delle A3 dal peso di 322 grammi sul numero 42.5, sono di buona fattura ed offrono un’ottima ammortizzazione e un buon confort. A prima vista, abbiamo notato una scarpa in grado di assorbire l’impatto della corsa, consentendo una calzata morbida ed adattabile. Ovviamente le Sensoria Shoes sono delle scarpe universali, adatte a tutte le tipologie di corridori che cercano una buona scarpa da allenamento. Visto il peso sono comunque consigliate per uscite lunghe e lente. Troviamo la scelta delle scarpe una buona idea per permettere una diffusione dello strumento.

Il peso delle scarpe Sensoria è relativamente elevato (322 gr sul numero 42), per garantire una protezione di corsa

Dal punto di vista della suola, abbiamo un battistrada piuttosto importante che consente di correre in tutte le tipologie di terreni, ovviamente a discapito del peso.

Le scarpe Sensoria hanno una suola molto tradizionale che consente un buon grip su diversi terreni

Il Sensore Core si installa immediatamente dietro alla conchiglia e grazie ad un aggancio molto saldo, non si staccherà nemmeno per le corse lunghe ed intense. Sarebbe da verificare se la solidità del sensore non rischi di staccarsi dopo diversi mesi di utilizzo, ma l’aggancio è davvero saldo, quindi sarebbe un’eventualità molto improbabile.

Il sensore delle Sensoria si illumina immediatamente appena collegato al telefono.

Comportamento nella corsa

Prima di iniziare a correre, è fondamentale accendere l’iPhone. Dopo aver atteso 10 secondi per un conto alla rovescia è possibile iniziare la seduta d’allenamento. Per analizzare in concreto l’output fornito dall’App Sensoria, abbiamo corso una mezza Maratona di test in 1h34, mettendo l’iPhone all’interno dei pantaloncini Wild Tee e collegando gli auricolari Jaybird per ascoltare i consigli del nostro coach Mara. Ovviamente anche se le metriche sono disponibili durante la corsa, è molto più utile guardare i numeri post allenamento, sia con l’app, sia attraverso un cruscotto informativo via web. Come confermato dall’apparenza, le Scarpe Sensoria si sono mostrate di ottima fattura, nella nostra uscita lenta abbiamo notato una grande solidità e un’ottima ammortizzazione. Ironicamente la tipologia di scarpa normalmente pensata per i tallonatori, si viene invitati dal coach Mara a cercare di appoggiare sull’avampiede. Forse una scarpa più «minimal» sarebbe stata più adatta?

Le scarpe ci sono piaciute, il sistema è molto semplice da utilizzare, nonostante non siamo abituati a portare il cellulare con noi durante le uscite di corsa. Ad ogni modo, Mara ha fornito buoni suggerimenti, non troppo invasivi. Riteniamo che senza auricolari sia abbastanza difficile poterla ascoltare i consigli.

Le dinamiche di corsa Sensoria Core

Sensoria ha diverse principali metriche, le cosiddette dinamiche di corsa. Ne esistono fondamentalmente di tre tipi, le prime legate all’interazione tra App e GPS dell’iPhone, la seconda collegata all’utilizzo delle scarpe. Ed infine esistono metriche visualizzabili nel caso in cui si utilizzi una fascia cardio Bluetooth. Vediamole nel dettaglio.

Metriche di Base

Le metriche di base sono quelle standard presenti in tutte le App dei telefoni:

  • Distanza, il cui valore dipende dal GPS e non dal sistema Sensoria;
  • numero di Passi, calcolati grazie al sensore. Riteniamo che il calcolo sia abbastanza allineato con gli altri sistemi da noi utilizzati nel passato;
  • Cadenza, calcolata in passi al minuto. In questo caso la metrica è calcolata su un singolo piede, mentre oramai la convenzione è di moltiplicare per due la cadenza, per calcolare i passi dei due piedi.
  • infine, la media al chilometro, in questo caso derivata dal GPS.

Il sistema offre la possibilità di ottenere pure il dislivello positivo e negativo della corsa, sempre calcolato dal sistema. L’App fornirà anche una mappa della corsa, basandosi sulle Mappe Google.

Metriche legate al battito cardiaco

Una seconda tipologia di metriche è legata al battito cardiaco. Condizione necessaria per poter visualizzare il battito è utilizzare una fascia cardio Bluetooth, per esempio Polar H7 oppure Polar H10. Per chi dovesse utilizzare anche un orologio GPS, si può pensare di scegliere Wahoo Tickr Run, da noi recensita nel 2016. Esiste comunque anche una versione “proprietaria” di fascia cardio Sensoria, che non abbiamo avuto modo di testare. I principali dati a disposizione del podista evoluto sono i seguenti:

  • Battito cardiaco, espresso in BPM (battiti al minuto);
  • Percentuale di frequenza Cardiaca, rispetto alla frequenza massima;
  • Zone di allenamento, per chi si allena con le zone cardiache.

Nulla da segnalare su queste metriche, anche perché il sistema dipende dalla fascia utilizzata.

Dinamiche di corsa Sensoria

Le Dinamiche di corsa di Sensoria sono quelle più interessanti e servono per valutare il potenziale miglioramento del podista amatore. Nel nostro sito ne abbiamo parlato approfonditamente, discutendo sia le dinamiche in maniera teorica, sia mostrando esempi concreti di diversi podisti. Vi rimandiamo alla relativa sezione sul sito.

  • Appoggio del Piede, fornisce un’informazione sul modo di appoggio del piede al terreno.
  • Contatto al terreno, la metrica calcola in millisecondi il tempo di contatto al terreno. Riteniamo nei nostri test che nella versione beta sia sovrastimata, rispetto a quella reale. Probabilmente la principale delusione di tutto il sistema, ma penso che sia tutto dovuto alla nostra versione beta, anche perché il sito indica chiaramente che l’impatto debba essere pari a 160-300ms, così come abbiamo spiegato nell’articolo sulle dinamiche di corsa.
  • Punteggio impatto, in sintesi una metrica per valutare la forza dell’impatto al terreno, che dipende dal modo di correre. Più basso il punteggio, migliore sarà la vostra dinamica di corsa. Durante il mio allenamento, il punteggio si è rivelato «medio». Non ho avuto modo e tempo di approfondire le ragioni, ma di certo per neofiti è un buon strumento di misurazione.

Le informazioni sono disponibili su entrambi i piedi ed il confronto tra le due metriche equivalenti offre spunti per valutare il bilanciamento ed eventualmente i problemi di coordinamento e/o di forza.

Alla conclusione dell’allenamento, abbiamo potuto valutare tutti i dati, sia sull’iPhone, sia sul dashboard Mysensoria. Siamo rimasti piacevolmente sorpresi di ricevere un’email con la sintesi della corsa, davvero molto interessante.

il Sistema Sensoria invia una mail personalizzata alla conclusione dell’allenamento con le principali metriche di corsa

Conclusione e Prezzi

Pensiamo che Sensoria sia davvero uno strumento molto interessante, soprattutto per i podisti amatori che intendono migliorare il loro modo di correre. In particolare siamo rimasti davvero impressionati dalla possibilità di avere un coach virtuale che ci suggerisce come correre e migliorare. Sensoria è riuscita a combinare grandi capacità software (sicuramente la loro principale competenza), hardware e d’abbigliamento: siamo davvero impressionati e pensiamo che ci sia molto potenziale di sviluppo.

Rimaniamo però scettici dalla possibilità che Sensoria si sviluppi nel mercato italiano. Riteniamo che pochi podisti evoluti sarebbero disposti a portarsi il telefono con sé durante le corse. In realtà chi è interessato a dinamiche evolute corre con GPS e non con l’iPhone! Auspichiamo che l’App sia trasferita sull’Apple Watch 3, che permette di ascoltare delle voci virtuali e ha a disposizione il Bluetooth.

Sono pochissimi i podisti evoluti che corrono con il telefono e paradossalmente sono quelli interessati alle dinamiche di corsa

Infine, speriamo che si possa vedere anche una versione più leggera delle scarpe attualmente in dotazione con l’ecosistema Sensoria. Sappiamo in effetti che l’azienda di Seattle ha raggiunto un accordo con Vivobarefoot. per lo sviluppo di una scarpa minimalista che integra il sensore Core.

L’unica ragione per non comprare Sensoria… è l’ingombro del telefono. Resta comunque uno strumento per chi inizia e vuole migliorare la tecnica di corsa

Pensiamo infine che gli sviluppi Software di Sensoria siano la chiave di volta per lo sviluppo ulteriore di un ecosistema davvero promettente. La piattaforma Sensoria è il gioiello della corona e immaginiamo che possano essere «offerto» ad aziende terze per ottenere nuovi strumenti per podisti innovativi.

Le scarpe Sensoria sono pensate per chi vuole ridurre il proprio rischio d’infortunio senza essere un podista Top. Offrono protezione e discrete metriche di valutazione

Acquistare i sensori Sensoria

Come già indicato precedentemente, abbiamo avuto a disposizione una versione beta e non il modello che sarà commercializzato nei prossimi giorni. Da quanto abbiamo capito, il prezzo dell’ecosistema dovrebbe essere di 199 euro e le Sensoria Smart Shoes saranno disponibili direttamente dal sito di Sensoria.

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Solette Ares, la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/06/solette-ares-la-recensione-dettagliata.html http://therunningpitt.com/2018/06/solette-ares-la-recensione-dettagliata.html#respond Mon, 18 Jun 2018 07:00:41 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7391 Le Solette in Carbonio Ares sono state l’invenzione più dibattuta degli ultimi due anni sui social network e sui forum podistici italiani per una sola e semplice ragione. Promettono quello che molti podisti vorrebbero ottenere: correre più velocemente. Analizzando in maniera dettagliata il sito dei produttori di Cesena si capisce che esistono davvero parecchie ragioni... Read more »

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Le Solette in Carbonio Ares sono state l’invenzione più dibattuta degli ultimi due anni sui social network e sui forum podistici italiani per una sola e semplice ragione. Promettono quello che molti podisti vorrebbero ottenere: correre più velocemente. Analizzando in maniera dettagliata il sito dei produttori di Cesena si capisce che esistono davvero parecchie ragioni per giustificarne l’utilizzo ma il podista nostrano le ricorda solamente per la campagna pubblicitaria Youtube 2016 in cui si vedevano le solette piegarsi e consentire un super effetto molla con l’indicazione del potenziale miglioramento di 20 secondi a chilometro per chi le usava.

Diversi mesi fa ho comprato le solette e da buon allievo e studente ho cercato di approfondire le conoscenze sull’argomento, semplificare i concetti e descrivere le condizioni d’utilizzo e le limitazioni della tecnologia. Di seguito troverete la mia opinione personale, frutto dei miei test, sul mio modo di correre. Quanto analizzato dal sottoscritto potrebbe non essere valido per altre persone, tenuto conto del fatto che la biomeccanica di corsa è individuale.

Test Ares

Sono stati effettuati tantissimi test negli ultimi 6 mesi, sia in allenamento, sia in gara

Solette Project Ares, la recensione dettagliata

Come tutti i podisti italiani sanno, le Ares sono solette in carbonio che forniscono secondo i produttori innumerevoli vantaggi nella velocità di corsa. Potrebbe essere anche un caso di marketing perché, secondo noi, l’infelice campagna pubblicitaria ha visto molti podisti italiani conoscere il prodotto ma pochi avvicinarsi ad esso, dato che il marketing claim non appariva realistico. Le Solette Ares sono composte da un mix di carbonio, titanio e kevlar con due strati di materiali separati da silicone in memory foam. Con l’utilizzo delle Ares al posto delle solette delle scarpe tradizionali, si dovrebbe aumentare la velocità di una certa percentuale e ridurre il fabbisogno d’ossigeno. A conferma della veridicità delle affermazioni dei produttori, sono citati tre studi che descrivono in dettaglio diversi aspetti scientifici adottati nel progetto.

Ma le solette Ares aiutano davvero a correre più velocemente? Di quanto? In che condizione? Come cambia il comfort della corsa? Su quali scarpe utilizzarle? A chi le consigliereste?

Come al solito, la recensione è dettagliata, frutto di una serie di test accurati. Per guidare il lettore, l’articolo è diviso in sezioni. Vi consigliamo di leggerlo tutto d’un fiato e poi di soffermarvi sulle parti che vi interessano ad una seconda lettura.

Come disclaimer, non abbiamo ricevuto e non siamo interessati a ricevere nessun compenso per questa recensione. Pur essendo soltanto podisti amatori evoluti, le nostre conoscenze analitiche ci aiutano a diffondere in maniera semplice le nuove tecnologie, uno dei principali obiettivi del sito, oltre a permettere ai podisti di tutti i livelli di correre meglio. La filosofia del blog resta la stessa di sempre: no test, no party, non possiamo valutare analiticamente quello che non testiamo. Ogni imprecisione legata alla mancata comprensione della tecnologia Ares è frutto del tempo limitato a disposizione: nonostante le 50 ore per la preparazione dell’articolo, la nostra conoscenza è imperfetta. Ma da amanti della corsa e della tecnologia, abbiamo cercato di rappresentare al meglio pregi e difetti della tecnologia delle solette in carbonio.

https://www.instagram.com/p/BjnEOSWDxYo/

Il modello 2018 delle solette Ares sono state regolarmente comprate su Internet poco prima dell’uscita ufficiale e di seguito vi raccontiamo la nostra opinione.

Unboxing

Le solette Ares si trovano in una confezione nera, che a seconda dei casi potrebbe essere definita elegante o ingombrante. «Quando possiamo buttare questa grossa scatola?» In maniera impaziente mia moglie è da mesi che mi pone questa domanda. «Non appena finisco la recensione» è la mia risposta canonica.

La scatola Ares è davvero imponente ed elegante, con un logo ben definito

Nella parte alta della scatola si trova il logo di Ares stampato, la confezione è molto curata ed il contenuto è limitato ad un piccolo materiale d’istruzione e ovviamente alle due solette posizionate in maniera verticale. Il manuale contiene le principali avvertenze d’uso e si legge in pochi secondi.

Per infilare le solette nelle scarpe, servono semplicemente tre avvertenze:

  1. bisogna scegliere le scarpe giuste (si veda la relativa sezione scarpe)
  2. occorre estrarre le solette attualmente presenti nelle scarpe scelte. Nel caso in cui le solette fossero incollate alla scarpa, è una pessima idea sostituirle con le Ares.

    Le Solette Ares sono esteticamente simili alle solette di una scarpa tradizionale

  3. occorre andare con i piedi di piombo prima di utilizzare le solette, si veda più sotto.

Il Manuale Ares multilingue si legge in pochi secondi e contiene informazioni utili per le prime uscite di corsa

Caratteristiche generali delle solette

Le solette Ares sono state progettate con una struttura ad arco e contengono una combinazione di carbonio, titanio e kevlar per restituire (parte) dell’energia cinetica che altrimenti sarebbe persa. Lo sviluppo e produzione delle solette è realizzato completamente in Italia. Le solette sono a due strati, con silicone in memory foam nella parte centrale.

Le Solette Ares viste di profilo: si nota immediatamente il drop ed il doppio strato di materiale, a sua volta separato da silicone in Memory Foam

Esteticamente le solette sono davvero molto piacevoli, prese in mano si ha le sensazione di utilizzare qualcosa di veramente tecnologico. Appena comprata la speranza di migliorare in gara è altissima e la qualità dei materiali ci spinge a pensare che il risultato finale possa essere ottimo.

Ares solette

I designer delle solette Ares sono stati molto bravi perché sono riusciti a«copiare» il design di quelle tradizionali, pur innovando nei materiali

La scienza delle solette in Carbonio

Come descritto nei documenti di Marketing dell’azienda di Cesena: “Le nostre solette, inserite in una comune scarpa sportiva, ti permettono di migliorare drasticamente le performance. Questo perché grazie ad una speciale struttura ad arco composta da diversi strati elastici di fibra di carbonio e kevlar accumulano l’energia nella prima fase della falcata e la restituiscono nell’ultima.” A confermare quanto descritto, sono citati tre studi che corroborano la tesi secondo la quale con le solette in Carbonio ci sarebbe una migliore performance nella corsa. In particolare lo studio di Steffen Willwacher e altri su 19 podisti è molto interessante perché indica tre conclusioni:

  1. Materiali rigidi elastici, come ad esempio la fibra di carbonio, possono essere utilizzati per modificare il comportamento di piegatura dell’intersuola, facilitando o comunque alterando la biomeccanica di corsa;
  2. atleti amputati alle gambe che hanno adottato protesi di carbonio sono riusciti ad ottenere, proprio grazie alle stesse protesi, un ritorno energetico superiore al 90% dell’energia prodotta, migliorando sensibilmente l’economia di corsa.
  3. il design e lo sviluppo di scarpe da running potrebbero influenzare positivamente le prestazioni riducendo al minimo la perdita di energia più che massimizzando il rendimento energetico

Le solette aiutano a minimizzare la perdita d’energia

Soprattutto l’ultimo punto è scontato, ma val la pena sottolinearlo: per correre forte non servono scarpe con intersuola o solette in carbonio, ma il loro utilizzo consente di ridurre la perdita d’energia generata. L’ipotesi dello studio di Willwacher, confermata dall’analisi dei 19 podisti, ha indicato che l’implementazione di solette rigide in fibra di carbonio comporta uno spostamento del punto di applicazione della forza verso una direzione anteriore durante la fase di spinta della corsa. Questa conclusione è visibile chiaramente in un grafico che abbiamo allegato qui sotto. Si tenga presente che esiste sicuramente un compromesso tra rigidità e velocità di movimento della gamba.

Come l’applicazione della forza viene applicata nella fase propulsiva in funzione della tipologia di scarpe / solette. La linea nera, con le solette di carbonio è più alta per indicare una maggiore spinta anteriore. Grafico tratto dallo studio di Steffen Willwacher e altri.

Infine, soltanto 10 dei 19 soggetti hanno dimostrato un vantaggio significativo nella riduzione di perdita energetica durante gli allenamenti. E questo è confermato anche dagli studi di Nike sulle Vaporfly 4, di conseguenza potremmo affermare:

  • non tutte le solette in carbonio sono uguali;
  • non tutte le persone possono ottenere un vantaggio dal loro utilizzo, molto probabilmente la biomeccanica di corsa influenza la variazione delle performance con l’utilizzo delle solette. In particolare tallonatori e chi appoggia di mesiopiede avrà un vantaggio inferiore a chi corre sull’avampiede. Si veda però anche lo studio dell’Università del Colorado indicante una conclusione (empirica) opposta. Ma stiamo parlando di tecnologie diverse.
Ares - acquisto

Le solette in carbonio in generale e quelle Ares in particolare non sono per tutti. Ma i podisti efficienti possono trarne giovamento

Comportamento nella corsa delle solette Ares

Abbiamo provato le solette Ares per sei mesi, preferendo aspettare ad esprimere un giudizio definitivo. Abbiamo svolto parecchie sessioni d’allenamento, confrontando dati analitici di parecchie scarpe, utilizzando le principali dinamiche di corsa Stryd e Runscribe. Sappiamo comunque che i nostri test non sono stati effettuati su diverse persone, ma solo sul sottoscritto, e come indicato nella parte semi-scientifica, ci sono variazioni teoriche di risultati rispetto alla tipologia di corsa.

Adattamento alle solette Ares

Una premessa importante è che l’utilizzo delle solette richiede un periodo importante di adattamento, bisogna assolutamente prenderle con cautela per evitare degli infortuni muscolari di vario tipo. Questi infortuni chiaramente dipendono dalla vostra biomeccanica di corsa, ma il nostro suggerimento è di utilizzare le prime due settimane per un check up e per facilitare l’adattamento:

  • prima settimana a giorni alterni, solo corsa lenta e non più di dieci chilometri e nel dubbio evitate allenamenti intensi
  • seconda settimana qualche uscita con degli allunghi nella parte finale dell’uscita, limitando l’eventuale durata nel caso sentiste dolori diffusi a qualche muscolo sconosciuto.
  • A partire dalla terza settimana, procedete come nella norma, senza pensare di avere le solette. Ma il consiglio resta comunque quello di non esagerare.

Per le prime settimane, un grande consiglio che vorremmo dare al lettore è quello di non guardare né tempi, né dinamiche di corsa. L’obiettivo del primo periodo è la focalizzazione alla vostra biomeccanica di corsa. Chiaramente adottando le Solette Ares è come cambiare il modo di correre: se nei primi giorni vedete ritmi più lenti rispetto al solito, non scoraggiatevi. Nella nostra esperienza, pensiamo che anche per un amatore evoluto serva un po’ di tempo per adattarsi alle solette Ares, abbiamo preparato diversi grafici per mostrarne l’impatto e suggerire un modello di comportamento. Noi abbiamo preferito procedere con grande cautela perché non ci potevamo permettere un infortunio durante la preparazione della stagione primaverile, ma riteniamo che non ci sia un rischio ulteriore (rispetto a quello consueto) se utilizzate le solette a giorni alterni e siete un podista amatore.

Ares Adattamento

Le Solette Ares richiedono 3 settimane d’adattamento prima di poter essere utilizzate in maniera completa

Corsa lenta

Appena indossate sentirete immediatamente due effetti.

  • Effetto Molla. Se la vostra dinamica di corsa è discreta, capirete che correndo con mesopiede o avampiede, sentirete un effetto molla. Le solette vi spingeranno in avanti, con meno sforzo di quello che normalmente farete per una corsa equivalente. Ho sentito pareri discordanti dopo 30/45 minuti di corsa, ma l’unica certezza è che nei primi minuti di corsa, dopo un adeguato riscaldamento, anche di soli 5 minuti, troverete nuova linfa da queste solette che vi faranno rimbalzare in avanti: la reattività delle solette è decisamente superiore a quella di qualunque altra scarpa.
  • Effetto rigidità. A seconda della vostra capacità di propriocezione, dopo pochi minuti sentirete anche un effetto rigidità più o meno importante, a seconda della vostra condizione fisica, dal vostro modo di correre e dalla vostra biomeccanica di corsa.

Se l’effetto molla vi farà correre più rapidamente, quello di rigidità influenzerà il vostro modo di correre e nel lungo termine vi farà correre più lentamente. Quale dei due effetti dominerà? Difficile dirlo, sicuramente dipende! e proprio per questa ragione, l’azienda di Cesena vi offrirà la possibilità di testare per 30 giorni le solette prima di restituirle, nel caso in cui il vostro modo di correre non sia compatibile con le caratteristiche delle solette.

Correndo lentamente, non c’è ragione di utilizzare le Solette Ares, non avete bisogno di migliorare la prestazione ed il vostro unico obiettivo dovrebbe essere quello di recuperare dopo un allenamento intenso, sia dal punto di vista fisiologico, sia cardiovascolare, sia di quello biomeccanico. Detto ciò, se proprio vorrete utilizzare le Solette, sappiate che sicuramente ne otterrete un vantaggio rispetto alle solette tradizionali.

Corsa veloce

Non si può nascondere che in effetti le solette Ares consentono di correre più velocemente. Di quanto? Beh, dipende dalla vostra biomeccanica di corsa, anche per i test delle Nike Vaporfly 4 percento non si è calcolato un valore puntuale ma semplicemente una media rispetto agli atleti che sono stati sottoposti ai test. Nei nostri allenamenti, abbiamo utilizzato oltre 20 volte il «Fartlek Moneghetti», una delle sedute meno invasive, ma al tempo stesso allenamento indicativo della performance sulla corsa veloce (nota: si tratta di correre 20 minuti intervallati velocemente / lentamente).

Ebbene, confrontando i parametri di Velocità, di Lunghezza del passo e soprattutto di Stiffness, notiamo sulla mia biomeccanica di corsa, un miglioramento delle performance, e di conseguenza un miglior risultato.

Corsa lunga

Secondo i nostri test, una volta superata l’ora di corsa, l’aspetto legato alla rigidità delle solette ha un impatto decisamente limitante nella gestione della gara. Non ho mai corso nessun lungo con le solette, però ho provato ad utilizzarle in una maratona. In particolare alla Maratona di Anversa (quinto assoluto, primo MM45), ho notato un significativo peggioramento delle prestazioni nella seconda parte di gara. Se sulle gare corte, penso che ci sia un vantaggio significativo, probabilmente la rigidità influisce negativamente sul risultato oltre le 2 ore di corsa. Forse non ero sufficientemente allenato, forse non avevo svolto sufficienti sessioni di forza, ma alla prova dei fatti l’appoggio al terreno dopo 2 ore di gara è decisamente peggiorato. Un grafico parla più di mille parole: utilizzando Stryd si vede che il parametro di Stiffness è significativamente diminuito nella seconda parte. Ovviamente non sto dicendo che non siano utili in gare lunghe, soltanto che io non le userò nel futuro sopra i 21km. De Gustibus!

Utilizzo suggerito

Da quanto scritto precedentemente, si evince che il nostro consiglio è di utilizzare Ares in gare dai 5 ai 10 chilometri ed eventualmente, per podisti più evoluti, sulla mezza maratona. Suggeriamo di provarle anche in allenamenti di qualità ed invece di lasciarle nell’armadio nel caso di uscite lente a sensazione e per corse più lunghe. Molto probabilmente non sopporterete il lieve fastidio dell’effetto molla in uscite di rigenerazione e in gare lunghe oltre l’ora e mezza.

Aspetti da considerare delle Solette Ares

Come già indicato, la nostra opinione è positiva, ma non sono tutte rose e fiori e non vorrei che il lettore pensasse quello. A parte la performance sulla lunga distanza, riteniamo che ci siano 4 aspetti da considerare nell’utilizzo delle solette, alcuni negativi, altri non necessariamente:

  • come caratteristica, le solette proprio per la loro costruzione sono progettate indipendentemente dalle scarpe in cui saranno inserite. In particolare, le solette saranno sempre infilate sopra l’intersuola, riducendo in maniera significativa l’ammortizzazione pensata dalle scarpe stesse. Anche se le solette offrono un piccolo grado di ammortizzazione, è sicuramente inferiore a quello di qualunque scarpa che avrete provato. Di conseguenza, come già indicato, occorre un periodo di adattamento, prima dell’utilizzo. Proprio per quello parliamo di «effetto rigidità».

    Sostituire le solette tradizionali con Ares è veramente molto semplice, ammesso che le solette tradizionali non siano incollate alla scarpa

  • Le solette pesano 59 grammi sul numero 42-43, mentre quelle “tradizionali” soltanto 5-10 gr. Siccome l’aumento di peso delle scarpe ha un’influenza negativa sulla performance, è importante tenere in considerazione il peso delle scarpe prima di decidere quali indossare. Anche se è probabile che la reattività delle solette compensi il peso, occorre considerare anche quest’aspetto. Inoltre, non tutte le scarpe sono uguali, per esempio la forma di Altra è completamente diversa rispetto alle solette tradizionali. Infine per alcune scarpe, l’eccessiva reattività delle stesse, combinata con un drop basso, potrebbero provocare problemi ai vostri tendini. Nonostante la mia corsa relativamente efficiente, ho notato problemi di affaticamento. Per esempio dopo un allenamento intenso con le Salming Race, ho dovuto correre solo lentamente per evitare problemi supplementari.

    Il Peso delle Scarpe Ares è di 58-59 grammi sul numero 42.5, occorre tenerlo presente nella scelta delle scarpe

  • Il costo dell’utilizzo delle Solette è superiore a quello che normalmente un podista medio è disposto a spendere. Nonostante le solette dureranno molto più delle scarpe in cui sono inserite, stiamo parlando di un investimento di 269 euro, che non tutti sono disposti ad affrontare. Si tenga presente che l’azienda di Cesena offre comunque un servizio di «rigenerazione» delle solette dopo 1000 km, fondamentalmente al costo.
  • La rigidità eccessiva potrebbe crearvi vesciche per un utilizzo eccessivo, non necessariamente un problema… tranne durante la corsa. Per il resto c’è Compeed.

Solette Ares e Scarpe da gara

E quali scarpe da gara utilizzare? Difficile dirlo, perché vale il principio del professor Nigg dell’università di Calgary. Scegliete le scarpe che già utilizzate, sapendo che sono quelle per voi più confortevoli. Ma prima di utilizzare le solette Ares, sappiate che:

  1. le scarpe a basso drop e molto rigide potrebbero aumentare sensibilmente il vostro rischio d’infortunio, soprattutto ai tendini. Non vi consigliamo di esagerare: non ne vale davvero la pena;
  2. scarpe troppo ammortizzate o morbide probabilmente non sono “compatibili” con Ares, non ne trarrete il vantaggio cercato;
  3. scarpe con solette incollate non possono essere utilizzate per ovvie ragioni;
  4. infine, scarpe relativamente più leggere dovrebbero essere quelle maggiormente utili. In tal caso però sappiate che le solette occupano uno spazio maggiore di quelle tradizionali, quindi occorre fare alcune prove di compatibilità prima di scegliere le scarpe adatte.

In conclusione, non esiste una scarpa perfetta, noi ci siamo trovati davvero molto bene con le Altra Vanish R, proprio perché non eccessivamente rigide e con un ampio spazio anteriore e laterale. Ma altri modelli sono utili. La nostra selezione comprende le seguenti 3 scarpe, più una serie di altri modelli come alternativa:

Adidas Adios 3

L’ammortizzazione delle Adidas adios 3 Boost è fantastica, reattiva e il grip eccellente. Con le Ares il risultato è decisamente ottimo per corse veloci fino ai 10km.

Asics Dynaflyte 2

Di queste scarpe avevamo parlato nei mesi scorsi. Dynaflyte è leggera, veloce ed efficiente: tutti gli ingredienti che rendono la scarpa da corsa perfetta per essere utilizzate con le Ares.

New Balance 1400V5

Ne avevamo parlato per la recensione a Settembre 2017. Le New Balance 1400 v5 sono fantastiche con Ares, nonostante la forma leggermente stretta. Non essendo soltanto una scarpa da gara, la versione 5 delle New Balance 1400V5 è adatta anche per allenamenti intensi, ma al tempo stesso si comporterà bene in gare fino ai 10k. E per chi fosse un po’ restio alle scarpe da gara… suggeriamo come alternativa le New Balance 1500V4, pensate con allacciatura BOA.

Scarpe Alternative per essere usate con Ares

Abbiamo indicato solo le top 4 (Altra + Adidas, New Balance e Asics). Ovviamente altri modelli sono suggeriti, paradossalmente sono scarpe su cui abbiamo fatto delle recensioni dettagliate, visto che amiamo scarpe reattive ed ammortizzate:

Purtroppo/per fortuna ognuno di noi ha un piede diverso e quello che nella maggior parte dei casi potrebbe andare bene ad alcuni, potrebbe generare infortuni per altri. Il nostro suggerimento resta quello di provare le vostre scarpe attuali, prima di comprarne di nuove.

Conclusione e Prezzi

Siamo rimasti davvero sorpresi dai test effettuati durante questi sei mesi. Le Solette Ares si sono dimostrate davvero utili nel correre più velocemente, abbiamo stimato che il miglioramento della velocità sia pari al 1%-2%, con il nostro modo di correre, soprattutto sulle distanze più brevi. Non siamo intellettualmente in grado di dire se migliorino le vostre performance. Indossare Ares potrebbe migliorare i vostri risultati, ma il miglioramento non sarà di certo sensibile. Infine, la sensazione di rigidità della corsa si farà sentire sempre di più con il passaggio del tempo e quindi non suggeriamo di utilizzarle sopra i 60 minuti di corsa. Siete disposti a spendere oltre 250 euro per correre almeno 1% più velocemente nelle serali di paesi o nelle gare FIDAL? in tal caso, vi consigliamo di non pensarci due volte.

Non dimenticate però di andarci cauti: anche se la casa di Cesena indica nei documenti di marketing la riduzione degli infortuni, quest’ultimo aspetto non l’ho potuto testare. Empiricamente (per esempio leggendo Magness) cambiando la biomeccanica di corsa, nel breve periodo, gli infortuni tendono ad aumentare, non a diminuire. Ma come diceva un famoso spot degli anni ’90, «mai avuto carie in vita mia».

Ares: conclusioni

Le Solette Ares non sono per tutti e non aiutano in tutte le distanze. Ma sul breve offrono un discreto vantaggio.

Acquistare le Solette Ares

Le solette Ares sono disponibili sul sito dell’azienda di Cesena. Come già indicato precedentemente, anche a causa del prezzo (dovuto fondamentalmente al costo dei materiali in carbonio e Kevlar, oltre ai costi di progettazione) avrete 30 giorni di tempo per decidere se tenere o restituire il prodotto. Nel caso in cui vorreste comprarle, vi suggeriamo d’utilizzare il codice di sconto “PITT10“, che vi consentirà d’ottenere uno sconto del 10% sul prezzo di listino, e ci consentirà di finanziare gli acquisti di strumenti innovativi da recensire in maniera dettagliata.

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Nel 1947 il defunto scrittore britannico Stephen Potter coniò scherzosamente il termine «gamesmanship» per descrivere «l’arte di vincere partite senza in realtà barare». In effetti, gli atleti moderni, alimentati da ricompense esorbitanti, possono facilmente essere tentati da comportamenti immorali in gara. E gli atleti della domenica? Dopo aver letto alcuni post sui Social Network per le ultime gare di ultramaratona, ho voluto cercare di capire se effettivamente esistevano comportamenti scorretti anche in gare dove l’aspetto monetario è irrilevante. L’ho fatto partendo dai dati. Non sono un grande esperto di corsa di lunghe distanze, nonostante mi piaccia gareggiare ed ottenere piccole soddisfazioni. Ho corso una sola Ultra-maratona, la Wings for Life 2017, quindi non conosco perfettamente le dinamiche di questa tipologia di gare. Tuttavia, ora che sono «off» dalla corsa, mi sono ricordato del mio recente passato in cui preferivo utilizzare la tastiera del computer piuttosto che allenarmi. Quanto letto nelle ultime settimane mi ha fatto tornare la voglia di effettuare alcune analisi statistiche.

Consiglio di spegnere le notifiche del cellulare e dedicare 10 minuti alla lettura di quanto segue. Buon divertimento!

Passatore 2018: i furbetti del Negative Split

Approfittando del fatto che nel prossimo week-end si svolgerà la Comrades Marathon, una delle ultra-maratone più belle mai corse al mondo, con dei premi fantastici ed una bellissima cornice di pubblico, ho deciso di valutare se anche in Italia si verifica uno strano fenomeno oramai conosciuto nel paese Sudafricano, il taglio del percorso. I sudafricani lo chiamano cheating, «imbroglio». In Italia preferiamo il termine “furbetti” per denotare il comportamento di chi per scelta decide di non correre tutti i chilometri di una gara, nella fattispecie i 100 del Passatore.

Qualche anno fa un professore Sudafricano, Mark Dowdeswell, uno statistico della Wits University, ha cercato di stabilire statisticamente quanti furbetti avessero corso l’ultra Maratona che si svolge a Durban la prima settimana di Giugno. Analizzando i dati della Comrades Marathon 2013, Dowdeswell identificò almeno un gruppo di 20 atleti che avevano degli split negativi importanti: correvano cioè  molto più velocemente nella seconda metà della gara. In una gara delle lunghe distanze, il negative split è un evento più improbabile che in una gara cortaOvviamente Mark indicava solo incoerenze statistiche che per chi non ama o conosce la materia potevano sembrare soltanto dei pretesti per avere visibilità gratuita da parte del professore, al fine di vendere i suoi servizi statistici. Ed in effetti, nessuno è stato formalmente accusato e tolto dalla classifica dopo la pubblicazione dell’articolo.

Ed al Passatore? Succedono cose simili? Ce lo siamo chiesti nel week end scorso, adottando una metodologia modificata di quanto sviluppato 5 anni fa.

I dati, l’unica fonte «certa» di analisi

Prima di discutere i risultati dello studio, vorremmo sottolineare una premessa importante e doverosa. Quest’analisi statistica è stata possibile grazie al supporto di una serie di amici che negli anni hanno corso il Passatore ed hanno fornito consigli su come svolgere lo studio. Ringraziamo anche Cosimo Bertotto, il podista Tarantino che ha debuttato al Passatore quest’anno, per averci dato preziose indicazioni sulla gara e sui possibili tagli. Grazie alle nostre conoscenze statistiche e di data mining siamo riusciti a manipolare i dati grezzi per ottenere informazioni sintetiche. I dati sono presenti sul sito Endu.net, ma utilizzare il file Excel è possibile solamente a fini personali. Per questa ragione abbiamo usato uno script Python e il software R per visualizzare i risultati. In tal caso non è necessaria nessuna autorizzazione perché i dati sono visibili anche senza necessità di password. La nostra analisi è fatta tutta a livello aggregato, per evitare di creare polemiche inutili. L’obiettivo di quest’articolo è sensibilizzare gli organizzatori di gare di media e lunga distanza ad utilizzare la tecnologia per garantire una classifica più attendibile.

Per stabilire eventuali incongruenze nei dati, siamo partiti dai sette intermedi individuali e dal risultato finale. Abbiamo inizialmente confrontato il tempo in secondi di ogni podista alla Colla (dopo 48 km) ed all’arrivo a Faenza (dopo altri 52 km) e calcolato un rapporto per quantificare la variazione del tempo tra la prima e la seconda parte. Per esempio, il nostro amico Cosimo è transitato alla Colla in 6 h 59 minuti e ha completato la sua gara in 16 h e 3 minuti, ciò significa che ha sostanzialmente corso la seconda parte del 31 percento più lentamente. Per darvi un’idea, il vincitore della gara Andrea Zambelli ha corso la seconda parte lo 0 virgola 5 percento più lentamente, re Giorgio Calcaterra il 10 percento. Alleghiamo nel grafico i punti dei primi 30 per spiegare il concetto e darvi un’idea della difficoltà di correre più velocemente nella seconda metà di gara.

Solo 1 dei primi 30 arrivati al passatore è riuscito a correre con uno split negativo, peraltro dello 0,7% solamente

Viceversa, correndo gli ultimi 52 km in 6 ore e i primi 48 km in 7 ore, il podista otterrebbe uno split negativo di circa il 14 percento. Contrariamente alla Comrades Marathon non abbiamo una suddivisione esattamente uguale tra prima e seconda parte, ma considerando che la parte più difficile è la salita della Colla, la nostra approssimazione è accettabile. Inoltre come da tradizione, una volta raggiunta la cima, si perde giustamente tempo al ristoro per recuperare energie. Proprio perché la seconda parte è in discesa non abbiamo utilizzato la media al chilometro. Ciò implica che nel calcolo del «negative split» ci sia un margine dell’8%, ossia 4 km in più.

Si noti infine che nella lista dei 2426 arrivati al traguardo di Faenza, 49 passaggi intermedi non sono stati rilevati e in particolare 4 podisti non hanno un tempo intermedio alla Colla e quindi sono stati esclusi dall’analisi.

Passatore 2018: alcuni grafici che parlano da soli

Diamo un’occhiata alla distribuzione statistica del rapporto tra la seconda e la prima parte di gara.

La prima cosa da notare è che circa il 13% dei podisti ha corso la seconda parte almeno il 30% più lentamente della prima e che in media si è corso più lentamente di oltre il 15% la seconda parte. Possiamo inoltre vedere che solo una piccola percentuale dei partecipanti ottiene uno split negativo, delimitato nel grafico dalla linea verde continua. Questa è una percentuale piccola ma non piccolissima, ci saremmo aspettati molti meno podisti in grado di un exploit del genere. In effetti ben oltre il 7.7% dei podisti hanno corso gli ultimi 52 km più velocemente dei primi 48 km. Di primo acchito un dato sorprendente, soprattutto pensando a quanto succede in Maratona. Ma è proprio possibile?

Passatore, istogramma di gara

Poco meno dell’8% dei Podisti ha corso la seconda parte di gara più velocemente della prima al Passatore

Se un indizio non fa una prova, abbiamo approfondito anche il rapporto tra tempo di conclusione della gara e il negative split. Ci saremmo aspettati che i più allenati, i più veloci, sarebbero coloro che hanno un negative split più probabile. Sui grandi numeri, in effetti è così. Confrontando la distribuzione dei veloci (sotto le 11 ore) e dei “lenti” (sopra le 11 ore) si vede che, come la teoria prevederebbe, i più veloci hanno uno split negativo più probabile ed i più lenti uno più alto. Per chi non è avvezzo alla statistica, si noti che la densità è pari a 100 per entrambe le distribuzioni, ma i più lenti sono molto di più.

Confronto tra ultramaratoneti veloci e lenti al Passatore 2018: i più veloci in generale hanno una migliore resistente

Ma se invece si prendono solo i dati dei top 30 e li si confronta con chi ha corso sotto le 11 ore, la sorpresa sui nostri volti si è subito materializzata. Prima di guardare l’istogramma vorremmo ricordare, come mostrato precedentemente, che nessuno dei primi 10 e 1 solo sui primi 30 sono riusciti ad ottenere uno split negativo. La domanda sorge spontanea: come mai i “veloci non top” hanno split negativi migliori dei top? al lettore la risposta.

Istogramma Passatore

I Podisti veloci ma non top hanno corso percentualmente più veloci nella seconda parte rispetto a quelli Top

Casi Estremi: come scoprire i furbetti?

Ma per sapere chi ha veramente barato, bisognerebbe analizzare la distribuzione degli estremi. In generale si analizzano gli outliers, ossia le più probabili incoerenze per stabilire se il modello analizzato è sensato. Per il Passatore, possiamo valutare due situazioni.

Valori positivi del rapporto sono normalissimi. Nella seconda parte di gara si corre decisamente più lentamente ed è fortemente probabile che una crisi avvenga per mancanza di energia o per debolezza psicologica. Oltre il 46 percento dei podisti ha corso la seconda parte almeno il 15 percento più lentamente della prima parte.

All’estremo opposto abbiamo situazioni in cui diversi podisti hanno corso la seconda parte molto più velocemente della prima. Specialmente se si è camminato nella salita della Colla (si veda però il seguito) possiamo indicarlo come evento statisticamente possibile, ma è sicuramente più strano e difficile da accettare. Anche Cosimo ha camminato nella salita e nonostante ciò ha corso il 31% più lentamente nella seconda parte. In effetti alcuni eventi sono più improbabili di altri, specialmente sui grandi numeri. Per esempio, ci sono 34 podisti che hanno corso la seconda parte tra il 7% ed il 20% più velocemente della prima. Ma è davvero possibile?

L’attento lettore potrebbe non condividere la nostra analisi. Chi cammina alla Colla per definizione avrà la tendenza a correre più velocemente nella seconda parte. Ma è proprio vero? I numeri tendono a smentire l’amico lettore. Confrontando il grafico normalizzato al km 31,5 con quello al quarantottesimo, noteremo una quasi perfetta correlazione (>90%) con lo split negativo definito precedentemente. I punti fuori dal grafico sono relative a prestazioni sospette, oppure a chi è entrato in crisi nella seconda parte di gara.

Correlazione tra il rapporto prima / seconda parte ed il tempo normalizzato a Borgo San Lorenzo: forte correlazione tra i due

Conclusioni

Dopo aver analizzato tutti questi dati, siamo arrivati alla conclusione che ogni mondo è paese. Anche in Italia, così come in Sudafrica, è molto probabile che almeno 1 persona sia salita su una delle tante bici presenti al Passatore, soprattutto nella seconda parte di gara. Forse la nostra analisi è una grande semplificazione della realtà, ma c’è una probabilità non nulla che alcuni podisti abbiano imbrogliato approfittando dell’oscurità e della mancanza di controlli efficaci. È anche possibile, sebbene altamente improbabile, che alcuni di questi podisti con split negativo abbiano risparmiato tante energie nella prima parte per ottenere risultati migliori nella seconda.

Non ci sentiamo di accusare né di giustificare nessuno. Non abbiamo ricette magiche per evitare questo fenomeno, ma per il rispetto di chi si è allenato seriamente, di chi ha utilizzato la propria resilienza per arrivare al traguardo completamente con le proprie gambe, suggeriamo agli organizzatori di dotarsi di strumenti tecnologici per effettuare maggiori controlli.

Basterebbe utilizzare dei GPS e caricare i file su un sito dedicato per smascherare i furbetti

Ora con l’Ultratrack di Polar oppure di Garmin l’analisi del tracciato è automatizzabile e i controlli molto efficaci. Per chi avesse già il GPS, si potrebbe offrire uno sconto sull’iscrizione, nel caso in cui il podista sia disposto a caricare il tracciato su un sito dedicato. Per chi non avesse un GPS, si potrebbe offrire in comodato d’uso un orologio di una delle principali aziende produttrici. Siamo sicuri che questa scelta sia un vantaggio per tutti e consenta una migliore trasparenza informativa. In alternativa, la maratona di Londra insegna, si potrebbe aggiungere al comitato organizzatore un giovane neo-laureato in statistica che, con poche righe di programma, aiuterebbe a trovare i (presunti) «cheaters». 

Anche se con il beneficio del dubbio, vi assicuro che c’è una probabilità non nulla che qualche furbetto abbia corso il Passatore 2018 e appaia ancora in classifica.

Per approfondimenti

Per chi volesse approfondire alcuni argomenti discussi, alleghiamo alcuni links:

L'articolo Il Passatore, un’analisi statistica proviene da The Running Pitt.

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http://therunningpitt.com/2018/06/il-passatore-unanalisi-statistica.html/feed 0
Passatore, da 0 a 100km in 12 mesi http://therunningpitt.com/2018/05/passatore-da-0-a-100km-in-12-mesi.html http://therunningpitt.com/2018/05/passatore-da-0-a-100km-in-12-mesi.html#respond Wed, 30 May 2018 06:26:51 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7387 La 100 km del Passatore è una delle gare più interessanti del panorama mondiale della lunga distanza, ha un fascino così unico che sempre più persone in Italia decidono di correrla. Chi inizia, tende a gareggiare anche negli anni successivi. Quest’anno alcuni degli atleti di TheRunningPitt.com hanno pensato di parteciparvi, ma poi ci siamo tirati... Read more »

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La 100 km del Passatore è una delle gare più interessanti del panorama mondiale della lunga distanza, ha un fascino così unico che sempre più persone in Italia decidono di correrla. Chi inizia, tende a gareggiare anche negli anni successivi. Quest’anno alcuni degli atleti di TheRunningPitt.com hanno pensato di parteciparvi, ma poi ci siamo tirati tutti indietro. Per raccontare l’avventura, abbiamo chiesto a un nostro caro amico e Ambassador Polar di descrivere la sua esperienza. Abbiamo seguito Cosimo Bertotto in questi mesi, dandogli anche alcuni consigli per gareggiare. Con grande orgoglio ed emozione, lasciamo la parola al podista tarantino che ci racconta il “suo Passatore” e il suo divano! Dall’articolo traspare la grande capacità di resilienza di Cosimo.

La 100 km del Passatore, come passare dal divano ai 100 km

Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni! Non avrei mai immaginato che mi sarei trovato un giorno a scrivere di me, delle mie avventure e oggi del Passatore. Fino all’anno scorso ero un semplice runner della domenica, a stento raggiungevo l’arrivo dei 10 km.

Ma da sempre è stata viva in me la voglia di superarmi. Leggevo di atleti che si spingevano oltre le loro capacità, Stefano Gregoretti, Marco Olmo, Giorgio Calcaterra, Mario Zanchi, più leggevo e più sentivo il cuore battere forte: volevo diventare come loro!!! Ma ogni volta trovavo mille motivi per non cominciare: “quando crescono i bimbi”, “devo prima dimagrire”, il lavoro mi stressa”… Con la morte improvvisa di mio padre ho deciso di abbracciare la filosofia del “non rimandare a domani quello che puoi fare oggi”, ora non so se è per onorare mio padre, un uomo che riusciva in tutto ciò che provava, oppure semplicemente paura di dover rimpiangere il passato il fatto sta che mi sono buttato nel mio sogno più grande correre la 100 km del passatore per dire io c’ero!!

La preparazione

Si può dire che tutto è iniziato quando per gioco mi sono iscritto ad un concorso che come premio offriva un viaggio e iscrizione alla Maratona di NY la myfutureselfNY. Così mi butto nella mia prima avventura e inizio la preparazione per la maratona di NY che mi terrà impegnato da giugno fino a metà settembre…purtroppo non vengo scelto per la finale del concorso. Non mi perdo d’animo, ormai mi stavo allenando e avevo quasi finito la preparazione quindi decido di partecipare alla maratona di Firenze la città che ho sempre amato.

Il 26 novembre 2017 divento un maratoneta con un tempo di 4:20 sotto la pioggia e un gelo che ancora tutti i partecipanti ricordano. Mi prendo un breve periodo di pausa e i primi giorni di gennaio faccio il grande passo, mi iscrivo alla 100 km del Passatore senza se e senza ma!!! Ora la situazione si fa più seria e mi affido ad un personal trainer, Luca Squillante che mi compila una bella scheda, e ovviamente mi dice che sono un pazzo perché non si può preparare una gara del genere in così poco tempo. Da buon allievo seguo al dettaglio ciò che mi diceva, partecipo alla maratona di s Valentino a Terni e riesco ad abbassare il PB a 3:58.

Le sensazioni sono buone perché subito riesco a riprendere gli allenamenti. A marzo partecipo alla mia prima 6 ore quella di Putignano in seguito alla quale verrò battezzato ultramaratoneta con una distanza di 55 km.

🇮🇹questa foto è esattamente quello che ho provato per questa maratona…. tanta felicità. è stato un allenamento bellissimo ho fatto 5 dirette su Facebook. che divertimento già voglio fare un’altra maratona …. 🇮🇹 🇬🇧🇺🇸This picture is exactly what I felt for this marathon …. so much happiness. it was a great workout I did 5 direct on Facebook. what fun I already want to do another marathon ….🇬🇧🇺🇸 —————————————————— #nevergiveup#workoutmotivation #fitnessmotivation #running #run #runner #triathlon #cardio #athlete #fit …….. #runnersworld #marathontraining #runitfast #runnerscommunity #maratonadiroma #runners #instarunners #romamarathon ………… #asicsfrontrunneritaly #altra #altrarunning ………. #roma #garmin935 #ny #nycmarathon #passatore #loverunning #taranto

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Grazie ad un concorso della Huawei riesco a vincere il pettorale per la maratona di Roma. Un evento bellissimo per due motivi, il primo perché gareggiare in mezzo a così tanta storia e bellezza non ha paragoni, il secondo è l’incontro con un grande atleta Massi Milani che mi ha sempre sostenuto e mi è stato molto vicino specialmente quando ero stanco. Dopo la Maratona di Roma mi arriva una mail dalla Polar dove mi annunciavano che ero stato selezionato come Ambassador, questa mi da’ una super carica che mi fa arrivare presto alla partenza del Passatore. Da giugno a maggio ho percorso circa 3000 km, lavorando come turnista almeno 1000 sono sicuramente in notturna, consumato 4 paia di scarpe, partecipato a 3 Maratone, 1 6 ore, 6 1/2 maratone, 12 10km.

La vigilia della Gara

La mattina sveglia alle 6:30, ma come in ogni gara alle 5:30 ero già in piedi. Sistemo tutto non voglio dimenticare niente preparo la borsa per il cambio e mi dirigo sul pullman che ci accompagnerà a Firenze. Cerco di risparmiare più energia possibile perché è ancora presto e la gara è molto lunga. Alle 14 la piazza è ancora vuota perché ci sono 30°.

Da Firenze alla Vetta delle Croci

Ma alle 14:40 improvvisamente la piazza si riempie tutti eccitati per quel che ci aspettava. Alle 15 partenza inizia la mia avventura non so cosa mi aspetta è tutto nuovo. Cerco già dall’inizio di mantenere un passo molto lento ma c’è qualcosa che non avevo calcolato il sole si fa sentire e si suda tantissimo.

Sono felice, sto correndo il Passatore… Durante la corsa incontro Yuri Faccetti, Asicsfrontrunner: un ragazzo simpaticissimo e molto carismatico. Corro con lui e decidiamo da subito di adottare la tecnica di correre in discesa e pianura e camminare in salita. Arriviamo alla vetta delle croci senza nessun problema, ridendo e scherzando.

48 km: Raggiungere la Colla di Casaglia

Dopo la vetta delle Croci aumentiamo il passo anche perché ci sono più discese arriviamo facilmente a borgo San Lorenzo qui purtroppo mi separo da Yuri e incominciano i primi problemi: il troppo caldo mi ha fatto perdere tanti sali minerali e di conseguenza mi blocco per crampi al 32 km. Ma riesco a riprendermi subito. E continuo con la tecnica di corsa camminata però questa volta bevendo più acqua. Inizia la famosa salita fino a passo della Colla e decido di camminare con una media di quasi 9 km. Il paesaggio è da favola tutto immerso nel verde, arrivo al cartello dei 42,195. E decido di fare la foto di rito. Incomincio a sentire stranamente un po’ di stanchezza ma non voglio darci peso. Arriva al passo della Colla ci sono tantissime persone decido di fermarmi per almeno 15 minuti.

65 km: discesa a Marradi

Purtroppo mentre mi stavo cambiando incomincio a sentire freddo a tremare e ad avere un po’ di nausea. La mia prima crisi esco dalla tenda e mi volevo ritirare: troppo freddo. Intorno è tutto buio e non c’era più quell’aria di festa che si assaporava alla partenza tutto era più serio, tanta gente che sta male…che faccio? mi ritiro, basta ho deciso. Vado al ristoro per assaggiare il famoso brodo di pollo e mi bevo tre bicchieri pieni. Tremavo guardavo quella discesa buia vedevo sempre gente piangere e in un momento di lucidità mi son detto devo affrontare le mie paure… mi sono lanciato in quella discesa buia senza neanche accendere la torcia e qui ho vinto io ma sapevo che non era finita ero ancora a metà del percorso. La discesa è fantastica mi trovo benissimo riesco a correre di continuo fino a Marradi super concentrato e non pensavo a quello che mi era successo prima.

Solo che incomincio ad avere un po’ di fastidio piedi.

Gli ultimi 35 km

Prima di partire per gli ultimi 35 km decido di passare dalla Croce Rossa per dare una controllata a questi fastidi. Sorpresa: sette vesciche, mi faccio curare ma nel frattempo perdo calore e incomincio a tremare per il freddo. La dottoressa decide che devo rimanere lì per riprendere calore. Passano 45 minuti mi prendo un gel alla caffeina e scappo via, non potevo fermarmi. Dopo 10 minuti non tremano più però alternavo corsa alla camminata, incominciano a saltare gli schemi 2 km di corsa uno di camminata fino all’80-esimo, dove alla fine non riesco più a correre.

Sono i 20 km duri della mia vita una mezza maratona fatta di pensieri e paure …. sono arrivato a 80 km non posso fermarmi ….tutti i miei sacrifici……le notti passate a correre….. non poteva finire così. Allora decido di deviare i miei pensieri immaginando  come sarebbe stato il mio arrivo.  Ma questo va bene fino all’85-esimo: ogni ristoro diventa un martirio perché diventava più difficile la ripartenza ma sapevo che non dovevo saltarne nemmeno uno. Sentivo il peso del Passatore. Arrivato a 90 km all’improvviso prende il cellulare. E mi arrivano tantissimi messaggi tutti incoraggiamento in particolare da Massi Milani e Virginia Nanni che mi fanno capire dell’impresa che stavo per compiere incomincio a piangere e cammino sempre più veloce. Al 95-esimo km sento un calore fortissimo e penso a mio padre sapevo che era lì vicino a me, manca poco, leggo il cartello Faenza ma sapevo che era ancora presto. Al 99 km mi sento fortissimo e comincio a correre vedo l’arrivo sto piangendo.

L’impresa è compiuta 16 ore e 06. In un solo anno la mia vita è cambiata, tutti noi abbiamo una forza all’interno del nostro corpo inimmaginabile. Tutti siamo capaci se vogliamo di affrontare il nostro Passatore e non importa il tempo ottenuto. Al traguardo sicuramente la tua vita cambierà: questo è davvero il Passatore.

Strumenti utilizzati al Passatore

Come attrezzatura ho usato:

ScarpeAsics  Nimbus 20

OrologioPolar M430

Ho anche usato tanto, ma tantissimo la testa.

 

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Maratona e Psicologia, debutto in maratona a Vercelli http://therunningpitt.com/2018/05/maratona-e-psicologia-debutto-in-maratona-a-vercelli.html http://therunningpitt.com/2018/05/maratona-e-psicologia-debutto-in-maratona-a-vercelli.html#respond Wed, 23 May 2018 06:30:57 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7365 Dopo aver corso la Mezza Maratona di Novara, e scritto il libro Stress e Performance atletica, Cesare Picco si è cimentato nella gara più importante dal punto di vista fisico e mentale. Vediamo come si possono coniugare Maratona e Psicologia, nel racconto del nostro bravo psicologo e collaboratore del blog. Nota del redattore: Cesare sta... Read more »

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Dopo aver corso la Mezza Maratona di Novara, e scritto il libro Stress e Performance atletica, Cesare Picco si è cimentato nella gara più importante dal punto di vista fisico e mentale. Vediamo come si possono coniugare Maratona e Psicologia, nel racconto del nostro bravo psicologo e collaboratore del blog.
Nota del redattore: Cesare sta realizzando una ricerca su Maratona e atteggiamenti mentali, se non l’avete ancora fatto, vi suggeriamo di completare il questionario di 15 minuti.

Uno psicologo in corsa: la mia prima maratona

Torniamo indietro di qualche mese. Siamo a Settembre 2017. Il lavoro mi lascia meno tempo libero e la bici diventa un lusso. Decido di passare alle scarpette da corsa in modo continuativo (in passato mi capitava di correre solo saltuariamente). Contemporaneamente la mia compagna parte per prendere parte a una formazione in California della durata di due mesi.

Mi passa per la mente il desiderio di mettermi alla prova e di associare all’inizio della mia carriera podistica anche un piglio competitivo. Mi alleno per un paio di mesi con obiettivo la mezza di Milano. Il risultato è superiore alle mie aspettative (1h23’19”). Opto quindi per continuare la preparazione, direzione Vittuone a metà febbraio. Purtroppo mi scopro scarico di testa (il mio motore mentale è a Gas e do il meglio di me quando gli stimoli stressanti sono lievi e brevi) e decido quindi di competere a Novara a inizio Febbraio, una decina di giorni prima di quanto preventivato. Chiudo in 1h21’34”, miglioro ma sono consapevole della necessità di tirare il fiato fisicamente e mentalmente.

So che per ottenere il meglio da me stesso e per sperimentare uno stato di benessere ho bisogno di essere rilassato. Decido quindi di mettere da parte obiettivi sportivi (per me fonte di stress) e di correre solo per piacere. Inizio procedendo unicamente a ritmi blandi, senza nessuna variazione. Sento tornare lentamente le energie mentali, progressivamente vedo aumentare i chilometraggi e nasce in me l’idea di sperimentarmi in una maratona. Ricontatto il coach Stefano Ruzza e ci diamo due mesi per prepararla al meglio. Il mese di rigenerazione è stato salutare e sento nuovamente di aver fame e di essere disponibile a soffrire in allenamento.

Maratona, scelta della gara

Maggio è il mese in cui mi confronto tradizionalmente con un picco lavorativo. So che non potrò cercare gare successive a questo mese. Inoltre le condizioni climatiche potrebbero divenire avverse con un possibile aumento della temperatura. Dall’altra parte siamo a inizio Marzo e per preparare una maratona serve tempo. Opto per cercare una gara tra fine Aprile e inizio Maggio.

Non avendo mai corso una maratona esiste la possibilità di partire nelle retrovie se scegliessi una gara con le griglie di partenza. In considerazione di queste variabili la mia decisione cade sulla maratona di Santhià nel vercellese.

La gara si terrà il 1° Maggio, non è molto partecipata (da 300 a 400 podisti) quindi gruppo compatto in partenza e con un livello atletico non di primo piano. Sento che è la manifestazione perfetta per iniziare.

Definizione degli obiettivi

Definire un obiettivo non avendo un precedente riferimento non è stato semplice. Per questa ragione mi sono fidato del parere del Coach e della sua esperienza. Insieme abbiamo deciso di non essere troppo esigenti e di stilare una meta raggiungibile, soprattutto non sapendo come il mio corpo avrebbe recepito allenamenti di endurance e come avrebbe affrontato l’ultima parte di gara.

Come spesso consiglio trovo utile definire tre diversi obiettivi: 1) un tempo minimo in cui sperimentare soddisfazione; 2) un tempo sfidante, ma raggiungibile; 3) un tempo molto sfidante e raggiungibile solo in condizioni ottimali.

La decisione è la seguente:

  • 3h00′
  • 2h56′
  • 2h52′

La strategia di corsa

Anche in questo caso, non avendo esperienze precedenti mi sono fidato completamente del parere del coach. L’idea era di partire con gioco e un po’ sotto ritmo per i primi 27 km, tenendo un passo sui 4’14” al km e di aumentare negli ultimi 15 godendo anche della spinta legata alla percezione di “averne”.

So che questa può non essere la strategia migliore per ottimizzare il risultato, ma per la prima maratona sembrava perfetta, minimizzando il rischio di saltare.

Il pre-gara

I giorni che precedono la maratona sono molto caldi e sento la fatica del corpo in questo processo di adattamento climatico. Sono inoltre giorni molto densi a livello lavorativo e lo stress è palpabile. I dubbi sulla condizione e l’inesperienza ne aumentano il livello

Forse per queste ragioni digerisco male l’ultimo allenamento a 2 giorni dalla gara. Quattro serie di ripetute da 2 km a ritmo maratona o leggermente sotto. Un allenamento molto semplice, da cui esco però con gambe di legno, che mi accompagneranno fino alla sera prima della maratona.

Pensavo di aver compromesso due mesi di duro lavoro, ma la prendo con filosofia. Cercherò di fare il massimo e di godermi l’esperienza.

Alla partenza

So di non essere al 100%. Da una parte mi spiace non poter massimizzare il risultato, ma dall’altra mi aiuta a smorzare le aspettative verso me stesso.

Sia durante il riscaldamento, che sulla linea di partenza, mi scopro felice. Voglio essere dove sono e sorrido sapendo che sto per iniziare un’avventura di 42 km e di circa tre ore.

I primi 10 km

Come immaginato le gambe non girano al meglio, sudo molto e la percezione di fatica arriva da subito. Mentalmente, però, sono fresco e in controllo, decido di bere molto e bagnarmi il più possibile. Quasi subito è presente un ristoro, prendo un bicchiere d’acqua e me lo rovescio addosso.

Sento di aver fatto la scelta giusta e sperimento un senso di benessere. Ora l’obiettivo è mantenerlo il più possibile.

Il cielo è nuvoloso, ma luminoso. Incollo la mia attenzione alle nubi, ai loro movimenti e seguo il volo degli uccelli. Poco prima del 5° km inizio a correre da solo. Guardare il cielo è bello, ma può essere pericolo se fatto in gruppo. Fino al 10° km non mi accorgo nemmeno di essere in corsa. Mi sento steso su un prato a godermi il panorama.

La fatica è scomparsa e non mi curo molto del mio passo, che comunque è in linea a quanto deciso.

Dal km 10 al km 21

Dal 10° km non riesco più a dirigere l’attenzione dove vorrei e mi ritrovo in corsa. Sto bene, le sensazioni sono buone, la fatica è poca e mi accorgo di riuscire a recuperare progressivamente 5/6 maratoneti. Ora sono pienamente in gara e sto competendo. Al passaggio della mezza sono in un gruppo di cinque persone e il mio Garmin fa segnare 1h28’09”. Moltiplico per due e so che a questo ritmo potrei chiudere a poco più di 2h56′.

Dal km 21 al km 30

Seppure il coach mi avesse detto di stare buono fino al 27°/30° km, mi lascio prendere. Aumento il passo e lo porto sui 4’05” per un paio di chilometri, ma capisco essere leggermente troppo veloce per la giornata odierna. Calo leggermente seppure scelga un ritmo più veloce dei primi 21 km.

Questo mi permette di superare una persona che vedevo precedentemente in lontananza al 24° km, quando la strada diventa un lungo vialone dove nei due sensi di marcia si incontrano i percorsi tra chi va verso la boa dei 28 km e chi dai 28 km va verso i 32.

Questo tratto mi fornisce una panoramica delle posizioni che mi precedono: i primi tre sono molto distanti, dietro di loro un gruppo nutrito, e da me, non raggiungibile. Sono completamente solo. Ne prendo consapevolezza, non ci sono più maratoneti da raggiungere o superare. Ora la corsa sarà una gara esclusivamente con me stesso.

Dal km 30 al km 40

Passo il 30° km indenne. Sto procedendo bene e mi prefiggo di terminare intorno alle 2h55′. Le energie non sono più numerose come prima, ma sento che ce la posso fare. Questa convinzione mi accompagna fino al 32° km quando sento che qualcosa non va.

Inizio a fare progressivamente più fatica, le gambe sono più pesanti, il mio pensiero non è più lucido come prima. Proprio ora che ho bisogno di pensare lucidamente, non sono più lucido. L’unica cosa che riesco a fare per ingannare la fatica è contare. Conto. Moltiplicazioni, divisioni, addizioni, sottrazioni e proiezioni. Cercavo solamente di spostare la mente dalla fatica, ma senza molto successo.

Il mio GPS era implacabile e mi indicava che stavo viaggiando a circa 4’40” al km, ovvero 30 secondi al km in più del mio passo precedente.

Dal km 40km al km 42

Mi superano alcuni podisti che in precedenza avevo superato. Quei 2 km tra il 22° e il 24° km a 4’05” erano stati un brutto errore, mi ero giocato l’obiettivo delle 2h56”, ma ora dovevo farmi carico del mio errore e portare il mio corpo al 42° km.

Fortunatamente sento le energie tornare. Forse la consapevolezza di poter arrivare al traguardo mi sblocca e torno a girare a circa 4’15” al km. Sentivo di poter aumentare, ma di non voler rischiare ulteriormente.

Sprinto solo sul rettilineo finale. Mentre taglio il traguardo guardo il tempo 2h59’32”. Ce l’ho fatta e sono felice!

Strumenti utilizzati

Scarpe: Kalenji Kiprun Fast

Pantaloncini: Kalenji Kiprun Light

Maglietta: Salomon

Calze: Kalenji light

Polpaccere: Mount Swiss

Orologio: Garmin Forerunner 220

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