The Running Pitt http://therunningpitt.com Corsa, allenamento, alimentazione, scarpe e orologi GPS dei podisti amatori che vogliono migliorare le prestazioni in maratona e nelle altre distanze. Corri con Pitt e Massi. Thu, 20 Sep 2018 06:30:31 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.8 http://therunningpitt.com/wp-content/uploads/2018/03/cropped-apple-icon-touch-125x125.png The Running Pitt http://therunningpitt.com 32 32 Nike Zoom Pegasus 35, la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/09/nike-zoom-pegasus-35-la-recensione-dettagliata.html http://therunningpitt.com/2018/09/nike-zoom-pegasus-35-la-recensione-dettagliata.html#respond Thu, 20 Sep 2018 06:29:14 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7742 Le Nike Pegasus sono state lanciate sul mercato italiano nel lontano 1983, quando il sottoscritto era alle scuole medie, Gianmarco alle elementari, il nostro amico Andrea Soffientini non era ancora nato e Bjorne Borg si ritirava dal tennis. Giunte al modello 35, le Nike Pegasus non finiscono mai di sorprendere: solo pochi mesi fa avevamo recensito le Pegasus... Read more »

L'articolo Nike Zoom Pegasus 35, la recensione dettagliata proviene da The Running Pitt.

]]>
Le Nike Pegasus sono state lanciate sul mercato italiano nel lontano 1983, quando il sottoscritto era alle scuole medie, Gianmarco alle elementari, il nostro amico Andrea Soffientini non era ancora nato e Bjorne Borg si ritirava dal tennis. Giunte al modello 35, le Nike Pegasus non finiscono mai di sorprendere: solo pochi mesi fa avevamo recensito le Pegasus 34, ma ora ci aspettavamo dei cambiamenti radicali.

Infatti, da clienti Nike di lunga data, eravamo coscienti della cadenza di aggiornamento biennale del design dell’azienda. Per la maggior parte delle scarpe da running Nike, l’intersuola e la suola cambiano ogni due anni, mentre la parte superiore ogni anno.

Visto che le Pegasus 34 erano un’evoluzione delle 33, con il lancio della Nike Pegasus 35 abbiamo assistito ad una vera e propria modifica dell’impostazione filosofica. Non dimentichiamoci che le Pegasus si sono sempre evolute nel tempo con cambiamenti importanti. Senza andare troppo indietro negli anni, la versione 29 e 30 avevano una calzata morbida ed una tomaia decisamente spaziosa, mentre la versione 31 e 32 si contraddistinguevano soprattutto per una calzata più secca e filante, con una versione più appuntita. Della 33 e 34 abbiamo parlato nella recensione delle Pegasus 34 in cui raccontavamo di un nuovo modello al passo dei tempi.

E come sono le Pegasus 35? Abbiamo chiesto al fortissimo podista Andrea Soffientini di raccontarci le principali evoluzioni e le scelte di design dell’azienda dell’Oregon. Ecco quindi la nostra recensione dettagliata, che avrà una coda nei prossimi giorni per discutere del modello Nike Pegasus 35 Turbo.

Nike zoom Pegasus 35, la nostra opinione

Eccomi qui a scrivere del «nuovo» modello di Pegasus ormai uscite da qualche mese. Devo dire che, appena sono state presentate, mi si sono illuminati gli occhi: sembravano arrivare dal futuro, la parte del tallone era davvero strana e mi chiedevo se potesse apportare dei benefici nella corsa o fosse solo estetica. La forma simile a quella delle Nike Zoom Vaporfly 4% ha destato ulteriormente il mio interesse.

Le Pegasus sono davvero un gioiellino agli occhi con i soliti colori «tamarri» che distinguono queste scarpe da tutte le altre in questo periodo. Il mio acquisto è stato effettuato a più di un mese dall’uscita perché ero in dubbio se accondiscendere alla curiosità di provare la nuova creazione della casa americana, ricomprare le «vecchie» Pegasus 34 («Peg34») oppure ancora optare per le Epic React molto belle esteticamente e con una nuova mescola nella suola.  Alla fine complice un regalo inatteso di un’altra Peg34 e un’ottima offerta delle 35 ho deciso di comprarne un paio, quelle color aragosta.

Allego di seguito le mie impressioni e la mia opinione. Come al solito, la recensione è dettagliata, frutto di una serie di test accurati. Per guidare il lettore nella recensione, l’articolo è diviso in sezioni. Vi consigliamo di leggerlo tutto d’un fiato e poi di soffermarvi sulle parti che vi interessano ad una seconda lettura. 

Come disclaimer, non abbiamo ricevuto e non siamo interessati a ricevere nessun compenso per questa recensione. Pur essendo soltanto podisti amatori evoluti, le nostre conoscenze analitiche ci aiutano a diffondere in maniera semplice le nuove tecnologie, uno dei principali obiettivi del sito, oltre a permettere ai podisti di tutti i livelli di correre meglio. La filosofia del blog resta la stessa di sempre: no test, no party, non possiamo valutare analiticamente quello che non testiamo.

Le Nike Zoom Pegasus 34 e 35, due modelli aragosta e nero, sono state regolarmente comprate su Internet poco dopo l’uscita ufficiale nei negozi e di seguito vi raccontiamo la nostra opinione.

Caratteristiche generali

Le Nike Zoom Pegasus 35 sono scarpe di categoria «massimo ammortizzazione», sono adatte ai podisti con appoggio neutro e supino, hanno un drop 10, tipico dell’azienda americana, anche negli ultimi modelli. Possono essere utilizzate in tutte le superfici e condizioni meteo grazie alla suola dotata di un ottimo grip anche sul bagnato. 

Caratteristiche tecniche

Le Pegasus 35 si differenziano rispetto al passato per diverse  caratteristiche che vedremo nel seguito. Nike ha ricevuto molti feedback dagli atleti di tutto il mondo sulla versione 34. Basandosi sui loro suggerimenti sono state apportate alcune variazioni con l’obiettivo di migliorare il comportamento nella corsa. Vediamo in primo luogo le caratteristiche tecniche, poi i principali cambiamenti ed infine discuteremo l’impatto sulla corsa.

Sintesi delle principali caratteristiche tecniche.

Vediamo nel seguito le principali caratteristiche tecniche delle Nike Pegasus 35:

  • Peso: 266.5 g (EU size 42.5)
  • Altezze della suola: 28 mm (tallone), 18 mm (avampiede)
  • Larghezza disponibile: D=Medium; come calza (basato sulla larghezza D)
    • Calzata: standard
    • Tallone: medio stretto
    • mesopiede: medio basso
    • avampiede: medio
    • spazio dita: medio
    • arco plantare: medio alto
    • forma: semi arcuata

Differenze rispetto alle Pegasus 34

Esternamente, la Pegasus 35 conserva la tomaia in Flymash dell’edizione 34, ma con un look molto diverso, più leggero ed essenziale. Il tessuto è molto morbido, ma il sistema Flywire interno garantisce una buona tenuta del piede nella scarpa. La tecnologia dell’intersuola è ancora un mix di Zoom Air e Cushlon. 

Nike Pegasus 35, le differenze con la versione precedente.

Pegasus 35 vs 34: le principali (ma non uniche) differenze tra i due modelli.

Quali sono le principali differenze tra i due modelli?

Conchiglia. Come tutti i lettori più attenti sapranno, il primo cambiamento è stato suggerito da Mo Farah: la conchiglia delle Peg 35 è molto più affusolata. Fino alla versione 34, era più imbottita, arrivando fino al tallone. Nel nuovo modello la conchiglia è maggiormente rivolta verso l’esterno con l’intento di lasciare spazio al tallone e ridurre il contatto con il tendine d’Achille. Confrontando le sensazioni dei due modelli, sicuramente ci si sente più liberi nella parte posteriore, ma la corsa risulta fluida nonostante il diverso design.

Cuscinetto. Troviamo invece il secondo cambiamento molto più interessante. Finora c’erano due cuscinetti: uno sotto il tallone e uno sotto l’avampiede. Ora con le Peg 35 il design prevede un solo Air Bag su tutta la pianta del piede. L’idea è quella di facilitare la transizione nella corsa, permettendo di avere una migliore rullata, consentendo quindi di correre più velocemente.

Linguetta / posizionamento lacci. Infine come su altri modelli, è stata cambiata la linguetta, attaccata alla tomaia, proprio come le Epic React. Inoltre Nike ha spostato l’occhiello inferiore, consentendo di avere una scarpa più filante ed una calzata migliore. Ovviamente questa scelta è stata fatta in collegamento con la nuova conchiglia.

Versione Femminile. Infine la scarpa da donna contiene una schiuma Cushlon più leggera e sicuramente più morbida, per consentire di gestire al meglio le caratteristiche femminili. Il peso della versione femminile sul numero 39 è di 233 grammi.

Estetica e forma

Appena arrivate a casa le ho tirate fuori dalla scatola e la prima cosa che ho pensato è stato un wow, bellissime anche dal vivo, la parte del tallone davvero strana ma accattivante la tomaia resistente e consistente, i lacci che sulla seconda versione delle 34 erano peggiorati in quanto si slacciavano facilmente sono ritornati ad essere sicuri e stabili.

La prima calzata invece direi normale i due cuscinetti Air della vecchia versione lasciano spazio a un unico più grande ma non facendomi notare grosse differenze, la scarpa sembra più ammortizzata della precedente, il piede è avvolto ottimamente, stretto ma non opprimente, la zona dell’avampiede è invece stata allargata, mentre la parte del tallone benché futuristico nella forma rimane identico alle vecchie edizioni in fatto di calzata e comodità.

Forma Nike Pegasus 35

Le Nike Pegasus 35 si contraddistinguono per una forma più futuristica

Comportamento nella corsa

La Zoom Pegasus è stata testata per 600 km circa su tutti i terreni e in quasi tutte le condizioni. Purtroppo non c’è stato modo di farlo in giornate di pioggia pesante in quanto non si è presentata l’occasione.

Corsa Lenta. Le prime uscite sono state fatte su asfalto ad andature di 4:40/5 al km, la sensazione è di avere una scarpa super ammortizzata che rilassa la corsa ma che al contrario della peg33 e 34 non invoglia a spingere, noto un gran grip sull’asfalto quasi avessi delle ventose appiccicate alla suola. Le uscite seguenti sono state fatte su pista bianca sempre a una velocità compresa tra i 5 al km e i 4.30 quindi una corsa lenta/rigenerante e anche qui devo dire che la scarpa risulta comoda e rilassante lasciando le gambe riposate a fine corsa con un buon grip anche sulla pista bianca.

Comportamento nella corsa

Nike Pegasus 35: comportamento nella corsa

Fartlek. Dopo una decina di uscite di corsa lenta le ho volute provare in un fartlek su pista bianca e degli sprint in salita, qui sono rimasto impressionato in positivo in quanto anche nella parte veloce a 3:20 le scarpe si comportano in maniera ottima, mentre per la presa sul terreno rimango un poco dubbioso perché il piede scivola un po’, resta da capire se per colpa della velocità oppure perché il carrarmato non è performante sulla sabbiolina e sassi a velocità elevate. Finita la parte di variazioni mi porto al fidato ponticello asfaltato per provare gli sprint in salita dove ho solo riscontri positivi buona spinta e buona ammortizzazione che mi lascia le gambe fresche.

In Gara. L’ultimo test è stato fatto in una gara da 10 km corsa su percorso asfaltato e campestre, corso sempre a circa 3:20 al km devo dire che mi hanno anche qui lasciato buone impressioni la scarpa asseconda la corsa sia su asfalto che sullo sconnesso, forse unico neo è a fine corsa dove le ho sentite pesanti, soprattutto nella parte finale della gara.

In definitiva le trovo parecchio comode sia perché lasciano le gambe riposate e il piede non affaticato dall’impatto con il terreno sia perché sono fascianti ma non costrittive. Le trovo migliorate in fatto di grip rispetto alle peg 34, davvero sembrano attaccate al terreno, molte volte mi han dato l’idea di essere scarpe da trail invece che da corsa su strada.

Durata

Altro punto di forza è la longevità del battistrada in quanto a 600 km rimane poco consumato e ancora performante, l’ammortizzazione rimane ancora buona e credo che la durata si assesti sui 800/900 km per un podista efficiente. La nota negativa invece al contrario delle sorelle maggiori le trovo meno da gara ma più scarpe da corsa lenta che poi è il vero motivo per cui sono state ideate.

Nike Pegasus 35: durata e punti di rottura

Conclusioni

Il mio consiglio è di comprare le Nike Pegasus 35 per il miglior rapporto qualità/ prezzo. In internet si trovano offerte super convenienti. E tra le 35 e le 34? Beh, su quello nessun dubbio: mi sento di consigliare le Pegasus 34 a prezzi davvero popolari in quanto a mio giudizio rimangono un gradino sopra le 35, soprattutto a chi cerca una scarpa per tutte le velocità.

Le Pegasus 35 rappresentano un ottimo acquisto per podisti al debutto e per amatori evoluti. Sono forse più lente del modello precedente.

Prezzi e disponibilità

La scarpa da listino costa 121€, ma si riesce a trovarla scontata sia online che nei negozi già dopo pochi mesi dalla sua uscita. Come al solito suggeriamo di comprare dove costa meno, soprattutto se siete già clienti Nike. Ovviamente i modelli precedenti sono scesi di prezzo e potreste trovare scarpe a prezzi davvero conveniente (sotto i 70 euro):

L'articolo Nike Zoom Pegasus 35, la recensione dettagliata proviene da The Running Pitt.

]]>
http://therunningpitt.com/2018/09/nike-zoom-pegasus-35-la-recensione-dettagliata.html/feed 0
Brooks Ricochet: la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/09/brooks-ricochet-la-recensione-dettagliata.html http://therunningpitt.com/2018/09/brooks-ricochet-la-recensione-dettagliata.html#respond Mon, 17 Sep 2018 15:27:44 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7760 Le Brooks Ricochet sono state introdotte sul mercato Italiano durante le vacanze estive 2018, quindi molto probabilmente pochi lettori hanno potuto recarsi ad un negozio specializzato per una prova. Siccome conosciamo molto bene il marchio americano Brooks, non siamo sorpresi dell’introduzione di questa tipologia di scarpe, dal nome «rimbalzante». In effetti con il lancio delle... Read more »

L'articolo Brooks Ricochet: la recensione dettagliata proviene da The Running Pitt.

]]>
Le Brooks Ricochet sono state introdotte sul mercato Italiano durante le vacanze estive 2018, quindi molto probabilmente pochi lettori hanno potuto recarsi ad un negozio specializzato per una prova.

Siccome conosciamo molto bene il marchio americano Brooks, non siamo sorpresi dell’introduzione di questa tipologia di scarpe, dal nome «rimbalzante». In effetti con il lancio delle Brooks Levitate nell’autunno 2017, i podisti Italiani hanno finalmente potuto utilizzare la nuovissima tecnologia dell’intersuola lanciata da Brooks, la DNA AMP. Come ricorderete, questo materiale ultra-reattivo basato sulla schiuma in TPU offriva con le Levitate una corsa fluida. Nella nostra recensione dettagliata delle Brooks Levitate la principale critica era che la scarpa fosse bellissima ma con un peso superiore a quello a cui l’amatore è abituato. Finalmente Brooks ha colmato la lacuna lanciando le Ricochet, un modello più leggero, orientato (almeno in parte) alla prestazione. Nelle Ricochet si combinano un’ammortizzazione reattiva e adattiva, creando un’esperienza di corsa unica.

Abbiamo chiesto a Massimiliano Doria di raccontarci la sua opinione. Saranno davvero le scarpe del futuro?

Brooks Ricochet, la nostra opinione

Da poche settimane Brooks ha lanciato sul mercato italiano le nuovissime Ricochet, una scarpa molto versatile che si avvale della tecnologia DNA AMP. Il peso e le caratteristiche ne fanno l’anello di congiunzione tra Launch e Ghost

Non appena letto dell’uscita delle Ricochet, mi sono subito attivato nel contattare Paolo, di VerdePisello a Milano, per averle in anteprima. E già dopo poche ore un bel paio di Ricochet gialle mi aspettava in negozio. Essendo un grande fan di Brooks, tra Launch e Ghost, credo di aver consumato circa una trentina di paia di scarpe. I dati e le caratteristiche delle Ricochet mi hanno subito attratto in quanto la identificano, nel mio caso, come la scarpa universale, via di mezzo tra Launch e Ghost come peso, drop 8 (come le Saucony Ride che mi ha sempre entusiasmato) e con la nuova tecnologia DNA AMP. Insomma ero già in piena frenesia di provarle!

 

Con Le Ricochet Brooks propone un pacchetto molto allettante: peso contenuto, drop che invoglia alla corsa di mesopiede, tomaia Fit Knit e rendimento energetico avanzato con DNA AMP. Chi offre di più? Beh io ero già convinto!

Ma come si pongono davvero le Ricochet rispetto ai modelli esistenti? Sono ancora reattive o ammortizzate? A quale tipo di runner si rivolge questo modello? Queste e altre sono le domande che ci siamo posti e alle quali abbiamo cercato di dare una risposta nella recensione. Come al solito l’articolo si divide in sezioni, potrete premere sul link per accedere alla parte che vi interessa:

Le Brooks Ricochet sono state acquistate (scontate) al negozio di Milano di Verde Pisello e nella recensione dettagliata vi descriviamo la nostra opinione personale.

Caratteristiche di base

Le Brooks Ricochet sono scarpe neutre della categoria «Energize» e si pongono nel segmento denominato “A3” della vecchia terminologia, anche se considerando peso e drop strizzano l’occhio alle “A2”. Sono quindi scarpe molto versatili che ben si adattano a corse lunghe, lente e che si comportano comunque egregiamente anche per lavori più veloci come medi e ripetute lunghe. Tutto ciò è vero, ovviamente in relazione al peso e alla velocità del podista che le indossa.

Calzano comode come tutte le Brooks e la numerazione non differisce con gli altri modelli. Tra i pregi abituali abbiamo un avampiede (abbastanza) ampio e comodo e una tomaia veramente avvolgente con un colletto ben fatto e anche molto bello da vedere.

Brooks Ricochet

Brooks Ricochet a metà strada tra A3 e A2

Caratteristiche tecniche

Di seguito le principali caratteristiche tecniche.

● Peso ufficiale: 292 grammi, nella versione uomo US 9.
● Drop: 8 mm
● Supporto: neutro
● calzata: comoda e fasciante
● tallone: comodo e confortevole
● mesopiede: medio/abbondante
● avampiede: medio
● spazio delle dita: buono
● arco plantare: medio/alto

Estetica e forma

La forma e l’estetica delle Ricochet fanno pensare più a delle scarpe intermedie, il drop è limitato e rende la scarpa molto filante, mentre il non eccessivo layer di suola la fa apparire veloce e propensa anche alla velocità. La tomaia è veramente molto bella da vedere e fiore all’occhiello è il collarino della conchiglia, esteticamente azzeccato e molto comodo per evitare qualsiasi irritazione al tallone. Oltre ad aumentare il comfort, rende la scarpa più snella e lascia un’ottimo spazio al malleolo. La grafica della scarpa è sobria, tipicamente in due colori che sfumano uno sull’altro, anche se la colorazione gialla, a me in dotazione, le rende più accattivanti.

Brooks Ricochet

Brooks Ricochet, Estetica e forma

Drop, intersuola e Suola

L’intersuola delle Ricochet ha un drop di 8 millimetri, che rende la scarpa molto snella e limita l’altezza della suola. Il tutto grazie all’ottima ammortizzazione data dal DNA AMP di cui parleremo tra poco.

Le principali tecnologie adottate da Brooks per questa calzatura sono:

DNA AMP

DNA come al solito indica la brevettata e classica mescola Brooks, mentre AMP sta per “Amplificato”, e già con le Levitate, promette un efficienza energetica molto accentuata, secondo Brooks il migliore della categoria.

Ricordiamo che DNA AMP fa il debutto sul mercato dopo 7 anni di ricerche ed è stato prodotto in collaborazione con il colosso Tedesco BASF. La base del DNA AMP è una schiuma in poliuretano che si espande in modo naturale, restituendo l’energia sotto forma di spinta verso l’alto nel momento stesso in cui viene applicata la forza evitando appunto di essere dispersa sul terreno. Per ottenere il massimo dell’efficacia, Brooks ha incapsulato la schiuma in una pellicola in poliuretano termoplastico, TPU di colore argento, che resiste all’espansione orizzontale del poliuretano e restituisce l’energia direttamente al podista.

Blown Rubber

Il battistrada è stato disegnato per lavorare in sinergia con DNA AMP ed è stato creato un profilo molto flessibile a forma di freccia per ottimizzare la transizione tallone/avampiede, migliorare la rullata e mantenere altissimo il rendimento energetico.

Tomaia in Fit Knit

Una della migliori tomaie sul mercato, molto simile a Nike e molto avvolgente. Ottima come traspirazione ed eccellente a fasciare e supportare il piede durante la corsa. Ancora, molto azzeccato il collarino della conchiglia: bello e super comodo!

Classificazione Brooks Ricochet

Dopo averle provate, posso confermare che la sensazione di corsa è da A3, ma che la loro efficienza energetica le porta al vertice della categoria. Converrebbe coniare il termine «A2,5».

Comportamento nella corsa

Infilando le Ricochet si nota subito la loro comodità, se ne apprezza la tomaia e di primo acchito sembrano più secche del dovuto, sensazione che sparisce una volta che si corre. Il piede è fasciato molto bene, ma le dita hanno spazio più che a sufficienza. Il tallone è molto stabile, il collare è minimale, ma molto confortevole. Non bisogna stringere troppo i lacci, il piede è comunque ben sostenuto e se si tira troppo, per la geometria del collare si può avvertire qualche fastidio (almeno per me, ma sicuramente niente di notevole) durante la rullata sulla parte anteriore della caviglia. La linguetta è ben fatta, tutt’uno con la tomaia e spessa il giusto, si adatta al collo del piede ed è molto confortevole.

Corsa Lenta. Uscendo a correre e compiendo le prime falcate il nome Ricochet, non molto immediato da scrivere e pronunciare, diventa immediatamente azzeccato derivando dall’inglese e significando “rimbalzare”. L’efficienza energetica si sente per davvero e, complice il drop 8mm, rende la rullata molto naturale e la fase di spinta incentivata.

Corsa Veloce. La scarpa porta naturalmente a correre più forte per sfruttarne il “rimbalzo” e macinare i chilometri con un supporto perfetto della calzata e con un’ammortizzazione molto valida, ma non estrema, che si adatta alle varie situazioni e fasi di corsa. Niente da obiettare, il DNA AMP rende questa scarpa molto valida, elevandola tra i top di gamma delle varie aziende concorrenti. La nuova mescola fa la differenza e l’ammortizzazione e l’efficienza di corsa sono migliori e differenti rispetto ai modelli più “anziani” di Brooks. Le Ricochet non sono troppo secche e non sono troppo morbide, sono semplicemente perfette per il vostro allenamento, ovviamente con qualche limitazione. 

Infine, le Ricochet sono scarpe da asfalto per poter sfruttare al meglio l’AMP e il grip è perfetto anche sul bagnato. 

A chi sono adatte

Sono scarpe molto versatili, dalla qualità elevata e si rivolgono al podista con esperienza ed esigente. Sono calzature che possono accompagnare la stragrande maggioranza dei podisti in ogni allenamento e possono porsi come la famigerata “scarpa unica e definitiva” in molti armadi. Ho corso con le Ricochet i miei medi a 4:00min/km circa, ho effettuato un lunghissimo a 4:30min/km, ho indossato le Ricochet in un rigenerate a 5:10min/km e mi sono piaciute anche sulle ripetute da 3000m. Insomma una scarpa valida, un’ammortizzazione che protegge e migliora l’efficienza sui lunghi ma che non compromette la reattività in qualche lavoro di qualità. Per curiosità, avevamo aperto l’intersuola delle Levitate in DNA AMP e ci eravamo già accorti che fosse formata da uno strato molto spesso, rendendo l’avampiede abbastanza rigido, permettendo quindi di spingere bene. 

Personalmente sono rimasto soddisfatto delle Ricochet in ogni allenamento, mi son sempre piaciute e non mi hanno mai dato sensazioni negative. Credo che Brooks abbia veramente prodotto un modello azzeccato, dando un’ottima occasione a molti runner di correre felici, come il loro slogan promette. Purtroppo chi si attendeva un peso molto inferiore deve sapere che l’intersuola in DNA AMP rende la scarpa relativamente pesante, con una distribuzione del peso inclinata verso la metà inferiore.

Infine diamo una risposta alla curiosità dell’attento lettore: quando saranno lanciate le Launch con il DNA AMP?  Anche noi siamo molto curiosi di scoprire cosa porterà il futuro a Brooks. Sappiamo che nel passato Adidas ha lanciato l’innovativo Boost solamente sulle Energy per estenderlo successivamente sulle Boston e sulle Glide e sui modelli più veloci. Crediamo quindi che anche Brooks lancerà entro fine anno una scarpa più leggera con il DNA AMP.

E noi ad ogni modo noi saremo i primi a testarle.

Durata

La durata è come al solito molto relativa e soggetta a sensazioni e preferenze personali. In questo caso poi la scarpa è cosi nuova che non ci sono veri e proprio riscontri oggettivi. Come al solito dopo un 600 km io valuterei le sensazioni e i vari dolorini dopo ogni corsa.

Brooks Ricochet: valutazione

Valutazione sintetica delle Brooks Ricochet

Prezzi e Approfondimenti

A livello di prezzo le Ricochet si pongono in fascia medio/alto, anche perché al momento la loro distribuzione è limitata, sebbene attualmente si riescano a trovare su Amazon a prezzi compresi tra i 110 e i 120 euro, a seconda del numero, colore e delle fasi lunari. Ultimamente si riescono a trovare nei negozi specializzati ed online con un minimo di sconto che sicuramente può invogliare il lettore curioso a provare questo nuovo modello di Brooks.

Per acquistare, vi alleghiamo alcuni dei possibili siti da monitorare:

L'articolo Brooks Ricochet: la recensione dettagliata proviene da The Running Pitt.

]]>
http://therunningpitt.com/2018/09/brooks-ricochet-la-recensione-dettagliata.html/feed 0
Nike Air Zoom Vomero 13, la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/09/nike-air-zoom-vomero-13-la-recensione-dettagliata.html http://therunningpitt.com/2018/09/nike-air-zoom-vomero-13-la-recensione-dettagliata.html#respond Wed, 12 Sep 2018 07:06:46 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7690 Le Nike Air Zoom Vomero sono un classico delle scarpe da corsa: lanciate 12 anni fa dall’azienda Americana, restano ancora tra le scarpe da running più vendute in Italia. Ed in effetti, la tradizione Nike non si è mai interrotta: nel 2006, le Nike Zoom Vomero+ avevano già un sottopiede interno in EVA, una conchiglia... Read more »

L'articolo Nike Air Zoom Vomero 13, la recensione dettagliata proviene da The Running Pitt.

]]>
Le Nike Air Zoom Vomero sono un classico delle scarpe da corsa: lanciate 12 anni fa dall’azienda Americana, restano ancora tra le scarpe da running più vendute in Italia. Ed in effetti, la tradizione Nike non si è mai interrotta: nel 2006, le Nike Zoom Vomero+ avevano già un sottopiede interno in EVA, una conchiglia molto aderente e un sistema di ammortizzazione Zoom Air su tutta la pianta del piede, che forniva comfort ed morbidezza extra.

Noi abbiamo recensito nel 2013 le Vomero 8, articolo che è stato molto letto ed oggi abbiamo preparato la nostra opinione sull’ultimo modello di fine 2017.

Nike Vomero 13, la nostra opinione

Ci sarebbe da raccontare a lungo su come queste scarpe sono evolute nel tempo. Per fortuna Nike non ha creato qualcosa di «diverso rispetto al passato». Il modello 13 rappresenta quello che definiremmo un’evoluzione: le Nike Vomero 13 hanno preso esattamente l’intersuola e la suola della versione 12.

Curiosamente, da qualche anno, forse dal lancio del Boost, il miglioramento dei processi produttivi ha reso le scarpe da corsa molto più belle esteticamente ma al tempo stesso più simili tra di loro. Per esempio, guardando una foto dall’alto delle Odyssey (presto la recensione), delle Structure o delle Vomero, il lettore non sarà in grado di trovare grosse differenze. Ed in effetti le tre scarpe sono davvero simili almeno nel design della parte superiore.

Ma in cosa si differenziano le Vomero 13 rispetto al passato ed agli altri modelli Nike? Cos’è cambiato nel tempo? quali sono le caratteristiche di queste nuove scarpe? a chi sono adatte? Oggi Corrado Pronzati, famoso maratoneta Genovese (2h23′ di Personale, record che cercherà di abbassare in autunno), ci racconta la sua esperienza con le nuovissime Nike Zoom Air Vomero 13, ancora oggi ai piedi di molti podisti italiani.

Come al solito l’articolo si divide in sezioni, potrete premere sul link per accedere alla parte che vi interessa:

Due modelli di Nike Vomero 13 sono state acquistati su www.runningwarehouse.eu e nella recensione dettagliata vi descriviamo la nostra opinione personale.

Caratteristiche di base

Le Nike Zoom Vomero rappresentano ormai da anni il marchio di fabbrica della azienda americana in quanto a comodità e morbidezza. L’edizione 13 pur continuando su questa filosofia, propone nella tomaia un passo avanti a livello di materiali, che rendono questa edizione circa 30 grammi più leggera rispetto alla precedente versione. La suola e l’intersuola di questa scarpa sono le medesime della vomero 12, dove la parte esterna dell’intersuola è realizzata in schiuma EVA a densità singola, chiamata Cushlon. La parte interna contiene un nucleo di schiuma Lunarlon, dove sono inserite nella zona dell’avampiede e sotto il tallone due unità Zoom air.In sintesi, le Vomero 13 sono scarpe dall’ammortizzazione generosa, abbracciano la grande fetta di mercato rivolta al podista medio che cerca un prodotto comodo e protettivo, correndo lunghe distanze anche a ritmi blandi dove la protezione è fondamentale visto l’alto tempo di contatto col terreno. Visto il peso relativamente contenuto diventano scarpe quasi dal target universale, in quanto anche corridori più veloci ne possono apprezzare le doti di comodità per le uscite di tutti i giorni.

Frontale Nike Zoom Vomero 13

Vista dall’alto delle Nike Zoom Vomero 13

Caratteristiche tecniche

Di seguito le principali caratteristiche tecniche:

  • Drop: 10mm, 35 al tallone e 25 all’avampiede
  • Peso: 303 grammi nella misura 44eu 10us
  • Calzata: la numerazione non differisce dagli altri modelli Nike, pur risultando molto comoda e lasciando la sensazione di libertà al piede.
  • Tallone: medio
  • Mesopiede: medio/largo
  • Avampiede: largo
  • Spazio per le dita: molto ampio
  • Arco plantare: medio

Estetica e forma

L’estetica è molto accattivante e stilosa, appaiono subito come scarpe molto robuste, di primo acchito si potrebbe pensare a un peso decisamente alto, cosa smentita al momento della pesatura. Le Vomero 13 hanno nella tomaia il grande punto di forza perché pur garantendo grande robustezza risultano molto leggere. La tomaia è infatti realizzata in Flymesh senza cuciture. All’interno nella zona dell’avampiede è stato applicato un ulteriore strato leggerissimo attaccato alla linguetta che conferisce un’ulteriore protezione per la tomaia e dona sensazione di morbidezza alle dita del piede. La linguetta è molto morbida e imbottita, garantisce estrema stabilità al piede quando la scarpa viene allacciata. Inoltre a conferire ulteriore stabilità ci pensano i 4 cavi Flywire, diventati più spessi e con una struttura piatta rispetto alla precedente versione. La zone del tallone è anch’essa molto morbida e imbottita, pur lasciando la caviglia molto libera nel movimento, cosa che ho apprezzato molto in questo modello.

Nike Zoom_vomero 13 Vista laterale

Nike Zoom Vomero 13: vista laterale

Drop e intersuola

L’intersuola delle Nike Vomero 13 ha un drop di 10 millimetri, passando dai 35 millimetri del tallone ai 25 dell’avampiede. Senza ombra di dubbio, la parte posteriore delle Vomero è più reattiva di quella anteriore grazie all’inserto in TPU sotto lo Zoom Air. E ciò spiega in effetti la capacità di utilizzare questo modello anche per allenamenti intensi, sebbene corti. Inoltre, lo sviluppo di un’intersuola bilanciata aiuta a rendere la scarpa molto resistente (si veda la parte durata).

Invece, nella parte anteriore, l’intersuola è più soffice, rendendo la scarpa meno scattante rispetto per esempio alle Nike Pegasus 34 e 35. Il modello Vomero 13 sarà più flessibile soprattutto nella parte centrale e questo potrebbe avere un impatto sulle performance per chi corre con l’avampiede.

Comportamento nella corsa

Appena indossate le Vomero trasmettono subito quello per cui sono state costruite: grandissima comodità e morbidezza. Nelle uscite di corsa lenta rendono al meglio, garantendo protezione, stabilità e comfort. Danno il meglio nelle uscite sopra i 20 km, lasciando i piedi riposati e mai doloranti. Tuttavia sono scarpe che sorprendono anche a ritmi più sostenuti. Essendo abituato ad utilizzare un solo paio di scarpe per tutti gli allenamenti le ho provate anche in prove di ripetute o fartlek. Su distanze brevi dai 400 ai 1000 metri correndo sotto i 3’ al km ne ho potuto apprezzare l’ottima reattività garantita dalle unità Zoom Air, e non mi hanno assolutamente deluso. Soprattutto se si svolge una quantità importante di km in ripetuta ecco che possono rappresentare la scelta azzeccata. Nei fartlek mi sono trovato ancora meglio, poiché si alternano tratti veloci a tratti corsi lentamente.

Un altro punto di forza sta soprattutto nella suola, realizzata in una mescola estremamente morbida che garantisce trazione eccezionale e amplifica ulteriormente l’effetto ammortizzante dell’intersuola. Grande pregio è senza dubbio la tenuta sul bagnato, secondo me la migliore Nike di sempre, mi ha letteralmente sorpreso in quanto anche su strade allagate il grip è perfetto, la sicurezza che trasmette a ogni passo in queste condizioni è impagabile.

Nike Vomero 13 tallone

L’ammortizzazione delle Vomero 13 è davvero eccezionale, soprattutto nella parte posteriore della scarpa

Durata e punti di rottura

La durata stimata per quanto riguarda l’intersuola si attesta sui canonici 800 km, soprattutto per corporature medie e robuste. I punti di rottura sono i consueti: nel tallone a causa della breve resistenza del Lunarlon, e sull’avampiede, a causa dell’usura della gomma soffiata.

Ma dal punto di vista della costruzione, la scarpa è davvero molto resistente: mentre la parte esterna dell’intersuola è in EVA, la schiuma Zoom Air interna minimizza sensibilmente la deformazione dell’intersuola. Inoltre la tomaia stratificata è estremamente resistente. La soletta rimovibile si appiattirà dopo circa 300 km e il Lunarlon alla fine perderà la sua comodità. La suola in gomma soffiata subisce una leggera usura iniziale sotto l’avampiede, ma ha dimostrato di essere resistente. In sintesi, la suola essendo così performante ha forse il difetto di consumarsi molto rapidamente, ma questo riguarda soprattutto i primi km di vita, poi si stabilizza dopo circa 300km per poi accompagnarci tranquillamente a fine vita.

Dopo gli 800km, le Vomero 13 possono essere poi tranquillamente usate come scarpe per il tempo libero in quanto la tomaia è talmente robusta che sembra perfetta anche a fine durata della scarpa da running.

Rotazioni

Nonostante io preferisca correre con un solo modello di scarpe, abbiamo illustrato le ragioni per effettuare rotazioni nelle scarpe da corsa. E se non avete problemi ad acquistare diversi modelli di scarpa, per gli allenamenti di qualità si può prendere in considerazione l’utilizzo di modelli alternativi. In particolare, per chi volesse correre con Nike, il suggerimento è utilizzare le Zoom Elite 9 per gli allenamenti veloci, essendo quest’ultime un paio di scarpe reattive nell’avampiede. Per le gare suggeriamo di Zoom Streak o Zoom Fly.

Per chi invece volesse puntare a diverse marche, il suggerimento sarebbe di scegliere tra le marche top 5, in particolare Adidas Boston 6 o Asics Dynaflyte 2 per allenamenti veloci e New Balance 1400 o Adidas Adizero Adios per le gare.

Prezzi e disponibilità

La scarpa da listino costa 141€, in linea con i modelli Premium delle principali scarpe A3. Ovviamente visto che la grande diffuzione le Vomero si trovano a prezzi sicuramente più competitivi, a volte addirittura sotto i 100 euro. Le Vomero 12 costeranno circa 10 euro in meno, anche se il nostro suggerimento resta quello di comprare l’ultimo modello. Come al solito suggeriamo di comprare dove costa meno, soprattutto se siete già clienti Nike.

L'articolo Nike Air Zoom Vomero 13, la recensione dettagliata proviene da The Running Pitt.

]]>
http://therunningpitt.com/2018/09/nike-air-zoom-vomero-13-la-recensione-dettagliata.html/feed 0
361 Degrees Spire 3: la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/09/361-degrees-spire-3-la-recensione-dettagliata.html http://therunningpitt.com/2018/09/361-degrees-spire-3-la-recensione-dettagliata.html#respond Mon, 10 Sep 2018 06:37:11 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7711 La nuova scarpa Spire 3 è stata introdotta a fine anno scorso da 361 Degrees. Già dalle prime informazioni disponibili, si evidenziavano le sue doti di comfort ed ammortizzazione. Nelle ultime settimane, grazie ai test di Massimiliano Doria, abbiamo potuto testare questa scarpa e vi presentiamo la nostra opinione dettagliata. 361 Degrees Spire 3, la... Read more »

L'articolo 361 Degrees Spire 3: la recensione dettagliata proviene da The Running Pitt.

]]>
La nuova scarpa Spire 3 è stata introdotta a fine anno scorso da 361 Degrees. Già dalle prime informazioni disponibili, si evidenziavano le sue doti di comfort ed ammortizzazione. Nelle ultime settimane, grazie ai test di Massimiliano Doria, abbiamo potuto testare questa scarpa e vi presentiamo la nostra opinione dettagliata.

361 Degrees Spire 3, la nostra opinione

Come già scritto per le Meraki, la casa cinese 361 Degrees, con lo slogan “One Degree Beyond”, evidenzia il proprio impegno a spingersi oltre, fornendo il massimo supporto per far esprimere tutto  il potenziale ai propri atleti. Lo slogan legato alle Spire 3 è: “Ultimate Comfort”. 361 promette che siano cosi comode da volerle indossare dalla mattina alla sera. Non a caso abbiamo visto tutti gli Ambassador Italiani indossare questo specifico modello comodamente a letto. In altri termini, le Spire 3 offrono supporto massimo e ammortizzazione estrema per qualsiasi distanza di corsa.

Grazie a Ferdinando di 361Italy e Paolo di VerdePisello, ho avuto l’opportunità di testare il modello Spire 3 fresco di uscita nei negozi specializzati italiani e quindi di tornare  a sperimentare l’esperienza “One Degree Beyond”.

Quindi come si pongono le Spire 3 rispetto ai modelli concorrenti? Sono davvero così comode e ammortizzate? A quale tipo di runner si rivolge questo modello? Queste e altre sono le domande che ci siamo posti e alle quali abbiamo cercato di dare una risposta nella recensione. Come al solito l’articolo si divide in sezioni, potrete premere sul link per accedere alla parte che vi interessa:

Le 361 Spire 3 sono state offerte gratuitamente da 361 Italy e di seguito vi raccontiamo la nostra opinione.

Caratteristiche di base

Le Spire 3 sono scarpe neutre, appartenenti alla categoria ammortizzate, A3, con un peso dichiarato di 295 grammi per US9. Calzano comode, con un avampiede ben strutturato ed abbastanza ampio. La tomaia è ben avvolgente dando la sensazione di stabilità e di comfort. La grafica è abbastanza sobria, con un 3 sui lati, e con colorazioni diversificate spaziando dal classico ed “elegante” nero all’appariscente e grintoso rosso fuoco.

La qualità dei materiali è molto buona: morbida la conchiglia del tallone e ben fatta la linguetta. Pregevoli anche le finestre inferiori che permettono di intravedere l’inserto QU!K Spine in fibra di carbonio affogato nell’intersuola.

Caratteristiche delle Spire 3: calzano comode, con un avampiede ben strutturato ed abbastanza ampio. 

Caratteristiche tecniche

Di seguito le principali caratteristiche tecniche.

  • Peso ufficiale: 295 grammi, nella versione uomo US 9
  • Drop: 9 mm
  • Altezza tallone / avanpiede: 21mm / 12 mm
  • Support: neutro
  • calzata: comfortevole
  • tallone: comodo e saldo
  • mesopiede: medio
  • avampiede: medio
  • spazio delle dita: sufficiente
  • arco plantare: medio-basso

Estetica e forma

Le Spire3 hanno una forma abbastanza classica con una buona dose di suola e una tomaia fasciante in engineered mesh. Sono scarpe strutturate, che fanno subito capire la loro dedizione al comfort. L’avampiede è ben ampio e già dal mesopiede gli inserti ammortizzanti giocano un ruolo importante. L’impronta a terra, come per le Meraki, è ampia con totale appoggio della suola, senza archi o superfici “non bagnate”.

Di profilo le scarpe rivelano la loro natura di massima ammortizzazione e di supporto. Si vedono le mescole della suola fondersi e giocare sui layer e il peso “al tatto” dimostra ancora una volta che siamo in presenza di una calzatura dedita ai passi lenti e al comfort.

Le Spire 3 hanno una forma abbastanza classica con una buona dose di suola e una tomaia fasciante.

Drop, intersuola e Suola

Le Spire 3 hanno un drop di 9 millimetri, abbastanza classico per 361, ma particolare rispetto alla concorrenza, che trovo molto valido.

I 3 layer di suola QU!KFOAM della 361 Spire 3 aiutano l’ammortizzazione e reattività.

Le tecnologie adottate da 361°  per questa calzatura sono:

QU!KFOAM

La tecnologia QU!KFOAM forma le mescole delle soletta interna e dell’intersuola, lungo tutta la lunghezza della scarpa. Nella soletta il QU!KFOAM è dedicato al comfort mentre nell’intersuola all’ammortizzazione. Un ulteriore layer finale è invece in EVA per dare alla calzatura la stabilità necessaria. E’ dunque un sistema a strati atto che lavora in sinergia, formato da layers a diverse e specifiche densità, per ottenere un risultato massimizzato in termini di ammortizzazione, reattività e comodità.

Fitz-Rite

E’ la struttura a rete interna nella parte centrale del piede per mantenerlo fermo.

QU!K Spine

E’ un inserto in fibra di carbonio, affondato nell’intersuola che aggiunge struttura al mesopiede:  implementa la stabilità, controlla la torsione e dona più reattività della scarpa.

QU!K Flex

E’ la mescola specifica della suola nella zona dell’avampiede che genera una transizione naturale e bilanciata e aumenta il grip col suolo per una migliore accelerazione.

Pressure Free Tongue

La linguetta è progettata e disegnata per aumentare il comfort, aiutando la sensazione “scarpa tutt’uno col piede”, e per prevenire irritazioni al collo del piede. Visivamente è più lunga dello standard, morbida e con sezione variabile.

Classificazione delle Spire 3

Le Spire 3 sono senza dubbio delle A3. Comode, ammortizzate e protettive. Siamo nel settore “pesanti” e si adattano quindi a passi lenti e a podisti di peso medio/alto.L’estrema ammortizzazione le rendono compagne di allenamento anche per runners più efficienti nelle sessioni di recupero attivo o per il ritorno dopo qualche piccolo infortunio.

Comportamento nella corsa

Come già accennato, a prima vista l’impatto è buono, le scarpe sono pregevoli e i materiali risultano subito di qualità. Indossandole e utilizzando il solito US 11 (come Brooks, Mizuno e Nike), vestono comode, il collare fascia bene il piede e la tomaia è molto traspirante. Facendo qualche passo si percepisce il comfort e l’ammortizzazione, ma si avverte anche il peso non esiguo della scarpa (339 gr per US11).

Considerando il mio peso e il mio passo medio, ho scelto di utilizzare le Spire 3 per le sedute rigeneranti ad un velocità che oscilla tra i 4:40 min/km e i 5:10 min/km e devo dire che il comfort è veramente elevato così come l’ammortizzazione che coccola il mesopiede e il tallone in fase di appoggio, rendendo veramente piacevole correre.

Le Spire 3 hanno un’ammortizzazione e protezione perfette, sono scarpe dall’alto chilometraggio. Ottimo grip anche su sterrato

La costruzione delle Spire 3 prevede una piattaforma ampia e comoda grazie all’incremento degli inserti in foam: il QU!KFOAM sotto il tallone e lungo tutta la parte mediale lavora in sincronia con l’EVA per avere la giusta stabilità. Ma la vera dote delle Spire 3 sta nel comfort nell’avampiede, cosa rara nelle scarpe da running dove di solito il tallone viene sempre più “viziato”.  La trovata geniale di 361 è stata di posizionare in questa zona il QU!KFOAM a diretto contatto del battistrada che ha permesso di aumentarne lo spessore per avere più ammortizzazione, ma senza perdere flessibilità.

Dal punto di vista della tomaia, devo dire che come al solito 361 non delude e l’engineered mesh dona ottima traspirabilità. In più un inserto mediale e rinforzi sul puntale aumentano la stabilità della calzata. Insomma, una bella scarpa comoda e fasciante che ovviamente ha come contro-parte un peso elevato e una scarsa reattività che non la rendono adatta a passi più spediti. Ho provato ad aumentare la velocità ma devo dire che scendendo sotto i 4:15 min/km la scarpa mostra qualche limite e la rullata viene compromessa. Ovviamente, considerando il project scope di Spire 3, questo non è un difetto, ma è la naturale conseguenza della loro grande comodità e del DNA da super ammortizzata.

A chi sono adatte

Sono scarpe comode, progettate per la massima ammortizzazione e questo ne fa una calzatura adatta ai passi lenti, ai runner anche non leggeri e a chi in generale vuole un prodotto di qualità che gli permetta una alto chilometraggio in sicurezza.

L’elevata ammortizzazione aiuta a prevenire sicuramente gli infortuni e si prende cura dei piedi e delle articolazioni anche dei podisti meno efficienti.

Come anticipato, la grande comodità e ammortizzazione è a scapito dell’agilità e della reattività della scarpa e quindi per i passi più spediti la scarpa presenta qualche limite.

Personalmente non utilizzerei le Spire 3 a ritmi più veloci di 4:30/Km, a meno che non si rientri da un infortunio o che si sta aumentando in modo significativo il carico chilometrico settimanale. Rimangono ottime calzature anche per i runner più evoluti, da utilizzare per le uscite di recupero o per le corse rigeneranti dove si guarda il panorama e non il passo.

Ovviamente, in caso si voglia possedere un unico paio di scarpe, diventa considerare il proprio passo di allenamento medio. Direi che per passi intorno ai 5:00min/km o più lenti le Spire 3 possano essere la scelta vincente.

Durata

Pur essendo la durata molto personale e relativa, l’ottima ammortizzazione e la struttura delle Spire 3 ne fanno sicuramente una scarpa macina Km con durate anche a 4 cifre. Noi però suggeriamo di cambiarle dopo i canonici 600-800 km, a seconda dei gusti personali.

Prezzi e approfondimenti

Il prezzo è in linea con la concorrenza, anche se purtroppo la diffusione del marchio è limitata e quindi è raro trovare delle offerte in rete. Il listino parla di 160€.

Per acquistare, vi consigliamo alcuni dei possibili siti da monitorare:

L'articolo 361 Degrees Spire 3: la recensione dettagliata proviene da The Running Pitt.

]]>
http://therunningpitt.com/2018/09/361-degrees-spire-3-la-recensione-dettagliata.html/feed 0
Il piacere di allenarsi all’aperto con il trekking http://therunningpitt.com/2018/08/il-piacere-di-allenarsi-allaperto-con-il-trekking.html http://therunningpitt.com/2018/08/il-piacere-di-allenarsi-allaperto-con-il-trekking.html#respond Fri, 24 Aug 2018 09:50:47 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7700 Il trekking è uno di quegli sport che puoi decidere di praticare in ogni momento seguendo i tuoi ritmi. Uno dei vantaggi è che può essere praticato all’aria aperta. Questo è un plus sia dal punto di vista fisico perché entri in simbiosi con lo spazio circostante e hai la possibilità di variare l’allenamento, sia... Read more »

L'articolo Il piacere di allenarsi all’aperto con il trekking proviene da The Running Pitt.

]]>
TrekkingIl trekking è uno di quegli sport che puoi decidere di praticare in ogni momento seguendo i tuoi ritmi. Uno dei vantaggi è che può essere praticato all’aria aperta. Questo è un plus sia dal punto di vista fisico perché entri in simbiosi con lo spazio circostante e hai la possibilità di variare l’allenamento, sia dal punto di vista psicologico, per la sensazione di libertà e di piacere che si somma alla serotonina che produci durante il movimento fisico.

Il camminare sui terreni variabili, richiede un differente utilizzo dei vari muscoli messi in gioco. Su un tratto pianeggiante si può pensare di accelerare il passo per poter aumentare il lavoro aerobico. Puoi invece lavorare più di resistenza e forza su una salita o comunque su una discesa: chi fa trekking ben sa che entrambe le due situazioni sono impegnative e coinvolgono i muscoli in modo differente a livello d’intensità.

La salita può essere un momento di sforzo e di sviluppo per il fiato, oltre al fatto che se stai praticando trekking con i bastoncini preposti, coinvolgerai un lavoro attivo anche di braccia e mani. In salita sostanzialmente c’è bisogno di un lavoro di coordinamento sia della parte bassa del corpo, che di quella alta, affinché venga mantenuta la giusta postura e l’equilibrio messo alla prova dalla pendenza. In discesa, le parti che avrai sotto maggiore sforzo sono le ginocchia e le caviglie, che attuano l’azione del frenare. In quest’ultima, aumenta anche la concentrazione per valutare un corretto appoggio e minimizzare gli infortuni.

Oltre alla consapevolezza del movimento, nel trekking è importante avere il giusto outfit e gli accessori utili. Per capire quali possano essere tutti i prodotti outdoor e i loro prezzi, basta fare una veloce ricerca online e, in base al tuo livello d’intensità di allenamento potrai scegliere il necessario.

Uno dei vantaggi del trekking è poter unire i benefici dello sport a quelli della scoperta di luoghi di grande bellezza. Nelle mezze stagioni, quando e dove il tempo meteorologico lo permetta, il trekking è perfetto grazie anche a temperature più miti. Nella stagione estiva è sempre meglio avere qualche accortezza per evitare degli scompensi in caso di sforzo nelle ore più calde. In ogni caso è sempre suggeribile studiare anticipatamente il percorso che si farà ed essere realistici sulle proprie capacità, arrivando fin dove ci è possibile e senza mettersi mai in pericolo. Prima di iniziare è sempre meglio verificare di avere con sé dell’acqua, qualche alimento facilmente digeribile e un impermeabile in caso d’improvviso cambiamento metereologico, cosa che avviene di frequente, soprattutto in montagna.

Scegli le giuste scarpe, che sono uno degli elementi fondamentali, e non tralasciare la fase di riscaldamento per non affrontare il percorso con i muscoli freddi.
Solitamente le fasi di riscaldamento e di defaticamento, indispensabili in ogni attività fisica, sono sottovalutate soprattutto da chi il trekking lo pratica a livello amatoriale, è invece giusto dedicargli il tempo necessario e la tua escursione non potrà che essere un successo!

L'articolo Il piacere di allenarsi all’aperto con il trekking proviene da The Running Pitt.

]]>
http://therunningpitt.com/2018/08/il-piacere-di-allenarsi-allaperto-con-il-trekking.html/feed 0
Garmin Forerunner 645, un confronto con il Garmin Forerunner 935 http://therunningpitt.com/2018/07/garmin-forerunner-645-un-confronto-con-il-garmin-forerunner-935.html http://therunningpitt.com/2018/07/garmin-forerunner-645-un-confronto-con-il-garmin-forerunner-935.html#respond Tue, 24 Jul 2018 07:00:56 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7671 Da qualche mese, grazie a Garmin, abbiamo a disposizione anche il Forerunner 645 (versione_senza_Music), attuale top di gamma della casa statunitense per quanto riguarda i modelli dedicati principalmente al running. Utilizzando da oltre un anno il Forerunner 935 (attuale top di gamma per la multidisciplina), la prima domanda che ci è sorta spontanea è: ma... Read more »

L'articolo Garmin Forerunner 645, un confronto con il Garmin Forerunner 935 proviene da The Running Pitt.

]]>
Garmin Forerunner 645Da qualche mese, grazie a Garmin, abbiamo a disposizione anche il Forerunner 645 (versione_senza_Music), attuale top di gamma della casa statunitense per quanto riguarda i modelli dedicati principalmente al running. Utilizzando da oltre un anno il Forerunner 935 (attuale top di gamma per la multidisciplina), la prima domanda che ci è sorta spontanea è: ma per un runner, tra il 645 e il 935, cosa scegliere?

La risposta è stata più semplice del previsto, ma prima di essa, vediamo innanzitutto le differenze tra i due modelli, anche grazia alla comoda tabella presente sul sito ufficiale Garmin, in fondo a questa pagina

Il Garmin Forerunner 645 ha attualmente due versioni, con e senza Music. I prezzi ufficiali sono 399,99 euro per la prima, 449,99 per la seconda versione.
Il Garmin Forerunner 935 invece costa 499,99 euro.

Differenze tra Garmin Forerunner 645 e Garmin Forerunner 935

Garmin Forerunner 645Cosa ha in più il 645 rispetto al 935? La musica (SOLO se scegliete la versione “Music”), la funzionalità Garmin Pay (ma in Italia siamo attualmente indietro rispetto agli altri paesi…), la ghiera in metallo.

Cosa ha in più il 935 rispetto al 645? il Multisport automatico/manuale, le funzioni avanzate nel ciclismo con accessori a parte (potenza, dinamiche…), il nuoto in acque libere e il supporto per la fascia HRM-Swim.

Cosa hanno in comune i due modelli? Tutto il resto!
Infatti, se siete arrivati qui perché interessati al Forerunner 645 e volete una panoramica di TUTTE le opzioni disponibili per il dispositivo, fate riferimento alla nostra recensione completa del Forerunner 935: tranne per le poche funzionalità specificate poche righe più su, i due modelli fanno praticamente le stesse identiche cose!

Se invece siete interessati alla domanda iniziale, prima della risposta, ecco le impressioni del mio collega Andrea dopo qualche mese con il Forerunner 645 al polso, praticamente 24 ore su 24…

Piccola premessa: essendo principalmente un runner, l’ho testato soprattutto in corsa e nell’utilizzo quotidiano come smartwatch, verificando le funzioni in bici e durante il nuoto saltuariamente, solo per rilevare l’assenza di discrepanze con quanto indicato sui canali ufficiali Garmin, senza approfondire eventuali differenze nei dati raccolti con altri modelli a parità di condizioni. È mia opinione che per gli appassionati di sport specifici esista sicuramente il dispositivo appropriato. I modelli che fanno un po’ di tutto non avranno mai le stesse funzioni di quelli specifici: il golf non l’ho testato, ma sono sicuro che se siete degli appassionati di questa disciplina, dovreste guardare alla linea Approach, stessa cosa se siete degli esploratori degli abissi, esiste il Descent… e questo solo in casa Garmin, ma sicuramente esistono altre realtà altrettanto valide che magari non conosciamo.

Estetica

In fase di unboxing ho notato subito che esteticamente c’è una certa differenza che deve essere soppesata a livello personale: il diametro del Forerunner 935 è più grande di quasi cinque millimetri e ha un aspetto decisamente sportivo, il Forerunner 645 risulta più leggero ed elegante e con rifiniture in acciaio inossidabile che lo rendono piacevole da indossare tutta la giornata anche sotto la camicia. Le dimensioni dello schermo sono invece praticamente identiche.

Per queste stesse ragioni, io preferisco il 645, mentre Gianmarco non rinuncia al 935.

Le dimensioni ridotte del diametro e dello spessore implicano una batteria più piccola che si traduce in una differenza, in modalità GPS, di dieci ore a favore del 935 (14 ore totali per il 645 contro le 24 ore totali per il 935).

Provenendo da anni di orologi sportivi ma non “smart”, ho apprezzato la possibilità di inviare risposte automatiche direttamente dall’orologio. Un semplice “Ti richiamo” o “Sono occupato” inviati in modo discreto sono molto comodi durante una riunione, senza dover metter mano allo smartphone. Ovviamente le funzioni smart vanno limitate e personalizzate, altrimenti per ogni e-mail, messaggio su Facebook o WhatsApp, si rischia di avere un continuo tormento, quasi peggio che con lo smartphone!

Garmin Running Dynamics POD (qui la recensione completa)

Garmin Forerunner 645Ho testato in associazione anche l’RD POD e con Gianmarco abbiamo fatto anche un paio di test ciascuno di confronto dei dati: Forerunner 935 + fascia HRM-Run “contro” Forerunner 645 + RD POD (ovviamente con i due orologi messi sullo stesso polso!).

I dati del cardio hanno confermato quanto scritto nell’articolo sul cardio al polso. Tracciato praticamente identico quando si tratta di corsa continua, differenze evidenti quando si affrontano allenamenti intervallati: come affermato anche da Garmin, la fascia rimane attualmente più precisa, ad alta intensità.

Garmin Forerunner 645Per quanto riguarda i dati delle dinamiche di corsa e della potenza, le differenze ci sono e dipendono probabilmente dal diverso posizionamento. Mentre la cadenza rilevata è identica, la potenza rilevata con il POD è leggermente più bassa da quella della fascia (circa del 10%), con differenze in percentuale simili sia per la media del rapporto che per l’oscillazione verticale. Anche il bilanciamento è risultato leggermente differente, con la fascia che rileva differenze destra/sinistra maggiori rispetto al POD.

Garmin Pay

Garmin Forerunner 645I test sono iniziati pochi giorni prima della London Marathon 2018 e il mio primo pensiero è stato “Pagherò la metropolitana passando l’orologio al posto delle solite tessere da cercare nel portafogli!”… purtroppo sono rimasto deluso perché fino a fine aprile nessuna banca italiana offriva la possibilità di registrare i dati della carta di credito sul dispositivo e il messaggio su Garmin Connect Mobile confermava che in Italia (o meglio con le carte delle banche italiane) il servizio non era ancora disponibile. Abbiamo provato a registrare otto carte diverse tra Mastercard e Visa di istituti differenti, compresa anche la banca virtuale Hype, ma alla fine abbiamo dovuto pagare “alla vecchia”, passando la carta. Da questo mese alcune banche sembrerebbero esser state inserite, ma non abbiamo ancora potuto verificarlo.

Garmin Forerunner 645Riassumendo le mie impressioni: ideale da indossare quotidianamente, la batteria ti accompagna tranquillamente durante la settimana (varia a seconda delle funzioni smart attive e delle ore di allenamento), la personalizzazione del quadrante lo rende adatto a ogni momento della giornata, il cardio al polso è in linea con la serie Garmin attuale… quindi il runner che è in me si ritiene più che soddisfatto. Provengo dal Tomtom Spark Music e posso dire che la musica nell’orologio pregiudica troppo la durata della batteria e si può tranquillamente evitare, le rare volte in cui corro a lungo e desidero la musica, porto il cellulare. Se per voi invece la musica è importante, con circa 50 euro in più avete la versione Music!

Torniamo ora al quesito iniziale: tra Forerunner 645 e Forerunner 935, quale scegliere?

Per un runner, la scelta è puramente estetica: a meno che il 645 visivamente proprio non vi piaccia, non ha senso spendere circa 100 euro in più (50, se scegliete la versione Music) per le poche funzionalità specifiche aggiuntive per ciclismo e nuoto del 935 che magari non userete mai.

Per un triatleta invece, la scelta è più difficile: tralasciando il discorso estetico e quello “musicale”, vale la pena spendere circa 100 euro in più per avere a disposizione la modalità Multisport, l’utilizzo della potenza e delle dinamiche in bici (acquistando accessori a parte), il nuoto in acque libere e la compatibilità con la fascia HRM-Swim (acquistabile a parte)? Se le avete e le utilizzate, direi che non ci sono dubbi!

L'articolo Garmin Forerunner 645, un confronto con il Garmin Forerunner 935 proviene da The Running Pitt.

]]>
http://therunningpitt.com/2018/07/garmin-forerunner-645-un-confronto-con-il-garmin-forerunner-935.html/feed 0
Amazon Prime Day 2018 http://therunningpitt.com/2018/07/amazon-prime-day-2018.html http://therunningpitt.com/2018/07/amazon-prime-day-2018.html#respond Mon, 16 Jul 2018 06:47:56 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7662 Siete pronti per l’Amazon Prime Day 2018? Dalle 12:00 di oggi alle 24:00 di domani, tante offerte a rotazione. Di solito le offerte migliori riguardano i prodotti meno recenti, quindi se vi serve un GPS, una fascia cardio, una scarpa in particolare… buttate un occhio a questo elenco: sono le nostre recensioni, suddivise per categoria... Read more »

L'articolo Amazon Prime Day 2018 proviene da The Running Pitt.

]]>
Amazon Prime Day 2018Siete pronti per l’Amazon Prime Day 2018? Dalle 12:00 di oggi alle 24:00 di domani, tante offerte a rotazione. Di solito le offerte migliori riguardano i prodotti meno recenti, quindi se vi serve un GPS, una fascia cardio, una scarpa in particolare… buttate un occhio a questo elenco: sono le nostre recensioni, suddivise per categoria e ordinate cronologicamente dalla più nuova alla più vecchia…

Gps

Polar M200 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin Forerunner 235 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin Forerunner 935 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin fenix 5X (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin fenix 5 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin Forerunner 35 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin fenix 3 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin Forerunner 630 (nostra recensione, link su Amazon)

Polar M430 (nostra recensione, link su Amazon)

Qui la guida scritta a novembre 2016 per orientarsi tra i vari modelli

Fasce e altro

Polar OH1 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin Running Dynamics Pod (nostra recensione, link su Amazon)

Qui l’articolo sulle fasce, con tanti suggerimenti per gli acquisti suddivisi per fascia di prezzo

Bilance

Il nostro articolo completo, con le bilance suddivise per esigenze e fascia di prezzo, tutti i link per l’acquisto sono all’interno

Activity Tracker

Il nostro articolo completo, con i consigli per gli acquisti e i link sempre all’interno

Libri

Qui una piccola parte della bibliografia del blog (sicuramente da completare!), recentemente abbiamo trovato molto interessante il libro di Gastone Breccia, quello di Cesare Picco e il concetto di “mindfulness” applicato alla corsa. Buttate un occhio anche all’elenco di marzo 2017 e quello di fine 2016. Qui comunque l’elenco di tutti gli articoli che parlano di libri!

Scarpe

Qui l’elenco degli articoli con i modelli che abbiamo testato, all’interno trovate i vari link per gli acquisti, su Amazon.

L'articolo Amazon Prime Day 2018 proviene da The Running Pitt.

]]>
http://therunningpitt.com/2018/07/amazon-prime-day-2018.html/feed 0
Garmin e Galileo GPS, la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/07/garmin-galileo-gps-recensione.html http://therunningpitt.com/2018/07/garmin-galileo-gps-recensione.html#respond Thu, 12 Jul 2018 06:35:50 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7596 Come il lettore saprà, Galileo è il sistema di navigazione satellitare europeo, finanziato dall’unione Europea con l’obiettivo di  avere un’alternativa alla versione americana del sistema di posizionamento GPS. Anche se i satelliti sono stati lanciati in orbita nel 2016, finora il sistema Galileo era sconosciuto alla maggioranza dei podisti, sebbene presente già dal 2016 sugli... Read more »

L'articolo Garmin e Galileo GPS, la recensione dettagliata proviene da The Running Pitt.

]]>
Come il lettore saprà, Galileo è il sistema di navigazione satellitare europeo, finanziato dall’unione Europea con l’obiettivo di  avere un’alternativa alla versione americana del sistema di posizionamento GPS. Anche se i satelliti sono stati lanciati in orbita nel 2016, finora il sistema Galileo era sconosciuto alla maggioranza dei podisti, sebbene presente già dal 2016 sugli ultimi modelli iPhone e Samsung.

Ma da qualche settimana è stato introdotto anche sui nuovi orologi Garmin.

Freccia Galileo GPS

Garmin incontra Galileo GPS, il sistema di navigazione satellitare europeo

Come ci ricorda Wikipedia in un linguaggio burocratico, Galileo è il «primo sistema di navigazione satellitare globale civile in Europa, finanziato e di proprietà dell’UE». L’intento della commissione era di migliorare la precisione della rilevazione, garantendo un’accuratezza superiore rispetto al sistema GPS Americano.

Avevamo parlato nel 2015 della precisione dei GPS e all’epoca pensavamo che Apple per il fitness potesse superare Garmin nella misurazione dei dati. A posteriori ci eravamo sbagliati, ma per valutare il futuro, ricordiamoci quanto disse Bill Gates qualche anno fa: «la maggior parte delle persone sopravvalutano quello che possono fare tra due anni e sottovalutano ciò che possono fare in dieci anni». Ad ogni modo a fine Giugno 2018, con l’annuncio del Fenix 5+ (presto la recensione sul blog), Garmin ha dimostrato la sua capacità innovativa introducendo sugli ultimi modelli l’opzione di attivare il sistema di ricezione Galileo.

Su quali modelli? e il sistema Galileo è davvero innovativo e permette di migliorare la misurazione dei dati? come si fa ad installarlo? qual è la precisione in strada? e finalmente si può misurare il GPS in pista? cosa raccomandate se non avete un modello tra quelli indicati? e soprattutto, occorre davvero utilizzare i nuovi modelli «plus» per correre con Galileo?

Come al solito l’articolo si divide in sezioni, potrete premere sul link per accedere alla parte che vi interessa:

Noi abbiamo iniziato i test il 24 Giugno 2018 sia su Fenix 5, sia su Garmin Forerunner 935, in strada e in pista, correndo oltre 250km. Di seguito troverete la nostra opinione.

https://www.instagram.com/p/BkZ5E0QgZK6/

Il sistema Galileo: cos’è?

Il sistema di posizionamento Galileo è un sistema alternativo al GPS di posizionamento e navigazione satellitare.

Galileo è stato ufficialmente inaugurato il 15 dicembre 2016, con l’idea di lanciare in orbita 26 satelliti complessivi. Attualmente se ne trovano solamente 22, sebbene dai miei test, almeno su Apple Iphone 7 Plus in Italia se ne vedono soltanto 8. Secondo un documento ufficiale della commissione Europea, il sistema Galileo ha un margine di errore inferiore rispetto al GPS. A livello orizzontale, si parla del 1% e il 10%. Se utilizzato in combinazione con Glonass, il sistema russo e GPS, l’errore diminuisce tra il 19% e il 31%, a seconda del posizionamento e delle condizioni meteorologiche. Chiaramente questi test non sono stati effettuati correndo, ma da buon esperto di marketing, per chi comunica, i risultati dovrebbero rappresentare il miglior scenario possibile (=magari non è così bello come descritto).

Per chi cercasse maggiori dettagli, il consiglio è cercare su Google: GNSS, Global Navigation Satellite System.Logo Galileo

Fino al 2015, per i podisti esisteva solamente il GPS, poi nel Fenix 3 e nel 920Xt è stato introdotto il Glonass, sistema russo nato durante la guerra fredda per applicazioni militari, ed attivato sugli orologi Garmin, su Polar (su Polar M600) e Suunto (su Spartan Ultra). A fine 2017 Galileo ha lanciato in orbita 22 satelliti, consentendo un’accuratezza inferiore ai 4 metri orizzontalmente e 8 metri verticalmente.

Galileo e Garmin, vantaggi teorici

Ma quali sono i vantaggi del sistema Galileo?

Escludendo l’aspetto «nazionalistico», i principali obiettivi del sistema Galileo erano diversi. Ovviamente una tecnologia più recente per definizione consente grossi benefici per gli utenti:

  • in primo luogo, una migliore precisione nella geo-localizzazione verticale (per l’altitudine) e orizzontale (per la distanza) rispetto a quella del sistema GPS;
  • un aumento della copertura globale dei segnali inviati dai satelliti;
  • una migliore capacità del segnale nelle aree urbane (sarebbe da testare alla maratona di Francoforte: qualche volontario?);
  • infine, una certificata affidabilità, con l’invio del «messaggio di integrità» per avvertire della perdita del segnale. Si noti che per ora non ho avuto modo di verificare il funzionamento di Galileo, non avendo corso la maratona di Anversa, famosa per i suoi tunnel di oltre 1km.
Vantaggi Galileo

Ecco la lista dei principali vantaggi «teorici» di Galileo. Ma sono veri anche in pratica?

Come l’attento lettore saprà, ovviamente vige il principio di interoperabilità: così come Glonass e GPS possono essere utilizzati congiuntamente, anche GPS e Galileo potranno esserlo. Per ora non esiste la possibilità di utilizzare tutti i tre sistemi contemporaneamente, considerando anche che quello Cinese BeiDou non funziona ancora sugli orologi fitness (ma già disponibile sull’Iphone e anche sui dispositivi Garmin).

Galileo: su quali orologi?

La lista è destinata a aggiornarsi, con l’introduzione di nuovi modelli. Ma per ora è limitata ai seguenti modelli:

Così come per la potenza nella corsa, pensiamo che il Fenix 3 e il 920Xt non avranno a disposizione Galileo! (nota: il Fenix 3 contiene un chip Mediatek 3333 che… ha il supporto di Galileo, quindi teoricamente sarebbe possibile attivarlo. Ricordiamoci però che l’ultimo aggiornamento Garmin del firmware Fenix 3 è stato a Febbraio 2017!)

principali dispositivi Garmin con Galileo

La lista dei dispositivi Garmin compatibili con Galileo. Si aggiungeranno il Fenix 3 e il 920xt? certamente no!

Si tenga presente infine che la qualità della ricezione dipende fondamentalmente dal ricevitore e dal design dell’orologio. Correndo con Fenix 5X e con Forerunner 935 abbiamo avuto l’impressione che la stabilità del segnale fosse diversa. E leggendo i commenti sul Forum Garmin, ci sono pareri diversi. Per la nostra opinione, leggere il seguito.

Galileo: come fare ad installarlo?

Una volta capito su quali orologi Galileo funziona, l’installazione dipende dalla tipologia di utente che pensate di essere: impaziente o cauto. Nel primo caso, potreste già scaricare il firmware Beta, nel secondo aspettare quello ufficiale.

Firmware Beta

Questa è l’installazione tipica del Fenix 5 e Fenix 5+. Si tratta semplicemente di scaricare una serie di file che vi consentono di aggiornare il dispositivo alla versione più recente ma non completamente collaudata del software. Prestate però attenzione: se nel week-end dovete correre una sky marathon o un Ironman, vi consigliamo di aspettare. Ecco la procedura, solo per cuori forti:

1. Scarica e decomprimi fenix _ *** Beta.zip
2. Inserisci il file gupdate.gcd, trovato nella cartella System_v ***, nella cartella \ GARMIN del dispositivo
3. Inserisci il file gupXXXX.gcd, trovato nella cartella Sensor Hub_v ***, nella cartella \ GARMIN \ REMOTESW del dispositivo
4. Inserisci il file gupXXXX.gcd, trovato nella cartella Display_v ***, nella cartella \ GARMIN \ REMOTESW del dispositivo
5. Inserisci il file gupXXXX.gcd, trovato nella cartella GPS_v ***, nella cartella \ GARMIN \ REMOTESW del dispositivo
6. Se disponi di un dispositivo abilitato WiFi, inserisci il file gupXXXX.gcd, trovato nella cartella WiFi_v ***, nella cartella \ GARMIN \ REMOTESW del dispositivo
7. Inserisci tutti i file trovati nella cartella Text_v *** nella cartella \ Garmin \ TEXT del dispositivo
8. Disconnettiti dal tuo computer e procedi attraverso l'aggiornamento.

Firmware ufficiale

In questo caso, attendendo il Firmware ufficiale, basta semplicemente sincronizzare i dati con il Garmin Connect ed effettuare l’aggiornamento sull’orologio. Si noti che per attivare Galileo serve una seconda sincronizzazione con Garmin Express.

Aggiornamento Galileo su Garmin Fenix 5X

Non serve molto tempo per l’installazione di Galileo, una volta scaricato il firmware sull’orologio

L’aggiornamento dati non richiede troppo tempo per essere attivato, dopo pochi secondi otterrete un messaggio che v’informerà del completamento dell’aggiornamento.

Installazione Galileo

L’installazione di Galileo richiede meno di un minuto.

Chiaramente però, dovrete aggiornare nell’app della corsa la scelta della tipologia di ricezione.

Per maggior dettagli, si veda il paragrafo delle App Garmin nella recensione dettagliata del Fenix 5.

Scelta Garmin e Galileo

Una volta installato, bisogna comunque attivarlo nella configurazione dei GPS

Precisione in strada

Come già detto, sono state scritte un numero infinito di pagine web per capire la precisione di un GPS. Ancora dopo diversi anni, mi viene chiesto come mai lo strumento non è quasi mai sincronizzato con la distanza ufficiale. Per chi ha letto il libro «il segnale e il rumore», la risposta è abbastanza banale: nella misurazione GPS ci sono tanti segnali (=accuratezza della misurazione) ma anche qualche rumore (=probabilità che il segnale, per qualunque ragione, sia disturbato da qualunque interferenza).

E Galileo? Per scelta abbiamo deciso di non mostrare il confronto tra diversi tracciati, preferendo invece sintetizzare gli aspetti fondamentali:

  1. la velocità instantanea è risultata più stabile, non abbiamo visto grosse variazioni di passo istantaneo come succedeva con i GPS tradizionali;
  2. la distanza non è variata in maniera significativa, o almeno non in maniera immediata;
  3. anche in città e vicino agli alberi il passo è rimasto più stabile, ma ulteriori test sono necessari per capire davvero.

nostre rilevazioni con Garmin e Galileo

E quindi? pensiamo che il vantaggio di Galileo sia nella stabilità del segnale, ma non crediamo che la differenza sia così significativa.

Garmin e Galileo in Pista

E in Pista? Come il podista amatore saprà, in pista il GPS, a causa dei frequenti cambi di direzione e curve, è messo sotto pressione. Con un GPS «tradizionale», l’errore è di circa 180-200 metri ogni 5 chilometri. E con Galileo? La situazione migliora leggermente ma la distanza resta sempre sovrastimata, di circa 120-180 metri ogni 5 chilometri.

Non abbiamo ancora provato il Fenix 5 Plus, ma aggiorneremo la recensione non appena eseguiremo test significativi.

Garmin Galileo in Pista

Purtroppo nonostante i miglioramenti di Galileo, la pista non consente una valutazione precisa della distanza

Potremmo comunque riassumere che i risultati della pista sono deludenti, con un errore/sovrastima tra il 2% e il 4%.

Galileo in Pista: sintesi

In sintesi, Galileo sovrastima la performance in pista, così come il GPS tradizionale

Conclusione

In sintesi, con l’aggiornamento di Galileo, Garmin è stata in grado di alzare l’asticella oltre le aspettative. Con questa nuova funzione, troverete un’opzione supplementare per migliorare la precisione delle vostre corse. L’implementazione iniziale Garmin sembra essere consistente e ci aspettiamo ulteriori miglioramenti nei prossimi mesi. Avendo testato Galileo su diversi dispositivi, possiamo affermare che rispetto alla combinazione GPS + Glonass, il risultato è di poco migliore. Tuttavia, abbiamo appurato che servirebbero ulteriori passi (da gigante) per poter usare Galileo in pista. Applaudiamo la scelta di Garmin di rendere disponibile sul 935 e sul Fenix 5 Galileo: sebbene questo ha spinto psicologicamente alcuni di noi a posticipare l’acquisto, ha fidelizzato i clienti. Purtroppo invece i «vecchi» orologi Garmin (Fenix 3 e Forerunner 920xt) non disporranno di Galileo.

Non dimentichiamoci infine che con i nuovi dispositivi avrete una migliore ricezione. Per sfruttare al meglio Galileo, forse il Fenix 5 Plus vi potrebbe essere utile. Sarete disposti a cambiare GPS soltanto per avere un vantaggio marginale di ricezione e precisione? Come tutta la tecnologia, è sempre una questione di scelta e di disponibilità economica. Noi pensiamo che ne valga la pena, però vi suggeriamo di aspettare tra qualche giorno la recensione del Fenix 5 Plus prima di decidere.

L'articolo Garmin e Galileo GPS, la recensione dettagliata proviene da The Running Pitt.

]]>
http://therunningpitt.com/2018/07/garmin-galileo-gps-recensione.html/feed 0
Stima della soglia anaerobica, la nostra recensione http://therunningpitt.com/2018/07/stima-della-soglia-anaerobica-la-nostra-recensione.html http://therunningpitt.com/2018/07/stima-della-soglia-anaerobica-la-nostra-recensione.html#respond Tue, 10 Jul 2018 05:45:28 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7570 In questo articolo parliamo di stima della soglia anaerobica, in particolare di quello che rappresenta, come viene calcolata in HRV4Training e quali sono le limitazioni associate al calcolo. Per finire, forniremo qualche consiglio pratico per far sì che la stima sia più precisa possibile nella App, in modo che vi possa aiutare a pianificare allenamenti... Read more »

L'articolo Stima della soglia anaerobica, la nostra recensione proviene da The Running Pitt.

]]>
In questo articolo parliamo di stima della soglia anaerobica, in particolare di quello che rappresenta, come viene calcolata in HRV4Training e quali sono le limitazioni associate al calcolo. Per finire, forniremo qualche consiglio pratico per far sì che la stima sia più precisa possibile nella App, in modo che vi possa aiutare a pianificare allenamenti e ritmi gara. Come al solito l’articolo si divide in sezioni, potrete premere sul link per accedere alla parte che vi interessa:

La soglia anaerobica è calcolata da diversi strumenti e GPS, la recensione descrive un metodo di calcolo e un algoritmo che è stato implementato in HRV4Training ed è disponibile sia nella App che nella versione Pro.

La soglia anaerobica, il calcolo empirico

Ma andiamo con ordine, cos’è la soglia dell’acido lattico?
In questo articolo, useremo il termine ‘soglia dell’acido lattico‘ per indicare la cosiddetta soglia anaerobica. I due termini per noi sono intercambiabili. Cos’è quindi questa soglia? Possiamo definire la soglia anaerobica come l’intensità massima che siamo in grado di sostenere mantenendo un livello costante nella concentrazione del lattato, il che corrisponde all’intensità massima che possiamo sostenere utilizzando il sistema aerobico. Mentre il dibattito a livello teorico è ancora acceso, dal nostro punto di vista più pratico, riuscire a stimare la soglia può essere molto interessante in quanto il parametro è legato alla prestazione, ovvero ai tempi in gara, anche più del VO2max, altro parametro spesso utilizzato per quantificare il livello di forma fisica di un atleta.
Cosa rappresenta in pratica la soglia dell’acido lattico?
In termini pratici, la soglia dell’acido lattico o soglia anaerobica, è associata al ritmo che siamo in grado di sostenere per una distanza di 10-15 km. Questo è lo stesso principio che utilizziamo in HRV4Training.
stima soglia 10 km

Screenshot della stima dell’acido lattico in HRV4Training, e tempo in gara su una 10 km il giorno seguente.

Utilizzo della soglia dell’acido lattico

Come la possiamo utilizzare?
Intuitivamente, conoscere il valore della soglia dell’acido lattico può aiutarci a definire ritmi gara per distanze tra la 5 km e la mezza maratona, o anche distanze più lunghe, anche se chiaramente in quel caso altri fattori diventano più importanti, come il numero di chilometri percorsi ogni settimana o i lunghi necessari per la preparazione della distanza. Possiamo utilizzare la stima della soglia dell’acido lattico anche in allenamento, ad esempio per impostare il ritmo per le sessioni specifiche, intervalli, progressioni o allenamenti appunto alla soglia. McMillan ad esempio suggerisce di fare allenamenti di diverso tipo per migliorare la soglia: da sessioni lunghe in preparazione alla maratona, con periodi di circa 60-90 minuti a un ritmo un po più lento (a ritmo maratona, ‘low end lactate threshold’, come la chiama lui), a sessioni più brevi a un ritmo un po più veloce (ritmo 10 km, ‘high end lactate threshold’), ad esempio intervalli da 2 km con poco recupero, in quanto questi intervalli sono appunto mirati a lavorare a un miglioramento della soglia dell’acido lattico, e quindi dovrebbero essere effettuati più lentamente di quello che eseguiremmo in una sessione che punta a lavorare sulla velocità.

Calcolo soglia anaerobica

Spostandoci sugli aspetti più tecnici, come calcoliamo la soglia dell’acido lattico in HRV4Training?
Per stimare la soglia dell’acido lattico, abbiamo creato un algoritmo che utilizza una serie di parametri legati alla prestazione fisica per stimare il tempo in gara su una distanza di circa 10 km. Una volta ottenuta la stima del tempo su una 10 km, la utilizziamo per calcolare il ritmo che corrisponde alla soglia dell’acido lattico. Come per ogni algoritmo e stima, c’è sempre un margine di errore, per questo motivo forniamo un range di valori, all’interno del quale molto probabilmente abbiamo la nostra soglia.
L’algoritmo è stato pubblicato di recente a EMBC (40th International Engineering in Medicine and Biology Conference), una conferenza di ingegneria biomedica (potete approfondire l’articolo nel link, se interessati). Nella nostra analisi, abbiamo prima creato vari gruppi di parametri legati alla prestazione fisica, alcuni più ovvi (ad esempio un basso BMI o una velocità media in allenamento più alta) e altri meno ovvi, come ad esempio la percentuale di allenamenti svolti ad intensità alta, bassa o moderata, e più in generale la distribuzione dell’intensità degli allenamenti.
soglia acido lattico articolo

Prima pagina del documento sull’algoritmo della soglia dell’Acido Lattico.

Vediamo quindi quali sono questi parametri:
  • Dati fisiologici a riposo: battito e variabilità cardiaca misurati la mattina. La nostra analisi dimostra come un battito più basso e una variabilità più alta corrispondano in generale a una soglia migliore (più bassa). Questi parametri hanno però una relazione piuttosto debole con il tempo in gara e la soglia, ovvero non ci permettono di ottenere una stima molto precisa, e abbiamo bisogno di aggiungere parametri relativi agli allenamenti per migliorare le cose.
  • Dati fisiologici durante l’allenamento: qui abbiamo utilizzato il ritmo sostenuto a una certa frequenza cardiaca, esattamente come nella stima del VO2max, in quanto la capacita di sostenere un ritmo più elevato a parità di frequenza cardiaca, è associato a una soglia migliore.
  • Volume e velocità media in allenamento: per entrambi i parametri, valori più alti sono associati a una soglia migliore.
  • Distribuzione dell’intensità dell’allenamento: variabilità a livello di intensità dell’allenamento; analizzando la percentuale di allenamenti svolti a intensità bassa, alta e moderata, abbiamo riscontrato soglie migliori per atleti che hanno più variabilità negli allenamenti, ovvero un allenamento più polarizzato.
  • Prestazioni precedenti: infine, come possiamo immaginare, non c’è parametro migliore per stimare la prestazione fisica, delle nostre prestazioni precedenti.
L’algoritmo implementato in HRV4Training usa una combinazione di tutti i parametri precedenti, calcolati sulle ultime 6-8 settimane di dati, per stimare la soglia dell’acido lattico.
soglia acido lattico

Confronto tra stima dell’algoritmo della soglia e valore effettivo dell’acido lattico.

Nel grafico possiamo vedere la relazione tra la stima del nostro algoritmo e il valore vero e proprio del ritmo in gara sui 10 km.

Calcolo della stima della soglia

Che dati mi servono per ottenere la stima? 
Per ottenere la stima in HRV4Training, servono almeno 15 allenamenti nelle ultime 6 settimane, compresi dati di frequenza cardiaca. I dati di frequenza cardiaca possono venire importati con la versione gratuita di Strava, o con quella a pagamento di TrainingPeaks (purtroppo TrainingPeaks non ci fa accedere ai dati sul battito cardiaco per utenti con versioni non a pagamento). Le sessioni analizzate devono essere di almeno 6-7 chilometri.

Limitazioni

Così come tutti gli algoritmi che forniscono stime in base ai dati degli allenamenti, ci sono delle limitazioni. In particolare, la mancanza di allenamenti intensi, così come allenamenti svolti su trail, possono far sì che la App fornisca una stima più pessimistica della vera soglia dell’acido lattico. Il vantaggio di questo algoritmo, rispetto a quelli per la stima del VO2max, è che si adatta molto velocemente, quindi se siete dei trail runners che fanno una sessione intensa ogni tanto in pista o su strada, l’algoritmo ‘imparerà velocemente’ dai vostri dati, e fornirà dati precisi già la giornata successiva.

Consigli pratici

Consigliamo di suddividere gli allenamenti in riscaldamento, sessione principale e defaticamento su Strava, per ottenere una stima più precisa. Infine, la mancanza di allenamenti intensi nelle ultime 6 settimane farà sì che la stima venga sottostimata, e quindi consigliamo di fare almeno una sessione intensa di 6-8 km, anche con fasi di recupero; non è necessario fare una gara, per far sì che la App possa avere dati sufficienti per una stima precisa.
Nella nuova piattaforma HRV4Training Pro abbiamo aggiunto un margine di errore che cambia in base ai dati presenti, in modo che sia più facile distinguere periodi in cui la App è in grado di fornire una stima della soglia dell’acido lattico più precisa (ad esempio ci sono vari allenamenti ad alta intensità nelle ultime settimane) da periodi in cui è meno precisa, semplicemente per mancanza di allenamenti ad alta intensità, vedi ad esempio il grafico sottostante:
soglia anaerobica precisione

Nuova grafica di Hrv4Training Pro: stima della soglia dell’acido lattico

Nel grafico possiamo vedere come la soglia attuale sia più alta di quello che era nelle ultime settimane, ma questo peggioramento è probabilmente dovuto alla mancanza di sessioni intense, infatti vediamo come il margine di errore si allarghi, indicando come siamo meno certi del valore esatto della soglia, rispetto a qualche settimana fa.
Spero questo articolo abbia chiarito alcuni aspetti sulla stima della soglia dell’acido lattico o soglia anaerobica su HRV4Training, e che questa funzionalità vi sia utile in fase di pianificazione di allenamenti e ritmi gara.

Approfondimenti

L'articolo Stima della soglia anaerobica, la nostra recensione proviene da The Running Pitt.

]]>
http://therunningpitt.com/2018/07/stima-della-soglia-anaerobica-la-nostra-recensione.html/feed 0
Adidas Solar Boost, la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/07/adidas-solar-boost-la-recensione-dettagliata.html http://therunningpitt.com/2018/07/adidas-solar-boost-la-recensione-dettagliata.html#respond Fri, 06 Jul 2018 06:13:09 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7555 Eccomi nuovamente qui, dopo poco più di 2 mesi dall’uscita del mio ultimo articolo su “The Running Pitt”, e precisamente in occasione della Recensione sulle Nike Zoom Fly, con una analoga. Non credo di sbagliare ma penso sia la prima recensione sul blog dedicata al marchio Adidas: tutti sappiamo che il padrone di Casa (Pitt) è... Read more »

L'articolo Adidas Solar Boost, la recensione dettagliata proviene da The Running Pitt.

]]>
Eccomi nuovamente qui, dopo poco più di 2 mesi dall’uscita del mio ultimo articolo su “The Running Pitt”, e precisamente in occasione della Recensione sulle Nike Zoom Fly, con una analoga. Non credo di sbagliare ma penso sia la prima recensione sul blog dedicata al marchio Adidas: tutti sappiamo che il padrone di Casa (Pitt) è votato ad Asics e il suo braccio destro (Massi) a Nike, quindi cercherò di colmare al meglio delle mie possibilità quella che ritengo una mancanza per un sito di alto livello come questo e colgo l’occasione per ringraziare dell’opportunità di essere ospitato. 

Dopo questo breve preambolo veniamo a noi e all’ultimo modello presentato il 17 maggio 2018 dalla casa tedesca Adidas Solar Boost (qui il link al sito ufficiale ADIDAS SOLAR BOOST) che vanno di fatto a sostituire le ottime e longeve “Energy Boost” arrivate fino alla versione numero 4.

Adidas Solar Boost, la nostra opinione

In questa recensione vedremo se il marchio tedesco ha saputo mantenere o addirittura innalzare gli standard qualitativi raggiunti finora e in particolare se le Adidas Solar Boost 2018 rispettano i canoni dei precedenti modelli: altissima protezione, ritorno di energia, precisione e sicurezza dell’appoggio, tenuta di strada in qualsiasi condizione di terreno.

Sintesi recensione

Come al solito l’articolo si divide in sezioni, potrete premere sul link per accedere alla parte che vi interessa:

Le Adidas Solar Boost sono state acquistate su www.runnerinn.com e nella recensione dettagliata vi descriviamo la nostra opinione personale.

Caratteristiche di base

Le Adidas Solar Boost sono scarpe per il podista con appoggio neutro e appartengono alla categoria “protettive” (A3), tuttavia come accennavamo nella recensione delle Brooks Levitate anche questo modello Adidas utilizza per l’intersuola il Poliuretano (TPU) che in questo caso prende il nome di BOOST, quindi promette di offrire un’alta reattività della scarpa a fronte di un’analoga capacità di ammortizzazione e protezione. Come i modelli concorrenti, appartenenti alla stessa tipologia, le Adidas Solar Boost non sono propriamente leggerissime, pesano infatti  292 Grammi per la versione da uomo (nella misura EU 42 – US 8,5) contro i 269 per quella da donna nella misura EU 40,  per dovere di informazione precisiamo che sono 5 grammi più leggere delle Energy Boost 4, ma altrettanti più pesanti delle Energy Boost 2.

Scatola Adidas Solar Boost

La scatola delle Adidas Solar Boost è simile a quella degli ultimi modelli 2017 e 2018

Per quanto riguarda la numerazione nessuna differenza rispetto agli altri modelli di casa Adidas, la scarpa è fasciante soprattutto nella parte posteriore e laterale, mentre rimane più “libera” anteriormente, lasciando il giusto spazio per la mobilità delle dita al suo interno.

Di seguito le principali caratteristiche tecniche:

  • Peso ufficiale: 300  grammi, nella versione 42,7, US 9.
  • Altezze della suola: 28mm (tallone), 18mm (avampiede)
  • larghezze disponibili: D=Medio
  • calzata: calza normalmente
  • tallone: da medio a stretto
  • mesopiede: medio / stretto
  • avampiede: medio 
  • spazio delle dita: medio basso
  • arco plantare: medio 

Estetica e forma

Veniamo all’estetica delle Adidas Solar Boost, questo nuovo modello non si discosta troppo da quello che va a sostituire, scarpa esteticamente bella, dal design semplice, pulito e ricercato, molto carino il logo a 3 bande ricamato sulla parte laterale, in altre parole una scarpa da running travestita da Sneakers. Al lancio è stata presentata in 2 varianti, classica tomaia nera con inserti turchesi e arancioni per la versione da uomo, blu scuro con inserti verde acqua e celesti per la versione da donna. Colorazioni azzeccate che consentono a questo modello di essere indossato tranquillamente anche al di fuori delle nostre quotidiane sessioni di allenamento.

Colori Adidas Solar Boost

Scatola Adidas Boost, con colori molto pronunciati e sgargianti.

Con Adidas Solar Boost viene data continuità creativa ai modelli che l’hanno preceduta con la forma arcuata e la presenza della linguetta molto pronunciata (elemento importante per la comodità) e del tallone, anch’esso molto pronunciato con una sorta di linguetta posteriore (molto pratica per la calzata).

Tomaia

Adidas Solar Boost è prodotta con la rivoluzionaria tecnologia Tailored Fibre Placement (TFP), ispirata alle scoperte ingegneristiche della NASA, deriva infatti da un processo adoperato originariamente in aeronautica spaziale per la costruzione degli shuttle che permette di disporre in maniera mirata le fibre composte da materiale Parley (un filo realizzato da materiali plastici riciclati, e utilizzato per definire le parti della tomaia in cui è necessario maggiore supporto): ogni singolo millimetro della scarpa è frutto di un attento processo di cucitura e assemblaggio volto al raggiungimento del massimo comfort durante l’utilizzo.

Estetica Adidas Solar Boost

Adidas Solar Boost: Estetica molto innovativa e futuristica

Il materiale impiegato è Tech Fit tessuto ARAMIS, molto morbido, flessibile e fasciante, il piede risulta stabile all’interno della calzatura, ma le dita hanno lo spazio sufficiente per un’adeguata mobilità, questo anche grazie al leggero allargamento della pianta del piede operato da Adidas in questo modello; non da meno la  linguetta imbottita nei punti di allacciatura e sfregamento; nella parte posteriore non troviamo la solita conchiglia rigida, bensì il Fit Counter (già presente nei modelli precedenti) ma anche questo particolare è stato migliorato, la struttura dona più protezione e al tempo stesso leggerezza al tallone: aperta al centro è progettata  per donare maggiore comfort al tendine d’Achille assecondando i naturali movimenti di questo, interessante per chi soffre di tendiniti, spina calcaneare o di Morbo di Haglund.

La tomaia è abbastanza spessa rispetto alle concorrenti presenti sul mercato e potrebbe non consentire un ottimale scambio termico e quindi rilascio di umidità, per questo motivo la scarpa potrebbe non essere indicata durante i caldi mesi estivi.

Drop e intersuola

L’intersuola delle Adidas Solar Boost ha un drop di 10 millimetri, passando dai 28 millimetri del tallone ai 18 dell’avampiede, questo modello va a sostituire Energy Boost che era arrivato alla 4° versione dando soluzione di continuità ai materiali impiegati e alle caratteristiche tecniche per alcuni aspetti, ma introducendone di nuovi e rivoluzionari per altri.

Adidas Solar Boost, vista laterale

Vista laterale Adidas Solar Boost

La fondamentale novità di questa scarpa consiste nell’impiego del nuovo sistema Solar Propulsion Rail che in abbinamento all’ormai collaudata e consolidata intersuola in mescola Boost altamente reattiva in TPU dona fino la 20% di  ammortizzamento dell’urto al suolo e produce un ottimo ritorno di energia grazie alle migliaia piccole capsule che liberano un grande impulso ad ogni falcata, inoltre la scarpa mantiene  un appoggio stabile al suolo; tutto questo permette a Solar Boost di ottenere una maggiore struttura rispetto alle altre offerte Adidas.

Testata in un range di temperatura fra i +40° e i -20°, Adidas afferma che la schiuma BOOST è tre volte più resistente rispetto al tradizionale materiale EVA.

Immancabile il Torsion System: consiste in un inserto termoplastico ad arco molto leggero inserito fra tallone e avampiede che consente a questi due di muoversi indipendentemente per garantire una migliore stabilità del piede ed adattabilità alla superficie del terreno. 

Per la suola Adidas conferma la scelta del precedente modello con Continental Rubber Outsole in gomma resistente all’usura, questa asseconda la falcata e migliora il grip lavorando in perfetta sintonia con BOOST ne viene fuori un’andatura più fluida e adattabile, progettata con un design volto a per ottenere un’ ottima flessibilità della struttura denominato Stretch Web, questa garantisce un grip sul bagnato superiore a quello offerto  dalle altre mescole presenti sul mercato e assicura prestazioni ottimali in ogni condizione atmosferica e su ogni terreno: l’Azienda dichiara il 21% in più di trazione in condizioni asciutte e un 23% in più di trazione in condizioni umide.

Collocazione e Classificazione

Non ci sono dubbi per quanto riguarda la collocazione delle Adidas Solar Boost all’interno del panorama delle scarpe da running, come abbiamo anticipato poco sopra il modello in questione è  il successore delle Adidas Energy Boost, e di questo eredita anche la collocazione all’interno della gamma di casa Adidas: Solar Boost è una scarpa neutra altamente ammortizzata, grazie appunto al sistema Boost sopra descritto di cui l’azienda tedesca è pioniera avendolo introdotto per prima 5 anni fa, con una buona restituzione di energia, ottima per il comfort del podista  di tutte le fasce di velocità, indicata soprattutto per i lavori lunghi e le corse di scarico / rigeneranti, per trovare un’analoga di un altro marchio la possiamo paragonare alle Brooks Levitate (Qui per la nostra recensione dettagliata).

In poche parole una scarpa neutra altamente ammortizzata che impiega il sistema Boost per catturare il massimo dell’energia e restituirla in termini di spinta. 

Scarpa neutra Adidas Solar Boost

Le Solar Boost sono una scarpa neutra altamente ammortizzata ed adatta a tutti i podisti

Comportamento nella corsa

La prima sensazione dopo aver indossato le Adidas Solar Boost è di estrema comodità, a partire dalla calzata: comoda, pratica e agevolata dalla linguetta posteriore che trasforma la scarpa in un calzino, fasciante nella parte posteriore e lateralmente, più libera nella zona anteriore.

Anche la postura è buona, almeno per me che sono abituato al drop 10, nessuna differenza di inclinazione rispetto ai modelli che utilizzo solitamente, anche di altri produttori, come invece avevo ravvisato con le Brooks Levitate a causa del drop 8 e le Nike Zoom Fly per la particolare conformazione di suola e conchiglia: possiamo quindi affermare che con Adidas Solar Boost calziamo delle scarpe estremamente comode che possiamo utilizzare anche per attività non legate necessariamente alla corsa.

La perplessità che avevamo riguardo al sostengo della conchiglia, che in questo modello è progettata per assecondare al massimo i movimenti della caviglia a beneficio del massimo confort e scongiurando fastidi al tendine d’Achille, è stato fugato e ci ha colpito positivamente, il FitCounter è strepitoso e mantiene la promessa fatta: sostiene e al contempo dona libertà e comodità.

Adidas Solar Boost, massimo confort

Le Solar sono state progettate per assecondare al massimo i movimenti della caviglia a beneficio del massimo confort

Venendo alla corsa bisogna ammettere che l’ammortizzazione è a livelli Top, l’impatto al suolo è oggettivamente attutito e ammortizzato dal sistema Boost, e per quanto riguarda l’appoggio e la transizione possiamo affermare che la scarpa è precisa e la transizione tacco punta veloce e sicura, questo grazie al lavoro in sinergia effettuato dal Solar Propulsion Rail e dal Torsion System, se a tutto questo abbiniamo la suola Continental il quadro è completo.

Prima di passare oltre una menzione speciale proprio a quest’ultimo elemento, la suola Continental che ormai da anni equipaggia i modelli Adidas è in una sola parola eccezionale sull’asciutto, ma non ha assolutamente nessun rivale sul bagnato: in una gara con un fondo scivoloso affidatevi ad Adidas Continental e avrete un vantaggio tangibile sui vostri avversari … provare per credere!!! 

La suola della Adidas Solar Boost

La suola della Solar non ha assolutamente nessun rivale sul bagnato.

Veniamo al sistema ammortizzante e la conseguente restituzione di energia promessa da Adidas, vale il discorso che avevamo fatto per le Brooks Levitate, questo effetto molla/spinta che è generato grazie al sistema Boost è effettivamente ravvisabile, ma bisogna “spingere”, indicativamente 4’:00 / 4’:15’’ è la soglia minima per beneficiare del ritorno di energia.

Fin qui tutto bene, veniamo ora agli aspetti che ci hanno convinto meno, uno su tutti il peso, 292 grammi nella misura 42 EU – 8,5 US, sono tanti forse troppi, soprattutto per chi come me è abituato a correre con scarpe di quasi 40 grammi più leggere (Brooks Launch 4 – qui la nostra recensione) e addirittura 55 nel caso di Nike Zoom Fly, è vero che non è una scarpa “da prestazione” o da utilizzare per lavori veloci, ma forse si poteva alleggerirla un minimo.

Secondo aspetto meno convincente è la traspirabilità, il tessuto che può assomigliare al neoprene è molto comodo ma non presenta assolutamente nessuna zona traforata per lo scambio termico e l’evaporazione del sudore, il tutto a discapito della traspirabilità, risultato è che già dopo pochi chilometri si ravvisa sudore interno e temperature alte: da riprovare in autunno in condizioni climatiche più fresche.

In ultima analisi giudichiamo il modello in questione positivamente, adatto prevalentemente per corse lente di scarico/rigeneranti e lunghi, indicata per ritmi da 4:30/4:45 a salire, ne sconsigliamo l’utilizzo in gara per l’atleta evoluto (che identifichiamo con chi corre una 10 Km in 40’ o meno) mentre può essere adatta alla Mezza Maratona e Maratona rispettivamente per ritmi di 4:45/5:00 e oltre i 5:00.

Qui di seguito alcune sessioni di allenamento con Adidas Solar Boost:

Durata e punti di rottura

Per quanto riguarda durata e punti di rottura nel momento in cui scriviamo questa recensione (fine Giugno 2018) abbiamo percorso con il modello in questione circa 150 Km, sicuramente il chilometraggio è ancora ridotto per esprimere un giudizio completo ed approfondito, tuttavia l’esperienza con i precedenti modelli Adidas e non solo ci fanno ben sperare per quanto riguarda i punti di rottura: ci vogliamo sbilanciare dichiarando che difficilmente le Adidas Solar Boost si romperanno o bucheranno per 2 motivi, il primo è dettato dall’esperienze pregressa con Adidas (Energy Boost 2 – 1250 Km: come nuove – Boston 5 – 550 Km: vedi precedente) il secondo è frutto di tangibili caratteristiche tecniche di costruzione, infatti questo modello è dotato di un fondamentale elemento di rinforzo e protezione all’interno della calzatura, in corrispondenza della punta delle dita, una striscia in silicone preserva la zona anteriore dal più classico e comune buco in corrispondeva dell’alluce.

Conchiglia Adidas Solar Boost

Adidas Solar Boost, la conchiglia è molto solida ma confortevole

Nella recensione delle Brooks Launch 4, consigliavamo un utilizzo alternato delle calzature che consiste in una rotazione nella quale si impiegano un numero di scarpe uguale al numero di allenamenti settimanali, in questa maniera i chilometri che si riescono a percorrere risultano leggermente superiori rispetto a quelli che si possono ottenere con un utilizzo esclusivo della calzatura, poiché ogni scarpa ha bisogno di un periodo di almeno 48/72 ore per riespandere tutti i materiali di suola, intersuola e soletta ed essere nuovamente «pronta all’uso», va da sé che correre con una scarpa ancora “stanca e affaticata” ne accorcia il ciclo vitale e soprattutto espone maggiormente il corridore a infortuni. Diversi studi affermano che utilizzando questo accorgimento si riduce il rischio di infortuni del 20% dovuti a scarpe scariche, e tutti i runner sanno bene come una qualunque terapia o massaggio costi praticamente come un paio di scarpe e anche più.

Prezzi e disponibilità

Le Adidas Solar Boost sono state collocate sul mercato il 17 maggio 2018 al prezzo di 160,00 €, leggermente più economiche rispetto ai modelli concorrenti che impiegano la tecnologia TPU.

https://www.instagram.com/p/Bk2GFXkg8i7/

Personalmente le ho acquistate sul sito www.runnerinn.com  ad un prezzo strepitoso di 117,00 comprese spese di spedizione (inutile puntualizzare che questa offerta è durata meno di niente), comunque si riescono facilmente reperire con uno sconto che si attesta intorno al 20 % con spesa che si aggira intorno ai 130,00 € ottimo prezzo se raggiungono il chilometraggio dei modelli da cui derivano. Su Amazon si trovano a 128 euro, ma in questo periodo di saldi potreste trovale anche a meno!

L'articolo Adidas Solar Boost, la recensione dettagliata proviene da The Running Pitt.

]]>
http://therunningpitt.com/2018/07/adidas-solar-boost-la-recensione-dettagliata.html/feed 0