The Running Pitt http://therunningpitt.com Corsa, allenamento, alimentazione, scarpe e orologi GPS dei podisti amatori che vogliono migliorare le prestazioni in maratona e nelle altre distanze. Corri con Pitt e Massi. Tue, 17 Apr 2018 11:22:04 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.5 http://therunningpitt.com/wp-content/uploads/2018/03/cropped-apple-icon-touch-125x125.png The Running Pitt http://therunningpitt.com 32 32 “CorriTrieste 2018”, test per il tendine, pensando a Londra http://therunningpitt.com/2018/04/corritrieste-2018-test-per-il-tendine-pensando-a-londra.html http://therunningpitt.com/2018/04/corritrieste-2018-test-per-il-tendine-pensando-a-londra.html#respond Tue, 17 Apr 2018 11:00:01 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7141 A quasi sei mesi dalla Firenze Marathon 2017 e tre settimane dopo il “tentativo” alla Stramilano (ritirato al 15° km per non sovraccaricare il tendine d’Achille), rientro in gara alla “CorriTrieste”, la classica 10 km di aprile che si corre tra piazza Unità e Porto Vecchio qui a Trieste. Con pochi chilometri e pochi allenamenti... Read more »

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A quasi sei mesi dalla Firenze Marathon 2017 e tre settimane dopo il “tentativo” alla Stramilano (ritirato al 15° km per non sovraccaricare il tendine d’Achille), rientro in gara alla “CorriTrieste”, la classica 10 km di aprile che si corre tra piazza Unità e Porto Vecchio qui a Trieste.

Con pochi chilometri e pochi allenamenti nelle gambe (46 chilometri di media nelle quattro settimane precedenti, con tre allenamenti a settimana), un’ottima occasione per testare la condizione attuale e fare il punto, anche perché con il tendine la situazione sembra finalmente migliorare, sia a livello fastidio che a livello mobilità e rigidità. E soprattutto perché tra cinque giorni avrei un piccolo impegno a Londra

La gara è andata più o meno come mi aspettavo: 36’09” (nel 2015, su percorso simile e con un altro stato di forma, chiudevo in 34’14”), poco sotto i 3’40” al km, è un risultato compatibile con quanto poco sono riuscito a fare finora. L’arrivo del primo caldo e la presenza di alcuni tratti con il vento contro hanno reso la gara tutt’altro che semplice. In ogni caso, un miglioramento rispetto alla settimana precedente, quando in allenamento avevo provato a spingere per 10 km, finendo a una media di 8” al km superiore a quella di domenica.

Maratona a parte (se ne avete la possibilità, fate una donazione, a Londra correrò assieme a nove amici per la “Children with Cancer UK”), l’obiettivo principale è riprendermi del tutto, quindi domenica farò di tutto per arrivare in fondo, sicuramente piano, ma soprattutto… sano e salvo: niente eroismi o masochismi vari!

Gareggerò con le stesse scarpe utilizzate a Firenze (ASICS Gel DS Trainer 22) e gli stessi pantaloncini (sempre ASICS), magari mi porteranno fortuna ;-)

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Brooks Launch 5, la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/04/brooks-launch-5-la-recensione-dettagliata.html http://therunningpitt.com/2018/04/brooks-launch-5-la-recensione-dettagliata.html#respond Tue, 10 Apr 2018 06:30:19 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7046 Da pochi mesi Brooks ha lanciato sul mercato italiano il modello 5 delle Launch, una scarpa molto apprezzata per la sua reattività e per mantenere una buona ammortizzazione. Come già sottolinerato da Diego (recensione Brooks Launch 4), le Launch sono sempre state apprezzate dai podisti al punto di scatenare un vero e proprio plebiscito contro... Read more »

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Da pochi mesi Brooks ha lanciato sul mercato italiano il modello 5 delle Launch, una scarpa molto apprezzata per la sua reattività e per mantenere una buona ammortizzazione. Come già sottolinerato da Diego (recensione Brooks Launch 4), le Launch sono sempre state apprezzate dai podisti al punto di scatenare un vero e proprio plebiscito contro la decisione di Brooks di cessarne la produzione.

Da allora sono stati sfornati modelli a ripetizione fino a arrivare alle fresche Launch 5.

Brooks Launch 5, la nostra opinione

Le Brooks Launch sono le scarpe da maratona del mio arsenale. Ho iniziato a utilizzarle nel 2013 come regalo di compleanno per i 33 anni e ci ho corso la Maratona di Torino nel 2013 con le fotoniche Launch gialle fluo con stringhe arancioni. Da allora il modello Launch l’ho impiegato in modo esaustivo per i medi, le ripetute e pressoché tutte le gare. Ho fatto fuori due paia di Launch, un paio di Launch 2, due paia di Launch 3, ben quattro paia di Launch 4 e il mio primo paio di Launch 5 si avvicina alla rottamazione. Posso quindi dire di esser quasi un esperto di tale scarpa e di poterne apprezzare differenze e miglioramenti avvenuti negli anni.

La filosofia di base è immutata: una scarpa reattiva, veloce, ma non estrema, che mantiene una buona ammortizzazione ed è abbastanza protettiva da poter essere usata per alti chilometraggi.

Brooks Launch 5: foto laterale

Brooks Launch 5: foto laterale

Ma come si pongono le Launch 5 rispetto ai modelli precedenti? Sono ancora reattive e sufficientemente ammortizzate? A quale tipo di runner si rivolge questo modello? Queste e altre sono le domande che ci siamo posti e alle quali abbiamo cercato di dare una risposta nella recensione. Come al solito l’articolo si divide in sezioni, potrete premere sul link per accedere alla parte che vi interessa:

Caratteristiche di base

Le Brooks Launch 5 sono scarpe neutre della categoria “energize” di Brooks e si pongono nel segmento denominato  “A2” della vecchia terminologia. Sono quindi scarpe per lavori di qualità a passi medio-veloci e per gare medio lunghe, ovviamente in relazione al peso e alla velocità del podista che le indossa.

Calzano comode come tutte le Brooks e la numerazione non differisce con gli altri modelli. Tra i pregi abituali abbiamo un avampiede ampio e comodo e soprattutto nel modello 5 una talloniera veramente avvolgente e confortevole. I lacci sono sempre elasticizzati e la nuova tomaia avvolge il piede perfettamente creando un’ottima sensazione di comfort.

Brooks Launch 5, caratteristiche

Brooks Launch 5: le caratteristiche e le tipologie d’utilizzo

Differenze rispetto al modello precedente

Le novità introdotte con il modello 5 sono concentrate nella tomaia, che diventa in “mesh engineered”. Ciò rende la parte superiore della scarpa più fasciante, più comoda e contribuisce a rendere la calzatura “una cosa sola” con il piede. La tomaia è in un unico pezzo, più traspirante e, adattandosi maggiormente al piede, diventa anche più comoda e dona una calzata ottima. Il comfort è garantito dalla linguetta imbottita e dal collare estremamente “pompato” che coccola il tallone e la zona del malleolo.

Caratteristiche tecniche

Di seguito le principali caratteristiche tecniche.

  • Peso ufficiale: 255 grammi, nella versione uomo US 9.
  • Drop: 10 mm
  • Altezza tallone / avampiede: 28mm / 18 mm
  • Support: neutro
  • calzata: comoda e fasciante
  • tallone: comodo e avvolgente
  • mesopiede: medio
  • avampiede: medio
  • spazio delle dita: buono
  • arco plantare: medio/alto

Estetica e forma

La Launch 5 sono… filanti. Non hanno una forma estrema, ma danno un sensazione di velocità e comodità che difficilmente si conciliano in altre scarpe. Il retro della scarpa è veramente ben ammortizzato mentre il mesopiede e avampiede sono molto flessibili e reattivi. La nuova tomaia è esteticamente azzeccata, con colori accattivanti ma sobri e una grafica minimalista senza cuciture né patch aggiunte.

Brooks Launch 5: estetica e forma

Brooks Launch 5: estetica e forma

Drop, intersuola e Suola

L’intersuola delle Launch 5 ha un drop di 10 millimetri, che risalta guardando la scarpa di lato. La zona del tallone ha probabilmente la suola più spessa di ogni altra A2 che va via via scemando verso la punta.

Le principali tecnologie adottate da Brooks per questa calzatura sono:

BioMoGo DNA

L’intersuola è formata da una schiuma che si adatta dinamicamente al passo, garantendo un’ammortizzazione proporzionale alla forza esercitata sul terreno. Al miscroscopio la mescola si presenta come una insieme di molecole individuali legate; tali catene reagiscono alla forza applicata disperdendo la pressione e fornendo resilienza. Brooks dichiara il 30% di ammortizzazione in più rispetto a gel o EVA e il doppio di ritorno di energia. In più la suola include additivi organici e non tossici che sono biodegradabili 50 volte più velocemnte dell’EVA.

Questa tecnologia unita all’inserimento di una zona di transizione specifica sul meso-piede, dona alle Launch la reattività che le rende idonee ai lavori più veloci e fa mantenere un livello di ammortizzazione discreto e adatto anche le sedute più lunghe a passo medio.

HPR Plus & Blown Rubber

HPR Plus è la mescola ad alta resistenza all’abrasione localizzata nel battistrada sotto al tallone e dona un’ottima trazione mantenendosi resistente nel tempo.  Il battistrada è bene tassellato, è flessibile e molto buono anche su asfalto bagnato

Segmented Crash Pad

La suola inferiore è segmentata per unire ammortizzazione e una fluida transizione punta-tallone durante la corsa. Il Crash Pad include sezioni indipendenti che ammortizzano gli urti e che lavorano individualmente per fornire il la giusta risposta e creare una perfetta transizione.

Engineered 3D fit print air mesh

Parliamo quindi di tomaia dove l’air mesh garantisce leggerezza e traspirabilità mantenendo però un ottimo supporto e fasciano il piede alla perfezione. Brooks usa un processo di screen-print che ottimizza la flessibilità riducendo il peso al minimo

Classificazione Launch 5

Le Launch sono A2 di vecchia concezione, ovvero non estreme. Questo per me le rende uniche e inimitabili. Ed in effetti non siamo gli unici podisti che in maniera conservativa hanno continuato a comprare le Launch per parecchi anni.

Comportamento nella corsa

Infilando un paio di Launch 5 ci sono due sensazioni che si avvertono e che lottano per farsi strada per prima nel nostro cervello: comodità e reattività.

Il piede è fasciato, ma la calzata è comoda. Il tallone è molto stabile, ma il collare è come un cuscino. Il drop e la forma della scarpa portano il piede in avanti e fanno sentire pronti allo scatto, ma le dita hanno spazio per muoversi e l’avampiede è confortevole. Un mix eterogeneo, ma, secondo me, perfetto. Mi fan venire voglia di correre forte, ma mi danno la sicurezza di essere protetto. Tengono il piede stabile e controllato, ma lasciano buona flessibilità.

Il drop e la tecnologia delle Brooks Launch 5

Launch 5: drop di 10 mm

 

Il drop 10 lavora molto bene, proietta in avanti il giusto e garantisce una facile rullata. Ai primi passi si apprezza la transizione molto fluida e l’ammortizzazione ben strutturata. Iniziando a spingere di più, le Launch mostrano la loro vera natura di A2, sono reattive con un’ottima trazione fino al mesopiede mentre il tallone è avvolta da una “nuvola” ammortizzante che protegge il piede anche nelle sessioni lunghe.

L’effetto ammortizzante è ben presente fino a ritmi “svelti”, rendendo quindi le Launch adatte non solo a ritmi veloci ma anche valide per qualche sessione di corsa facile.

La corsa con le Brooks Launch 5

Brooks Launch 5: quali tipi di corsa?

A chi sono adatte

Sono scarpe da “medio”, non da passi estremamente veloci, nè da ritmi lenti. Si comportano egregiamente in tutto ciò che sta nel mezzo.

Personalmente utilizzo solitamente le Launch 5 per ritmi dai 4:10 min/km ai 3:40 min/km. Ovvero, nel mio caso, per le ripetute dai 2000 m in su, per i medi e per i lenti e i lunghissimi vicini al ritmo maratona.

Le Launch sono da sempre le mie scarpe da gara e le ho calzate in quasi tutte le mezze maratone e maratone in cui ho corso. Con le Launch 4 ho siglato il mio PB alla maratona di Francoforte in 2h48′ e ho vinto una mezza maratona. Quindi perdonatemi l’attaccamento affettivo che pervade questo post. In ogni caso, ho usato le Launch 5 anche a ritmi più blandi in giornate fredde o in trasferte di lavoro. Devo dire che fino a 4’30” sono ancora molto valide. L’ammortizzazione DNA veramente trasforma la scarpa e lavora molto bene.

In conclusione le Launch 5 sono scarpe perfette per i ritmi medi e possono essere anche utilizzate a ritmi più blandi. Dovendo dare un numero, indicherei come 4:30 min/Km come limite più lento della scarpa mettendo però in evidenza che è intorno ai 4:00 min/Km che le scarpe danno il loro meglio.

Durata

La durata è come al solito molto relativa e soggetta a sensazioni e preferenze personali. Dalla mia esperienza posso dire che le Launch lavorano perfettamente per circa 350 Km dopodiché si inizia a perdere gradualmente la spinta di reazione e la scarpa diventa via via più secca. Si perde non tanto ammortizzazione, ma soprattutto l’effetto “molla” che aiuta a spingere e mantenere il passo gara per lunghi periodi. Insomma non utilizzerei una Launch con più di 300 Km per correre una gara da Personal Best.

Prezzi e Approfondimenti

A livello di prezzo le Launch 5 si pongono in fascia media, ma si possono trovare con sconti interessanti sia sul web che nei migliori negozi specializzati il che porta l’astina nella zona: ottimo rapporto qualità/prezzo!

Sintesi Brooks Launch 5

Valutazione sintetica delle Brooks Launch 5

Per acquistare, vi alleghiamo alcuni dei possibili siti da monitorare:

 

 

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Maratona e atteggiamento mentale, una ricerca http://therunningpitt.com/2018/04/maratona-e-atteggiamenti-mentali-una-ricerca.html http://therunningpitt.com/2018/04/maratona-e-atteggiamenti-mentali-una-ricerca.html#respond Thu, 05 Apr 2018 07:00:45 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7081 Cesare Picco oramai è diventato un collaboratore fisso del nostro sito. Da quando abbiamo recensito il suo ultimo libro Stress e Performance atletica, lo abbiamo seguito nei suoi miglioramenti sportivi, mentre lui ha condiviso e commentato le nostre imprese podistiche e gli articoli del blog. Come il lettore saprà, Cesare è uno psicologo oramai (parzialmente)... Read more »

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Cesare Picco oramai è diventato un collaboratore fisso del nostro sito. Da quando abbiamo recensito il suo ultimo libro Stress e Performance atletica, lo abbiamo seguito nei suoi miglioramenti sportivi, mentre lui ha condiviso e commentato le nostre imprese podistiche e gli articoli del blog.

Come il lettore saprà, Cesare è uno psicologo oramai (parzialmente) convertito all’atletica. Quando ci ha presentato il suo ultimo progetto, non abbiamo saputo dire di no e aiuteremo attivamente la sua futura ricerca. Lasciamo la parola a Cesare per spiegarci di cosa si tratta, chiedendo ai nostri lettori un aiuto per renderla più interessante.

Maratona e atteggiamento mentale, una ricerca

Maratona e atteggiamento mentaleDa ormai diversi anni la passione per gli sport di endurance è entrata a far parte della mia vita. Forse per deformazione professionale o semplicemente perché amo il mio lavoro, ogni volta che intraprendo una nuova attività provo il desiderio di comprendere come l’aspetto psicologico vi è coinvolto.

La corsa, e in particolare la disciplina della maratona, è l’elemento che più ha colto la mia attenzione nell’ultimo periodo. Per questa ragione, con un gruppo di colleghi (dott. Davide Cappellari e dott. Sergio Costa) e al supporto statistico (e non solo) di Massi Milani, abbiamo deciso di indagare come l’atteggiamento mentale sia parte di questa splendida disciplina.

La letteratura scientifica, una sintesi

Maratona e atteggiamento mentaleIn letteratura numerosi studi hanno eletto la maratona ad argomento di indagine. L’aspetto maggiormente approfondito riguarda le diverse strategie mentali utilizzate per gestire in modo positivo lo sforzo e superare con meno difficoltà la fatica sperimentata in gara. Da decenni i ricercatori si domandano se sia più produttivo focalizzare l’attenzione sui segnali provenienti dal corpo, modulando di conseguenza l’impegno e il passo, o dirigere l’attenzione sul mondo esterno, per distogliere la mente dalla sofferenza.

Altro elemento da sempre indagato consiste nella presenza di particolari atteggiamenti mentali in grado di contraddistinguere gli sportivi che si dedicano alla maratona e che, se presenti in modo consistente, favoriscano il raggiungimento di risultati di maggior prestigio. Esistono delle caratteristiche in grado di descrivere in modo puntuale il buon maratoneta? Oltre a essere resistente a livello fisico, lo è anche mentalmente? Ha una spiccata competenza nella pianificazione? Sa entrare con maggiore semplicità in “bolla”? Ha una marcata fiducia nelle proprie potenzialità?

Maratona e atteggiamento mentale, le nostre future ricerche

Noi abbiamo optato per inserirci in questo secondo filone, volendo analizzare gli atteggiamenti mentali degli sportivi. In particolare ci siamo domandati:

  • L’atteggiamento mentale influenza la performance in maratona?
  • Esistono degli atteggiamenti mentali in grado di aiutare un maratoneta a diventare un maratoneta migliore?
  • Quali sono?
  • Qual è il loro peso?

Gli strumenti testistici prescelti per indagare questi aspetti sono:

  • Inventario Psicologico della Prestazione Sportiva di Robazza, Bortoli e Gramaccioni (2009)
  • Mindful Attention Awareness Scale Title di Brown & Ryan (2003)
  • Dispositional Resilience Scale-15 di Bartone (2007)

Non conosciamo ancora la risposta alle domande presentate in precedenza, ma sentiamo che la parte mentale sia una componente decisamente importante in questa splendida disciplina. A oggi, le ricerche hanno fornito dati spesso in contraddizione tra loro. Per superare questa impasse e per avere una fotografia nitida del legame mente-maratona è importante sviluppare una ricerca estensiva, che coinvolga un campione numeroso di maratoneti. Per questo motivo chiediamo il tuo aiuto.

Ci teniamo a precisare che questa ricerca verrà sviluppata a titolo completamente gratuito e non produrrà un ritorno di natura economica. Il nostro obiettivo è comprendere il più possibile un aspetto di vita che ci appassiona. Al termine del lavoro, pubblicheremo i risultati e li renderemo pubblici e liberamente consultabili.

Aiutare la ricerca sull’atteggiamento mentale e la maratona

Se ci vuoi aiutare, lo puoi fare in due modi:

  1. Prendere parte alla ricerca in qualità di partecipante
  2. Rendere visibile la ricerca, informando i tuoi amici maratoneti della sua esistenza

Partecipazione alla ricerca

Maratona e atteggiamento mentaleVuoi partecipare alla ricerca. Che fare? Abbiamo preparato un questionario, che puoi trovare al seguente link. Il questionario è anonimo e richiede circa 15 minuti per la compilazione. Ti verranno chieste: 1) alcune informazioni rispetto alla tua carriera sportiva; 2) indicare quanto sei in accordo con alcune affermazioni relative alla tua vita sportiva e quotidiana.

Condividi l’esistenza della ricerca

Vuoi aiutarci a rendere i risultati della ricerca massimamente utili. Che fare? Condividi sulla tua bacheca Facebook questo articolo e, se vuoi, tagga i tuoi amici maratoneti. Se usi raramente Facebook e non ami il mondo dei social, puoi semplicemente parlare di questa ricerca ai tuoi amici e suggerire loro di compilare il questionario, che trovi a questo link (puoi spedirlo loro via mail)

Anche tu, come noi, probabilmente provi passione per la corsa e la maratona. Se sei quindi interessato a conoscere più a fondo questo sport, aiutaci nel portare avanti questa ricerca. Come detto, presenteremo gratuitamente i risultati che emergeranno. Crediamo questo sia il giusto modo per ringraziarti del tuo supporto. Ci vorrà del tempo prima che la fase di raccolta dei dati, di analisi e di interpretazione siano concluse, ma crediamo fermamente ne valga la pena.

Grazie da tutto il gruppo di ricerca e dal team di TheRunningPitt!

Per approfondimenti

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No.1 F5 low cost Smartwatch, in depth review http://therunningpitt.com/2018/04/no-1-f5-low-cost-smartwatch-in-depth-review.html http://therunningpitt.com/2018/04/no-1-f5-low-cost-smartwatch-in-depth-review.html#respond Tue, 03 Apr 2018 09:00:52 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7047 During this amazing period when everything “has to be” smart, from phones to washing machines, watches producers also moved in this direction. In few years we have seen simple watches to become very advanced, with functions previously attributed to other devices. Now the web is full of smartwatch for all budgets. The differences among them... Read more »

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During this amazing period when everything “has to be” smart, from phones to washing machines, watches producers also moved in this direction. In few years we have seen simple watches to become very advanced, with functions previously attributed to other devices. Now the web is full of smartwatch for all budgets. The differences among them are often linked to the simplicity of use and the ability to connect with the various mobile phones. Advanced users can make clear distinction between those devices that integrate smart features and others that incorporate less convincing sports functions.

Today, we have tested the DT – N.1 smartwatch F5, with sport functions, good looking appealing and “smart” price.
Here is our opinion of this new smartwatch.

No.1 F5 Smartwatch GPS, our in depth review

no.1 F5 inside the box

After reviewing the Garmin Fenix 5, in the last three months we have been working on testing the No.1 F5 smartwatch. The new F5 smartwatch is a low cost GPS, coupled with good appealing. Thanks to the ecommerce development, the Chinese manufacturer DT has managed to cut the distribution chain, offering to all Runners something remarkable. For those runners who are not willing to spend half of monthly salary in a high-end GPS watch, this is an unique value proposition. In our article, we are going to call the smartwatch F5, for sake of simplicity.

But the reader should not be deceived by simplification: even if it looks similar to the Garmin Fenix 5, we are actually talking about a completely different product. It is so different that it would be more logical to compare it to Xiaomi Band 2, with additional functions.

What are the F5 main functions in detail? And which ones are missing? to whom do we recommend it? What limitations have we encountered in our daily use? And are the optical sensor and the GPS accurate? And how is an activity tracker positioned against the competition?

As a disclaimer, the Chinese company DT has provided us with two free F5 models, with which we have carried out the main tests of the review. Despite being only advanced amateur runners, our analytical knowledge helps us to easily spread new technologies, one of the main objectives of the site, as well as allowing runners of all levels to run better.

As usual, the detailed review can be read all together. As alternative, you can just take a look at the relevant sections:

Unboxing F5

Unboxing. The F5 is included inside a white box with many small icons. The watch can be taken out from the package in which you will find a USB charger cable and a multilingual document. The manual includes few pages to explain how the various menus work and above all, how to use the F5. Simple but quite good document. In some languages translations look strange, but in general we believe the manual includes good information.

no.1 F5 Box, manual and USB cable

no.1 F5 Box, manual and USB cable

USB cable. The box also contains an USB cable. To be honest, especially if you plan to use the F5 only for walking, you do not really need the cable. Initially we wanted to wait for the battery to finish before writing the review. But eventually we gave up: we would have risked that the manufacturer would have launched new models. In fact, despite the main functions always active (email notifications, chats, steps and cardio) after 8 weeks and various workouts with the GPS the battery was still working. We confirm that the battery life is F5 strong point, up to 12 hours with GPS and many weeks as smartwatch. The manufacturer indicates at least 3 weeks of daily usage, but it is definitely more.

Usage. The F5 menu and its functions convince us for its simplicity. The smartwatch takes advantage of two side keys and the touch screen. Compared to other models of the same price range, we are certainly at a higher level. The strap is comfortable, soft and silky, it does not create problems with long sleeves thanks to the case limited thickness. It has a quick release system for replacement with other models or for more thorough cleaning. This is really a strong point, even if turning on the clock you understand that the 0.95 inch display is low cost, 96 * 64 Oled color display. The website indicates as specs 180 gr, but in reality we are talking about 43 gr weight.

Before running with F5

Before starting to run, our advice is twofold:

  • make sure to synchronize the smartwatch with the phone app. It can be downloadable both on Android and Apple. The app is called H+.
  • assure that there is a connection with satellites, before running
Ready to run

Before running, make sure that the running man is not blinking

Phone app. The app is in constant communication with the phone and it is very intuitive. We have carried out tests with both Android and Apple and we believe the connection works well. Moreover, we do not see any major influence on the battery, both on the phone and on the watch. The Bluetooth signal is relatively powerful. Some texts translations could be improved, but in general this is great.

Search for the satellite. As for hooking up to the satellites, read carefully the following. Otherwise you will be risking big headaches. In our running experience we know that waiting for the search for GPS is the most frustrating element of the whole running, but we still invite you to wait for the little man in the screen to stop blinking.

Running with the F5

Your experience will be dependent on your patience. If you start running before the watch finds the satellites, forget the precise route measurement.

What not to do. If you do not have time to wait for the satellites to connect, GPS accuracy will be very low, with an error of 20 percent at least. The test of the running in this case was a disaster, despite training in open spaces, the GPS was not connected providing completely incorrect information. The error was assessed both for the personal knowledge of the routes and the comparison of the data collected through the simultaneous use of a Garmin 935 and a Tomtom Spark 2. Since the watch does not connect to the GPS, the distance calculation was based on the accelerometer. Consequently the no.1 F5 will not provide accurate values.

Satellite docking. The hooking of the satellites takes a relatively long time, certainly between 3 and 5 minutes if you move from one location to another and between 1 and 2 minutes if you run in the same place every day. For now there are no options to save our terrestrial positioning, so the GPS will be forced to perform the search every time. If you are patient enough or lucky enough to find satellites quickly, our impression is that the F5 has an error of no more than 1-2 percent compared to a premium watch. This error will be lower especially when running in open skies and slightly higher in cities.

Data display. During the run you will have 3 fields available for each screen. Unfortunately, the data are not configurable, even if 4 screens are really sufficient for most users. We found difficult to change screen just because you have to press on a precise point on the GPS, exactly on the word “sport” at the top. We also found the evening display really excellent, while the experience of running on sunny days was much less pleasant, the brightness and contrast of the screen did not allow easy reading of the data. There is a configuration to limit the display time of the data, we suggest extending it to at least 15 seconds to avoid not being able to view the data for more than five seconds.

Split mileage. One of the things we did not like is the lack of the kilometric/mileage split. There is the possibility to set a goal, but this does not calculate the average time after each kilometer. We hope that in the next software releases the Chinese company can release new features to correct this error, also because this is the first function required by every amateur runner.

No.1 F5Data sharing. In addition to potentially incorrect GPS data, the data remains only in its proprietary application. Sharing consists of a simple image without the possibility of extracting a file suitable for platforms such as Strava. We found this solution very limiting for those of us who want to monitor all the running parameters. As soon as the training session is over, the watch provides some information on the run, but you will not have time to analyze it given the rapid transfer of data to your smartphone.

F5 and daily usage

No.1 F5In addition to running data, the F5 provides information on ambient temperature, atmospheric pressure, altitude, heartbeat, sleep, smart alarm system, smartphone notifications and supports various sports. Are all accurate?

Smartphone notifications and alarm. This is definitely the strength of the device. We have worn the no.1 F5 several days in a row, notifications work really well. Even leaving the watch in the suitcase we can feel the vibration at several meters distance. The same applies to the alarm clock, which can be configured both from the watch and the app. Even the activity tracker is not bad, we estimate a small error measuring the steps of 2.5 percent, but all in all this is really acceptable. Finally, the measurement of the duration of sleep is slightly underestimated, we find that the Xiaomi band is more accurate.

Precision Cardio. We have already talked about the accuracy of the GPS, let’s discuss quickly cardio’s accuracy. Unfortunately, since the data could not be extracted, our calculation was not carried out analytically. But in summary the data at rest is very accurate. As word of caution,  we all know that accuracy depends on many factors related to the person wearing the watch. On the low-speed run, the data is underestimated by 5-7 bpm, while in intervals running you will find the same problems as the premium watches. In other words, do not rely on cardio in such condition. The only negative element is that F5 does not allow to associate accessories such as the cardio or foot pod, despite being Bluetooth 4.0 compatible.

Various data. The other data are relatively accurate, but as runner, do not expect to use this information (temperature, pressure, altimetry) for detailed analysis.

Conclusion

In summary, we think that the DT No.1 F5 is an excellent device for those who want to analyze roughly running data and is not willing to spend a lot to do it. Comparing specifications and price, it is difficult to find something similar. In terms of data accuracy, we think features are basics: the instantaneous pace is relatively variable and we do not think it will be useful in racing. On the other hand, distance measurement is decent, if you are willing to wait for the satellites to hang. Measuring heart beats is also quite consistent, especially at slow pace.

We recommend no.1 F5 to those casual runners who want a watch mainly for notifications, pedometer and cardio detection but not for athletes or data driven fanatics who desire to keep their activities under control. Its visual appealing, price and battery certainly make it one of the best non-sports budget smartwatches.

Where to buy the no.1 F5

F5 smartwatch is not available in sports stores. You can however buy online on Gearbest and Aliexpress, and also on Amazon. In the following links we have indicated the main links for purchases, with prices around 40-70 euros.

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Nike Zoom Fly: la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/03/nike-zoom-fly-la-recensione-dettagliata.html http://therunningpitt.com/2018/03/nike-zoom-fly-la-recensione-dettagliata.html#respond Thu, 29 Mar 2018 06:40:05 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7010 La verità è che nessuno si ricorda di chi arriva secondo, il secondo è il primo degli ultimi diceva Dale Earnhardt, pilota NASCAR degli anni Ottanta. È quello che ho pensato quando per la prima volta ho letto un articolo riguardante il progetto “Breaking2” di Nike. Ognuno di noi riconosce Neil Armstrong come il primo... Read more »

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La verità è che nessuno si ricorda di chi arriva secondo, il secondo è il primo degli ultimi diceva Dale Earnhardt, pilota NASCAR degli anni Ottanta. È quello che ho pensato quando per la prima volta ho letto un articolo riguardante il progetto “Breaking2” di Nike. Ognuno di noi riconosce Neil Armstrong come il primo uomo che ha camminato sulla Luna, ma chi si ricorda il nome di tutti gli altri?

Ed è questo il motivo per cui l’azienda che permetterà al primo atleta di correre la maratona sotto le due ore si aggiudicherà lo scettro di vincitrice e legherà per sempre il proprio nome a questa storica impresa, con tutto ciò che ne consegue in termini di prestigio e immagine ma soprattutto di aumento delle vendite e del fatturato.

La prima a muoversi in questa direzione è stata Nike con un investimento di decine di milioni di dollari, anche se la vera cifra è top secret. Ma ben presto Adidas farà capolino con un’impresa analoga: è di pochi giorni fa l’uscita sul mercato del modello Adidas Adizero Sub 2, la risposta della casa tedesca alle Nike Vaporfly 4%.

Nike Zoom Fly, la nostra opinione e i test

Nike Zoom FlyCome già abbiamo spiegato nella precedente recensione delle Nike Vaporfly 4% , il progetto Breaking2 ha dato vita alla “Zoom Series” che include i seguenti modelli:

  • Nike Vaporfly Elite, un modello da gara perfezionato su misura in base alle caratteristiche specifiche dei runner Breaking2;
  • Nike Zoom Vaporfly 4%, espressione di velocità pura e innovazione;
  • Nike Zoom Fly, scarpa da gara o allenamento velocissima e leggera;
  • Nike Air Zoom Pegasus 34, la scarpa reattiva ideale gli allenamenti, eventualmente anche per le gare e per il tempo libero.

In questa recensione ci focalizzeremo su Nike Zoom Fly, sorella minore di Vaporfly 4%, la scarpa nata dal rivoluzionario e ambizioso progetto sopra descritto e adattata per raggiungere un bacino d’utenza più ampio. Cercheremo di dare le risposte a quelle domande che tutti noi podisti amatori ci siamo posti: sono le Zoom Fly così efficaci come il modello di punta Vaporfly 4%? Permettono di avere una corsa più economica ed efficiente come la sorella maggiore? Hanno una durata superiore rispetto alle Vaporfly 4% e la tenuta sul bagnato è migliore? Questo modello è consigliato anche a coloro che non corrono sotto i 3’30” al km?

Dunque se anche voi vi siete posti almeno una di queste domande oppure se siete semplicemente curiosi, non vi resta che leggere il seguito, come al solito suddiviso in sezioni sintetiche:

Caratteristiche di base

Nike Zoom FlyLe Nike Zoom Fly sono scarpe neutre e appartengono alla categoria “reattive”, A2,  caratterizzate dal peso ridotto, anche più di altri modelli appartenenti alla stessa categoria. Le Fly sono indicate non solo per l’utilizzo in gara, ma anche per l’allenamento di tutti i giorni, questo è reso possibile grazie alla grande capacità ammortizzante di cui queste calzature dispongono a dispetto del peso veramente ridotto. Personalmente non ho mai trovato un rapporto peso/prestazione/ammortizzazione al livello delle Nike  Zoom Fly: è sbalorditiva la protezione che offrono al cospetto dei soli 227 grammi di peso (dato riferito alla misura 42, US 8,5).

Per quanto riguarda la numerazione, nessuna differenza in confronto agli altri modelli di casa Nike, anche se alcuni optano per la mezza misura in più; la scarpa è fasciante nella parte posteriore e laterale, mentre si allarga anteriormente lasciando ben libere le dita dei piedi.

La caratteristica principale delle Nike Zoom Fly consiste nella presenza di una lastra di nylon e carbonio affondata nell’intersuola che in questo modello è costituita dal Lunarlon, una schiuma morbida e rigida ideale per il giusto equilibrio fra ammortizzazione, stabilità e reattività, con un occhio di riguardo al comfort. Si noti che le Vaporfly 4% sono realizzate con la schiuma Zoom X.

La tomaia in Flymesh è costituita da un unico pezzo senza cuciture, progettata per assicurare il massimo comfort unita ad un’alta traspirabilità nella zona superiore del piede. Completano il tutto i cavi Flywire ultraleggeri che avvolgono il piede assicurando un’allacciatura sicura, comoda e confortevole.

Di seguito le principali caratteristiche tecniche della Nike Zoom Fly, derivate dal sito RunningWarehouse Europa.

  • Peso: 8,4 oz/238 g (taglia 9)
  • Altezze della suola: 33 mm (tallone), 23 mm (avampiede)
  • Larghezza disponibile: D=Medium
  • Come calza: larghezza D
  • Calzata: standard
  • Tallone: medio stretto
  • Mesopiede: medio basso
  • Avampiede: medio stretto
  • Spazio dita: medio basso
  • Arco plantare: medio alto
  • Forma: arcuata

Estetica e forma

Nike Zoom FlyEsteticamente molto accattivanti, tutti i modelli “Fly” hanno come carattere predominante una progettazione estetica che “racconta” un non so che di futuristico, a partire dalla particolarissima forma del tallone tagliato ad angolo quasi a voler favorire l’aerodinamica, fino ad arrivare alla preponderanza del logo Nike presente su tutto il fianco della scarpa. Inizialmente sono state presentate in due varianti di colore: turchese e arancione, ma adesso altre colorazioni hanno affiancato quelle del lancio. Tornando all’estetica, le Nike Zoom Fly sono accattivanti e moderne, ma scordatevi di poterle utilizzare come delle normali sneakers da abbinare a un look sportivo una volta dismesse dalla corsa. Come spiegheremo più avanti, le Nike Zoom Fly non sono affatto delle scarpe “facili” e soprattutto assolutamente inutilizzabili per nient’altro che non sia la corsa, per la precisione null’altro che non sia una corsa “sostenuta”.

Drop e intersuola

L’intersuola delle Nike Zoom Fly  è caratterizzata da un classico drop di 10 millimetri, a differenza della maggior parte dei modelli appartenenti alla categoria “reattive” però è costituita da un’altezza generosa. Infatti  passiamo dai 33 millimetri del tallone ai 23  dell’avampiede, come accennavamo in precedenza la fondamentale novità delle Nike Zoom Fly consiste nella presenza di una piastra di nylon e carbonio a forma di cucchiaio affondata nell’intersuola che è costituita a base di Lunarlon, la forma e la collocazione si possono intuire osservando la linea nera disegnata lungo l’intersuola della scarpa. Come molti lettori sapranno, il sistema di ammortizzazione Lunarlon è costituito da due parti che lavorano in sinergia per offrire una calzata leggera, confortevole e reattiva: un NUCLEO IN SCHIUMA SOFFICE  morbida ed elastica che permette la distribuzione uniforme degli urti su tutta la superficie della scarpa e un  SUPPORTO IN SCHIUMA RIGIDA che assicura stabilità al nucleo in schiuma soffice, mantenendolo in posizione e garantendo una maggiore elasticità.

Le caratteristiche sopra descritte conferiscono alla scarpa in questione un’estrema leggerezza, grande ammortizzazione e comodità, ma l’aggiunta della lastra di nylon e carbonio aggiunge alle caratteristiche di cui sopra una rigidità estrema: piegare la scarpa a mani nude risulta infatti praticamente impossibile.

Nike Zoom FlyPassando ad analizzare la suola, si può notare come questa sia completamente liscia, priva del benché minimo pattern in gomma che ne migliori il grip rendendo le Nike Zoom Fly assolutamente sconsigliate sul bagnato con una tenuta pressoché nulla e indirizzandone l’utilizzo esclusivamente all’asfalto.

Classificazione

Come abbiamo descritto in apertura, le Nike Zoom Fly vengono collocate nella categoria delle scarpe “reattive”, la stessa Nike le descrive come: “La scarpa da running Nike Zoom Fly, pensata per le lunghe distanze, tempo run e per il giorno della gara, offre una struttura reattiva che trasforma la pressione di ogni passo nel massimo ritorno di energia per il successivo”. Possiamo quindi affermare che le Nike Zoom Fly sono delle scarpe reattive e quindi da “prestazione”, ma proprio grazie alla comodità e all’alto grado di protezione, peculiarità che difficilmente possiamo riscontrare in modelli analoghi, sono indicate anche come scarpe per le lunghe distanze e per gli allenamenti di tutti i giorni: vedremo in seguito come a nostro avviso questo sia vero, ma a patto che gli “allenamenti” di cui si parla siano comunque delle corse “in spinta”.

Comportamento nella corsa

Nike Zoom FlyPassiamo adesso alla sezione più interessante di tutta la recensione: la prova sul campo,  il comportamento nella corsa delle Nike Zoom Fly.

Sensazioni appena indossate da fermi. Prima di tutto partiamo col dire che la zona del tallone è molto rigida, angolata orizzontalmente e arcuata verticalmente, fattore che può creare qualche fastidio alla zona del tendine d’Achille quando stiamo fermi, ma questo aspetto svanisce non appena si inizia a correre, perché la particolare progettazione del tallone tende a  modificare l’assetto della corsa e quindi a spostare naturalmente il baricentro in avanti (proiettando l’atleta verso una corsa più efficiente). Concentrandoci sempre sul tallone, la particolare forma combinata alla generosa altezza non offrono un “apparente” sostegno stabile e sicuro, ma anche questo aspetto rientra nella progettazione di Nike: la scarpa è pensata per sfruttare il massimo ritorno di energia e rendere la corsa più efficiente ed economica, infatti la particolare forma di suola e tallone migliorano la postura e la dinamica di corsa.

Facciamo qualche passo con le scarpe appena indossate e ci vengono svelati immediatamente gli altri aspetti delle Nike Zoom Fly: è una sensazione molto strana, mai provata prima, si ha quasi l’impressione di essere sbilanciati, proiettati in avanti, ricordo di aver pensato cosa intendeva esattamente Shalane Flanagan, vincitrice dell’ultima maratona di New York, quando affermava che: “con le queste scarpe (lei si riferiva alle Vaporfly) sembra di correre sempre in discesa”.

La rullata è normale finché non si supera il punto dove la piastra ha la forma a cucchiaio, qui il piede segue la curva e si ha come l’impressione di cadere da un gradino, questo si verifica poiché camminando non imprimiamo la forza necessaria per piegarla, quindi la scarpa non fa quello per cui è progettata. Per quanto riguarda il comfort del piede, questo risulta ben fasciato dalla tomaia che seppur minimale (da qualche parte dovevano pur ridurre il peso) offre un ottimo supporto, una buona comodità, senza trascurare un’adeguata traspirabilità, nella parte anteriore invece la scarpa si allarga e troviamo molto spazio per la mobilità delle dita dei piedi, superlativa invece la comodità della zona plantare, si ha l’impressione di calzare una scarpa da almeno 300 g.

Veniamo alla corsa lenta. All’inizio ero un po’ titubante poiché avevo letto alcuni feedback di utilizzatori che lamentavano fastidi nella zona plantare, dove la piastra è curva: fortunatamente a me non è successo. Nella prima uscita abbiamo eseguito un allenamento di qualità combinato. Nella fattispecie: 5 km a ritmo medio + 10 ripetute in salita di 300 m con recupero 300 m. Nella fase di riscaldamento le impressioni sono simili a quelle riscontrate nella camminata, la scarpa non si piega, la corsa risulta scomoda e assolutamente non efficiente, si avverte questa strana sensazione di curva sotto la pianta del piede e di instabilità, la morbidezza dell’intersuola tuttavia è impressionante, sembra di camminare su quelle zone gommose dei parchi giochi.

Corsa media e veloce. Tutto cambia non appena si utilizzano le scarpe per lo scopo per cui sono state concepite, la comodità rimane invariata, ma le sensazioni sopra descritte mutano, non si avverte più la precaria stabilità e si viene naturalmente proiettati in avanti, la piastra agevola e velocizza la transizione e restituisce energia in termini di spinta, tutto è proporzionato all’efficienza di corsa e alla forza che viene applicata, maggiore è la spinta, maggiore è quello che la scarpa restituisce. Termino l’allenamento con 5 km di medio corsi a 3’49” + 10 ripetute in salita fra i 58” e i 60”: per fare un raffronto, la settimana precedente avevo effettuato un allenamento medio di 10 Km a 3’59” contando che fra 5 e 10 Km ho un differenziale di circa 5” al km e che lo stato di forma era il medesimo, ho avuto un “guadagno” di 5” al km, non posso affermare con certezza se sia merito delle scarpe oppure una sorta di effetto placebo, tuttavia anche nelle settimane a venire gli allenamenti sono stati sempre ottimi e sopra le aspettative.

Riassumendo con dati alla mano, si evince che in ognuno degli allenamenti effettuati con le Nike Zoom Fly ho corso dai quattro ai sette secondi più veloce rispetto ai soliti tempi, il che corrisponde a un 2/2,5%… quindi se le Vapor Fly le “vendono” per un 4% di guadagno in economia di corsa in base ai nostri test, possiamo affermare che le Zoom Fly rendono almeno un 2%. Sarà vero? Provare per credere.

A chi sono consigliate

Nike Zoom FlyAnalizzando gli allenamenti effettuati, il medio + ripetute in salita, una sessione di sei ripetute sui 1.000 m, un corto veloce di 4 km corso a 3’38” e un medio di 12 km, per citare alcune delle sessioni più impegnative, siamo giunti alla conclusione che le Nike Zoom Fly mantengono la promessa di far correre “leggermente” più veloce, a patto di effettuare una corsa costantemente in spinta, di contro risultano scomode e rigide correndo un lento oppure una sessione di recupero sotto ritmo.

Il ritorno elastico di cui parlavamo anche nella recensione delle Vaporfly 4% è reale e percepibile, personalmente ho trovato un feeling immediato e incredibile con questo modello e ho apprezzato in pieno la performance delle scarpe correndo intorno ai 3’40”/3’45” al km, che nel mio caso è quel ritmo “sostenuto” ma che mi permette di non andare fuori soglia.

In ultima analisi, crediamo che le Nike Zoom Fly diano il meglio di loro nel range di velocità che si attesta fra i 3’30” e i 4’00” al km, indubbiamente lavorano ancora meglio al di sotto dei 3’30”, ma per coloro che corrono a quelle velocità ci sentiamo di consigliare il passaggio alle Nike Vaporfly 4%; indichiamo inoltre come 4’15”/4’20” il limite entro il quale utilizzare questo modello, infatti con velocità superiori si annullano i benefici e subentrano gli svantaggi a cui abbiamo precedentemente accennato.

Durata e punti di rottura

Nike Zoom FlyPer quanto riguarda durata e punti di rottura, a oggi non ci sono evidenze o indicazioni negative, segnaliamo che la punta della scarpa è ben rinforzata dall’interno proprio nella zona dove molti modelli si bucano: questo ci fa ben sperare almeno sotto questo aspetto.

Veniamo alla durata, dopo i 160 km percorsi fino a questo momento, non ci sono evidenti segnali di deterioramento del potere ammortizzante e della prestazione, confidiamo in una durata che si attesti almeno intorno ai 500/600 km, ma vi diamo appuntamento a un prossimo aggiornamento in quanto non abbiamo ancora percorso i chilometri necessari per esprimere un giudizio obiettivo. Di certo però il Lunarlon non è mai stato considerato come una schiuma durevole, quindi le performance in gara si ottengono con scarpe relativamente nuove.

Prezzi e disponibilità

Breve considerazione sulla geniale operazione di marketing operata da Nike con l’evento “Breaking2”: campagna mediatica mondiale e presentazione in pompa magna dei nuovi modelli di scarpe che promettono di correre più veloce facendo forza su una delle leve più importanti per consolidare un legame ben saldo con il proprio pubblico di riferimento: la leva emotiva. L’entusiasmo del mondo sportivo che ha gravitato intorno all’evento, anche quello non legato all’atletica, ha elevato Nike dalla posizione di brand che commercializza articoli sportivi a quella di simbolo di innovazionesperimentazione e studio sulle prestazioni umane accrescendo la reputazione dell’azienda all’interno, ma anche al di fuori del proprio ambito.

Le Nike Zoom Fly hanno un prezzo di listino di 151 €, tuttavia online si reperiscono facilmente con uno sconto che si attesta intorno al 20%, costano quindi 101 € in meno rispetto alle introvabili Vaporfly 4%; dopo averle utilizzate e testate con cura, riteniamo il prezzo congruo e adeguato a una scarpa di altissimo livello, frutto di un accurato e approfondito studio tecnologico.

Per acquistare, ecco alcuni dei possibili siti da monitorare, ovviamente comprate da quello dove costano meno:

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http://therunningpitt.com/2018/03/nike-zoom-fly-la-recensione-dettagliata.html/feed 0
CEP calze a compressione graduata, la nostra recensione http://therunningpitt.com/2018/03/cep-calze-a-compressione-graduata-la-nostra-recensione.html http://therunningpitt.com/2018/03/cep-calze-a-compressione-graduata-la-nostra-recensione.html#respond Tue, 27 Mar 2018 06:30:15 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7007 Negli ultimi anni l’abbigliamento a compressione è diventato sempre più parte integrante del mondo del running. Nello specifico, calze e sleeves (polpaccere) sono sempre più universalmente presenti in ogni gara: sia indossati dagli atleti che negli stand delle expo. Anche qui sul blog, abbiamo avuto già un paio di articoli a riguardo, tra cui la recensione... Read more »

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Negli ultimi anni l’abbigliamento a compressione è diventato sempre più parte integrante del mondo del running. Nello specifico, calze e sleeves (polpaccere) sono sempre più universalmente presenti in ogni gara: sia indossati dagli atleti che negli stand delle expo. Anche qui sul blog, abbiamo avuto già un paio di articoli a riguardo, tra cui la recensione dei Compex Tri Calf sleeves a opera di Massi e quella ormai “storica” (anno 2011!) di Pitt.

CEP Compressione, the intelligent sportswear

Ho conosciuto CEP Sports negli USA dove da parecchi anni è uno dei leader nel settore di abbigliamento a compressione. Mi è chiara e stampata in testa l’immagine dell’urlo di Meb mentre taglia il traguardo vincendo la Boston Marathon del 2014, con le scintillanti calze a compressione bianche proprio di CEP. Da lì, il mio interesse per il marchio è cresciuto e, dopo essermi trovato molto bene con il primo paio di calf sleeve, ho continuato ad acquistare i loro prodotti ai vari stand delle maratone internazionali. Da qualche settimana sono entrato con piacere nel team di Ambassador di CEP Sports Italia e questo mi ha dato modo di provare ulteriormente il loro range di prodotti e di poterli testare durante la preparazione alla mia prossima maratona.

La filosofia della compressione

Il concetto di compressione parte dal mondo della medicina e viene portato nel running con l’intento di migliorare il recupero, incrementare il flusso sanguigno nei muscoli e prevenire gli infortuni. Vediamo come calze e sleeve possano quindi coadiuvare questi aspetti.

Performance e Recupero. Nel libretto incluso con le calze, CEP spiega in dettaglio che la compressione è studiata appositamente per incrementare il flusso di sangue e quindi di ossigeno ai muscoli. Una maggiore ossigenazione migliora le reazioni chimiche e di conseguenza l’energia a disposizione. Allo stesso tempo il lattato viene deviato con maggiore efficienza lontano dai muscoli per favorire il recupero.

Sicurezza e Prevenzione Infortuni. La struttura dei prodotti a compressione stabilizza il muscolo e le articolazioni. CEP utilizza una trama che attiva le tensioni muscolari dando maggior controllo e stabilità, prevenendo quindi distorsioni e slogature.

Da tutte queste caratteristiche, CEP riassume i benefici dei suoi prodotti con la filosofia della “Magia della Compressione” che possiamo riassumere in modo schematico:

  1. Prima dello Sport : attivazione muscolare, prevenzione infortuni in fase di riscaldamento;
  2. Durante lo Sport: miglioramento della circolazione, riduzione vibrazioni muscolari, protezioni di tendini e legamenti;
  3. Dopo lo Sport: incremento flusso sanguigno per il recupero e per l’accelerazione della rigenerazione.

La compressione nei miei allenamenti

I prodotti hanno un packaging curato e la qualità dei materiali utilizzati è veramente ottima. Nello specifico, sono stato molto sorpreso della morbidezza e del grado di imbottitura delle calze a compressione NightTech: solo all’occhio e al tatto fanno venire voglia di indossarle!

CEPSempre nella confezione trovate anche il catalogo che illustra i benefici della compressione e che spiega nel dettaglio come indossare le calze. Sembra banale, ma non lo è affatto! Io stesso ho rischiato molte volte di cadere rovinosamente e/o spaccarmi un paio di falangi per indossare o rimuovere un paio di calze a compressione.
Chi le ha provate può capirmi! Una volta indossate, le NightTech si sono rivelate veramente confortevoli, non si avverte la pressione o una fasciatura eccessiva come mi è capitato per altri marchi (specie vicino al ginocchio). Il comfort è molto elevato specie sulla parte anteriore della calza e sul tallone. L’imbottitura delle dita è ampia e spessa, la zona tallone molto morbida e le cuciture non si sentono assolutamente.

CEPLa corsa con Cep NightTech. Correndoci ho apprezzato il sostegno nella zona della caviglia, ammetto forse è anche un po’ un effetto placebo, ma sicuramente quando si spinge un po’ la sensazione di compostezza del polpaccio e la mancanza di vibrazioni si sentono veramente. Come ulteriore punto a loro favore, le NightTech hanno anche molti dettagli riflettenti sulla parte posteriore in modo da dare un pizzico di sicurezza in più durante le corse con il buio.

CEPUn ultimo punto di domanda che ho sempre avuto su tali calze riguarda il calore. Ho sempre corso in pantaloncini corti anche nella neve e ho sempre quindi pensato che una calza così alta potesse dar fastidio a livello di sudorazione. Mi sono dovuto ricredere anche su questo punto in quanto la costruzione delle calze prevede zone di ventilazione che fanno il loro dovere.

Ovviamente magari a luglio il discorso è diverso, ma in tale situazione CEP ci viene incontro con gli Ultra Light Sleeve che sono molto più sottili, trasparenti e areati delle calze standard. Ho potuto provare questi sleeve al caldo, durante un viaggio di lavoro in Sud Africa, e devo dire che mi hanno stupito, proprio per il fatto di non accorgersi di indossarli!

Conclusioni e approfondimenti

Terminati gli allenamenti dispiace quasi togliere le calze tanto la sensazione è positiva. Complice l’età, i viaggi e il ritmo quotidiano, devo dire che quando supero i 25 km ho trovato veramente notevole differenza nel recupero. Nello specifico l’indolenzimento muscolare del polpaccio è molto inferiore nelle ore e nella serata successiva a un allenamento lungo o intenso. Personalmente è quindi diventata prassi indossare una calza o uno sleeve compressivo per i miei lunghi.

CEPI benefici della compressione però continuano e anzi si amplificano anche dopo l’allenamento e sarebbe quindi opportuno continuare a indossare un capo a compressione. Come extra-benefit, CEP propone anche una calza “normale”, sempre a compressione, che si indossa sotto i vestiti e che aiuta ancora il recupero e che consiglio anche per i lunghi viaggi aerei sfruttando le idee iniziali e tornando all’origine del concetto medico di compressione.

Ovviamente il recupero ottimale non è dato unicamente da una buona compressione, ma anche da un giusto pasto post-allenamento, giusta integrazione e… giusta bottiglia di vino.  Trovate i prodotti CEP sui migliori siti di ecommerce, tra cui:

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Hoka One One Elevon, la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/03/hoka-one-one-elevon-la-recensione-dettagliata.html http://therunningpitt.com/2018/03/hoka-one-one-elevon-la-recensione-dettagliata.html#respond Fri, 23 Mar 2018 07:25:08 +0000 http://therunningpitt.com/?p=6996 Hoka One One da diversi anni rappresenta un’alternativa a chi ricerca un modo diverso di correre, più orientato alla comodità senza rinunciare però alla prestazione. Questa seconda anima è emersa prepotentemente nel 2018 con il lancio della collezione Hoka Fly che comprende tre nuovi modelli, Hoka Elevon, Hoka Mach e Hoka Cavu. Come descritto nei... Read more »

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Hoka One One da diversi anni rappresenta un’alternativa a chi ricerca un modo diverso di correre, più orientato alla comodità senza rinunciare però alla prestazione. Questa seconda anima è emersa prepotentemente nel 2018 con il lancio della collezione Hoka Fly che comprende tre nuovi modelli, Hoka Elevon, Hoka Mach e Hoka Cavu. Come descritto nei documenti di marketing dell’azienda americana, i tre modelli sono stati “ideati a favorire massime prestazioni nella corsa, ottimo comfort al piede, leggerezza nei movimenti, versatilità e stile ai massimi livelli”.

Oggi abbiamo analizzato Hoka One One Elevon, il modello più ammortizzato, vediamo come si è comportato negli allenamenti quotidiani.

Hoka One One Elevon, la nostra opinione

Hoka One One ElevonDi primo acchito, le Hoka One One Elevon non lasciano indifferenti. A prima vista indubbiamente sembrano davvero imponenti, ma dopo averle indossate la sensazione è completamente diversa. “È arrivato un paio di scarpe molto rigide. Pensi davvero di usarle?”. Così mi ha detto qualche settimana fa mia moglie, all’arrivo del pacchetto di Runningwarehouse Europa, che mi ha permesso di testare gratuitamente questo nuovo modello di Hoka. In realtà  la mia dolce metà probabilmente si sbagliava, ma dato che non esisteva una vera recensione di questo nuovo modello della casa americana, famosa per le sue scarpe massimaliste, non avevo modo di verificare la sua affermazione, se non correndo!

Le Hoka One One Elevon non sono nuove ma un’evoluzione ben riuscita di un modello precedente, le Vanquish. Come le precedenti, Elevon è stata pensata per chi vuole correre tutti i giorni e sono definite come scarpe premium per ogni allenamento quotidiano. “Tomaia traspirante e con linea di supporto al piede, senza cuciture per assicurare la massima comodità, il modello Elevon rappresenta l’ideale per una corsa morbida con alto livello di ammortizzazione”. Così si legge nei pochi documenti di marketing di Hoka.

Ma quali sono le caratteristiche delle Hoka Elevon rispetto ai modelli delle Hoka? Sono davvero così comode e al tempo stesso protettive? A quale tipo di runner si rivolge questo modello? Si riesce a correre velocemente? E a livello di flessibilità? Sono queste le principali domande a cui abbiamo cercato di dare una risposta nella recensione. Come al solito l’articolo si divide in sezioni, potrete premere sul link per accedere alla parte che vi interessa:

Caratteristiche di base

Le Hoka One One Elevon sono definite da Hoka come scarpe neutre e rientrano nella categoria ammortizzate. Ma in realtà l’azienda caratterizza i suoi modelli come scarpe in un ampio spettro da super ammortizzate a super reattive. Per le Elevon, la sensazione in corsa è abbastanza diversa rispetto ai modelli classici Hoka: rispetto alle Clayton 2 e soprattutto alle Clifton 4, la percezione di “appoggio sul cuscino” è attenuata, mentre si ha un senso di maggiore stabilità e soprattutto di ritorno energetico. Con le Elevon non si fa fatica a correre velocemente, se supportati da adeguato allenamento. Con un tallone di 33 mm, 28 mm sull’avampiede e un peso di 289 grammi, le Elevon hanno una nuova tomaia mesh a maglia aperta. Lo strato superiore dell’intersuola è ProFly, il fondo è in schiuma stampata a iniezione con la geometria che crea una corsa perennemente in volo. Nei miei test con Runscribe, il mio Fly Ratio è stato superiore al 50%.

Hoka One One ElevonL’intersuola assorbe il peso corporeo restituendo reattività nella falcata migliorando le prestazioni nella corsa e il comfort nelle lunghe distanze. Nonostante la quantità di materiale e l’ingombro della suola, Hoka è stata in grado di minimizzare il peso, che è inferiore ai 300 g, ovvero 289 g per la versione uomo numero US 9 (42 EU). La numerazione e la calzata è in linea con tutti gli altri modelli Hoka. L’avampiede è abbastanza ampio, la conchiglia è davvero ben strutturata. Una volta allacciate le scarpe, il piede è davvero fermo e abbiamo avuto la stessa sensazione durante tutta la corsa.

Differenze rispetto al modello precedente

Come già anticipato, le Hoka One One Elevon sostituiscono le Vanquish 3. La casa americana tende ogni due anni a cambiare il nome dei modelli pur mantenendo la forma delle scarpe.

I principali miglioramenti delle Elevon sono legati al design della suola e alla tomaia. La scarpa presenta un posizionamento in gomma per una maggiore durata e l’aggiunta di profonde scanalature flessibili nell’avampiede per una maggiore flessibilità. Si veda più sotto per le tecnologie utilizzate. Le Elevon hanno una forma leggermente più curva e una base più stretta. Questa scelta di design è stata pensata per offrire maggiore agilità al podista: le Elevon hanno perso 9 grammi rispetto alle Vanquish 3. Sicuramente la nuova costruzione consente un maggior ritorno energetico. Inoltre, sulla tomaia, alle Elevon è stato tolto il disegno esterno, ma con un mesh davvero più traspirante. La nuova tomaia è estremamente morbida e senza cuciture, per un maggiore comfort.

Caratteristiche tecniche

Di seguito le principali caratteristiche tecniche della Hoka One One Elevon, derivate dal sito RunningWarehouse Europa.

  • Peso ufficiale: 289  grammi, nella versione uomo US 9.
  • Altezze della suola: 33 mm (tallone), 28 mm (avampiede)
  • Larghezza disponibile: D=Medium
  • Calzata: standard
  • Tallone: medio
  • Mesopiede: medio
  • Larghezza spazio dita: medio stretto
  • Altezza spazio dita: media
  • Arco plantare: medio alto

Estetica e forma

La forma delle Hoka Elevon si fa sicuramente notare anche a distanza. Come forma sono molto simili agli altri modelli, per la sua costruzione non è pensata per un utilizzo durante la giornata, in tal caso opterei per il nuovo modello Cavu. Sono stati per ora resi disponibili soltanto tre colori (bianco/azzurro, azzurro e rosso/nero). Esteticamente, a molti non piace l’intersuola a onda, che però garantisce una migliore rullata e facilita il movimento della corsa.

Il comfort è assicurato dalla tomaia particolarmente morbida e traspirante. Visto che la scarpa è pensata anche per correre a lungo, abbiamo trovato positiva la scelta di aggiungere piccoli fori. Inoltre l’assenza delle cuciture garantisce una grande traspirazione. Anche la soletta in Ortholite contiene piccoli fori, la scelta di design è stata attuata per migliorare ulteriormente la traspirazione e diminuire i cattivi odori.

A livello di flessibilità pensavamo peggio: se la sensazione iniziale era di grande rigidità proprio per la modalità di costruzione, la presenza della tomaia in mesh oltre alla suola abbastanza flessibile ci hanno fatto ricredere. Certamente però per chi fosse alla ricerca di una scarpa più flessibile, opterei per modelli minimalisti.

Tutto sommato stiamo parlando di una scarpa esteticamente gradevole, molto comoda, abbastanza ampia sul davanti, sicuramente davvero fasciante e con un’eccellente traspirabilità.

Drop, intersuola e Suola

Hoka One One ElevonL’intersuola delle Elevon ha un drop di 5 millimetri, ma la cosa che sembra più evidente a chi le indossa è che comunque si corre a 3,3 centimetri da terra.

La sensazione è strana: non si può esattamente parlare di “scarpa a contatto con il terreno”, ma al tempo stesso l’intersuola è unica nel suo genere. Al fine di ottenere un altissimo livello di assorbimento degli urti e una corsa veloce, l’Elevon presenta un’intersuola a doppio strato che condivide molte somiglianze con le Vanquish 3. Con uno strato Profly superiore e uno inferiore a iniezione ad alto ritorno, la scarpa garantisce una sensazione di morbidezza nel tallone per un’ammortizzazione supplementare e una reattività nell’avampiede. Inoltre grazie alla presenza di una clip TPU sul tallone, le Elevon hanno un design intrinsecamente stabile in grado di gestire qualsiasi distanza. Decisamente molto meglio di altri modelli Hoka.

In una Hoka Elevon è presente due volte e mezza il materiale ammortizzante specifico per le prestazioni rispetto a scarpe tradizionali. Ciò consente un’attenuazione degli urti e soprattutto la riduzione dell’affaticamento post-gara e la riduzione dei DOMS, il giorno dopo una corsa intensa. L’ammortizzazione è davvero importante, i due differenti livelli di densità dell’intersuola consentono di garantire sia morbidezza sia reattività, grazie allo strato a contatto con la suola più reattivo e quello superiore più morbido.

Hoka utilizza tecnologie proprietarie nella costruzione della scarpa. Quelle che ci hanno maggiormente impressionato sono le seguenti:

Active Frame

La geometria dell’intersuola Active Frame è stata appositamente progettata per consentire al piede di affondare nella scarpa. L’Active Frame offre una stabilità integrata per diversi stili di corsa. In effetti anche se sono scarpe neutre, pensiamo che possano andare bene ai pronatori, la sensazione è davvero di grande stabilità, soprattutto nella parte finale di un lungo, quando la brillantezza dei primi chilometri lascia spazio alla naturale stanchezza della corsa.

Meta-Rocker

La geometria dell’intersuola Meta-Rocker, con il differenziale di 5 mm, favorisce una corsa più naturale, guidando la biomeccanica di corsa e al tempo stesso facilitando la corsa in avanti. Ne abbiamo tratto davvero un grande beneficio, soprattutto in corse molto lunghe.

Profly

È la novità assoluta rispetto al 2017. L’intersuola Profly ha il vantaggio di essere morbida nella zona del tallone per consentire una maggior ammortizzazione, pur mantenendo nella parte anteriore una grande reattività. Dal nostro punto di vista, l’intersuola Profly funziona al meglio con le Cavu, che recensirò prossimamente, ma anche sulle Elevon si nota, in particolare negli ultimi chilometri di corsa. Leggendo i commenti di altri podisti americani, i tallonatori hanno sicuramente apprezzato al meglio questa nuova tecnologia.

Comportamento nella corsa

Dopo aver collegato il GPS e agganciato i satelliti, siamo rimasti davvero sorpresi dalle prime sensazioni di corsa. La scarpa è risultata davvero più leggera, più veloce, molto ammortizzata ma al tempo stesso più reattiva rispetto agli altri modelli Hoka. Certamente, le Elevon sembrano essere un’ottima opzione di allenamento quotidiano.

Corsa lenta e veloce. Sono oramai abituato a correre con Hoka, da Settembre 2017 ho iniziato con modelli più performanti e leggeri. Correndo con le più protettive Elevon a 4’30” al km la sensazione è di grande ammortizzazione, anche se l’effetto Plush tipico dei modelli Hoka, in particolare delle Bondi o del primo modello Clifton è decisamente attenuato. Se cercate l’ammortizzazione “da cuscino” vi invitiamo a optare per altri modelli. Tuttavia il nuovo design permette di correre anche più velocemente, in particolare nei diversi allunghi a fine allenamento andare a 3′ al km era davvero fattibile, nonostante il peso e l’ingombro della scarpa.

Lunghi. Secondo me nei lunghi lenti le Elevon danno il meglio di sé, la protezione offerta grazie alla tecnologia Hoka è assolutamente eccellente e nonostante ciò si riesce a correre abbastanza velocemente. La doppia natura delle scarpe la rende unica. La sensazione è che fino alla mezza maratona domina l’aspetto performance ma con il passare dei chilometri il comfort la farà da padrone. Immaginate un lungo facile di 38 km e la consueta difficoltà degli ultimi 4-5 km. Ebbene, le caratteristiche delle Elevon emergono proprio in quelle circostanze: la sensazione di comodità è unica, il tallone è saldo nella conchiglia, la tomaia è perfettamente traspirante e la corsa resta ancora efficace. La dimostrazione è data dal fatto che sono riuscito a correre gli ultimi 10 km del lungo a 3’58” sotto la pioggia battente. Senza dimenticare che le Elevon hanno il vantaggio di ridurre l’affaticamento e consentono di riprendere a correre già il giorno successivo rispetto ad un allenamento intenso.

Corsa in condizioni sfavorevoli. Un altro aspetto estremamente positivo è la corsa sotto la pioggia o con la neve. Il secondo caso non si verifica molto frequentemente, ma grazie alla suola in gomma siamo riusciti a ottenere un buon grip sulla neve, riuscendo a correre 12 km sotto i 4’30”, impresa tipicamente difficile perché l’appoggio al terreno è solitamente precario. Le Elevon resistono a tutte le intemperie: nonostante siano scarpe da strada, con la pioggia e il fango di questi giorni non abbiamo avuto grosse difficoltà. Le consigliamo anche in condizioni estreme nonostante non siano pensate per il trail. Se correte su terreni scoscesi, sappiate che la suola attirerà sassolini che andranno a fermarsi nelle scanalature. Tutto sommato un effetto collaterale accettabile in cambio di una grande stabilità e comfort.

A chi sono adatte

Le Elevon sono state pensate per tutti i podisti di ogni livello, però dal mio punto di vista sono adatte soprattutto a chi ama correre le lunghe distanze e al tempo stesso non disdegna allenamenti di qualità e intensi. Sono sicuramente scarpe premium: la qualità dei materiali, la ricerca dei dettagli, la presenza di grande ammortizzazione le rendono uniche nel suo genere.

Possono essere scarpe per tutti i ritmi, fantastiche per i lunghi, discrete per i medi e valide a qualche ripetuta lunga. Sulla corsa lenta i pareri sono discordi. Proprio per le caratteristiche combinate di ammortizzazione e reattività possono essere usate tranquillamente anche a ritmi superiori ai 6′ al km, però c’è da dire che in tali circostanze, altri modelli  Hoka indicati precedentemente offrono maggiore comfort.

Durata

Come abbiamo sempre scritto, la durata di un paio di scarpe da corsa dipende fortemente da molti fattori, dal modo di correre e anche dai gusti personali del podista. C’è una certezza però: le Hoka durano tantissimo, soprattutto i modelli reattivi proprio come le Elevon. Difficile stabilirlo ora, aggiorneremo la recensione prossimamente, ma anche a giudicare dai commenti delle Vanquish, non avrete nessun problema a correrci sopra per 600/700 km. Dopo tale distanza, le qualità delle scarpe tenderà a peggiorare, ma non escludiamo di usarle fino ai 1.000 km per testarne la durata.

Prezzi e approfondimenti

In conclusione le HokaOne One Elevon danno il meglio per chi corre tanti chilometri e ha bisogno di una scarpa protettiva ma al tempo stesso efficiente. Dal nostro punto di vista l’esperienza di corsa Hoka è unica nel suo genere e Elevon porta quest’esperienza oltre rispetto al passato. Se avete amato le Vanquish, adorerete questo modello.

Le Elevon possono essere utilizzate in tutte le condizioni climatiche, abbiamo amato il grande supporto e la possibilità di cambiare ritmi, passando da lenti lunghi a ripetute veloci. Secondo noi l’unico vero svantaggio è il prezzo, ma la qualità dei materiali, la possibilità che duri molto più a lungo di una scarpa tradizionale e soprattutto l’incredibile comodità, giustificano assolutamente i 160 euro di listino. D’altro canto, per chi fosse innamorato dell’effetto “plush” di Hoka, il suggerimento è di optare per un modello diverso come le Clifton 4, per evitare di essere delusi da una diversa sensazione di corsa.

Per chi fosse interessato all’acquisto, alleghiamo i principali link per acquisti o approfondimenti:

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Un mese esatto alla London Marathon 2018 http://therunningpitt.com/2018/03/un-mese-esatto-alla-london-marathon-2018.html http://therunningpitt.com/2018/03/un-mese-esatto-alla-london-marathon-2018.html#respond Thu, 22 Mar 2018 07:48:27 +0000 http://therunningpitt.com/?p=6985 Doveva essere l’occasione per tornare a correre a Londra, a cinque anni di distanza dalla prima volta, con l’obiettivo di finire non più lentamente di cinque secondi al chilometro (il classico “… un secondo al chilometro più lento per ogni anno che passa…”). Purtroppo, la preparazione specifica per la mia London Marathon 2018 non è... Read more »

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London Marathon 2018Doveva essere l’occasione per tornare a correre a Londra, a cinque anni di distanza dalla prima volta, con l’obiettivo di finire non più lentamente di cinque secondi al chilometro (il classico “… un secondo al chilometro più lento per ogni anno che passa…”). Purtroppo, la preparazione specifica per la mia London Marathon 2018 non è praticamente mai iniziata, a causa del tendine d’Achille destro, che ha iniziato a fare le bizze qualche mese fa. Un primo stop completo di sei giorni a fine gennaio, per poi iniziare una lenta ripresa, alternando esercizi, fisioterapia e poca corsa: 16 km la prima settimana (due uscite), 20 la seconda (due uscite), 30 la terza (tre uscite), 33 la quarta (due uscite), 38 la quinta (due uscite), per arrivare ai 42 km della settimana scorsa (tre uscite).

Situazione decisamente migliorata negli ultimi giorni, ma sicuramente non risolta: attualmente riesco a correre a giorni alterni senza grossi fastidi (da venerdì scorso a stamattina addirittura 63 km in quattro uscite!), ma da qui a pensare di correre bene una maratona tra sole quattro settimane e mezza ce ne passa…

Questo week end sarò a Milano con gli ASICS FrontRunner per il primo meeting del 2018 e per l’occasione correrò la Stramilano, con l’unico obiettivo di fare un buon allenamento, senza esagerare alla ricerca di ritmi impossibili, viste le poche sedute dell’ultimo periodo. Poi valuterò l’evolversi della situazione giorno per giorno, del resto le possibilità a Londra sono: 1) ritiro il pettorale e non parto… 2) parto e mi ritiro poco dopo metà o comunque se mi inizia a far male… 3) parto e arrivo.

Anche perché non bisogna dimenticare che sono a Londra grazie esclusivamente all’interessamento di Maurizio dei RunnersDisagiatiTS, che da diversi anni corre lì per raccogliere fondi per la “Children with Cancer UK” (e se ne avete la possibilità, fate una donazione!). La London Marathon è al top anche a livello charity, parliamo di un totale di oltre 60 milioni di sterline raccolti nel 2017!

Un gruppo di nove amici alla conquista di Londra, e se a cadere non sarà la maratona… sarà sicuramente qualche pub!

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No.1 F5 Smartwatch, la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/03/no-1-f5-smartwatch-la-recensione-dettagliata.html http://therunningpitt.com/2018/03/no-1-f5-smartwatch-la-recensione-dettagliata.html#respond Mon, 19 Mar 2018 15:49:19 +0000 http://therunningpitt.com/?p=6966 Nell’epoca in cui tutto deve essere smart, dal telefono alla lavatrice, anche gli orologi hanno subito questa influenza. In pochi anni siamo passati da alcuni esemplari con semplici funzioni a orologi che promettono operazioni avanzatissime, prima delegate a dispositivi specifici. Il web di conseguenza è pieno di smartwatch per tutte le tasche. Le differenze sono... Read more »

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Nell’epoca in cui tutto deve essere smart, dal telefono alla lavatrice, anche gli orologi hanno subito questa influenza. In pochi anni siamo passati da alcuni esemplari con semplici funzioni a orologi che promettono operazioni avanzatissime, prima delegate a dispositivi specifici. Il web di conseguenza è pieno di smartwatch per tutte le tasche. Le differenze sono spesso legate alla semplicità di utilizzo e alla capacità di connessione con i vari telefonini, ma si può fare una netta distinzione tra quelli sportivi che integrano funzioni smart per notifiche del telefono e smartwatch per notifiche che integrano funzioni sportive più o meno convincenti.

Abbiamo testato il DT – N.1 smartwatch F5, orologio GPS (link Amazon) con funzioni legate allo sport, con un’estetica che convince e un buon prezzo. Ecco la nostra opinione di questo nuovo smartwatch.

No.1 F5 Smartwatch GPS, la nostra opinione

No.1 F5 SmartwatchDopo avere recensito il fenix 5, negli ultimi tre mesi ci siamo dedicati ai test del N1. F5 smartwatch GPS, un GPS dal costo estremamente contenuto. Complici le spedizioni via GearBest e Alibaba e lo sviluppo dell’ecommerce, il produttore cinese DT è riuscito a tagliare la catena di distribuzione e a offrire al podista italiano qualcosa di unico nel suo genere, soprattutto per chi non è intenzionato a spendere mezzo stipendio in un orologio GPS di fascia alta. Nel seguito per semplicità chiameremo lo smartwatch F5, anche se No.1 (numero 1) suona davvero bene: un prezzo così competitivo non l’avevamo mai visto finora.

Ma il lettore non sia ingannato dalla semplificazione: anche se è esteticamente simile all’orologio della casa americana e il nome è un’abbreviazione del fenix 5, in realtà stiamo parlando di un prodotto completamente diverso, così diverso che sarebbe più logico paragonarlo più a una fascia Xiaomi Band 2, con funzioni supplementari.

Ma quali sono in dettaglio le principali funzioni del F5? E quali mancano? A chi lo consigliamo? Quali limitazioni abbiamo riscontrato nelle diverse settimane di utilizzo quotidiano? E il sensore ottico e il GPS come si comportano? E come activity tracker come si posiziona rispetto alla concorrenza?

Come disclaimer, l’azienda cinese N1 ci ha fornito gratuitamente due modelli di F5 con cui abbiamo realizzato i principali test della recensione. Pur essendo soltanto podisti amatori evoluti, le nostre conoscenze analitiche ci aiutano a diffondere in maniera semplice le nuove tecnologie, uno dei principali obiettivi del sito, oltre a permettere ai podisti di tutti i livelli di correre meglio. Ricordiamo che il nostro blog ha adottato questa filosofia: no test, no party.

Nonostante i test dettagliati, questa volta abbiamo semplificato la recensione, visto il numero inferiore di funzioni per la corsa. Siete pronti a leggere il seguito?

Come al solito la recensione dettagliata può essere letta tutta oppure solo le parti che vi interessano, premendo sulle relative sezioni:

Unboxing F5

No.1 F5 SmartwatchApriamo la scatola. L’F5 è contenuto all’interno di una piccola scatola bianca con tante piccole icone. L’orologio si estrae dopo aver aperto la confezione al cui interno troverete un cavo caricabatteria USB e un documento multilingue. Poche pagine per spiegare come funzionano i vari menù e soprattutto come usarlo. Non male davvero il libretto d’istruzione, a parte qualche errore ortografico.

No.1 F5 SmartwatchCavetto USB. La scatola contiene anche un cavetto USB, ma vi diciamo subito che non vi servirà a molto. Inizialmente volevamo aspettare che la batteria finisse prima di scrivere la recensione, ma rischiavamo che uscisse il modello nuovo data l’elevata longevità. Infatti, nonostante le principali funzioni sempre attive (notifiche email, chat, passi e cardio), dopo otto settimane e vari allenamenti con il GPS ci siamo arresi e possiamo testimoniare che la durata della batteria è il suo punto di forza.

No.1 F5 SmartwatchEsteticamente. Esteticamente ricorda i modelli Garmin e la qualità costruttiva non delude. Il menù e le sue funzioni convincono per semplicità di utilizzo, vengono sfruttati due tasti laterali e lo schermo touch. Rispetto ad altri modelli della stessa fascia di prezzo, sicuramente siamo a un livello più alto ma ovviamente non è un top di gamma. Il cinturino è confortevole, morbido e setoso, non crea problemi con le maniche lunghe anche grazie allo spessore contenuto della cassa. Presenta un sistema rapido di sgancio per la sostituzione con altri modelli o per una pulizia più accurata. Davvero un punto di forza, anche se accendendo l’orologio, si capisce che il display è low cost, così come l’esperienza utente.

Prima di correre con il F5

Prima di iniziare a correre, il nostro consiglio è duplice:

  • sincronizzate l’orologio con l’App del telefono scaricabile sia su Android, sia su Apple. L’App si chiama H+.
  • cercate l’aggancio dei satelliti prima di partire

No.1 F5 SmartwatchApp del telefono. L’App sul telefono con cui è in costante comunicazione risulta molto intuitiva senza minacciare la batteria del telefono. Abbiamo effettuato test sia con Android, sia con Apple e riteniamo che il collegamento funzioni bene. Il segnale Bluetooth è relativamente potente. Nota dolente sulle traduzioni dei testi in italiano che presentano errori che strappano qualche sorriso di cui vi offriamo un’immagine che parla da sola.

Ricerca del satellite. Per quanto riguarda l’aggancio ai satelliti, leggete attentamente quanto segue, altrimenti rischierete grossi mal di testa. Nella nostra esperienza di corsa, sappiamo che l’attesa per la ricerca del GPS è l’elemento più frustrante di tutta la corsa ma vi invitiamo comunque ad aspettare che l’omino stilizzato smetta di lampeggiare.

Correre con l’F5

La vostra esperienza cambierà a seconda della vostra pazienza. Se partirete prima che l’orologio trovi i satelliti, scordatevi la misurazione precisa del percorso.

Cosa non fare. Se non avete tempo di aspettare l’aggancio dei satelliti, la precisione del GPS sarà veramente bassa, con un errore di almeno il 20%. Il test della corsa in tal caso è stato un disastro, nonostante gli allenamenti in luoghi diversi della città sempre in spazi aperti, il GPS ha lavorato di fantasia fornendo informazioni completamente errate. L’errore è stato valutato sia per la personale conoscenza dei percorsi che con il confronto dei dati raccolti attraverso l’utilizzo contemporaneo di un Garmin 935 e un Tomtom Spark 2. Siccome l’orologio non si collega al GPS, il calcolo della distanza sarà basato sull’accelerometro e di conseguenza non fornirà valori troppo coerenti.

Aggancio satelliti. L’aggancio dei satelliti richiede un tempo relativamente lungo a cui non eravamo più abituati, sicuramente tra i tre e i cinque minuti se vi spostate da un posto all’altro e tra uno e due minuti nel caso corriate nello stesso luogo. Non esistono per ora opzioni per salvare in memoria il nostro posizionamento terrestre, quindi il GPS sarà costretto a effettuare ogni volta la ricerca. Se sarete abbastanza pazienti e/o fortunati di trovare i satelliti, la nostra impressione è che l’F5 abbia un errore non superiore al 1-2% rispetto a un orologio premium. Errore che sarà più basso soprattutto correndo in luoghi aperti e leggermente più alto correndo in città.

Visualizzazione dati. Durante la corsa avrete a disposizione tre campi per ogni schermata. Purtroppo i dati non sono configurabili, anche se le quattro schermate sono davvero sufficienti per la maggior parte degli utilizzatori. Abbiamo trovato complesso cambiare schermata proprio perché per farlo occorre premere in un punto preciso dello schermo, esattamente sulla scritta “sport” in alto. Inoltre, abbiamo trovato veramente ottima la visualizzazione serale, mentre molto meno piacevole è risultata l’esperienza di corsa in giornate soleggiate, la luminosità e il contrasto dello schermo non consentivano di leggere facilmente i dati. Esiste una configurazione per limitare il tempo di visualizzazione dei dati, suggeriamo di estenderla ad almeno quindici secondi per evitare di non poter visualizzare i dati per più di cinque secondi.

Split chilometrica. Una delle cose che non ci è piaciuta è la mancanza della suddivisione chilometrica. Esiste la possibilità di impostare un obiettivo, ma non quella di calcolare il tempo medio dopo ogni chilometro. Speriamo che nelle prossime release software, l’azienda cinese possa rilasciare nuove funzionalità per correggere questo errore, anche perché è la prima funzione richiesta da ogni podista amatore.

No.1 F5 SmartwatchCondivisione dati. Oltre a un rilevamento potenzialmente sballato, i dati rimangono solo nell’applicazione proprietaria e la loro condivisione consiste in una semplice immagine senza la possibilità di estrarre un file adatto a piattaforme come Strava. Abbiamo trovato questa soluzione decisamente limitante per chi come noi voglia monitorare tutti i parametri di corsa. Appena terminata la sessione di allenamento, l’orologio fornisce alcune informazioni sulla corsa appena effettuata, ma non avrete tempo di analizzarle visto il rapido trasferimento dei dati sullo smartphone.

F5 e utilizzo quotidiano

Oltre a mostrare l’ora, l’F5 fornisce informazioni su temperatura ambiente, pressione atmosferica, altimetria, battito cardiaco, sonno, sveglia con sistema intelligente, notifiche smartphone, vari sport. Sono precisi?

Notifiche smartphone e sveglia. Sono sicuramente i punti di forza del dispositivo. Personalmente non lo abbiamo indossato quotidianamente perché preferiamo orologi premium, ma le notifiche funzionano davvero bene. Anche lasciando l’orologio nella valigia siamo in grado di sentire la vibrazione a distanza di parecchi metri. Stessa cosa vale per la sveglia, che si può configurare sia dall’orologio sia dall’App. Anche l’activity tracker non è male, stimiamo un piccolo errore di misurazione dei passi del 2,5%, ma tutto sommato accettabile. Infine, la misurazione della durata del sonno è leggermente sottostimata, troviamo che la fascia Xiaomi sia molto più accurata.

Precisione cardio. Abbiamo già parlato della precisione del GPS, soffermiamoci velocemente su quella del cardio. Purtroppo non potendo estrarre i dati, il calcolo non è stato effettuato in maniera analitica. Però in sintesi il dato a riposo è preciso e accurato, ma come sappiamo, dipende tutto da molti fattori legati alla persona che indossa l’orologio. Sulla corsa, a basso regime i dati sono sottostimati del 5-7%, mentre nelle ripetute troverete gli stessi problemi degli orologi premium. Ossia: non fateci affidamento. Purtroppo non consente di associare degli accessori quali fascia cardio o footpod.

Vari dati. Gli altri dati sono relativamente precisi, però non aspettatevi di utilizzare queste informazioni (temperatura, pressione, altimetria) per fare analisi dettagliate.

Conclusione

In sintesi, pensiamo che il DT No.1 F5 sia un ottimo dispositivo per chi voglia analizzare sommariamente i dati di corsa e non sia disposto a spendere molto per farlo. Confrontando specifiche e prezzo, difficile trovare qualcosa di simile. A livello di accuratezza dati, pensiamo che sia soltanto sufficiente: il passo istantaneo è relativamente variabile e non pensiamo possa essere utile in gara. D’altro canto la misurazione della distanza è decente, se siete disposti ad aspettare l’aggancio dei satelliti. Anche la misurazione dei battiti cardiaci è abbastanza coerente, soprattutto a ritmi lenti.

A conti fatti lo possiamo consigliare a chi desidera un orologio principalmente per notifiche, contapassi e rilevazione cardio, ma non per uno sportivo che desidera tenere sotto controllo le proprie attività. L’estetica, il prezzo e la batteria lo pongono sicuramente tra i migliori smartwatch economici non sportivi.

F5 disponibile su Gearbest e Aliexpress

F5 smartwatch non è disponibile nei negozi sportivi, ma solo online su Gearbest e Aliexpress, e si può trovare anche su Amazon. Nel seguito abbiamo allegato i principali collegamenti, con prezzi intorno ai 40-70 euro.

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I “miti” della nutrizione del 2018 http://therunningpitt.com/2018/03/i-miti-della-nutrizione-del-2018.html http://therunningpitt.com/2018/03/i-miti-della-nutrizione-del-2018.html#respond Tue, 13 Mar 2018 07:12:16 +0000 http://therunningpitt.com/?p=6956 Anche quest’anno (qui il mio articolo del 2017), il fantastico Examine pubblica l’elenco dei 18 (falsi) miti relativi alla nutrizione duri a morire. Examine.com è uno dei miei siti preferiti per quanto riguarda alimentazione e soprattutto integrazione (ne avevo già scritto il “funzionamento” in questo articolo), mentre sui falsi miti avevo dedicato ben due articoli, qui... Read more »

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I "miti" della nutrizione del 2018Anche quest’anno (qui il mio articolo del 2017), il fantastico Examine pubblica l’elenco dei 18 (falsi) miti relativi alla nutrizione duri a morire.

Examine.com è uno dei miei siti preferiti per quanto riguarda alimentazione e soprattutto integrazione (ne avevo già scritto il “funzionamento” in questo articolo), mentre sui falsi miti avevo dedicato ben due articoli, qui e qui.

Si parte dalla classica demonizzazione dei macronutrienti (in ordine carboidratigrassiproteine che “…fanno male!”), al tuorlocarne rossasalepane che pure “… fa male!” (e nello specifico si parla anche di pane bianco contro pane integrale), per poi passare agli argomenti più particolari: sciroppo di fruttosio che è peggio dello zucchero, i cibi freschi che sono più nutrienti di quelli surgelati, il cibo che è sempre meglio degli integratori, gli integratori che sono sempre necessari, il mangiare “pulito” e il bisogno di “disintossicarsi” regolarmente.
Ultimi “miti” dedicati a dimagrimento e simili, con l’immortale “… mangia più spesso per aumentare il metabolismo…”, “… obbligatorio fare colazione…”, “… per perdere grasso, non mangiare prima di andare a dormire…”, “… per perdere grasso, fai cardio a digiuno…”, e per concludere “… assumi proteine immediatamente dopo l’allenamento…”.

Alzi la mano chi ancora oggi non sente continuamente queste perle…

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