The Running Pitt http://therunningpitt.com Corsa, allenamento, alimentazione, scarpe e orologi GPS dei podisti amatori che vogliono migliorare le prestazioni in maratona e nelle altre distanze. Corri con Pitt e Massi. Fri, 14 Dec 2018 09:13:42 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.9 http://therunningpitt.com/wp-content/uploads/2018/03/cropped-apple-icon-touch-125x125.png The Running Pitt http://therunningpitt.com 32 32 Infortuni nel Trail Running, compila il questionario! http://therunningpitt.com/2018/12/infortuni-nel-trail-running-compila-il-questionario.html http://therunningpitt.com/2018/12/infortuni-nel-trail-running-compila-il-questionario.html#respond Fri, 14 Dec 2018 09:13:42 +0000 http://therunningpitt.com/?p=8517 Oggi vi parliamo di un tema molto interessante, quello degli infortuni, precisamente nella specialità del Trail Running. Il fisioterapista Michele Pepe ha fatto una tesi sugli infortuni nella corsa in montagna, ecco l’abstract: Negli ultimi decenni, la corsa in montagna ha visto una decisa e netta crescita in termini di partecipazione, sia a livello amatoriale... Read more »

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Infortuni nel Trail RunningOggi vi parliamo di un tema molto interessante, quello degli infortuni, precisamente nella specialità del Trail Running. Il fisioterapista Michele Pepe ha fatto una tesi sugli infortuni nella corsa in montagna, ecco l’abstract:

Negli ultimi decenni, la corsa in montagna ha visto una decisa e netta crescita in termini di partecipazione, sia a livello amatoriale sia ad alti livelli. Parallelamente, vi è stata un’evoluzione dei disturbi muscolo-scheletrici (DMSc) associati a questa. Lo scopo di questo studio è quello di indagare la prevalenza dei DMSc in una popolazione di podisti di montagna, i fattori predittivi ed i fattori di rischio ad essi associati.
Materiali e Metodi: 137 podisti di montagna hanno compilato un questionario anonimo composto da due sezioni per un totale di 22 domande volte a raccogliere informazioni riguardo la prevalenza dei DMSc, la loro gestione, il loro esito, e le abitudini di allenamento/competizione dei soggetti.
Risultati: dall’analisi univariata e multivariata svolta non sono emerse associazioni statisticamente significative tra i fattori intrinseci ed estrinseci dei soggetti ed il rischio di infortunio (RI) per i podisti di montagna. La regressione logistica ha però dato indicazioni importanti rispetto alla tendenza di tali associazioni. La prevalenza dei DMSc è risultata essere dell’83,2%, con il ginocchio (25,9%), la caviglia/piede (21,8%) e l’anca/coscia (20,1%) i distretti anatomici più colpiti. Il 48,2% si è rivolto ad un’equipe riabilitativa che comprendesse almeno un fisioterapista. Dall’analisi statistica è risultata esserci un’associazione significativa (p<0,05) tra la tecnica di corsa adottata dal corridore e la possibilità di incorrere in un DMSc.
Conclusioni: la conoscenza della prevalenza dei DMSc, dei fattori di rischio ad essi associati e delle abitudini di allenamento/competizione dei podisti di montagna sono elementi fondamentali per un fisioterapista che si occupa dei disturbi associati a questa disciplina. Tramite queste informazioni può intervenire efficacemente sia in un’ottica preventiva che riabilitativa.

Per approfondire il lavoro fatto e pubblicarlo come articolo scientifico è ora necessario ampliare il numero di contributi, quindi se correte in montagna e avete voglia di contribuire, questo è il link al questionario!

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La valigia perfetta del maratoneta http://therunningpitt.com/2018/12/la-valigia-perfetta-del-maratoneta.html http://therunningpitt.com/2018/12/la-valigia-perfetta-del-maratoneta.html#respond Wed, 12 Dec 2018 12:04:55 +0000 http://therunningpitt.com/?p=8512 Eccoci qua con un articolo evergreen su come preparare la valigia perfetta in vista di una maratona. Certo ci siamo già occupati delle istruzioni per l’uso su come affrontare un’impresa di questo tipo. Alimentazione, allenamento e un bell’apparato bibliografico per approfondire l’argomento. Tutte cose fondamentali. Non lo è da meno la nostra valigia, anzi è... Read more »

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La valigia perfetta del maratonetaEccoci qua con un articolo evergreen su come preparare la valigia perfetta in vista di una maratona. Certo ci siamo già occupati delle istruzioni per l’uso su come affrontare un’impresa di questo tipo. Alimentazione, allenamento e un bell’apparato bibliografico per approfondire l’argomento.
Tutte cose fondamentali. Non lo è da meno la nostra valigia, anzi è essenziale evitare di dimenticare le nostre scarpe preferite, così come ottimizzare al meglio gli spazi. Con qualche suggerimento utile anche in vista di eventuali acquisti nelle città dove vi apprestate a partecipare alla vostra maratona.

Che cosa mettere in valigia

Innanzitutto la valigia di quelle da portare in cabina (e non in stiva), visto che non voglio neppure immaginare l’eventualità di perdere il bagaglio con scarpe, magliette e tutto quello che ci serve per una maratona. Perciò il consiglio, anche per ottimizzare i costi, è di far entrare tutto nella valigia che portate sempre con voi. In questa maniera sarete certi di non avere brutte sorprese al vostro arrivo ad Amsterdam, Barcellona o Vienna.

Due paia di scarpe sono essenziali. Uno per l’allenamento pre-gara, l’altro per la maratona. Va da sé che è fondamentale pulirle bene prima di metterle in valigia. Sono cose banali, ma meglio precisarle. Due paia di calzini che potete arrotolare e infilare nelle scarpe. L’ottimizzazione degli spazi è essenziale!

Due completi sono sufficienti. Manica corta o lunga a seconda delle condizioni climatiche e del luogo in cui si svolge la maratona. Pantaloni corti o sprinter, quelli che preferite. Ricordate che basta un po’ di detersivo per lavare il completo che avete usato per allenarvi e il giorno dopo sarà già asciutto.

Il tempo libero nel viaggio del maratoneta

E così siamo già arrivati un bel po’ avanti nella preparazione della nostra valigia perfetta per la maratona. Se state pensando di prendere l’aereo in vista delle maratone di Barcellona (Marzo), oppure di Vienna (Aprile), potreste approfittare di qualche giorno in più di vacanza e dedicare un po’ di tempo all’esplorazione di queste città. Se poi vi siete superati nella vostra performance, un tour turistico potrebbe anche diventare l’occasione giusta per un meritato regalo; e per portare con voi anche qualche tipico souvenir ad amici o parenti e condividere la vostra gioia.

La valigia perfetta del maratoneta

E a questo punto si impone la necessità di ridurre al minimo le spese per il bagaglio in eccesso. I salassi in fase di check-in sono sempre in agguato, ma basta dare un’occhiata a siti come Packlink per sentirsi subito più leggeri. Si tratta infatti di un’innovativa piattaforma dove è possibile trovare tra gli altri il servizio Crono di Poste italiane che permette di inviare a prezzi estremamente vantaggiosi i vostri regali direttamente a destinazione in Italia. Il servizio di spedizioni Poste Italiane con Packlink presenta il vantaggio evidente di non dover portare i regali con voi in aereo, di scegliere le tempistiche di ritiro in base alle nostre esigenze e di una rete capillare di uffici su tutto il territorio nazionale. Quindi se le vostre passeggiate in giro per Barcellona vi porteranno in Passeig de Gracia, celebre per lo shopping, oppure in Mariahilfer Strasse a Vienna, state sereni. Non dovrete rinunciare a nulla.

E in fatto di rinunce nella valigia del maratoneta non possono davvero mancare quegli accessori fondamentali per trascorrere al meglio il vostro tempo. Un iPad ad esempio pieno zeppo dei vostri brani preferiti, oppure un lettore di ebook per il vostro viaggio in aereo. Io metterei anche un bel paio di occhiali da sole e un cappellino, perché non si sa mai.

Gli ultimi consigli

Non dimenticate neppure una giacca antipioggia, di quelle leggere per salvare spazio in valigia. Valutare al meglio le condizioni climatiche in fase di preparazione della valigia è essenziale. Per questa ragione verificate sempre il clima, prima della partenza, su siti di meteo affidabili, che vi forniranno una proiezione accurata, ce lo auguriamo, di quello che vi attenderà. Prepararsi a ogni eventualità non è di certo una cattiva idea, soprattutto nelle mezze stagioni, quando il clima è più imprevedibile. Per questo potrebbe rivelarsi utile portare con voi qualche indumento più pesante: felpe e maglie termiche.

Un’ultima cosa. Per coloro che tendono a fare la valigia all’ultimo momento potrebbe essere utile buttare giù una check-list di tutto quello che vi servirà in vista della maratona. Roba di qualche minuto, ma che non vi farà lasciare indietro nulla di essenziale.

Questa è la valigia del maratoneta. Per l’altra, quella che andrà in stiva e di cui ci preoccupiamo molto meno, dovrete cavarvela da soli. Ma il consiglio è quello, anche in questo caso, di viaggiare leggeri. Sia per non incorrere in salassi in fase di check-in sia perché tutto sommato dedicherete la maggior parte del tempo all’obiettivo del vostro viaggio: la maratona ovviamente.

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Hoka Cavu, la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/12/hoka-cavu-la-recensione-dettagliata.html Mon, 10 Dec 2018 14:08:26 +0000 http://therunningpitt.com/?p=8448 Le Hoka One One Cavu sono state lanciate sul mercato europeo ad inizio 2018 a Mallorca assieme ad altri due nuovi modelli Fly, le Mach e le Elevon, da noi descritte nella recensione dettagliata. La presentazione delle scarpe ha visto l’azienda franco-americana estendere i modelli finora conosciuti a un pubblico più variegato. In particolare le Hoka... Read more »

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Le Hoka One One Cavu sono state lanciate sul mercato europeo ad inizio 2018 a Mallorca assieme ad altri due nuovi modelli Fly, le Mach e le Elevon, da noi descritte nella recensione dettagliata. La presentazione delle scarpe ha visto l’azienda franco-americana estendere i modelli finora conosciuti a un pubblico più variegato. In particolare le Hoka Cavu sono state pensate per l’universo femminile e per i neofiti della corsa. Noi le abbiamo provate su strada, in pista, sul tapis roulant ma anche sui sentieri «impervi» della Valle Olona. A New York abbiamo avuto la fortuna di conoscere alcuni membri del team Hoka, che presentavano alla maratona 2018, scambiando informazioni utili per la recensione.

Hoka One One Cavu, la nostra opinione

Già a prima vista le Hoka One One Cavu si differenziano dai modelli finora visti. Anche Hoka ha strizzato l’occhio al podista attento alla moda che ogni tanto ama “pure” allenarsi.  Secondo noi le Cavu si prestano anche per una platea più ampia. In effetti, appena lette le specifiche tecniche, le Cavu hanno attratto la nostra attenzione per il look and feel semplice, per la leggerezza, il basso drop e, non nascondiamolo, per un prezzo leggermente inferiore agli altri modelli della casa americana. Leggendo sui forum di corsa, le Cavu sono state usate da alcuni come scarpe da allenamento intenso piuttosto che indossate durante l’aperitivo. Quindi perché non provarle?

E quali sono le caratteristiche delle Cavu? Come si differenziano rispetto agli altri modelli? A quale tipo di podisti si rivolge questo modello? Sono davvero pensate per i debuttanti oppure anche per podisti evoluti? qual è il feeling in strada rispetto a modelli comparabili? E a livello d’ammortizzazione?

Sono queste le principali domande a cui abbiamo cercato di rispondere nella recensione. Come al solito l’articolo si divide in sezioni, potrete premere sul link per accedere alla parte che vi interessa:

Le Hoka One One Cavu sono state acquistate su Runningwarehouse Europa e sono state testate in diverse circostanze. Di seguito vi raccontiamo la nostra opinione.

Se siete alla ricerca di una scarpa da gara di Hoka, oggi la migliore soluzione è quella di considerare le Hoka One One Tracer 2. Giunte alla seconda iterazione, drop 4 e 215 gr, sono scarpe che garantiscono una perfetta combinazione tra reattività e morbidezza, soprattutto per le lunghe distanze.

Caratteristiche di base

Le Hoka One One Cavu sono scarpe da allenamento e gara, adatte a podisti con appoggio neutro, hanno un drop 4.
Sono pensate per atleti di tutti i livelli, vista l’ottima ammortizzazione, supportando anche podisti dalle corporature robuste.

Hoka One One Cavu: vista laterale. Si nota la grande intersuola bianca.

Marketing Hoka One One

Traducendo in Italiano i pochissimi documenti di marketing di Hoka leggiamo: «Creata per coloro che corrono ma non solo corrono, Cavu rappresenta una scarpa da corsa versatile dal look audace e semplice. Un po’ più bassa e più leggera degli altri modelli, Cavu presenta l’ammortizzazione intelligente Profly di HOKA ONE ONE. Si presenta come più morbida nel tallone per l’assorbimento degli urti e più solida nell’avampiede per la propulsione e il ritorno di energia. Questa reattività è ulteriormente rafforzata dalla suola a zone in RMAT. Impiegando una tomaia in mesh senza cuciture, questa scarpa scompare davvero sul piede per una corsa leggera».

Hoka One One Cavu in sintesi

In sintesi, Cavu è una scarpa leggera e neutra, ammortizzata ma parecchio reattiva e veloce. Sorprendentemente resistente ed ammortizzata rispetto ad una scarpa da gara, è decisamente più versatile di quelle «tradizionali» Hoka. Contrariamente ad altri modelli, le Cavu sono davvero adatte a correre a velocità sostenute, con un’ottima transizione e supporto. La bellissima tomaia in mesh le rende molto transpiranti ed adatte ad essere usate anche nel tempo libero.

Caratteristiche tecniche

Di seguito le principali caratteristiche tecniche della Hoka Cavu, derivate dal sito RunningWarehouse Europa.
  • Peso: 227 g (UE 42 1/2, taglia 9)
  • Altezze della suola: 27mm (tallone); 23mm (avampiede), include la suoletta rimovibile
  • Larghezze disponibili: D=Medium
    • Calzata: lunghezza standard
    • Tallone: medio
    • Mesopiede: volume medio
    • Avampiede: medio
    • Spazio delle dita: medio largo
    • Altezza spazio dita: medio basso
    • Arco plantare: medio alto

Hoka One One Cavu: senza soletta il peso scende a 218 gr.

Estetica e forma

Aprendo la scatola, si corre il rischio di essere sorpresi dalla leggerezza della scarpa, visto che la foggia è enorme. L’estetica della Cavu è pulita e naturale, i colori non sono sgargianti come gli altri modelli, nella versione testata abbiamo apprezzato l’accostamento tra azzurro e giallo, con tonalità relativamente soft.

Tomaia

La tomaia è senza cuciture con una maglia morbida e leggermente elastica. A contatto con il piede, si sente davvero la comodità, probabilmente con le Cavu si potrebbe correre a piedi nudi. La tomaia contrasta con la struttura e la conchiglia molto rigida che consentono di tenere fermo il piede. L’allacciatura è abbastanza classica, anche se l’occhiello superiore è metallico mentre gli altri sono semplicemente perforati nel tessuto. Una scelta di design per chi vuole utilizzare la scarpa oltre la corsa. Infine, la traspirabilità del tessuto è eccellente e le scarpe si asciugano davvero rapidamente dopo aver corso sul bagnato.

Hoka One One Cavu: tomaia molto leggera e traspirante

Anche se la tomaia è elastica e morbida, le Cavu vestono in maniera identica agli altri modelli più classici della casa franco-americana.

Hoka one One Cavu: vista superiore, con e senza soletta interna.

Drop, intersuola e Suola

L’intersuola delle Cavu ha un drop di quattro millimetri. Non fatevi ingannare dall’estetica, rispetto agli altri modelli la scarpa darà la sensazione di maggior contatto al terreno. Le Cavu partono da un’altezza leggermente più bassa dello standard Hoka, ossia da 27 mm. A confronto con le Bondi, con un posteriore di 37mm, «siamo ad altezza del suolo». E in effetti un mix di protezione e leggerezza assicurano un buon feeling con l’asfalto.

Intersuola

L’intersuola sfrutta il sistema d’ammortizzazione a doppia densità Hoka chiamato Profly, progettata per avere un appoggio di tallone più morbido garantendo l’assorbimento degli urti e un avampiede più solido per la propulsione e il ritorno di energia.

Hoka Cavu: parte posteriore.

Suola

La struttura delle Cavu è imponente, con un grande blocco bianco e suola RMAT che le rende molto comode e confortevoli. RMAT introdotta nel 2014 si caratterizza per la grandissima elasticità, per l’infinità durata e per il buon grip. Vedremo nel seguito l’impatto sulla corsa.

Hoka Cavu: la suola in RMAT.

Solette. Le solette delle Cavu sono esattamente le stesse dei principali modelli Hoka,  sono molto sottili ed aderenti. Abbiamo provato a correre senza, ma in tal caso la sensazione è stata meno piacevole e la scarpa è risultata un po’ troppo instabile ed il piede non perfettamente bloccato.

Hoka Cavu: le solette sono molto leggere e traspiranti.

Comportamento nella corsa

L’ammortizzazione della scarpa è davvero diversa rispetto agli altri modelli. Può piacere questa sensazione? dipende a chi viene chiesto. Ad ogni modo, la nostra valutazione è descritta sotto.

Corsa Lenta

Appena indossate le scarpe, la sensazione di comfort e leggerezza è evidente, in particolare grazie alla conchiglia molto solida e ad un avampiede piuttosto largo. L’ammortizzazione del tallone si sente davvero, ma se avete in mente i primi modelli delle Clifton, stiamo parlando di un’altra cosa. Non sembra di correre su un cuscino, anche se la scarpa resta ammortizzata. Inoltre in discesa la protezione resta quasi equivalente ai modelli più ammortizzati. Sull’avampiede le cose cambiano. In un lento rigenerante si riesce a correre con piacere, senza «affondare» nella scarpa.

Corsa veloce

Le Cavu sono le Hoka più reattive che abbia indossato finora, la protezione è garantita dai 23 mm dell’RMAT. La mescola è confortevole ma secca. Nelle uscite veloci si riesce a rendersene conto dal primo passo. Considerando che le Cavu erano state pensate per il tempo libero, siamo rimasti sorpresi positivamente dal livello di ritorno energetico. Nei Fartlek e nelle uscite veloci, le abbiamo amate immediatamente. Confrontando le dinamiche di Stryd con quelli delle Tracer 2, non abbiamo notato grossissime differenze a parità di ritmo. In particolare la stiffness è molto buona, cosa che potrebbe piacere ad alcuni, ma essere un problema per altri. Un ultimo aspetto però da tenere in considerazione è il modo di contatto con il terreno, con una intersuola a doppia densità, potreste provare una strana sensazione d’appoggio. Il drop limitato potrebbe impedire una spinta in avanti adeguata, ma correndo in maniera efficiente, non avrete problemi.

Hoka One One Cavu: con la conchiglia rigida che rende il piede ben saldo

Lunghi / Maratona 

Sui lunghi la sensazione iniziale di buona spinta e di corsa molto reattiva è continuata con il passaggio dei chilometri. Di sicuro la scarpa è più adatta per corse veloci e brevi, soprattutto se cercate un’ammortizzazione accentuata nelle corse lunghe e lente. Ammortizzazione spinta che le Cavu non ha. Abbiamo però apprezzato la morbidezza della tomaia, il bloccaggio quasi perfetto del tallone e il discreto spazio delle dita dei piedi. Questa combinazione perfetta ha reso le uscite di due ore un piacere unico.

Corsa in condizioni sfavorevoli

Le scarpe non sono probabilmente adatte per correre in condizioni sfavorevoli. Non abbiamo notato nessun problema in caso di pioggia, ma con foglie, fango e erba abbiamo avvertito sensazioni d’instabilità dovute alla mancanza di grip e di gomma sulla suola. Le Elevon invece erano completamente diverse per questa caratteristica.

A chi sono adatte

Sono adatte a podisti abbastanza efficienti. Sono pensate per correre tutte le distanze, dalla 5km alla maratona. Data la mescola reattiva ed al tempo stesso protettiva, sono adatte sia per gli allenamenti quotidiani, sia per corse intense e lunghe. A condizione però di amare una scarpa reattiva e abbastanza rigida.

Rotazioni

Hoka One One ha preparato diversi modelli per correre a tutte le velocità, i nostri suggerimenti per una perfetta rotazione sono i seguenti:

  • Hoka Clifton, per gli allenamenti quotidiani di tutti i giorni, nel caso cerchiate ammortizzazione oppure
  • Hoka Elevon, scarpa protettiva ed adatta per allenamenti lunghi, da noi recensita quest’anno (recensione dettagliata Hoka Elevon).
  • Hoka Mach, per correre più velocemente, con ammortizzazione e leggerezza ancora più spinte.

Durata

La suola RMAT ha una durata infinita, non soltanto per il suo spessore, ma soprattutto per le caratteristiche dei materiali.

Dal nostro punto di vista, le Cavu possono senz’altro essere utilizzate fino a 800 chilometri, anche su altri modelli che non abbiamo ancora recensito, la suola in RMAT sembra davvero solida. Se non disprezzate la sua rigidità, sicuramente potreste usarle anche per oltre 1000km. Rispetto alle Tracer e a modelli con gomma nella suola, non abbiamo visto nessuna rottura nel battistrada, nonostante il pochissimo rinforzo. Infine, la tomaia non sembra mostrare segnali di rotture, malgrado la sua leggerezza.

Hoka One One Cavu, vista del battistrada anteriore

Prezzi e approfondimenti

Conclusioni

Siamo rimasti sorpresi che una «scarpa al debutto» abbia già mostrato un’armonia complessiva davvero buona. Pensiamo che con pochi cambiamenti, magari migliorando l’ammortizzazione, le Cavu possano diventare una scarpa eccezionale. La sua leggerezza, comodità, reattività ed il prezzo attraente, le rendono un prodotto per allenamenti quotidiani, soprattutto per atleti efficienti. Ma se cercate l’effetto cuscino, le Hoka Cavu non saranno adatte ai vostri gusti.

Le Cavu sono il miglior rapporto qualità prezzo e la scelta ideale per chi cerchi velocità, comfort e durata.

Per chi fosse interessato all’acquisto, alleghiamo i principali link per acquisti o approfondimenti:

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Great Ethiopian Run 2018, il racconto di Paolo e Valentina http://therunningpitt.com/2018/12/great-ethiopian-run-2018-il-racconto-di-paolo-e-valentina.html http://therunningpitt.com/2018/12/great-ethiopian-run-2018-il-racconto-di-paolo-e-valentina.html#respond Thu, 06 Dec 2018 09:12:33 +0000 http://therunningpitt.com/?p=8428 Ricevo e pubblico molto volentieri il racconto di Paolo (Verucchi) e Valentina (Bonanni), due runner triestini che si sono trovati “per caso” di passaggio ad Addis Abeba nei giorni della famosa Great Ethiopian Run… come non approfittare dell’occasione per partecipare alla corsa su strada con la più alta partecipazione in Africa? Siamo al pasta party... Read more »

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Ricevo e pubblico molto volentieri il racconto di Paolo (Verucchi) e Valentina (Bonanni), due runner triestini che si sono trovati “per caso” di passaggio ad Addis Abeba nei giorni della famosa Great Ethiopian Run… come non approfittare dell’occasione per partecipare alla corsa su strada con la più alta partecipazione in Africa?

Great Ethiopian Run 2018Siamo al pasta party organizzato in grande stile al Hilton Hotel di Addis Abeba della “Great Etiopian Run”, corsa su strada di dieci chilometri a carattere non competitivo, che si snoda lungo le strade della capitale Etiope e che con i suoi oltre 40.000 iscritti è considerata la più partecipata del continente Africano. Sono da poco passate le 20:00, quando un fragore accoglie l’arrivo di Haile Gebrselassie, mito vivente della corsa moderna e ideatore di questa gara giunta oramai alla sua diciottesima edizione. Dopo i discorsi di benvenuto e la premiazione dei gruppi che corrono per beneficenza, il grande campione etiope si concede alla fotografie e agli autografi di rito.

Ma voi vi chiederete, cosa ci fanno due runner italiani qui? Quest’anno la nostra destinazione per le vacanze era l’Etiopia, e una volta presi i biglietti per il volo dall’Italia Valentina, mia moglie, scopre che il giorno dopo il nostro arrivo è in programma questa corsa e decidiamo che non possiamo farci scappare questa occasione e detto fatto procediamo con l’iscrizione.

Ore 6:30 suona la sveglia, dopo una fugace colazione, scendiamo in strada dove ci aspetta il nostro taxi che in breve ci porterà vicino alla linea di partenza. Lo Start per noi sarà alle ore 8:50, onda verde, di chi cioè intende restare sotto i 60 minuti, prima di noi partirà l’elite per i veri e propri campioni, mentre dopo di noi l’onda rossa, la più numerosa e sopratutto la più festaiola.

In cielo nemmeno una nuvola e la temperatura si attesta intorno ai 25 gradi. Mano a mano che ci avviciniamo alla linea di partenza vediamo sempre più corridori, tutti rigorosamente con la maglietta ufficiale, anche se quest’ultima è spesso reinventata, magari tagliata e intrecciata oppure vivacizzata da motivi e colori africani.

Great Ethiopian Run 2018Agli angoli delle strade troviamo diversi truccatori che per pochi birr disegnano la bandiera Etiope sul volto, di “farangi” (“uomini bianchi” in dialetto locale) ben pochi. Dopo aver superato alcuni controlli di sicurezza, finalmente arriviamo alla linea di partenza. Mancano circa trenta minuti allo start, ma nessuno si scalda correndo: la maggior parte dei partecipanti si sistema a cerchio e, incitata da un capo gruppo, esegue ginnastica ritmata a tempo di musica, per capirci… tipo Jane Fonda anni ’80!

Great Ethiopian Run 2018A cinque minuti dallo Start, la gente inizia a compattarsi e a premere, fino a che viene dato il via e un’onda bianca si riversa nelle strade di Addis Abeba. Per chi non lo sa, la capitale etiope si trova a 2.400 m di altezza e per noi giunti il giorno prima la cosa si fa sentire, inoltre la città si sviluppa su una serie di insidiose colline, e il percorso è un continuo saliscendi. Il colpo d’occhio è strepitoso, migliaia di persone che corrono lungo le strada in una vivace e colorata festa.

Great Ethiopian Run 2018Affrontiamo l’ultima faticosa salita fino ad arrivare a Yekatik Square, passato il traguardo riceviamo la medaglia di finisher, poi via di corsa verso l’aeroporto per iniziare il nostro viaggio in Etiopia, ma questa sarà un’altra avventura.

P.S. Per dovere di informazione quest’anno la gara è stata vinta da Hagos G/Hiwot in 28’54”

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Adidas Adios 3, la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/12/adidas-adios-3-la-recensione-dettagliata.html http://therunningpitt.com/2018/12/adidas-adios-3-la-recensione-dettagliata.html#respond Mon, 03 Dec 2018 09:03:18 +0000 http://therunningpitt.com/?p=8308   Le Adidas Adios 3 sono state lanciate sul mercato mondiale nel 2016 per aggiornare le «famosissime» Adios 2. La storia del modello più conosciuto di Adidas è banale. Adios nasce come sostitutivo delle Adizero CS, combinando elementi di una tradizionale scarpa confortevole con quelli di una da gara. Con il lancio del Boost la... Read more »

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Le Adidas Adios 3 sono state lanciate sul mercato mondiale nel 2016 per aggiornare le «famosissime» Adios 2. La storia del modello più conosciuto di Adidas è banale. Adios nasce come sostitutivo delle Adizero CS, combinando elementi di una tradizionale scarpa confortevole con quelli di una da gara. Con il lancio del Boost la seconda versione ha perfezionato la formula, creando la «scarpa dei record» e aiutando tanti podisti amatori a migliorare le proprie prestazioni.

E quindi quali cambiamenti portano le Adios 4? beh, per ora recensiamo la versione 3….

Per la recensione dettagliata delle Adidas Adios 4, l’evoluzione 2018 del modello descritto in quest’articolo, dovrete aspettare ancora qualche settimana. Al link allegato, troverete comunque la possibilità d’acquistare la nuova versione sul sito Runningwarehouse Europa.

Adidas Adios 3, la nostra opinione

Fino a quest’anno non avevamo recensito scarpe Adidas, ma grazie al test delle Adidas Sub 2, abbiamo iniziato a capire le scarpe della casa Bavarese, apprezzarne la tecnologia e le caratteristiche. Parlando a Roma durante la cena dei maratoneti élite di Adidas, abbiamo confrontato le Sub 2 con le Adios. Se all’epoca ero impreparato, ora è (quasi) tutto chiaro.

Quali sono le caratteristiche delle Adios 3 rispetto agli altri modelli? Sono davvero così veloci? A quale tipo di podisti si rivolge questo modello? Si riesce a correre velocemente? in altri termini, qual è il feeling in strada rispetto a modelli comparabili?

Sono queste le principali domande a cui abbiamo cercato di rispondere nella recensione. Come al solito l’articolo si divide in sezioni, potrete premere sul link per accedere alla parte che vi interessa:

Le Adidas Adios 3 sono state offerte da Runningwarehouse Europa e sono state testate in diverse circostanze. Di seguito vi raccontiamo la nostra opinione.

Se siete alla ricerca di una vera scarpa da gara della marca a tre strisce, probabilmente la migliore soluzione è quella di considerare le Takumi Sen 3 Boost. Originariamente destinate al mercato giapponese, in effetti ora si trovano in Europa abbastanza facilmente. A 173 gr sul modello US 9, con un drop 8, rappresentano la migliore soluzione Adidas per chi è alla ricerca della performance in gara.

Caratteristiche di base

Le Adidas Adizero Adios 3 sono scarpe da allenamento e gara, adatte a podisti con appoggio neutro, hanno un drop 10. Essendo scarpe leggere, sono pensate per atleti dal peso medio-leggero (fino a 73 kg).
Possono essere utilizzate su asfalto e in condizioni ottimali, hanno una suola Continental che le rende molto stabili sul bagnato. Il loro peso limitato, il semplice ma elegante design e l’ammortizzazione minima le rende interessanti per gare da 5km alla mezza maratona.

Adidas Boost 3: vista laterale.

Marketing Adidas

Le Adios sono probabilmente il miglior prodotto della casa bavarese, che ha realizzato una superba miscela tra leggerezza e confort. Nei pochi documenti di marketing di Adidas leggiamo: «Queste scarpe sono pensate per correre come non hai mai fatto prima. Realizzate in air mesh ultraleggero e altamente traspirante, la tomaia garantisce massima stabilità sul tallone e sull’arco plantare, offrendo una calzata perfetta anche ad alte velocità. L’ammortizzazione reattiva e la suola flessibile assicurano una falcata fluida.». Le premesse ci sono tutte per offrire al podista italiano una grande scarpa.

Adidas Adios 3 in sintesi

In sintesi, Le Adidas Adios 3 sono scarpe da gara ed allenamenti veloci. Sebbene siano votate alla velocità, garantiscono una buona comodità. Sono leggere e dinamiche, con intersuola realizzata in mescola Boost che migliora la sensazione di morbidezza. Offre un supporto «Torsion System», per assicurare una maggiore fluidità e stabilità di corsa. E’ dotata di una tomaia molto leggera e traspirante. La parte anteriore in pelle scamosciata le dona un tocco modaiolo.

Caratteristiche tecniche

Di seguito le principali caratteristiche tecniche della Adidas Adios 3, derivate dal sito RunningWarehouse Europa.

  • Peso: 224 g (UE 42 2/3, taglia 9)
  • Altezze della suola: 23mm (tallone); 13mm (avampiede), include la suoletta rimovibile
  • Larghezze disponibili: D=Medium
    • Calzata: lunghezza standard
    • Tallone: medio stretto
    • Mesopiede: volume medio basso
    • Avampiede: medio
    • Spazio delle dita: medio basso
    • Arco plantare: medio
    • Forma della scarpa: arcuata

Estetica e forma

Se dovessimo giudicare la scarpa dall’estetica, la descriveremo come scarpa dallo stile classico. Disponibili in Bianco, Nero e Verde, le Adios 3 hanno tipicamente una struttura a due forme. Nella parte inferiore sono relativamente protettive, mentre la tomaia è proprio da scarpa da gara.

Tomaia

Con un tessuto a rete per una traspirazione ottimale, le Adios 3 hanno una linguetta sfoderata per ridurre ulteriormente il peso. L’estetica è davvero retrò, a mia moglie la versione bianca ha ricordato le scarpe anni ottanta di Adidas. Inoltre la presenza di pelle sintetica scamosciata le rendono ancora più vintage. Dal punto di vista funzionale, la pelle migliora la flessibilità della scarpa, perché si avrà una minore tendenza a premere verso l’interno dell’avampiede. Infine, la riflettività al buio è molto limitata, i diversi puntini della versione 2 sono stati sostituiti da due strisce sulla punta e sul tallone.

Adidas Adios 3: maglia laterale.

Allacciatura

L’allacciatura parte cinque millimetri più in alto rispetto al passato, consentendo la possibilità di rilassare l’avampiede. Ma il piede si sentirà veramente bloccato, in particolare nella parte centrale, grazie a questa scelta di design. Nella conchiglia è presente un rinforzo che si estende su tutto il tallone e la sensazione non è particolarmente soffocante. Certamente però non correremo senza calze, perché in alcuni punti interni abbiamo notato alcune zone di possibile attrito.

Anche se la tomaia è relativamente sottile, la scarpa veste in maniera molto simile agli altri modelli Adidas.

Adidas Adios 3: vista superiore

Drop, intersuola e Suola

L’intersuola delle Adidas Adios 3 ha un drop di dieci millimetri, ma a giudicare dalla costruzione della scarpa e dalle nostre corse, non abbiamo notato un gran impatto rispetto a scarpe minimalistiche.

Intersuola

Il Boost resta la principale caratteristica delle Adios 3, il suo punto di forza e in generale della «Value proposition» Adidas. La maggior parte delle caratteristiche sono state mantenute rispetto al modello precedente. La soletta utilizzata è la stessa vecchia. Come vedremo sotto, solo una sottile striscia di gomma copre l’intersuola, aiutando ad aumentare la reattività dell’ammortizzazione.

Contrariamente al modello precedente, il Boost copre tutta la lunghezza della suola. Questa scelta di design offre una sensazione di corsa uniforme. Il bordo del tallone è smussato per facilitare gli appoggi, mentre alla parte mediale dell’intersuola mediale si aggiungono componenti in plastica per supportare la corsa.

Adidas Adios 3: vista interna.

Suola

Per quanto riguarda la suola, nel tallone c’è stato un cambiamento fondamentale che ha reso la sensazione di corsa più «morbida». Sulla parte posteriore, Adidas ha eliminato una parte di gomma Continental, aggiungendo invece una gomma più sottile e morbida. Ad occhio nudo si vede immediatamente la mescola Boost.

La morbidezza delle Adios è sicuramente più pronunciate nel tallone che sull’avampiede. Secondo noi è una scelta di progettazione fantastica, dato che negli ultimi chilometri della maratona o di una gara lunga si tenderà ad essere meno efficienti. Secondo altri però, rispetto alle Adios 2, la scarpa è meno scattante, meno «veloce», ma in tal caso suggeriamo di acquistare le Takumi Sen per una maggiore aggressività di corsa. Le Adios 3 invece allargano la possibilità d’utilizzo ad una platea maggiore.

Adidas Adios 3: suola Continental. Nella parte del tallone, è visibile il Boost, che rende l’appoggio più morbido.

Solette. Le solette delle Adios 3 sono molto sottili ed aderenti. Sono simili a quelle di altri modelli e sono rimovibili.

Adidas Adios 3: allacciatura.

Comportamento nella corsa

Le Adidas Adios 3 sono scarpe ibride, protettive quanto basta ma pensate per la velocità.

La nostra esperienza

Lenti. Appena indossate le scarpe la corsa si fa leggera e confortevole. Rispetto al modello precedente, la sensazione di morbidezza si sente molto di più. Correre un lento rigenerante è senz’altro una buona idea, anche se forse in tal caso una «rotazione» diversa delle scarpe è raccomandata, si veda il paragrafo sotto.

Corsa veloce. La combinazione del sistema Adios, con suola, intersuola e tomaia rendono la scarpa molto reattiva. Così come per le Sub 2, la scarpa asseconderà il vostro passo all’aumentare della velocità. L’intersuola in Boost su tutta la pianta del piede consente una rullata completa, facilitando le corse veloci. La tomaia molto fasciante rende un tutt’uno la scarpa ed il piede. Il podista evoluto amerà la sensazione di velocità, anche se correndo d’avampiede la scarpa sarà più secca di quanto molti possano accettare.

Lunghi / Maratona. Contrariamente alle Sub 2, la presenza del Boost e della discreta ammortizzazione sul tallone, oltre al comfort della conchiglia e del sistema d’allacciatura, permette corse lunghe. Così a lungo che per atleti efficienti probabilmente le Adios sono suggerite anche per le ultra maratona. Al superamento del ventesimo chilometro, il senso di fatica ed il peggioramento della biomeccanica di corsa viene supportato dalla presenza del Boost nella parte posteriore del tallone, che garantisce una morbidezza incredibile.

Corsa in condizioni sfavorevoli.

Come per tutte le situazioni, tutto è relativo. Le Adios 3 hanno una grandissima trazione durante condizioni sfavorevoli. Ma rispetto al modello precedente, la costruzione con meno gomma nel posteriore ha reso la presa sul bagnato meno solida. Ad ogni modo, la stabilità d’appoggio resta uno dei grandi punti di forza delle Adios.

A chi sono adatte

Le Adios 3 sono adatte a podisti veloci, dalla biomeccanica di corsa abbastanza efficiente e dal peso limitato (fino a 73kg). Sono pensate per correre tutte le distanze, dalla 5km alla maratona. Ma non tutti potrebbero trovarle abbastanza ammortizzate e protettive per una maratona completa. Possono essere utilizzate per l’allenamento giornaliero. Ma data la mescola leggera, negli allenamenti quotidiani suggeriamo una diversa scelta. 

Rotazioni

Adidas ha sviluppato una serie di modelli che possono essere utilizzati a complemento delle Adios, per gli allenamenti settimanali. I nostri suggerimenti sono:

Durata

Come abbiamo sempre scritto, la durata di un paio di scarpe da corsa dipende fortemente da molti fattori, dal modo di correre e anche dai gusti personali del podista. Per la durata, grazie al Boost pensiamo che Adidas sia superiore ai concorrenti. L’azienda Bavarese utilizza una suola Continental in quasi tutti i modelli, garantendo una lunga durata del battistrada. L’usura delle scarpe è molto limitata, dopo qualche centinaio di chilometri d’utilizzo.

Dal nostro punto di vista, consigliamo di utilizzare le Adios in gara fino ai 400 chilometri, la sensazione è che il Boost non perda le sue caratteristiche per molti chilometri. Per chi invece preferisce utilizzare la scarpa solo per 2-3 gare, sicuramente una volta ritirate, potranno dare grandi soddisfazioni anche negli allenamenti intensi. Riteniamo che possano essere utilizzate fino ai 700-800 km, ma dipenderà molto dal vostro modo di correre. La tomaia potrebbe rompersi dopo 500 km, soprattutto se avrete comprato un modello stretto.

Prezzi e approfondimenti

Conclusioni

Ai piedi di molti podisti le Adizero Adios Boost 3 hanno un’eccellente feeling. Le Adios offrono massimo comfort e ammortizzazione, consentendo una corsa reattiva e fluida. Nonostante l’estrema leggerezza protezione e comodità restano uno dei fattori chiari del successo di questa scarpa.

Il grip dell’avampiede è eccezionale, permette ai podisti efficienti di correre velocemente. Inoltre il comfort del tallone ed il sistema Torsion Grip rendono la corsa molto economica. Per una scarpa arrivata a «fine vita prodotto», essendo sostituita dal modello 4, pensiamo che sia la scelta ideale per chi cerchi velocità, comfort e durata.

Per chi fosse interessato all’acquisto, alleghiamo i principali link per acquisti o approfondimenti:

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Scaricare, installare e configurare Race Screen per Garmin http://therunningpitt.com/2018/11/scaricare-installare-e-configurare-race-screen-per-garmin.html http://therunningpitt.com/2018/11/scaricare-installare-e-configurare-race-screen-per-garmin.html#respond Thu, 29 Nov 2018 09:26:57 +0000 http://therunningpitt.com/?p=8331 Alla centocinquantesima richiesta (via blog, social, e-mail, chat, telefono e dal vivo) tipo “… ma come faccio a configurare Race Screen?” o “… l’ho scaricato e installato sul GPS Garmin, ma non riesco in alcun modo ad aggiungerlo alla schermata!” e simili, è giunto il momento di scrivere una guida passo passo. Va detto che,... Read more »

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Alla centocinquantesima richiesta (via blog, social, e-mail, chat, telefono e dal vivo) tipo “… ma come faccio a configurare Race Screen?” o “… l’ho scaricato e installato sul GPS Garmin, ma non riesco in alcun modo ad aggiungerlo alla schermata!” e simili, è giunto il momento di scrivere una guida passo passo. Va detto che, effettivamente, i passaggi sono molteplici e non proprio di facile intuizione. Anche perché ci è già capitato di ricevere la stessa richiesta dalla stessa persona a distanza di mesi, magari dopo aver acquistato un nuovo GPS Garmin (qui qualche suggerimento)…

Per chi non lo conoscesse, Race Screen è probabilmente il miglior campo dati per gareggiare con un Garmin, in quanto consente di correggere in corsa la differenza tra la distanza misurata dal GPS e quella effettiva del percorso. Una semplice pressione del tasto Lap in corrispondenza di uno dei cartelli chilometrici piazzati sul percorso correggerà istantaneamente ritmo medio e tempo finale previsto, sempre se avete configurato correttamente Race Screen prima della partenza. Oltre a questo, la schermata permette di avere sott’occhio tutti i dati potenzialmente utili in gara: passo istantaneo (calcolato su un numero di secondi personalizzabile), passo medio, durata del lap, tempo trascorso, previsione tempo finale, distanza, cadenza, FC…

I seguenti passaggi sono validi per l’app “Connect” (da smartphone), ma da “Garmin Express” (da pc) sono comunque molto simili:

Scaricare Race Screen da Garmin IQ e installarlo sul GPS Garmin

Race ScreenRace Screen– Connetti il GPS Garmin allo smartphone e apri “Connect”;
– click sul GPS Garmin per accedere al menù che lo riguarda;
– quindi vai su “Attività, App & Altro”;
– poi su “Attività & Applicazioni”;
– qui trovi l’elenco di tutte quelle presenti, in uso e non, ma il pulsante che ci interessa è in basso… “Scarica altre applicazioni”;
– ora ti trovi nello “Store Connect IQ”, nel campo di ricerca scrivi “Race Screen”;
– tra le centinaia di risultati, quello giusto è di “dp0750” (vedi foto), attualmente al primo posto tra i risultati;
– lo selezioni, lo scarichi e lo installi accettando i termini di utilizzo;
– a questo punto, un messaggio su sfondo verde ti confermerà che tutto è andato a buon fine e che alla prossima sincronizzazione verrà installato sul GPS Garmin;
– torna quindi alla schermata iniziale di “Connect” e sincronizza l’orologio.

Configurare “Race Screen” in base alla distanza di gara, al tempo-obiettivo e ad altre opzioni

Race ScreenRace Screen– Vai su “Connect”, click sul GPS Garmin collegato e nuovamente su “Attività, App & Altro”, ma questa volta nel sotto menù “Campi dati Connect IQ”;
“Race Screen” apparirà tra quelli installati;
– lo selezioni e vai su “IMPOSTAZIONI”;
– qui imposti i dati in base alla distanza di gara (in metri) e ai tuoi obiettivi di tempo (attenzione, in secondi, quindi MinutiTotaliX60+EventualiSecondi), specificando i secondi utilizzati per calcolare il ritmo “corrente” ed eventualmente attivando o disattivando le altre opzioni disponibili;
– nel nostro esempio, abbiamo pensato alla mezza maratona, quindi abbiamo impostato come distanza corsa 21.097 metri e come tempo target della corsa 1h27’00” cioè 5.220 secondi (87’X60”=5.220) e non abbiamo impostato lap automatici in quanto a ogni cartello premeremo il pulsante “LAP” per ottenere il magico allineamento con la realtà come descritto nel nostro vecchio articolo su Garmin IQ;
– finite le configurazioni, click su “FATTO” per salvarle;
– esegui un’ultima sincronizzazione con l’orologio per trasmettere le configurazioni di “Race Screen” al GPS Garmin.

Aggiungere “Race Screen” alle schermate del GPS Garmin

Race ScreenRace ScreenRace ScreenRace ScreenRace ScreenRace Screen– Prendi in mano l’orologio e vai su

“Corsa”;
– entra nelle “Impostazioni Corsa” (tenendo premuto il pulsante “UP”);
– seleziona “Pagine Dati”;
– aggiungi un nuovo schermo, scorrendo in basso fino ad arrivare alla schermata “Agg. nuovo” con un “+” grande in centro;
– seleziona “Dati personalizzati”;
– tipo di layout a 1 campo;
– scegli “Campi ConnectIQ”;
– quindi “Race Screen”.

In gara, sarà sufficiente scorrere tra le varie schermate per trovare “Race Screen”. A ogni pressione di “LAP” (ovviamente in corrispondenza del cartello chilometrico!), “Race Screen” correggerà la distanza modificando la proiezione finale. Non è ovviamente obbligatorio “lappare” a ogni cartello, il nostro consiglio è quello di farlo ogni 2 km per le gare fino ai 10 km, ogni 3 km per quelle fino alla mezza, ogni 5 km per quelle fino alla maratona.

N. B. A ogni cambio distanza di gara e/o obiettivo cronometrico, devi ripetere i passaggi del paragrafo “Configurare “Race Screen” in base alla distanza di gara, al tempo-obiettivo e ad altre opzioni”.

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Adidas Sub 2, la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/11/adidas-sub-2-la-recensione-dettagliata.html http://therunningpitt.com/2018/11/adidas-sub-2-la-recensione-dettagliata.html#respond Tue, 27 Nov 2018 07:28:12 +0000 http://therunningpitt.com/?p=8154 Le Adidas Sub 2 sono state lanciate sul mercato mondiale in concomitanza con la maratona di Tokio del 2017. Adidas ha sviluppato la scarpa concorrente delle Nike Vaporfly 4%, da noi recensita a Gennaio. All’epoca non si sapeva chi avesse vinto la battaglia di marketing e sportiva, ma analizzando la foto delle scarpe utilizzate dai primi... Read more »

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Le Adidas Sub 2 sono state lanciate sul mercato mondiale in concomitanza con la maratona di Tokio del 2017. Adidas ha sviluppato la scarpa concorrente delle Nike Vaporfly 4%, da noi recensita a Gennaio. All’epoca non si sapeva chi avesse vinto la battaglia di marketing e sportiva, ma analizzando la foto delle scarpe utilizzate dai primi tre alle sei majors 2018, un’idea ce la siamo fatta, condividendola a fine recensione.

Non ci soffermeremo invece in quest’articolo ad analizzare la storia della ricerca della maratona sotto le due ore, anche perché nel 2016 un bellissimo libro di Caesar (Two Hours: The Quest to Run the Impossible Marathon) l’ha descritta perfettamente. Dopo la recensione di Diego su Adidas Solar Boost, oggi descriviamo in dettaglio le scarpe più veloci della casa bavarese: le Adidas Sub 2.

Adidas Sub 2, la nostra opinione

Non so esattamente quali ragioni mi abbiano spinto a non provare finora le scarpe a tre strisce. In effetti nei miei trascorsi calcistici ho sempre utilizzato scarpe tedesche. Ma nell’ultimo anno e mezzo l’interesse per Adidas è aumentato quando ho saputo che, sebbene senza fanfare, l’azienda tedesca ha lanciato un «progetto Maratona sotto le due ore.» Come per Nike, Adidas ha scelto tre atleti, Wilson Kipsang, Guye Adola e Dennis Kimetto. Inoltre ha sviluppato una scarpa, Adidas Sub 2 finalizzata a realizzare l’impresa. Almeno così sembrava, visto che poi con il passare del tempo non si è avuta più notizia del progetto Sub 2.

Ma davvero le Sub 2 sono adatte per correre una maratona velocemente? quali sono le caratteristiche delle Sub 2 rispetto ai modelli della casa tedesca? Sono davvero così veloci? A quale tipo di podisti si rivolge questo modello? Si riesce a correre velocemente? in altri termini, qual è il feeling in strada rispetto alle Adios o a modelli comparabili?

Sono queste le principali domande a cui abbiamo cercato di rispondere nella recensione. Come al solito l’articolo si divide in sezioni, potrete premere sul link per accedere alla parte che vi interessa:

Le Adidas Sub 2 sono state acquistate su Internet e sono state testate in diverse circostanze, oltre ad essere state usate da Massi per la Maratona di Roma 2018 (2h34, 24-esimo assoluto, primo MM45). Di seguito vi raccontiamo la nostra opinione.

Caratteristiche di base

Le Adidas Adizero Sub 2 sono scarpe da gara, adatte a podisti con appoggio neutro, hanno un drop 6. Nel 2018 sono diventate le scarpe da corsa di punta delle Adidas, eclissando le Adios Boost come la scarpa da corsa più costosa e leggera.
Possono essere utilizzate su asfalto e in condizioni ottimali, hanno una suola Continental che le rende molto stabili sul bagnato. Il loro peso limitato, il design semplice ed elegante e l’ammortizzazione minima le rende interessanti per gare da 5km alla mezza maratona.

 

Marketing Adidas

Le Adidas Sub 2 sono scarpe innovative, ma non aspettatevi le stesse caratteristiche delle Vaporfly. Nei pochi documenti di marketing di Adidas leggiamo: «La scarpa offre il meglio della tecnologia Adidas in una forma estremamente veloce e leggera e segna il debutto della innovazione di Adidas Boost Light. Progettato specificamente per gli atleti d’élite il giorno della gara, Boost Light è la schiuma più leggera del marchio e conserva il ritorno di energia leader del settore che ha portato gli atleti Adidas a record mondiali. La tomaia della scarpa è composta da un singolo strato di tessuto ultraleggero, caratterizzato da una maglia a peso ridotto con rinforzi interni e Microfit avanzato, sviluppato per creare il miglior supporto, comfort e adattamento per le corse su strada ad alta velocità. La suola Continental Microweb (una evoluzione di Stretchweb) offre la massima aderenza, indipendentemente dalle condizioni di gara, per garantire che non venga sprecata energia a causa della minima quantità di scivolamento. La scarpa è stata creata sia per gli amatori sia per atleti di livello mondiale, per correre più velocemente e battere record.»

Adidas Sub 2 in sintesi

In sintesi, Le Adidas Sub 2 sono scarpe da gara pensate per correre velocemente. Sul tema «battere i record» ci ritorneremo nella parte finale dell’articolo. Nonostante la vocazione alla velocità, garantiscono una buona comodità, pregio raro nelle scarpe da gara. Adidas ha costruito le Sub 2 con l’obiettivo di creare una scarpa quasi minimalista, riducendone il peso rispetto al modello di punta precedente, le Adios 3. Le Sub 2 pesano poco più di 155 g, per la versione numero US 9 (42 EU). Come evidenziato nel congresso mondiale di medicina sportiva di Vienna del 1980 da Jack Daniels, che all’epoca lavorava alla Nike, 100 gr di riduzione consentirebbero un miglioramento di circa l’1% dell’economia di corsa. Visto che negli anni con le Adios (230gr) si è arrivati a correre in 2h04, ci si aspettava di arrivare almeno qualche minuto sotto quel tempo.

Adidas Sub 2: vista laterale.

Caratteristiche tecniche

Di seguito le principali caratteristiche tecniche della Adidas Adizero Sub 2, derivate dal sito RunningWarehouse Europa.

  • Peso: 156 g (EU 42 2/3)
  • Altezze della suola: 21 mm (tallone); 15 mm (avampiede); include la suoletta non rimovibile
  • Larghezza disponibile: D=Medium
    • calzata: standard
    • tallone: medio stretto
    • mesopiede: basso
    • larghezza spazio dita: medio stretto
    • altezza spazio dita: basso
    • arco plantare: medio alto

Estetica e forma

Adidas Adizero Sub2 ha una tomaia molto diversa dalla maggior parte delle scarpe Adidas. Il tessuto Air Mesh è molto morbido e consente una pratica ventilazione interna. L’Air Mesh è una rete piena, molto sottile ed aderente. Guardandola da vicino, si capisce immediatamente che la rete è quasi trasparente, pur avendo rinforzi interni in particolare nella parte centrale del piede, tramite le tre strisce interne.

Anche se la tomaia è relativamente sottile, la scarpa veste in maniera molto simile agli altri modelli Adidas, per esempio ad Adidas Adios 3 oppure Boston 7.

Alla prima calzata, Adidas Sub 2 è davvero anatomica, aderente e fasciante. Abbiamo apprezzato lo spazio a disposizione delle dita dei piedi, sebbene sia una scarpa da gara, quindi per costruzione non comodissima. Ovviamente non è comparabile ad Altra, ma rispetto ai modelli da gara, si ha la sensazione di poter correre a lungo senza difficoltà. Nella conchiglia è presente un leggero rinforzo ma che non si estende su tutto il tallone, quindi non opprimente. La protezione interna è molto morbida, non è così rigida, come tipicamente per le scarpe da gara.

Adidas Sub2: maglia laterale

Adidas Sub 2: vista frontale e posteriore. Notare la conchiglia con un leggero supporto.

Flessibilità. A livello di flessibilità, siamo rimasti impressionati. Dato che non c’è nessuna intersuola in carbonio, ma solamente il Boost Lite, la Sub 2 è sufficientemente flessibile per correre. Siamo in particolare rimasti positivamente sorpresi dalla flessibilità nella fascia plantare. Al tempo stesso, la rigidità è garantita in parte dal Boost Lite, si veda il «comportamento della corsa.»

Drop, intersuola e Suola

A livello di costruzione, Adidas ha scelto un design aggressivo. L’intersuola delle Adidas Sub 2 ha un drop di sei millimetri, che però si sentirà davvero poco rispetto ad altri modelli concorrenti. Rispetto alle Adios pensiamo che sia una scelta migliore, anche se chi è abituato a correre con drop 9 o 10, tipico dell’azienda Tedesca, questa decisione di design potrebbe essere un problema, soprattutto per i tendini.

Adidas Sub2: suola Continental.

Per la prima volta nella storia, Adidas ha adottato l’intersuola Boost Lite, che è una versione molto più leggera e solida del tradizionale Boost. È sicuramente molto reattiva e decisamente più leggera del tradizionale Boost. Il Boost lite è presente su tutta l’intera lunghezza della scarpa e costituisce completamente l’intersuola. In altri termini, non è stato aggiunto nessun supporto di EVA sulle Adidas Sub 2. Anche la suola Continental è presente su tutta la lunghezza e, come da tradizione Adidas, offre grande durata e trazione.

Adidas Sub2: vista intersuola.

Solette. Le solette delle Adidas Sub 2 sono molto sottili ed aderenti e non sono rimuovibili.

Adidas Sub2: mesh molto leggero e traspirante

Le Adidas Sub 2 utilizzano tecnologie innovative nella costruzione della scarpa, che possiamo riassumere nel seguente prospetto:

  • Boost Light TPU ultra leggero e capace di restituire ottima reattività alla falcata.
  • Continental Microweb Outsole gommma resistente, garantisce massima trazione al suolo.
  • Advanced Mesh upper morbido tessuto traspirante, agevola rapida evaporazione del sudore.
  • Microfit linea di supporto alla forma del piede.
  • Heel cap design avvolgente sulla linea del tallone.

Comportamento nella corsa

Non nascondiamolo, la Adidas Sub 2 è pensata per la velocità. Utilizzarla per correre lentamente o per correre lunghi non è probabilmente una grande scelta. Da un lato, il semplice costo per chilometro rendono l’idea poco economica, dall’altro troverete pochissima ammortizzazione e quindi le sensazioni iniziali potrebbero essere negative. La presenza della schiuma Boost Lite garantisce una risposta importante, sia per ripetute da 200 metri, sia per una mezza maratona. Come si evince chiaramente dai documenti di Marketing, Adidas però suggerisce d’utilizzare le Sub 2 soltanto per le gare. Per atleti efficienti, la scarpa potrà essere utilizzata anche per i lunghi, a condizione di accettare il drop 6.

La nostra esperienza

Lenti. Le scarpe non sono pensate per correre lentamente, ma nelle nostre uscite abbiamo notato che le Sub 2 riescono a garantire una biomeccanica efficiente, grazie alla buona comodità ed alla sorprendente protezione.

Corsa veloce. Siamo rimasti molto impressionati da quanto sia reattiva l’intersuola in Boost Lite. Sebbene manchi una piastra in carbonio, sulle distanze brevi non abbiamo avuto un’impatto negativo. E la scarpa asseconderà il vostro passo non appena aumenterete la velocità. Inoltre la larghezza della pianta garantisce un miglior contatto al terreno, il Boost Lite e l’intersuola che si estende su tutta la piante del piede assicurano una rullata completa, soprattutto per atleti dalla biomeccanica ottimizzata.

Lunghi / Maratona. D’altro canto, la totale mancanza di ammortizzazione sul tallone rende le Sub 2 meno indicate per chi deve correre una maratona. In altri termini, non suggeriamo di usare le Sub 2 per la distanza regina, a meno di essere veramente un atleta estremamente efficiente e molto esperto. Se la contemporanea leggerezza e comodità permettono una corsa rapida, pensiamo che la fatica sopraggiunta negli ultimi chilometri della maratona possa avere un impatto sull’efficienza di corsa, in caso di protezione limitata. Come anche verificato praticamente con Runscribe, l’appoggio e la biomeccanica di corsa tenderà a peggiorare con il passare dei chilometri. Per noi alla maratona di Roma è stato così, ma ogni persona è diversa.

Corsa in condizioni sfavorevoli.

Non potendo correre in condizioni ottimali o in pista, il comportamento in situazioni varie è importantissimo per molti podisti. Abbiamo quindi anche provato le Adidas Sub 2 in condizioni estreme. Per quanto riguarda l’appoggio, la qualità della suola Continental non deludeLa suola offre una presa ottimale su una vasta gamma di superfici da strade asfaltate, cemento e  persino con l’erba bagnata. La stabilità d’appoggio è un’area in cui la Sub 2 eccelle, anche sotto la pioggia scrosciante.

A chi sono adatte

Le Adidas Sub 2 sono adatte a podisti veloci, dalla biomeccanica di corsa abbastanza efficiente. Visto il loro peso molto limitato e la mancanza quasi totale di protezione, rendono al meglio negli allenamenti di qualità e sono raccomandati per corse brevi fino alla mezza maratona.

Durata

Come abbiamo sempre scritto, la durata di un paio di scarpe da corsa dipende fortemente da molti fattori, dal modo di correre e anche dai gusti personali del podista. E’ chiaro però che una scarpa da gara non è pensata per correre molte competizioni.

In questa caratteristica, Adidas si dimostra superiore ai concorrenti. L’azienda Bavarese utilizza una suola Continental in quasi tutti i modelli, garantendo una lunga durata del battistrada. Adidas Sub2 non fa eccezione, nonostante i 156 grammi di peso. Dopo circa 100 chilometri l’usura è veramente limitata e anche a 350 km possiamo affermare che la scarpa non subisca più di tanto un decadimento di qualità, come si evince dalla foto qui sotto.

Dal nostro punto di vista, le Sub 2 potranno essere utilizzate in gara almeno per 5 o 6 mezze maratone, fino ai 200 km d’utilizzo. Sebbene la qualità e la durata del Boost Lite siano eccellenti, le nostre sensazioni è che superati i 200 km la scarpa perda di rigidità. Ma tutto dipenderà dal vostro appoggio.

Ad ogni modo, anche se non esattamente come per le Adios, la durata è eccellente. Dopo circa 200 km, le Sub 2 potranno essere utilizzate per allenamenti di qualità in tutte le condizioni atmosferiche. Riteniamo che possano essere utilizzate fino ai 600-700 km. Eventualmente suggeriamo di utilizzarle a fine della durata di vita sul tapis roulant, dove le condizioni di corsa sono più facili.

Adidas Sub2: dopo 350 km, la suola Continental non ha subito grosse usure

Adidas Sub2: linguetta e lacci

Prezzi e approfondimenti

In sintesi, le Adidas Sub 2 sono una scarpa molto leggera e comoda:

  • abbastanza spaziosa per una scarpa da gara,
  • che fa della traspirabilità un vero punto di forza.
  • con una leggerezza e flessibilità incredibile, nonostante la reattività «estrema».

La nostra sensazione è che il Boost Lite sia davvero fantastico e che integrato in una scarpa più protettiva potrebbe consentire un miglioramento di prestazioni. Secondo noi il design è buono: la scarpa è complessivamente molto stabile grazie alla suola leggermente più larga. Non vi è infatti il «solito» restringimento nella parte centrale del piede.

Ma quindi le Sub 2 sono le scarpe per battere il record del mondo in maratona? Vediamo cosa ci dice l’evidenza empirica.

Le scarpe più veloci

Premesso che non esiste una scarpa perfetta e che nessuna scarpa vi consentirà di correre molto più velocemente, un dato è chiaro. Partendo dall’analisi allegata sviluppata da Rolows, sugli arrivi dei primi tre maratoneti alle 6 Marathon Majors 2018, possiamo arrivare a poche ma significative conclusioni:

  1. tra le 6 majors, Nike ha sempre vinto, tranne che a Boston, dove però le condizioni climatiche hanno influenzato significativamente il risultato;
  2. 10 su 18 podi sono stati conquistati dall’azienda dell’Oregon, quasi tutti hanno usato le Vaporfly, sebbene con diversi modelli;
  3. la «tecnologia» delle Vaporfly è destinata ad essere dominante nei prossimi anni. In altri termini, le Racing flat come le Streak o le Adidas Sub 2 e Adios saranno raramente presenti nei podi mondiali. Per curiosità Brooks a Boston ha sviluppato un prototipo chiamato Hyperion, che sarà lanciato nel 2019 e presenterà una soletta in carbonio.

Chiaramente questi risultati sono inficiati dal fatto che per gli atleti Top è più «interessante» economicamente correre con Nike, rispetto alle altre marche. Ma le aziende leader tipicamente influenzano i trend… E l’ammortizzazione sembra essere la moda per i prossimi anni in maratona.

Le scarpe utilizzate dai premiati delle 6 majors di Maratona 2018. Si nota la predominanza Vaporfly, ma anche qualche Sub2. Fonte: Rolows

180 euro per una scarpa

Ma il lettore potrebbe chiedere: «vale davvero spendere 180 euro per questa scarpa?» Chiunque si aspetterebbe un prodotto davvero eccezionale date le circostanze, e riteniamo che Adidas abbia ancora tanta strada da fare prima di rendere le Sub 2 un prodotto top. In particolare le Sub 2 hanno due piccoli ma non insignificanti problemi:

  1. sono vendute come scarpa da maratona, ma ad eccezione dei veri élite, nemmeno i primi 50 in Italia saranno in grado di utilizzarla al meglio per 42 km. Il supporto posteriore è così limitato, che soltanto una corsa molto efficiente garantirà una gara ottimale;
  2. Il prezzo è estremamente eccessivo. Vendere a 180 euro le Sub 2 non è giustificato, il materiale utilizzato è molto limitato, eppure il listino è 30 euro più alto rispetto alle Adios 3, la scarpa ideale per gli amatori evoluti. E contrariamente a Nike, non si può nemmeno dire che Adidas abbia investito in marketing!

Purtroppo la scelta commerciale di Adidas si è rivelata sbagliata, almeno a giudicare dalle vendite. Ed in effetti la scarpa è stata ritirata dal mercato e non si trova più nemmeno sui siti aziendali.

Ma ci sono almeno 2 belle notizie:

  1. Gli ultimi modelli ancora disponibili sono scontati tra il 40% e il 45% sui siti online;
  2. Se trovate le Sub 2 a 100-120 euro, probabilmente state per comprare un’ottima scarpa che vi darà soddisfazioni, su gare più corte!
Per correre dai 5 ai 21km, le Adidas Sub 2 rappresentano probabilmente una delle migliori scarpe attualmente sul mercato, per podisti efficienti e dal peso limitato. Se le vorrete usare oltre i 21km, a vostro rischio e pericolo!

Per chi fosse interessato all’acquisto, alleghiamo i principali link per acquisti o approfondimenti:

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http://therunningpitt.com/2018/11/adidas-sub-2-la-recensione-dettagliata.html/feed 0
Black Friday 2018 http://therunningpitt.com/2018/11/black-friday-2018.html http://therunningpitt.com/2018/11/black-friday-2018.html#respond Thu, 22 Nov 2018 12:32:10 +0000 http://therunningpitt.com/?p=8280 Come gli anni scorsi, gli sconti sono iniziati ben prima del fatidico Black Friday (venerdì 23 novembre 2018). Amazon sicuramente sarà protagonista, ma quale sarà il modello di GPS più scontato? Qui un piccolo riassunto delle nostre recensioni, non soltanto dei GPS, ma anche di bilance, activity tracker, libri e scarpe.   Amazon Gps Qui la guida scritta... Read more »

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Black FridayCome gli anni scorsi, gli sconti sono iniziati ben prima del fatidico Black Friday (venerdì 23 novembre 2018). Amazon sicuramente sarà protagonista, ma quale sarà il modello di GPS più scontato? Qui un piccolo riassunto delle nostre recensioni, non soltanto dei GPS, ma anche di bilance, activity tracker, libri e scarpe.

 

Amazon

Gps

Qui la guida scritta pochi giorni fa per orientarsi tra i vari modelli

Garmin

Garmin Forerunner 645 Music (nostro confronto con il 935, link su Amazon)

Garmin Forerunner 735XT (link su Amazon)

Garmin Forerunner 235 (nostra recensionelink su Amazon)

Garmin Forerunner 935 (nostra recensionelink su Amazon)

Garmin fenix 5X (nostra recensionelink su Amazon)

Garmin fenix 5 (nostra recensionelink su Amazon)

Garmin Forerunner 35 (nostra recensionelink su Amazon)

Garmin fenix 3 (nostra recensionelink su Amazon)

Garmin Forerunner 630 (nostra recensionelink su Amazon)

Polar

Polar M200 (nostra recensione, link su Amazon)

Polar M430 (nostra recensionelink su Amazon)

Polar Vantage M (a breve la nostra recensione, link su Amazon)

Polar Vantage V (a breve la nostra recensione, link su Amazon)

Altri GPS

Apple Watch 3 (link su Amazon)

Suunto 9 (a breve la nostra recensione, link su Amazon)

Fasce e altro

Garmin Running Dynamics Pod (nostra recensionelink su Amazon)

Polar OH1 (nostra recensionelink su Amazon)

Qui l’articolo sulle fasce, con tanti suggerimenti per gli acquisti suddivisi per fascia di prezzo

Bilance

Il nostro articolo completo, con le bilance suddivise per esigenze e fascia di prezzo, tutti i link per l’acquisto sono all’interno

Activity Tracker

Il nostro articolo completo, con i consigli per gli acquisti e i link sempre all’interno

Libri

Qui una piccola parte della bibliografia del blog (sicuramente da completare!), recentemente abbiamo trovato molto interessante il libro di Gastone Breccia e quello di Cesare Picco e il concetto di “mindfulness” applicato alla corsa. Buttate un occhio anche all’elenco di marzo 2017 e quello di fine 2016. Qui comunque l’elenco di tutti gli articoli che parlano di libri!

Scarpe

Qui l’elenco degli articoli con i modelli che abbiamo testato, all’interno trovate i vari link per gli acquisti, su Amazon, su Running Warehouse Europe o anche su altri siti.

Adidas
Altra
ASICS
Brooks
Hoka One One
Mizuno
New Balance
Nike

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Guida all’acquisto del GPS 2018 http://therunningpitt.com/2018/11/guida-acquisto-gps-2018.html http://therunningpitt.com/2018/11/guida-acquisto-gps-2018.html#respond Wed, 21 Nov 2018 10:14:25 +0000 http://therunningpitt.com/?p=8250 Allenamento, sequenza di gare, scelta del coach, tipo di alimentazione, scarpe. Tra le grandi scelte che ogni podista deve affrontare prima dell’inizio della nuova stagione podistica c’è anche quella del GPS. E la scelta potrebbe essere di correre senza GPS! Anche se come scritto sui social «Bordin non utilizzava i GPS», pensiamo che gli orologi... Read more »

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Allenamento, sequenza di gare, scelta del coach, tipo di alimentazione, scarpe.

Tra le grandi scelte che ogni podista deve affrontare prima dell’inizio della nuova stagione podistica c’è anche quella del GPS. E la scelta potrebbe essere di correre senza GPS! Anche se come scritto sui social «Bordin non utilizzava i GPS», pensiamo che gli orologi moderni siano uno strumento in più a disposizione dell’arsenale del podista amatore. Ma quale scegliere? Come indicato due anni fa nella guida 2016 alla scelta dei GPS, “oggi il podista amatore si ritrova a fare i conti con tante offerte e dal nostro punto di vista, tanti mal di testa prima di decidere se e come cambiare il GPS. [..] l’attenzione spasmodica della ricerca di nuovo GPS di corsa è diminuita negli ultimi anni”. 

La guida all’acquisto dei migliori GPS di fine 2018

Alla luce del Natale e del Black Friday di Amazon, abbiamo approntato una guida pratica ma analitica che consenta di scegliere, senza farsi influenzare dai messaggi marketing, quale sia il miglior GPS per fascia di prezzo. Riteniamo che una scelta consapevole possa portare a decisioni migliori, magari anche quella di rimandare l’acquisto all’anno prossimo!

Com’è cambiato il mercato negli ultimi due anni? Quali dovrebbero essere i criteri di decisione dell’acquisto? Quali sono le principali offerte degli case produttrici? Quali sono le case produttrici su cui puntare? Come sono evoluti nel tempo i principali orologi GPS? Come scegliere quello più adatto alle nostre esigenze? Quanto spendere per avere una funzione in più? Quali sono le funzionalità che “fanno” la differenza? Quali sono quelli attualmente (novembre 2018) più utilizzati in Italia? E infine, quali sono secondo il nostro modo di vedere le migliori scelte per ogni fascia di prezzo?

Come al solito l’articolo si divide in sezioni, potrete premere sul link per accedere alla parte che vi interessa:

Cosa cercare in un GPS

Partiamo da un assunto di base, che deve essere nella mente di chi acquista, evitando ovviamente di spendere soldi inutili (se non nuotate… non comprate un orologio da triathlon). Per decidere quale GPS acquistare, assumendo che nessun podista abbia fondi illimitati, suggeriamo di pensare all’utilizzo che si debba fare dello strumento

Oggi ci sono GPS per tutti i prezzi, quindi valutare le funzioni a disposizione risulta cruciale nella scelta. Per noi ci sono tre gruppi di funzionalità da considerare prima di scegliere cosa comprare: essenziali, importanti e interessanti. Nella guida all’acquisto del GPS del 2016, le abbiamo descritte in dettaglio, qui ne facciamo solo una sintesi.

Funzioni essenziali.

Nel primo gruppo ciò che conta è:

  • l’accuratezza della distanza misurata e
  • della velocità durante la corsa,
  • oltre alla valutazione della prestazione subito dopo la corsa.
Se “esistesse soltanto l’orologio” e non anche l’ecosistema, queste sarebbero le uniche funzioni da valutare. Fino a qualche anno fa, la misurazione della distanza migliorava con gli orologi più recenti. Ora invece dipende molto dal modello, quindi a priori è difficile dirlo. Lo stesso vale per la precisione della velocità. Si tenga conto che oramai la differenziazione tra le marche è minima, verificate i forum soprattutto se l’orologio è di una marca o modello meno noto.

Infine, la scelta di un GPS piuttosto che un altro è influenzata dalla capacità di visualizzazione dei dati. Da un lato conta capire quanti dati sono contemporaneamente visualizzabili, dall’altro quali siano a disposizione, infine come si riescono fisicamente a vedere. Mai scegliere un orologio che abbia soltanto tre “campi” a disposizione contemporaneamente, né un display troppo piccolo. Scegliete i dati che vi sembrano necessari e verificate se e come si possono visualizzare sull’orologio. Se mancano, ripiegate su un’altra opzione.

Funzioni importanti 

Un grosso punto di domanda degli anni passati era la Durata batteria. Per il podista amatore come il sottoscritto, è una scelta irrilevante: la batteria del GPS più semplice dura almeno 6-7 ore. Se invece correte le ultra maratone, è fondamentale porsi la domanda, soprattutto se “dovete” correre una gara sopra le 8 ore di durata. L’alternativa sarebbe quella di ricaricare il GPS durante la gara, ma se state pensandoci seriamente, forse avreste bisogno di un nuovo GPS. Ultimamente Garmin, Polar e Suunto hanno sviluppato soluzioni che consentono di risparmiare energia, limitando il collegamento ai satelliti, mantenendo in tal modo il GPS acceso per più di un giorno intero. 

Oramai tutte le ultime versioni presentano un lettore ottico dei battiti cardiaci. Sarà importante soprattutto durante il periodo estivo, oppure sul tapis roulant. Le limitazioni del cardio da polso sono state descritte nella recensione dettagliata.

Tra le altre funzioni da non trascurare nella scelta, includiamo:

  1. le sue dimensioni e l’estetica: pensate d’usarlo solo per correre, oppure anche durante la giornata? Solo alcuni orologi sono esteticamente piacevoli!
  2. oltre la grafica: quanti colori visualizzabili? Vi accontentate di un orologio con le scritte in bianco e nero? Personalmente non siamo grandi fan di grosse funzionalità di visualizzazione, anche perché una migliore luminosità andrà a discapito della durata della batteria.
  3. Un altro fattore di scelta è il peso dell’orologio, variabile importante soltanto se si pensa d’indossare il dispositivo durante la giornata. In effetti anche se esiste una variazione tra il peso massimo e minimo dei vari modelli attualmente in commercio, il peso (limitato) non ha nessun impatto sulle prestazioni in gara o in allenamento, quindi la scelta è puramente personale e non tecnica.
Infine, l’integrazione con altri sistemi: ogni produttore dispone non soltanto di hardware, ma anche di software per visualizzare i dati ottenuti. Se pensate di utilizzare l’ecosistema del produttore, allora analizzate la loro piattaforma.  Se siete podisti evoluti, anche la possibilità di pianificare l’allenamento, risulta importante. Stiamo parlando della capacità d’orologio d’informarci durante la corsa se stiamo correndo forte/piano, quando fermarci, se aumentare il ritmo, ecc. 

Funzioni avanzate.

Infine alcune funzioni di nicchia, per esempio:

  1. l’Altimetro barometrico, che misurerà la pressione atmosferica e vi darà l’altitudine. La funzione è decisamente più precisa di quella del GPS, e correndo i montagna vi sarà utile, ad Anversa sicuramente di meno.
  2. Navigazione. Nel caso foste interessati alla corsa in montagna, volendo percorrere dei sentieri, il suggerimento è quello di utilizzare un Iphone!
    Se però l’obiettivo è quello di gareggiare in un trail in montagna, esistono soluzioni a disposizione con strumenti avanzati di navigazione. Ma anche se non state correndo in montagna, due funzioni di navigazione sono davvero utili, “ritorno alla partenza” e “ritorno a un punto prefissato”. Sul blog troverete parecchi dettagli su come utilizzarle
  3. Inoltre sono le cosiddette Dinamiche di corsa. Ne abbiamo parlato diffusamente in diversi articoli, analizzandole empiricamente in dettaglio e studiando alcuni podisti. Sono funzioni interessantissime, ma assolutamente non indispensabili, per le quali però il monitoraggio dati nel lungo termine potrebbe permettervi di capire se state migliorando.
  4. Misurazione della variabilità del battito cardiaco; per ora funzione dedicata solo ad alcuni e probabilmente ancora gestita meglio da app come HRV4training.
  5. Infine, il carico dell’allenamento. Sono state sviluppate per capire come allenarsi.  Una sintesi del carico dell’allenamento è descritta nella nostra guida.
Ovviamente è affascinante avere 1000 funzioni sull’orologio. Ma le domande da porsi sono:
(a) vale la pena spendere oltre cento euro in più rispetto al prezzo medio di un orologio equivalente senza tali funzioni?
E soprattutto: (b) le userete mai? (c) avrete la pazienza ed il tempo per capire come funzionano?

I nostri suggerimenti

Fondamentale la premessa che la nostra guida è indipendente, non abbiamo rapporti di Ambassador con nessuna delle aziende citate qui sotto. Ci e’ capitato di ricevere alcuni di questi prodotti per i test, ma molti dei GPS sono stati acquistati con i nostri soldi. Da podisti amatori, amanti del marketing e della tecnologia, pensiamo di poter offrire al lettore una scelta indipendente e mirata. Negli anni abbiamo utilizzato qualche decina di GPS, letto tutti i manuali ed analizzato le principali caratteristiche dei modelli più interessanti. Come gia’ indicato per le scarpe, anche nei GPS l’ecosistema gioca un ruolo decisivo: se siete abituati a premere stop nelle ripetute in basso a sinistra, troverete difficoltoso abituarvi ad altre scelte. Stesso discorso vale per la visualizzazione dei dati sulle varie App dei produttori. Cambiare richiede un apprendimento importante che vorremmo farvi evitare. Ecco nel seguito i nostri suggerimenti, ma ogni podista e’ diverso, quindi ci rendiamo conto che possiamo offrire spunti di riflessione, nulla più.

Raccomanderemo orologi soltanto di 3 aziende, fortemente dedicate ad aiutare il podista amatore a migliorare. Sono, in ordine alfabetico, non di preferenza: Garmin, Polar, Suunto. A questa lista si aggiunge necessariamente l’Apple Watch solo come alternativa per altre funzioni a 360 gradi. Se due anni fa valutavamo anche Tom Tom come quarto player di mercato, l’azienda olandese ha deciso di non continuare a produrre GPS per la corsa nel futuro. Infine i produttori Fitbit, Xiaomi, Samsung, no.1 GPS, Timex sono stati considerati ma i loro prodotti non hanno soddisfatto i criteri descritti precedentemente.

GPS per podisti, con funzioni base, sotto i 100 euro

La nostra raccomandazione.

Polar M200. Il Polar M200 è stato il primo orologio dal prezzo contenuto ad aver introdotto la rilevazione cardiaca da polso a due LED. Esteticamente rotondo, il cinturino è morbido e confortevole. Il collegamento ai satelliti GPS è molto rapido e in generale funziona in pochi secondi. Anche la frequenza cardiaca da polso è relativamente precisa, ma per gli allenamenti intensi suggeriamo l’utilizzo di una fascia cardio, Polar H10. Essendo un orologio pensato come activity tracker, dispone di funzioni di monitoraggio del sonno. Al prezzo di vendita di un centinaio di euro, siamo rimasti sorpresi che offra anche funzioni avanzate di running. Assolutamente la migliore scelta sul mercato.

Per una recensione dettagliata delle funzioni del Polar M200, vi consigliamo di leggere il nostro link.

Migliore Alternativa

Garmin Forerunner 35. Non ha esattamente le stesse funzioni del Polar M200, ma esteticamente è sicuramente più bello, oltre che leggermente più costoso. E’ progettato per chi intende correre in maniera frequente, ma anche anche per un utilizzo quotidiano, vista l’estetica molto accattivante, la buona durata della batteria e le funzioni di activity tracking. La durata della batteria è superiore a quella di strumenti dello stesso prezzo, posizionandosi sopra le dieci ore in modalità attiva GPS, quindi lo potrete utilizzare per una settimana intera senza ricaricarlo. Purtroppo non dispone di funzioni avanzate molto ricercate dal podista amatore, ma è fornito di alcune delle analisi presenti in prodotti molto più costosi. Nel complesso, riteniamo che le molte funzioni disponibili e la presenza del lettore cardiaco da polso possano renderlo molto competitivo su un mercato sempre più esteso.

Per un dettaglio della recensione dettagliata del Garmin Forerunner 35, rimandiamo al link allegato.

Orologio GPS con funzioni avanzate, sotto i 200 euro

La nostra raccomandazione.

Garmin Forerunner 235. Il 235 è l’orologio ancora più utilizzato nelle gare italiane ed internazionali. Di fatto qualche anno fa sarebbe stato considerato un orologio Premium, ma è venduto ad un prezzo accessibile. Ha tutte le funzioni più utili, il lettore ottico, gli allenamenti strutturati, la stima delle performance e la possibilità di personalizzare i dati. Gli mancano però le dinamiche di corsa e tutte le funzioni di carico dell’allenamento. Quanto siete disposti a spendere per averle? A 180 euro pensiamo che non si possa chiedere di più.

Per un dettaglio della recensione dettagliata del Garmin Forerunner 235, rimandiamo al link allegato.

Migliore alternativa.

Polar M430Allo stesso livello, ma ad un costo leggermente inferiore, mettiamo senza dubbio il “vecchio” (2017) Orologio (2018) della casa Finlandese. Abbiamo definito al lancio nel 2017 il Polar M430 come l’orologio per podisti esigenti. Il Polar M430 è il naturale successore dell’M400, da cui eredita tutte le funzioni, con l’aggiunta della rilevazione cardiaca da polso a sei led. Il cinturino è di un materiale molto morbido e completamente traforato in modo da permettere la traspirazione della pelle. Per il collegamento con i satelliti non ha mai impiegato più di trenta secondi. Riteniamo che l’innovazione principale dell’orologio, ossia la frequenza cardiaca da polso, sia precisa quasi quanto la fascia cardio.

Per un dettaglio della recensione dettagliata del Polar M430, rimandiamo al link allegato.

Orologio GPS con moltissime funzioni, sotto i 300 euro

La nostra raccomandazione. Polar Vantage ME’ il nuovissimo orologio multisport con sensore Polar Precision Prime, che consente la migliore misurazione della frequenza cardiaca da polso. Secondo noi ha un prezzo assolutamente allineato alle funzioni a disposizione, in particolare il Training Load Pro consentirà di gestire al meglio gli allenamenti, il Running Index permetterà di capire l’evoluzione della forma. Altamente personalizzabile, a quel prezzo non troverete una novità equivalente.

Entro fine anno la nostra recensione dettagliata.

Migliore alternativa.

Garmin Forerunner 735. Il Garmin Forerunner 735 era nelle nostre raccomandazioni della guida precedente. La diminuzione di prezzo degli ultimi mesi lo rende davvero una grande alternativa. Nonostante sia un orologio di due anni fa, essendo uscito a Luglio 2016, presenta quasi tutte le funzioni a disposizione del podista amatore e triatleta. Le funzionalità di corsa sono davvero avanzate: dinamiche di corsa, recupero, pianificazione delle sedute dell’allenamento e stima del VO2max. Infine il peso molto ridotto lo rende davvero una scelta per il podista e triatleta esigente. Non lo mettiamo come favorito solamente perché non sarà ulteriormente sviluppato da Garmin.

Entro fine mese la nostra recensione dettagliata.

Orologio GPS con tutte le funzioni

La nostra raccomandazione.

 La nostra raccomandazione a chi non vuole badare a spese è optare per il Forerunner 935 oppure per il Fenix 5. I due orologi sono pensati per tutti gli usi possibili e immaginabili del podista amatore e triatleta. Potranno essere utilizzati quotidianamente, avendo una durata della batteria ulteriormente migliorata e le funzioni di activity tracking presenti ormai comunque anche su modelli GPS base. Le funzionalità di corsa rispetto al Forerunner 735XT sono migliorate: dinamiche di corsa, recupero, pianificazione delle sedute dell’allenamento e stima del VO2max. Ma ne sono state aggiunte parecchie altre, come per esempio il Training Load. Il costante aggiornamento del firmware, almeno per i prossimi due anni, rende l’orologio particolarmente apprezzato da noi podisti amatori, visto che anche il peso dello stesso si è mantenuto limitato a 49 grammi.

Per un dettaglio della recensione dettagliata del Fenix 5 e del Forerunner 935rimandiamo ai links allegati.

Migliore alternativa.

Polar Vantage V. Una possibile alternativa per chi cerca il meglio è il nuovissimo orologio multisport. Con un sensore cardio Precision Prime, Polar ha alzato la barra nella misurazione della frequenza cardiaca. E’ il primo orologio che misura la Potenza della corsa tramite polso e senza accessori. Il Polar Vantage V ha funzioni innovative uniche sul mercato che ne consigliano l’acquisto agli “early adopter”. Manca attualmente la possibilità di Navigazione, che sarà attivata nel 2019.

La recensione dettagliata sarà preparata entro fine mese.

Orologio GPS per ascoltare musica

La nostra raccomandazione. Garmin Forerunner 645 Music.

Per chi cercasse anche di correre con la musica, suggeriamo l’acquisto del Garmin Forerunner 645 Music, che contiene quasi tutte le funzioni del Garmin 935, tranne il collegamento ai sensori e alcune funzioni multisport. Ma la presenza di Garmin Music ed il collegamento a Spotify lo rende una valida alternativa ai tre orologi presentati precedentemente. Si noti che il Garmin Fenix 5 Plus include anche la musica.

Nel link allegato, troverete la recensione dettagliata del Garmin Forerunner 645 e il confronto con il Forerunner 935.

La migliore alternativa. Apple Watch 3.

Orologio con funzioni di Navigazione

La nostra raccomandazione. Suunto 9

Suunto 9 è pensato per la navigazione. Molto utilizzato nei trail, grazie ad una gestione efficiente della batteria. La casa finlandese lo promuove “per allenamenti lunghi e difficili, corse e avventure estreme.” Suunto ha realizzato un dispositivo per gli atleti che cercano poche ma importanti caratteristiche: grande affidabilità, migliore durata della batteria, migliori tracce GPS e altimetro.

La recensione dettagliata sarà preparata durante il mese di dicembre.

La migliore Alternativa.

Garmin Fenix 3. Lanciato nel 2015, resta una delle più valide alternative per Navigare. Modello GPS inizialmente progettato per la corsa trail e per la navigazione, può essere utilizzato anche da chi corre su strada, oppure dai triatleti. La buona durata della batteria, e le molteplici funzioni di activity tracking consentono di utilizzarlo quotidianamente. Per la corsa competitiva, il Fenix 3 dispone di tutte le funzionalità che la casa americana aveva previsto inizialmente per i modelli Forerunner: dinamiche di corsa, funzioni di recupero, pianificazione delle sedute d’allenamento, stima del VO2max. Ci aspettiamo prezzi davvero competitivi durante il Black Friday. Ottima scelta…. ma dipende dal prezzo.

Per una recensione dettagliata del Garmin Fenix 3, rimandiamo al link allegato.

Nota finale: tutti i GPS sono stati testati da uno o più redattori di TherunningPitt.com.
La guida è soltanto una sintesi dei migliori orologi per fascia di prezzo. Alcuni degli orologi suggeriti sono stati offerti dai principali costruttori, ma la maggior parte è stata comprata regolarmente su Amazon.

 

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Nike Zoom Fly Flyknit, la Recensione Dettagliata http://therunningpitt.com/2018/11/nike-zoom-fly-flyknit-la-recensione-dettagliata.html http://therunningpitt.com/2018/11/nike-zoom-fly-flyknit-la-recensione-dettagliata.html#respond Mon, 19 Nov 2018 07:58:24 +0000 http://therunningpitt.com/?p=8206 Le Nike Zoom Fly Flyknit sono state lanciate sul mercato mondiale il 13 Settembre 2018. A fine Marzo di quest’anno pubblicavamo sul blog la recensione delle Nike Zoom Fly a poche settimane di distanza da quella delle più «importanti» Vapor Fly 4%, scritta dall’amico Corrado Pronzati. Nelle diverse recensioni abbiamo raccontato il progetto da cui hanno preso vita questi... Read more »

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Le Nike Zoom Fly Flyknit sono state lanciate sul mercato mondiale il 13 Settembre 2018. A fine Marzo di quest’anno pubblicavamo sul blog la recensione delle Nike Zoom Fly a poche settimane di distanza da quella delle più «importanti» Vapor Fly 4%, scritta dall’amico Corrado Pronzati. Nelle diverse recensioni abbiamo raccontato il progetto da cui hanno preso vita questi modelli innovativi e precisamente il “Breaking 2” di Nike. Per quelle pochissime persone che non sapessero di cosa si tratta, è il progetto dell’azienda dell’Oregon volto a consentire al primo Atleta al mondo di correre una maratona sotto il muro delle 2 ore. A completare le recensioni della gamma “Zoom Series” con le Pegasus 34 ci ha pensato qualche mese più tardi Andrea Soffientini.

Nike a distanza di poco più di un anno ha portato avanti il progetto «Zoom Series» – I modelli di scarpe creati da Nike per il progetto “Breaking 2” con una rinnovata gamma di scarpe per tutte le esigenze e precisamente:

  • Nike Air Zoom Pegasus 35, la scarpa ideale per le corse quotidiane, Tempo Run e Long Run, disponibile dal 1° giugno, qui per la recensione di Andrea Soffientini.
  • Nike Zoom Pegasus Turbo, la scarpa ideale per le corse quotidiane, Tempo Run, ripetute e Long Run, disponibile dal 1° settembre, qui per la recensione di Massi Milani e Ludovica Di Gregorio.
  • Nike Zoom Fly Flyknit, scarpa da gara o allenamento velocissima e leggera ideale dai 5 Km alla Maratona, Tempo Run e Long Run, disponibile dal 4 ottobre. 
  • Nike Zoom Vaporfly 4% Flyknit, scarpa da gara espressione di velocità pura e innovazione ideale dai 5 Km alla Maratona, utilizzata da Massi alla Maratona di New York 2018.

Nike Zoom Fly Flyknit, la nostra opinione

A pochissimi giorni dal lancio eccoci qui a descrivere l’evoluzione delle Nike Zoom Fly Flyknit.

La scarpa in questione ha fatto un passo in avanti oppure no, i difetti (pochi) riscontrati nel modello precedente sono stati corretti, oppure ce ne sono di nuovi? La scarpa è efficiente e la corsa economica? A quale «pubblico» di podisti è rivolta? Hanno una durata superiore al vecchio modello?

Queste sono le principali domande a cui abbiamo cercato di rispondere. Se siete curiosi anche voi di conoscere le caratteristiche di questo nuovo modello mettetevi comodi e leggete il seguito, come al solito diviso in sintetiche sezioni.

Le Nike Zoom Fly Flyknit sono state regolarmente comprate su Internet poco dopo l’uscita ufficiale nei negozi e di seguito vi raccontiamo la nostra opinione.

Caratteristiche generali

Le Nike Zoom Fly Flyknit sono scarpe ibride che possono essere collocate sia nella categoria «reattive», A2 che in quella «ammortizzate», A3. Sono caratterizzate dal peso ridotto, anche più leggere rispetto alla concorrenza.

La stessa Nike ne indica il campo di utilizzo non solo per il giorno della gara, ma anche per Tempo Run, Medio, e Long Run, questo grazie al perfetto connubio fra ammortizzazione, top in questo segmento di peso, e la reattività, caratteristica propria di questa versione.

Confermo l’impressione dichiarata per le Old Zoom Fly, di seguito denominate «OZF» per comodità, asserendo che non ho mai trovato un rapporto peso – prestazione – ammortizzazione al livello delle Nike Zoom Fly Flyknit. Protezione degna di una ammortizzata, reattività al pari di una scarpa secca, nonostante i 234 grammi di peso, dato riferito alla misura 42 -US 8.5, in leggera crescita di 7 Gr. rispetto ai 227 grammi delle OZF.

Per quanto riguarda la numerazione nessuna differenza in confronto agli altri modelli di casa Nike, il Flyknit risulta molto fasciante, quindi chi necessita di maggiore libertà di movimento, soprattutto nella parte anteriore, oppure ha la pianta del piede particolarmente larga potrebbe aver bisogno di una mezza misura in più; la scarpa è fasciante su tutta la lunghezza (posteriore, laterale anteriore) sembra addirittura di indossare un calzino, risulta più stretta soprattutto nella zona anteriore dove invece le OZF tendevano ad allargarsi.

Nike Zoom Fly Flyknit mantiene la caratteristica principale che l’ha resa famosa: la presenza di una piastra di Carbonio (nelle OZF questa era di Nylon ricoperta di carbonio) affondata nell’intersuola che in questo modello è costituita dal React, materiale che di fatto va a sostituisce la vecchia schiuma Lunarlon  lanciata nel 2008 e ora mandata in pensione: si trattava di un materiale innovativo che garantiva grande morbidezza unita a un’ottima elasticità, la nuova schiuma React è ancora più morbida, più elastica, leggera resistente e moderna e si colloca di fatto nella categoria “ritorno di energia” a cui tutte le case stanno strizzando l’occhio dopo l’ingresso sul mercato di Adidas con il Boost avvenuto ormai sei anni fa. 

Per una descrizione dettagliata della Schiuma React, rimandiamo alla recensione delle Nike Epic React Flyknit, nel link allegato.

La tomaia in Flyknit è costituita da un unico pezzo senza cuciture, offre elasticità e supporto esattamente dove servono progettata per assicurare il massimo comfort unita ad un’alta traspirabilità nella zona superiore del piede ed un’estrema leggerezza.

Caratteristiche tecniche

Vediamo in primo luogo le caratteristiche tecniche delle Zoom Fly Flyknit, poi i principali cambiamenti ed infine discuteremo l’impatto sulla corsa.

Sintesi delle principali caratteristiche tecniche.

Di seguito le principali caratteristiche tecniche della Nike Zoom Fly Flyknit, derivate dal sito RunningWarehouse Europa.
  • Peso: 8.4 oz/238 g (taglia 9)
  • Altezze della suola: 33mm (tallone), 23mm (avampiede)
  • Larghezza disponibile: D=Medium
  • Come calza (larghezza D)
    • calzata: standard
    • tallone: medio stretto
    • mesopiede: medio basso
    • avampiede: medio stretto
    • spazio dita: medio basso
    • arco plantare: medio 
    • forma: arcuata

Estetica e forma

Esteticamente tutti i modelli della «Zoom Series» rimangono abbastanza fedeli ai precedenti, carattere distintivo la forma del tallone che rimane tagliato ad angolo. In questa rinnovata collezione tale caratteristica è presente anche su Pegasus e Pegasus Turbo, quasi a voler favorire l’aerodinamica. E’ sempre presente il logo Nike a tutta fiancata, leggermente meno preponderante rispetto al passato. Inizialmente presentate in tre varianti di colore: nere e arancio, nere e bianco e verde oliva e bianco, anche se siamo sicuri che, analogamente al passato, altre colorazioni verranno affiancate a quelle del lancio.

Le Nike Zoom Fly Flyknit si presentano piacevoli e più «discrete» delle OZF fattore che ne permetterebbe l’indossabilità anche al di fuori delle sessioni di running se non fosse per quel «piccolo» problema che non sono scarpe costruite e progettate per camminare ma esclusivamente per correre, ci riferiamo alla piastra di carbonio che ne condiziona la rullata.

Tomaia

La tomaia delle Nike Zoom Fly Flyknit costituisce una delle tre principali modifiche alle OZF, unitamente al materiale dell’intersuola e a quello della piastra in quest’ultima inserita. La tomaia è composta appunto dal tessuto Flyknit, tecnologia esclusiva del marchio della casa nordamericana, che utilizza un processo di costruzione a maglia continua senza presentare alcun tipo di cucitura. La tomaia è prodotta quindi da un unico pezzo: anche la linguetta ne è parte integrante. Caratteristica del filato di poliestere è la possibilità di avere una trama più «aperta» in aree che necessitano di una maggiore flessibilità e traspirabilità e una più fitta in settori dove invece si necessita di un maggiore sostegno, garantendo queste caratteristiche esattamente dove sono servono e assicurando un comfort senza precedenti.

Una volta indossata la tomaia si adatta così perfettamente al piede che sembra di avere un calzino, può risultare stretta al primo impatto, ma nell’azione della corsa si apprezzano tutti i vantaggi di questo tessuto, leggero ma fasciante dove serve lascia al piede una sensazione di estrema liberta: ottima la traspirazione.

Una differenza sostanziale con le OZF consiste nella composizione della conchiglia, che rimaneva molto rigida e arcuata costringendo la caviglia ad una inclinazione proiettata in avanti, in questo modello la conchiglia è priva di alcun rinforzo, viene meno quindi la sensazione di cui sopra, a favore di una maggiore comodità.

I lacci, in virtù del materiale impiegato per la tomaia potrebbero essere considerati quasi superflui, hanno una allacciatura asimmetrica disposta su 4 punti. Sul sito Nike.com nella descrizione del modello in questione si fa riferimento all’utilizzo dei cavi Flywire, presenti sulle OZF. Abbiamo chiesto delucidazioni in merito a Nike in quanto a nostro avviso le Nike Zoom Fly Flyknit non sono equipaggiate con i cavi di cui sopra. Finora non abbiamo avuto risposta, chiediamo a voi lettori quindi se anche voi siete della nostra opinione o meno.

Drop e Intersuola

Nessuna differenza nel Drop dell’intersuola per le Nike Zoom Fly Flyknit rispetto alle OZF, 10 millimetri il differenziale fra tallone e punta ed esattamente si passa dai 33 millimetri della parte posteriore ai 23 millimetri di quella anteriore, mantenendo una maggiore altezza rispetto ai modelli con cui si confronta.

In questa sezione possiamo indicare i due principali fattori di rinnovamento del modello in questione.

Il primo cambiamento è sicuramente rappresentato dalla modifica del materiale della piastra affondata nell’intersuola. Nelle Nike Zoom Fly Flyknit questa è la medesima presente nelle Vapor Fly, quindi completamente in Carbonio e non in Nylon rivestita di carbonio come nel modello precedente.

Schiuma React

La seconda novità consiste nel materiale impiegato per l’intersuola, come accennavamo poco sopra, le Nike Zoom Fly Flyknit adottano la nuovissima Nike React.

Nata per il basket React ha sostituito la vecchia schiuma Lunarlon utilizzata nei vari modelli Flyknit Lunar e Lunaracer, questa era già di un materiale innovativo che garantiva grande morbidezza unita a un’ottima elasticità. La nuova schiuma React è stata pubblicizzata come ancora più morbida, più elastica, leggera e resistente, come abbiamo già scritto nelle precedenti recensioni di scarpe che utilizzano il React i dati della casa madre parlano dell’11% di morbidezza in più della Lunarlon, del 13% di elasticità e del 5% di leggerezza.

Il nuovo brevetto React è il frutto di quattro anni di ricerca, nei quali i chimici e ingegneri Nike hanno sperimentato più di 400 mescole diverse, sottoponendole al giudizio degli élite runner dell’azienda dell’Oregon. Come se non bastasse, Nike ha effettuato un test con podisti di ogni livello, facendoli correre con scarpe con già 800 km percorsi e chiedendo a fine allenamento il parere sulla precedente usura della scarpa. Il dato maggiore è stato 150 km, di cui il dato medio 25 km, con addirittura alcuni runner che hanno pensato che fossero nuove. Ecco che con questo tipo di materiale Nike promette delle calzature veramente resistenti e performanti anche dopo molti km di utilizzo.

Analogamente alle OZF le caratteristiche di cui sopra conferiscono al modello descritto un’estrema leggerezza, massima ammortizzazione e grande comodità, ovviamente la piastra in carbonio rende la suola estremamente rigida tanto da non permettere di piegarla se non applicando la forza necessaria.

Il pattern della suola è sempre il medesimo, completamente liscio e privo di tacchette per il grip, tuttavia da diverse prove sul bagnato possiamo affermare che la tenuta su terreno non asciutto è migliore del precedente modello, e qui Nike segna un importante punto rispetto al passato.

Classificazione

Non cambia la collocazione delle Nike Zoom Fly Flyknit rispetto al suo predecessore, vengono sempre inquadrate nella categoria «reattive», anche se strizza l’occhio alla “ritorno di energia” essendo l’intersuola composta da React. Come accennavamo in apertura la stessa Nike indica l’utilizzo di questo modello come scarpa da gara velocissima e leggera ideale dai 5 Km alla Maratona, Tempo Run e Long Run.

Confermiamo la nostra opinione definendo le Nike Zoom Fly Flyknit scarpe reattive e quindi da «prestazione/gara», ma grazie all’altissimo livello di comfort e protezione che offrono, caratteristica unica del suo settore di riferimento, le rendono indicate anche come scarpe per le lunghe distanze e per gli allenamenti di tutti i giorni (allenamenti comunque «in spinta.»)

Comportamento nella corsa

Forti dell’esperienza sulle OZF e con 150 Km circa percorsi con questo nuovo modello (di cui una Maratona) possiamo affermare che la scarpa è da noi promossa a pieni voti: Nike si è superata ancora una volta offrendo con questa nuova versione un’esperienza di corsa ancora superiore.

Nike Zoom Fly Flyknit e modello 2017

Nike Zoom Fly Flyknit: confronto con la vecchia versione.

Sono riusciti a valorizzare i punti di forza e correggere i pochi difetti che avevamo riscontrato in precedenza: come accennavamo nella sezione dedicata alla tomaia ribadiamo che la zona del tallone è completamente riprogettata rispetto al modello da cui deriva, la conchiglia non è rigida e arcuata, di conseguenza vengono meno i problemi che alcuni di noi avevano riscontrato al tendine d’Achille.

Sensazioni di corsa con le Zoom Fly Flyknit

Ritroviamo invece la sensazione di sbilanciamento che si prova camminando, dovuta alla forma curva della piastra in carbonio affondata nell’intersuola. La rullata è normale finché non si arriva al punto in cui questa ha la forma “a cucchiaio”, qui il piede segue la curva e si ha come l’impressione di cadere da gradino, effetto che si verifica poiché camminando non imprimiamo la forza necessaria per piegarla, quindi la scarpa non fa quello per cui è progettata. 

Migliorato assolutamente il comfort della calzata grazie al Flyknit, il piede risulta ben fasciato ma non oppresso, offrendo un ottimo supporto, il tutto con una traspirabilità di alto livello, a differenza delle OZF non abbiamo una pianta larga, quindi ci sentiamo di consigliare il mezzo numero in più a coloro che erano al limite con il vecchio modello o chi non ha un piede particolarmente magro.

Nella corsa si percepisce la nuova di mescola dell’intersuola, il React oltre a promettere una maggiore durata è effettivamente più morbido e ancora più reattivo del modello precedente, la piastra si sente indistintamente all’altezza del metatarso, tuttavia non abbiamo avuto alcun fastidio neanche dopo la Maratona; l’esperienza di corsa è ottima, la scarpa è estremamente comoda, ma reattiva non appena si spinge, viene meno la sensazione di caduta in avanti in favore di una veloce transizione tacco punta agevolata dalla piastra in carbonio che produce una spinta lavorando in sinergia con il React, mantenendo comunque un’impostazione che favorisce e agevola la corsa di avampiede riducendo il sovraccarico ai danni dei  polpacci, anche la costrizione dovuta al Flyknit scompare durante l’azione di corsa, anzi si prova una sensazione di assoluta libertà.

Impatto dell’utilizzo sulle performance

Correndo e camminando con questo nuovo modello posso affermare che le OZF hanno perso di struttura dopo circa 250/300 Km, non si avverte più infatti la curva della piastra poiché probabilmente si è “appiattita” ancora buona invece è l’ammortizzazione offerta dopo oltre 600 Km. In questo nuovo modello, confrontandoci anche con i possessori delle Vapor Fly 4%, ciò non dovrebbe accadere, la piastra non dovrebbe deformarsi, garantendo una spinta più longeva.

Corsa in condizioni sfavorevoli

Menzione positiva anche riguardo alla corsa su terreno bagnato, notevolmente migliorata rispetto al passato, non ancora paragonabile alla suola Continental di Adidas, ma in netto miglioramento. L’unico aspetto che ci sentiamo di dover segnalare è la sensazione di precaria stabilità nelle curve strette, ciò è dovuto alla generosa altezza dell’intersuola unita ad una maggiore libertà nella zona del tallone: sconsigliata assolutamente a coloro che hanno problemi di stabilità della caviglia.

A chi sono consigliate

Analogamente a quanto indicato per il precedente modello, in base al nostro utilizzo consideriamo le Nike Zoom Fly Flyknit adatte sia alla gara che al Tempo Run e Long Run, come la stessa Nike ha indicato nelle caratteristiche sul proprio sito web, a patto di non salire oltre certi ritmi che noi indichiamo di massima in 4:15/4:30 limite oltre il quale a nostro avviso non si ottengono i benefici propri della scarpa, ma anzi subentrano gli svantaggi di eccessiva rigidità a cui accennavamo: in questo caso meglio orientarsi su Pegasus o Pegasus Turbo.

Confermiamo che il modello esprime il meglio nei ritmi compresi fra i 3:30 e i 4:00, siamo sicuri che siano ancora più efficienti e performanti sotto questo ritmo, ma in questo caso ci sembrano più indicate le Nike Vaporfly 4%.

Durata e punti di rottura

Veniamo ad una sezione che sta molto a cuore ai nostri lettori, forti dell’esperienza pregressa con le OZF possiamo sbilanciarci leggermente affermando che la durata di questo modello sarà sicuramente superiore ai 600/700 chilometri che avevamo previsto per le OZF e che si sono rivelati corretti per quanto riguarda ammortizzazione.

Oggettivamente possiamo affermare che la piastra in Nylon è efficace fino a 250/300 chilometri, successivamente perde di struttura, ce ne siamo resi conto in maniera oggettiva non appena abbiamo indossato il nuovo modello e con esso abbiamo ritrovato quella sensazione di cui parlavamo nella vecchia recensione e precisamente quella di essere sbilanciati, proiettati in avanti ad ogni passo, tutto ciò dovuto alla piastra curva che condiziona la rullata della scarpa.

Rimane solo da vedere se la piastra in carbonio durerà più di quella in nylon: a nostro avviso e forti dell’esperienza sulle Vapor Fly 4% noi pensiamo di sì. Un altro punto a favore di Nike consiste nella striscia di silicone applicata come elemento di rinforzo e protezione all’interno della calzatura, in corrispondenza della punta delle dita per preservare la zona anteriore dal più classico e comune buco in corrispondeva dell’alluce, prontamente verificatosi nelle OZF.

Prezzi e disponibilità

Riproponiamo la considerazione fatta nella recensione delle OZF riguardo l’operazione di Marketing operata da Nike con l’evento “Breaking2”: campagna mediatica mondiale e presentazione in pompa magna dei nuovi modelli di scarpe che promettono di correre più veloce facendo forza su una delle leve più importanti per consolidare un legame ben saldo con il proprio pubblico di riferimento: la leva emotiva. L’entusiasmo del mondo sportivo che ha gravitato intorno all’evento, anche quello non legato all’atletica, ha elevato Nike dalla posizione di brand che commercializza articoli sportivi a quella di simbolo di innovazionesperimentazione e studio sulle prestazioni umane accrescendo la reputazione dell’azienda all’interno, ma anche al di fuori del proprio ambito.

A distanza di poco più di un anno Nike ha dato continuità al progetto rinnovando completamente la collezione “Zoom Series”, e ottenendo, almeno in parte, che i risultati a cui ambivano: recentissimo è il nuovo record del Mondo sulla Maratona stabilito proprio da Eliud Kipchoge  in 2:01:39 a Berlino.

Per le Nike Zoom Fly Flyknit l’azienda ha ritoccato il prezzo di 10,00 € stabilendo un listino di 161,00 €, tuttavia online si reperiscono facilmente con uno sconto che si attesta intorno al 20% (135,00 € circa), rimanendo dell’idea che trattasi di un prezzo abbastanza elevato rispetto anche alla durata della scarpa, riteniamo che sia congruo, anche a fronte della scontistica, in considerazione della nuova mescola utilizzata per l’intersuola e per l’utilizzo della piastra in carbonio.

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