The Running Pitt http://therunningpitt.com Corsa, allenamento, alimentazione, scarpe e orologi GPS dei podisti amatori che vogliono migliorare le prestazioni in maratona e nelle altre distanze. Corri con Pitt e Massi. Fri, 23 Feb 2018 08:33:35 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.8.5 Mizuno Wave Rider 21: la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/02/mizuno-wave-rider-21-la-recensione-dettagliata.html http://therunningpitt.com/2018/02/mizuno-wave-rider-21-la-recensione-dettagliata.html#respond Fri, 23 Feb 2018 08:00:11 +0000 http://therunningpitt.com/?p=6877 Poche settimane fa Mizuno ha lanciato sul mercato italiano il modello 21 delle Mizuno Wave Rider, una delle scarpe più longeve e più frequentemente viste ai piedi dei podisti alle principali maratone italiane. Oggi continuiamo le recensioni delle scarpe e dopo aver analizzato la casa americana Brooks (recensione Brooks Launch 4, recensione Brooks Levitate), siamo […]

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Mizuno Wave Rider 21Poche settimane fa Mizuno ha lanciato sul mercato italiano il modello 21 delle Mizuno Wave Rider, una delle scarpe più longeve e più frequentemente viste ai piedi dei podisti alle principali maratone italiane. Oggi continuiamo le recensioni delle scarpe e dopo aver analizzato la casa americana Brooks (recensione Brooks Launch 4, recensione Brooks Levitate), siamo passati al Sol Levante, concentrandoci sul marchio di Osaka.

Mizuno Wave Rider 21, la nostra opinione

Le Mizuno Wave Rider rimangono le iconiche scarpe del podista amatore evoluto, che non disdegna la competizione. È il modello più venduto di Mizuno e viene definito come la scarpa da maratona. Il fatto stesso che stiamo parlando del modello 21, dimostra il successo ottenuto negli anni da questa scarpa. Il concetto è semplice: dare un minimo di risposta in più a una scarpa ammortizzata, per renderla più reattiva e per dargli quel “pepe” e quello slancio idoneo anche alle gare. La loro realizzazione ruota sulla tecnologia Wave, da sempre brevetto della casa giapponese.

Mizuno Wave Rider 21Ma come si pongono le Rider 21 rispetto ai modelli precedenti? Sono davvero universali e versatili? A quale tipo di runner si rivolge questo modello? Queste e altre sono le domande che ci siamo posti e alle quali abbiamo cercato di dare una risposta nella recensione. Come al solito l’articolo si divide in sezioni, potrete premere sul link per accedere alla parte che vi interessa:

Caratteristiche di base

Mizuno Wave Rider 21Le Mizuno Wave Rider 21 sono scarpe neutre e rientrano da sempre nella categoria “ammortizzate” tradizionalmente definita “A3”. Data la particolare reattività della scarpa e la filosofia di leggerezza che accompagna le Rider dalla versione 17, che io ho amato particolarmente, possiamo dire che cercano di sconfinare nelle “A2”, guadagnando così una dose di versatilità. A sostegno del loro lato veloce abbiamo infatti un peso inferiore ai 300 g, ovvero 290 g per la versione uomo numero US 9 (42 EU).

La numerazione e la calzata è standard e in linea con tutte le altre Rider; è confermato quindi un avampiede ampio e comodo e una talloniera stabile e ben strutturata che mantiene ben fermo il piede durante tutta la corsa.

Differenze rispetto al modello precedente

Le Rider 21 sono molto simili al modello 20. Non ci sono state modifiche sostanziali, tanto che parleremo di naturale evoluzione delle Rider 20. In effetti mantengono tutte le caratteristiche e se ne differenziano sostanzialmente solo per la tomaia che risulta più fasciante e traspirante grazie al nuovo materiale Premium Dual Zone. Avendo provato entrambi i modelli, abbiamo apprezzato la continuità nella filosofia di costruzione. Lasciamo comunque al lettore scegliere se spendere qualche euro in meno acquistando la versione precedente. Noi pensiamo che la tomaia più fasciante valga il prezzo dell’upgrade.

Caratteristiche tecniche

Di seguito le principali caratteristiche tecniche.

  • Peso ufficiale: 290 g, nella versione uomo US 9.
  • Drop: 12 mm
  • Altezza: tallone 30 mm – Avampiede 18 mm
  • Calzata: comoda
  • Tallone: medio
  • Mesopiede: medio
  • Avampiede: medio/largo
  • Spazio delle dita: buono
  • Arco plantare: medio

Estetica e forma

Mizuno Wave Rider 21La forma e l’estetica non si discosta dalla filosofia Mizuno. Accattivanti e filanti, mantengono il profilo classico migliorandolo con piccoli accorgimenti che pagano l’occhio: si vede subito che sono Wave Rider, ispirano più velocità di una classica A3 e i dettagli della tomaia ci fanno capire che abbiamo a che fare con una scarpa di ultima generazione. I colori disponibili sono al momento tre per uomo (Nero, Blu e Verde) e tre per donna (Rosa, Azzurro e Nero), senza troppi fronzoli ma accattivanti, con una grafica abbastanza sobria. Ovviamente in Giappone sono state rilasciati altri colori, come dimostrano le nostre infografiche. Noi preferiamo la versione Bianca che era disponibile con il modello 20.

Suola e intersuola sono ereditate dalle Rider 20, mentre ricordiamo che la tomaia è stata aggiornata a una Dual Zone. Per la tomaia, Mizuno ha utilizzato sia la tecnologia AirMesh, proprio per mantenere un’elevata traspirabilità durante tutto l’utilizzo della scarpa, sia la brevettata Dynamotion Fit, per rendere perfettamente confortevole la transizione tomaia-calzino ed eliminare eventuali punti di stress.

Il risultato è quindi una scarpa comoda, ampia sul davanti e che fascia bene il piede, con in più un’ottima traspirabilità.

Drop, intersuola e suola

Mizuno Wave Rider 21L’intersuola delle Rider 21 ha un drop di 12 millimetri, il che balza all’occhio guardando la scarpa di lato e osservandone il profilo filante dal tacco alla punta.

Le tecnologie Mizuno utilizzate nella costruzione del cuore della scarpa sono:

Wave

Ovviamente! Il brevetto Mizuno, ispirato alla natura, prevede un inserto CloudWave concavo-convesso, realizzato in un composto più funzionale e che offre più reattività rispetto al tradizionale elemento plastico. Il contributo del profilo convesso, oltre alla reattività, è anche una maggiore forza di ritorno, mentre la parte concava garantisce stabilità e accompagna il piede durante la rullata.

U4iC e U4iCX

Parliamo di intersuola. Il concetto Euphoric (abbreviato in U4iC e con stessa pronuncia in inglese) è stato introdotto sulle Rider 17 ed è stato il cardine del risparmio di peso su tutti i modelli successivi. La mescola ammortizzante dell’intersuola dà gli stessi benefici della Mizuno Ap+, ma con un risparmio di peso del 30% a parità di comfort.

E’ inoltre presente una piastra U4iCX nel tallone che va ad aumentare l’ammortizzazione rendendo più fluida la fase di appoggio.

Smoothride, X10 e Intercool

Riguardo infine alla suola, abbiamo tre tecnologie che lavorano in simbiosi per garantire un’ottima esperienza di corsa: lo Smoothride crea un effetto “dondolo” che migliora la rullata, la mescola in gomma e carbonio X10 dona maggior resistenza agli impatti e migliora la trazione nell’area del tallone, mentre la tecnologia Intercool prevede un micro sistema di ventilazione nella suola per scaricare calore e umidità.

Classificazione Wave Rider 21

Fino alla versione 16, nessuno aveva dubbi: le Rider erano A3 pure. Con l’uscita delle 17 l’azienda di Osaka, grazie alla mescola U4iC, ha sconvolto le cose e da allora il confine tra A3 e A2 è diventato più sottile. Le Rider 21 mantengono un drop da A3 con un’ammortizzazione buona al punto giusto, mentre il CouldWave conferisce una risposta più secca e reattiva che fa pensare a delle A2 non estreme.

Mizuno stessa descrive la scarpa come ammortizzata e reattiva, insomma un po’ il sogno del podista amatore.

Comportamento nella corsa

Mizuno Wave Rider 21Infilando le Rider 21 il mio piede mi ha ringraziato con una bellissima e familiare sensazione positiva di comodità. Le dita possono muoversi abbastanza liberamente, il tallone è saldo e l’arco plantare fasciato perfettamente. La tomaia fa il suo dovere e le stringhe, elastiche al punto giusto, rendono la chiusura della scarpa perfetta e confortevole. Insomma si ha subito voglia di mettere le gambe in movimento.

Il drop 12 spinge il piede in avanti dando immediatamente l’impressione di poter fare un ottimo allenamento. Sentore che passa immediatamente quando iniziamo il riscaldamento: la suola sembra dura, picchia sonoramente sull’asfalto e la risposta rigida sul piede si fa sentire. Fortunatamente ci stiamo ancora scaldando e il rumore ritmico del Wave sull’asfalto scandisce i primi chilometri in cui la mente ci assilla di dubbi sulla scelta della scarpa.

Passata questa fase iniziale inizia l’allenamento vero e proprio. Aumentando il ritmo, le Rider 21 migliorano sensibilmente, le sensazioni di durezza e peso iniziale si trasformano in reazione e ammortizzazione. Il Wave aiuta molto la rullata in avanti e porta naturalmente a compiere la falcata successiva.  Il piede è ben protetto dalle mescole U4iC e U4iCX e la meccanica di corsa diventa più naturale e immediata, armonizzandosi col drop e la reattività elastica del CloudWave.

Il grip della mescola X10 è elevato e permette di spingere molto bene sull’asfalto, mentre le scanalature della suola danno ottima flessibilità all’avampiede, garantendo una buona rullata e un’ottima spinta. Usate nello sterrato hanno qualche limite dovuto alla parte anteriore della suola, abbastanza liscia, e alla zona del Wave che può portare qualche sasso a incastrarsi, ma capita comunque molto di rado e se il terreno è secco, senza fango, il comportamento è comunque accettabile.

A chi sono adatte

Quindi sono davvero cosi universali come Mizuno ci dice? La risposta è già abbastanza palesata nel paragrafo precedente: no, non sono scarpe perfette per tutti.

Personalmente reputo le Rider 21 molto valide e perfette per ritmi dai 4’30” ai 3’50” al km, il che per me ne fa quasi La Scarpa Universale: valide per i lenti, ottime per i medi e idonee a qualche ripetuta lunga. Insomma la scarpa perfetta da mettere in valigia per affrontare una trasferta di lavoro e poter svolgere tutti gli allenamenti della settimana.

Quando però il ritmo scende sotto ai 4’40” al km, la risposta secca dà fastidio (anche alle orecchie) e l’ammortizzazione diminuisce molto, sopraffatta dalla rigidezza dell’inserto Wave. La scarpa, per carità, è ancora valida e fruibile, ma non dà quel feeling e quel confort che ci si aspetta e che calzature concorrenti e pensate per ritmi più blandi possiedono.

Se la vostra idea è di sfruttarla per tutti gli allenamenti, consigliamo quindi di valutare attentamente il vostro passo e la vostra sensazione indossando le scarpe e trotterellando da una corsia all’altra del negozio.

Mizuno Wave Rider 21In conclusione le Mizuno Wave Rider 21, per dare il loro meglio, hanno bisogno di una meccanica di corsa abbastanza efficiente e di un passo “allegro” tale da innescare le caratteristiche elastiche delle tecnologie utilizzate. Dopo una certa soglia, infatti, tutti i sistemi rispondono in simbiosi e trasformano la risposta della scarpa che tira fuori le sue vere qualità e dona i suoi benefici al podista che le indossa.

Durata

Come al solito parlare di durata non è semplicissimo in quanto dipende da molti fattori e da gusti ed esigenze personali. Le Rider 21 non si discostano dalla maggioranze delle calzature da running e secondo me sono perfette fino ai 500 km di percorrenza, dopodiché le loro qualità tendono a peggiorare pur mantenendosi buone fino ai 700/800 km.

Prezzi e Approfondimenti

Le nuove Wave Rider 21 hanno un prezzo di listino di 155 €, ma si trovano sui siti specializzati già con qualche piccolo sconto, almeno 20%, che le pone quindi nella stessa fascia di parecchie altre marche e modelli. Come detto precedentemente, la versione precedente si trova ulteriormente scontata.

Se siete podisti amatori abbastanza veloci e cercate una scarpa versatile, vale la pena scegliere le Wave Rider 21 per i vostri prossimi allenamenti.

Le Mizuno Wave Rider 21 si possono acquistare nei migliori negozi sportivi, oppure via Internet, soprattutto se provenite da un modello precedente. Per acquistare, vi alleghiamo alcuni dei possibili siti da monitorare:

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ASICS e BOA System, addio ai lacci? http://therunningpitt.com/2018/02/asics-e-boa-system-addio-ai-lacci.html http://therunningpitt.com/2018/02/asics-e-boa-system-addio-ai-lacci.html#respond Wed, 21 Feb 2018 07:26:20 +0000 http://therunningpitt.com/?p=6858 Nella seconda metà del 2017, ASICS ha lanciato i primi due modelli con sistema di allacciatura micrometrica BOA System, in sostituzione dei lacci tradizionali: le ASICS GEL-FujiRado da trail e le ASICS Dynamis da strada. Una collaborazione di oltre due anni per creare e sviluppare due modelli di calzatura che racchiudono le più recenti tecnologie di […]

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BOA SystemNella seconda metà del 2017, ASICS ha lanciato i primi due modelli con sistema di allacciatura micrometrica BOA System, in sostituzione dei lacci tradizionali: le ASICS GEL-FujiRado da trail e le ASICS Dynamis da strada. Una collaborazione di oltre due anni per creare e sviluppare due modelli di calzatura che racchiudono le più recenti tecnologie di due aziende leader del settore. Il sistema di chiusura BOA esiste da diciassette anni e viene applicato a calzature di vario tipo, dallo sport (snowboard, ciclismo, corsa…) al mondo del lavoro.

Ho ricevuto le ASICS Dynamis nel mese di ottobre e ammetto che prima di vederle avevo diverse perplessità sul BOA System, ovvero…

  1. cavi sottili: non rischiano di “tagliare” il collo del piede?
  2. tomaia: per evitare “1”, non l’avranno fatta troppo spessa e rigida nella zona sotto i cavi?
  3. chiusura: al contrario dei lacci, non sembra possibile stringere selettivamente in modo diverso a seconda della zona del piede. La chiusura non risulterà troppo larga o troppo stretta?

Come spesso accade, le sensazioni dopo le prove su strada si sono rivelate diverse dalle perplessità iniziali, ma prima di descrivere la mia esperienza…

Come funziona il BOA System

BOA SystemPiù facile da usare che da descrivere: c’è una rotella, la si preme per attivare il sistema, a questo punto la si gira in senso orario (scarpa destra) e in senso antiorario (scarpa sinistra) per stringere. A ogni scatto, corrisponde un millimetro di chiusura. Ogni rotella gira in un unico senso (è possibile solo stringere!), il vantaggio del senso diverso tra scarpa destra e sinistra è che risulta possibile stringere contemporaneamente entrambe le scarpe con un movimento simmetrico tra mano destra e mano sinistra. Per rilasciare completamente i cavi, è sufficiente tirare la rotella e il sistema di ritenuta si disattiva immediatamente. Non è invece possibile “allentare” la chiusura un millimetro alla volta in modo analogo a quando si va a stringere.

ASICS Dynamis e BOA System, come sono?

Vado ora a descrivere la mia esperienza. Come prima cosa, va detto che il MONO-SOCK FIT SYSTEM, formato da una guaina elastica interna che sostituisce la tradizionale linguetta, elimina sul nascere il problema di dover sistemare quest’ultima prima di procedere con l’allacciatura la chiusura. Di contro, la sensazione iniziale è quella d’infilare il piede in una scarpa molto più larga del solito.
A questo punto, si attiva il BOA System e s’inizia a girare la rotella. In un paio di secondi si è pronti per partire. La tomaia effettivamente risulta un po’ più spessa rispetto al classico modello con i lacci, probabilmente proprio per evitare che i cavi creino problemi quando si va a stringere parecchio, ma in ogni caso non risulta rigida o fastidiosa. Il sistema di chiusura contribuisce a rendere la scarpa un tutt’uno con il piede, a vantaggio dell’efficienza di corsa. I cavi non si sentono, nemmeno stringendo al massimo. Va detto comunque che anche con chiusure meno “aggressive”, il BOA System contribuisce a mantenere il piede fermo in maniera più efficiente rispetto ai lacci.

Aldilà della chiusura, le scarpe confermano quanto di buono sta facendo ASICS con i modelli con l’intersuola in FlyteFoam: risultano molto reattive, rispetto alle ASICS DynaFlyte 2 sono leggermente più rigide e meno ammortizzate . Il differenziale è di 8 mm (come nelle DynaFlyte 2), che unito alla maggiore rigidità e reattività, le rende a mio avviso più adatte a sedute di qualità, nonostante un peso leggermente superiore agli altri modelli in FlyteFoam che ho provato nel corso del 2017 (DynaFlyte, Noosa FF, RoadHawk, DynaFlyte 2, Gel DS-Trainer 22). Hanno anche un leggero supporto antipronazione, ma personalmente non l’ho mai percepito in maniera evidente.

Quest’anno usciranno diversi modelli ASICS con chiusura BOA, sia da allenamento che da gara. Recentemente, ASICS ha lanciato un modello superleggero (185 g) specifico per triathlon corti (GEL-451), dove la velocità in zona cambio risulta fondamentale.

Qualche link utile

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Zalando Running http://therunningpitt.com/2018/02/zalando-running.html http://therunningpitt.com/2018/02/zalando-running.html#respond Mon, 19 Feb 2018 07:56:30 +0000 http://therunningpitt.com/?p=6836 Non è una sorpresa che gli acquisti via Internet stiano prendendo sempre più piede anche nel mercato del podismo. Confrontandoci con molti podisti amatori, la percentuale di chi acquista via Internet sta aumentando sensibilmente, pensiamo che sia in generale intorno all’8% per i podisti italiani, e al 15% per chi legge il blog. Questo fenomeno […]

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Non è una sorpresa che gli acquisti via Internet stiano prendendo sempre più piede anche nel mercato del podismo. Confrontandoci con molti podisti amatori, la percentuale di chi acquista via Internet sta aumentando sensibilmente, pensiamo che sia in generale intorno all’8% per i podisti italiani, e al 15% per chi legge il blog. Questo fenomeno è anche alla luce dei minori costi delle scarpe, della maggiore scelta e soprattutto della praticità dell’acquisto. Si ordina e dopo pochi giorni/ore si riceve il prodotto a casa. Finora il limite era la difficoltà di provare il prodotto, ma grazie allo sviluppo dell’e-commerce, questo limite “sembra” superato. In effetti ultimamente sembra che esista una convergenza tra le tipologie d’acquisto: i grandi marchi stanno sponsorizzando sempre più le vendite via Internet, i negozi anche.

Zalando RunningOggi recensiamo brevemente una delle realtà più innovative nel mondo dell’e-commerce, Zalando, retailer tedesco quotato alla borsa di Francoforte che dal 2011 è entrato nel mercato Italiano e da un paio d’anni vende online scarpe per podisti amatori.

Zalando Running, la tecnologia al servizio del podista

Zalando RunningInizialmente nata come società e-commerce per fornire prodotti fashion al pubblico europeo, da pochi anni Zalando si è affermata anche nel settore sportivo e in particolare nel running. Disponendo di una piattaforma tecnologica molto avanzata, il player tedesco  utilizza le sue capacità digitali per offrire ai suoi clienti un’esperienza d’acquisto molto facile e soprattutto un fantastico customer service.

Zalando, punti di forza

Se acquistare online è sempre vantaggioso economicamente, perché non tutti lo fanno? Le ragioni sono semplicemente due: non è possibile capire da Internet se la scarpa è adatta alle nostre esigenze e non è facile effettuare resi. In effetti, anche per il podista esperto, provare la scarpa è fondamentale per riuscire a capire quale sia quella giusta. Probabilmente pochi sapranno che Zalando nel 2008 ha adottato la brillante filosofia “Cry tears of joy or send it back”. In altri termini, o vi piace, o la restituite gratuitamente. È un concetto così brillante che non soltanto potrete restituire ciò che non vi piace, ma lo farete al vostro negoziante sotto casa, dal tabaccaio o dal giornalaio. Anche se la politica di reso è parte integrante del retailer tedesco, negli anni Zalando ha cambiato il suo slogan di marketing in “Zalando, be happy”. E in effetti sono state migliorate le politiche di visualizzazione degli oggetti, con foto tridimensionali e più informazioni su quello che si sta comprando proprio per evitare un numero eccessivo di resi. E secondo noi questa scelta funziona, anche se ci aspetteremmo l’aggiunta di caratteristiche tecniche della scarpa e un confronto visivo con altri modelli.

Ma senza dubbio la consegna è rapida, paragonabile al grande player americano d’e-commerce e il servizio eccellente. Se proprio non vorrete recarvi al vostro tabaccaio di fiducia, potrete anche chiedere la riconsegna direttamente a casa entro cento giorni dall’acquisto.

Zalando, i migliori marchi

Zalando RunningNessun retailer ha la possibilità di vendere un numero infinito di marchi. Ma Zalando ne copre parecchi. Dal nostro punto di vista, quelli consigliati e che abbiamo avuto modo di provare sono i seguenti, in rigoroso ordine alfabetico:

Zalando RunningOvviamente altre marche sono disponibili, si tratta solo di avere la pazienza di studiare i “negozi”. I negozi virtuali sono il modo in cui Zalando classifica le scelte del portale e permettono all’utente un’ottima selezione, anche grazie alla visualizzazione dei diversi modelli.

Campagna Sport Performance

Infine, su Zalando esistono sempre diverse promozioni. Questa settimana, proprio per stimolare la vendita di scarpe e di abbigliamento sportivo, è stata attivata una Campagna Zalando Sport Performance, proprio per incentivare le vendite di scarpe sportive. Zalando Sport Performance offre uno sconto del 15% percento per l’acquisto di prodotti sportivi, un paio di scarpe sportive, più un capo d’abbigliamento sportivo a scelta:

Zalando RunningNota: validità del codice, dal 19/02 al 25/02 acquistando almeno un paio di scarpe sportive + un capo di abbigliamento sportivo nella stessa categoria (ENTRAMBI da uomo o da donna). Valido solo una volta | Non rimborsabile in denaro | Non cumulabile con altre offerte | Non valido per l’acquisto di buoni regalo.

Conclusioni

Il nostro suggerimento resta quello di scegliere le scarpe che più si adattano al vostro modo di correre e di affidarvi nella scelta a persone competenti. Ricordiamoci che non esiste la scarpa giusta, ma solo quella per voi! Ma una volta determinati i vostri gusti e il modo di correre, acquistare su Internet potrebbe essere una scelta vincente per il vostro portafoglio. Utilizzare Zalando negli acquisti ha sempre più senso sapendo che potrete restituire gratuitamente entro cento giorni qualunque prodotto alla vostra cartolibreria o al tabaccaio sotto casa. Soprattutto se la scarpa è al “prezzo giusto”. Al massimo potreste combinare una nuova sneaker con una camicia per vostra moglie.

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Sistema miofasciale e foam roller, con Blackroll http://therunningpitt.com/2018/02/sistema-miofasciale-e-foam-roller-con-blackroll.html http://therunningpitt.com/2018/02/sistema-miofasciale-e-foam-roller-con-blackroll.html#respond Fri, 09 Feb 2018 07:45:40 +0000 http://therunningpitt.com/?p=6829 Ne avevo scritto già quattro anni fa, ecco ora una bella e chiara infografica degli amici di Blackroll… perché per correre bene, non basta solo correre! Fonte: Blackroll

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Ne avevo scritto già quattro anni fa, ecco ora una bella e chiara infografica degli amici di Blackroll… perché per correre bene, non basta solo correre!

Blackroll infographic

Fonte: Blackroll

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Maratone in Italia: le più veloci http://therunningpitt.com/2018/02/maratone-italia-le-piu-veloci.html http://therunningpitt.com/2018/02/maratone-italia-le-piu-veloci.html#comments Mon, 05 Feb 2018 07:20:53 +0000 http://therunningpitt.com/?p=6810 Il calendario delle maratone italiane è molto serrato, teoricamente si potrebbe ormai correre ogni settimana. Anzi, due delle principali maratone italiane, Roma e Milano, negli ultimi due anni sono state pianificate nello stesso giorno. In generale, le maratone in Italia sono organizzate quasi in ogni città, provincia e piccola città. Proprio per questa ragione, soprattutto […]

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Il calendario delle maratone italiane è molto serrato, teoricamente si potrebbe ormai correre ogni settimana. Anzi, due delle principali maratone italiane, Roma e Milano, negli ultimi due anni sono state pianificate nello stesso giorno. In generale, le maratone in Italia sono organizzate quasi in ogni città, provincia e piccola città. Proprio per questa ragione, soprattutto per chi punta a centrare il Personal Best, sarebbe opportuno cercare quella veloce. Nel seguito Massimiliano Doria descrive in maniera analitica alcuni criteri di scelta, stilando le classifiche delle maratone più veloci in Italia, sulla base di varie considerazioni, già utilizzate per le maratone europee. Argomento molto affascinante, ma se tutti i dati del seguito vi complicano la scelta al posto di semplificarla, vi suggeriamo di leggere soltanto le infografiche in ottica Pitt 2.0. Quale sarà la maratona più veloce in Italia? Vi consigliamo di leggere l’articolo tutto d’un fiato.

Le maratone più veloci in Italia

Maratone in Italia: le più velociNon ci vuole nemmeno molta esperienza nella corsa per capire che la maratona perfetta è probabilmente quella più vicino a casa. Con il percorso, il clima e l’ambiente a cui siamo più abituati e su cui ci siamo allenati più assiduamente. Non sarà magari prestigiosa, famosa o di spicco, ma una gara a pochi chilometri da casa offre comodità e vantaggi che non possiamo trovare altrove e che andrebbero valutati attentamente.

Nel mio caso specifico, una delle migliori prestazioni è arrivata infatti in una gara per nulla famosa, poco partecipata e dispersa nelle campagne del Vercellese. Corsa in solitario, con il solito panorama al mio fianco, ma forte di una bella dormita nel mio letto la notte precedente, un’unica ora di viaggio in auto la mattina, la possibilità di un’alimentazione regolare e l’opportunità di un riscaldamento perfetto fino a pochi secondi prima della partenza.

Ancora una volta quindi, i criteri di scelta vanno rivisti e pesati adeguatamente, perché se il cronometro è a farla da padrone allora tutto il resto conta poco. L’ottimizzazione va a braccetto con la regolarità delle abitudini, dal riposo e dalla tranquillità che a volte un viaggio lungo, una città nuova e un evento grande, possono mettere a dura prova. Non a caso nella recensione di HRV4training si evidenzia che il viaggio peggiora sensibilmente la variabilità del battito cardiaco.

Come per le maratone europee, la classifica è stata stilata sulla base di parametri oggettivi. Abbiamo cambiato leggermente i parametri utilizzati in precedenza perché alcuni fattori avevano meno significato sulle gare nazionali. Si è considerato un campione di atleti esteso equamente sul territorio italiano e quindi la posizione geografica della maratona è diventata irrilevante. In effetti tutto dipende dal luogo in cui abita l’atleta. Come valutate il rapporto distanza da casa/velocità gara? Vi spostate frequentemente? Ad ogni modo, per noi, sulla bilancia delle opzioni, la scelta pende sempre dalla parte della comodità.

I voti dei diversi parametri vanno da 1 a 5, dove il numero superiore corrisponde a una valutazione migliore. Il punteggio è relativo unicamente al confronto tra le gare italiane, quindi i valori rimangono abbastanza alti in quanto sono state considerate le gare più blasonate. Ottenuto un punteggio finale, è stato stilata una classifica complessiva. Ma se valutate uno dei criteri di scelta in maniera diversa, la valutazione dei risultati sarà sicuramente differente. Al podista-lettore l’ardua sentenza.

I parametri utilizzati sono…

  • Prestigio: anche in Italia abbiamo gare più o meno famose. Un bell’evento e una bella organizzazione fanno sempre da sfondo perfetto.
  • Gruppo-Passo: indica la probabilità di trovare un proprio gruppo con cui correre, “allo stesso passo”, la gara. Questo è un parametro legato fortemente al numero totale di partecipanti. Correre assieme a un gruppo sotto le 2h30′ richiede almeno 20.000 partecipanti, sotto le 2h50′ almeno 5.000 partecipanti, sotto le 3h almeno 3.000, sotto le 3h30′ almeno 500, sotto le 4h non dovrebbero esserci problemi a trovare qualcuno.
  • Percorso: tipicamente le gare scelte hanno un percorso veloce, per differenziare i risultati abbiamo usato un metodo analitico. Infatti, in questo parametro ci concentriamo sulle statistiche all’arrivo della media dei runner: quanti podisti in media migliorano la prestazione ottenendo il Personal Best? I top runner sono esclusi e il record della gara è automaticamente trascurato. In effetti una gara può apparire più veloce di un’altra solo perché ha un tempo al traguardo inferiore, ma in realtà tale valore è influenzato dalla qualità e quantità di top runner che vanno a correrci. Come sappiamo, tutto dipende dal valore del montepremi e dal prestigio della gara stessa per gli sponsor.
  • Clima: probabilità di clima ottimale ed eventuali problematiche.
  • Calendario: quando cade il giorno della gara. Il voto è basato sulla periodizzazione standard degli allenamenti per la gestione di due maratone all’anno e sul giorno della gara in base al periodo delle stagioni primavera e autunno.
  • Pubblico: presenza di pubblico e attività-spettacoli durante il percorso.
  • Iscrizione: facilità di accedere alla gara, basato sulle modalità di iscrizione possibili e costi medi. Essendo in realtà tutte le gare ad accesso libero, abbiamo valutato il prezzo medio di iscrizione, valutato a circa tre mesi prima dell’evento.
  Prestigio Gruppo Passo Percorso Clima Calendario Pubblico Accesso Totale
Milano 5 5 4 4 5 4 4 31
Firenze 5 4 4 5 4 4 5 30
Torino 4 3 5 5 5 3 5 30
Venezia 4 5 3 4 5 5 4 30
Roma 5 5 3 4 5 4 3 29
Treviso 4 3 5 5 4 2 5 28
Carpi 3 3 5 4 4 2 5 27
Verona 4 4 4 4 4 2 5 27
Padova 3 3 4 3 3 3 5 24
Pisa 4 3 5 2 2 3 5 24

Maratona di Pisa

Maratone in Italia: le più velociDecima Posizione: Pisa – Totale 24 punti

Prestigio: 4/5. La maratona di Pisa è organizzata da quasi vent’anni, ma non ha mai avuto una grande visibilità a livello italiano, anche se sta assumendo una connotazione turistica, con molte presenze straniere.

Gruppo-Passo: 3/5. Da qualche anno si attesta intorno ai mille partecipanti, difficile trovare compagnia, ma tutto dipende dagli anni. Pisa è una gara in crescita.

Percorso: 5/5. Percorso davvero veloce: si parte dal centro, costeggiando l’Arno si arriva di fianco alla Torre di Pisa.

Clima: 2/5. Se preferite correre al caldo, forse a metà dicembre potrebbe non essere l’idea migliore per cercare il Personal Best.

Calendario: 2/5. Probabilmente la data è troppo in avanti per la ricerca del Personal Best, ma di solito Pisa viene scelta da chi si è infortunato in estate.

Pubblico: 3/5. A dicembre difficile trovare gente entusiasta per una maratona.

Accesso: 3/5. Iscrizione libera, non esattamente economica. La prima fascia è di 50 €.

Per approfondimenti: i racconti del terzo posto alla Maratona di Pisa del 2017 di Corrado, conclusa in 2h26′ e del primo sub 2h30′ di Gianmarco, nel lontano 2011.

Maratona di Padova

Maratone in Italia: le più velociNona Posizione: Padova  – Totale 24 punti

Prestigio: 3/5. Evento non tra i più conosciuti, purtroppo. Padova è una città bellissima.

Gruppo-Passo: 3/5. Circa 1.700 partecipanti, per i più veloci risulterà difficile avere un gruppetto per “farsi tirare”.

Percorso: 4/5. Si parte dallo Stadio Euganeo e si va in direzione di Teolo, e poi dietro-front passando per Abano Terme e arrivando al traguardo al Prato della Valle. È presente qualche piccolo saliscendi con escursioni di una decina di metri.

Clima: 3/5. Siamo a fine Aprile… il caldo possiamo metterlo in conto. In tal caso, addio al Personal Best.

Calendario: 3/5. Addio colomba e uovo nocciolato per Pasqua. Fine Aprile ci fa sacrificare le vacanze di Pasqua e può obbligare a scegliere una gara autunnale tardiva.

Pubblico: 3/5. Snodandosi tra i paesi, il pubblico lo troviamo solo localizzato nelle piazze. A Padova invece il riscontro è molto buono.

Accesso: 5/5. Iscrizione libera ed economica con circa 40 € di media.

Per approfondimenti: Il racconto della Maratona di Padova del 2012 di Gianmarco, conclusa in 2h28’44”, poi ci ha riprovato nel 2016, ma con un altro clima…

Maratona di Verona

Maratone in Italia: le più velociOttava Posizione: Verona  – Totale 27 punti

Prestigio: 4/5. Se qualche anno fa la maratona era poco conosciuta e frequentata anche a causa di una data infelice a inizio ottobre, ora che è stata spostata a metà novembre è vista dal pubblico di amatori italiani come una gara molto interessante, svolta in una città accogliente.

Gruppo-Passo: 4/5. Negli ultimi due anni la maratona si è attestata intorno ai tremila partecipanti, di conseguenza a meno di correre veramente forte, si riuscirà a trovare gruppi di podisti omogenei.

Percorso: 4/5. La prima parte della gara in centro potrebbe creare qualche problema soprattutto se non partite nelle prime posizioni. Le griglie sono ben posizionate, ma i frequenti cambi di direzione potrebbero avere un impatto sulla performance. La gara poi scorrerà dolcemente costeggiando il fiume Adige.

Clima: 4/5. Quasi perfetto, nulla da eccepire: a metà novembre potrebbe essere il momento migliore per cercare il Personal Best.

Calendario: 4/5. Calendario perfetto per ottenere il Personal Best, allenandosi adeguatamente a settembre e ottobre.

Pubblico: 2/5. A novembre, difficile immaginarsi masse di veronesi o di turisti fare il tifo per noi amatori. La parte corsa di fianco al fiume Adige potreste correrla in solitaria, l’unico incitamento lo ricevere dai podisti che incrocerete sul percorso.

Accesso: 5/5. Iscrizione libera ed economica con circa 40 € di media.

Per approfondimenti: Il racconto della Maratona di Verona del 2015 di Massi, conclusa in 2h37’11”.

Maratona d’Italia

Maratone in Italia: le più velociSettimo posto: Carpi, Modena – Totale 27 Punti

Il punto interrogativo è d’obbligo visto l’annullamento dell’edizione 2017. Speriamo si sia trattato di un evento unico che non si ripeterà.

Prestigio: 3/5. Non troppo famosa, organizzazione più “familiare”.

Gruppo-Passo: 3/5. Maratoneti partecipanti inferiore ai mille. I più veloci probabilmente corrono soli.

Percorso: 5/5. Veloce, anche se noioso. Per alcuni potrebbe essere un problema, ma sicuramente la maratona è una delle migliori in Italia. Dislivello negativo di 108 m, secondo solo alla “vecchia” Maratona di Treviso. Gli elite qui corrono mediamente ben 66” più veloci del solito… Sarà anche poco famosa, ma per noi italiani vale proprio la pena considerarla.

Clima: 4/5. 9 ottobre, probabilmente perfetto per gareggiare.

Calendario: 4/5. Inizio ottobre… Un po’ presto… Preparazione specifica che inizia con molto caldo. Sveglia che suona troppo presto la domenica assicurata.

Pubblico: 2/5. Poco, tranne che a Modena con il passaggio spettacolare nell’Accademia.

Accesso: 5/5. Forse la più economica con 35 € di prezzo medio.

Per approfondimenti: il racconto di Gianmarco della vittoria alla 33 km di Carpi, corsa in concomitanza con la maratona.

Maratona di Treviso

Maratone in Italia: le più velociSesta posizione: Treviso – Totale 28 punti

Prestigio: 4/5. Abbastanza conosciuta e ben frequentata. Per esempio, Stefano La Rosa è sempre al via. Ottimo evento sportivo del Nord-Est.

Gruppo-Passo: 3/5. Con 3.000-5.000 partecipanti dovreste trovare il vostro gruppetto, ma non è garantito per i più veloci. Comunque davvero un’ottima possibilità di trovare qualcuno con cui gestire il muro della maratona.

Percorso: 5/5.  Treviso è famosissima per il percorso veloce, con ben 123 metri di dislivello negativo, il maggiore d’Italia. Nel 2018 il percorso è cambiato totalmente, ma la gara ha mantenuto un percorso davvero veloce, anche se forse meno filante delle edizioni precedenti.

Clima: 5/5. Fine marzo, molto difficile trovare tanto caldo.

Calendario: 4/5. Un po’ presto. Solo due settimane prima della maggior parte delle gare. Richiede però di allenarsi intensamente durante le vacanze di Natale. Voi lo avete fatto? Noi no…

Pubblico: 2/5. Limitato e solo nelle zone più importanti del percorso. Col nuovo percorso, la gara è più centrale e quindi ci aspettiamo più tifo.

Accesso: 5/5. Iscrizione libera e a ottimo prezzo, media di 40 €.

Maratona di Roma

Maratone in Italia: le più velociQuinta posizione: Roma – Totale 29 punti

Prestigio: 5/5. È la gara più famosa e partecipata d’Italia.

Gruppo-Passo: 5/5. Gabbie e molti partecipanti, si superano i 15.000. Troverete sicuramente il gruppo che corre al vostro passo.

Percorso: 3/5. Non tra i più veloci, ricco di curve con ben 77 cambi di direzione. Abbiamo anche più di 7 Km di pavè/sanpietrini lungo il centro storico. Un paio di salite all’inizio: Ponte Spizzichino e via Matteucci. Inoltre troverete pendenze alterne al 28° km e in via Monte Brianzo, ovvero al 36° km. Ovviamente molto bello il panorama tra i monumenti della città eterna, si toccano ben cinquecento siti storici.

Clima: 4/5. Non tra i più fortunati. Come calendario, a inizio Aprile, dovrebbe essere buono. Ma abbiamo assistito a edizioni molto bagnate dalla pioggia o troppo calde.

Calendario: 5/5. La prossima sarà l’8 Aprile 2018 nello stesso giorno di Milano. Ma il calendario è ottimo per la gestione di due gare tirate annuali.

Pubblico: 4/5. In ogni caso, probabilmente il pubblico migliore d’Italia.

Accesso: 3/5. Prezzo medio di 60 €. In media con le altre “major” italiane.

Maratona di Venezia

Maratone in Italia: le più velociQuarto posto: Venezia – Totale 30 punti

Prestigio: 4/5. È una delle principali maratone italiane, terza come numero di partecipanti ma molto famosa per l’arrivo nella città lagunare. Meritava un 5 fino allo scorso anno. Non possiamo perdonare l’erroraccio commesso questa edizione con l’errata segnalazione del percorso per i primi sette elite.

Gruppo-Passo: 5/5. Gabbie e molti partecipanti, circa 5.000. Troverete il gruppo che corre al vostro passo.

Percorso: 3/5. Si parte da Stra, i panorami sono molto belli e si passa in diversi parchi fino ad arrivare al lungo Ponte della Libertà per arrivare a Venezia e chiudere in Riva Sette Martiri. Il Ponte della Libertà è pianeggiante e rettilineo, ma spesso anche controvento. Verso il 35° km abbiamo un tratto in salita di circa 150 m  e sul finale i fatidici ponti sui canali spezzano le gambe.

Clima: 4/5. 4 km di ponte controvento vi possono capitare.

Calendario: 5/5. Quest’anno sarà il 22 ottobre, sicuramente fresco e ottimo per la gestione di due gare annuali.

Pubblico: 5/5. Il centro di Venezia è di solito affolalato di pubblico ed essendo solo pedonale tutti partecipano volentieri all’evento. Qualche tratto in solitudine lungo il percorso ci sarà, ma Venezia è una delle maratone più partecipate da chi non corre.

Accesso: 4/5. Prezzo medio di 60 €. Ma se passa la data del “prenota prima” diventa salata!

Maratona di Firenze

Maratone in Italia: le più velociTerzo Posto: Firenze – Totale 30 punti

Prestigio: 5/5. Una della maratone italiane più famose con un’ottima organizzazione.

Gruppo-Passo: 5/5. Molto frequentata, intorno ai 10.000 iscritti. Sicuramente troverete il vostro gruppetto.

Percorso: 4/5. Qualche cavalcavia e qualche leggero cambio di pendenza, il problema principale sono gli oltre cento cambi di direzione e il finale nel centro storico, su fondo irregolare. In ogni caso, spettacolare dal punto di vista scenografico per le bellezze della città.

Clima: 3/5. Bello fresco! Fine novembre di sicuro elimina l’eventualità del caldo, dando sicurezza di un temperatura ottimale per correre. L’unico vero rischio è la pioggia che potrebbe influenzare di molto la vostra prestazione, come successo nel 2017.

Calendario: 4/5. Fine novembre ci permette una preparazione abbastanza al fresco, ma il cambio dell’ora di fine ottobre porta via un’ora di luce che per chi si allena la sera può creare problemi.

Pubblico: 4/5. Abbastanza folto e con diverse animazioni lungo il percorso.

Accesso: 5/5. Iscrizioni aperte a tutti e convenienti, prezzo medio 40 €.

Per approfondimenti: il racconto di Gianmarco della Maratona di Firenze del 2017, una “gara epica”.

Maratona di Torino

Maratone in Italia: le più velociSecondo posto: Torino – Totale 30 punti

Prestigio: 4/5. Non è tra le quattro più apprezzate in Italia, ma si piazza subito dietro.

Gruppo-Passo: 3/5. Non ci sono le gabbie e abbiamo circa 1.700 partecipanti, il che può limitare i più veloci a trovare compagni di gara.

Percorso: 5/5. Molto scorrevole e nettamente veloce. Presenta l’indice di scorrevolezza, ovvero un parametro che tiene conto del numero di curve, pavè e svolte, più alto tra le maratone italiane e qui gli elite abbassando di ben 67” circa la loro media del cronometro. Questo parametro è sicuramente il migliore delle maratone italiane. Per darvi un’idea, Debno è a -79” e Berlino -81”.

Clima: 5/5. Forse la migliore possibile, ultima domenica di ottobre: fresco assicurato.

Calendario: 5/5. Perfetto per la gestione di due gare tirate annuali. Si dorme un’ora in più per il cambio dell’ora e ci si riesce ad allenare con le giornate ancora relativamente lunghe.

Pubblico: 3/5. Limitato alla città di Torino. Si fanno molti pezzi dispersi nelle campagne e periferie con la “solitudine del maratoneta”.

Accesso: 5/5. Prezzo medio di 50 €. Perfettamente in linea con l’evento.

Per approfondimenti: il racconto di Diego della Maratona di Torino, del 2017, quello di Gianmarco del 2011 e del 2013.

Maratona di Milano

Maratone in Italia: le più velociPrima posizione, Milano Totale 31 punti

Prestigio: 5/5. È una delle principali maratone italiane, seconda solo a Roma come impatto, ultimamente cresciuta e paragonabile a Venezia.

Gruppo-Passo: 5/5. La combinazione delle gabbie e la presenza di molti partecipanti la rende oramai molto appetibile per i podisti più esperti e per l’amatore. Troverete sicuramente il gruppo che corre al vostro passo, praticamente a qualunque passo. Alla Maratona di Milano 2017, Massi è riuscito a correre assieme a un gruppo di podisti a 3’40” al km fino al 30° chilometro.

Percorso: 4/5. Piatta e scorrevole. La prima parte nel centro storico con qualche sanpietrino/pavè ma col contorno del Duomo. Peccato la salitina finale di Corso Venezia. Gli atleti elite qui guadagnano circa 62” rispetto alle loro medie, il che fa ben sperare anche noi comuni mortali!

Clima: 4/5. Solitamente nessun problema, ma può capitare la giornata già troppo calda.

Calendario: 5/5. Inizio aprile (8 aprile 2018 la prossima), perfetto per la gestione di due gare tirate annuali.

Pubblico: 4/5. Non sembra vero, ma anche a livello di pubblico la Milano Marathon è cresciuta molto. Abbastanza frequentata lungo tutto il percorso e affollata nei punti di Relay. Non prende 5 perché sicuramente il fenomeno che suona il clacson e si lamenta lo troverete.

Accesso: 4/5. Prezzo medio di 60 €. In media con tutte le maratone importanti, tra i più cari in Italia, ma in linea con le maratone europee. Senza dimenticare che il pettorale della Maratona di New York costa (almeno) 300 euro!

Conclusioni e approfondimenti

Anche questa volta i voti sono molto soggettivi e come premesso il consiglio è sempre privilegiare la gara vicina a casa che vi permette un miglior riposo e il mantenimento delle vostre abitudini. Per il resto, tutte le gare elencate sono papabili di Personal Best: sta a voi fare in modo che sia la giornata giusta.

Il periodo è perfetto per iniziare la preparazione della maratona primaverile, quindi utilizzate al meglio le informazioni, filtratele secondo i vostri gusti personali, mettetevi comodi e tenete a portata di mano la carta di credito per l’iscrizione.

Qui di seguito alcuni link di approfondimento sull’argomento maratona, perché scegliere la gara da correre è sempre la cosa più facile della preparazione!!! Adesso tocca a voi metterci il duro lavoro, la passione e la determinazione necessarie!

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Nike Zoom Vaporfly 4%, la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/01/nike-zoom-vaporfly-4-la-recensione-dettagliata.html http://therunningpitt.com/2018/01/nike-zoom-vaporfly-4-la-recensione-dettagliata.html#comments Tue, 30 Jan 2018 07:45:26 +0000 http://therunningpitt.com/?p=6780 Sicuramente conoscerete la storia del progetto Breaking2. Inizialmente percepito dai podisti italiani come una grande trovata pubblicitaria per sponsorizzare nel 2017 le ultime scarpe dell’azienda dell’Oregon, le Nike Zoom Vaporfly Elite, con il passaggio dei mesi molti podisti evoluti hanno capito che forse le scarpe utilizzate nel progetto permettono di correre più velocemente. Noi di […]

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Nike Zoom Vaporfly 4%Sicuramente conoscerete la storia del progetto Breaking2. Inizialmente percepito dai podisti italiani come una grande trovata pubblicitaria per sponsorizzare nel 2017 le ultime scarpe dell’azienda dell’Oregon, le Nike Zoom Vaporfly Elite, con il passaggio dei mesi molti podisti evoluti hanno capito che forse le scarpe utilizzate nel progetto permettono di correre più velocemente.

Noi di TheRunningPitt.com abbiamo testato a fondo il modello di punta, le Zoom Vaporfly 4%, in allenamento e in gara. Corrado Pronzati ha gareggiato e vinto la mezza maratona di Trino ed è salito sul podio della maratona di Pisa. Assieme abbiamo cercato di rispondere alle tre domande più frequenti di noi amatori: le Vaporfly 4% garantiscono effettivamente un vantaggio in termini cronometrici anche per un podista medio? E soprattutto, quanto durano? Qual’è la differenza rispetto alla Nike Zoom Fly?

Ma prima di iniziare la recensione dobbiamo darvi una brutta notizia: le Vaporfly 4% non sono per tutti. La loro costruzione con l’avampiede rigido punisce chi corre una maratona più lentamente di tre ore. Con una potenza di corsa bassa, il piede non sfrutterà al meglio l’effetto molla della scarpa. Quindi, se correte velocemente, continuate a leggere la recensione. Invece, utilizzare le Vaporfly per allenamenti lenti o per gare a 4’30” al km non è consigliabile. Suggeriamo invece di passare alle Nike Pegasus 34, oppure alle Nike Zoom Elite 9. Altrimenti sprechereste soldi per nulla.29

A ogni modo, che siate veloci o lenti, prendetevi dieci minuti di pausa, bevetevi un buon tè, e leggete il seguito.

Nike Zoom Vaporfly 4%, la nostra opinione

Nike Zoom Vaporfly 4%Questo articolo descrive le Nike Zoom Vaporfly 4%, che promettono al podista di migliorare la propria economia di corsa “del quattro percento”. Si narra sul web di pompieri americani che dopo averle indossate alla maratona di Chicago hanno ottenuto un Personal Best cercato invano per tre anni di fila. A noi “piacciono molto” le storie americane, ma le scarpe consentono davvero di correre più velocemente? Che cosa rende le Vaporfly uniche nel loro genere? Che impatto ha l’intersuola a fibra di carbonio rispetto agli standard di comfort del marchio Nike? E la durata delle Vaporfly 4% è in linea con gli altri modelli? A quale tipo di runner si rivolge questo modello? Queste e altre sono le domande che ci siamo posti e alle quali abbiamo cercato di dare una risposta in questa recensione.

Tre modelli di Nike Vaporfly

Nike Zoom Vaporfly 4%Come l’attento lettore saprà, esistono tre diversi modelli di scarpe Nike utilizzate con il lancio del progetto #breaking2. In primo luogo, proprio per la “gara” di Monza, l’azienda americana ha sviluppato un primo modello chiamato Zoom Vaporfly Elite, con la nuovissima intersuola Nike ZoomX a fibra di carbonio. Pensato inizialmente solo per gli atleti che hanno partecipato all’evento al circuito di Monza, non sono in vendita. Il secondo modello, Nike Zoom Vaporfly 4%, non differisce molto dalla versione Elite e siamo stati in grado di fare un test accurato in questa recensione. Ma non fatevi illusioni: dopo quasi nove mesi dalla “gara”, la disponibilità delle Nike Zoom Vaporfly 4% è rimasta così limitata che pure l’azienda americana ha ironizzato della mancata disponibilità nelle sue pubblicità online su Instagram.

Esiste infine un modello “di base”, anche se non si direbbe dal prezzo, ossia le Nike Zoom Fly che con Diego descriveremo nelle prossime settimane. Come al solito, l’articolo si divide in sezioni, potrete premere sul link per accedere alla parte che vi interessa:

Caratteristiche di base

Nike Zoom Vaporfly 4%Senza ombra di dubbio, le Nike Zoom Vaporfly 4% appartengono alla categoria “racing”. Anche se sono state progettate per la maratona, possono essere usate per distanze più brevi come mezza e dieci chilometri. Usarle negli allenamenti di per sé non sarebbe un grande problema, ma vi invitiamo a leggere la parte relativa alla durata e al prezzo, prima di decidere se questa è una buona idea.

Come si evince dal nome, la Nike Vaporfly garantirebbe un risparmio in termini di spesa energetica rispetto alla convenzionale Nike Streak 6, ossia il precedente modello di punta per la maratona. Le principali innovazioni tecniche arrivano dalla nuovissima schiuma Zoom X, un materiale ultraleggero di nuovissima concezione che assicura un grande ritorno di energia, con all’interno della schiuma un piatto suola in fibra di carbonio che fornisce una spinta propulsiva a ogni falcata. Il peso è contenuto ma non super minimale, la versione 10 US e 44 EU pesa al bilancino 203 grammi. Per quanto riguarda la numerazione rispetto agli altri modelli, ci siamo trovati perfettamente a nostro agio, anzi forse calzano leggermente abbondanti rispetto alle Lunaracer 3.

Caratteristiche tecniche

Di seguito le principali caratteristiche tecniche.

  • Peso ufficiale: 184 g misura 44, che però è leggermente sottostimata rispetto ai nostri test
  • Differenziale: 10 mm
  • Altezza suola: 37,5 mm tallone e 27,5 mm nell’avampiede
  • Calzata: comoda, poco costrittiva
  • Tallone: medio
  • Mesopiede: medio
  • Avampiede: medio/largo
  • Spazio dita: molto comodo e largo
  • Arco plantare: medio basso

Estetica e forma

Nike Zoom Vaporfly 4%Le Nike Zoom Vaporfly 4% sono un modello decisamente accattivante dal punto di vista estetico. Come tutte le novità, si discostano molto dalle tradizionali racing flat, soprattutto per via della suola molto alta, addirittura 37,5 mm nel tallone. Belli i dettagli con le scritte engineered to the exact specifications of world class runners” e la scritta “Racing” sul tallone sinistro. Abbiamo apprezzato anche la possibilità di personalizzarle con il proprio personal best su quello destro.

La tomaia è decisamente minimalista, molto sottile e con tanti fori traspiranti soprattutto nella zona dell’avampiede ed è risultata decisamente comoda. Confrontandola con le Zoom Fly, sembrano molto più traspiranti. Le Vaporfly sono state rilasciate in almeno sei colori, Blu, Azzurre, Rosse, Grigie, Bianche e Nere, ma come detto nell’introduzione è molto difficile trovarle, quindi non crediamo che il colore sia un fattore di scelta.

Drop e intersuola

Nike Zoom Vaporfly 4%L’intersuola della Nike Vaporfly ha un drop di 10 millimetri, pensata non soltanto per chi appoggia sull’avampiede ma anche e soprattutto per tallonatori.

Nike Zoom X

L’intersuola è nel nuovissimo materiale Zoom X, di cui è stato impossibile trovare particolari riferimenti tecnici. Nike però afferma che è “notevolmente” più leggero, più morbido e più reattivo rispetto alle schiume tradizionali. E in effetti, al tatto si rivela davvero morbido e nella corsa davvero reattivo.

Incorporato su tutta la lunghezza dell’intersuola è stato inserito un materiale in fibra di carbonio che a giudicare della forma della scarpa, è stato creato in maniera curva. Il vantaggio del materiale in fibra di carbonio è la riduzione dell’ossigeno necessario per correre più velocemente: la suola rilascia energia a ogni passo e ha lo scopo di fungere da una sorta di catapulta per spingerci in avanti. Nike afferma che la lastra in fibra di carbonio consente di risparmiare il 4% dell’energia necessaria per funzionare a una determinata velocità rispetto alle altre scarpe racing. In maniera intuitiva potremmo pensare all’intersuola in carbonio come a dei trampolini, con lo stesso principio delle protesi usate per esempio dal paraolimpico Pistorius alle Olimpiadi di Londra del 2012. Metafora esagerata? Probabile, ma rende sicuramente l’idea dell’effetto ottenibile.

Comportamento nella corsa

Nike Zoom Vaporfly 4%Appena calzate la sensazione è stata decisamente sorprendente rispetto alle scarpe da gara utilizzate precedentemente, ovvero le Lunaracer. Le Zoom Vaporfly 4% sono risultate incredibilmente morbide, lasciandoci molto sorpresi anche perché avendole in mano e provando la flessibilità della suola sono sembrate molto rigide, forse per via del piatto suola in carbonio. Appena indossate, la sensazione è stata quella di camminare su un tappeto elastico. Per avere una prima impressione sono state testate in allunghi da 200 m. Già alle prime falcate la sensazione di estrema morbidezza si è trasformata in un ritorno elastico sorprendente, dato dal connubio Zoom X e piatto in carbonio. La scarpa porta a correre decisamente sull’avampiede e modifica in modo sostanziale l’assetto di corsa sbilanciandolo un po’ in avanti. Al completamento degli allunghi si è decisamente sentito un buon feeling.

Sono davvero più veloci?

Per un vero test le abbiamo provate nella mezza maratona di Trino. Nei 21 km le sensazioni sono state estremamente positive: la scarpa si è confermata molto reattiva ma allo stesso tempo molto comoda, cosa fondamentale quando si corrono lunghe distanze. Sul ritmo di 3’15” al km la resa è stata eccellente. In maratona le cose sono cambiate leggermente, ovviamente non tenendo il ritmo della mezza si è sfruttato meno l’effetto elastico nella spinta. Sui 3’20”/3’22” al km comunque restano scarpe eccezionali, ma quando il ritmo è calato per via del freddo e le gambe si sono fatte rigide, la scarpa viene sfruttata molto meno per la concezione per cui è stata progettata. Tuttavia abbiamo amato la loro comodità, cosa che quando si corre per 42 km è sempre una manna dal cielo. Il paragone più azzeccato è che si sfruttano bene a ritmi abbastanza allegri come sulla mezza, ma quando il passo supera i 3’30” al km, è come correre con le chiodate in pista sopra i 3’00” al km, ovvero si perde il vantaggio che una scarpa progettata per spingere può dare. Certamente è una questione personale, anche perché pochi possono correre a quei ritmi.

Vaporfly 4%: a chi sono consigliate?

La considerazione finale rispetto alla prestazione è che la scarpa può effettivamente aiutarci a risparmiare energia se si corre in spinta, in quanto si sfrutta l’eccezionale ritorno elastico, ma se ci si aspetta un miracolo in termini di vantaggio cronometrico si è sulla strada sbagliata. Le consigliamo a runner efficienti che corrono almeno a 3’30” al km e che comunque cercano una scarpa per la mezza maratona o maratona molto comoda. Purtroppo non le abbiamo testate su una dieci chilometri ma ci aspetteremmo un feeling eccellente visto il ritmo più alto.

Durata e punti di rottura

Nike Zoom Vaporfly 4%Per quanto riguarda durata e punti di rottura, dobbiamo distinguere tra durata e diminuzione della prestazione.

Prestazioni

Se avete intenzione di comprarle, il nostro consiglio è centellinare l’utilizzo soltanto per le gare. Noi non abbiamo corso i chilometri necessari per esprimere un giudizio definitivo. Ma abbiamo analizzato dati statistici e biomeccanici. Su Internet le Vaporfly hanno la reputazione di essere fragili. Non siamo d’accordo: forse chi le ha usate le ha confuse con le Zoom Fly che, come vedremo nel prossimo articolo, differiscono rispetto alle Vaporfly per l’utilizzo del Lunarlon al posto dello Zoom X. Come è noto, il Lunarlon dura al massimo 400 km e nell’articolo successivo lo descriveremo in maniera analitica. Per le Vaporfly 4%, non abbiamo avuto la sensazione di un decadimento di prestazioni dopo 150-200 km. Nella foto dell’infografica, noterete soltanto una piccola abrasione sulla parte laterale, mentre la suola è completamente nuova, suggerendo che sono sorprendentemente resistenti. L’aderenza è rimasta stabile finora. Anche la tomaia sembra praticamente nuova. Difficile fare una previsione per il mantenimento delle prestazioni in gara, la sensazione è che usandole in una maratona, otterrete ottimi risultati almeno per quattro o cinque maratone (200 km almeno). D’altronde, chi usa la stessa scarpa per più di quattro maratone?

Durata

Una volta che deciderete di non utilizzarle più per le gare, le vostre Vaporfly dureranno ancora parecchio. La domanda è: ma per quale utilizzo? Per quanto tempo? Sicuramente suggeriamo di utilizzarle solo per corse veloci. Valutare la durata è comunque complicato perché molto dipenderà dalla tipologia di appoggio. Per chi corre sull’avampiede, pensiamo che possano durare almeno 500-800 km. In effetti la generosa copertura della gomma nella parte anteriore consente di gestire al meglio il rischio d’usura. Per i tallonatori, probabilmente la durata sarà leggermente inferiore, soprattutto perché le parti posteriori tenderanno a usurarsi più rapidamente rispetto alla parte restante dell’intersuola. Restiamo comunque convinti che la durata delle scarpe sia fondamentalmente in funzione del vostro modo di correre e delle sensazioni personali. Suggeriamo comunque di tenerle almeno 500 km, per avere un costo inferiore a 0,5 euro a chilometro. Ma non pensateci durante la maratona! Non crediamo invece che le altre parti della scarpa siano particolarmente fragili, la sensazione è che i materiali usati abbiano qualità superiore rispetto ai modelli Nike precedenti.

Prezzi e disponibilità

Vale la pena comprarle? Oppure conviene puntare al modello “più economico”, le Nike Zoom Fly?

Per la prima domanda, la risposta è sicuramente individuale. Considerando il prezzo di 250 euro pensiamo che sia una scarpa dagli alti contenuti tecnologici e che quindi li possa valere. Le Vaporfly 4% sono soprattutto in grado di farci provare un’esperienza di corsa molto diversa dalle altre scarpe. Quanto siete disposti a spendere per ottenere un “vantaggio” nella maratona? A questa domanda, non c’è una risposta univoca. Inoltre Corrado non è riuscito a migliorare il suo PB a Pisa pur indossando le Zoom Vaporfly 4%, quindi il loro rendimento non è così scontato. Per la seconda domanda, dovrete aspettare la nostra recensione tra qualche settimana, prima di un risposta definitiva.

Per quanto riguarda la disponibilità, sappiate che le Vaporfly 4% non si trovano nemmeno a prezzo pieno, sul sito Nike. Invece esiste una disponibilità limitata in negozio, qui la lista dei migliori negozi sportivi Nike, ma non fatevi illusioni: difficilmente troverete il vostro numero, noi abbiamo fatto diversi test in alcune principali capitali europee (Parigi, Bruxelles, Milano, per esempio). Ma con un po’ di pazienza e monitorando Internet attentamente, riuscirete ogni tanto a trovare qualche numero disponibile. Vi consigliamo però di dubitare… se lo sconto è superiore al 30%, molto probabilmente si tratta di una “truffa”. Buona ricerca, e come al solito, grazie per averci letto!

Per acquistare, alcuni dei possibili siti da monitorare (ovviamente comprate da quello dove costano meno):

Nike Zoom Vaporfly 4
Nike Zoom Vaporfly 4 la Nike Zoom Vaporfly 4 garantirebbe un risparmio in termini di spesa energetica rispetto alla convenzionale Nike Streak 6, ossia il precedente modello di punta per la maratona. Le principali innovazioni tecniche arrivano dalla nuovissima schiuma Zoom X, un materiale ultraleggero di nuovissima concezione che assicura un grande ritorno di energia, con all’interno della schiuma un piatto suola in fibra di carbonio che fornisce una spinta propulsiva a ogni falcata. Il peso è contenuto ma non super minimale, la versione 10 US e 44 EU pesa al bilancino 203 grammi.


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La mente in corsa http://therunningpitt.com/2018/01/la-mente-corsa.html http://therunningpitt.com/2018/01/la-mente-corsa.html#comments Wed, 24 Jan 2018 07:22:30 +0000 http://therunningpitt.com/?p=6768 Fate questo esperimento. Prendete uno psicologo, aggiungete la passione per la corsa, il desiderio di migliorarsi, la voglia di raccontare le proprie imprese, mixate tutto assieme e troverete il miglior esempio di come utilizzare la mente per correre al meglio. Dopo la recensione del libro “Stress e performance atletica”, non poteva in effetti mancare sul […]

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Fate questo esperimento. Prendete uno psicologo, aggiungete la passione per la corsa, il desiderio di migliorarsi, la voglia di raccontare le proprie imprese, mixate tutto assieme e troverete il miglior esempio di come utilizzare la mente per correre al meglio.

La mente in corsaDopo la recensione del libro “Stress e performance atletica”, non poteva in effetti mancare sul nostro blog un racconto pratico di come sfruttare la mente in gara per migliorare il personal best sulla mezza maratona. In effetti, qualche giorno fa si è svolta la mezza di San Gaudenzio a Novara e Cesare Picco ha voluto descrivere la sua ottima performance a quasi 3’50” al km. Solo un anno fa, il suo ritmo era decisamente più lento. Continuerà il suo miglioramento nel 2018? Senza ulteriore indugio, lasciamo la parola all’ormai famoso psicologo gallaratese.

Il racconto della Mezza Maratona di San Gaudenzio

Pratico sport con costanza ormai da sei anni, ma ho iniziato ad allenarmi con metodo solo da metà settembre 2017, seguendo i suggerimenti del coach Stefano Ruzza. 

A oggi sono trascorsi poco più di quattro mesi. Ho optato per i 21,097 km della mezza maratona, per ragioni di tempo e preferenza personale.

Guardando i risultati ottenuti, il miglioramento sembra lineare:

  • Novembre 2016 a Busto Arsizio 1h28’16”
  • Ottobre 2017 a Gallarate 1h26’10”
  • Novembre 2017 a Milano 1h23’19”
  • Gennaio 2018 a Novara 1h21’34”

Sto però prendendo consapevolezza di come le cose non siano semplici come possano apparire. Osservando questa progressione, sarebbe semplice ipotizzare un ulteriore step, ma la scommessa potrebbe non portare a un ritorno sicuro. Perché? Semplice! La distanza rimane la stessa in ogni gara podistica, e in questo caso 21,097 km, ma la disciplina varia profondamente al variare della posizione ricoperta durante lo svolgimento della corsa. 

Correre stando in coda al gruppo, nella sua pancia, nel primo 10%, nel 5%, nel 3% o nelle posizioni di testa, porta ad affrontare una sfida decisamente differente. La possibilità di giovare di sorpassi e dell’energia a essi connessa al migliorare della posizione va a decrescere, delineando degli scenari psicologici differenti. 

A Milano ho avuto la possibilità di partire in prima griglia, ma vista la numerosa affluenza ho potuto fare una gara a crescere. Tenendo un ritmo costante per i primi 15 km ho potuto superare diversi podisti. Quando ho poi deciso di aumentare, negli ultimi 6 km, l’effetto è stato ancora superiore. La spinta motivazionale di cui ho potuto godere è stata notevole. Questa mi ha spinto donandomi molte energie fisiche e riuscendo a tenere un passo molto esigente a fronte delle mie doti.

Nella gara tra le risaie novaresi lo svolgimento di corsa si è caratterizzato con scenari differenti. Presento i miei vissuti interni suddividendo in fasi la gara.

Prima della partenza

Sono quasi 1400 i podisti al via. L’organizzazione seppure non appariscente è ben strutturata e riesce a gestire la mole dei partecipanti. La giornata è soleggiata, ma molto fredda con una temperatura di poco superiore agli zero gradi.

Svolgo il riscaldamento con Roberto Isolda stemperando la tensione e scambiando quattro chiacchiere. Correndo a lato della partenza ci accorgiamo come non siano presenti le griglie. Penso che questo potrebbe essere un problema per me, ma mi impegno a non soffermare i miei pensieri su aspetti negativi.

Mentre scaldo i muscoli, presto molta attenzione al mio respiro e visualizzo ogni parte del mio corpo. Mi rilasso e mi preparo per correre con ogni muscolo. So di avere un Motore a Gas ed è quindi per me importante avere un livello di attivazione molto basso, se voglio ottenere risultati per me soddisfacenti.

In griglia

La mente in corsaSfruttando la conoscenza di alcuni amici riesco ad infilarmi in terza fila. Sento di essere teso. L’essermi allenato con costanza ha alzato le mie aspettative. So di poter abbassare il tempo ottenuto a Milano e diversi amici nei giorni prima della gara mi hanno chiesto di proporre un pronostico. Sono certo che nel pomeriggio mi chiederanno il “conto”. Non sono abituato a questo tipo di pressione e il cardiofrequenzimetro mi conferma che ho qualche battito di troppo.

Guardo l’orologio e mancano nove minuti al via. Chiudo gli occhi, mi concentro a pieno sul mio respiro. Focalizzo tutta la mia attenzione su questo aspetto. Ogni tanto qualcuno mi parla e sono costretto a fermarmi e rispondere. Nei minuti che precedono immediatamente lo start però tutti si silenziano e ho la possibilità di dedicarmi completamente al rilassamento. Pochi secondi prima del via riapro gli occhi e mi sento “in bolla”. Sono calmo e posso dirigere la mia attenzione nel modo che desidero.

Primi 3 km

La mente in corsaCorro con estrema facilità sotto i 3’50” al km, un tempo migliore di quanto preventivato. Vedo pochi metri davanti a me il coach Stefano Ruzza, che so essere molto più forte di me, e mi domando se non sto forzando eccessivamente. Decido di rallentare il passo di qualche secondo e mi butto in mezzo a un gruppetto per essere coperto in caso di vento, risparmiando qualche energia.

Lancio lo sguardo più avanti e noto che i podisti non saranno che qualche decina. In quel frangente prendo consapevolezza dell’obiettivo della gara: rimanere agganciato il più possibile alle persone con me. Non potrò superare nessun concorrente. Nella migliore delle ipotesi non verrò superato. Mi domando quale sarà la benzina mentale che mi supporterà lungo il tragitto, ma non riesco a darmi una risposta.

Dal 3° al 13° km

Tengo un passo costante, il gruppo con cui avevo deciso di correre nel frattempo si è sfrondato. La maggior parte ha accelerato, una piccola parte è rimasta con me e un paio di persone hanno perso contatto. Il ritmo del mio respiro col passare dei km perde di leggerezza e diventa troppo affannoso. Capisco perciò di non essere nella mia giornata migliore.

Cerco di spostare il fuoco attentivo dalle sensazioni spiacevoli interne, all’esterno. Il panorama però non aiuta. I campi del novarese non mi permettono di allinearmi a uno stato di piacere. Mi concentro allora sul fedele respiro, lo ascolto e cerco di plasmarlo. I lunghi rettilinei mi permettono di correre per alcuni metri a occhi chiusi e così riutilizzo la tecnica del body scan.

Con qualche escamotage riesco sempre a tenere un ritmo di 3’50” al km, seppure la giornata non sembri promettere bene.

Dal 13° al 19° km

Le gambe si imballano e la mente inizia a rimuginare. La strada presenta molti tratti in contropendenza e ciò aumenta il senso di affaticamento. Qualche podista mi supera e mi mostra con evidenza che sono in leggera crisi.

La mente precedentemente vuota si riempie di pensieri. Ormai è troppo tumultuosa per credere di riuscire a svuotarla. Opto allora per tenerla occupata. In questi 6 km, per evitare di finire in un vicolo cieco, mi dedico a calcoli matematici. Inizio a contare il tempo finale a diversi passi al km. Definisco un passo medio che mi permetta di abbassare il mio PB, in modo per me soddisfacente, e mi concentro sul mio GPS in modo da non superarlo. 4’05” al km sono il margine alto sotto il quale pormi.

La corsa diventa quindi una battaglia con il cronometro e questo piccolo gioco mentale mi porta lontano, seppure per brevi momenti, dalla fatica e dalle persone che mi superano. Sto però correndo una gara differente rispetto a qualche chilometro fa: è evidente come la giornata non è la migliore, so che dovrò difendermi e che mi toccherà soffrire parecchio.

Dal 19° km al traguardo

Finalmente sono consapevole che nonostante le difficoltà riuscirò a concludere la gara e abbasserò il mio PB. La fatica permane e le difficoltà fisiche aumentano, ma questo sollievo mentale mi porta ad accelerare di qualche secondo. Lo sforzo cardiaco rimane il medesimo, la fatica aumenta, ma i tempi migliorano. Come è possibile? La percezione dell’avvicinarsi del traguardo riduce il mio stress organico portando a un aumento performativo. Sono un “Motore a Gas” e come spiego in Stress e performance atletica io miglioro al decrescere dello stress.

Non riesco a cambiare realmente passo, ma ritorno a correre sotto ai 4′ al km. Metro dopo metro il traguardo è sempre più vicino e infine lo supero.

Riflessioni finali

Chiudo in 36a posizione assoluta. Le sensazioni in corsa sono andate peggiorando lungo il corso della gara. Non avevo la tenuta per fare al mio massimo i 21 km (la gara obiettivo non era questa), credo però l’affaticamento sia derivato da una difficoltà di natura mentale.

Ho sempre impostato le gare in rimonta e per la prima volta, stando da subito nel primo 5% dei concorrenti, mi sono confrontato con uno scenario differente. Questo cambio di cornice mi ha destabilizzato e mi ha permesso di capire come non sia abituato ancora a gestire situazioni in cui posso ottenere un risultato di classifica, oltre che cronometrico.

Le novità portano stress. Se hai un motore mentale a Diesel, una nuova situazione ti darà maggiore spinta, se sei un Benzina la gestirai, se sei un Gpl la soffrirai. Io ho un motore mentale a Gas ed è a partire da questa consapevolezza, che partirò per il prossimo miglioramento.

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La BOclassic è una gara per atleti veri. Si corre all’ultimo dell’anno a Bolzano da oltre quarant’anni e pochi “fortunati” possono partecipare alla competizione Elite. Per chi non lo sapesse, è su un circuito cittadino da 1.250 metri da ripetere otto volte. Quest’anno il nostro amico Andrea Soffientini (seguitelo su Instagram) è stato invitato e ha voluto raccontarci le sue impressioni ed emozioni. Nel 2018 Andrea ci racconterà le sue gare, preparerà delle recensioni su scarpe e orologi e aggiungerà ulteriori spunti tecnici al nostro blog, pensato da amatori per amatori che vogliono migliorare le proprie prestazioni. Come si è preparato Andrea? Come ha gareggiato? Senza ulteriore indugio, lasciamo la parola ad Andrea che ci racconta l’emozione di competere con i professionisti. Il suo obiettivo era non farsi doppiare da Edris: ci sarà riuscito?

Il racconto della BOclassic 2017, ovvero come correre a tutta il 31 dicembre

La BOclassic non era l’unico obiettivo stagionale, ma soltanto il culmine della stagione autunnale ormai giunta al termine. Nel seguito la mia analisi tecnica della preparazione, ovviamente sono disponibile a consigli e chiarimenti nei commenti.

La stagione autunnale

Ho diviso la preparazione della BOclassic in due macro fasi, la prima composta dalla costruzione aerobica, la seconda di finalizzazione.

Prima parte di preparazione. È partito tutto il 18 settembre, svolgendo un lunghissimo da 26 km a 4′ al km in totale controllo. Da lì si sono susseguiti dei lavori di ripetute sui 3.000 metri il martedì con recupero da fermo. Ricordo in particolare una seduta 3 x 3.000 m più un 1.000 m finale oppure 4 x 3.000 m. Invece il giovedì ho svolto dei medi da 18 km sempre più forti di 3’30” al km. Questa prima parte di allenamenti mi ha portato a migliorare il personale a Pavia, nonostante l’influenza. Nella gara pavese ho ottenuto un ottimo secondo posto in 1h11’06”, su un percorso davvero tortuoso. Il “vero” personale il 29 ottobre a Gallarate, dove riesco a fare jackpot: bissare la vittoria dell’anno prima e portarmi a casa un super tempo di 1h09’16”.

Seconda parte. Ma come tutti gli atleti sanno, la seconda fase è la più difficile: i medi da 18 km diventano da 15 km ma viene velocizzato il passo e i 3.000 m si trasformano sovente in un 3.000 m seguito da cinque mille sotto i 3′ al km. Come se non bastasse, in aggiunta la domenica abbiamo inserito un lavoro da trenta minuti variato in pista. Ai primi di dicembre la parte di costruzione è conclusa e inizio la finalizzazione: i medi si accorciano e si velocizzano ancora di più. Ora devo correre solamente 12 km, ma il passo si velocizza a 3’20” al km, purtroppo non sempre rispettato anche per le condizioni della pista non sempre perfette. I lavori invece del giovedì diventano ripetute sui mille sotto i 3′ al km, con un recupero ampio di 2′. A posteriori, le ultime due settimane pre-gara sono strane, le ripetute del martedì finite ma con tempi inferiori alle attese soprattutto le ultime due, mentre il medio del giovedì interrotto due km prima del previsto per un piccolo dolore inguinale, che mi ha creato parecchia preoccupazione.

Vicino alla gara. Per fortuna in pochi giorni mi sono ripreso. Per testare la condizione, so che gareggiare è fondamentale. Domenica 17 dicembre, anche per il meteo favorevole, decidiamo di partecipare alla prima edizione del Cross del Roccolo a Canegrate, su un percorso gara in buone condizioni. Partendo davvero forte riesco a prendere la posizione di testa e a mantenerla fino alla fine. Arriva però la settimana del Natale: la più ardua per me. Anche se ho mangiato oltremodo, riesco in pochi giorni a riportarmi al peso “forma”. A ogni modo, il 26 decido di gareggiare vicino a casa mia. In generale non l’avrei mai fatto, ma sono stato spinto da tre motivi: la gara è organizzata da un caro amico, vorrei provare l’outfit da usare poi in gara a Bolzano e testare il passo gara della BOclassic su una gara di 5 km. Ho comunque fallito l’obbiettivo in quanto ho girato più lento del previsto. Nei giorni seguenti ho limitato le uscite a lenti rigeneranti di tapering fino al giorno della gara.

Arrivo a Bolzano il giorno prima

Ho deciso di partire per Bolzano soltanto alla vigilia della gara. Sveglia ore 6:40, trenta minuti svelti a 4’20” al km. Poi partenza con due soste per non restare troppo tempo seduto a guidare, per arrivare in un albergo a dieci minuti d’auto dalla partenza. Per fortuna non ho avuto ansia fino alla mattina di San Silvestro.

BoClassicBoClassicColazione. Ma al risveglio tutta l’agitazione esplode, faccio una colazione verso le 9:30 principalmente di carboidrati, cercando di non esagerare: mangio due fettine di strudel, uno yogurt e pane con marmellata. Alle 10:00 arrivo a Bolzano, ritiro il pettorale, faccio qualche foto e torno in albergo. Seguo alle 13:00 la gara del mio amico che correva la BOclassic amatoriale e poi mi rifugio in un bar al caldo ed entro in clima pre-gara, bevo un tè caldo e faccio passare il tempo cercando di non agitarmi troppo.

Tensione pre-gara. Arrivano le ore 14:30, mi cambio nell’area adibita ed esco a fare un po’ di riscaldamento. Corro circa 3,5 km in compagnia di un altro partecipante a circa 5′  al km, dopodiché raggiungo la partenza, tolgo la tuta, metto le scarpette da gara e la canotta: qui decido all’ultimo di togliere la canotta a compressione del Decathlon con il cardio incorporato perché avevo caldo. Purtroppo si rivelerà una scelta azzardata!

In Gara

BoClassicOre 15:33, la gara parte con qualche minuto di ritardo. Anche se eravamo un plotoncino di 32 partecipanti, decido di partire defilato a sinistra dando spazio ai campionissimi. Mi ripeto mentalmente che devo cercare di chiudere i giri di 1.250 metri in 3’55”, con una proiezione finale di circa 31′ per i 10 km. Bang! Alla partenza cerco di non cadere sui cartelloni poggiati a terra e soprattutto di non perdere la scia dei corridori con cui volevo gareggiare.

BoClassicPercorso. Il percorso lo ricordo oramai a memoria. Alla prima curva a sinistra mi ritrovo su un rettilineo che ci porta a una curva secca a destra, qualche bancarella e nuovamente a destra. Si arriva finalmente a scollinare e correre tra i portici con il tifo dei miei amici. In quel frangente ritrovo le forze, proseguendo su una linea di lastricato meno scivoloso fino a una curva maledetta sempre a destra che complice il porfido umido ci portava sempre all’esterno contro le balaustre. Infine un altro pezzo in discesa con il gradito asfalto, curva a gomito a destra e via in leggera salita fino all’arrivo. Il passaggio finale era un rettilineo agrodolce, agro perché infinitamente lungo e in leggera salita scivolosa, dolce perché c’erano tutti i miei tifosi dalla mia fidanzata Jessica, Umberto, la zia, la Jacopla e rispettive famiglie, praticamente una curva come allo stadio.

BoClassicBoClassicBoClassicSeconda parte di gara. La gara procede discretamente bene, anche se il tempo del primo giro (3’52”) non lo riuscirò più a tenere. Anzi ad ogni giro il mio parziale peggiora sempre di qualche secondo fino ad arrivare al quinto km. In quel momento rimpiango di non avere la canotta a compressione perché avverto una fatica a respirare data da una leggera congestione, decido quindi di cercare di recuperare fiato ed energie nella parte in salita e cercare di riprendere il passo in discesa. Dovevo perdere il meno possibile: la preoccupazione principale è di non farmi riprendere da Edris che da dietro incalzava. Decido quindi di dare tutto fino a concludere il settimo giro in quanto da lì mi sarei potuto considerare salvo.

Finito il settimo giro, la liberazione, ho fatto l’ultimo come passerella, sapendo di aver raggiunto l’obbiettivo di non essere doppiato e aver portato a casa un buon tempo nel gotha dell’atletica. Chiudo con 32’27” che su quel percorso e in quelle condizioni vale molto di meno. Ora qualche settimana di riposo, poi ripartirò pensando ai prossimi appuntamenti, che avrò l’onore di potervi raccontare sul blog.

Strumenti utilizzati in gara

Per chi fosse interessato, ecco la lista degli strumenti utilizzati da Andrea durante la BOclassic:

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Polar M200, la recensione completa http://therunningpitt.com/2018/01/polar-m200-la-recensione-completa.html http://therunningpitt.com/2018/01/polar-m200-la-recensione-completa.html#comments Tue, 09 Jan 2018 08:00:32 +0000 http://therunningpitt.com/?p=6724 Il Polar M200 nasce come fusione delle migliori funzioni di activity tracking del Polar A360 con quelle della corsa del modello M400. Come il lettore sicuramente saprà, non è un orologio nuovo, perché è stato introdotto sul mercato a fine 2016 dall’azienda finlandese. Con il lancio di questo modello, Polar aveva l’obiettivo di offrire uno […]

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Il Polar M200 nasce come fusione delle migliori funzioni di activity tracking del Polar A360 con quelle della corsa del modello M400. Come il lettore sicuramente saprà, non è un orologio nuovo, perché è stato introdotto sul mercato a fine 2016 dall’azienda finlandese. Con il lancio di questo modello, Polar aveva l’obiettivo di offrire uno strumento dall’ottimo rapporto qualità/prezzo per chi avesse appena iniziato a correre o non volesse spendere cifre esorbitanti per il primo GPS di corsa. Dopo una prima fase in sordina nel 2016, l’orologio ha avuto una grande visibilità, anche grazie alla fantastica offerta di Amazon a 89 euro durante il Black Friday. Noi lo abbiamo testato negli ultimi mesi, essendo stato al polso di Diego, al mio e a quello di Andrea Soffientini, che lo ha pure usato durante la BoClassic. Dopo questi mesi, abbiamo deciso di scrivere la nostra opinione, descrivendo in maniera completa tutte le funzioni a disposizione del podista italiano che fosse intenzionato a comprarlo. Grazie alla collaborazione con Alltricks, sito francese molto innovativo di vendita online di accessori bici e running e uno dei pochi a vendere le Nike Vaporfly e Nike Vaporfly 4%, oggi pubblichiamo la recensione dettagliata del Polar M200 in ottica Pitt 2.0.

Polar M200, un orologio per iniziare ma dall’ottima precisione GPS, la nostra opinione

La società di Kempele non poteva evitare di lanciarsi dove sta andando il mercato. Il Polar M200 è stato il primo orologio dal sensore ottico per la casa finlandese, assieme al M600 e A360. Introdotto a ottobre 2016, si è dimostrato una solida alternativa agli orologi con maggiori funzioni e prezzi superiori. Se inizialmente non l’abbiamo preso in considerazione per una recensione dettagliata, molti lettori hanno chiesto se fossimo interessati a descrivere la nostra opinione su questo orologio entry level di Polar.

Dopo avere recensito il Polar M430, abbiamo chiesto a Diego Saltalamacchia, miglior tester italiano dell’azienda finlandese, di aiutarci nella preparazione della recensione dettagliata del Polar M200. Con la sua esperienza di tester e l’utilizzo quotidiano, ora abbiamo una visione chiara delle possibilità offerte dallo strumento.

Polar M200Ma quali sono nel dettaglio le principali funzioni del Polar M200? E quali mancano? A chi lo consigliamo? Quali limitazioni abbiamo riscontrato nelle diverse settimane di utilizzo quotidiano? E il sensore ottico è all’altezza rispetto alla versione a sei LED del Polar M430? E come activity tracker come si posiziona rispetto alla concorrenza?

Come disclaimer, AllTricks ci ha fornito gratuitamente il modello nero del Polar M200 con il quale abbiamo realizzato i principali test della recensione. D’altro lato, non abbiamo ricevuto e non siamo interessati a ricevere alcun compenso ulteriore. Pur essendo soltanto podisti amatori evoluti, le nostre conoscenze analitiche ci aiutano a diffondere in maniera semplice le nuove tecnologie, uno dei principali obiettivi del sito, oltre a permettere ai podisti di tutti i livelli di correre meglio. Essendo il nostro un sito focalizzato sul podismo, la recensione del Polar M200 verterà sulle funzioni di corsa, descrivendo nella parte finale le altre funzioni. Ricordiamo che, contrariamente ad altri, il nostro blog ha adottato questa filosofia: no test, no party.

Come al solito, abbiamo sviluppato la nostra opinione completa con tantissimi test e dettagli. Siete pronti a leggere il seguito? La recensione dettagliata del Polar M200 può essere letta in sequenza, oppure selezionando soltanto le parti che vi interessano di più, premendo sulle relative sezioni:

Ma prima di addentrarci nella recensione, per chi non avesse tempo di leggerla tutta, vi alleghiamo la sintesi del dispositivo GPS, utilizzando come aiuto anche i principali documenti di marketing di Polar, il manuale d’uso in italiano, oltre alla nostra esperienza d’utilizzo.

Polar M200 in sintesi

Polar M200Per descrivere il Polar M200 abbiamo preparato due infografiche, la prima che illustra le caratteristiche principali, la seconda che ne descrive i principali pregi e difetti. In sintesi, il Polar M200 è stato il primo orologio dal prezzo contenuto ad aver introdotto la rilevazione cardiaca da polso a due LED. Esteticamente rotondo, il cinturino è di un materiale morbido e confortevole. Dotato di un connettore per il collegamento al PC, permette un semplice collegamento come se fosse una chiavetta USB.  Il collegamento ai satelliti GPS è molto rapido e in generale funziona in pochi secondi. Anche la frequenza cardiaca da polso è relativamente precisa, ma per gli allenamenti intensi suggeriamo l’utilizzo di una fascia cardio (Polar H7). Essendo un orologio pensato come activity tracker, dispone di funzioni di monitoraggio del sonno. Al prezzo di vendita di un centinaio di euro, siamo rimasti sorpresi che offra anche funzioni avanzate di running.

Polar M200Per esempio il Polar M200 ha la possibilità di programmazione degli allenamenti, fondamentale quando si corre su un percorso non misurato. Inoltre, come gli orologi più avanzati, dispone delle notifiche del cellulare e per la sincronizzazione degli allenamenti. Ha anche la funzione che consente di giudicare lo stato di forma, il “Running Index” che puntuale alla fine di ogni sessione esprime il suo giudizio sulla nostra performance. Piccolo tallone d’Achille, la durata della batteria, che è inferiore a quella dei modelli più avanzati, per amatori comunque la carica dura circa una settimana, correndo 3-4 volte per un’ora.

Unboxing Polar M200

Polar M200Apriamo la scatola. Il Polar M200 si presenta all’interno di una scatola a sfondo rosso e interno bianco, molto elegante ed essenziale allo stesso tempo. L’orologio si estrae dopo aver aperto la confezione al cui interno troverete un cavo carica-batteria USB e alcuni documenti. I modelli standard di mercato sono di colore nero, bianco oppure rosso. Ma esistono, si veda sotto, anche varianti di altri colori.

Polar M200Cavetto USB. Storicamente Polar utilizza un cavetto con la doppia funzione di ricaricare la batteria e sincronizzare i dati via web sulla piattaforma Polar Flow. Con il Polar M200, il cavetto è soltanto opzionale, fungendo da “prolunga” per il collegamento al computer oppure a una presa di corrente attaccandolo a un caricabatterie dello smartphone. In effetti, la ricarica del Polar M200 avviene sganciando il cinturino dall’orologio. Dopo aver effettuato questa operazione, sarà poi possibile collegare la base direttamente al computer oppure utilizzare il cavetto in dotazione. La scelta sembra davvero azzeccata, e il collegamento avviene in maniera molto semplice. Raccomandiamo però di utilizzare sempre il cavetto in dotazione per evitare di danneggiare la porta dell’orologio. Abbiamo visto sul web diverse foto di danneggiamento della chiavetta USB: prestate attenzione.

Polar M200Esteticamente. Il  Polar M200 ha una forma rotonda, esteticamente molto interessante. Sicuramente la versione nera può essere portata al polso tutto il giorno, visto che l’orologio è stato proprio pensato per questa funzione. L’orologio ha un peso molto contenuto di 40 grammi e può essere utilizzato anche in gara. La cassa è di 26 mm e il display 128 x 128 pixel, a bassa risoluzione ma perfettamente adeguato per la tipologia di GPS.

Polar M200Come tutti gli orologi Polar, il cinturino aderisce perfettamente al polso, facilitando la rilevazione della frequenza cardiaca.

Manuali e posizionamento sensore. All’interno della documentazione a disposizione, visto che l’M200 è stato il primo orologio Polar ad avere il sensore ottico da polso (ndr ora non è l’unico), l’azienda finlandese ha descritto esattamente come mettere l’orologio al polso. Attività non così scontata perché un posizionamento errato determinerà una rilevazione sbagliata del battito cardiaco, come spiegato nella recensione del cardio al polso.

Prima di correre con il Polar M200

Polar M200Come per ogni prodotto Polar prima dell’utilizzo bisogna procedere alla registrazione, tale procedura si può effettuare via PC oppure tramite Smartphone/Tablet (previa associazione del M200 a tale dispositivo), noi per abitudine e praticità abbiamo optato per la configurazione tramite Personal Computer. Inizio subito precisando, sono in molti ad avercelo chiesto, che non c’è assolutamente bisogno di rimuovere alcun dispositivo Polar precedentemente configurato nell’account  Polar Flow in quanto questa è una piattaforma per la gestione totale dei dispositivi Polar in nostro possesso. Bastano pochi minuti per configurare l’orologio, procedere all’aggiornamento dell’ultimo firmware disponibile e voilà il nostro dispositivo è pronto all’uso.

Il funzionamento e la navigazione attraverso i vari menù e sottomenù è molto semplice e intuitiva: sono presenti due soli pulsanti, uno per lato: quello a destra ha la funzione di avanti (singola pressione) e di enter/conferma (pressione prolungata), mentre quello sul lato opposto ha la funzione: annulla/indietro +  la funzione light (illuminazione).

Di seguito i menù ai quali si può accedere dal dispositivo:

  • Allenamento
  • Activity Tracker (percentuale di completamento giornaliera)
  • Archivio (memo delle ultime 5 attività)
  • La mia FC (misurazione della frequenza cardiaca)
  • Impostazioni

Correre con il Polar M200

Polar M200Per iniziare l’attività basta premere il pulsante destro una volta e poi confermare tenendo premuto nuovamente lo stesso pulsante, qui si accede ai vari profili Sport che sono presenti sul dispositivo, scegliamo “Corsa” e siamo pronti a partire non appena il Polar M200  aggancia il segnale GPS. In condizioni meteo ottimali l’operazione richiede pochi secondi nonostante il Polar M200 non sia dotato di A-GPS. Purtroppo non dispone della posizione dei satelliti che si scarica tramite il collegamento al PC, qualche secondo in più in caso di pioggia o cielo coperto. Una volta che il Polar M200 rileverà anche la frequenza cardiaca da polso, si potrà dare inizio alla registrazione, sempre tramite pressione prolungata del tasto destro. Un’ulteriore pressione del tasto invece dà inizio a un Lap Manuale. Per mettere in pausa la registrazione basta una semplice pressione del tasto annulla, sulla sinistra, successivamente per terminare bisogna premere in maniera prolungata lo stesso tasto, inizierà un rapido conto alla rovescia così da evitare accidentali interruzioni delle attività. Se abbiamo provveduto a impostare un allenamento su Polar Flow, la prima schermata che si presenterà alla pressione del tasto destro sarà appunto quella dell’allenamento, confermiamo e successivamente avviamo la registrazione.

Come illustrato precedentemente con il tasto destro si seleziona una delle attività impostate sul dispositivo: corsa, ciclismo, attività outdoor, attività indoor, ma a queste se ne possono aggiungere tramite Polar Flow le più svariate. Potrete in effetti anche svolgere sessioni di yoga, kayak, calcio, tennis, ecc. fino a 20. Non male! Con un’ulteriore pressione si inizia la registrazione dell’attività.

Ripetute con il Polar M200

Polar M200Il Polar M200 come tutti i dispositivi Polar ha la possibilità di programmazione degli allenamenti che per noi podisti è una funzione fondamentale. Incredibile per un orologio di fascia entry, in questa funzione il Polar M200 non differisce in nulla rispetto ai modelli più evoluti tranne per la limitazione di non avere la funzione “Preferiti” dove poter inserire gli allenamenti che effettuiamo con una certa regolarità. Questa opzione è accessibile esclusivamente tramite Polar Flow da PC o dispositivo mobile.  La programmazione degli allenamenti può in effetti risultare superflua per chi effettua i lavori in pista, ma risulta invece indispensabile per coloro che si allenano lungo un percorso non misurato.

Programmi di allenamenti. La nota positiva è che non c’è alcun limite di configurazione degli stessi, mentre il difetto riscontrato consiste nella mancanza della possibilità di impostazione on the fly, anche in maniera ridotta o semplificata, direttamente dal M200. Accedendo al pannello di controllo, Polar Flow, si sceglie “nuovo obiettivo di allenamento”, che può essere semplice, quindi incentrato su distanza, passo, durata o calorie bruciate, oppure avanzato, basato su quattro fasi: riscaldamento, allenamento (ripetuta)/riposo, con la possibilità della ripetizione di queste ultime due anche con distanze o durate differenti, defaticamento.

Ad esempio: Riscaldamento 20′ libero + 8 x (800 m allenamento + 1’30” riposo) + 2 x (500 m allenamento  + 60” riposo) + 2 km defaticamento

Ogni fase può essere selezionata in durata oppure in distanza decidendo o meno di vincolare ogni attività a una fascia di velocità o di frequenza cardiaca. Un alert ci avvisa se siamo fuori dal range impostato. Il passaggio da una fase all’altra è scandito da una singola vibrazione del dispositivo al raggiungimento della distanza, mentre se la fase è impostata su “tempo”, tre secondi prima della conclusione alcune  rapide vibrazioni ci avvisano del passaggio a quella successiva. Attenzione a ricordarsi di sincronizzare M200 in modo da trovare l’allenamento caricato sul dispositivo. Nelle varie schermate una è dedicata proprio agli allenamenti programmati, dove viene visualizzato quanto manca al termine in tempo oppure in metri mancanti.

Configurazione schermate del Polar M200

Come tutti gli orologi dell’azienda Finlandese, anche il Polar M200 permette di configurare diverse schermate in funzione della tipologia di sport scelto. Secondo noi questo è un grande valore aggiunto, rispetto ai concorrenti, soprattutto per orologi dal prezzo contenuto. In particolare, la configurazione delle schermate avviene tramite Polar Flow, il sistema via web in cui visualizzare i dati delle corse appena svolte.

Configurazione schermate. Polar permette di configurare su M200, 2 campi per ogni schermata. Il podista avrà a disposizione 3 schermate. I campi configurabili sono parecchi e si possono scegliere facilmente via web. Preoccupati dalla complessità dell’operazione? ovviamente i 100 sport a disposizione hanno già campi pre-configurati, ma se volete cambiarli, con un click via web riuscirete a farlo facilmente. Vi sembrano poche le schermate? di certo, confrontando il Polar M200 con l’M400, il confronto è impietoso. Quest’ultimo offre in effetti 8 schermate e 4 campi.

In sintesi, siamo convinti che le opzioni di base Polar siano davvero ottime e che ci siano a disposizione tantissimi campi. Pensiamo però che sia molto limitante avere a disposizione 2 soli campi per ogni schermata, probabilmente 3 sarebbe stato una scelta più opportuna. Ci rendiamo conto comunque che questa non sia davvero una limitazione per chi inizi o per chi gareggi. Non sempre un dato in più fa la differenza durante l’allenamento!

Analisi dati appena dopo la corsa con Polar M200

Appena terminata la sessione di allenamento il dispositivo ci comunica una serie di dati e analisi della corsa appena effettuata, suddivise in varie schermate:

  • Durata dell’attività
  • FC media
  • FC Max
  • Distanza Percorsa
  • Andatura Media
  • Andatura Max
  • Calorie bruciate

Tutti questi dati vengono salvati automaticamente nell’archivio che è tuttavia limitato alle ultime 5 attività. Purtroppo questo modello non dispone del Diario con lo storico di tutte le precedenti attività come Polar M400 e M430, ad eccezione di corse inferiori ai 2 Km per le quali ci viene chiesto se vogliamo o meno procedere al salvataggio, tutte le attività sono comunque consultabili in ogni momento direttamente dal Polar Flow. Tenendo premuto il tasto annulla/indietro (in basso a sinistra) si procede alla sincronizzazione dei dati via bluetooth, operazione che raramente impiega più di un minuto.

Running Index e Polar M200

Anche il Polar M200 dispone del  “Running Index”, che puntuale alla fine di ogni sessione giudica l’attuale stato di forma,in questo modello però il dato è consultabile esclusivamente via web, non ci viene fornito direttamente sul dispositivo al termine dell’attività; lo storico dei risultati, consultabili nella sezione progressi di Polar Flow, genera un interessante grafico, completamente personalizzabile, dal quale si può facilmente desumere l’andamento degli allenamenti e della condizione, utile per valutare se un determinato ciclo di corse  sta dando i risultati che ci aspettavamo o meno.

Previsione tempi. in base al Running Index viene inoltre generata una stima dei tempi potenzialmente  realizzabili su determinate distanze (Cooper, 5 Km, 10 Km, Mezza e Maratona), interessante se stiamo preparando qualche gara. Come per gli altri modelli della famiglia M la condizione necessarie perché il valore venga generato al termine della sessione sono: un’andatura di almeno 6 Km/h, una corsa di minimo 12 minuti con al massimo 2 interruzioni e ovviamente  la rilevazione della frequenza cardiaca. Per determinare il più corretto indice di performance assicurarsi di aver inserito la F.C. massima nelle impostazioni.

Polar M200 e accuratezza sensore cardio

Polar M200Sono numerose ormai le recensioni sul Blog che trattano di Frequenza Cardiaca al polso e come abbiamo abbondantemente descritto all’interno delle stesse questo è un argomento molto dibattuto e combattuto da parte dei Runner, ci sono i puristi che disprezzano il sensore al polso in quanto giudicato non perfettamente attendibile e i progressisti che accettano qualche minima differenza rispetto alla vecchia tecnologia a favore di questa che rappresenta a tutti gli effetti il futuro. Il Polar M200 non si sottrae a questa disputa. La domanda sorge spontanea: il sensore cardio da polso del Polar M200 funziona bene? Esteticamente il sistema è di forma circolare e sporge leggermente dalla cassa dell’orologio, ma non da assolutamente nessun fastidio una volta indossato.

Polar M200Questione di misurazione. La misurazione avviene tramite un dispositivo di lettura ottica a 2 LED, dopo aver effettuato una decina di comparazioni con il Polar M430 e il Polar M400 (in abbinamento a Polar OH1 – qui per la nostra recensione dettagliata) possiamo affermare che i risultati sono buoni, in linea con quelli che ci aspettavamo da un dispositivo “Entry Level” di fascia media. In condizioni di riposo o di corsa regolare ad andatura costante la misurazione della frequenza cardiaca risulta pressoché uguale a quella dei dispositivi a 6 Led, le differenze si ravvisano in occasione di allenamenti ad intervalli con rapidi cambi di ritmo  quindi con un  innalzamento della FC, il Polar M200 non è così rapido come i dispositivi più evoluti e di conseguenza si possono notare dei brevi periodi di latenza nella salita e nella discesa della misurazione. Ribadiamo come nelle precedenti recensioni di orologi con misurazione della FC al polso che per la più precisa misurazione della stessa bisogna rispettare alcuni accorgimenti: fondamentale è indossare l’orologio sopra l’osso sporgente del polso, l’allacciatura non deve essere troppo stretta, ma neanche troppo larga da permettergli di spostarsi, da non sottovalutare la pulizia dei LED, responsabili del monitoraggio del flusso sanguigno del polso. Ci sono poi altri fattori che possono influire, tipo tono della pelle e l’irsutismo.

Polar M200Per una lettura più approfondita riguardante l’argomento vi rimandiamo al seguente articolo, dove si parla di misurazione della frequenza cardiaca al polso in maniera approfondita.

Polar M200 e accuratezza GPS  

Non c’è un argomento più dibattuto dai podisti Italiani rispetto alla precisione del GPS. Ma Quello del Polar M200 è preciso? è accurato? La risposta è come al solito: dipende.

Polar ha adottato la stessa tecnologia successivamente utilizzata sul Polar M430, ossia la predizione satellitare SiRFInstantFix. Senza entrare nei dettagli, per l’utente è molto semplice: il Polar M200 riceve il segnale dai satelliti piuttosto rapidamente, più velocemente dei suoi concorrenti a basso costo. Se correte sempre nello stesso posto, come Diego, potrete ottenere i dati dei satelliti davvero in fretta, da 5 a 30 secondi. Nel mio caso di viaggiatore seriale dovrete aspettare qualche secondo in più.

Buona precisione. Oramai la precisione del GPS è disponibile anche sui dispositivi dal basso costo. Nelle nostre uscite abbiamo notato che, specialmente all’aperto, il GPS in pochi minuti otteneva un passo istantaneo abbastanza preciso. Purtroppo la tecnologia GPS non è perfetta in città oppure in presenza di alberi. Inoltre le traccie GPS post corsa si sono mostrate precise, linee pulite, nulla da segnalare dal punto di vista delle misurazioni. Chiaramente l’esperienza dipende molto dalla vostra posizione e da dove vi troviate.

In sintesi però, tutto sommato l’accuratezza del GPS del Polar M200 è in linea con gli ultimi modelli presenti sul mercato, anche quelli dal prezzo cinque volte superiore.

Ulteriori funzioni del Polar M200

Nelle nostre recensioni, di solito indichiamo le principali novità del dispositivo. Avendo già preparato la recensione dettagliata del Polar M430, ci limiteremo a descrivere le principali funzioni disponibili, oltre a quelle della corsa. Ecco le principali:

Activity tracking. Con il Polar M200 avrete a disposizione la misurazione dei vostri principali movimenti quotidiani:

  • monitoraggio dei passi. Questa è la funzione principale di un activity tracker, e ovviamente funziona decisamente bene. Come già scritto precedentemente sulla recensione Polar M430, il dato è assolutamente accurato a livello percentuale. Ma quanto importa avere percorso diecimila passi oppure 9800?
  • monitoraggio del sonno. Il Polar M200 misura il movimento del polso e stabilisce con un algoritmo la durata del sonno, dividendolo in diverse tipologie. La funzione ci è sembrata relativamente precisa, con una variazione rispetto a Garmin, Apple e Xiaomi di meno del 2%. Ovviamente i test sono abbastanza limitati dal fatto che di notte si possono al massimo tenere 2 orologi al polso.
  • inattività. Il Polar offre anche degli avvisi nel caso in cui restiate fermi per un certo periodo di tempo. Il livello standard è di 55 minuti.

Notifiche. Come tutti gli activity tracker, Il Polar M200 dispone delle notifiche cellulare. Certo è che lo schermo non consente una grande visualizzazione. Se amate essere distratti, il Polar M200 vi permetterà di leggere i messaggi inizialmente trasmessi dagli Smartphone. La notifica avviene attraverso una vibrazione, mentre le chiamate ricevute sul cellulare a loro volta informeranno l’M200 fino alla pressione di un pulsante sul cellulare oppure sul dispositivo. Non siamo grandi fans delle notifiche, ma i pochi test effettuati dimostrano che il funzionamento è ottimale.

Polar M200Profili sportivi. A parte la corsa, è possibile utilizzare fino a 100 sport sul M200. La versione di base ne contiene diversi, ma è possibili aggiungerli con la configurazione dal sito web Polar Flow. Se ne possono aggiungere 20 sul dispositivo. Ovviamente è possibile utilizzare il Polar M200 per il nuoto oppure per andare in bici. Nel primo caso non avrete grandi soddisfazioni nella misurazione della frequenza cardiaca e l’M200 non misurerà la vostra lunghezza della bracciata. Comunque il dispositivo è impermeabile fino a 30 metri e può tranquillamente essere usato in piscina. Per la bici, oramai decisamente meglio utilizzare il cellulare, con Strava e un dispositivo di supporto dello smartphone, oppure ovviamente un dispositivo GPS professionale (Polar V650).

Frequenza cardiaca a riposo. A differenza del Polar M430, l’M200 non ha ancora ricevuto un aggiornamento firmware che ha consentito di monitorare la frequenza cardiaca da polso 24 × 7. Ma serve davvero? di certo, male non fa. Però dubitiamo che possiate analizzare la vostra frequenza durante il giorno, anche se questo è oramai lo standard per gli orologi GPS e gli activity trackers.

Polar M200 vs M430, principali differenze

Le differenze fondamentali fra i due prodotti (Polar M200 e Polar M430) consiste appunto nella collocazione di mercato, il primo si rivolge ad un pubblico che si affaccia al mondo del running oppure con poche pretese di dati o precisione cardio mentre il Polar M430 si rivolge appunto al Runner evoluto che pretende una maggiore precisione e un’abbondanza di dati forniti durante e dopo l’attività.

Ovviamente queste differenze si tramutano in un gap di circa  80,00 € fra i prodotti: 149,00 € per M200 contro i 229,00 € del M430, parliamo di prezzi di listino, ma facilmente si trovano in offerta con una percentuale di sconto intorno al 15/20%.

Questione estetiche. Il Polar M200 è decisamente più leggero 40 grammi contro i 51 del M430, al polso la differenza si sente, forma e dimensione sono completamente diverse, rotondo il primo quadrato il secondo. Venendo alla batteria: ricaricabile ai polimeri di litio da 240 mAh per  M430 contro i 180 mAh di M200.

Proprio perché entry level, al Polar M200 mancano del tutto alcune funzionalità presenti sul Polar M430 di seguito elenchiamo le più significative:

  •         Fitness Test (utile per stimare la condizione fisica);
  •         Carico di lavoro
  •         Stato di recupero (indicazione dei tempi necessari per recuperare un allenamento);
  •         Cadenza di corsa
  •         Back to Start (funzione che indica la direzione per tornare al punto di partenza)
  •         A-GPS (Fornisce una rapida ricezione dei satelliti GPS)
  •         Diario di allenamento
  •         Record Personali
  •         Cronometro

Al contrario però è presente una funzione a mio avviso molto utile che invece manca nei modelli più avanzati, l’illuminazione automatica, praticamente durante la corsa basta ruotare il polso e il Polar M200 si illumina automaticamente: funzione molto molto comoda !!!

Accessori Polar M200

Polar M200Così come per gli altri modelli di orologi Polar, anche per il Polar M200, esistono diversi accessori, i più interessanti sono i cinturini personalizzabili ed i diversi modelli di fascia cardio, oltre alle pellicole protettive.

Fascia Cardio. Anche se il Polar M200 dispone di sensore ottico, per chi volesse svolgere allenamenti di qualità e non fosse soddisfatto della precisione del lettore, l’orologio consente il collegamente con una fascia cardio Bluetooth. Ad esempio le fasce Polar H7 oppure la nuovissima H10 vi consentiranno di avere una precisione assoluta, senza compromessi. Queste nuove fasce tra l’altro vi consentiranno di misurare perfettamente la vostra variabilità del battito cardiaco.

Cinturini personalizzabili. Anche se i modelli standard hanno tre colori a disposizione (Nero, Bianco, Rosso), esistono sul mercato a poco più di 10 euro cinturini personalizzabili Polar M200, che vi consentono di indossare versioni più sgargianti dello stesso, per esempio Viola o Verde.

Pellicola protettiva. Per esperienza consigliamo di aggiungere una pellicola protettiva, per evitare graffi sul vetro. Nel dubbio la prudenza non è mai troppa, visto anche il costo limitato della pellicola stessa. Sul web ne esistono moltissime varietà con prezzi svariati.

Conclusioni

In sintesi, pensiamo che il Polar M200 sia un ottimo dispositivo per chi inizia a correre. Ma è altrettanto vero che anche il podista evoluto potrà pianificare i propri allenamenti e correre le ripetute facilmente. Confrontando specifiche e prezzo, difficile trovare qualcosa di simile. A livello di accuratezza dati, pensiamo che sia sicuramente buono: il passo istantaneo e medio sono decisamente precisi. La misurazione dei battiti cardiaci è decente, anche se non è un segreto che funzioni soltanto a basso regime. Per chi cerca un orologio GPS con sensore ottico integrato, notifiche dello smartphone, uno strumento web di misurazione delle proprie attività, il Polar M200 risulta una delle opzioni più interessanti del mercato, a condizione che accettiate di poter visualizzare soltanto 2 campi contemporaneamente. Certamente però la casa finlandese ha nel suo arsenale anche il Polar M400 che ha funzioni supplementari e parecchie opzioni di configurazione. Ma non dispone del sensore ottico al polso, sebbene offra in dotazione la fascia cardio Polar H7 (valore commerciale 60 euro).

In conclusione, Polar è riuscita a sviluppare un ottimo prodotto per chi inizia ma anche per chi gareggia e non cerchi funzioni avanzate, una buona precisione GPS e del lettore ottico. Secondo noi il Polar M200 rappresenta il miglior orologio entry a disposizione del podista amatore: a poco più di 100 euro si riesce a trovare uno strumento efficace e tutto sommato preciso, anche in ottica di activity tracking.

Il Polar M200 disponibile su AllTricks

Il Polar M200 è disponibile nei migliori negozi sportivi, ma anche online su AllTricks e Amazon. Nel seguito abbiamo allegato i principali collegamenti:

L'articolo Polar M200, la recensione completa proviene da The Running Pitt.

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http://therunningpitt.com/2018/01/polar-m200-la-recensione-completa.html/feed 6
Elettrostimolazione e podismo: Compex Runner, la recensione http://therunningpitt.com/2017/12/elettrostimolazione-podismo-compex-runner-la-recensione.html http://therunningpitt.com/2017/12/elettrostimolazione-podismo-compex-runner-la-recensione.html#comments Wed, 27 Dec 2017 16:21:49 +0000 http://therunningpitt.com/?p=6698 L’elettrostimolazione è sempre stato un argomento molto interessante. Lo abbiamo trattato sul blog, discutendo un metodo per migliorare la forza, con allenamenti in palestra. Ma l’elettrostimolazione è indissolubilmente legata a Compex, società svizzera/americana molto innovativa, con cui collaboriamo da diversi mesi. Abbiamo inizialmente testato e utilizzato in gara le Compex Calf, descritte in una recensione […]

L'articolo Elettrostimolazione e podismo: Compex Runner, la recensione proviene da The Running Pitt.

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L’elettrostimolazione è sempre stato un argomento molto interessante. Lo abbiamo trattato sul blog, discutendo un metodo per migliorare la forza, con allenamenti in palestra. Ma l’elettrostimolazione è indissolubilmente legata a Compex, società svizzera/americana molto innovativa, con cui collaboriamo da diversi mesi. Abbiamo inizialmente testato e utilizzato in gara le Compex Calf, descritte in una recensione dettagliata a marzo 2017. Qualche mese fa abbiamo avuto a disposizione l’elettrostimolatore Compex Runner, potendo testare con calma le sue funzionalità per diversi mesi. Di seguito la nostra recensione dettagliata.

Elettrostimolatore Compex Runner, la nostra opinione

Compex RunnerSono sempre stato interessato all’elettrostimolazione, fin dai tempi dell’Università, quando a seguito di un problema al ginocchio, mia madre fece l’investimento di una scatoletta “magica” dalla Svizzera che serviva a risolvere i suoi acciacchi. Dell’epoca ricordo semplicemente il colore azzurro intenso e il fatto che venisse custodita gelosamente. Come tutte le cose preziose, Compex aveva per me un alone di mistero. Mia madre in pochi giorni risolse i suoi problemi, ma al giovane Massi l’accesso alla macchinetta era precluso: in fondo ero in salute.

A inizio anni novanta non ho potuto approfondire le caratteristiche di Compex, ma dopo circa venticinque anni, ho avuto modo di conoscere l’azienda (oramai) americana che mi ha permesso di testare gratuitamente l’ultimo prodotto di elettrostimolazione, sviluppato appositamente per noi podisti amatori, il Compex Runner.

Ma cos’è esattamente l’elettrostimolazione? Come funziona? A cosa serve? È uno strumento per guarire da infortuni muscolari oppure c’è anche altro? Ma è davvero utile per i podisti amatori? Come utilizzare il Compex Runner? Come usarlo nella pianificazione degli allenamenti? Quali alternative sono a disposizione del podista amatore? Come inserire il Compex Runner nella programmazione di una maratona? Nel seguito cercheremo di rispondere in maniera abbastanza dettagliata a queste e ad altre domande.

Sappiamo benissimo che la maggior parte dei podisti amatori è scettica nei confronti di questi strumenti, la realtà dei fatti è che cambiare il modo di allenarsi è difficile e il tempo a disposizione limitato. Non condividiamo lo scetticismo iniziale, ma la nostra è solo un’opinione. Inoltre, discutere la nostra esperienza è uno degli obiettivi del blog. Purtroppo non potremo approfondire tutti gli argomenti collegati all’elettrostimolazione, alleghiamo però qualche lettura nella parte finale dell’articolo per approfondimenti. La recensione è organizzata in sezioni, suggeriamo di leggerla almeno una volta e poi utilizzarla come strumento di approfondimento, selezionando le relative parti:

Pronti pe leggere il seguito? Mettetevi comodi, rilassatevi e non fatevi distrarre dalle notifiche del cellulare. La nostra recensione è molto dettagliata, ma è pensata per essere letta come supplemento al manuale del Compex Runner.

A cosa serve l’elettrostimolazione? Una sintesi

Compex RunnerGrazie ai tecnici Compex abbiamo avuto una piccola lezione sull’elettrostimolazione a maggio. Considerando che l’argomento è particolarmente complesso, consigliamo, a chi avesse tempo, di analizzare il sito Compex che è particolarmente interessante con parecchi video a disposizione. Vediamo di sintetizzare come usare l’elettrostimolazione nella corsa, rispondendo alle domande più frequenti.

Come funziona l’elettrostimolazione?

Compex RunnerIn sintesi, l’elettrostimolazione ha l’obiettivo di inviare impulsi elettrici a gruppi mirati di muscoli, producendo la loro contrazione e il movimento delle fibre muscolari. L’impulso è trasmesso da elettrodi localizzati su determinati muscoli.

In altri termini, l’elettrostimolazione avviene in maniera selettiva. Ciò rappresenta indubbiamente un vantaggio: potremmo immediatamente intervenire su una parte del corpo che deve essere curata, oppure rinforzata, o infine recuperare dopo uno sforzo intenso. Se molti atleti hanno iniziato per curarsi, magari per una tendinite alla spalla, oppure per velocizzare il recupero, una volta avuto a disposizione un elettrostimolatore Compex, hanno comunque scoperto la possibilità di provare anche programmi di forza o di resistenza, che consentissero loro di migliorare (una parte del) loro fisico. Per esempio Kilian Jornet, spagnolo e king of mountains, ha usato Compex inizialmente per il recupero ma nel tempo ha imparato a sfruttarne anche le funzioni di preparazione.

Il potenziamento avviene in tempi relativamente rapidi, perché la contrazione generata dall’elettrostimolazione permette di reclutare più fibre muscolari rispetto a quello che riusciamo a fare in modo volontario e di farlo in maniera sincrona, insegnando al muscolo a essere più efficiente.

Ma come si utilizza il Compex?

Compex RunnerPur essendo un solo strumento, al suo interno sono presenti diversi programmi, che forniscono impulsi diversi e di conseguenza garantiscono la possibilità di utilizzo diverso. Non spaventatevi della terminologia: “programma” è semplicemente un sinonimo di “menù utente”. Scegliete lo scopo della vostra seduta di elettrostimolazione attraverso i programmi, mettetevi “comodi” e iniziate l’integrazione. Più l’intensità del programma è elevata, maggiore è la necessità di tenere bloccata la parte del corpo stimolata. Per esempio, stimolando i quadricipiti, meglio restare seduti impedendo l’estensione delle ginocchia ed evitando crampi, oppure posizionarsi in mezzo squat.

Quando usare lelettrostimolazione?

L’elettrostimolazione è semplicemente un integratore, deve essere affiancata a un programma di forza, velocità e resistenza, oppure di recupero da un potenziale infortunio.  Con l’elettrostimolazione si possono migliorare le vostre performance, velocizzando il recupero, incrementando la vostra forza, a condizione di allenarvi correttamente. In altri termini, l’elettrostimolazione senza allenamento serve a poco in quanto è un lavoro settoriale e che ha il suo vantaggio nel migliorare la coordinazione intramuscolare, la quale deve essere primariamente supportata da quella intermuscolare.

Quale intensità di elettrostimolazione?

Compex RunnerL’intensità di stimolazione dipende dalla tipologia d’allenamento. Per la preparazione atletica i tecnici Compex consigliano di aumentare l’intensità fino al massimo della tollerabilità. Ma il mio suggerimento è di iniziare piano. Se è vero che lo sviluppo delle fibre muscolari aumenta più elevata è l’intensità di stimolazione, le prime volte anche un’intensità blanda produrrà il giorno successivo DOMS, per esempio dopo una seduta di forza sui quadricipiti. Ma è solo una questione d’abitudine. Anche all’interno del programma scelto, cercate comunque di essere progressivi, aumentando l’intensità ogni 3-5 contrazioni. In alternativa è possibile effettuare lavori a intensità molto alta, ma riducendo il numero di cicli (i.e. contrazione + recupero, e.g. iniziare con 15 cicli invece di 42).

Diverso è il caso dei programmi di recupero, dove il mio suggerimento invece è solo di assicurarsi che le scosse siano visibili, senza mai esagerare. Probabilmente il giorno successivo dovrete fare una seduta intensa, quindi meglio essere conservativi nell’impostazione dell’intensità.

Perché il Compex Runner?

Compex RunnerDi macchine per l’elettrostimolazione se ne trovano parecchie sul mercato, solo i modelli Compex descritti in seguito sono almeno 10. Solo Compex, però, ha pensato e ideato un elettrostimolatore appositamente per i podisti. Compex Runner ha due vantaggi rispetto agli altri elettrostimolatori: costa (relativamente) poco e ha programmi pensati da runner per noi podisti amatori. Meno scelte, più finalizzate a chi corre.

Esistono studi scientifici per spiegare l’elettrostimolazione?

Esiste una grande letteratura divulgativa, soprattutto recente che spiega i vantaggi dell’elettrostimolazione in diversi sport. Per esempio Billot[1] discute i miglioramenti di un programma di forza dei quadricipiti di cinque settimane su un campione di calciatori. Lo studio indica che grazie all’elettrostimolazione si migliora la forza, la capacità di sprint, la potenza nel tiro e i balzi verticali. Anche Gondin[2] ha stimato l’impatto dell’utilizzo dell’elettrostimolatore per migliorare la forza e per attivare un maggior numero di fibre muscolari. Invece Neric[3] analizza il miglioramento del recupero muscolare nei nuotatori dopo l’utilizzo dell’elettrostimolatore, rispetto al solo riposo passivo. Infine Gondin[4] suggerisce di utilizzare l’elettrostimolazione in aggiunta ai normali programmi di allenamento per migliorare la forza muscolare dell’atleta.

Ovviamente non abbiamo la conoscenza per confutare o confermare questi studi, però sicuramente l’elettrostimolazione sarà sempre più analizzata nei prossimi anni con la riduzione dei costi di questi strumenti e con il miglioramento delle conoscenze mediche.

Quello che sappiamo è che da oltre trent’anni l’elettrostimolazione è un metodo imprescindibile nell’allenamento degli atleti di elite.

I principali programmi di elettrostimolazione

Compex RunnerIn generale gli ambiti di utilizzo dell’elettrostimolazione sono quattro. Il primo e secondo noi più importante è il recupero, descritto in dettaglio nel seguito. Una seconda tipologia che non auguriamo a nessuno di utilizzare è quella dei programmi per la cura degli infortuni, chiamata antalgico. Inoltre esiste anche la possibilità di prevenire l’infortunio, e infine la categoria preparazione usata per il rafforzamento.

Vediamo nel seguito le quattro tipologie di programmi cercando di descriverne un possibile utilizzo. Concludiamo l’articolo descrivendo altri modelli di Compex. In un prossimo articolo spiegheremo un possibile programma di allenamento con l’elettrostimolazione.

Recupero con l’elettrostimolazione

Compex RunnerIl recupero è la ragione principale per utilizzare il Compex Runner. Noi amatori siamo sempre alla ricerca di modi per migliorare e accelerare il processo di recupero. Quanto pagheremo dopo il lungo del week-end per poterci allenare intensamente già il martedì mattina? Grazie all’elettrostimolazione il recupero è sicuramente velocizzato. Potrà essere fatto in modo attivo, dopo uno sforzo intenso o solo per ridurre gli indolenzimenti dell’allenamento. Il processo è magico: gli impulsi generati dal Compex Runner consentono la contrazione dei muscoli, una migliore circolazione sanguigna, facilitando l’eliminazione delle tossine. Ovviamente esistono altri strumenti per velocizzare il recupero, ma chi ha davvero accesso alla crioterapia nella propria palestra personale? L’effetto dell’elettrostimolazione consente di fatto di migliorare il recupero e di ridurre l’eventuale infiammazione tendinea. Una delle domande più frequenti che ci è stata posta è la determinazione della giusta intensità di stimolazione nei programmi di recupero. Il nostro suggerimento è quello di non esagerare.

Recupero attivo

Per favorire e accelerare il recupero muscolare dopo uno sforzo intenso, grazie all’effetto endorfinico, rilassante e decontratturante. I tecnici Compex evidenziano come i risultati migliori si ottengano nei trenta minuti successivi all’attività, tuttavia è comunque molto efficace anche se utilizzato nel corso delle tre ore successive a un allenamento intenso o a una gara. Consente l’aumento della circolazione sanguigna, l’eliminazione accelerata dei metaboliti acidi provocati dalla contrazione muscolare.

Recupero sforzo intenso

Una seconda opzione, dall’effetto antalgico e decontratturante, è il recupero dello sforzo intenso. Questo programma consente di migliorare e accelerare il recupero muscolare dopo una seduta di qualità, grazie all’aumento del flusso sanguigno che favorisce il drenaggio dei residui organici dovuti allo sforzo. Anche questo programma deve essere svolto poco tempo dopo la conclusione dell’allenamento.

Riduzione indolenzimenti

Infine esiste un programma per ridurre i DOMS e attivare la circolazione sanguigna, consentendo di alleviare gli indolenzimenti muscolari. Questo tipo di programma crea un effetto endorfinico e tipicamente deve essere utilizzato il giorno o i giorni successivi all’allenamento.

Potenziamento con il Compex Runner

Compex RunnerIl programma di preparazione è complesso, prevedendo sedute di resistenza aerobica, forza, forza specifica per il trail, rafforzamento del busto, ottimizzazione per la corsa sulla lunga distanza, sovracompensazione e fartlek. Vediamole nel seguito.

Fartlek

Partiamo dal programma di Fartlek, che è un mix di preparazione, consentendo di gestire contemporaneamente diversi lavori muscolari. Con le diverse sequenze di “fartlek”, potrete gestire diversi tipi di lavori (di resistenza, forza ed esplosività). Tipicamente il Fartlek è usato a inizio stagione per riprendere il lavoro muscolare dopo un periodo di riposo e prima degli allenamenti più intensi e specifici. Può essere usato anche durante la stagione per gli atleti che intendono sottoporre i propri muscoli a ritmi diversi di “allenamento”. Per noi è il miglior programma di potenziamento, soprattutto per chi ha poco tempo a disposizione.

Forza

Se volete aumentare la forza, chiaramente suggeriamo un programma specifico in palestra.

Ma anche con l’elettrostimolazione, potrete aumentare la forza massimale che il muscolo è in grado di sviluppare. Chiaramente questo consentirà il miglioramento della potenza, l’incremento della falcata e della gestione della corsa. Il nostro punto di vista è che questa tipologia di programma avrà senso soprattutto per atleti evoluti.

Rafforzamento busto

Un’altra opzione, a completamento degli allenamenti di core stability, è il rafforzamento del busto. È un programma che potrà essere utilizzato durante tutta la stagione. Non l’ho usato molto perché preferisco fare plank e per i miei continui viaggi, che non sempre mi hanno visto portare in valigia il Compex Runner. Ovviamente attaccare gli elettrodi alla zona addominale e guardare la televisione è affascinante come concetto, ma in realtà aumentando alle massime intensità sopportabili, penso che sia difficile concentrarsi su qualcos’altro. Provare per credere.

Altri programmi di potenziamento

Compex RunnerI programmi di potenziamento li ho provati tutti. Esiste la sovracompensazione, utilizzata a poca distanza dalla gara come alternativa al massaggio. Aumenta la circolazione sanguigna e sviluppa la capillarizzazione nel muscolo stimolato. L’ottimizzazione della lunga distanza invece cerca di aumentare i benefici dell’allenamento appena svolto senza imporre sollecitazioni supplementari alle strutture articolari. C’è inoltre il programma di forza specifica trail, pensato per gli amanti del trail, con l’obiettivo di aumentare la contrazione muscolare. Infine esiste anche il programma di resistenza aerobica, per migliorare la capacità di sostenere uno sforzo di lunga durata.

Curare la tendinite con il Compex Runner

Compex RunnerIl Compex Runner ha anche dei programmi, sotto la voce “antalgico”, per curare tendiniti acute, croniche, lombalgia, distorsione alla caviglia e in generale una contrattura.

Tendinite acuta e cronica

Ho avuto la sfortuna di testare il programma di tendinite acuta, provocata da diverse uscite di nuoto in piscina e al mare. Il programma consente di attenuare il dolore mediante il blocco della trasmissione degli influssi dolorosi. Con me ha funzionato perfettamente. Probabilmente una delle ragioni per utilizzarlo.

Lombalgia

In questo caso, il programma è impostato per fornire elettrostimolazione focalizzata ai dolori persistenti della regione lombare, nella parte bassa della schiena. Il programma consente la la liberazione di endorfine e l’aumento del flusso sanguigno nella schiena.

Distorsione della caviglia

Un programma che non ho provato ma che leggendo sui forum internazionali funziona molto bene è quello della distorsione alla caviglia. Utilizzandolo in maniera corretta, consente un alleviamento del dolore mediante il blocco della trasmissione degli influssi dolorosi. Secondo il manuale Compex va svolto con più sedute al giorno e intervallato con l’applicazione ripetuta di ghiaccio sulla parte dolorante. I tecnici Compex consigliano di associarlo al programma sovracompensazione.

Decontratturante

Infine l’ultimo programma, decontratturante, è quello più interessante. Non tratta veramente un infortunio, ma quei dolori muscolari recenti, fastidiosi e localizzati che normalmente si risolvono con un po’ di riposo. Con questo programma si ottiene un effetto rilassante, in particolar modo sulle parti del corpo più affaticate. I tecnici Compex suggeriscono inoltre di utilizzarlo per la cura della fascite plantare, associandolo alla sovracompensazione nella zona plantare (e.g. 10 minuti di decontratturante, seguiti da 20 minuti di sovracompensazione).

Prevenzione

Compex RunnerLa prevenzione degli infortuni prevede tre tipologie di lavori possibili: per irrobustire la caviglia attraverso un lavoro di rafforzamento muscolare mirato, per combattere i crampi e per prevenire la lombalgia.

Apparecchi per elettrostimolazione

Il Compex Runner non è il solo strumento che consente di gestire l’elettrostimolazione. La gamma Compex è davvero molto completa e per tutte le esigenze. Esistono attualmente diversi modelli attivi, rimandiamo al sito di Compex per i dettagli. In sintesi però, se avete qualche soldo in più, potreste optare per le diverse soluzioni della categoria Sport. Esistono anche modelli pensati per il fitness.

Conclusioni e approfondimenti

Il Compex Runner ha davvero cambiato (in parte) il mio modo di gestire il recupero. Da atleta amatore evoluto ormai non potrei più fare a meno, soprattutto in situazioni in cui la (mia) presenza a casa è richiesta: sono passato da un’ora sui rulli in bici al programma di “ottimizzazione della lunga distanza”, proprio per stare vicino alla mia famiglia. Ho ridotto il numero di visite fisioterapiche utilizzando il più pratico e meno costoso programma di recupero sforzo intenso.

Compex RunnerMa vorrei essere chiaro con il lettore. Dal nostro punto di vista, l’elettrostimolazione e in particolare il Compex Runner, sono strumenti pensati per essere utilizzati con cautela, in maniera controllata e progressiva. Prima di intraprendere un programma di allenamento di elettrostimolazione, è sicuramente opportuno capire le esigenze sportive, parlare con personale esperto e soprattutto testare la macchina in maniera progressiva. Il Compex Runner senza ombra di dubbio può aiutare a prevenire e curare i piccoli infortuni che ognuno di noi ha provato durante i diversi anni di allenamento. Funziona? Per noi sì. E in effetti lo suggeriamo come acquisto di Natale al posto di un nuovo e fiammante GPS, in particolare per chi ha problemi muscolari.

Soprattutto ora che Compex ha sviluppato un prodotto a prezzo davvero contenuto.  Mia madre risparmiò per diversi mesi prima di  comprare un elettrostimolatore, io invece ho rinunciato soltanto a un paio di voli aerei (dopo il test non ne ho più potuto fare a meno). Compex Runner è disponibile nei negozi della catena DF Sport Specialist, nei migliori negozi specializzati in corsa, sul sito di Compex e su TriSpecialist, al prezzo di listino di 359 euro.

[1] “Effects of An Electrostimulation Training Program on Strength, Jumping, and Kicking Capacities in Soccer Players.” Billot et al., Journal of Strength and Conditioning Research, May 2010, Vol. 24(5), pp. 1407-1413.

[2] “Electromyostimulation Training Effects on Neural Drive and Muscle Architecture.” Gondin et al. Medicine & Science in Sports & Exercise, 2005, Volume 37(8) pp. 1291-1299.

[3] Neric et al., Journal of Strength and Conditioning Research, Dec 2009, Volume 23(9) pp. 2560-2567.

[4] Gondin et al., European Journal of Applied Physiology, Oct 2011, Vol. 111(10), pp. 2473-87

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