Maratona di Torino 2017, il racconto di Diego

Maratona di Torino 2017, il racconto di Diego

Abbiamo conosciuto Diego grazie al concorso organizzato quest’estate da New Balance e Runner’s World per partecipare alla maratona di New York. Anche se né io né Diego siamo stati selezionati per la gara nella Grande Mela, abbiamo deciso di scrivere articoli a quattro mani su scarpe e GPS. Diego nella sua preparazione ha utilizzato il braccialetto Polar OH1 per misurare il battito cardiaco, le scarpe Brooks Launch 4 e soprattutto il Polar M430 per ripetute e sedute intense. Sono bastati pochi minuti per decidere l’iscrizione alla gara di casa: Torino, citata negli ultimi giorni più per i problemi d’inquinamento che per le performance dei podisti. A causa di un cambiamento di calendario, ora a fine ottobre, Torino, una gara molto popolare negli ultimi anni, ha visto un calo significativo di podisti, che hanno preferito altre mete. Peccato davvero perché la Turin Marathon rappresenta una gara di prestigio che ha visto nel suo albo d’oro parecchi personaggi eccellenti, tra cui Sammy Korir, il primo keniano ad aver corso dieci maratone sotto le due ore e nove minuti.

Dopo Massimiliano Doria, anche il nostro podista torinese ha cullato il sogno di correre una maratona a quattro minuti al chilometro, obiettivo giudicato da Albanesi come l’eccellenza del podismo amatoriale. Nel seguito l’affascinante racconto sulla maratona di Torino del nostro amico Diego, grande tester Polar e malato come noi di dati e numeri. Ce l’avrà fatta? Leggetevi l’appassionante seguito.

Maratona di Torino 2.0: un percorso ostico ma emozionante

Maratona di Torino 2017, il racconto di DiegoLa tattica di gara era stata definita la settimana prima della maratona. “Percorso: allora, fino alle Molinette devi salvare le gambe. Quindi, per tutto il tratto che va dalla Gran Madre alle Molinette devi fare attenzione a non allungare mai il passo per tenere il ritmo. Se perdi qualche secondo lì, vai sereno. Le curve non troppo strette: frenare e rilanciare costa fatica. Dalle Molinette a tutta Nichelino puoi recuperarli tutti, a colpi di un secondo al chilometro. L’uscita da Nichelino è in leggera salita e ha il cavalcavia, occhio che lì potresti sentirti stanco, è a causa del falsopiano. Ma, finito quello, vai sereno fino a tutta Borgaretto. Il pezzo rognoso è dalla mezza fino all’IperCoop, lì devi assolutamente accontentarti di perdere dei secondi e di nuovo tenere il passo corto. Però da lì in avanti hai fino a tutta via Zino Zini per recuperare, praticamente in 8 km puoi recuperare la salita e rimetterti in pari, senza esagerare. Dopodiché hai cinque chilometri dove devi stare calmo e tenere il ritmo: sei preparato per arrivare bene al trentaseiesimo. Il resto, lo farà il talento. Scende e devi andare. Vai!”.

Inizio dalla fine, con l’ultimo messaggio che mi ha inviato il mio coach e amico Davide qualche giorno prima della maratona, con tutti gli importantissimi dettagli del percorso. Sono in dubbio se abbia testato il tracciato in auto o in bicicletta, glielo devo chiedere. Fatto sta che la sua analisi del percorso è stata fondamentale in una gara dall’altimetria non semplice.

Malato di maratone come molti podisti

La maratona mi ha fatto avvicinare al mondo della corsa, ha sempre esercitato su di me un fascino particolare, paradossalmente volevo parteciparvi quando ancora non correvo. Ed è stata sempre la maratona a farmi prendere una pausa dalla distanza regina, sì perché forse ne avevo corse troppe  troppo vicine, tre in cinque mesi per l’esattezza. In realtà dovevano essere due (Firenze a novembre del 2015 e Parigi ad aprile 2016), ma proprio quest’ultima mi ha regalato un incontro speciale, quello con il “muro del maratoneta”, quando al quarantesimo chilometro volevo fermarmi,  giuravo che mai più mi sarei trovato sulla linea di partenza di una quarantadue chilometri. Ma a distanza di neanche ventiquattr’ore, a bordo del  TGV di ritorno a Torino, mi balenò l’idea di iscrivermi alla Maratona di Trieste che ci sarebbe stata un mese dopo. Avevo bisogno di vendetta e non volevo aspettare, e così è stato.

Dopo queste tre maratone ravvicinate ho voluto staccare la spina perché, come tutti i runner sanno, la maratona impegna molto soprattutto a livello mentale. Volevo quindi correre rilassato dedicandomi a gare più brevi e cercare di migliorare anche sulla velocità. Ma un anno dopo, la voglia di cimentarmi nella distanza maggiore è tornata a farmi visita.

Correre la maratona in quattro minuti a chilometro, la partenza

Il mio Progetto Maratona di Torino in 2h48′ è nato a maggio e con l’aiuto di Davide ci ho messo tutto l’impegno, la determinazione, la fatica e il tempo che avevo. Ho corso con temperature proibitive in una delle estati più torride che ricordi, all’alba, di notte e mio malgrado quasi sempre in solitaria a eccezione di qualche sporadica uscita di corsa lenta.

La mattina della maratona mi sento pronto, soddisfatto del percorso fatto fino a questo momento e consapevole di essermi allenato al meglio, ma comunque non propriamente tranquillo e rilassato, con la consapevolezza che la maratona può presentare insidie inaspettate e punire severamente per il minimo errore.

Maratona di Torino 2017, il racconto di DiegoBreve riscaldamento e mi posiziono sulla linea di partenza, purtroppo non  ho difficoltà a mettermi davanti, i numeri non sono più quelli degli anni precedenti. La classifica della Maratona di Torino 2017 parla di meno di 1.400 finisher, troppo pochi per una città come Torino, mi auguro che nei prossimi anni i numeri tornino quelli di un tempo. L’orario di partenza è rispettato, siamo puntali. Ore 9:31, colpo di pistola e il viaggio inizia. Certo che la maratona è sempre una bella emozione, ma correre nella propria città aggiunge quel qualcosa in più. Il primo chilometro che scorre come sempre troppo velocemente e sono già alla Gran Madre, ecco i ragazzi del settore triathlon di Base Running, la mia società, sono schierati nel loro completo da bike e mi mandano i primi incoraggiamenti, breve rettilineo ed entriamo nel Parco del Valentino, mi sento subito a casa. Non sono passati neanche quattro chilometri e il percorso ha già regalato tre salite mica da ridere, arrivo alle Molinette e come da indicazioni adesso posso rifiatare. Cerco di trovare finalmente il ritmo, quello che per mesi è stato il mio riferimento e in questo lungo rettilineo ci riesco, Gianfranco, il ragazzo che mi corre affianco,  invece non riesce a contenersi  e continua a fare l’elastico, i primi chilometri scorrono un filo troppo veloci e in men che non si dica siamo alla rilevazione del decimo chilometro. 39’45”. Per ora, tutto bene.

Torino, dal decimo chilometro alla mezza maratona

Maratona di Torino 2017, il racconto di DiegoLa giornata è coperta, la temperatura è perfetta, tutto sembra andare per il meglio, il dodicesimo chilometro coincide con la partenza de “La 30”, lo start  per loro è previsto alle 10:30, un’ora esatta dopo la partenza della maratona: ho calcolato che se tutto va come spero, solamente chi corre a un passo di almeno 3’32” al km dovrebbe riuscire a raggiungermi. Scorgo in lontananza il gonfiabile della partenza, ci sono un sacco di persone, tutti i compagni di squadra  che prenderanno parte alla trenta chilometri urlano il mio nome, un’emozione fortissima, guardo l’ora: 10:18, benissimo, entro dentro Nichelino, una bella folla che tifa ai bordi della strada, ecco il cavalcavia, il gruppo che mi precede dista un centinaio di metri ma perde visibilmente terreno, forse sto andando troppo veloce, fammi controllare, passaggio ai 15 km 59’49”… bene così!

In un attimo siamo alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, conosco alla perfezione questo tratto di strada, coincide con l’ultimo chilometro di una delle mie corse preferite, la Tuttadritta, una dieci chilometri che parte dal centro di Torino e arriva a Stupinigi ed è appunto tutta dritta. Anche qui la folla è numerosa, favorita dal fatto che si possono osservare due passaggi, infatti giriamo tutto intorno alla Residenza Reale per rientrare sullo stesso vialone, qui c’è l’incrocio con gli altri partecipanti,  qualche saluto e mi avvio verso  metà gara, la condizione è ancora molto buona, ma sono consapevole che la parte più difficile deve ancora venire. Passaggio alla mezza 1h24’14” ed ecco l’ennesimo cavalcavia che mi regala qualche posizione, perché la distanza dal gruppo che mi precede, dove ci sono la prima e la seconda donna, si è ridotta a pochi metri.

Torino, dalla mezza maratona al trentesimo chilometro

Maratona di Torino 2017, il racconto di DiegoAdesso però inizia il pezzo “rognoso” ed è anche il più anonimo di tutta la gara, un’altra salita impegnativa e svolta a destra che ci immette sullo stradone che porta all’IperCoop, proprio in questo tratto aggancio la seconda donna,  la keniana Ruth Chelagat Wakabu,  questo mi fa perdere un po’ la concentrazione perché la sua corsa è un continuo tira e molla. Ovviamente lei si gioca la vittoria e deve provare a ricucire, quindi  la lascio fare cercando di concentrarmi sul mio ritmo, siamo al 25° km e lei salta il ristoro, si gira verso di me e mi chiede se le passo la bottiglia, mi fa segno di avvicinarmi. “E no, rallenta tu” penso io, prende l’acqua e si butta all’inseguimento della prima, svolta a destra in Corso Settembrini, finalmente il tratto anonimo e meno tifato è alle spalle, stiamo rientrando verso il centro città, in questa fase credo di aver espresso la mia miglior biomeccanica di corsa di tutta la gara, supero il 28° km, siamo a due terzi, svolta a sinistra, ormai sono praticamente agganciato al gruppo di testa femminile, le due donne e altri cinque o sei ragazzi, vedo in lontananza il coach, sto correndo ancora bene, mi sposto per andare a salutarlo, mi urla di stare rilassato con le spalle, di mettermi alla testa del gruppo e che sono sotto il tempo, senza neanche accorgermene mi ritrovo effettivamente davanti. Guardo il passo istantaneo a 3’40” al km: potere dell’adrenalina!

L’arrivo della Maratona di Torino con gli ultimi chilometri in salita

Maratona di Torino 2017, il racconto di DiegoL’incitamento del coach mi ha dato quello che mi serviva in questo momento, sono vicino a casa, potrei correre bendato. Procedo spedito verso il 30° km, ecco la rilevazione: due ore e una manciata di secondi. Ho perso qualcosa ma sono in tabella, intanto mi trovo ormai a correre scortato da polizia, macchina della direzione corsa  e dal camioncino con il cronometro sul tetto, non sono certo lì per me, ma per la testa femminile, comunque la cosa mi piace, mi esalta. Via Zino Zini sta per finire, supero la passerella Olimpica, ma all’improvviso sento che qualcosa non va, accidenti è troppo presto per una crisi, mancano ancora undici chilometri, l’orologio conferma che il passo è più lento di qualche secondo, prendo un gel sperando che non sia troppo tardi, nonostante la crisi sono comunque in testa al gruppo. Superato il trentaduesimo km trovo di nuovo il coach ad aspettarmi, adesso grida più forte di prima, “Passo corto e disteso: ancora quattro chilometri e poi scende” e infatti da qui in avanti la lunghissima salita che porta fino a Corso Francia mi sembra infinita e la patisco, è più pesante di come me l’ero immaginata. La corsa non è più efficiente come qualche minuto prima e i piedi non sono così reattivi, sento che sbattono a terra e fanno rumore, anche la frequenza è diminuita, cerco di concentrarmi sulla postura, accorcio il passo e mi focalizzo sull’arrivo, nonostante tutto riesco a staccarmi dal  gruppo e procedo in solitaria, segno che anche loro stanno accusando il percorso, la prima donna è poco dietro, sento gli applausi e gli incitamenti della gente. Finalmente la salita è terminata, il più è fatto e la parte difficile è ormai alle spalle, mancano una manciata di chilometri, riesco ad allungare un minimo. Ecco il cartello “Ultimo chilometro”, imbocco via Roma, l’emozione che mi trasmette è indescrivibile, non ci sono più gambe dure, non c’è più fatica, sento il cuore scoppiarmi dentro, supero Piazza San Carlo, due ali di folla urlanti, cerco mia moglie con lo sguardo ma non la trovo… eccola… l’emozione è ai massimi livelli, vedo Davide e gli faccio segno che è tutto ok. Supero la linea del traguardo con il tabellone che segna 2h52’41”, sono un maratoneta per la quinta volta, mi classifico 25° assoluto e 7° di categoria, soddisfazione immensa.


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