La competitività delle maratone italiane

Competitività maratone italiane

Competitività maratone italianeLavoro di analisi incredibile quello di “Massi” Milani, preferisco quindi non anticipare nulla, aggiungendo piuttosto alcune considerazioni personali alla fine.

“Prima l’amicizia, poi la competizione”. Non ho mai amato e forse nemmeno capito questo detto cinese degli anni Settanta. Competere per il dizionario Garzanti significa “Gareggiare, essere alla pari e reggere il confronto”. Ma a giudicare dai risultati delle maratona del 2015, “non tutte le competizioni sono nate uguali”. Per stimolare la partecipazione, e per nobilitare la gara a volte gli organizzatori ingaggiano atleti che di fatto sembrano incrementare il livello della maratona. Ma siamo davvero sicuri che queste scelte incentivino la competizione? E come stabilire se una gara è competitiva? Le gare più grandi sono davvero quelle più competitive?

Nella mia esperienza e navigando su Internet, non ho trovato un metodo di riferimento, come invece accade in Economia con l’indice d’Herfindal, usato pure dalla commissione Europea per approvare nuove acquisizioni. Secondo me è affascinante capire il livello competitivo di una gara: in primo luogo consente di valutare la performance relativa di un atleta. Partecipare a gare più competitive è inoltre di grande stimolo a migliorare. Ma soprattutto, un criterio oggettivo di competitività aiuta a determinare a quali gare partecipare.

Durante le vacanze natalizie infatti, ho prima riletto una delle mille maniere di correre più velocemente, poi ho cercato di pianificare la mia stagione agonistica. Ho stabilito che il livello competitivo fosse uno dei parametri della mia scelta: non è mai bellissimo correre la seconda parte della maratona da soli (anche se a volte, meglio soli che mal accompagnati). La disponibilità di dati “grezzi” sui siti di SDAM e TDS mi ha permesso di analizzare i risultati di tutte le maratone italiane (con almeno 300 arrivati). Sebbene esistano diverse modalità di valutazione di competitività, ne ho scelta una semplice, comprensibile e che avesse una base statistica solida. È un metodo utilizzato da diversi anni nelle graduatorie internazionali di sci alpino. Io l’ho semplicemente sofisticato. Nell’accezione di competizione, si deve considerare non soltanto il tempo del vincitore ma anche quello dei suoi diretti avversari. Più gli altri partecipanti si saranno avvicinati al tempo del primo, più alto sarà il livello competitivo della gara. La competizione è quindi un concetto relativo, (in parte) indipendente dalla prestazione assoluta e (sempre in parte) dal numero di partecipanti.

Performance in maratonaNei nostri calcoli utilizzeremo i dati dei “top 100”, assumendo che in una gara competitiva i migliori dovrebbero tagliare il traguardo con un tempo che non sia superiore al 25% del primo classificato. Senza pensare a dettagli statistici, l’intuizione ci suggerisce che la gara in assoluto più competitiva è quella (virtualmente) corsa dai migliori 100 atleti dell’anno al top della loro forma, quella meno competitiva con il primo in grado di distanziare significativamente tutti gli altri. Disegnando su un asse cartesiano il risultato di ogni concorrente (in percentuale rispetto al vincitore) e la sua posizione relativa (sempre in percentuale sui top 100), si può facilmente determinare che la gara con massima competitività avrà una curva a forma esponenziale: più aumenta il divario rispetto ai primi, maggiori saranno i podisti a tagliare il traguardo, minore la differenza di performance tra di loro, più pendente la curva disegnata. Per poter stabilire un paragone adeguato, abbiamo preso 3 “gare” di riferimento, la maratona di Berlino, e i migliori risultati dei top 100 podisti italiani e mondiali. Si vede ad occhio che i primi 100 di Berlino sono risultati più competitivi dei nostri migliori maratoneti. Sorprendente?

Competitività maratone italianeAbbiamo diviso le maratone in quattro categorie, quelle competitive, alle quali suggeriamo di iscriversi senza indugiare, quelle mediamente competitive, quelle meno competitive, e le ultime, che potremmo etichettare come “non competitive”. Tra le 4 major italiane il livello di competitività è assolutamente elevatissimo, ad eccezione di Milano, dove la partecipazione di grandi atleti ha scavato un solco rispetto ai podisti nostrani, diminuendo significativamente il livello di competitività, ma non il risultato assoluto. Solamente 23 persone (incluso il vincitore) sono arrivate nella soglia del 25%, contro le 70 di Brescia, le 65 delle Terre Verdiane, le 59 di Verona e le 56 di Reggio e Carpi, dove però il numero di iscritti è notevolmente inferiore. Interessante notare che le maratone più grandi hanno minori probabilità di vedere variato il livello competitivo anche a distanza di anni, mentre su quelle “più piccole”, c’è il rischio di trovare un livello completamente diverso da un anno all’altro.

Competitività Maratona di Verona 2014/2015 e Maratona di Firenze 2005/2015Confrontando Firenze 2015 con 2005 si nota immediatamente che non ci sono state variazioni rilevanti, mentre Verona, complice il cambio data, ha visto in un anno una crescita elevata non soltanto di iscritti ma anche di competitività.

Potremmo aggiungere altri 100 grafici, spiegare i 4 diversi modelli statistici utilizzati, descrivere quello scelto, raccontare in dettaglio tutto quello che abbiamo trovato e rispondere analiticamente alle domande iniziali. Ma per non tediare il lettore, preferiamo chiudere la nostra analisi solamente con una sola domanda: ha davvero senso organizzare nel nostro paese così tante maratone, visto che solo 14 hanno avuto più di 1000 iscritti e solo 10 sono definibili “competitive”? È possibile classificare come “gara” quella in cui solo 5 atleti arrivano con un tempo inferiore al 25% in più del primo? Agli organizzatori l’ardua sentenza.

A livello assoluto, è quindi chiaro che il livello di competitività di una maratona non dipende dal tempo del primo classificato, semmai dall’omogeneità dei tempi di chi arriva dopo. Ma se guardiamo al puro e semplice interesse personale, quali sono i parametri più importanti per cercare di raggiungere un risultato in linea con le proprie aspettative (e possibilità)? Tralasciando i scontati “percorso scorrevole” (scelta semplice) e “clima favorevole” (qui si tratta di sperare, anche se ovviamente la possibilità di successo di alcuni mesi dell’anno è superiore a quella di altri), l’ideale sarebbe riuscire a prevedere un buon numero di atleti con un tempo finale compatibile con il proprio. Se poi questi atleti hanno anche la caratteristica di correre con un ritmo regolare e/o di partire sotto ritmo, ecco che la scelta fatta sarà sicuramente quella migliore!


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