Superare i propri limiti in gara, una riflessione psicologica



Domenica 7 ottobre ho preso parte all’Orsa Pravello Trail, una gara che si snoda sui sentieri delle montagne del varesotto, sconfinando per alcuni tratti in territorio svizzero. 31 km e poco più di 2000 metri di dislivello positivo (n.d.r. la traccia Strava dell’Orsa Pravello Trail nel link allegato). Ho scelto di partecipare a questa competizione perché si svolgeva vicino a casa e perché avrei potuto utilizzarla come lungo aerobico per preparare l’obiettivo stagionale che sarà la maratona di Pisa del 16 dicembre.

Chiaramente avendola pianificata come lungo propedeutico alla maratona ho scelto di correrla prevalentemente tranquillo. La prima metà di gara sono andato con molto gioco e nella seconda ho optato per una progressione costante fino al traguardo.
Non voglio descrivere la mia gara, ma proporre una riflessione che mi ha accompagnato durante tutta la prima salita che dalla partenza portava alla cima del monte Orsa, posta dopo circa 4 km e 500 up. Credo questo pensiero possa essere utile a molti amatori soprattutto per affrontare le manifestazioni podistiche con un atteggiamento mentale produttivo e non dannoso ai fini del risultato e del divertimento.

Riflessioni sparse di uno psicologo durante la corsa

Alcuni dati. Hanno preso parte alla manifestazione circa 170 podisti. Al passaggio dalla vetta del monte Orsa sarò transitato circa in 60-esima posizione. In passato ho corso i 42 km della maratona in poco meno di 3 h. Seppure non sia particolarmente forte, seppure non sia allenato per correre in montagna, seppure me la sia presa comoda, cosa significa tutto ciò? Le opzioni sono due:

  1. il livello della gara era buono e quindi circa il 30% dei partecipanti andava più veloce di me;
  2. molti podisti impostano un ritmo che non potranno tenere per tutta la manifestazione.

Se consideriamo che ho tagliato il traguardo in 23° posizione, recuperando quasi 40 atleti, credo sia evidente come l’opzione più accreditata sia la seconda. Credo infatti buona parte dei partecipanti non abbia consapevolezza del ritmo a cui affrontare una gara e che ci sia una scarsa conoscenza delle proprie reali capacità atletiche e sportive.
Fare sport implica avere a che fare con i propri limiti e allenarsi per spostarli in avanti. Il fatto che ci sia un desiderio di migliorarsi e che ci si impegni per raggiungere tale obiettivo non annulla il fatto che i limiti sussistano. Ognuno di noi ha una barriera che non deve superare e a cui, al massimo, può avvicinarsi. Questa linea di confine deve essere chiarissima nella testa di ognuno di noi.

La previsione della gara vista dallo psicologo

La mia sensazione è che molti podisti si pongano due ordini di domande:

  1. In quanto vorrei concludere una gara?
  2. In quanto posso concludere una gara?

ma non si pongano altre due domande speculari a quelle precedenti forse di maggiore importanza:

  1. in quale posizione non posso aspirare di chiudere una gara?
  2. sotto quale tempo non posso chiudere una gara?
Trail Orsa Pravello

Cesare Picco al Train Orsa Pravello.

I limiti non si delineano solo in ottica positiva, ma vanno tratteggiati anche in negativo. Lo sport di endurance può essere tremendo, a tratti violento verso se stessi se si va oltre a ciò che si può fare. Se avessi la possibilità di chiudere una maratona nelle 3 h a 4’14 il km ciò non implica solo che posso correre a 4’14 al km, ma anche che non posso correre a 4’10 o 4’05. Avere chiaro questo implicito è di cruciale importanza perché il superamento del limite è sinonimo di possibile crollo, sofferenza immane e oblio del divertimento per buona parte del percorso.

Credo fermamente che una delle componenti mentali più correlate alla massimizzazione dei risultati in gare di resistenza sia la comprensione dei propri limiti e la conoscenza di sé e dei segnali che il nostro organismo ci invia. Questo non significa che non sia possibile abbassare i propri limiti, ma che lo si possa fare se e solo se la condizione è ottimale, si stia vivendo una giornata di grazia e solo in un range di ragionevolezza.

Conclusione

Vedere atleti tagliare il traguardo dopo una mezzora dal mio arrivo, atleti che mi sfrecciavano davanti al doppio della mia velocità nella prima metà di gara, mi ha fatto pensare e in parte rattristato. A mio avviso, dobbiamo fare pace con i nostri limiti. Accettarli. Solo dopo averli resi amici potremo valutare se possono essere spostati più avanti.

Buone corse.

Note sull’Autore

Cesare Picco è uno psicologo italiano, autore del libro Stress e Performance atletica, esperto di psicologia e consulente aziendale. Cesare ha completato qualche mese fa la sua prima maratona, conclusa sotto le 3 ore. N.d.r: Cesare con un team di esperti sta completando una ricerca su Maratona e atteggiamenti mentali. La ricerca parte dalla preparazione di un questionario per maratoneti di tutti i livelli.


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