Come correre veloce grazie alla mente

Correre con la mente

Correre con la menteMai separare mente e corpo in una gara. Chi ha esperienza di gare competitive, sa che gareggiare significa non soltanto allenare il corpo, ma anche la mente. Massimiliano Doria ci racconta di come è riuscito a vincere una gara molto difficile, lontano da casa, sfruttando non soltanto la sua ottima forma, ma anche capacità mentali superiori alla norma. Certamente favorito dall’assenza di professionisti, il racconto è davvero un caso di come a volte la motivazione fa la differenza tra successo e fallimento. Chi l’ha detto che allenare la mente non permette di migliorare la propria performance?

Di seguito il racconto della mezza maratona della Spiaggia del Golfo, nel Connecticut. Un posto fantastico per gareggiare, riposarsi e perché no: mangiare anche una buona aragosta.

Come correre veloce grazie alla mente, il racconto di una vittoria

Finite le ferie, si ricomincia a viaggiare per lavoro e a metà settembre devo partire urgentemente per gli Stati Uniti d’America. Trovandomi quindi oltreoceano per un meeting, decido di iscrivermi a una mezza maratona in Connecticut, la Gulf Beach Half Marathon. In fondo, potrebbe essere una buona scusa per mangiare una bella aragosta per cena!

Come tutti i lettori di TheRunningPitt.com sanno, viaggiare impedisce di allenarsi in maniera adeguata e costante. Ma per un commerciale internazionale, il viaggio è necessario per acquisire nuove conoscenze o semplicemente per vendere qualche prodotto in più. Tuttavia, razionalmente una settimana di meeting di lavoro nel periodo più impegnativo della preparazione per la maratona di Francoforte  non è una buona notizia. Se poi il viaggio è negli USA, con inizio della giornata lavorativa alle 7:45 AM, ancora meno. Ma come tutte le situazioni, bisogna sempre cercare il lato positivo: la ricetta è sorridere, fare un bel respiro e cercare su Internet una gara da sfruttare per l’allenamento del weekend. Se poi ci ricordiamo di portare la lampada frontale per allenarci alle 5 del mattino, potremmo essere davvero felici.

Correre con la menteNegli USA, per trovare una gara basta una carta di credito e qualche minuto di pazienza. Tra le gare suggerite da Google, trovo una bella mezza maratona che si correrà a Milford in Connecticut e che si svolgerà di sabato mattina. Le premesse sembrano buone:

  • Un migliaio di partecipanti, quindi né troppi, né troppo pochi
  • Pettorale da ritirare il giorno stesso
  • Domenica libera per recarmi in Ohio per gli impegni lavorativi
  • Ottima zona per rilassarsi guardando il mare e mangiando aragosta
  • Assenza di professionisti, che in queste competizioni non possono gareggiare

È un gioco da ragazzi trovare un Bed and Breakfast per venerdì notte, così come anticipare il volo di andata di un solo giorno, cosa non si farebbe per mettere il pettorale sulla canotta? Ma come è andata a finire?

Milford, relax New England style

Correre con la menteAtterrato a New York City, affitto una Dodge Charger e inizio a percorrere le due ore che mi separano da Milford. Il traffico intenso e il fuso orario si fanno sentire e finalmente verso le 18:00 locali arrivo al mio Bed&Breakfast dove vengo accolto come a casa e posso finalmente lasciare i bagagli per fare due passi e trovare un posto dove mangiare in fretta. Voglio riposare il più possibile per la gara del giorno dopo, consapevole che difficilmente farò bene a causa della stanchezza e soprattutto del carico di allenamento da maratona. In ogni caso, avevo aggiustato la tabella per avere un fondo medio da 20 km, quindi l’idea è di usare la gara come percorso del medio.

Milford è una piccola cittadina in perfetto stile New England, ordinata e con tutte le case in legno adagiate lungo la costa. Trovo una pizzeria/grill che reputo perfetta per una cena di carboidrati e birra Sam Adams.

Gulf Beach Half Marathon, ready to go!

Per la gara, incredibilmente riesco a svegliarmi alle 4 del mattino: anche se la gara parte alle 8, l’idea è di arrivare verso le 6:30 per prendere il pettorale e iniziare a scaldarmi bene.

Correre con la menteLa partenza è a circa 3 km dal mio B&B, quindi verso le 6 del mattino comincio a corricchiare verso il punto di ritrovo. L’ambiente è familiare, semplice e rilassato. Mi metto subito a mio agio, ritiro il pettorale e affido la maglia ricordo alla signora del ristoro finale promettendole che passerò a riprenderla a gara finita. Mi preparo e inizio a scaldarmi mentre le auto, cariche di atleti, arrivano copiose. Faccio avanti e indietro lungo la costa sul molo. Mi fermo a chiacchierare con un paio di signori anziani già seduti sul lungomare pronti a gustarsi la partenza.

Siccome non ci sono gabbie, durante il riscaldamento tengo sotto controllo la linea di partenza. Appena vedo la folla iniziare a inondare l’area dello start, mi dirigo verso la linea bianca e mi siedo sul marciapiede, a pochi centimetri di distanza dalla partenza. Alle 7:45 è già tutto pronto e dopo alcune formalità con le autorità comunali ci prepariamo a partire.

Bang! Si parte tra i su e giù del Connecticut

Correre con la menteIl sindaco di Milford finalmente decide che è giunto il momento di dare il via alla competizione. Il suono del proiettile a salve rimbomba nell’aria, non sembra nemmeno fosse la prima volta in cui il primo cittadino sparasse un colpo in aria. Un piccolo gruppetto di runner parte davvero molto rapidamente. Non lo seguo stando sul mio passo predefinito di Ritmo Maratona meno cinque secondi. Al primo chilometro sono decimo e vedo i due in testa, facilmente riconoscibili dalla loro maglietta giallo fluo, che corrono fianco a fianco. Con il passare dei secondi, si allontanano sempre di più. Il percorso scorre lungo il porto, si sale poi su un ponte pedonale e si passa attraverso dei bei saliscendi contornati da prati verdi e ville in legno sulla destra e l’oceano a sinistra. Il panorama aiuta molto a non pensare alla corsa e continuo solido al passo deciso, vedendo pian piano chi è davanti mollare, come sempre accade d’altronde anche in gare italiane.

Verso il settimo chilometro inizio a sorpassare un paio di runner e al giro di boa del sesto miglio sono terzo. Resto sempre molto distante dai primi, almeno un minuto a occhio nudo. Sento dietro di me anche i passi incalzanti del runner che mi segue e inizio a sentire la fatica, complice anche il fondo in legno di un tratto di lungomare, che flette assorbendo un po’ di spinta.

Decimo miglio, l’ora della verità

Correre con la menteDal punto di vista mentale, essere terzo aiuta parecchio. La psicologia della corsa è molto ben descritta in un libro appena uscito in libreria, Stress e Performance Atletica. Mentalmente, sapere di salire sul podio mi stimola molto, e verso il quindicesimo chilometro decido di accelerare per prendere vantaggio dal quarto. È la svolta: i suoi passi si allontanano e sulla collina successiva vedo che i primi due invece si sono avvicinati parecchio. Al passaggio al decimo miglio capisco che i ragazzi davanti hanno finito le energie. Ma mancano ancora tre miglia, ossia cinque chilometri, un’eternità in una gara corsa a tutta velocità.

A quel punto, tattica e buoni propositi svaniscono e provo ad attaccare: accelero parecchio, correndo a un passo più rapido di quello che terrei in una dieci chilometri.  Al km 18 supero il secondo, che nel frattempo ha perso contatto dal primo. Le gambe fanno male, ma la testa è ancora molto efficiente. Mancano quasi due miglia all’arrivo e non so se riuscirò a tenere questo ritmo. Sono sorpreso di trovare una salita a questo punto della competizione. Solitamente questa visione mi creerebbe molto disagio, ma la mente di un podista competitivo è strana. Stavolta vedo distintamente il leader della corsa che rallenta visibilmente sulla pendenza e mentalmente mi sento un falco che deve naturalmente ghermire la sua preda. L’iniezione di adrenalina è potente e le gambe continuano ad andare. Vedo l’apripista in bici che si gira e mi guarda stranito, anche lui non si aspettava questo finale. Sto correndo bene e a una curva stretta sorpasso il primo in classifica. Lui prova a stare attaccato. Guardo il GPS, siamo a 19,4 km. Ci provo, non mollo, lo sento vicino, ascolto i suoi passi mentre le mie gambe sono letteralmente in fiamme. Inizia a mancarmi il fiato.

Mi attacco a ogni tipo di pensiero possibile e sento il bip del ventesimo chilometro. In situazioni normali avrei mollato, qui invece non centellino le energie. Quando inizio a sentire il cuore che scoppia, mi giro e scopro di avere trenta secondi di vantaggio. La testa dice di non mollare e per spingere la mente, mi ripeto di essere all’ultima ripetuta di una 10 x 1.000 e mi concentro sulla mia corsa. Finalmente vedo il traguardo, si avvicina. Iniziano gli applausi, potrei mollare e godermi l’arrivo ma non mi fido, corro alla massima velocità fino alla linea rossa del crono.

La foto all’arrivo è venuta veramente male, e sicuramente un sorriso ci stava bene, ma come si dice, non è finita fino al traguardo, meglio non rischiare!

E per finire, meglio l’aragosta del parmigiano

Correre con la menteCorrere con la menteÈ stata una gara veramente speciale che mi ha regalato una soddisfazione enorme e inaspettata. Organizzata bene, semplice e con scenari spettacolari. Molti partecipanti e molto pubblico. Un sacco di persone sedute nei giardini di casa con una bibita e un cartello per incitare tutti i podisti, insomma un clima di festa e amicizia che mi ha fatto sentire a casa e accettato in un ambiente molto distante dal mio. Anche in Italia ci sono gare simili: l’ambiente casalingo, il rispetto per la fatica del primo e dell’ultimo mi fanno sempre sentire bene. So che in Italia vincere con 1 ora e 21 minuti è difficile, ma ciò che conta è come sono riuscito a spingere la mente oltre l’obiettivo, non la medaglia o il Parmigiano Reggiano per il vincitore. Non si può chiedere di più. O forse si dovrebbe? Certamente non mi sono fatto mancare l’aragosta fresca per cena, pescata accanto al chiosco-ristorante. La prossima gara sarà la maratona di Francoforte, lì correrò soltanto per battere me stesso.

Per approfondimenti, suggeriamo la lettura dei libri più interessanti sul rapporto mente e prestazione sportiva:


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