La “Boston Marathon 2015” di Massimiliano “Massi” Milani

Massi Milani a Boston 2015

Massi MilaniIo e Massi ci “frequentiamo” grazie a Internet (sì, in questo caso solo “grazie a Internet”!) da diversi anni. Il filo conduttore inizialmente è stato l’argomento “corsa” e tutto quello che ci gira intorno (preparazione, alimentazione, accessori…), poi abbiamo scoperto di avere tante cose in comune: approccio razionale e scientifico verso la vita in generale, amore per i numeri e le statistiche, il Buon cibo e il Buon vino… insomma si va molto d’accordo, nonostante un unico incontro dal vivo (qui) e un altro mancato in maniera assurda (qui, quella volta siamo stati dei veri polli nella pianificazione degli appuntamenti!).

La passione di Massi per la corsa è qualcosa d’incredibile! Senza scendere troppo nei dettagli, vi posso dire che oltre ad avere una bellissima famiglia, è un professionista affermato con impegni lavorativi pressanti e grandi responsabilità, con una tessera miglia da frequent flyer da far invidia a George Clooney in “Up in the air” (le miglia accumulate gli permetterebbero di svuotare facilmente il catalogo “Miles & More” di Lufthansa… almeno un paio di volte)!
Leggere di alcuni suoi allenamenti in posti sperduti a orari assurdi (causa fuso orario) e condizioni incredibili (cani randagi…), ti fa capire come la mente, in discipline di “fatica” come la nostra, sia importante quanto le gambe.

Ieri a Boston gli è capitato quello che capitò più o meno a me un anno fa a Milano (qui): l’impressione di “far fatica per niente”! Ironia della sorte, in quella gara io facevo la mia peggior prestazione in maratona dal 2010, mentre lui faceva il personale (2h39’49”, che con quel clima valeva già diversi minuti in meno!), segno che l’approccio psicologico in gara, soprattutto se lunga come la maratona, può cambiare completamente il risultato finale: condizioni difficili per tutti (primo caldo della stagione), c’è chi ha reagito male (io), rinunciando a spingere fino alla fine e c’è chi ha reagito bene (Massi), tirando fuori una grandissima prestazione nonostante la situazione climatica avversa.

Ecco il suo racconto della gara di ieri, lucido e razionale come sempre, dal quale trarre tanti insegnamenti. Per l’ultima frase, personalmente non ho dubbi: raddoppiare, soprattutto se la bottiglia è di Qualità, non è mai sbagliato! ;-)

La leggenda narra che un agricoltore ungherese fu il primo che importò il Malbec in Francia. Non si è capito esattamente se fu lui, ma certamente nella regione del Bordeaux il Malbec è ora una delle sei varietà d’uvaggio consentita per la produzione del famosissimo vino francese. Negli anni il Malbec si è diffuso cosí tanto che, grazie soprattutto alle aziende argentine, si trova in molte lounge degli Stati Uniti, anche in quelle di compagnie aeree Europee: non ho avuto difficoltà a trovarne una bottiglia alla sala d’attesa della Lufthansa. Non amo quel gusto troppo intenso, quella sensazione di prugna mista a ciliegia, ma oggi qualunque vino “full body” andrebbe bene per dimenticare un’avventura cominciata tanti anni fa e conclusasi con una delusione che probabilmente dimenticherò solamente tra qualche mese. Però non scorderò la sensazione di freddo provata oggi alla Boston Marathon, nemmeno se dovessi indulgere in un secondo o terzo bicchiere di Malbec: le due ore per raggiungere la partenza, le tre ore di attesa a Hopkinton, ma soprattutto le 2 ore e 47 di gara e l’ora post gara per recuperare gli indumenti puliti al Boston Common e i 45 minuti di ritorno in hotel hanno tutti lasciato il segno. Un segno indelebile, pur in una mente forte di chi ama la corsa e si allena solo per il piacere di farlo.

Ero partito per correre Boston ed ottenere un ottimo risultato, visto che gli allenamenti davano segnali estremamente positivi. Ma all’arrivo a Boston le previsioni meteo non consentivano grosse speranze: ai molti podisti incontrati in giro per Boston la domanda più frequente era il potenziale tempo perso causa il fortissimo vento e la possibile pioggia sul percorso. Non ho voluto spiegare la mia opinione (tra i 3 e 5 minuti), le mie conoscenze statistiche e le mie numerose letture sull’argomento potevano portare valore aggiunto alla conversazione, ma parlare con il podista americano di corsa non è il mio hobby preferito.

All’attento lettore sorge spontanea la domanda: perché bevo il Malbec? Risposta facile: per dimenticare.

Vino Massi MilaniDimenticare la gara: oggi non è andata per nulla bene, ho fatto una magra figura, mi sono fatto superare da troppe persone nella seconda parte della gara. Dimenticare l’atteggiamento mentale: pur essendo passato alla mezza in 1h20:13, in gara si deve restare focalizzati anche non correndo al miglior ritmo possibile e oggi non l’ho fatto. Ho mollato, non è da podista amatore, quello che onora la gara dal primo all’ultimo chilometro. Dimenticare la pianificazione delle gare: non si possono correre due maratone a distanza di 5 settimane, lasciamolo fare ai pacer, non agli amatori che cercano di migliorarsi. Infine, dimenticare gli allenamenti: pochi km a tempo run, troppi pochi allenamenti veloci, veramente limitati i lunghi, mai cosí pochi da quando corro! Non ci s’improvvisa podisti, ci vuole rigore e passione (e il DNA), altrimenti è meglio usare le scarpette per uscite aerobiche.

Dopo questa grossa delusione, la vera domanda è “lascio o raddoppio?”, con il vino intendo….


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