Autoefficacia nello sport



Come ho presentato nel libro “Stress&Performance Atletica” ogni atleta è contraddistinto da uno specifico motore mentale in grado di influenzare il percorso di preparazione ad una gara, l’avvicinamento, le fasi che immediatamente la precedono, la gara stessa ed il recupero. Ogni atleta in relazione al motore mentale avrà bisogno di un diverso livello di stress (basso, medio, alto), che ne diventerà la principale benzina. Per ottimizzare le prestazioni sarà quindi necessario riempire il nostro serbatoio della giusta quantità di carburante.

I principali motori sono 3:

  • Gas (basso bisogno di stress);
  • Benzina (medio bisogno di stress);
  • Diesel (alto bisogno di stress).

Conoscere la propria tipologia atletica è, a mio parere, il principale tassello per preparare e gestire al meglio una performance sportiva.

Autoefficacia, il miglior predittore delle performance sportive

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Come scoprire quale motore mentale alimenta le nostre gambe? E una volta identificato, quale cilindrata lo contraddistingue? Se fossi un Diesel a quanto lo potrei spingere? Quali attenzioni dovrei mettere in atto per tenerlo in buona salute e quali per migliorarne le prestazioni?

Da una conoscenza personale, attraverso alcuni colloqui, sarei in grado di fornire alcune di queste risposte. La mia competenza, in quanto psicologo, è specificamente questa. In alternativa qualche mese fa mi sono divertito a costruire un questionario che va a sondare le caratteristiche di personalità che costituiscono le parti “meccaniche” del nostro motore. Le caratteristiche di personalità a cui faccio riferimento sono quelle presentate nella terza parte del libro “Stress&Performance Atletica”.

Motivazione estrinseca e motori

Indagando queste componenti posso restituire quale motore contraddistingue un dato atleta e quali variabili vanno monitorate ed allenate per ottenere un miglioramento o semplicemente per tutelarlo dall’incorrere in un possibile infortunio.

La mia ipotesi è che ci siano alcuni aspetti di personalità specifici per ogni motore mentale, che se individuati permettano una diagnosi, e che se modificati permettano un cambiamento nella resa del motore stesso. Esistono inoltre degli aspetti di personalità trasversali ad ogni motore, che permettono un miglioramento prestativo a prescindere dalla presenza di altri fattori. Tra questi troviamo senza dubbio “L’autoefficacia”. Grazie all’organizzazione di “Vibram Maremontana” ho avuto l’occasione di parlare di tale aspetto sabato 30 Marzo, il giorno che ha preceduto le gare, presso lo Yacht Club della Marina di Loano. Per me è stato un onore poter partecipare a questo evento splendidamente organizzato, dato che una delle distanze di gara (45km) valeva come prova di selezione per mondiali di Trail Running.

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Autoefficacia, definizione

Tornando all’autoefficacia, di cosa si tratta? Bandura, uno dei principali psicologi contemporanei ha teorizzato l’esistenza di un meccanismo cognitivo, l’autoefficacia, in grado di mediare l’attivazione emotiva, la perseveranza, la motivazione ed il comportamento, al punto da influenzare la percezione che ogni persona ha delle competenze possedute.

Un alto livello di autoefficacia farà in modo che uno sportivo sperimenti una sufficiente fiducia in se stesso, tale per cui sentirà che attraverso una buona perseveranza potrà raggiungere l’obiettivo prefissatosi, si sentirà sufficientemente motivato per mobilitare le risorse personali possedute, non sperimenterà i danni connessi allo stress al presentarsi di un eventuale ostacolo e implementerà una serie di comportamenti volti al raggiungimento dell’obiettivo stesso. Credo sia evidente come l’autoefficacia sia fondamentale per raggiungere una meta o un successo. Non a caso in letteratura viene presentata come uno dei fattori maggiormente connessi con il successo e in grado di predire le possibilità che un atleta riesca nelle imprese che si propone. Di contro, un livello basso di autoefficacia renderà gli atleti arrendevoli, non sufficientemente motivati, eccessivamente attivati a livello emotivo e contraddistinti da comportamenti non funzionali al raggiungimento degli obiettivi desiderati.

L’autoefficacia non si riferisce a una generica fiducia in se stessi, ma alla convinzione di poter affrontare efficacemente determinate prove, di essere all’altezza di determinati eventi, di essere in grado di cimentarsi in alcune attività o di affrontare specifici compiti. L’autoefficacia, non è dunque una misura delle competenze possedute, ma la credenza che la persona ha in ciò che è in grado di fare in diverse situazioni con le capacità che possiede.

Autoefficacia e sportivi

Gli sportivi contraddistinti da alta autoefficacia sono così caratterizzati:

  1. Affrontano i compiti difficili come sfide da vincere piuttosto che come pericoli da evitare.
  2. Si pongono obiettivi ambiziosi e restano fortemente impegnate nel loro raggiungimento.
  3. Di fronte alle difficoltà intensificano il proprio impegno e lo mantengono costante.
  4. Recuperano velocemente il proprio senso di efficacia in seguito a insuccessi o regressioni.
  5. Attribuiscono l’insuccesso a un impegno insufficiente o a una mancanza di conoscenze o di abilità che possono comunque essere acquisite.
  6. Affrontano le situazioni minacciose con la sicurezza di poter esercitare un controllo su di esse.

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Esercizi per l’autoefficacia

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Come accennavo nella prima parte dell’articolo è possibile ritrovare l’autoefficacia all’interno di ogni motore mentale. L’effetto che ne produrrà sarà differente in relazione al motore specifico, ottimizzando il livello di stress percepito allineandolo alle esigenze di ognuno.

Con buona probabilità potrebbe capitare che un motore mentale Diesel sia caratterizzato da alta autoefficacia, mentre un Gas da scarsa autoefficacia. Lavorando su questo aspetto mentale, ottimizzandone il livello, gli atleti a Gas andrebbero a sviluppare un maggiore senso di confidenza e una migliore capacità di sopportare gli stress sportivi. Gli atleti a Diesel invece potrebbero, invece, evitare di eccedere con la ricerca di stress per sentirsi performanti, riducendo l’incidenza di infortuni. Questi sono solo alcuni esempi di come l’autoefficacia impatti sui diversi motori mentali. Comune però è l’esigenza per ogni atleta di ricercare il miglior livello di autoefficacia per ottenere le migliori performance possibili.







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