London Marathon 2018, quando “amici” e “medaglia” valgono più di “tempo” e “classifica”

London Marathon 2018

Dopo quindici maratone in undici anni, ho affrontato l’attacco alla quindicesima medaglia (a Firenze nel 2014 l’unico ritiro) come mai avevo fatto prima, ovvero con un puro e semplice obiettivo da finisher: arrivare in fondo sulle mie gambe senza fare ulteriori danni al tendine d’Achille, ovviamente senza trasformare la gara in un calvario, quindi OK un po’ di sofferenza, ma senza gesti eroici o autolesionisti.
Un approccio completamente diverso dai precedenti, dove (qualche volta di più, qualche volta di meno) ero arrivato all’evento preparato e convinto di poter raggiungere un risultato cronometrico compatibile con quanto fatto nel percorso di allenamento: in tutte le maratone ho sempre azzeccato il tempo finale con una differenza massima di tre o quattro minuti su quello previsto.

Se fosse stata una qualsiasi altra maratona avrei rinunciato a partire, fermandomi completamente, probabilmente già a fine febbraio, ma quando si parla di un evento come la London Marathon, considerando le difficoltà a ottenere un pettorale, il fatto di andarci con un gruppo di amici e di correre in sostegno a una charity grazie all’impegno di Maurizio e soprattutto al fatto di averla già corsa nel 2013, quindi consapevole di cosa mi aspettava… ecco che l’obiettivo a inizio marzo è virato da “Voglio correre a Londra sotto le 2h35′!” a “Voglio almeno riuscire a partire e arrivare a metà, ma farò di tutto per arrivare in fondo!”.
Quindi con Matteo abbiamo pensato a pochi allenamenti a settimana, praticamente solo ripetute o simili, per chilometraggi non eccessivi. Due settimane con meno di 20 km totali, altre tre tra 30 e 38 km, poi cinque settimane tra 40 e 52 km totali. Mai due allenamenti in giorni consecutivi (e solo due volte ho superato di poco i 20 km), spesso addirittura due giorni di pausa tra due allenamenti, se il fastidio aumentava.
Dopo la 10 km del 15 aprile, ho corso martedì e giovedì scorsi per 20 km totali, in modo da avere poi due giorni senza corsa e arrivare alla gara senza troppi fastidi al tendine.

Il viaggio a Londra e i giorni pre-gara

London Marathon 2018Viaggio di andata senza intoppi: Trieste-Venezia in macchina, parcheggio a due minuti dall’aeroporto, atterraggio in orario a Gatwick, Gatwick Express preso al volo fino a Victoria Station, poi a piedi in albergo (zona Pimlico) a lasciare le valigie e subito dopo in metro e treno verso l’ExCel per il ritiro del pettorale e il classico giretto nel villaggio maratona. Anche se la forma atletica non è quella migliore, l’ambiente e l’eccitazione generale aiutano ad aumentare la voglia di correre…
Cena con quasi tutto il gruppo di amici in un ristorante italiano vicino all’albergo dove ho finalmente conosciuto live il mio “insider” londinese Andrea: abbiamo mangiato bene, peccato che i tempi del servizio siano stati ben più lenti dei nostri personal best in maratona!!!
Il giorno dopo, passeggiata fino a Buckingam Palace, poi su fino a Piccadilly Circus, Chinatown e pranzo veloce a Soho da “Vapiano”, nel nome un monito per il giorno dopo, con tanto di motto aziendale “Chi va piano va sano e va lontano”. Nel frattempo, continuavano ad arrivare e-mail dall’organizzazione per mettere in guardia i partecipanti sulle temperature previste in gara: si prospettava la London Marathon più calda della storia! Finito il pranzo, Simone e io siamo rientrati in albergo in metro, mentre Andrea e Maurizio hanno continuato a girare a piedi fino a poco prima di cena… eroi anche in questo! Cena presto vicino all’albergo e a letto altrettanto presto, con la sveglia puntata verso le 5:30, per riuscire a fare tutto senza fretta.

Il giorno della London Marathon

London Marathon 2018Prima delle 5:00 eravamo già tutti svegli, colazione leggera in camera, poi via verso la partenza, prima con la metro, poi con il treno. Entriamo in zona partenza (Red Start) intorno alle 9:00, lasciamo le sacche, un po’ di fila per i bagni, poi ognuno nella propria griglia (metà eravamo in griglia 1, metà in griglia 2).

Dopo l’inno nazionale, è la regina a dare il via ufficiale: prima di noi parte il serpentone degli inglesi iscritti con il tempo di qualifica in base all’età, poi arriva il nostro turno: una differenza con lo sparo di 2’43”, che significa tanta gente davanti.

London Marathon 2018Cerco subito di trovare il mio spazio e di correre a un ritmo facile, indicativamente di poco sotto i 4′ al km. C’è traffico, ma il tutto è abbastanza gestibile, sicuramente più semplice rispetto al 2013, anche grazie a un ritmo di corsa più tranquillo (30” di differenza al km non sono pochi!). La situazione purtroppo peggiora quando confluiamo con l’altra partenza: c’è tantissima gente davanti e dove la strada si restringe, si creano dei veri e propri ingorghi che in certi punti quasi mi fermano!
Passo al 5° km in 19’27”, anche grazie al dislivello favorevole, poi però rallento e i successivi 5 km li corro in 20’10”. Il tendine mi manda segnali contrastanti: primi due chilometri con parecchio dolore, ma ormai ci sono abituato, poi la situazione migliora leggermente, ma non come mi aspettavo, tanto che all’ottavo chilometro penso sia davvero impossibile arrivare in fondo, anzi mi sembra addirittura difficile arrivare a metà gara! Poi però le sensazioni cambiano ancora, in un continuo susseguirsi di percezioni opposte: quasi bene, poi di nuovo male, ora malissimo, poi di nuovo bene…

Dal 10° al 15° km passo in 20’35”, dal 15° al 20° km in 20’42”, e proprio in quel momento mi rendo conto che il fastidio si è ridotto, anche se forse mi sono sempicemente assuefatto al dolore. Passo alla mezza poco sotto l’ora e venticinque minuti, con la bellezza di 4.719 sorpassi effettuati (e 7 subiti)! Riprendo fiducia, tanto che dal 20° al 25° km corro in 19’39”. Qui però comincia a venir fuori tutta la carenza di chilometri in allenamento (ho corso praticamente un terzo dei chilometri che sono abituato a fare quando preparo una maratona…), che unita al caldo estivo, mi suggerisce di rallentare un po’ se voglio sperare di arrivare in fondo senza cedere brutalmente nel finale. 20’50” dal 25° al 30° km, con il tendine che torna a urlare, tanto che a quel punto i dodici chilometri finali mi sembrano veramente tanti. Rifletto però che arrivare soffrendo oltre il trentesimo chilometro e ritirarsi sarebbe proprio una beffa, quindi cerco di concentrarmi su altre cose e di focalizzarmi a correre un chilometro alla volta, senza contare quanti ne mancano: aspetti mentali che possono sembrare banali, ma quando si è in difficoltà possono fare la differenza.

Tra il 30° e il 35° km lo split più lento della mia gara (20’59”), ma non mi demoralizzo, anzi m’impegno a superare quanti più podisti possibili. Continuo ad alternare momenti dove mi sembra di correre bene ad altri dove sento i piedi poco o per nulla reattivi. 20’37” dal 35° al 40° km, ma ormai è fatta.
Continuo a superare e arrivo finalmente al traguardo in 2h52’13” (718 sorpassi effettuati nella seconda mezza, uno solo subito). La mia quindicesima medaglia è quella della mia maratona più lenta, ma per come ci sono arrivato, la soddisfazione è quasi pari a quelle corse sotto le 2h30′: obiettivi diversi, felicità simile!

Qualche numero: 1h24’54” la prima metà, 1h27’19” la seconda metà, 2h52’13” il tempo finale (520° assoluto, 92° 40-44), 5.437 sorpassi totali effettuati, 8 sorpassi totali subiti. Qui la mia gara su Strava, qui le classifiche, con tutte le statistiche.

London Marathon 2018Post-gara come sempre di livello: due chilometri (tipo zombie) a piedi per raggiungere l’albergo, ricevendo un numero di complimenti imbarazzante lungo il percorso da dei perfetti sconosciuti, doccia bella lunga e poi in pub con Simone, in attesa dell’arrivo degli altri. Panino_con_tutto_dentro (burger di manzo, petto di pollo, emmenthal, bacon affumicato e uno spiedino di gamberetti), un’insalata col salmone grigliato per fare il finto salutista, il dolce più imbarazzante della casa, il tutto accompagnato da tre birre. E poche ore dopo abbiamo anche cenato assieme a tutti gli altri…

Il giorno dopo, in attesa del volo serale, un bel po’ di shopping in centro: inizialmente camminavo come Verbal Kint, poi ho capito che bevendo birra e continuando a camminare la situazione migliorava, quindi… pub e shopping (ancora grazie al mio “insider” Andrea per la compagnia e le dritte)!

Considerazioni finali

Che altro dire della London Marathon? Semplicemente, che è un evento incredibile. Organizzazione ai massimi livelli: 18 punti acqua ufficiali (mai bevuto così tanto in maratona, forse solo a Padova nel 2016 c’era un caldo simile, concentrato però nella seconda parte di gara), 2 punti con gel energetici, 8 postazioni con le docce più altri 4 punti gestiti direttamente dai pompieri, oltre 40.000 finisher e un tifo da stadio dal primo all’ultimo metro: parliamo di quasi un milione di persone lungo il percorso, intere famiglie in piedi per ore sotto il sole a dare supporto, con tanto di “banchetti ristoro” autogestiti con caramelle, frutta e tante altre cose.
Per far capire il livello di cura dei dettagli organizzativi, vi dico solo che mi hanno telefonato e mandato un’e-mail per avvertirmi che la sacca che avevo lasciato prima della partenza (con dentro vestiti da buttare) ce l’hanno ancora loro e che se voglio me la spediscono in Italia!

Tutti i miei compagni di corsa hanno dato il massimo: nonostante il traffico iniziale e le condizioni climatiche proibitive, c’è chi ha fatto il personal best (Nicola, Aldo, Andrea e Lox), chi (Simone) un gran tempo (2h41′), chi (Laura) un vero e proprio miracolo per arrivare in fondo nonostante condizioni fisiche che definire precarie è un eufemismo e infine Maurizio con la sua continua lotta con la Maratona, il nostro capo-spedizione, senza di lui questa esperienza non sarebbe stata possibile. E non dimentichiamo Gianni e Rino, rimasti a casa per motivi diversi, a fare il tifo guardando gli aggiornamenti live sull’App dedicata.

Ora un po’ di stop dalla corsa, per guarire definitivamente: allenarsi da acciaccato non fa per me!

Strumenti utilizzati in gara

Per chi fosse interessato, ecco la lista degli strumenti utilizzati durante la London Marathon 2018 e i link alle nostre recensioni:

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