I podisti italiani su Strava, un’analisi statistica

Strava in Italia

Mentre io sono ancora alle prese in attesa del trasloco e in modalità “sopravvivenza atletico-podistica”, con la testa impegnata in altre cose, ci pensa “Massi” a tenere vivo il blog…

Strava in ItaliaCome racconta un famoso proverbio cinese, quando un uomo sviluppa delle teorie sbagliate, diecimila persone immediatamente crederanno che siano vere. E all’epoca del proverbio, non esisteva ancora internet… Su questo blog non vogliamo definire nuove teorie, però resta molto forte la tentazione di analizzare i dati disponibili sul web per capire le tendenze dei podisti italiani e prevedere le evoluzioni future: non a caso siamo “esperti” di marketing. Come spiegato in moltissimi libri recenti, tra cui l’eccellente Big Data di Viktor Mayer-Schönberger and Kenneth Cukier (ottima lettura per Natale), a causa della maggiore fruibilità della tecnologia che consente l’accesso a maggiori informazioni, i dati stanno trasformando il nostro modo di vivere. E la corsa non è immune da questo trend contemporaneo. Anche se esistono molti podisti/puristi che vedono nell’aumento della complessità l’unica conseguenza dei tempi moderni, noi di TheRunningPitt.com riteniamo che la tecnologia possa aiutare il podista amatore a migliorare il suo modo di correre. L’importante è acquisire la giusta consapevolezza e usare i dati a disposizione con cautela e intelligenza.

Ma come viene sfruttata la tecnologia applicata alla corsa in Italia? Quali sono le metriche più utilizzate dai podisti evoluti? C’è una relazione ben precisa tra alcune metriche e la performance di corsa? In particolare, è vero che aumentando la cadenza, aumenta anche la velocità di corsa? E soprattutto, quanto contano i chilometri settimanali nel miglioramento delle performance?
Quest’articolo cerca di dare una risposta ad alcune delle domande evocate qui sopra, focalizzandosi non su teorie astratte, ma come sempre, sui dati a disposizione.

KudosStrava, base dati d’avanguardia. Abbiamo utilizzato Strava come strumento d’analisi, per ragioni legate alla sua grande capacità di manipolare dati. Ci sarebbe piaciuto fare la prova del nove con i dati di Garmin Connect, che però è un sistema più chiuso e più difficile da elaborare. Siamo tuttavia convinti che i risultati dell’analisi non sarebbero molto diversi da quelli mostrati nell’articolo. Inoltre, sia Gianmarco, sia il sottoscritto nel passato abbiamo avuto l’onore di essere “Ambassador” di Strava, oltre ad aver aiutato il network a svilupparsi in Italia. Quello che sorprende del sito non è l’aspetto social, che comunque nel nostro paese non è ancora molto sviluppato (più del 60% delle corse registrate ha meno di dieci “Kudos”, l’equivalente del “Mi piace” presente su Facebook), ma la possibilità di sfruttare un’infinità d’informazioni che altrimenti richiederebbero tantissimi “test di laboratorio”.

ClubAltitudineIl nostro campione. Secondo diverse fonti internet, Strava ha circa otto milioni di utenti registrati, dei quali un milione ha salvato un’attività nell’ultimo mese. Ma non serve analizzare tutti questi dati per avere un’idea precisa di quali siano le principali caratteristiche del podista amatore Italiano. Basta elaborare “pochi” dati via web: noi abbiamo selezionato i sette “club” italiani virtuali più grandi, estratto tutte le corse dei membri dell’ultima settimana, eliminato i dati erronei o visibilmente sbagliati (per esempio, quelli con errori GPS o svolti “probabilmente” in bici), eliminato i dati duplicati e infine sintetizzato le statistiche disponibili. Se siete iscritti a Strava Italia Running, Corsaioli, la Gang degli atleti disagiati, Running Forum, Strava Italia, Spirito Trail e Trail Running Italia, sappiate che fate parte del campione di quest’analisi. Ma non chiedeteci royalties, avete dato il consenso a Strava per essere “schedati” e nel mondo attuale è proprio vero che “big brother is watching you”.

SintesiInteressanti statistiche. La prima cosa che balza all’occhio è che il podista medio non esiste e che non stiamo utilizzando “la tecnologia” disponibile allo stesso modo, concetto banale visto che non si riesce a seguire la sua rapida evoluzione. Nemmeno il mio budget di spesa lo consentirebbe. Per esempio, “solo” il 66% delle persone misura il battito cardiaco. Tuttavia questo numero è destinato ad aumentare nel tempo, alla luce dell’attivazione del lettore ottico sugli orologi di nuova generazione. La percentuale aumenta all’83% per la misurazione della cadenza, anche senza footpod: oramai la misurazione avviene con l’accelerometro del polso di tutti i GPS premium/mid range venduti dopo il 2014. Interessante notare che il 76% delle persone misura il numero di chilometri percorsi con le proprie scarpe, mentre solo il 4% indica sul sito le sedute di qualità, segnale che i report a disposizione per questa caratteristica sono troppo semplici. Mi sarei aspettato d’avere un’analisi d’utilizzo, non soltanto i chilometri percorsi. Infine, ben il 21% è disposto ad acquistare le funzioni Premium di Strava: avremmo detto decisamente di meno, ma ci rendiamo conto che i sette gruppi del campione sono i podisti tecnologicamente più evoluti in Italia.

DistanzaVelocità e DistanzaDistanza media per ogni uscita. Prima di preparare l’istogramma delle distanze percorse da parte degli utenti del campione, l’intuizione direbbe che la maggior parte si allena, di norma, correndo tra i 10 e i 12 km. Invece questa distanza ha rappresentato solo il 15% del volume di settimana scorsa, mentre il 13% delle corse sono state proprio di 21,1 km e il 3% sulla distanza regina. Inoltre, il 15% degli allenamenti è stato svolto su un percorso inferiore ai 9 km, non molti considerando che alcuni amatori suddividono il riscaldamento dalla parte di qualità. Infine, sul campione utilizzato, non c’è una forte relazione tra distanza e velocità, visto che i podisti sono analizzati soltanto per una settimana e su Strava abbiamo una diversa eterogeneità di livello (oltre al fatto che alcune corse erano chiaramente trail).

CadenzaCadenza, una teoria. Come sicuramente sapete, Jack Daniels nel suo libro indica che più lenta è la cadenza, più a lungo si corre in aria e maggiore sarà l’impatto con il terreno. Paradossalmente con due passi al minuto, si starebbe in aria per trenta secondi! In teoria, un aumento della cadenza riduce le forze di impatto al suolo. È stato stimato che la forza massima d’impatto al suolo di una corsa con la cadenza di 176 ppm (“passi per minuto”) è poco meno della metà di quella di una cadenza di 128 ppm. Non a caso, a una cadenza media più alta si stima ci sia una riduzione dell’insorgenza del DOMS il giorno successivo ad una corsa intensa o particolarmente lunga. Secondo l’autore, una cadenza di circa 180 ppm è associata a una maggiore efficienza della corsa. Non è però chiara nel libro la relazione che esiste tra cadenza e velocità, anche se il principale beneficio indicato da Daniels è la riduzione degli infortuni. Dal punto di vista empirico, non esistono nemmeno grandi analisi per valutare la relazione tra altezza degli atleti e la loro cadenza, e come la falcata e la cadenza siano interrelate (noi l’abbiamo mostrato qui, analizzando pochi podisti). Se capiremo come estrarre sistematicamente i dati Connect, promettiamo un’analisi in merito.

Cadenza e VelocitàCadenza, una valutazione pratica. Il modo più economico per misurare la cadenza è quello di contare semplicemente quante volte il piede tocca il terreno in un minuto. Ma non è oramai necessario farlo, visto che ci sono due semplici alternative, sfruttare il footpod attaccato alla scarpa, oppure un accelerometro interno, disponibile sia sull’orologio, sia sulla fascia cardio. Purtroppo la precisione dipende dallo strumento e dal metodo di misurazione, e la base dati a cui abbiamo attinto non consente di stabilire come sia stata ottenuta la misurazione. Anche con questa limitazione, qual è la cadenza del podista italiano? Esiste una relazione cadenza/velocità, come avevamo valutato a livello di singolo podista? Abbiamo fatto due piacevoli scoperte analizzando i dati. Sebbene non abbiamo le competenze per determinare se esista una cadenza ottimale, né per stabilire quale sia, è chiaro che soltanto il 23% dei podisti amatori riesce a raggiungere 180 passi al minuto. E stiamo parlando di podisti evoluti! Anche la seconda scoperta è sorprendente: non soltanto esiste una relazione individuale tra velocità e cadenza, la relazione sembrerebbe valida anche a livello collettivo. In altri termini, è più probabile che un podista correrà più forte con la cadenza alta, ceteris paribus. Chiaramente il discorso è complicato: non suggeriamo necessariamente di variare la propria cadenza, perché questa scelta ha un impatto sul vostro modo di correre. Inoltre farlo direttamente non è possibile, bisognerebbe lavorare su vari fronti (drills, ripetute in salita, palestra, pliometria per citarne alcuni). Ma è anche chiaro che chi corre più velocemente, ha una cadenza superiore. Non siamo i soli ad averlo verificato, anche nel database Stryd, la relazione è stata identificata, sebbene con correlazione più bassa.

E la distanza? Tra tutte le domande poste in un precedente articolo, quella più frequente è l’impatto del numero di km settimanale sulla nostra performance. Da un lato, tutti ricordano il famoso libro dei Fuoriclasse di Malcolm Gladwell delle 10.000 ore: servono almeno diecimila ore di pratica per diventare esperto in una particolare materia. Ma è proprio così? Tra la pletora di libri dedicati all’allenamento, ne esistono molteplici che spiegano la relazione tra la distanza e la velocità di corsa. La seconda parte di quest’articolo ne parlerà diffusamente.


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