Runner’s Best Friends, i migliori amici del podista!

Foam Roller

Foam RollerDa sinistra a destra: foam roller (quello bianco), The Grid (quello arancio), pallina da tennis, The Stick, corda per stretching “Attivo-Isolato” (“metodo Wharton”, ne parlo qui). Ovvero auto-massaggio e stretching.

Se non li conoscete e magari correte regolarmente, beh consiglio di farveli presto amici, soprattutto quando fate tanti chilometri! Sono utili per prevenire (ma a volte anche curare…) tutta una serie di problemi legati all’allenamento: contratture, indolenzimenti, rigidità, oltre e soprattutto a favorire e velocizzare lo smaltimento dello tossine e la riduzione dei DOMS post esercizio lungo e/o intenso.

Il funzionamento è molto semplice: con i primi due (The Grid, a differenza di un normale foam roller “liscio”, presenta una serie di rilievi che favoriscono il drenaggio dei liquidi) si usa il peso del corpo in appoggio e movimenti ampi per effettuare l’allungamento dopo il massaggio.
La pallina da tennis si può usare sempre per un auto-massaggio su qualsiasi muscolo, ma a mio avviso il massimo lo si ottiene appoggiandovisi sopra con la pianta del piede appunto per massaggiarlo e rilassarlo (a dire il vero così facendo si rilassa e attiva tutto il tessuto connettivo, non solo quello del piede, ma ne parlo più avanti…).
Con The Stick invece sembra di usare il classico mattarello per tirare la pasta fatta in casa: lo si passa su e giù per i vari muscoli delle gambe (ma va bene anche per il collo, le braccia e i dorsali), con il vantaggio che è possibile modulare la pressione e quindi la profondità del massaggio. Un unico avvertimento: mai passarlo (ma vale anche per gli altri!) direttamente sui tendini e la spina dorsale (soprattutto con forza), si rischia di farsi male…
La corda serve invece per gli esercizi di stretching (trovate il link in alto).

Tutto è collegato al “funzionamento” del tessuto connettivo o fasciale, che è chiamato così proprio perché ha la funzione di “connettere” altri tessuti tra di loro nella formazione degli organi. L’intero sistema fasciale penetra nella struttura corporea fino ai rivestimenti cellulari connettendo il sistema muscolo-scheletrico con quello viscerale e cranio-sacrale. Il muscolo rappresenta uno “strumento” al servizio della fascia.

Per dirla in parole povere, tutto il nostro corpo è “avvolto” dai piedi alla testa da queste catene fasciali (ce ne sono sette, le più importanti sono quella anteriore, posteriore, laterale e a spirale).
Morale della favola, più questa “armatura” viene mantenuta sottile ed elastica, meglio è. Al contrario, un trauma (non solo fisico, ma anche emotivo!) può generare delle tensioni che comportano diminuzione della flessibilità della parte colpita, quindi ispessimento del tessuto connettivo e ciò provoca dolori e, cosa peggiore, compensi… esempio: mal di schiena -> cambio postura (anche inconsciamente) per non soffrire -> altri problemi da qualche altra parte!

La buona notizia è che anche le situazioni peggiori sono comunque quasi sempre reversibili, tranne nel caso di calcificazioni ossee.

In conclusione, tutte le pratiche descritte all’inizio sono propedeutiche al buon mantenimento dell’elasticità e del corretto funzionamento delle articolazioni. Passare un attrezzo su una parte del corpo significa riscaldarla, “cambiarne” momentaneamente la struttura, insomma cercare di mantenerla sempre alla massima efficienza!
Su Internet si trovano un sacco di video per vederli in azione.

E se volete approfondire l’argomento “dal vivo”, vi consiglio la mostra dei corpi plastinati di Gunther von Hagens.

N. B. Si ringrazia per la consulenza la mia insegnate di Pilates preferita, vedi qui… e qui ;-)


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