Esami del sangue per la corsa

Sangue

SangueChe ho un approccio metodico e scientifico credo ormai si sia capito.
Da diversi anni faccio regolarmente gli esami del sangue. Una volta l’anno (normalmente dopo l’ultima gara della stagione), talvolta li ripeto anche alla fine dell’estate. Da buon informatico (leggasi “nerd”), li registro sempre su un file di “Microsoft Excel”, dove ho scatenato il docente che è in me, creando tutta una serie di funzioni annidate da… SUONATO VERO, per esempio in una cella c’è…

=SE(E3=””;””;SE(E3>=$B3;SE(E3<=$C3;”ok”;SE($C3=””;”ok”;”alto”));”basso”))

… e non è neanche la più lunga!

Ho quindi a disposizione una sorta di “passaporto biologico” fai da te che mi permette di monitorare i valori nel tempo. L’ideale in realtà sarebbe ripeterli più spesso, per avere un quadro generale meno influenzato da fattori esterni. Soprattutto se ci sono valori che richiedono più attenzione.
Qualche lettura, qualche approfondimento, una paio di chat con amici dottori ed ecco che diventa abbastanza semplice leggere fra le righe e capire quando tutto va bene, quando va addirittura benissimo o quando c’è un dato da tenere sotto controllo, magari ricontrollandolo a distanza di poco tempo. Ciò non toglie che la valutazione VERA la deve fare il proprio medico! Però, con un minimo d’informazione, almeno si capisce cosa dice…

Il range di riferimento presente sui risultati serve a poco: è calcolato sulla media della popolazione, e tenendo conto che oltre il 90% è sedentaria o quasi (forse anche di più…), in alcuni casi è addirittura meglio avere il “temuto” * (asterisco) vicino al proprio valore!
Più che altro s’impara a capire come funziona il nostro corpo e quali cambiamenti (miglioramenti) avvengono nel tempo praticando sport di resistenza in maniera continuativa. Anche e soprattutto per capirne l’andamento e non farli diventare peggioramenti!

Ecco i valori più interessanti da tenere sotto controllo. Ce ne sono tanti altri eh, ma qui non sto mica scrivendo una tesi di medicina…

globuli rossi, emoglobina, ematocrito: le attività aerobiche tendono a far scendere i valori. Per dirla in parole poverissime, un sangue meno denso (l’ematocrito misura proprio la percentuale di parte corpuscolata nel sangue) scorre meglio e più velocemente. Soprattutto l’ultimo è uno dei parametri più tristemente famosi, legato alle vicende doping. I valori non sono assoluti ma legati al proprio fisico (non siamo tutti uguali!). Assurdo il limite di 50 imposto tanti anni fa per fermare i ciclisti (pensate a chi lo aveva “naturalmente” a 38 e chi invece magari a 45: il primo con trattamenti dopanti poteva fare un balzo in avanti spaventoso, il secondo decisamente meno!), un po’ meglio ora col passaporto biologico dove si monitora il cambiamento nel tempo (a patto di partire con dati inizialmente “puliti”, altrimenti serve effettivamente a poco…). Allenandosi meno tende a salire, inoltre varia leggermente anche a seconda dell’idratazione (sale con la disidratazione). Lunghi periodi di permanenza in quota dovrebbero farlo salire. Quindi un conto è un sedentario con ematocrito a 38, emoglobina a 13 e globuli rossi a 4, un altro è un atleta professionista con gli stessi valori che però corre per quasi 200 km a settimana. Il primo ha probabilmente qualche problema, il secondo probabilmente no! È la normale risposta dell’organismo. Ricordo che in passato, per “giustificare” il ricorso a pratiche dopanti, si è cercato di considerare “malati” gli atleti con questi valori, quando in realtà il tutto si spiega con la fisiologia;

MCV: è il volume medio dei globuli rossi. È interessante per un podista e va legato ai valori qui sopra. Tendenzialmente, dovrebbe aumentare nel tempo per controbilanciare la diminuzione dei valori precedenti, quindi ok meno cellule in circolo, ma più grandi! Per fare un esempio banale, un treno con pochi vagoni grandi (ematocrito basso, MCV alto) viaggia meglio di un treno con tanti vagoni piccoli (ematocrito alto, MCV basso);

ferro, ferritina e transferrina: qui il discorso si complica. Il ferro è fondamentale perché permette ai globuli rossi di legarsi all’ossigeno. Spesso, chi pratica sport di resistenza, tende all’anemia. I motivi sono tanti e legati a diversi fattori (alimentazione, assorbimento, perdite varie ecc.), per alcuni dei quali non c’è nemmeno uniformità di vedute. L’importante è tenerli sotto controllo. Se i primi due scendono troppo (rispettivamente sotto 70 e sotto 50) vale la pena indagare e provare almeno a migliorare la propria alimentazione. Se oltre ai primi due, anche il terzo scende (sotto i 200), meglio rivolgersi direttamente a uno specialista;

glicemia, trigliceridi, colesterolo LDL e colesterolo HDL: la pratica sportiva regolare, combinata soprattutto con la corretta alimentazione, dovrebbe far scendere i primi tre valori e salire il quarto. La glicemia misura la presenza di glucosio nel sangue, e averla alta dopo un digiuno di almeno 10 ore (consigliato prima di eseguire le prove del sangue) non è mai un buon segno. Stessa cosa vale per i trigliceridi. Per il colesterolo, vale il rapporto tra buono (HDL) e cattivo (LDL) o tra totale e buono (HDL). Contrariamente a quanti ancora credono, non serve limitare il colesterolo che si introduce con l’alimentazione (il purtroppo classicissimo “non mangiare burro, rosso d’uovo e crostacei”), in quanto gran parte del colesterolo circolante viene auto-prodotto dal corpo. Il che vuol dire che, se sono in forma e i valori sono ok, posso anche mangiare quattordici uova a settimana che il mio colesterolo non cambierà. Se sono grasso, anche escludendo per settimane i cibi citati prima, il mio colesterolo rimarrà alle stelle, fino a quando non dimagrirò. L’attività fisica aumenta quello buono (HDL), però per gli altri valori (glicemia, trigliceridi e LDL), gran parte del lavoro va affidato all’alimentazione;

calcio, magnesio, potassio, sodio: sali minerali, per verificare che non vi siano carenze o eccessi;

acido folico e vitamina B12: vedi sopra;

TSH: per monitorare il funzionamento della tiroide, da combinare in caso di valori anomali con T3 e T4;

transaminasi (AST o GOT, ALT o GPT) e CPK: tre valori da tenere sott’occhio per quanto riguarda il rischio sovrallenamento o cattiva alimentazione (nel senso di troppo scarsa, la cosiddetta “anoressia sportiva”). Attenzione se salgono tutti e tre. Meglio fare sempre gli esami a una distanza ragionevole dall’ultimo allenamento “massacrante”, in tal caso, valori leggermente alterati sono da ritenersi normali. La CPK (che indica danno muscolare) dopo una maratona può risultare alta anche a distanza di una settimana!

E arrivo quindi alla mia situazione. Questi i valori limite (minimo e massimo) registrati dal 2006 (correvo saltuariamente da pochi mesi) a oggi:

– globuli rossi: da 4,1 (2012) a 4,8 (2009), valore recente 4,5;
– emoglobina: da 13,0 (2012) a 14,1 (2006), valore recente 13,9;
– ematocrito: da 38 (2006) a 42 (2011), valore recente 39;
– MCV: da 82 (2006) a 94 (2011), valore recente 88;
– ferro: da 88 (2009) a 127 (2010), valore recente 116;
– ferritina: da 161 (2012) a 350 (2010), valore recente 241;
– glicemia: da 80 (2009) a 98 (2008), valore recente 83;
– trigliceridi: da 27 (2009) a 73 (2006), valore recente 45;
– rapporto HDL/LDL: da 76/65 (2012) a 50/115 (2006), valore recente 76/65.

Globuli rossi, emoglobina, ematocrito sempre bassi con variazioni minime, MCV buono, ferro e ferritina sempre abbondantemente nella norma, glicemia, trigliceridi e rapporto HDL/LDL molto buoni o addirittura spettacolari (il recente HDL 76 e LDL 65). Gli altri valori, sempre nella norma.
Il personal best in maratona (2h28’44” a Padova 2012) l’ho corso probabilmente con valori di 4,1-13-38 (globuli rossi-emoglobina-ematocrito), avendo fatto gli esami una decina di giorni prima: poi mi devono spiegare come professionisti che si allenano molto di più viaggino costantemente con valori di ematocrito più vicini ai 50 che ai 40, soprattutto tenendo conto del fatto che in caso di stop dagli allenamenti tale percentuale tende fisiologicamente ad aumentare. Che siano dotati naturalmente di valori oltre 50? O magari il tutto si spiega con il principio del Rasoio di Occam (l’ipotesi più semplice spesso è quella corretta)?