Correre è meglio di un’ora di terapia?



La corsa è meglio di un’ora di terapia? il nostro Psicologo Cesare Picco ha risposto brillantemente a questa domanda, basandosi sulle sue conoscenze ed esperienze personali (n.d.r. Cesare è l’autore del libro Stress e Performance Atletica, nonché un maratoneta con un personale di 2h53).

Premessa

Se hai scelto di aprire questo contenuto nella speranza di scoprire le motivazioni che rendono il Running, o lo sport in generale, un buon sostituto di una seduta da uno psicologo, mi spiace doverti deludere. La risposta alla domanda contenuta nel titolo è negativa, la corsa non è un buon sostituto del lavoro realizzabile con un professionista della salute mentale. Nemmeno lontanamente.

Non conta se tu sia uno stradista, un trailer, un velocista, un maratoneta o un ultrarunner. Correre e lavorare in contesto psicologico sono due mondi differenti. Non sto delineando una linea di demarcazione tra ciò che è meglio e ciò che è peggio, ma tra due universi distanti. Entrambe hanno una valenza, un’importanza, un’utilità, delle linee di sviluppo personale e un’efficacia, ma profondamente e strutturalmente diverse.

Un’esigenza

Perché ho scelto di proporre questa riflessione dalle sfumature polemiche? Molto spesso, navigando nel web, mi imbatto in amatori soliti affermare “un paio di scarpe da Running sono meglio di un’ora di terapia”, “il mio psicologo si chiama corsa” o simili contenuti. Ci tengo ad affermare con forza che una forma di pensiero di questo tipo è profondamente errata e anche pericolosa. Correre è correre, mentre la terapia psicologica è un’altra cosa.

Running e psicoterapia: due mondi lontani

A livello intuitivo è semplice cogliere come il lavoro personale, se parliamo di lavoro su di sé, realizzabile tramite corsa e psicologia siano indirizzati a due sfere differenti. La psicologia, seppure in certi casi utilizzi tecniche corporee, si sviluppa prettamente a livello narrativo, ovvero attraverso l’uso della parola, e faccia leva sulle risorse cognitive ed emotive dell’individuo. Nello sport, Running, ciclismo o altro, la componente narrativa è quasi completamente assente, il mondo emotivo viene gestito o ottimizzato per permettere il raggiungimento di un obiettivo atteso e la componente cognitiva entra in gioco unicamente per la definizione di strategie e per la risoluzione di momenti critici. Per dirla con Gurdjieff, intellettuale e mistico, l’uomo ha 7 cervelli di cui uno solo è quello cognitivo. Lo sport e la terapia psicologica chiamano in causa cervelli differenti e di conseguenza il lavoro svolto e gli obiettivi di crescita non potranno che essere diversi.

Differenze tra Running  e psicoterapia

Oltre a lavorare in mondi separati corsa e psicologia si strutturano su piani di profondità differenti, con prospettive temporali differenti e con ricadute sulla struttura della personalità differenti. Cosa intendo? In un precedente articolo abbiamo visto come lo sport di endurance influenzi i livelli di dopamina. La dopamina ci rende più felici e soddisfatti. Un individuo più sorridente otterrà a cascata benefici nelle relazioni quotidiane e lavorative. Sicuramente un toccasana, ma questo dipenderà dalla possibilità o meno di correre. La mia felicità e alcuni benefici ad essa connessi dipenderanno dall’implementazione di un comportamento: la corsa. Non sono io ad essere socievole, ma è la corsa a rendermi socievole. Nel caso della terapia sarò io ad essere socievole.

Il lavoro terapeutico ha un procedere lento, spesso molto lento, ma ha una ricaduta strutturale, sulla struttura della personalità. Può rendermi socievole, perché io attraverso il lavoro terapeutico strutturo la mia identità in tale direzione. Nel caso della corsa, la mia felicità dipende dalla corsa, nel caso della terapia la mia felicità infine dipende da me stesso.

Metaforicamente, se questi due mondi fossero un lavoro di ristrutturazione di un’abitazione per renderla più stabile in caso di terremoto, la corsa rappresenterebbe lo stuccaggio delle pareti, il lavoro terapeutico un intervento sulle fondamenta della casa. Entrambi gli interventi sono utili, ma parliamo di qualcosa di non comparabile.

Anche se rivolgiamo l’attenzione al “cervello emotivo” corsa e psicologia lavorano in modo diverso. Un percorso terapeutico ha come finalità (una delle finalità) sentire le emozioni nelle situazioni che viviamo, legittimarle, comprenderle e usarle nel modo più produttivo e adatto alla situazione in questione. Se provo rabbia vedrò che farmene, se provo tristezza vedrò che farmene e così per tutto lo spettro emozionale. Lo sport spesso porta ad agire le emozioni trasformandole in energia per il movimento (in linguaggio psicoanalitico si parla di Acting Out). Sono arrabbiato? Corro. Sono triste? Corro. Ho paura? Corro. L’eterogeneità emotiva viene livellata producendo un risposta univoca. Non dico che succeda sempre così, ma può capitare.

Conclusioni

Spero sia evidente come sia non solo una forzatura paragonare un’ora di corsa a un’ora di terapia, ma sia fondamentalmente un’operazione cognitiva volta, forse, ad affermare e assicurare se stessi e chi ci sta attorno che ci stiamo prendendo carico del nostro benessere psicologico ed emotivo. Però se voglio cucinare un piatto di pasta uso una pentola non una scala. Chi dice che fa terapia correndo secondo me rischia di cucinare un piatto di pasta con una scala. Per me non è saggio e nemmeno funzionale, ma ad ognuno la sua risposta.

Come detto all’inizio dell’articolo, il mio scopo non è dimostrare come un lavoro terapeutico sia meglio di una sana attività fisica, ma dimostrare come non sia possibile accomunarli. Lo sport è un meraviglioso rilassante, rende l’organismo in salute e armonizza le forme del nostro corpo. Permette di metterci alla prova, di sfidarci, di competere, come di stringere amicizie, stare in compagnia e all’aria aperta. In un mondo sempre più digitale e sedentario diventa una necessità imprescindibile per stare bene, soprattutto quando l’attività lavorativa ha una forte impronta cognitiva. Semplicemente non centra nulla con la terapia psicologica.

Come diceva un noto slogan di un gelato “Two is meglio che One!“. Perché quindi scegliere tra gelato e biscotto quando c’è la possibilità di fruire di entrambi?

Buone corse da uno psicologo Runner!






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