Scarpe – The Running Pitt http://therunningpitt.com Corsa, allenamento, alimentazione, scarpe e orologi GPS dei podisti amatori che vogliono migliorare le prestazioni in maratona e nelle altre distanze. Corri con Pitt e Massi. Mon, 16 Jul 2018 06:52:01 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.7 http://therunningpitt.com/wp-content/uploads/2018/03/cropped-apple-icon-touch-125x125.png Scarpe – The Running Pitt http://therunningpitt.com 32 32 Adidas Solar Boost, la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/07/adidas-solar-boost-la-recensione-dettagliata.html http://therunningpitt.com/2018/07/adidas-solar-boost-la-recensione-dettagliata.html#respond Fri, 06 Jul 2018 06:13:09 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7555 Eccomi nuovamente qui, dopo poco più di 2 mesi dall’uscita del mio ultimo articolo su “The Running Pitt”, e precisamente in occasione della Recensione sulle Nike Zoom Fly, con una analoga. Non credo di sbagliare ma penso sia la prima recensione sul blog dedicata al marchio Adidas: tutti sappiamo che il padrone di Casa (Pitt) è... Read more »

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Eccomi nuovamente qui, dopo poco più di 2 mesi dall’uscita del mio ultimo articolo su “The Running Pitt”, e precisamente in occasione della Recensione sulle Nike Zoom Fly, con una analoga. Non credo di sbagliare ma penso sia la prima recensione sul blog dedicata al marchio Adidas: tutti sappiamo che il padrone di Casa (Pitt) è votato ad Asics e il suo braccio destro (Massi) a Nike, quindi cercherò di colmare al meglio delle mie possibilità quella che ritengo una mancanza per un sito di alto livello come questo e colgo l’occasione per ringraziare dell’opportunità di essere ospitato. 

Dopo questo breve preambolo veniamo a noi e all’ultimo modello presentato il 17 maggio 2018 dalla casa tedesca Adidas Solar Boost (qui il link al sito ufficiale ADIDAS SOLAR BOOST) che vanno di fatto a sostituire le ottime e longeve “Energy Boost” arrivate fino alla versione numero 4.

Adidas Solar Boost, la nostra opinione

In questa recensione vedremo se il marchio tedesco ha saputo mantenere o addirittura innalzare gli standard qualitativi raggiunti finora e in particolare se le Adidas Solar Boost 2018 rispettano i canoni dei precedenti modelli: altissima protezione, ritorno di energia, precisione e sicurezza dell’appoggio, tenuta di strada in qualsiasi condizione di terreno.

Sintesi recensione

Come al solito l’articolo si divide in sezioni, potrete premere sul link per accedere alla parte che vi interessa:

Le Adidas Solar Boost sono state acquistate su www.runnerinn.com e nella recensione dettagliata vi descriviamo la nostra opinione personale.

Caratteristiche di base

Le Adidas Solar Boost sono scarpe per il podista con appoggio neutro e appartengono alla categoria “protettive” (A3), tuttavia come accennavamo nella recensione delle Brooks Levitate anche questo modello Adidas utilizza per l’intersuola il Poliuretano (TPU) che in questo caso prende il nome di BOOST, quindi promette di offrire un’alta reattività della scarpa a fronte di un’analoga capacità di ammortizzazione e protezione. Come i modelli concorrenti, appartenenti alla stessa tipologia, le Adidas Solar Boost non sono propriamente leggerissime, pesano infatti  292 Grammi per la versione da uomo (nella misura EU 42 – US 8,5) contro i 269 per quella da donna nella misura EU 40,  per dovere di informazione precisiamo che sono 5 grammi più leggere delle Energy Boost 4, ma altrettanti più pesanti delle Energy Boost 2.

Scatola Adidas Solar Boost

La scatola delle Adidas Solar Boost è simile a quella degli ultimi modelli 2017 e 2018

Per quanto riguarda la numerazione nessuna differenza rispetto agli altri modelli di casa Adidas, la scarpa è fasciante soprattutto nella parte posteriore e laterale, mentre rimane più “libera” anteriormente, lasciando il giusto spazio per la mobilità delle dita al suo interno.

Di seguito le principali caratteristiche tecniche:

  • Peso ufficiale: 300  grammi, nella versione 42,7, US 9.
  • Altezze della suola: 28mm (tallone), 18mm (avampiede)
  • larghezze disponibili: D=Medio
  • calzata: calza normalmente
  • tallone: da medio a stretto
  • mesopiede: medio / stretto
  • avampiede: medio 
  • spazio delle dita: medio basso
  • arco plantare: medio 

Estetica e forma

Veniamo all’estetica delle Adidas Solar Boost, questo nuovo modello non si discosta troppo da quello che va a sostituire, scarpa esteticamente bella, dal design semplice, pulito e ricercato, molto carino il logo a 3 bande ricamato sulla parte laterale, in altre parole una scarpa da running travestita da Sneakers. Al lancio è stata presentata in 2 varianti, classica tomaia nera con inserti turchesi e arancioni per la versione da uomo, blu scuro con inserti verde acqua e celesti per la versione da donna. Colorazioni azzeccate che consentono a questo modello di essere indossato tranquillamente anche al di fuori delle nostre quotidiane sessioni di allenamento.

Colori Adidas Solar Boost

Scatola Adidas Boost, con colori molto pronunciati e sgargianti.

Con Adidas Solar Boost viene data continuità creativa ai modelli che l’hanno preceduta con la forma arcuata e la presenza della linguetta molto pronunciata (elemento importante per la comodità) e del tallone, anch’esso molto pronunciato con una sorta di linguetta posteriore (molto pratica per la calzata).

Tomaia

Adidas Solar Boost è prodotta con la rivoluzionaria tecnologia Tailored Fibre Placement (TFP), ispirata alle scoperte ingegneristiche della NASA, deriva infatti da un processo adoperato originariamente in aeronautica spaziale per la costruzione degli shuttle che permette di disporre in maniera mirata le fibre composte da materiale Parley (un filo realizzato da materiali plastici riciclati, e utilizzato per definire le parti della tomaia in cui è necessario maggiore supporto): ogni singolo millimetro della scarpa è frutto di un attento processo di cucitura e assemblaggio volto al raggiungimento del massimo comfort durante l’utilizzo.

Estetica Adidas Solar Boost

Adidas Solar Boost: Estetica molto innovativa e futuristica

Il materiale impiegato è Tech Fit tessuto ARAMIS, molto morbido, flessibile e fasciante, il piede risulta stabile all’interno della calzatura, ma le dita hanno lo spazio sufficiente per un’adeguata mobilità, questo anche grazie al leggero allargamento della pianta del piede operato da Adidas in questo modello; non da meno la  linguetta imbottita nei punti di allacciatura e sfregamento; nella parte posteriore non troviamo la solita conchiglia rigida, bensì il Fit Counter (già presente nei modelli precedenti) ma anche questo particolare è stato migliorato, la struttura dona più protezione e al tempo stesso leggerezza al tallone: aperta al centro è progettata  per donare maggiore comfort al tendine d’Achille assecondando i naturali movimenti di questo, interessante per chi soffre di tendiniti, spina calcaneare o di Morbo di Haglund.

La tomaia è abbastanza spessa rispetto alle concorrenti presenti sul mercato e potrebbe non consentire un ottimale scambio termico e quindi rilascio di umidità, per questo motivo la scarpa potrebbe non essere indicata durante i caldi mesi estivi.

Drop e intersuola

L’intersuola delle Adidas Solar Boost ha un drop di 10 millimetri, passando dai 28 millimetri del tallone ai 18 dell’avampiede, questo modello va a sostituire Energy Boost che era arrivato alla 4° versione dando soluzione di continuità ai materiali impiegati e alle caratteristiche tecniche per alcuni aspetti, ma introducendone di nuovi e rivoluzionari per altri.

Adidas Solar Boost, vista laterale

Vista laterale Adidas Solar Boost

La fondamentale novità di questa scarpa consiste nell’impiego del nuovo sistema Solar Propulsion Rail che in abbinamento all’ormai collaudata e consolidata intersuola in mescola Boost altamente reattiva in TPU dona fino la 20% di  ammortizzamento dell’urto al suolo e produce un ottimo ritorno di energia grazie alle migliaia piccole capsule che liberano un grande impulso ad ogni falcata, inoltre la scarpa mantiene  un appoggio stabile al suolo; tutto questo permette a Solar Boost di ottenere una maggiore struttura rispetto alle altre offerte Adidas.

Testata in un range di temperatura fra i +40° e i -20°, Adidas afferma che la schiuma BOOST è tre volte più resistente rispetto al tradizionale materiale EVA.

Immancabile il Torsion System: consiste in un inserto termoplastico ad arco molto leggero inserito fra tallone e avampiede che consente a questi due di muoversi indipendentemente per garantire una migliore stabilità del piede ed adattabilità alla superficie del terreno. 

Per la suola Adidas conferma la scelta del precedente modello con Continental Rubber Outsole in gomma resistente all’usura, questa asseconda la falcata e migliora il grip lavorando in perfetta sintonia con BOOST ne viene fuori un’andatura più fluida e adattabile, progettata con un design volto a per ottenere un’ ottima flessibilità della struttura denominato Stretch Web, questa garantisce un grip sul bagnato superiore a quello offerto  dalle altre mescole presenti sul mercato e assicura prestazioni ottimali in ogni condizione atmosferica e su ogni terreno: l’Azienda dichiara il 21% in più di trazione in condizioni asciutte e un 23% in più di trazione in condizioni umide.

Collocazione e Classificazione

Non ci sono dubbi per quanto riguarda la collocazione delle Adidas Solar Boost all’interno del panorama delle scarpe da running, come abbiamo anticipato poco sopra il modello in questione è  il successore delle Adidas Energy Boost, e di questo eredita anche la collocazione all’interno della gamma di casa Adidas: Solar Boost è una scarpa neutra altamente ammortizzata, grazie appunto al sistema Boost sopra descritto di cui l’azienda tedesca è pioniera avendolo introdotto per prima 5 anni fa, con una buona restituzione di energia, ottima per il comfort del podista  di tutte le fasce di velocità, indicata soprattutto per i lavori lunghi e le corse di scarico / rigeneranti, per trovare un’analoga di un altro marchio la possiamo paragonare alle Brooks Levitate (Qui per la nostra recensione dettagliata).

In poche parole una scarpa neutra altamente ammortizzata che impiega il sistema Boost per catturare il massimo dell’energia e restituirla in termini di spinta. 

Scarpa neutra Adidas Solar Boost

Le Solar Boost sono una scarpa neutra altamente ammortizzata ed adatta a tutti i podisti

Comportamento nella corsa

La prima sensazione dopo aver indossato le Adidas Solar Boost è di estrema comodità, a partire dalla calzata: comoda, pratica e agevolata dalla linguetta posteriore che trasforma la scarpa in un calzino, fasciante nella parte posteriore e lateralmente, più libera nella zona anteriore.

Anche la postura è buona, almeno per me che sono abituato al drop 10, nessuna differenza di inclinazione rispetto ai modelli che utilizzo solitamente, anche di altri produttori, come invece avevo ravvisato con le Brooks Levitate a causa del drop 8 e le Nike Zoom Fly per la particolare conformazione di suola e conchiglia: possiamo quindi affermare che con Adidas Solar Boost calziamo delle scarpe estremamente comode che possiamo utilizzare anche per attività non legate necessariamente alla corsa.

La perplessità che avevamo riguardo al sostengo della conchiglia, che in questo modello è progettata per assecondare al massimo i movimenti della caviglia a beneficio del massimo confort e scongiurando fastidi al tendine d’Achille, è stato fugato e ci ha colpito positivamente, il FitCounter è strepitoso e mantiene la promessa fatta: sostiene e al contempo dona libertà e comodità.

Adidas Solar Boost, massimo confort

Le Solar sono state progettate per assecondare al massimo i movimenti della caviglia a beneficio del massimo confort

Venendo alla corsa bisogna ammettere che l’ammortizzazione è a livelli Top, l’impatto al suolo è oggettivamente attutito e ammortizzato dal sistema Boost, e per quanto riguarda l’appoggio e la transizione possiamo affermare che la scarpa è precisa e la transizione tacco punta veloce e sicura, questo grazie al lavoro in sinergia effettuato dal Solar Propulsion Rail e dal Torsion System, se a tutto questo abbiniamo la suola Continental il quadro è completo.

Prima di passare oltre una menzione speciale proprio a quest’ultimo elemento, la suola Continental che ormai da anni equipaggia i modelli Adidas è in una sola parola eccezionale sull’asciutto, ma non ha assolutamente nessun rivale sul bagnato: in una gara con un fondo scivoloso affidatevi ad Adidas Continental e avrete un vantaggio tangibile sui vostri avversari … provare per credere!!! 

La suola della Adidas Solar Boost

La suola della Solar non ha assolutamente nessun rivale sul bagnato.

Veniamo al sistema ammortizzante e la conseguente restituzione di energia promessa da Adidas, vale il discorso che avevamo fatto per le Brooks Levitate, questo effetto molla/spinta che è generato grazie al sistema Boost è effettivamente ravvisabile, ma bisogna “spingere”, indicativamente 4’:00 / 4’:15’’ è la soglia minima per beneficiare del ritorno di energia.

Fin qui tutto bene, veniamo ora agli aspetti che ci hanno convinto meno, uno su tutti il peso, 292 grammi nella misura 42 EU – 8,5 US, sono tanti forse troppi, soprattutto per chi come me è abituato a correre con scarpe di quasi 40 grammi più leggere (Brooks Launch 4 – qui la nostra recensione) e addirittura 55 nel caso di Nike Zoom Fly, è vero che non è una scarpa “da prestazione” o da utilizzare per lavori veloci, ma forse si poteva alleggerirla un minimo.

Secondo aspetto meno convincente è la traspirabilità, il tessuto che può assomigliare al neoprene è molto comodo ma non presenta assolutamente nessuna zona traforata per lo scambio termico e l’evaporazione del sudore, il tutto a discapito della traspirabilità, risultato è che già dopo pochi chilometri si ravvisa sudore interno e temperature alte: da riprovare in autunno in condizioni climatiche più fresche.

In ultima analisi giudichiamo il modello in questione positivamente, adatto prevalentemente per corse lente di scarico/rigeneranti e lunghi, indicata per ritmi da 4:30/4:45 a salire, ne sconsigliamo l’utilizzo in gara per l’atleta evoluto (che identifichiamo con chi corre una 10 Km in 40’ o meno) mentre può essere adatta alla Mezza Maratona e Maratona rispettivamente per ritmi di 4:45/5:00 e oltre i 5:00.

Qui di seguito alcune sessioni di allenamento con Adidas Solar Boost:

Durata e punti di rottura

Per quanto riguarda durata e punti di rottura nel momento in cui scriviamo questa recensione (fine Giugno 2018) abbiamo percorso con il modello in questione circa 150 Km, sicuramente il chilometraggio è ancora ridotto per esprimere un giudizio completo ed approfondito, tuttavia l’esperienza con i precedenti modelli Adidas e non solo ci fanno ben sperare per quanto riguarda i punti di rottura: ci vogliamo sbilanciare dichiarando che difficilmente le Adidas Solar Boost si romperanno o bucheranno per 2 motivi, il primo è dettato dall’esperienze pregressa con Adidas (Energy Boost 2 – 1250 Km: come nuove – Boston 5 – 550 Km: vedi precedente) il secondo è frutto di tangibili caratteristiche tecniche di costruzione, infatti questo modello è dotato di un fondamentale elemento di rinforzo e protezione all’interno della calzatura, in corrispondenza della punta delle dita, una striscia in silicone preserva la zona anteriore dal più classico e comune buco in corrispondeva dell’alluce.

Conchiglia Adidas Solar Boost

Adidas Solar Boost, la conchiglia è molto solida ma confortevole

Nella recensione delle Brooks Launch 4, consigliavamo un utilizzo alternato delle calzature che consiste in una rotazione nella quale si impiegano un numero di scarpe uguale al numero di allenamenti settimanali, in questa maniera i chilometri che si riescono a percorrere risultano leggermente superiori rispetto a quelli che si possono ottenere con un utilizzo esclusivo della calzatura, poiché ogni scarpa ha bisogno di un periodo di almeno 48/72 ore per riespandere tutti i materiali di suola, intersuola e soletta ed essere nuovamente «pronta all’uso», va da sé che correre con una scarpa ancora “stanca e affaticata” ne accorcia il ciclo vitale e soprattutto espone maggiormente il corridore a infortuni. Diversi studi affermano che utilizzando questo accorgimento si riduce il rischio di infortuni del 20% dovuti a scarpe scariche, e tutti i runner sanno bene come una qualunque terapia o massaggio costi praticamente come un paio di scarpe e anche più.

Prezzi e disponibilità

Le Adidas Solar Boost sono state collocate sul mercato il 17 maggio 2018 al prezzo di 160,00 €, leggermente più economiche rispetto ai modelli concorrenti che impiegano la tecnologia TPU.

Personalmente le ho acquistate sul sito www.runnerinn.com  ad un prezzo strepitoso di 117,00 comprese spese di spedizione (inutile puntualizzare che questa offerta è durata meno di niente), comunque si riescono facilmente reperire con uno sconto che si attesta intorno al 20 % con spesa che si aggira intorno ai 130,00 € ottimo prezzo se raggiungono il chilometraggio dei modelli da cui derivano. Su Amazon si trovano a 128 euro, ma in questo periodo di saldi potreste trovale anche a meno!

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Sensoria è una start up americana con cervello italiano. Fondata da tre ex manager Microsoft nel 2011, l’azienda di Seattle ha come obiettivo quello di utilizzare la tecnologia per migliorare il modo di correre dei podisti e in generale per permettere agli sportivi di migliorare nelle loro competizioni. Nel Podismo, Sensoria ha inizialmente lanciato delle calze intelligenti, presentandole al CES nel 2015 e qualche mese fa ha introdotto sul mercato anche delle scarpe Smart che consentono di ottenere consigli automatici sul modo di correre.

A marzo ho ricevuto in omaggio un prototipo di Sensoria Smart che ho testato in diverse condizioni. Oggi finalmente pubblico la mia recensione dettagliata.

Sensoria, le scarpe intelligenti: la recensione dettagliata

Se dovessimo definire in ambito marketing le scarpe Sensoria Smart, le chiameremmo un nuovo ecosistema per poter migliorare il modo di correre. Lanciate sul mercato con l’arrivo dell’estate 2018, Sensoria Smart sono pensate per podisti che corrono lunghe distanze e vorrebbero migliorare la biomeccanica di corsa.

L’ecosistema Sensoria, grazie alla combinazione telefono, scarpa e sensore, chiamato Sensoria Core, fornisce durante la corsa un feedback uditivo con il supporto di una gentile donzella ed allenatrice virtuale chiamata Mara. Utilizzando strumenti di intelligenza artificiale e di machine learning, Mara fornirà informazioni cruciali sulle dinamiche di corsa e suggerimenti su come migliorare la propria biomeccanica di corsa.

Il cervello di Sensoria è comunque il Core, un piccolo sensore che contiene un accelerometro, giroscopio e magnetometro, ed ha l’obiettivo di fornire le principali dinamiche di corsa visualizzabili sull’iPhone. Per ora la versione Android non è ancora disponibile, ma l’azienda Americana l’attiverà nei prossimi giorni.

Ma quali sono i vantaggi delle Scarpe Sensoria? A chi le consigliereste? aiutano davvero a ridurre gli infortuni? quali metriche sono disponibili? e come si comportano le scarpe nella corsa? Noi le abbiamo testate e come al solito, abbiamo scritto una recensione divisa in sezioni. Vi consigliamo di leggerlo tutto d’un fiato e poi di soffermarvi sulle parti che vi interessano ad una seconda lettura.

Come disclaimer, non abbiamo ricevuto e non siamo interessati a ricevere nessun compenso per questa recensione. Pur essendo soltanto podisti amatori evoluti, le nostre conoscenze analitiche ci aiutano a diffondere in maniera semplice le nuove tecnologie, uno dei principali obiettivi del sito, oltre a permettere ai podisti di tutti i livelli di correre meglio. La filosofia del blog resta la stessa di sempre: no test, no party, non possiamo valutare analiticamente quello che non testiamo. Le scarpe Sensoria sono un prototipo non ancora in commercio, l’azienda Italo/Americana sta costantemente migliorando il suo prodotto e di conseguenza quello che potrete acquistare sarà migliore di quanto ho avuto modo di testare.

Il modello 2018 di Sensoria ci è stato offerto gratuitamente e di seguito vi raccontiamo la nostra opinione.

Unboxing

Come premessa importante, non abbiamo avuto il modello che sarà in commercio, ma solamente un prototipo funzionante. La scatola che abbiamo ricevuto conteneva le scarpe, due sensori, un cavo di ricarica e un piccolo manuale esplicativo. Abbiamo anche scaricato il manuale PDF in inglese e l’App Sensoria per l’iPhone, che assieme ai Sensoria Core rappresentano il cervello dell’ecosistema Sensoria.

Ogni singolo sensore ha un peso limitato di 7 grammi, in linea con quello dei principali concorrenti

Sensoria Core è fornito con 2 sensori, ognuno dal peso di 7gr, per entrambe le scarpe. Pensiamo che chi decidesse di adottare questi strumenti, non dovrà cambiare i sensori ma soltanto le scarpe una volta che quest’ultime siano «scariche». Ad ogni modo i Sensori Core si ricaricano una volta ogni 5-6 utilizzi, e l’App fornisce chiaramente la percentuale di carica della batteria.

I due sensori Sensoria Core, e l’aggancio alla scarpa: si posizionano nella parte posteriore del piede

Caratteristiche generali delle scarpe

In questa recensione non ci soffermeremo particolarmente sulle scarpe, ma focalizzeremo la nostra attenzione sui sensori e le metriche a disposizione. Ad ogni modo, le scarpe sono decisamente tradizionali, delle A3 dal peso di 322 grammi sul numero 42.5, sono di buona fattura ed offrono un’ottima ammortizzazione e un buon confort. A prima vista, abbiamo notato una scarpa in grado di assorbire l’impatto della corsa, consentendo una calzata morbida ed adattabile. Ovviamente le Sensoria Shoes sono delle scarpe universali, adatte a tutte le tipologie di corridori che cercano una buona scarpa da allenamento. Visto il peso sono comunque consigliate per uscite lunghe e lente. Troviamo la scelta delle scarpe una buona idea per permettere una diffusione dello strumento.

Il peso delle scarpe Sensoria è relativamente elevato (322 gr sul numero 42), per garantire una protezione di corsa

Dal punto di vista della suola, abbiamo un battistrada piuttosto importante che consente di correre in tutte le tipologie di terreni, ovviamente a discapito del peso.

Le scarpe Sensoria hanno una suola molto tradizionale che consente un buon grip su diversi terreni

Il Sensore Core si installa immediatamente dietro alla conchiglia e grazie ad un aggancio molto saldo, non si staccherà nemmeno per le corse lunghe ed intense. Sarebbe da verificare se la solidità del sensore non rischi di staccarsi dopo diversi mesi di utilizzo, ma l’aggancio è davvero saldo, quindi sarebbe un’eventualità molto improbabile.

Il sensore delle Sensoria si illumina immediatamente appena collegato al telefono.

Comportamento nella corsa

Prima di iniziare a correre, è fondamentale accendere l’iPhone. Dopo aver atteso 10 secondi per un conto alla rovescia è possibile iniziare la seduta d’allenamento. Per analizzare in concreto l’output fornito dall’App Sensoria, abbiamo corso una mezza Maratona di test in 1h34, mettendo l’iPhone all’interno dei pantaloncini Wild Tee e collegando gli auricolari Jaybird per ascoltare i consigli del nostro coach Mara. Ovviamente anche se le metriche sono disponibili durante la corsa, è molto più utile guardare i numeri post allenamento, sia con l’app, sia attraverso un cruscotto informativo via web. Come confermato dall’apparenza, le Scarpe Sensoria si sono mostrate di ottima fattura, nella nostra uscita lenta abbiamo notato una grande solidità e un’ottima ammortizzazione. Ironicamente la tipologia di scarpa normalmente pensata per i tallonatori, si viene invitati dal coach Mara a cercare di appoggiare sull’avampiede. Forse una scarpa più «minimal» sarebbe stata più adatta?

Le scarpe ci sono piaciute, il sistema è molto semplice da utilizzare, nonostante non siamo abituati a portare il cellulare con noi durante le uscite di corsa. Ad ogni modo, Mara ha fornito buoni suggerimenti, non troppo invasivi. Riteniamo che senza auricolari sia abbastanza difficile poterla ascoltare i consigli.

Le dinamiche di corsa Sensoria Core

Sensoria ha diverse principali metriche, le cosiddette dinamiche di corsa. Ne esistono fondamentalmente di tre tipi, le prime legate all’interazione tra App e GPS dell’iPhone, la seconda collegata all’utilizzo delle scarpe. Ed infine esistono metriche visualizzabili nel caso in cui si utilizzi una fascia cardio Bluetooth. Vediamole nel dettaglio.

Metriche di Base

Le metriche di base sono quelle standard presenti in tutte le App dei telefoni:

  • Distanza, il cui valore dipende dal GPS e non dal sistema Sensoria;
  • numero di Passi, calcolati grazie al sensore. Riteniamo che il calcolo sia abbastanza allineato con gli altri sistemi da noi utilizzati nel passato;
  • Cadenza, calcolata in passi al minuto. In questo caso la metrica è calcolata su un singolo piede, mentre oramai la convenzione è di moltiplicare per due la cadenza, per calcolare i passi dei due piedi.
  • infine, la media al chilometro, in questo caso derivata dal GPS.

Il sistema offre la possibilità di ottenere pure il dislivello positivo e negativo della corsa, sempre calcolato dal sistema. L’App fornirà anche una mappa della corsa, basandosi sulle Mappe Google.

Metriche legate al battito cardiaco

Una seconda tipologia di metriche è legata al battito cardiaco. Condizione necessaria per poter visualizzare il battito è utilizzare una fascia cardio Bluetooth, per esempio Polar H7 oppure Polar H10. Per chi dovesse utilizzare anche un orologio GPS, si può pensare di scegliere Wahoo Tickr Run, da noi recensita nel 2016. Esiste comunque anche una versione “proprietaria” di fascia cardio Sensoria, che non abbiamo avuto modo di testare. I principali dati a disposizione del podista evoluto sono i seguenti:

  • Battito cardiaco, espresso in BPM (battiti al minuto);
  • Percentuale di frequenza Cardiaca, rispetto alla frequenza massima;
  • Zone di allenamento, per chi si allena con le zone cardiache.

Nulla da segnalare su queste metriche, anche perché il sistema dipende dalla fascia utilizzata.

Dinamiche di corsa Sensoria

Le Dinamiche di corsa di Sensoria sono quelle più interessanti e servono per valutare il potenziale miglioramento del podista amatore. Nel nostro sito ne abbiamo parlato approfonditamente, discutendo sia le dinamiche in maniera teorica, sia mostrando esempi concreti di diversi podisti. Vi rimandiamo alla relativa sezione sul sito.

  • Appoggio del Piede, fornisce un’informazione sul modo di appoggio del piede al terreno.
  • Contatto al terreno, la metrica calcola in millisecondi il tempo di contatto al terreno. Riteniamo nei nostri test che nella versione beta sia sovrastimata, rispetto a quella reale. Probabilmente la principale delusione di tutto il sistema, ma penso che sia tutto dovuto alla nostra versione beta, anche perché il sito indica chiaramente che l’impatto debba essere pari a 160-300ms, così come abbiamo spiegato nell’articolo sulle dinamiche di corsa.
  • Punteggio impatto, in sintesi una metrica per valutare la forza dell’impatto al terreno, che dipende dal modo di correre. Più basso il punteggio, migliore sarà la vostra dinamica di corsa. Durante il mio allenamento, il punteggio si è rivelato «medio». Non ho avuto modo e tempo di approfondire le ragioni, ma di certo per neofiti è un buon strumento di misurazione.

Le informazioni sono disponibili su entrambi i piedi ed il confronto tra le due metriche equivalenti offre spunti per valutare il bilanciamento ed eventualmente i problemi di coordinamento e/o di forza.

Alla conclusione dell’allenamento, abbiamo potuto valutare tutti i dati, sia sull’iPhone, sia sul dashboard Mysensoria. Siamo rimasti piacevolmente sorpresi di ricevere un’email con la sintesi della corsa, davvero molto interessante.

il Sistema Sensoria invia una mail personalizzata alla conclusione dell’allenamento con le principali metriche di corsa

Conclusione e Prezzi

Pensiamo che Sensoria sia davvero uno strumento molto interessante, soprattutto per i podisti amatori che intendono migliorare il loro modo di correre. In particolare siamo rimasti davvero impressionati dalla possibilità di avere un coach virtuale che ci suggerisce come correre e migliorare. Sensoria è riuscita a combinare grandi capacità software (sicuramente la loro principale competenza), hardware e d’abbigliamento: siamo davvero impressionati e pensiamo che ci sia molto potenziale di sviluppo.

Rimaniamo però scettici dalla possibilità che Sensoria si sviluppi nel mercato italiano. Riteniamo che pochi podisti evoluti sarebbero disposti a portarsi il telefono con sé durante le corse. In realtà chi è interessato a dinamiche evolute corre con GPS e non con l’iPhone! Auspichiamo che l’App sia trasferita sull’Apple Watch 3, che permette di ascoltare delle voci virtuali e ha a disposizione il Bluetooth.

Sono pochissimi i podisti evoluti che corrono con il telefono e paradossalmente sono quelli interessati alle dinamiche di corsa

Infine, speriamo che si possa vedere anche una versione più leggera delle scarpe attualmente in dotazione con l’ecosistema Sensoria. Sappiamo in effetti che l’azienda di Seattle ha raggiunto un accordo con Vivobarefoot. per lo sviluppo di una scarpa minimalista che integra il sensore Core.

L’unica ragione per non comprare Sensoria… è l’ingombro del telefono. Resta comunque uno strumento per chi inizia e vuole migliorare la tecnica di corsa

Pensiamo infine che gli sviluppi Software di Sensoria siano la chiave di volta per lo sviluppo ulteriore di un ecosistema davvero promettente. La piattaforma Sensoria è il gioiello della corona e immaginiamo che possano essere «offerto» ad aziende terze per ottenere nuovi strumenti per podisti innovativi.

Le scarpe Sensoria sono pensate per chi vuole ridurre il proprio rischio d’infortunio senza essere un podista Top. Offrono protezione e discrete metriche di valutazione

Acquistare i sensori Sensoria

Come già indicato precedentemente, abbiamo avuto a disposizione una versione beta e non il modello che sarà commercializzato nei prossimi giorni. Da quanto abbiamo capito, il prezzo dell’ecosistema dovrebbe essere di 199 euro e le Sensoria Smart Shoes saranno disponibili direttamente dal sito di Sensoria.

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361 Spinject, la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/05/361-spinject-la-recensione-dettagliata.html http://therunningpitt.com/2018/05/361-spinject-la-recensione-dettagliata.html#respond Mon, 21 May 2018 06:30:51 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7300 Così come per le 361 Meraki, le 361 Spinject sono state introdotte a fine 2017 da 361 Degrees ma con un obiettivo diverso rispetto alle sorelle maggiori. Se per le Meraki la parola d’ordine era ammortizzazione e reattività, le 361 Spinject non soltanto offrono un comfort simile ma sono pensate anche per l’utilizzo quotidiano e nel tempo libero.... Read more »

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Così come per le 361 Meraki, le 361 Spinject sono state introdotte a fine 2017 da 361 Degrees ma con un obiettivo diverso rispetto alle sorelle maggiori. Se per le Meraki la parola d’ordine era ammortizzazione e reattività, le 361 Spinject non soltanto offrono un comfort simile ma sono pensate anche per l’utilizzo quotidiano e nel tempo libero. Oramai molte aziende di fitness si sono lanciate nello sviluppo di modelli per penetrare il mercato di «athleisure», ossia il trend fashion in cui indumenti atletici vengono indossati nella vita di tutti i giorni. Non dimentichiamoci che  l’athleisure è un mercato di $ 270 miliardi di fatturato che si stima crescerà del 30% entro il 2020. Siccome amiamo questa tipologia di prodotto, abbiamo deciso di preparare una recensione dettagliata delle 361° Spinject, la scarpa considerata dal mensile Americano Running competitor il miglior debutto del 2017.

361 Degrees Spinject, la nostra opinione

Come descritto nei documenti di marketing dell’azienda di Fujian, le Spinject sono state sviluppate «per offrire un’esperienza di corsa diversa da quella tradizionale». Nelle settimane scorse, sono stato così colpito da questo progetto innovativo che, grazie al mio consulente di scarpe Massimiliano Doria, a Ferdinando di 361Italy e Paolo di VerdePisello, ho potuto testare le Spinject.  Con diversi test e qualche allenamento intenso, in pochi giorni sono riuscito a scrivere questa recensione. Ultimamente i miei viaggi, le trasferte lavorative mi obbligano a ridurre la durata della corsa, ma allacciare le scarpe è ancora un piacere a cui per fortuna non rinuncio.

Ma in che cosa si differenziano le Spinject rispetto alle scarpe da corsa tradizionali? Che cosa le separano rispetto ai modelli 361 e a quelli della concorrenza? Sono davvero reattive e ammortizzate? A quale tipo di runner si rivolgono le Spinject? Quale durata hanno? Nel seguito abbiamo cercato di rispondere a molte domande e curiosità, soprattutto pensando a chi non ha modo di poter testare sempre gli ultimi modelli. Come al solito l’articolo si divide in sezioni, potrete premere sul link per accedere alla parte che vi interessa:

Le 361 Spinject sono state offerte gratuitamente da 361 Italy e nella recensione dettagliata vi descriviamo la nostra opinione personale.

Caratteristiche di base

Le Spinject sono scarpe neutre, appartenenti alla categoria ammortizzate, A3, con un peso dichiarato di 275/278 gr per US9. Dalle nostre misurazioni, sembrano in effetti a 275 g.

La Spinject è una scarpa decisamente comoda, più secca nella parte posteriore, più morbida in quella anteriore. La maggior parte dei podisti la troverà adeguata per correre tutti i giorni. Oltre alla tomaia in mesh, si distingue per il design molto accurato, pensato proprio per essere indossato tutto il giorno. L’altezza della scarpa è di 21 millimetri nel tallone e 13 millimetri nell’avampiede.

Così come gli altri modelli 361°, la grafica è abbastanza vistosa, con un 3 sui lati, è appariscente e con colorazioni sgargianti, anche se il modello di punta è grigio e nero.

L’intersuola è stata progettata con la solita schiuma QU!CKFOAM presente su tutta la superficie della scarpa. Dalla progettazione, sembra che sia pensata per chi tenda a correre con il tallone, mentre la corsa di avampiede e mesopiede risulta davvero confortevole. Sul tallone, il numero 3 con le scritte “Soft” e “Fast” rendono chiara le scelte di progettazione.

Caratteristiche Spinject

361 Spinject: caratteristiche. Per tutti i ritmi, ma anche per il tempo libero

Caratteristiche tecniche

Di seguito le principali caratteristiche tecniche.

  • Peso ufficiale: 275 grammi, nella versione uomo US 9
  • Drop: 8 mm
  • Altezza tallone / avampiede: 21 mm / 13 mm
  • Support: neutro
  • calzata: fasciante
  • tallone: comodo e saldo
  • mesopiede: medio
  • avampiede: medio
  • spazio delle dita: buono
  • arco plantare: medio

Estetica e forma

Le Spinject come le altre scarpe della casa cinese hanno una forma relativamente classica. La vestibilità è equivalente a quella delle principali marche americane. La struttura interna  delle Spinject è decisamente avvolgente: la parte anteriore tende a restringersi, lo spazio è relativamente limitato nonostante le dita restino comode. La scarpa è disponibile in 2 colori, Bianco/Nero/Grigio e Nere/Verdi/Gialle.

Per la prima volta per 361°, la tomaia è stata realizzata in mesh Knit e nonostante ciò, le scarpe si dimostrano comode ma al tempo stesso offrono un buon supporto. Anche a ritmi relativamente veloci, le Spinject contengono il piede al meglio, contrariamente ad altri modelli in cui il Knit rendeva la corsa più instabile. La parte in mesh Knit occupa tre quarti delle Spinject, nella zona posteriore la conchiglia consente di avvolgere al meglio il tallone. Abbiamo apprezzato la capacità di migliorare la stabilità della caviglia. Forse uno dei migliori aspetti della progettazione di questa scarpa.

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Inoltre, l’assenza di cuciture riduce il rischio d’irritazioni, tipiche in alte scarpe. D’altro canto, l’innovazione della linguetta sottile mi è sembrata vincente ma al tempo stesso rischiosa, visto che le scarpe tendono a slacciarsi più facilmente. Ovviamente opinione personale. Infine, gli inserti catarifrangenti sono davvero visibili alla sera, aspetto molto importante per chi come me corre in posti diversi e variegati.

361 Spinject: estetica e forma. Sono scarpe per tutti i ritmi ma anche adatte per il tempo libero.

Drop, intersuola e Suola

Le Spinject hanno un classico drop di 8 millimetri, che dona alla scarpa un profilo lineare. Proprio per questa scelta di progettazione e per il drop medio, le Spinject possono essere utilizzate da tutti senza dover cambiare la meccanica di corsa. Secondo me, la riduzione a 8mm (da scarpe 10mm) potrebbe essere un primo passo per chi poi voglia migliorare l’efficienza di corsa, senza mettere troppo a rischio il tendine d’Achille.

Come per le 361 Meraki, l’intersuola è stata sviluppata con la tecnologia Qu!ckfoam. L’obiettivo di progettazione di 361° è di mantenere il più a lungo possibile forma e ammortizzazione. Dal punto di vista ingegneristico, sono stati aggiunti tre strati di supporto, l’EVA classico, e due strati di Qu!ckfoam. Chiaramente per chi è interessato alla performance, è una scelta irrilevante, ma per una scarpa volta contemporaneamente alla performance e all’athleisure, è una decisione corretta.  La tecnologia Qu!ckfoam ha il vantaggio di rendere la scarpa molto performante, ma per alcuni manca un po’ di morbidezza rispetto ad altri modelli. Ma nella vita non si può avere tutto.

Drop e intersuola Spinject

Intersuola QU!KFOAM della 361 Spinject aiutano ammortizzazione e reattività

Le tecnologie adottate da 361°  per questa calzatura sono:

QU!KFOAM

Abbiamo già descritto la tecnologia QU!KFOAM nella recensione delle 361 Meraki: la soletta interna e l’intersuola sono a strati, con l’aggiunta di uno strato di EVA per dare stabilità alla calzatura. In sintesi è un sistema a livelli per ottenere un risultato combinato ammortizzazione, reattività e comodità.

Fitz-Rite

E’ la struttura della tomaia, interna ed esterna, che avvolge il piede in maniera completa per ridurre i movimenti non necessari alla spinta e per fasciare al meglio.

QU!K Spine

E’ un inserto in fibra di carbonio, affondato nell’intersuola che aggiunge struttura al mesopiede:  implementa la stabilità, controlla la torsione e dona più reattività della scarpa.

QU!K Flex 4foot

E’ la mescola specifica della suola nella zona dell’avampiede che genera una transizione naturale e bilanciata e aumenta il grip col suolo per una migliore accelerazione.

Pressure Free Tongue

La linguetta è progettata e disegnata per aumentare il comfort, aiutando la sensazione «scarpa tutt’uno col piede», e per prevenire irritazioni al collo del piede.

Comportamento nella corsa

La scelta di progettazione delle Spinject sembra abbia pagato. Le Spinject rendono il modo di correre davvero fluido, l’intersuola QU!CKFOAM a lunghezza intera consente di concentrarsi sulla corsa, l’appoggio al terreno è davvero stabile. Anche la suola Quickflex 4 Foot è stata progettata per supportare il naturale movimento del piede. La Spinject in sintesi è una scarpa davvero versatile.

Suola 361 Spinject

Le Spinject attraggono in parte sassolini, ma offrono un ottimo grip su qualunque terreno sterrato (non trail)

Corsa lenta. Le Spinject in una corsa lenta danno il meglio di sé, visto che offrono grandi capacità d’ammortizzazione ed una buona comodità, nonostante la parte anteriore del piede abbastanza stretto. La sensazione che non abbiamo provato in altre scarpe è la falcata molto fluida, la capacità ad ogni passo di correre in maniera omogenea. Nonostante le Spinject siano parecchio reattive, l’ammortizzazione è buona, pur non essendoci la sensazione di cuscino. Se cercate la morbidezza, andate altrove, ma sappiate che con questo modello l’appoggio è perfetto. Il battistrada lavora molto bene anche sullo sterrato e  non scivola. Purtroppo abbiamo trovato qualche sassolino dopo poche corse, ma si riescono a togliere con poca difficoltà. Anche se è pensata per correre in strada, la stabilità delle Spinject oltre la buona aderenza permette l’utilizzo su una varietà eterogenea di terreni.

Corsa Veloce. Nonostante il peso relativamente elevato (275 gr, ma tutto è relativo!), le Spinject possono permettervi di correre velocemente, se siete ben allenati. A differenza di altri modelli, nonostante l’ammortizzazione, vedrete che le Spinject vi faranno sentire le gambe reattive. Il QU!CKFOAM si comporta in maniera eccellente e consente di gestire anche ritmi più elevati, senza necessariamente essere instabile.

Corsa Lunga. Anche in questo caso, siamo rimasti sorpresi della grande polivalenza delle Spinject, non soltanto perché il posizionamento della conchiglia leggermente più esteso rispetto ad altre scarpe consente un atterraggio ancora più stabile nella parte posteriore. Siamo rimasti impressionati in particolare dalla stabilità e reattività della suola sia durante i lunghi sia nelle variazioni.

Spinject e tipo di corsa

Le Spinject hanno una tipologia di corsa relativamente diversa rispetto alle scarpe finora provate. Il peso (relativamente) limitato e il tallone più rigido le rendono uniche per correre a tutti i livelli

 

A chi sono adatte

Come descritto nei documenti di marketing, «questa scarpa è stata pensata per l’ utilizzo dai runner più veloci e performanti a tutti coloro che vogliono solo una scarpa leggera e comoda per uscire a fare jogging». Ed in effetti concordiamo sul fatto che le Spinject siano state pensate per far correre i podisti di tutti i livelli.

Sono comode, ammortizzate il giusto, abbastanza leggere e reattive. Sono scarpe da alti chilometraggi e proteggono il piede a dovere. Non abbiamo trovato un allenamento in cui non consigliare le Spinject: soprattutto per chi possiede un solo paio di scarpe, questo modello sembra ideale. Anche in caso di viaggio di lavoro, avere un paio di Spinject potrebbe essere la soluzione per ridurre l’ingombro del bagaglio.

La Spinject rappresenta un’ottima scarpa per tutti i livelli di podisti ma anche per il tempo libero

Durata

Uno degli aspetti più dibattuti delle nostre recensioni è la durata delle scarpe. Purtroppo è difficile giudicare senza averle testate per 3-4 mesi. Una cosa è certa: visto che le Spinject possono essere tranquillamente utilizzate come scarpe da passeggio, il suggerimento è quello di evitare che vengano utilizzate oltre un certo limite. La buona qualità dei materiali, la struttura assolutamente solida ci consentono di affermare che la scarpa abbia ottimi riscontri almeno fino a 500-600 km. Ci potrebbe essere una rottura sulla parte anteriore, visto l’utilizzo del mesh Knit. Ma il nostro è soltanto un suggerimento di massima, affidatevi alle sensazioni e al feeling che la scarpa continuerà a darvi prima di decidere la rottamazione.

Conclusione, prezzi ed acquisti

Il 361 Spinject è una dimostrazione che la giusta progettazione di una scarpa da corsa può portare, pur partendo da zero, alla realizzazione di un modello eccellente. L’intersuola QU!CKFOAM combinata con la Suola Qu!ckFlex e la bellissima tomaia rendono le Spinject tra le scarpe più versatili del mercato. Nonostante un peso non proprio piuma, l’intersuola reattiva e la quantità di materiale impiegato permettono di correre a tutti i ritmi. Se la versione Spinject 2 sarà leggermente più leggera, probabilmente diventerà la scarpa che utilizzerò per i miei lenti e i lunghi.

Il prezzo delle 361° Spinject è sicuramente ottimo. Anche se non esistono vere promozione via internet, a 109 € troverete una scarpa unica ed un’offerta rara. E’ chiaro che modelli più popolari si trovano a meno, ma non escludiamo che una seconda versione di questa scarpa possa fare breccia sul mercato italiano.

Per acquistare, vi consigliamo alcuni dei possibili siti da monitorare:

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Le 361 Meraki sono state introdotte a fine 2017 da 361 Degrees , l’azienda di fitness fondata 15 anni fa nella provincia cinese di Fujian. Con una promessa di marketing di comfort, ammortizzazione e reattività, le Meraki sono le scarpe più democratiche dell’azienda. Ne abbiamo parlato questa settimana descrivendo la «cinquina magica» di 361 Europa, destinata a concorrere con i brand più prestigiosi. Continuiamo con le nostre recensioni sulle scarpe da running e grazie ai test di Massimiliano Doria, andiamo alla scoperta di questa scarpa.

361 Degrees MERAKI, la nostra opinione

361 gradi, ovvero “One Degree Beyond”, un grado oltre. Iniziamo parlando di 361, l’azienda cinese che da qualche anno è entrata sul mercato italiano offrendo prodotti di qualità per i podisti nostrani. 361° evidenzia direttamente col proprio nome l’impegno e il supporto verso i proprio atleti. 361° comunica  prepotentemente il potenziale dei propri prodotti garantendo che possono superare le nostre aspettative e darci quel grado in più per andare oltre.

Lo slogan è indubbiamente molto bello e sicuramente ben studiato a livello di marketing. Aggiungiamoci, la buona politica pubblicitaria con Social e Ambassadors, un bel sito e condiamo il tutto con scarpe belle da vedere e con materiali di qualità. Che sia la ricetta vincente per il nostro mercato? La domanda è ampia e non sono certo io un esperto per poter rispondere (Massi Milani sicuramente potrà darvi maggiori delucidazioni), certo è che negli ultimi mesi, di scarpe 361° se ne vedono sempre di più ai piedi dei podisti italiani.

Grazie a Ferdinando di 361Italy e Paolo di VerdePisello, ho avuto l’opportunità di testare il modello Meraki e finalmente di sperimentare l’esperienza “One Degree Beyond” e scrivere per voi la mia recensione.

Quindi come si pongono le Meraki rispetto ai modelli concorrenti? Sono davvero reattive e ammortizzate? A quale tipo di runner si rivolge questo modello? Queste e altre sono le domande che ci siamo posti e alle quali abbiamo cercato di dare una risposta nella recensione. Come al solito l’articolo si divide in sezioni, potrete premere sul link per accedere alla parte che vi interessa:

Le 361 Meraki sono state offerte gratuitamente da 361 Italy e di seguito vi raccontiamo la nostra opinione.

Caratteristiche di base

Le Meraki (dal greco “fatto col cuore”) sono scarpe neutre, appartenenti alla categoria ammortizzate, A3, con un peso dichiarato di 289 gr per US9.

Calzano comode, ma con un avampiede filante (più stretto di Brooks/Mizuno) e la tomaia è ben avvolgente dando la sensazione di stabilità e di comfort. La grafica è abbastanza vistosa, con un 3 sui lati appariscente e con colorazioni che saltano molto all’occhio.

La qualità dei materiali, al tatto, è molto buona: morbida la conchiglia del tallone, ben fatta la linguetta, la suola strutturata al punto giusto e con un bel battistrada. Pregevoli anche le finestre inferiori che permettono di intravedere l’inserto QU!K Spine in fibra di carbonio affogato nell’intersuola.

Le 361 Meraki sono pensate per correre a lungo, molto ammortizzate. La mescola Qu!kfoam facilita l’ammortizzazione.

Caratteristiche tecniche

Di seguito le principali caratteristiche tecniche.

  • Peso ufficiale: 289 grammi, nella versione uomo US 9 (forse sovrastimato)
  • Drop: 9 mm
  • Altezza tallone / avanpiede: 21mm / 12 mm
  • Support: neutro
  • calzata: fasciante
  • tallone: comodo e saldo
  • mesopiede: medio
  • avampiede: medio
  • spazio delle dita: sufficiente
  • arco plantare: medio-basso

Estetica e forma

Le Meraki hanno un’estetica e una forma abbastanza classica con una buona dose di suola e una tomaia dai colori sgargianti. Sono filanti e snelle nell’avampiede senza però risultare troppo strette. L’impronta a terra è ampia con totale appoggio della suola, senza archi o superfici “non bagnate”.

Di profilo le scarpe dimostrano le potenzialità di ammortizzazione e, prendendole in mano, la leggerezza e flessibilità danno adito a velleità di passi più veloci.

361 Meraki Forma

Le 361 Meraki sono filanti ed avvolgenti.

Drop, intersuola e Suola

Le Meraki hanno un drop di 9 millimetri, che dona alla scarpa un profilo lineare e che mi ha subito intrigato, discostandosi dai canonici 8mm o 10mm di praticamente tutte le scarpe che ho utilizzato.

Intersuola 361 Meraki

I 3 layer di suola QU!KFOAM della 361 Meraki aiutano l’ammortizzazione e reattività

Le tecnologie adottate da 361°  per questa calzatura sono:

QU!KFOAM

La tecnologia QU!KFOAM forma le mescole delle soletta interna e dell’intersuola, lungo tutta la lunghezza della scarpa. Nella soletta il QU!KFOAM è dedicato al comfort mentre nell’intersuola all’ammortizzazione. Un ulteriore layer finale è invece in EVA per dare alla calzatura la stabilità necessaria. E’ dunque un sistema a strati atto che lavora in sinergia, formato da layers a diverse e specifiche densità, per ottenere un risultato massimizzato in termini di ammortizzazione, reattività e comodità.

Fitz-Rite

E’ la struttura della tomaia, interna ed esterna, che avvolge il piede in maniera completa per ridurre i movimenti non necessari alla spinta e per fasciare al meglio.

QU!K Spine

E’ un inserto in fibra di carbonio, affondato nell’intersuola che aggiunge struttura al mesopiede:  implementa la stabilità, controlla la torsione e dona più reattività della scarpa.

QU!K Flex

E’ la mescola specifica della suola nella zona dell’avampiede che genera una transizione naturale e bilanciata e aumenta il grip col suolo per una migliore accelerazione.

Pressure Free Tongue

La linguetta è progettata e disegnata per aumentare il comfort, aiutando la sensazione «scarpa tutt’uno col piede», e per prevenire irritazioni al collo del piede. Visivamente è più lunga dello standard, morbida e con sezione variabile.

Classificazione delle Meraki

Le Meraki sono senza dubbio delle A3. Comode, ammortizzate e protettive, ma con un pizzico di reattività che ne aumentano leggermente il range di utilizzo. Sono quindi pensate per l’allenamento quotidiano, per le sessioni lunghe e per alti chilometraggi,  proteggendo e preservando il podista da infortuni.

Comportamento nella corsa

Già la scatola mi è piaciuta: sobria in cartone naturale e solida: i dettagli contano! Come già accennato, a prima vista l’impatto è buono, le scarpe sono pregevoli e i materiali risultano subito di qualità. Indossandole e utilizzando il solito US 11 (come Brooks, Mizuno e Nike), le ho trovate un filo più lunghe ma la stessa numerazione è per me necessaria essendo 361° più strette sull’avampiede. La scelta è stata azzeccata, in quanto comunque la scarpa è molto fasciante e stabile sul tallone. Risultano quindi comode e ben salde.

Uscendoci per una corsa rigenerante ho subito apprezzato le doti di ammortizzazione e comfort. La scarpa da’ veramente l’idea di protezione e nello stesso tempo il peso limitato rende la falcata naturale, senza la sensazione di “affondare”, che a volte si avverte con scarpe più morbide.

La fase di spinta è molto stabile, il carbonio si sente, e il grip è veramente alto. Il battistrada lavora molto bene anche sullo sterrato, non scivola e la mancanza di grandi intagli evita il fastidioso saltuario incastro di sassolini (comune con altri marchi).

Andando invece a passi più svelti e portando il GPS attorno a 4’15” al chilometro, la scarpa reagisce molto bene. La transizione è fluida e la discreta dose di reattività si fa sentire. Il grip ancora è al top dimostrando la validità del QU!K Flex. Come nota negativa devo dire che personalmente la linguetta inizia a dare fastidio perché, essendo un po’ più lunga, interferisce con il movimento di rullata del piede. Ovviamente è un fastidio che non compromette la velocità di corsa, ma comunque si fa sentire. Per evitarlo/limitarlo consiglio delle calze molto corte in modo da avere la linguetta direttamente a contatto della pelle: la linguetta è veramente morbidissima e non ci sono pericoli di irritazioni per sfregamento. In ogni caso è una sensazione personale.

Il giudizio generale è comunque di scarpa comoda, ben strutturata, ammortizzata il giusto e con un pizzico di reattività senza essere troppo secca. Se parlassimo di vini, in particolare spumanti, le Meraki sarebbero un Extra dry. Non sono secche come le Mizuno Wave Rider 21, il brut, e nemmeno morbide come le Brooks Ghost, il dry, ma si pongono in un limbo intermedio che accontenta moltissimi.

La scorsa domenica ho utilizzato le Meraki anche in gara, in un percorso misto con asfalto/sterrato/sentieri in una gara locale, e sono rimasto positivamente colpito dalla grandissima stabilità della scarpa che si è comportata egregiamente anche sui single-track con sassi e radici. Sullo sterrato, come già detto, è precisa, comoda e anche a passi da 4’/km risponde molto bene: reattiva e perfetta in transizione.

361 Meraki, comportamento nella corsa

Le Meraki hanno un’ammortizzazione perfetta, protezione e peso limitato per una falcata naturale. Ottimo grip anche su sterrato

Nella parte asfaltata, la più veloce, ho invece intravisto un po’ il limite di utilizzo delle Meraki. Intorno ai 3’50”/Km ho avvertito una rigidità eccessiva nel mesopiede, credo dovuto alla piastra di carbonio, che limita la fase di spinta quando si corre esclusivamente di avampiede. In ogni caso, avendo concluso 5° assoluto, non posso lamentarmi e anzi posso dire che le Meraki si dimostrate molto valide e anzi, a volte, veramente eccezionali.

A chi sono adatte

Sono scarpe versatili che si adattano a molti ritmi e quindi a parecchi runner.

Sono comode, ammortizzate il giusto, abbastanza leggere e reattive. Sono scarpe da alti chilometraggi e proteggono il piede a dovere. Pensate quindi per i lunghi, ma anche per le corse lente, rigenerati di tutti i giorni. Grazie alla tecnologia della suola e alla discreta reattività diventano fruibili anche a passi svelti e medi il che le rende scarpe adatte ad un utilizzo a 360°… anzi… 361°!

L’unico limite, secondo me, e per passi più veloci dove le Meraki possono diventare non ottimali a seconda della meccanica di corsa del podista… In ogni caso, per andare più forte di 3’45”/km credo che in ogni caso la vostra scelta ricada su altro e che sicuramente anche 361° non abbia pensato a Meraki per tale range, sfornando appositamente il modello Spinject di cui ci parlerà Massi Milani prossimamente.

Se per amore o necessità correte spesso su strade sterrate, se vi allenate spesso tra i 5’00”/Km e i 4’00”/Km vi consiglio vivamente di prendere in considerazione le Meraki come prossime scarpe, vi stupiranno.

361 Meraki, valutazione

La Meraki rappresenta un’ottima scarpa per tutti i livelli di podisti. La distribuzione limitata per ora limita le offerte

Durata

Pur essendo la durata molto personale e relativa, la buona struttura e le caratteristiche delle Meraki porteranno in sicurezza il chilometraggio fino ai canonici 600-800 Km. Oltre tale distanza, come al solito, affidatevi alle sensazioni e al feeling che la scarpa continuerà a darvi.

Prezzi e approfondimenti

Il prezzo è in linea con la concorrenza, anche se purtroppo la diffusione del marchio è limitata e quindi è raro trovare delle offerte in rete. Il listino parla di 134.99€ e purtroppo è quasi sempre l’importo da pagare fatto che le rende un filo più care di altri marchi concorrenti.

Per acquistare, vi consigliamo alcuni dei possibili siti da monitorare:

 

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Quindici mesi da ASICSFrontRunner, dodici modelli di scarpe ASICS http://therunningpitt.com/2018/05/quindici-mesi-da-asicsfrontrunner-dodici-modelli-di-scarpe-asics.html http://therunningpitt.com/2018/05/quindici-mesi-da-asicsfrontrunner-dodici-modelli-di-scarpe-asics.html#respond Thu, 17 May 2018 08:04:44 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7329 Oltre un anno da ASICS FrontRunner, ed ecco finalmente l’elenco di TUTTI i modelli di scarpe ricevuti e (quasi tutti) testati a fondo. Li metto in ordine in base al tipo di utilizzo, dal modello più “veloce” a quello più “lento”, anche se sappiamo tutti che un atleta veloce con ai piedi una scarpa da... Read more »

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Oltre un anno da ASICS FrontRunner, ed ecco finalmente l’elenco di TUTTI i modelli di scarpe ricevuti e (quasi tutti) testati a fondo. Li metto in ordine in base al tipo di utilizzo, dal modello più “veloce” a quello più “lento”, anche se sappiamo tutti che un atleta veloce con ai piedi una scarpa da allenamento arriverà sempre prima di un atleta lento ma con ai piedi un modello da gara…
Cliccate sul nome della scarpa per andare sulla pagina dedicata sul sito ufficiale ASICS, con tutti i dettagli tecnici!

ASICS – Modelli Fast Running

GEL-451
Purtroppo non sono ancora riuscito a provarle, essendo arrivate nel periodo “sfortunato” a causa del tendine di Achille. Spero tra qualche settimana di farle esordire in pista, magari iniziando con dei semplici allunghi. Le ho quindi solo tenute ai piedi in giro per casa. Al primo impatto è una scarpa creata esclusivamente per spingere, ideale quindi negli allenamenti intervallati e nelle gare corte (direi dai 10 km in giù). L’utilizzo del BOA System (lo descrivo qui nel dettaglio) per la chiusura al posto dei lacci permette di ottenere una calzata veramente avvolgente, rendendo la scarpa un tutt’uno con il piede. La comodità viene messa giustamente in secondo piano, qui si tratta d’infilare le scarpe e correre più velocemente che si può!

GEL-DS Racer 11
Non sono più in produzione, sostituite dalle nuovissime Tartherzeal 6. Qui la mia recensione. Direi perfette per gli allenamenti veloci e per le gare, personalmente non andrei oltre la mezza maratona, anche perché sopra i 3’30” mi sembrano quasi sprecate.

GEL-DS Trainer 22
Le ho utilizzate alla Firenze Marathon 2017 e alla London Marathon di quasi quattro settimane fa. Sono praticamente delle GEL-DS Racer 11 con un pizzico di ammortizzazione e qualche millimetro (10 invece di 8) di drop in più, entrambi aspetti che vengono in aiuto quando magari l’efficienza di corsa cala, quindi perfette anche nelle gare più lunghe, fino alla maratona. La suola è identica alle Racer, assolutamente fantastica anche sull’asfalto bagnato! Da poco è uscita la versione 23.

Noosa FF (dismesse a 550 km)
Qui la mia recensione. Classico differenziale di 10 mm, intersula in FlyteFoam, GEL nel retropiede, ma avampiede scarico e reattivo. Un altro modello veloce, ma adatto anche a ritmi più “tranquilli”: spingendo meno, l’ammortizzazione si sente maggiormente che nei modelli descritti sopra. Da poco è uscita le versione 2.

RoadHawk FF (due paia ricevute)
Scarpa particolare, la uso spesso negli allenamenti veloci, l’ho usata anche in gara, in una mezza maratona. Drop di 8 mm, ma più ammortizzata dei modelli qui sopra, con una tomaia più morbida che rende la scarpa più comoda e meno (passatemi il termine) “precisa” rispetto ai normali modelli da gara o allenamento veloce. Qui la mia recensione.

DynaFlyte (dismesse a 500 km) e DynaFlyte 2
Il modello jolly: perfetto se viaggiate spesso (o quando andate in vacanza) e dovete portarvi un unico paio per fare tutto, dalle ripetute alle uscite di recupero. Il meglio infatti lo dà secondo me nei lunghi in progressione o con variazioni di ritmo, appunto per la grande versatilità a velocità diverse. La seconda versione (qui la mia recensione) ha corretto quei pochi dettagli che nella prima avevo segnalato come migliorabili.

Dynamis
Anche questo lo definirei un modello “particolare”, non solo per il sistema di allacciatura micrometrica BOA System: la suola risulta rigida e reattiva (drop di 8 mm), mentre la tomaia è molto morbida e il peso leggermente superiore agli altri modelli. Sono una sorta di ibrido tra un modello per spingere (suola) e uno per andare tranquilli (tomaia e peso). Qui la mia recensione.

ASICS – Modelli Road Running

GEL-Nimbus 20
Uno dei modelli più famosi, tra i più usati non solo in casa ASICS, ma in assoluto! Qui la comodità e l’ammortizzazione sono protagonisti. Via libera quindi a lunghi chilometraggi e a ritmi più rilassati, ma nulla vieta di spingere un po’ di più. Certo, non le definirei scarpe_da_ripetute, ma se a fine lunghissimo vi viene voglia di fare un chilometro a tutta, la calzata avvolgente e l’intersula in FlyteFoam vi asseconderanno!

GEL-Cumulus 19
Meno ammortizzata e meno “comoda” della Nimbus 20, con una risposta leggermente più secca e reattiva. Piccole differenze per permettere a ogni podista di trovare il modello che più si sposa alle proprie caratteristiche individuali. Qui la mia recensione.

ASICS – Modelli Trail Running

Recentemente mi hanno mandato le Gecko XT e le Alpine XT.

Sono entrambi modelli leggeri per trail non troppo lunghi. Le prime hanno l’intersula in FlyteFoam e la suola in GeckoTrac, una mescola particolarmente performante sul bagnato, dicono addirittura rivoluzionaria quando si tratta di correre su pietre bagnate.
Le seconde sono meno tecniche, l’azienda le consiglia per trail urbani o per tratti fuori strada non troppo impegnativi. Entrambi i modelli hanno un differenziale di 6 mm.
Le prime le lascerò in montagna a Sappada, le seconde qui in città: saranno perfette per lo sterrato della lunga ciclabile che passa sopra casa mia!

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361 Running Italia, una sintesi delle scarpe da corsa http://therunningpitt.com/2018/05/361-running-italia-una-sintesi.html http://therunningpitt.com/2018/05/361-running-italia-una-sintesi.html#respond Mon, 14 May 2018 15:16:06 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7317 Se avete ancora in mente qualche immagine delle Olimpiadi di Rio del 2016, forse ricorderete che sulle scarpe di tutto lo staff e dei volontari, spiccava un bel “3”. È stato uno dei grandi passi di “361° – One Degree Beyond” che piano piano sta guadagnando una fetta sempre più ampia anche nel mercato del... Read more »

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Se avete ancora in mente qualche immagine delle Olimpiadi di Rio del 2016, forse ricorderete che sulle scarpe di tutto lo staff e dei volontari, spiccava un bel “3”. È stato uno dei grandi passi di “361° – One Degree Beyond” che piano piano sta guadagnando una fetta sempre più ampia anche nel mercato del running.

Scarpe 361, l’azienda e i principali modelli

Ma esattamente, qual è la storia dell’azienda? Che modelli di scarpe si stanno affacciando sul nostro panorama podistico? Quali consigliate?

361 – One Degree Beyond

L’azienda nasce in Cina nel 2002, e il brand  361°, lanciato nel 2004, rappresenta la professionalità a 360° dell’azienda con in più un grado extra per l’innovazione e la creatività. Dal punto di vista degli atleti, la casa cinese traduce il tutto come la possibilità di andare oltre le proprie aspettative, grazie ai loro prodotti. Al momento 361° è una multinazionale con sedi in Cina, Europa, Nord America e Brasile e dal 2010 veste le maggiori nazionali cinesi di vari sport.

In Italia, dal 2016, l’azienda cinese ha iniziato a introdursi nel mercato delle scarpe da running e dallo scorso anno, grazie a nuovi modelli di scarpe molto validi, ha compiuto un passo importante e iniziato a guadagnare maggior visibilità. Ne parleremo più in dettaglio nelle prossime recensioni.

361 – Modelli

Scarpe 361, la cinquina magica della casa cinese.

La tecnologia principale di 361° è il QU!KFOAM, una suola composta da tre layer che lavorano in sinergia ottimizzando ammortizzazione, comodità e reattività. Questa mescola è presente in tutti i modelli di scarpe da running e il loro product range è in grado di soddisfare ogni tipo di podista.

Vediamo in breve la loro «cinquina perfetta», partendo dalla più ammortizzata e finendo con la più performante:

  • SENSATION 3: Con un drop di 9 mm e un peso di 278gr, è una scarpa protettiva e ammortizzata del catalogo. Ha anche un inserto per aumentare la stabilità per i pronatori e si pone come la scarpa per alti chilometraggi e passi medio/lenti anche per podisti pesanti
  • MERAKI: Manteniamo il drop a 9mm e aumentiamo leggermente la reattività di una A3 ed ecco Meraki. Una scarpa adatta a lenti, alti chilometraggi ma che non disdegna qualche medio e qualche passo più svelto
  • SPINJECT: Il confine tra A2 e A3 diventa molto sottile. Il drop scende a 8mm che nonostante un peso di 278gr dona maggior reattività a questa scarpa che si pone come protagonista del settore “tutto-fare” delle calzature da running
  • KgM2: Iniziamo a fare sul serio! Questa scarpa dà il via al settore racing e rappresenta la generazione 361° per le gare di medio chilometraggio: 10 Km, Mezza Maratona e Triathlon. Ha un peso di 241gr e drop 9mm
  • CHASER: il nome la dice già lunga. Una scarpa che ci sfida a migliorare le nostre performance. È leggera, 232gr, e affilata con 8 mm di Drop. Per i podisti più veloci che cercano la velocità!

No Test, No Party

Come sapete, qui a TheRunningPitt prima testiamo e poi parliamo. Dopo queste breve introduzione, analizzeremo in modo approfondito e nel dettaglio i modelli 361° One Degree Beyond per darvi un riscontro competo di queste calzature che, siamo certi, vedrete sempre più spesso ai piedi dei podisti italiani. Stay tuned!

Per chi fosse curioso, nel link allegato indichiamo la lista dei negozi 361.

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Altra Vanish R, la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/05/altra-vanish-r-la-recensione-dettagliata.html http://therunningpitt.com/2018/05/altra-vanish-r-la-recensione-dettagliata.html#respond Tue, 08 May 2018 07:24:43 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7232 Conosciamo Altra da parecchi anni. L’azienda Americana, recentemente acquisita nel 2018 da VF Corporation, proprietaria dei Marchi Timberland e Vans, è stata una delle società più innovative nel panorama delle scarpe per noi runner amatori. Finora si era focalizzata su scarpe per correre a lungo, comode e “naturali”, scarpe Zero Drop, per aiutare i podisti... Read more »

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Conosciamo Altra da parecchi anni. L’azienda Americana, recentemente acquisita nel 2018 da VF Corporation, proprietaria dei Marchi Timberland e Vans, è stata una delle società più innovative nel panorama delle scarpe per noi runner amatori. Finora si era focalizzata su scarpe per correre a lungo, comode e “naturali”, scarpe Zero Drop, per aiutare i podisti amatori a migliorare la postura e a ottenere le stesse prestazioni con uno sforzo inferiore.

Ma a inizio 2018 è uscito un modello per la competizione, le Altra Vanish R, di seguito descriviamo la nostra opinione, frutto di test dettagliati. Essendo una scarpa per le gare,  l’abbiamo testata alla mezza maratona di Caselle Torinese (1h10’25”) e alla maratona di Anversa (2h33’48”, corsa completamente in solitaria).

Altra Vanish R, la nostra opinione

Vanish R domandeEro appena partito per Detroit quando degli amici americani mi hanno suggerito di comprare l’ultimo modello di Altra, le Vanish. Non ho nemmeno fatto in tempo a premere sulla carta di credito, partecipare a qualche meeting in Michigan, che il pacchetto di Runningwarehouse, era già arrivato a destinazione. Non esistendo una vera recensione di questo nuovo modello della casa americana, l’unico modo per capire quanto fossero performanti era provarle in gara.

Quali sono le caratteristiche delle Altra Vanish R rispetto ai modelli della casa americana? Sono davvero così comode e al tempo stesso reattive? A quale tipo di runner si rivolge questo modello? Si riesce a correre velocemente? E a livello di flessibilità? Sono queste le principali domande a cui abbiamo cercato di dare una risposta nella recensione. Come al solito l’articolo si divide in sezioni, potrete premere sul link per accedere alla parte che vi interessa:

Le Altra Vanish R sono state regolarmente comprate su Internet poco prima dell’uscita ufficiale nei negozi e di seguito vi raccontiamo la nostra opinione.

Caratteristiche di base

Le Vanish sono un concetto nuovo per l’azienda californiana, che finora non aveva pensato a sviluppare un modello da gara. Le Vanish sono definite come scarpe da Racing. «La Vanish-R è il nostro primo modello “Racing” con il più alto indice minimalista della gamma. Con un mesh ultraleggera e respirante, un’ammortizzazione morbida e confortevole, la Vanish-R ti accompagnerà sia su strada che su pista. La tecnologia Propel Plate inserita nell’intersuola consentirà di aumentare la forza propulsiva». Così si legge nei pochi documenti di marketing di Altra.

In sintesi, Le Altra Vanish R sono le prime scarpe da gara e in effetti la sigla R significa esattamente RacingLe Vanish sono pensate per correre velocemente, ma l’azienda dello Utah non ha trascurato la tradizionale attenzione alla comodità: le Vanish sono le prime scarpe a zero drop da gara e un grande contatto con il suolo essendo il tallone e l’avampiede a 12 mm dal terreno. Uno degli aspetti di marketing più interessanti è il fatto che Altra per la prima volta ha adottato una scarpa unisex. Non fatevi quindi spaventare dall’etichetta «fit4her», che solitamente viene attaccata a tutte le scarpe femminili e che per qualche strana logica è stata aggiunta anche alle Vanish R.

La costruzione delle Vanish è stata impostata per ridurre al massimo il peso, che è di poco superiore ai 100 g, ovvero 116 g per la versione numero US 9 (42 EU). L’avampiede è assolutamente ampio, secondo RunningWarehouse calza larga. In realtà nei nostri test non sembra che sia molto diversa dagli altri modelli Altra.

Caratteristiche Vanish R

Le Altra Vanish R hanno una forma minimalista e sono a diretto contatto con il terreno, pur avendo una suola morbida

Caratteristiche tecniche

Di seguito le principali caratteristiche tecniche della Altra Vanish R, derivate dal sito RunningWarehouse Europa.

  • Peso: 4.1 oz/116 g (size EU 42.5)
  • Altezze della suola: 12mm (Tallone), 12mm (Punta)
  • come calza (D)
    • calzata: calza larga (personalmente non siamo d’accordo, dipende molto dalla soletta scelta)
    • tallone: stretto
    • mesopiede: basso
    • larghezza spazio dita: largo
    • altezza spazio dita: basso
    • arco plantare: medi

Estetica e forma

La forma delle Vanish non si differenzia esteticamente dagli altri modelli Altra, ma questo modello ha fatto una grandissima cura dimagrante, sia nella tomaia, sia nell’intersuola. Per questa ragione la forma «Footshape» è meno visibile, per esempio rispetto alle nuovissime Altra Duo, in cui l’aspetto massimalista ne accentua la forma. Con un po’ di attenzione, sembra però che le scarpe siano più strette dei modelli precedenti. Per ora esistono quattro colori (bianco/azzurro, giallo/rosa, grigio/rosso e grigio/giallo). Esteticamente, la scarpa ha una bella foggia, curata in tutti i particolari, le piccole strisce sulla conchiglia e la grande V sulla linguetta attirano l’attenzione anche del podista distratto.

Comodità. Il comfort è assicurato sia dalla forma dalla tomaia particolarmente morbida e traspirante sia dal Footshape. L’avampiede e la linguetta sono molto sottili e presentano grandi fori di ventilazione. Nella parte posteriore fino al centro è stato sviluppato un sistema chiamato da Altra A-strap, per consentire di tenere allineata la scarpa senza aumentare la sua rigidità. La conchiglia è molto morbida, è stato aggiunto una piccola imbottitura per migliorare ulteriormente un modello già comodo. Come scarpa da gara, le Vanish sono davvero molto confortevoli, ad eccezione della parte laterale in cui le cuciture dell’A-strap potrebbero creare piccoli arrossamenti al piede, soprattutto per podisti dalla pianta larga. A noi non è successo, ma la cucitura si sente a mano nuda.

Estetica e forma delle Altra Vanish R

Le Altra Vanish R hanno una forma minimalista e sono a diretto contatto con il terreno, pur avendo una suola morbida

Flessibilità. A livello di flessibilità le Vanish risultano completamente malleabili e non si differenziano molto da scarpe minimaliste. Di per sé, per allenamenti intensi e per corse lente è sicuramente un pregio, ma non sono esattamente convinto che questa debba essere una caratteristica di una scarpa da performance. La scelta costruttiva è ovvia, non si voleva mettere a rischio i tendini dei podisti italiani con una intersuola troppo rigida e un drop zero. Per aumentare la rigidità delle scarpe, suggeriamo di aggiungere le solette Ares (presto la recensione sul blog). 

Tutto sommato stiamo parlando di una scarpa esteticamente gradevole, molto comoda, decisamente ampia sul davanti, davvero fasciante e con un’eccellente traspirabilità nella parte anteriore.

Drop, intersuola e Suola

L’intersuola delle Vanish ha un drop zero millimetri, e soprattutto hanno un diretto contatto con il terreno, avendo soltanto 12 mm di suola. La sensazione è ottima: il “contatto con il terreno” le rende uniche.

Solette. Le Altra Vanish hanno due solette, una prima soletta sagomata ed una più sottile e piatta. Ovviamente ne deve essere soltanto inserita una sola nelle scarpe, altrimenti la scarpa sarà troppo alta. Considerate di utilizzare quella più sottile per le gare, mentre quella più spessa per avere un’ammortizzazione supplementare.

Drop Altra Vanish

Le altra Vanish hanno drop zero e l’intersuola morbida, il doppio strato di EVA con Propel Plate assicura velocità

Altra utilizza tecnologie proprietarie nella costruzione della scarpa, che possiamo riassumere nel seguente prospetto:

Thin EVA

La schiuma delle Vanish è fatta di Thin EVA (thin=sottile in inglese), un materiale leggero e ammortizzante. Utilizzare questa tecnologia ha un grande vantaggio di alleggerire la scarpa ma lo svantaggio di una durata ridotta per l’ammortizzazione. Non è un problema per una scarpa da gara, visto che stiamo parlando di utilizzo limitato per 4-5 gare solamente.

Propel Plate

Propel Plate è una placca inserita nell’intersuola con l’intento di migliorare la propulsione nella falcata. Dal nostro punto di vista, decisamente un buon concetto, che però ci sembra meno performante delle tecnologie alternative viste su altre scarpe da gara. Forse è solo la nostra sensazione, però potenzialmente replicabile anche da altre persone.

Quick Dry Air Mesh

E’ la tomaia particolarmente traspirante e soprattutto ad asciugatura rapida, probabilmente la migliore novità della scarpa, visto che offre una comodità eccezionale.

Comportamento nella corsa

Siamo abituati a correre con scarpe da gara. Confrontando con altri modelli, le sensazioni delle Vanish sono state davvero positive.

Innanzitutto la leggerezza davvero superiore rispetto alla competizione. Ma la scarpa è risultata anche molto più comoda ed ammortizzata. Vediamo come si sono comportate in allenamento e in gara.

Comportamento in corsa

Le Altra Vanish R sono adatte per gare brevi ma anche per allenamenti intensi inferiori all’ora

Corsa veloce e gara. Difficile esprimere un giudizio generalizzabile a tutti. Con le Vanish R si corre molto velocemente. Ma secondo noi altri modelli sono più reattivi. Come scritto nella parte tecnologica, le Vanish hanno una piastra per «offrire il massimo trasferimento di energia per la massima propulsione», le scarpe risultano molto flessibili, quindi l’effetto molla si perde rapidamente. Detto ciò, la leggerezza e la contemporanea comodità le rendono adatte per correre velocemente. Le abbiamo usate per la prima volta in una mezza lenta, a giudicare dal sorriso eravamo contenti della performance.

https://www.instagram.com/p/BgJD2svDzGV

Lunghi. Il nostro punto di vista è che la scarpa dia il meglio sotto l’ora di corsa, non le consigliamo assolutamente per le gare lunghe. Nonostante siano molto confortevoli, il modo di correre tende a cambiare con la stanchezza della corsa, ed una protezione così limitata, potrebbe creare problemi fisici: uomo (o donna) avvisato, mezzo salvato. Noi però le abbiamo provate durante una maratona e la nostra opinione è che nella parte finale della gara abbiamo sofferto le caratteristiche di questo modello.

Corsa in condizioni sfavorevoli. Le Vanish sono pensate soltanto per correre in strada, oltre magari in pista, decisamente non sullo sterrato. Alla mezza di Caselle, corsa in parte su sterrato e sotto la pioggia, l’impressione è che grazie alla leggerezza e alla mia corsa abbastanza efficiente, non ho avuto problemi di aderenza. Ovviamente non ho effettuato test molto precisi, ma la sensazione è che non si perda molto facilmente contatto con il terreno, almeno finché la suola non si usuri. Si veda comunque la parte durata.

A chi sono adatte

Le Altra Vanish non sono per tutti, ma contrariamente a quanto si possa immaginare, sono state pensate per un maggior numero di podisti. Dal nostro punto di vista sono adatte soprattutto a podisti/podiste leggere (<65kg), efficienti, per chi ama allenarsi intensamente ma al tempo stesso avere un comfort superiore alla media. Anche se sono scarpe per tutti i ritmi, rendono al meglio negli allenamenti intensi.

Durata

Come abbiamo sempre scritto, la durata di un paio di scarpe da corsa dipende fortemente da molti fattori, dal modo di correre e anche dai gusti personali del podista. Sulle scarpe da gara siamo scettici che possano essere utilizzate più di 4 o 5 volte. Inoltre l’utilizzo del Thin EVA riduce la performance dopo qualche centinaio di chilometri. Sorprendentemente la tomaia è destinata a durare per più tempo dell’intersuola anche se non possiamo escludere una rottura nella parte laterale o sulla punta. Il nostro suggerimento è che la scarpa possa essere utilizzata per almeno 100-150 km in gara e almeno 300/400 km. Dopo tale distanza, le scarpe potranno essere utilizzate soltanto per uscite lente o «minimaliste.»

Altra Vanish, valutazione delle scarpe

La valutazione delle Altra Vanish R è molto positiva, ma tutto dipende da cosa vi state aspettando

Prezzi e approfondimenti

In conclusione le Altra Vanish R sono una scarpa consigliabile soprattutto a chi pensa di allenarsi velocemente, mantenendo una postura efficiente, legata alla costruzione a “zero drop”. Al tempo stesso risulta un modello leggero e reattivo. Il suo comfort consente l’utilizzo anche da chi vuole adottare una corsa minimalista e vuole correre in estrema comodità e a contatto con il terreno.

Secondo noi l’unico vero svantaggio è la durata, nonostante la qualità dei materiali. Non siamo rimasti impressionati dalla tecnologia Propel Plate, ma la tomaia estremamente sottile, la conchiglia molto morbida, l’intersuola leggera  rende le Vanish le scarpe da gara più confortevoli sul mercato: sono davvero scarpe fascianti che vi daranno la sensazione di correre quasi a piedi nudi… a tutte le velocità.

Per chi fosse interessato all’acquisto, alleghiamo i principali link per acquisti o approfondimenti, oltre ad una foto dell’arrivo della mezza maratona di Caselle di Marzo 2018:

https://www.instagram.com/p/BgQcUTPDvid

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Se i podisti italiani avessero un solo modello di scarpa da portarsi su un’isola deserta, probabilmente molti affezionati sceglierebbero le Pegasus, un modello evergreen di Nike, giunto oramai alla 34-esima versione. Le Nike Zoom Pegasus sono state sviluppate pochi anni dopo la fondazione dell’azienda dell’Oregon e sono quindi indissolubilmente legate alla società americana.

Nonostante il trascorrere degli anni, Nike è stata in grado di aggiornare un modello sempre migliore, adatto a tutti i livelli di corsa. Abbiamo chiesto al fortissimo podista Andrea Soffientini (PB aggiornati recentemente: 1h07’40” in mezza, 30’26” sui 10 km su strada e 30’48” sui 10.000 in pista) di raccontarci cosa rendono queste scarpe così speciali. Ecco quindi la nostra recensione dettagliata, che sarà come al solito aggiornata con il lancio ormai imminente delle Pegasus 35.

Nike zoom Pegasus 34, la nostra opinione

Provo parecchia emozione e grandi ricordi a scrivere di questa splendida scarpa del marchio col baffo. Le Nike Zoom Pegasus mi ha accompagnato in tutte le stagioni podistiche da quando ho iniziato a correre. Sono scarpe da allenamento giornaliero ma all’occorrenza anche «per i lavori» o per le gare lunghe. Secondo il mio personalissimo parere, dopo anni di miglioramenti siamo forse arrivati alla «scarpa definitiva».

Mi è sempre piaciuto comprare scarpe da corsa sempre diverse. Gli unici modelli che ho mantenuto nel tempo sono stati tre paia di Pegasus 33 e quattro di Pegasus 34. Nike ha adottato la filosofia «scarpa che vince non si cambia» e io, come anche l’attento lettore, adottiamo da anni probabilmente la stessa logica. Il modello Zoom Pegasus è stata testato su tutti i terreni e con tutte le condizioni meteo percorrendoci all’incirca 2400 km con la versione 33 e 3000 con la 34.

Allego di seguito le mie impressioni e soprattutto la mia opinione. Come al solito, la recensione è dettagliata, frutto di una serie di test accurati. Per guidare il lettore nella recensione, l’articolo è diviso in sezioni. Vi consigliamo di leggerlo tutto d’un fiato e poi di soffermarvi sulle parti che vi interessano ad una seconda lettura.

Come disclaimer, non abbiamo ricevuto e non siamo interessati a ricevere nessun compenso per questa recensione. Pur essendo soltanto podisti amatori evoluti, le nostre conoscenze analitiche ci aiutano a diffondere in maniera semplice le nuove tecnologie, uno dei principali obiettivi del sito, oltre a permettere ai podisti di tutti i livelli di correre meglio. La filosofia del blog resta la stessa di sempre: no test, no party, non possiamo valutare analiticamente quello che non testiamo. Le Nike Zoom Pegasus 33 e 34 sono state regolarmente comprate su Internet poco prima dell’uscita ufficiale nei negozi e di seguito vi raccontiamo la nostra opinione.

Caratteristiche generali

Caratteristiche Pegasus 34

Le Nike Zoom Pegasus 34 sono adatte a tutte le tipologia di corsa

Le Nike Zoom Pegasus 34 sono scarpe da inserire nella categoria massimo ammortizzamento, non hanno il supporto per la pronazione quindi sono adatte ai podisti con appoggio neutro e supino, hanno un drop 10, tipico dell’azienda americana, anche negli ultimi modelli. Sono adatte a tutte le superfici e condizioni meteo grazie alla suola dotata di un ottimo grip anche sul bagnato e pista bianca e alla tomaia che è anche in versione «shield» ovvero che protegge il piede dall’acqua. Diffidate comunque a volte delle promesse marketing: abbiamo provato lo shield sulla Nike Pegasus 33 e la protezione non ha entusiasmato, perché in parecchie circostanze, il piede si è bagnato lo stesso.

Caratteristiche tecniche

A partire dalla versione 33, la scarpa ha avuto un cambiamento radicale: infatti se fino alla versione 32 aveva il cuscinetto Zoom solo nella parte posteriore, dalla versione 33 ne è stato inserito uno anche nell’avampiede così da creare una scarpa eccezionale e alla portata di tutti o quasi. Vediamo nel seguito le principali tecnologie e le caratteristiche tecniche.

La tecnologia delle Pegasus

La scarpa adotta due cuscinetti zoom nell’avampiede e zona tallone e l’utilizzo dei cavi Flywire. Il Nike Zoom Air combina aria pressurizzata e fibre interne e assicura un’ammortizzazione reattiva che offre il giusto slancio per muoverti più velocemente. La tecnologia Nike Flywire è composta da filamenti strategicamente posizionati che funzionano come i cavi di un ponte a sospensione per offrire il giusto sostegno esattamente dove serve.

I solidi filamenti Flywire vengono applicati a una tomaia minimalista al fine di ridurre il peso per creare la calzatura Nike Pegasus più leggera di sempre. Un tessuto sottile come la carta copre la parte superiore del piede mentre i filamenti Nike Flywire sono collegati alla suola al fine di mantenere il piede in posizione.

Sintesi delle principali caratteristiche tecniche.

Di seguito tutti i dettagli tecnici delle Nike Pegasus 34:

Peso: 10.0 oz / 283 g (size 9)

Altezza della suola: 29mm (tallone), 19mm (avampiede)

larghezza: D=Medium; come calza (larghezza D)

  • Calzata: standard
  • Tallone: medio
  • mesopiede: medio
  • avampiede: medio
  • spazio dita: medio
  • arco plantare: medio
  • forma: semi arcuata

Differenze rispetto al modello precedente.

Non è cambiato molto rispetto al modello precedente. Come l’attento lettore e cliente Nike saprà, il design dei prodotti Nike tendono ad evolvere ogni due anni, un po’ come per l’Iphone. In particolare l’intersuola e la suola sono esattamente identiche. È cambiato solamente il design della tomaia un po’ più fasciante e morbida, a causa del diverso posizionamento delle stringhe e del Flywire. Per chi dovesse trovare le Pegasus 33 super scontate su internet, consigliamo vivamente l’acquisto, ma tutto dipende dal vostro budget e dalla propensione all’innovazione. Sotto i 70 euro, sarebbe ovviamente un ottimo affare da non farsi sfuggire, proprio in un momento in cui l’aggiornamento tecnologico delle scarpe sta spingendo l’asticella dei prezzi sempre più in alto.

Estetica e forma

La scarpa direi classicissima, i lacci sono migliorati rispetto alle versioni precedenti di Nike: ora sono piatti e non si slacciano, anche se la seconda versione che è stata provata aveva i lacci un po’ più fini e di materiale diverso che erano più propensi a lasciarsi andare. La tomaia è traspirante e consistente, al contrario infatti di altre scarpe provate non si è forata nella parte dell’alluce nella parte posteriore presenta una conchiglia a protezione del tallone che non da nessun fastidio però nella corsa. In generale direi che la tomaia non è nulla di futuristico ma che compie il suo dovere nei migliori dei modi senza creare vesciche.

Estetica Pegasus 34

L’effetto fasciante delle Nike Zoom Pegasus 34 è migliorato grazie al nuovo posizionamento dei lacci

Comportamento nella corsa

Indossare una Pegasus offre una sensazione di libertà e di leggerezza, già alla prima calzata sembra di portare ai piedi un calzino comodissimo, grazie alla sua allacciatura fasciante ma non costringente. In sintesi, sembra di non avere nulla al piede. La schiuma in EVA, chiamata Cushlon, è quella che determina il drop di 10 mm e la sensazione di risposta elastica. Il Cushlon per sua costruzione non è una schiuma molto soffice: se cercate una sensazione di “morbidezza” suggeriamo di passare alle Vomero, sicuramente più pesanti, ma molto più ammortizzate. Secondo noi però, le Pegasus 34 offrono il giusto compromesso tra ammortizzazione e reattività.

A tutte le velocità. Il punto forte di questa scarpa è il comportamento ottimo a tutte le velocità. La definirei una scarpa «all around». Ho avuto il piacere di provarla sulla corsa rigenerante, sulla corsa svelta sui medi e sugli allunghi. Il risultato è sorprendente in qualsiasi caso, nella corsa rigenerante 5/5.30 min/km ad esempio sembra davvero di avere due pantofole che ti accompagnano in un giretto confortevole ad ogni passo il piede affonda nella suola ma viene subito sospinto in alto senza affaticare troppo e dare l’effetto “gommone” ma lo definirei più effetto molla. Ovviamente nulla a che vedere con le ultime tecnologie dell’azienda americana, ma al tempo stesso qualcosa comunque di piacevole per le uscite a tutte le velocità.

Corsa Veloce. Nella corsa svelta attorno ai 4 min al km invece lo Zoom nell’avampiede si sente tutto la corsa è fluida e reattiva con un ritorno di energia davvero ottimo, nella corsa media (3.30 min/km) è dove mi sono stupito di più la scarpa sembra davvero leggerissima e asseconda il movimento del piede come le scarpe più reattive le vecchie A2 ma non stanca le gambe e protegge il piede come le A3 più pesanti, lasciando anche dopo più di un’ora di corsa sensazioni di freschezza.

Corsa sul Bagnato. È stata testata anche in maniera superlativa su un medio su erba e terra bagnata non perdendo mai il controllo neanche nelle curve strette. Anche negli allunghi pre-ripetute si comportano in maniera eccellente la corsa non è rallentata ma risulta sempre fluida e reattiva. Unico neo potrebbe essere per i minimalisti in quanto la suola abbastanza alta non offre un feeling ed un contatto con il terreno.

Comportamento Corsa Pegasus 34

Le Pegasus 34 si sono comportate in maniera ottima a tutte le velocità

Durata

Riguardo alla durata bisogna fare due ragionamenti distinti.

Battistrada. Il primo riguarda il battistrada in quanto la mescola è morbida la scarpa risulta efficiente sul bagnato su terreni sconnessi o polverosi ma proprio questa morbidezza porta a un consumo dei «tacchetti» anteriori già nei primi 300 km per assestarsi però poi fino a fine vita della scarpa, questo consumo rapido però non fa perdere stranamente aderenza alla scarpa come se l’aderenza fosse più dovuta alla morbidezza della mescola che dalla conformazione del carrarmato.

Durata dell’ammortizzazione. L’altro aspetto da prendere in considerazione è la durata dell’ammortizzazione che quella invece rimane costante fino a circa 800 km e poi tende velocemente a degradarsi. Rispetto quindi alle scarpe della sua fascia si piazza nella media. A me personalmente non piace usare le scarpe “scariche” quindi a 800 km le sostituisco con un nuovo modello. Ma per la corsa lenta, sicuramente ci si potrebbero almeno fare altri 100 se non 200 km in più. Per chi invece tende ad avere una corsa meno efficiente, suggeriamo di sostituire la scarpa dopo 500-600 km.

Drop Pegasus 34

Dal classico Drop 10, le Nike Zoom Pegasus 34 sono interessanti per i tacchetti della suola

In sintesi, i punti di rottura sono fondamentalmente dipendenti dalla durata dei tacchetti anteriori e dalla costruzione della schiuma in EVA, che nella parte posteriore tenderà a perdere le sue funzionalità con il passaggio dei chilometri, soprattutto per chi ha la tendenza a tallonare durante la corsa.

Rotazioni

Uno degli aspetti del podista evoluto che corre tra i 4 e le 6 volte a settimana, è la tecnica di rotazione delle scarpe. Correndo quasi tutti i giorni, alcuni esperti suggeriscono di ruotare più modelli di scarpe per consentire una migliore ripresa biomeccanica delle stesse e soprattutto per diminuire il rischio d’infortunio.

I nostri suggerimenti di rotazione Nike. Per chi vuole avere più scarpe da allenamento usando solo Nike consiglio da mia esperienza per runner indicativamente da 90 minuti in su sulla mezza le Nike Zoom Vomero 13 come scarpa da lento, le Pegasus 34 come scarpa da svelti/medi e le Nike Zoom Elite 9 come scarpa da ripetute. Per chi invece sta sotto i 90 minuti sulla mezza le Pegasus 34 come scarpa da lento le Zoom Elite 9 come scarpa da medio e le Zoom Streak 6 oppure le Lunar Tempo come scarpe da ripetute o gare.

Conclusioni

Consiglio vivamente le Pegasus 34 al podista debuttante che pensa di utilizzare un solo modello da scarpa da corsa. Per il runner più evoluto, suggerisco le Pegasus 34 come scarpa da lento fino a 5.30 per persone sotto i 70 kg e con un buon appoggio di mesopiede e come scarpa «da lavori» al medio o di ripetute fino al ritmo di 3.30 min/km. Se siete più lenti o pesanti, suggerisco di adottare le Nike Vomero 13 che sono senza dubbio più adatte al debuttante. Cosa rende la Nike Pegasus 34 una scarpa speciale? Tutto e nulla. Per il cliente che dovesse comprare le Pegasus, non indosserà nulla di speciale rispetto ad altri modelli sul mercato. Le Pegasus non hanno una valutazione ottimale in nessuna categoria, ma sono buone in tutte le categorie. Sono ammortizzate, ma non le più ammortizzate, hanno un confort ottimo, una suola molto durevole, ma non all’infinito, un «ritorno energetico» per chi vuole correre forte, una discreta flessibilità ma non estrema, una buona comodità. Sono semplicemente le scarpe per tutti i gusti e possono essere indossate in ogni occasione.

Valutazione Pegasus 34

Le Pegasus 34 rappresentano un ottimo acquisto sia per podisti che iniziano sia per amatori evoluti

Per concludere, nonostante l’azienda dell’Oregon abbia adottato nuove tecnologie, le Nike Zoom Pegasus 34 restano la scarpa adatta a tutti i podisti italiani. Il prezzo, la disponibilità in tantissimi negozi sportivi, la possibilità di acquistare via internet a prezzi ridotti la rendono una delle migliori scelte per chi inizia e per chi corre da diversi anni. Non a caso, siamo già arrivati alla trentaquattresima edizione. Noi l’avremo ai piedi tra poco con l’imminente arrivo della Pegasus 35.

Prezzi e disponibilità

La scarpa da listino costa 121€ che è di per sé un prezzo già competitivo, ma si riesce a trovarla scontata sia online che nei negozi già dopo pochi mesi dalla sua uscita. Come al solito suggeriamo di comprare dove costa meno, soprattutto se siete già clienti Nike.

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Under Armour HOVR Sonic, la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/04/under-armour-hovr-sonic-la-recensione-dettagliata.html http://therunningpitt.com/2018/04/under-armour-hovr-sonic-la-recensione-dettagliata.html#respond Mon, 30 Apr 2018 07:24:05 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7170   Da qualche mese Under Armour ha lanciato sul mercato la schiuma HOVR che, grazie alla collaborazione con la multinazionale chimica Dow, si è integrata alla perfezione con le Sonic, le nuovissime scarpe sportive della casa americana. Under Armour ha introdotto su questo modello una tomaia in mesh, una grande comodità, un’intersuola innovativa, un’abbondante gomma... Read more »

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Da qualche mese Under Armour ha lanciato sul mercato la schiuma HOVR che, grazie alla collaborazione con la multinazionale chimica Dow, si è integrata alla perfezione con le Sonic, le nuovissime scarpe sportive della casa americana. Under Armour ha introdotto su questo modello una tomaia in mesh, una grande comodità, un’intersuola innovativa, un’abbondante gomma pur offrendo un prezzo competitivo. Il messaggio di marketing della casa di Baltimora è che la nuova schiuma Hovr possa restituire maggiore energia ed offrire un giusto compromesso tra ammortizzazione e velocità. Ed in effetti è la stessa promessa delle Nike Epic React o delle Brooks Levitate, ma le Sonic hanno un prezzo di listino decisamente più interessante per i podisti più attenti al budget. Le scarpe in questa fascia di prezzo generalmente hanno qualche limite, solitamente per la tipologia di materiali. Under Armour non sembra invece essere scesa a compromessi. Almeno leggendo i documenti di marketing e le recensioni sui siti americane. Sarà vero?

Abbiamo quindi chiesto al nostro tester Massimiliano Doria di portarci alla scoperta di questa tecnologia, descrivendo in maniera dettagliata il nuovo modello Hovr Sonic.

Under Armour HOVR Sonic, la nostra opinione

Ho sempre avuto un debole per Under Armour. Fin dai primi giorni da runner ho utilizzato le maglie termiche Cold Gear in inverno e le Heat Gear per la mezza stagione e ho sempre trovato ottimo il rapporto qualità/prezzo dei loro prodotti. Personalmente anche l’abbigliamento della casa americana mi piace e trovo molto accattivante il loro design. Passando però alle scarpe, ho avuto una certa resistenza mentale ad affidarmi a questo brand, a discapito dei mostri sacri classici. Ho fatto un primo tentativo con le Speed Gemini un paio d’anni fa; da lì ogni barriera è crollata in quanto ho trovato questa scarpa molto valida. Lo scorso anno, Under Armour ha lanciato HOVR (leggasi “hover” = librarsi) una schiuma brevettata che sulla carta porterebbe ad una versatilità stupefacente diventando reattiva ai passi veloci e ammortizzante ai passi lenti.

HOVR è stata implementata in parecchie calzature UA dedicate a molteplici sport. Per il running la casa americana è uscita con due modelli: Sonic, dal taglio classico e a cui è dedicata questa recensione, e Phantom che presenta un colletto alla caviglia più alto.

Ma come si pongono le Sonic rispetto ai modelli concorrenti? Sono davvero reattive e ammortizzate? A quale tipo di runner si rivolge questo modello? Queste e altre sono le domande che ci siamo posti e alle quali abbiamo cercato di dare una risposta nella recensione. Come al solito l’articolo si divide in sezioni, potrete premere sul link per accedere alla parte che vi interessa:

Caratteristiche di base

Le Sonic sono scarpe neutre e seppure non vengano classificate in alcun modo sul sito del produttore, possiamo dire che si pongono a cavallo dei segmenti “A2” e “A3” della vecchia terminologia. Le caratteristiche della suola ed il peso contenuto (272 g per il numero 9 US)  ne fanno scarpe molto versatili che abbinano l’ammortizzazione ad una buona reattività.

Calzano comode, le dita hanno spazio a sufficienza per muoversi e la tomaia è una delle migliori che abbia mai provato, oltre ad essere molto bella da vedere. La conchiglia è anch’essa perfetta, avvolge senza stringere ed è molto salda. Accattivanti anche le conchiglie ai lati del tallone con il simbolo UA sempre ben in vista. Per il resto la scarpa è veramente molto sobria, senza scritte o add-on. Un design minimale che ne fa quasi una scarpa fashion. Ma non si pensi che sia un gadget da aperitivo. Anzi!

Le principali caratteristiche delle nuove Under Armour Hovr Sonic

Caratteristiche tecniche

Di seguito le principali caratteristiche tecniche.

  • Peso ufficiale: 272 grammi, nella versione uomo US 9.
  • Drop: 8 mm
  • Altezza tallone / avanpiede: 21mm / 13 mm
  • Support: neutro
  • calzata: comoda e fasciante
  • tallone: comodo e saldo
  • mesopiede: medio
  • avampiede: medio
  • spazio delle dita: buono
  • arco plantare: medio

Per un numero di scarpa più grande (45 EU), il peso è pari a 323 gr, ossia circa 50 gr in più rispetto a quello ufficiale.

Estetica e forma

La Sonic sono veramente fighe! La conchiglia in materiale plastico con la UA che risalta è come il simbolo di un’auto sportiva, rende riconoscibile la scarpa dandole un tocco di classe in più. Anche le 3 finestre nella suola, due ai lati e una sul tallone, che permettono di vedere la Energy Web, una speciale rete che contiene la schiuma HOVR e di cui parleremo tra poco, è un add-on gradito.

La tomaia è una delle più funzionali e più avvolgenti che abbia mai provato ed in più è veramente bella da vedere. La scarpa da’ più idea di velocità che di ammortizzazione, come piace a noi runner, ma nonostante questo rimane una scarpa molto comoda e ci si trova subito a proprio agio appena indossata.

Le Under Armour Sonic si possono usare anche per prendere un aperitivo.

Drop, intersuola e Suola

L’intersuola delle Sonic ha un drop di 8 millimetri, che dona alla scarpa un profilo lineare e minimalista. Le tecnologie adottate da Under Armour per questa calzatura sono:

HOVR

La tecnologia UA HOVR fornisce una sensazione di “assenza di gravità” favorendo il ritorno di energia e riducendo la forza d’impatto durante la corsa. HOVR è una schiuma quindi progettata per avere grande ammortizzazione e alta risposta, dando la sensazione di essere “spinti avanti” ad ogni passo. E’ stata sviluppata con Dow Chemical e la sua ammortizzazione e morbidezza non sono condizionate dalla temperatura, il che rende le qualità delle Sonic indipendenti dal clima.

Energy Web

E’ una rete di compressione che avvolge e contiene la schiuma HOVR. Lavora in sinergia con HOVR e fa si che ad ogni passo la schiuma non si comprima eccessivamente e torni alla forma originale in modo istantaneo per massimizzare il ritorno di energia. Insieme sono affondate nella suola in EVA che dona la stabilità necessaria alla scarpa.

OrthoLite

E’ un materiale brevettato UA, a memoria di forma e antimicrobico con cui sono realizzate le solette, rimuovibili, delle Sonic. OrthoLite si modella sulla forma del piede per dare maggiore comfort e garantire un’ammortizzazione ottimizzata.

Microthread

Siamo arrivati al mio punto preferito: la tomaia. Realizzata in Microthread dona una calzata aderente, traspirante e fasciante senza mai risultare troppo contenitiva. La qualità è veramente da top di gamma e forse superiore a qualsiasi altra scarpa concorrente. Il materiale è molto leggero e garantisce una traspirabilità estrema. UA ha anche aggiunto un pannello ventilato nella parte centrale del piede per rendere le Sonic una scarpa “climatizzata”.

A contribuire all’estetica eccezionale della scarpa, abbiamo il contrafforte esterno in TPU nella zona del tallone per massimizzare il sostegno e dare maggiore struttura e in più rende distinguibili le scarpe con il logo UA. Per finire, la linguetta è fissata al sottopiede mediante due alette di supporto flessibili in modo da rendere la tomaia un tutt’uno e ottimizzare la calzata già avvolgente.

Blown Rubber & Firm Rubber

UA utilizza due diverse gomme per il battistrada delle Sonic, al fine di rendere la transizione il più fluida possibile e migliorare la flessibilità. Come praticamente tutte le scarpe da running di qualità, la suola sotto l’avanpiede è formata da gomma soffiata che unisce leggerezza e reattività. Il pattern della suola in zona avanpiede e mesopiede, è molto particolare, a listelle orizzontali che contribuiscono a rendere la transizione molto fluida e danno un pizzico di reattività addizionale.

Sotto il tallone invece sia il pattern, sia la gomma cambiano. La zona è formata da gomma ad alta resistenza all’abrazione (firm) che ottimizza la durata, la stabilità e il grip, anche tramite il pattern circolare.

L’intersuola delle Sonic ha un drop di 8 millimetri, che dona alla scarpa un profilo lineare e minimalista.

Classificazione HOVR Sonic

E’ difficile dare una classificazione classica delle Sonic. Il peso non è cosi contenuto per renderle scarpe leggere o da gara per passi veloci. Sono abbastanza ammortizzate, ma nello stesso tempo aumentando i ritmi la loro reattività si fa sentire e aiuta a spingere. Come brevemente anticipato, porrei le Sonic proprio a cavallo del segmento A2 e A3 in quanto offrono davvero un bel mix di caratteristiche.

Comportamento nella corsa

Prima impressione. Aprendo la scatola, l’impatto estetico è stato veramente positivo. La tomaia come al solito spicca e appaga anche l’occhio. Indossando le Sonic la sensazione è di comfort e leggerezza, nonostante non siano dei pesi piuma, il piede è fasciato e la suola è molto flessibile già ai primi passi. L’avanpiede è ben saldo, ma la scarpa non stringe e lascia spazio sufficiente alle dita. Anche la conchiglia esterna del tallone dà stabilità e la calzata è veramente aderente al piede. La prima impressione è quindi di scarpa veloce e filante senza nessun compromesso per la comodità.

Iniziando a correre. Iniziando a correre, alle prime falcate le Sonic sono più secche che ammortizzate. Il drop 8 contribuisce al feeling da scarpa veloce, ma la cosa che mi ha stupito è la fusione totale della scarpa con il piede. Veramente non ci si accorge di indossarle.

Aumentando il passo la mescola HOVR inizia veramente a farsi sentire e devo sinceramente dire che è forse la prima volta in assoluto che ho avvertito così oggettivamente il ritorno di energia e la spinta di una scarpa. Bisogna superare la velocità minima limite, che nel mio caso si aggira sui 4:40/km e dopodiché ammortizzazione e reattività fanno delle Sonic una scarpa eccezionale. Ogni passo è ben ammortizzato ma nello stesso tempo la risposta è dinamica e porta a correre più veloce. ll tallone è saldo, l’avanpiede ha un ottimo grip su asfalto e la transizione è molto fluida. Ho quindi provato a farmi guidare dal feeling delle scarpe e ho smesso di guardare il GPS. La risposta a terra porta il piede a rullare alla perfezione e la caviglia lavora in maniera ottimale preparando l’avanpiede alla spinta successiva in modo molto naturale. Mi sono meravigliato di vedere il mio passo al km stabilizzarsi intorno ai 4:15 senza rendermene effettivamente conto.

Come punto negativo, posso dire che non sono molto indicate per lo sterrato in quanto lo spessore limitato della suola non riesce ad assorbire gli urti con i sassi più grandi che quindi si sentono sulla pianta del piede.

A chi sono adatte

Sono scarpe molto versatili che si adattano a molti ritmi e quindi a parecchi runner. Dando dei valori, utilizzerei le Sonic per tutti i lavori tra i 4:45/km e i 4:00/km. Personalmente utilizzo le HOVR Sonic per i lenti, i progressivi e per qualche uscita rigenerante dove l’ammortizzazione fa sempre il suo dovere senza essere estrema. Tra tutti gli allenamenti le Sonic non hanno eguali soprattutto per i progressivi perché le loro caratteristiche le rendono perfette sia per il riscaldamento all’inizio del lavoro, sia per la “solida” parte centrale e sia per l’aumento di ritmo nell’ultimo terzo dell’uscita dove contribuiscono a rendere molto naturale l’aumento di passo.

In conclusione le UA HOVR Sonic sono scarpe perfette per la maggior parte degli allenamenti di un podista amatoriale di medio livello e che non disdegnano in caso qualche sparata a ritmi più elevati.

Le Under Armour Hovr Sonic sono adatte per diverse tipologie di corsa e di velocità

Durata

La durata è come al solito molto relativa e soggetta a sensazioni e preferenze personali. Il mio parere è che si possano sfruttare appieno e in tranquillità fino ai canonici 500-600 Km. Oltre tale valore inizierei a dar ascolto alle sensazioni e ai feedback che riceviamo dal nostro corpo durante e dopo la corsa. Come benefit però, quando smetterete di usarle per correre, potrete indossarle con fierezza nella vita di tutti i giorni visto che sembrano delle semplici sneakers!

Le Under Armour HOVR Sonic offrono un mix superbo tra risposta ed ammortizzazione. Da provare!

Prezzi e Approfondimenti

Da diversi anni alcuni negozi sportivi italiani tengono i capi dell’azienda americana. A livello di prezzo le HOVR Sonic  si pongono in fascia media, ma purtroppo non si trovano quasi mai scontate, quindi a livello pratico diventano più care di altre calzature concorrenti. Per fare qualche affare bisogna tenere d’occhio i social dove Under Armour pone spesso inserzioni temporanee con codici sconto da utilizzare in tempi ristretti per gli acquisti sul loro sito web. Inoltre in alcune situazioni, troverete buoni sconti sia su Amazon, sia su Maxisport e Zalando.

Per acquistare, vi alleghiamo alcuni dei possibili siti da monitorare:

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Brooks Launch 5, la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/04/brooks-launch-5-la-recensione-dettagliata.html http://therunningpitt.com/2018/04/brooks-launch-5-la-recensione-dettagliata.html#respond Tue, 10 Apr 2018 06:30:19 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7046 Da pochi mesi Brooks ha lanciato sul mercato italiano il modello 5 delle Launch, una scarpa molto apprezzata per la sua reattività e per mantenere una buona ammortizzazione. Come già sottolinerato da Diego (recensione Brooks Launch 4), le Launch sono sempre state apprezzate dai podisti al punto di scatenare un vero e proprio plebiscito contro... Read more »

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Da pochi mesi Brooks ha lanciato sul mercato italiano il modello 5 delle Launch, una scarpa molto apprezzata per la sua reattività e per mantenere una buona ammortizzazione. Come già sottolinerato da Diego (recensione Brooks Launch 4), le Launch sono sempre state apprezzate dai podisti al punto di scatenare un vero e proprio plebiscito contro la decisione di Brooks di cessarne la produzione.

Da allora sono stati sfornati modelli a ripetizione fino a arrivare alle fresche Launch 5.

Brooks Launch 5, la nostra opinione

Le Brooks Launch sono le scarpe da maratona del mio arsenale. Ho iniziato a utilizzarle nel 2013 come regalo di compleanno per i 33 anni e ci ho corso la Maratona di Torino nel 2013 con le fotoniche Launch gialle fluo con stringhe arancioni. Da allora il modello Launch l’ho impiegato in modo esaustivo per i medi, le ripetute e pressoché tutte le gare. Ho fatto fuori due paia di Launch, un paio di Launch 2, due paia di Launch 3, ben quattro paia di Launch 4 e il mio primo paio di Launch 5 si avvicina alla rottamazione. Posso quindi dire di esser quasi un esperto di tale scarpa e di poterne apprezzare differenze e miglioramenti avvenuti negli anni.

La filosofia di base è immutata: una scarpa reattiva, veloce, ma non estrema, che mantiene una buona ammortizzazione ed è abbastanza protettiva da poter essere usata per alti chilometraggi.

Brooks Launch 5: foto laterale

Brooks Launch 5: foto laterale

Ma come si pongono le Launch 5 rispetto ai modelli precedenti? Sono ancora reattive e sufficientemente ammortizzate? A quale tipo di runner si rivolge questo modello? Queste e altre sono le domande che ci siamo posti e alle quali abbiamo cercato di dare una risposta nella recensione. Come al solito l’articolo si divide in sezioni, potrete premere sul link per accedere alla parte che vi interessa:

Caratteristiche di base

Le Brooks Launch 5 sono scarpe neutre della categoria “energize” di Brooks e si pongono nel segmento denominato  “A2” della vecchia terminologia. Sono quindi scarpe per lavori di qualità a passi medio-veloci e per gare medio lunghe, ovviamente in relazione al peso e alla velocità del podista che le indossa.

Calzano comode come tutte le Brooks e la numerazione non differisce con gli altri modelli. Tra i pregi abituali abbiamo un avampiede ampio e comodo e soprattutto nel modello 5 una talloniera veramente avvolgente e confortevole. I lacci sono sempre elasticizzati e la nuova tomaia avvolge il piede perfettamente creando un’ottima sensazione di comfort.

Brooks Launch 5, caratteristiche

Brooks Launch 5: le caratteristiche e le tipologie d’utilizzo

Differenze rispetto al modello precedente

Le novità introdotte con il modello 5 sono concentrate nella tomaia, che diventa in “mesh engineered”. Ciò rende la parte superiore della scarpa più fasciante, più comoda e contribuisce a rendere la calzatura “una cosa sola” con il piede. La tomaia è in un unico pezzo, più traspirante e, adattandosi maggiormente al piede, diventa anche più comoda e dona una calzata ottima. Il comfort è garantito dalla linguetta imbottita e dal collare estremamente “pompato” che coccola il tallone e la zona del malleolo.

Caratteristiche tecniche

Di seguito le principali caratteristiche tecniche.

  • Peso ufficiale: 255 grammi, nella versione uomo US 9.
  • Drop: 10 mm
  • Altezza tallone / avampiede: 28mm / 18 mm
  • Support: neutro
  • calzata: comoda e fasciante
  • tallone: comodo e avvolgente
  • mesopiede: medio
  • avampiede: medio
  • spazio delle dita: buono
  • arco plantare: medio/alto

Estetica e forma

La Launch 5 sono… filanti. Non hanno una forma estrema, ma danno un sensazione di velocità e comodità che difficilmente si conciliano in altre scarpe. Il retro della scarpa è veramente ben ammortizzato mentre il mesopiede e avampiede sono molto flessibili e reattivi. La nuova tomaia è esteticamente azzeccata, con colori accattivanti ma sobri e una grafica minimalista senza cuciture né patch aggiunte.

Brooks Launch 5: estetica e forma

Brooks Launch 5: estetica e forma

Drop, intersuola e Suola

L’intersuola delle Launch 5 ha un drop di 10 millimetri, che risalta guardando la scarpa di lato. La zona del tallone ha probabilmente la suola più spessa di ogni altra A2 che va via via scemando verso la punta.

Le principali tecnologie adottate da Brooks per questa calzatura sono:

BioMoGo DNA

L’intersuola è formata da una schiuma che si adatta dinamicamente al passo, garantendo un’ammortizzazione proporzionale alla forza esercitata sul terreno. Al miscroscopio la mescola si presenta come una insieme di molecole individuali legate; tali catene reagiscono alla forza applicata disperdendo la pressione e fornendo resilienza. Brooks dichiara il 30% di ammortizzazione in più rispetto a gel o EVA e il doppio di ritorno di energia. In più la suola include additivi organici e non tossici che sono biodegradabili 50 volte più velocemnte dell’EVA.

Questa tecnologia unita all’inserimento di una zona di transizione specifica sul meso-piede, dona alle Launch la reattività che le rende idonee ai lavori più veloci e fa mantenere un livello di ammortizzazione discreto e adatto anche le sedute più lunghe a passo medio.

HPR Plus & Blown Rubber

HPR Plus è la mescola ad alta resistenza all’abrasione localizzata nel battistrada sotto al tallone e dona un’ottima trazione mantenendosi resistente nel tempo.  Il battistrada è bene tassellato, è flessibile e molto buono anche su asfalto bagnato

Segmented Crash Pad

La suola inferiore è segmentata per unire ammortizzazione e una fluida transizione punta-tallone durante la corsa. Il Crash Pad include sezioni indipendenti che ammortizzano gli urti e che lavorano individualmente per fornire il la giusta risposta e creare una perfetta transizione.

Engineered 3D fit print air mesh

Parliamo quindi di tomaia dove l’air mesh garantisce leggerezza e traspirabilità mantenendo però un ottimo supporto e fasciano il piede alla perfezione. Brooks usa un processo di screen-print che ottimizza la flessibilità riducendo il peso al minimo

Classificazione Launch 5

Le Launch sono A2 di vecchia concezione, ovvero non estreme. Questo per me le rende uniche e inimitabili. Ed in effetti non siamo gli unici podisti che in maniera conservativa hanno continuato a comprare le Launch per parecchi anni.

Comportamento nella corsa

Infilando un paio di Launch 5 ci sono due sensazioni che si avvertono e che lottano per farsi strada per prima nel nostro cervello: comodità e reattività.

Il piede è fasciato, ma la calzata è comoda. Il tallone è molto stabile, ma il collare è come un cuscino. Il drop e la forma della scarpa portano il piede in avanti e fanno sentire pronti allo scatto, ma le dita hanno spazio per muoversi e l’avampiede è confortevole. Un mix eterogeneo, ma, secondo me, perfetto. Mi fan venire voglia di correre forte, ma mi danno la sicurezza di essere protetto. Tengono il piede stabile e controllato, ma lasciano buona flessibilità.

Il drop e la tecnologia delle Brooks Launch 5

Launch 5: drop di 10 mm

 

Il drop 10 lavora molto bene, proietta in avanti il giusto e garantisce una facile rullata. Ai primi passi si apprezza la transizione molto fluida e l’ammortizzazione ben strutturata. Iniziando a spingere di più, le Launch mostrano la loro vera natura di A2, sono reattive con un’ottima trazione fino al mesopiede mentre il tallone è avvolta da una “nuvola” ammortizzante che protegge il piede anche nelle sessioni lunghe.

L’effetto ammortizzante è ben presente fino a ritmi “svelti”, rendendo quindi le Launch adatte non solo a ritmi veloci ma anche valide per qualche sessione di corsa facile.

La corsa con le Brooks Launch 5

Brooks Launch 5: quali tipi di corsa?

A chi sono adatte

Sono scarpe da “medio”, non da passi estremamente veloci, nè da ritmi lenti. Si comportano egregiamente in tutto ciò che sta nel mezzo.

Personalmente utilizzo solitamente le Launch 5 per ritmi dai 4:10 min/km ai 3:40 min/km. Ovvero, nel mio caso, per le ripetute dai 2000 m in su, per i medi e per i lenti e i lunghissimi vicini al ritmo maratona.

Le Launch sono da sempre le mie scarpe da gara e le ho calzate in quasi tutte le mezze maratone e maratone in cui ho corso. Con le Launch 4 ho siglato il mio PB alla maratona di Francoforte in 2h48′ e ho vinto una mezza maratona. Quindi perdonatemi l’attaccamento affettivo che pervade questo post. In ogni caso, ho usato le Launch 5 anche a ritmi più blandi in giornate fredde o in trasferte di lavoro. Devo dire che fino a 4’30” sono ancora molto valide. L’ammortizzazione DNA veramente trasforma la scarpa e lavora molto bene.

In conclusione le Launch 5 sono scarpe perfette per i ritmi medi e possono essere anche utilizzate a ritmi più blandi. Dovendo dare un numero, indicherei come 4:30 min/Km come limite più lento della scarpa mettendo però in evidenza che è intorno ai 4:00 min/Km che le scarpe danno il loro meglio.

Durata

La durata è come al solito molto relativa e soggetta a sensazioni e preferenze personali. Dalla mia esperienza posso dire che le Launch lavorano perfettamente per circa 350 Km dopodiché si inizia a perdere gradualmente la spinta di reazione e la scarpa diventa via via più secca. Si perde non tanto ammortizzazione, ma soprattutto l’effetto “molla” che aiuta a spingere e mantenere il passo gara per lunghi periodi. Insomma non utilizzerei una Launch con più di 300 Km per correre una gara da Personal Best.

Prezzi e Approfondimenti

A livello di prezzo le Launch 5 si pongono in fascia media, ma si possono trovare con sconti interessanti sia sul web che nei migliori negozi specializzati il che porta l’astina nella zona: ottimo rapporto qualità/prezzo!

Sintesi Brooks Launch 5

Valutazione sintetica delle Brooks Launch 5

Per acquistare, vi alleghiamo alcuni dei possibili siti da monitorare:

 

 

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