Recensioni – The Running Pitt http://therunningpitt.com Corsa, allenamento, alimentazione, scarpe e orologi GPS dei podisti amatori che vogliono migliorare le prestazioni in maratona e nelle altre distanze. Corri con Pitt e Massi. Mon, 16 Jul 2018 06:52:01 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.7 http://therunningpitt.com/wp-content/uploads/2018/03/cropped-apple-icon-touch-125x125.png Recensioni – The Running Pitt http://therunningpitt.com 32 32 Amazon Prime Day 2018 http://therunningpitt.com/2018/07/amazon-prime-day-2018.html http://therunningpitt.com/2018/07/amazon-prime-day-2018.html#respond Mon, 16 Jul 2018 06:47:56 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7662 Siete pronti per l’Amazon Prime Day 2018? Dalle 12:00 di oggi alle 24:00 di domani, tante offerte a rotazione. Di solito le offerte migliori riguardano i prodotti meno recenti, quindi se vi serve un GPS, una fascia cardio, una scarpa in particolare… buttate un occhio a questo elenco: sono le nostre recensioni, suddivise per categoria... Read more »

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Amazon Prime Day 2018Siete pronti per l’Amazon Prime Day 2018? Dalle 12:00 di oggi alle 24:00 di domani, tante offerte a rotazione. Di solito le offerte migliori riguardano i prodotti meno recenti, quindi se vi serve un GPS, una fascia cardio, una scarpa in particolare… buttate un occhio a questo elenco: sono le nostre recensioni, suddivise per categoria e ordinate cronologicamente dalla più nuova alla più vecchia…

Gps

Polar M200 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin Forerunner 235 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin Forerunner 935 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin fenix 5X (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin fenix 5 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin Forerunner 35 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin fenix 3 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin Forerunner 630 (nostra recensione, link su Amazon)

Polar M430 (nostra recensione, link su Amazon)

Qui la guida scritta a novembre 2016 per orientarsi tra i vari modelli

Fasce e altro

Polar OH1 (nostra recensione, link su Amazon)

Garmin Running Dynamics Pod (nostra recensione, link su Amazon)

Qui l’articolo sulle fasce, con tanti suggerimenti per gli acquisti suddivisi per fascia di prezzo

Bilance

Il nostro articolo completo, con le bilance suddivise per esigenze e fascia di prezzo, tutti i link per l’acquisto sono all’interno

Activity Tracker

Il nostro articolo completo, con i consigli per gli acquisti e i link sempre all’interno

Libri

Qui una piccola parte della bibliografia del blog (sicuramente da completare!), recentemente abbiamo trovato molto interessante il libro di Gastone Breccia, quello di Cesare Picco e il concetto di “mindfulness” applicato alla corsa. Buttate un occhio anche all’elenco di marzo 2017 e quello di fine 2016. Qui comunque l’elenco di tutti gli articoli che parlano di libri!

Scarpe

Qui l’elenco degli articoli con i modelli che abbiamo testato, all’interno trovate i vari link per gli acquisti, su Amazon.

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Garmin e Galileo GPS, la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/07/garmin-galileo-gps-recensione.html http://therunningpitt.com/2018/07/garmin-galileo-gps-recensione.html#respond Thu, 12 Jul 2018 06:35:50 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7596 Come il lettore saprà, Galileo è il sistema di navigazione satellitare europeo, finanziato dall’unione Europea con l’obiettivo di  avere un’alternativa alla versione americana del sistema di posizionamento GPS. Anche se i satelliti sono stati lanciati in orbita nel 2016, finora il sistema Galileo era sconosciuto alla maggioranza dei podisti, sebbene presente già dal 2016 sugli... Read more »

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Come il lettore saprà, Galileo è il sistema di navigazione satellitare europeo, finanziato dall’unione Europea con l’obiettivo di  avere un’alternativa alla versione americana del sistema di posizionamento GPS. Anche se i satelliti sono stati lanciati in orbita nel 2016, finora il sistema Galileo era sconosciuto alla maggioranza dei podisti, sebbene presente già dal 2016 sugli ultimi modelli iPhone e Samsung.

Ma da qualche settimana è stato introdotto anche sui nuovi orologi Garmin.

Freccia Galileo GPS

Garmin incontra Galileo GPS, il sistema di navigazione satellitare europeo

Come ci ricorda Wikipedia in un linguaggio burocratico, Galileo è il «primo sistema di navigazione satellitare globale civile in Europa, finanziato e di proprietà dell’UE». L’intento della commissione era di migliorare la precisione della rilevazione, garantendo un’accuratezza superiore rispetto al sistema GPS Americano.

Avevamo parlato nel 2015 della precisione dei GPS e all’epoca pensavamo che Apple per il fitness potesse superare Garmin nella misurazione dei dati. A posteriori ci eravamo sbagliati, ma per valutare il futuro, ricordiamoci quanto disse Bill Gates qualche anno fa: «la maggior parte delle persone sopravvalutano quello che possono fare tra due anni e sottovalutano ciò che possono fare in dieci anni». Ad ogni modo a fine Giugno 2018, con l’annuncio del Fenix 5+ (presto la recensione sul blog), Garmin ha dimostrato la sua capacità innovativa introducendo sugli ultimi modelli l’opzione di attivare il sistema di ricezione Galileo.

Su quali modelli? e il sistema Galileo è davvero innovativo e permette di migliorare la misurazione dei dati? come si fa ad installarlo? qual è la precisione in strada? e finalmente si può misurare il GPS in pista? cosa raccomandate se non avete un modello tra quelli indicati? e soprattutto, occorre davvero utilizzare i nuovi modelli «plus» per correre con Galileo?

Come al solito l’articolo si divide in sezioni, potrete premere sul link per accedere alla parte che vi interessa:

Noi abbiamo iniziato i test il 24 Giugno 2018 sia su Fenix 5, sia su Garmin Forerunner 935, in strada e in pista, correndo oltre 250km. Di seguito troverete la nostra opinione.

Il sistema Galileo: cos’è?

Il sistema di posizionamento Galileo è un sistema alternativo al GPS di posizionamento e navigazione satellitare.

Galileo è stato ufficialmente inaugurato il 15 dicembre 2016, con l’idea di lanciare in orbita 26 satelliti complessivi. Attualmente se ne trovano solamente 22, sebbene dai miei test, almeno su Apple Iphone 7 Plus in Italia se ne vedono soltanto 8. Secondo un documento ufficiale della commissione Europea, il sistema Galileo ha un margine di errore inferiore rispetto al GPS. A livello orizzontale, si parla del 1% e il 10%. Se utilizzato in combinazione con Glonass, il sistema russo e GPS, l’errore diminuisce tra il 19% e il 31%, a seconda del posizionamento e delle condizioni meteorologiche. Chiaramente questi test non sono stati effettuati correndo, ma da buon esperto di marketing, per chi comunica, i risultati dovrebbero rappresentare il miglior scenario possibile (=magari non è così bello come descritto).

Per chi cercasse maggiori dettagli, il consiglio è cercare su Google: GNSS, Global Navigation Satellite System.Logo Galileo

Fino al 2015, per i podisti esisteva solamente il GPS, poi nel Fenix 3 e nel 920Xt è stato introdotto il Glonass, sistema russo nato durante la guerra fredda per applicazioni militari, ed attivato sugli orologi Garmin, su Polar (su Polar M600) e Suunto (su Spartan Ultra). A fine 2017 Galileo ha lanciato in orbita 22 satelliti, consentendo un’accuratezza inferiore ai 4 metri orizzontalmente e 8 metri verticalmente.

Galileo e Garmin, vantaggi teorici

Ma quali sono i vantaggi del sistema Galileo?

Escludendo l’aspetto «nazionalistico», i principali obiettivi del sistema Galileo erano diversi. Ovviamente una tecnologia più recente per definizione consente grossi benefici per gli utenti:

  • in primo luogo, una migliore precisione nella geo-localizzazione verticale (per l’altitudine) e orizzontale (per la distanza) rispetto a quella del sistema GPS;
  • un aumento della copertura globale dei segnali inviati dai satelliti;
  • una migliore capacità del segnale nelle aree urbane (sarebbe da testare alla maratona di Francoforte: qualche volontario?);
  • infine, una certificata affidabilità, con l’invio del «messaggio di integrità» per avvertire della perdita del segnale. Si noti che per ora non ho avuto modo di verificare il funzionamento di Galileo, non avendo corso la maratona di Anversa, famosa per i suoi tunnel di oltre 1km.
Vantaggi Galileo

Ecco la lista dei principali vantaggi «teorici» di Galileo. Ma sono veri anche in pratica?

Come l’attento lettore saprà, ovviamente vige il principio di interoperabilità: così come Glonass e GPS possono essere utilizzati congiuntamente, anche GPS e Galileo potranno esserlo. Per ora non esiste la possibilità di utilizzare tutti i tre sistemi contemporaneamente, considerando anche che quello Cinese BeiDou non funziona ancora sugli orologi fitness (ma già disponibile sull’Iphone e anche sui dispositivi Garmin).

Galileo: su quali orologi?

La lista è destinata a aggiornarsi, con l’introduzione di nuovi modelli. Ma per ora è limitata ai seguenti modelli:

Così come per la potenza nella corsa, pensiamo che il Fenix 3 e il 920Xt non avranno a disposizione Galileo! (nota: il Fenix 3 contiene un chip Mediatek 3333 che… ha il supporto di Galileo, quindi teoricamente sarebbe possibile attivarlo. Ricordiamoci però che l’ultimo aggiornamento Garmin del firmware Fenix 3 è stato a Febbraio 2017!)

principali dispositivi Garmin con Galileo

La lista dei dispositivi Garmin compatibili con Galileo. Si aggiungeranno il Fenix 3 e il 920xt? certamente no!

Si tenga presente infine che la qualità della ricezione dipende fondamentalmente dal ricevitore e dal design dell’orologio. Correndo con Fenix 5X e con Forerunner 935 abbiamo avuto l’impressione che la stabilità del segnale fosse diversa. E leggendo i commenti sul Forum Garmin, ci sono pareri diversi. Per la nostra opinione, leggere il seguito.

Galileo: come fare ad installarlo?

Una volta capito su quali orologi Galileo funziona, l’installazione dipende dalla tipologia di utente che pensate di essere: impaziente o cauto. Nel primo caso, potreste già scaricare il firmware Beta, nel secondo aspettare quello ufficiale.

Firmware Beta

Questa è l’installazione tipica del Fenix 5 e Fenix 5+. Si tratta semplicemente di scaricare una serie di file che vi consentono di aggiornare il dispositivo alla versione più recente ma non completamente collaudata del software. Prestate però attenzione: se nel week-end dovete correre una sky marathon o un Ironman, vi consigliamo di aspettare. Ecco la procedura, solo per cuori forti:

1. Scarica e decomprimi fenix _ *** Beta.zip
2. Inserisci il file gupdate.gcd, trovato nella cartella System_v ***, nella cartella \ GARMIN del dispositivo
3. Inserisci il file gupXXXX.gcd, trovato nella cartella Sensor Hub_v ***, nella cartella \ GARMIN \ REMOTESW del dispositivo
4. Inserisci il file gupXXXX.gcd, trovato nella cartella Display_v ***, nella cartella \ GARMIN \ REMOTESW del dispositivo
5. Inserisci il file gupXXXX.gcd, trovato nella cartella GPS_v ***, nella cartella \ GARMIN \ REMOTESW del dispositivo
6. Se disponi di un dispositivo abilitato WiFi, inserisci il file gupXXXX.gcd, trovato nella cartella WiFi_v ***, nella cartella \ GARMIN \ REMOTESW del dispositivo
7. Inserisci tutti i file trovati nella cartella Text_v *** nella cartella \ Garmin \ TEXT del dispositivo
8. Disconnettiti dal tuo computer e procedi attraverso l'aggiornamento.

Firmware ufficiale

In questo caso, attendendo il Firmware ufficiale, basta semplicemente sincronizzare i dati con il Garmin Connect ed effettuare l’aggiornamento sull’orologio. Si noti che per attivare Galileo serve una seconda sincronizzazione con Garmin Express.

Aggiornamento Galileo su Garmin Fenix 5X

Non serve molto tempo per l’installazione di Galileo, una volta scaricato il firmware sull’orologio

L’aggiornamento dati non richiede troppo tempo per essere attivato, dopo pochi secondi otterrete un messaggio che v’informerà del completamento dell’aggiornamento.

Installazione Galileo

L’installazione di Galileo richiede meno di un minuto.

Chiaramente però, dovrete aggiornare nell’app della corsa la scelta della tipologia di ricezione.

Per maggior dettagli, si veda il paragrafo delle App Garmin nella recensione dettagliata del Fenix 5.

Scelta Garmin e Galileo

Una volta installato, bisogna comunque attivarlo nella configurazione dei GPS

Precisione in strada

Come già detto, sono state scritte un numero infinito di pagine web per capire la precisione di un GPS. Ancora dopo diversi anni, mi viene chiesto come mai lo strumento non è quasi mai sincronizzato con la distanza ufficiale. Per chi ha letto il libro «il segnale e il rumore», la risposta è abbastanza banale: nella misurazione GPS ci sono tanti segnali (=accuratezza della misurazione) ma anche qualche rumore (=probabilità che il segnale, per qualunque ragione, sia disturbato da qualunque interferenza).

E Galileo? Per scelta abbiamo deciso di non mostrare il confronto tra diversi tracciati, preferendo invece sintetizzare gli aspetti fondamentali:

  1. la velocità instantanea è risultata più stabile, non abbiamo visto grosse variazioni di passo istantaneo come succedeva con i GPS tradizionali;
  2. la distanza non è variata in maniera significativa, o almeno non in maniera immediata;
  3. anche in città e vicino agli alberi il passo è rimasto più stabile, ma ulteriori test sono necessari per capire davvero.

nostre rilevazioni con Garmin e Galileo

E quindi? pensiamo che il vantaggio di Galileo sia nella stabilità del segnale, ma non crediamo che la differenza sia così significativa.

Garmin e Galileo in Pista

E in Pista? Come il podista amatore saprà, in pista il GPS, a causa dei frequenti cambi di direzione e curve, è messo sotto pressione. Con un GPS «tradizionale», l’errore è di circa 180-200 metri ogni 5 chilometri. E con Galileo? La situazione migliora leggermente ma la distanza resta sempre sovrastimata, di circa 120-180 metri ogni 5 chilometri.

Non abbiamo ancora provato il Fenix 5 Plus, ma aggiorneremo la recensione non appena eseguiremo test significativi.

Garmin Galileo in Pista

Purtroppo nonostante i miglioramenti di Galileo, la pista non consente una valutazione precisa della distanza

Potremmo comunque riassumere che i risultati della pista sono deludenti, con un errore/sovrastima tra il 2% e il 4%.

Galileo in Pista: sintesi

In sintesi, Galileo sovrastima la performance in pista, così come il GPS tradizionale

Conclusione

In sintesi, con l’aggiornamento di Galileo, Garmin è stata in grado di alzare l’asticella oltre le aspettative. Con questa nuova funzione, troverete un’opzione supplementare per migliorare la precisione delle vostre corse. L’implementazione iniziale Garmin sembra essere consistente e ci aspettiamo ulteriori miglioramenti nei prossimi mesi. Avendo testato Galileo su diversi dispositivi, possiamo affermare che rispetto alla combinazione GPS + Glonass, il risultato è di poco migliore. Tuttavia, abbiamo appurato che servirebbero ulteriori passi (da gigante) per poter usare Galileo in pista. Applaudiamo la scelta di Garmin di rendere disponibile sul 935 e sul Fenix 5 Galileo: sebbene questo ha spinto psicologicamente alcuni di noi a posticipare l’acquisto, ha fidelizzato i clienti. Purtroppo invece i «vecchi» orologi Garmin (Fenix 3 e Forerunner 920xt) non disporranno di Galileo.

Non dimentichiamoci infine che con i nuovi dispositivi avrete una migliore ricezione. Per sfruttare al meglio Galileo, forse il Fenix 5 Plus vi potrebbe essere utile. Sarete disposti a cambiare GPS soltanto per avere un vantaggio marginale di ricezione e precisione? Come tutta la tecnologia, è sempre una questione di scelta e di disponibilità economica. Noi pensiamo che ne valga la pena, però vi suggeriamo di aspettare tra qualche giorno la recensione del Fenix 5 Plus prima di decidere.

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Eccomi nuovamente qui, dopo poco più di 2 mesi dall’uscita del mio ultimo articolo su “The Running Pitt”, e precisamente in occasione della Recensione sulle Nike Zoom Fly, con una analoga. Non credo di sbagliare ma penso sia la prima recensione sul blog dedicata al marchio Adidas: tutti sappiamo che il padrone di Casa (Pitt) è votato ad Asics e il suo braccio destro (Massi) a Nike, quindi cercherò di colmare al meglio delle mie possibilità quella che ritengo una mancanza per un sito di alto livello come questo e colgo l’occasione per ringraziare dell’opportunità di essere ospitato. 

Dopo questo breve preambolo veniamo a noi e all’ultimo modello presentato il 17 maggio 2018 dalla casa tedesca Adidas Solar Boost (qui il link al sito ufficiale ADIDAS SOLAR BOOST) che vanno di fatto a sostituire le ottime e longeve “Energy Boost” arrivate fino alla versione numero 4.

Adidas Solar Boost, la nostra opinione

In questa recensione vedremo se il marchio tedesco ha saputo mantenere o addirittura innalzare gli standard qualitativi raggiunti finora e in particolare se le Adidas Solar Boost 2018 rispettano i canoni dei precedenti modelli: altissima protezione, ritorno di energia, precisione e sicurezza dell’appoggio, tenuta di strada in qualsiasi condizione di terreno.

Sintesi recensione

Come al solito l’articolo si divide in sezioni, potrete premere sul link per accedere alla parte che vi interessa:

Le Adidas Solar Boost sono state acquistate su www.runnerinn.com e nella recensione dettagliata vi descriviamo la nostra opinione personale.

Caratteristiche di base

Le Adidas Solar Boost sono scarpe per il podista con appoggio neutro e appartengono alla categoria “protettive” (A3), tuttavia come accennavamo nella recensione delle Brooks Levitate anche questo modello Adidas utilizza per l’intersuola il Poliuretano (TPU) che in questo caso prende il nome di BOOST, quindi promette di offrire un’alta reattività della scarpa a fronte di un’analoga capacità di ammortizzazione e protezione. Come i modelli concorrenti, appartenenti alla stessa tipologia, le Adidas Solar Boost non sono propriamente leggerissime, pesano infatti  292 Grammi per la versione da uomo (nella misura EU 42 – US 8,5) contro i 269 per quella da donna nella misura EU 40,  per dovere di informazione precisiamo che sono 5 grammi più leggere delle Energy Boost 4, ma altrettanti più pesanti delle Energy Boost 2.

Scatola Adidas Solar Boost

La scatola delle Adidas Solar Boost è simile a quella degli ultimi modelli 2017 e 2018

Per quanto riguarda la numerazione nessuna differenza rispetto agli altri modelli di casa Adidas, la scarpa è fasciante soprattutto nella parte posteriore e laterale, mentre rimane più “libera” anteriormente, lasciando il giusto spazio per la mobilità delle dita al suo interno.

Di seguito le principali caratteristiche tecniche:

  • Peso ufficiale: 300  grammi, nella versione 42,7, US 9.
  • Altezze della suola: 28mm (tallone), 18mm (avampiede)
  • larghezze disponibili: D=Medio
  • calzata: calza normalmente
  • tallone: da medio a stretto
  • mesopiede: medio / stretto
  • avampiede: medio 
  • spazio delle dita: medio basso
  • arco plantare: medio 

Estetica e forma

Veniamo all’estetica delle Adidas Solar Boost, questo nuovo modello non si discosta troppo da quello che va a sostituire, scarpa esteticamente bella, dal design semplice, pulito e ricercato, molto carino il logo a 3 bande ricamato sulla parte laterale, in altre parole una scarpa da running travestita da Sneakers. Al lancio è stata presentata in 2 varianti, classica tomaia nera con inserti turchesi e arancioni per la versione da uomo, blu scuro con inserti verde acqua e celesti per la versione da donna. Colorazioni azzeccate che consentono a questo modello di essere indossato tranquillamente anche al di fuori delle nostre quotidiane sessioni di allenamento.

Colori Adidas Solar Boost

Scatola Adidas Boost, con colori molto pronunciati e sgargianti.

Con Adidas Solar Boost viene data continuità creativa ai modelli che l’hanno preceduta con la forma arcuata e la presenza della linguetta molto pronunciata (elemento importante per la comodità) e del tallone, anch’esso molto pronunciato con una sorta di linguetta posteriore (molto pratica per la calzata).

Tomaia

Adidas Solar Boost è prodotta con la rivoluzionaria tecnologia Tailored Fibre Placement (TFP), ispirata alle scoperte ingegneristiche della NASA, deriva infatti da un processo adoperato originariamente in aeronautica spaziale per la costruzione degli shuttle che permette di disporre in maniera mirata le fibre composte da materiale Parley (un filo realizzato da materiali plastici riciclati, e utilizzato per definire le parti della tomaia in cui è necessario maggiore supporto): ogni singolo millimetro della scarpa è frutto di un attento processo di cucitura e assemblaggio volto al raggiungimento del massimo comfort durante l’utilizzo.

Estetica Adidas Solar Boost

Adidas Solar Boost: Estetica molto innovativa e futuristica

Il materiale impiegato è Tech Fit tessuto ARAMIS, molto morbido, flessibile e fasciante, il piede risulta stabile all’interno della calzatura, ma le dita hanno lo spazio sufficiente per un’adeguata mobilità, questo anche grazie al leggero allargamento della pianta del piede operato da Adidas in questo modello; non da meno la  linguetta imbottita nei punti di allacciatura e sfregamento; nella parte posteriore non troviamo la solita conchiglia rigida, bensì il Fit Counter (già presente nei modelli precedenti) ma anche questo particolare è stato migliorato, la struttura dona più protezione e al tempo stesso leggerezza al tallone: aperta al centro è progettata  per donare maggiore comfort al tendine d’Achille assecondando i naturali movimenti di questo, interessante per chi soffre di tendiniti, spina calcaneare o di Morbo di Haglund.

La tomaia è abbastanza spessa rispetto alle concorrenti presenti sul mercato e potrebbe non consentire un ottimale scambio termico e quindi rilascio di umidità, per questo motivo la scarpa potrebbe non essere indicata durante i caldi mesi estivi.

Drop e intersuola

L’intersuola delle Adidas Solar Boost ha un drop di 10 millimetri, passando dai 28 millimetri del tallone ai 18 dell’avampiede, questo modello va a sostituire Energy Boost che era arrivato alla 4° versione dando soluzione di continuità ai materiali impiegati e alle caratteristiche tecniche per alcuni aspetti, ma introducendone di nuovi e rivoluzionari per altri.

Adidas Solar Boost, vista laterale

Vista laterale Adidas Solar Boost

La fondamentale novità di questa scarpa consiste nell’impiego del nuovo sistema Solar Propulsion Rail che in abbinamento all’ormai collaudata e consolidata intersuola in mescola Boost altamente reattiva in TPU dona fino la 20% di  ammortizzamento dell’urto al suolo e produce un ottimo ritorno di energia grazie alle migliaia piccole capsule che liberano un grande impulso ad ogni falcata, inoltre la scarpa mantiene  un appoggio stabile al suolo; tutto questo permette a Solar Boost di ottenere una maggiore struttura rispetto alle altre offerte Adidas.

Testata in un range di temperatura fra i +40° e i -20°, Adidas afferma che la schiuma BOOST è tre volte più resistente rispetto al tradizionale materiale EVA.

Immancabile il Torsion System: consiste in un inserto termoplastico ad arco molto leggero inserito fra tallone e avampiede che consente a questi due di muoversi indipendentemente per garantire una migliore stabilità del piede ed adattabilità alla superficie del terreno. 

Per la suola Adidas conferma la scelta del precedente modello con Continental Rubber Outsole in gomma resistente all’usura, questa asseconda la falcata e migliora il grip lavorando in perfetta sintonia con BOOST ne viene fuori un’andatura più fluida e adattabile, progettata con un design volto a per ottenere un’ ottima flessibilità della struttura denominato Stretch Web, questa garantisce un grip sul bagnato superiore a quello offerto  dalle altre mescole presenti sul mercato e assicura prestazioni ottimali in ogni condizione atmosferica e su ogni terreno: l’Azienda dichiara il 21% in più di trazione in condizioni asciutte e un 23% in più di trazione in condizioni umide.

Collocazione e Classificazione

Non ci sono dubbi per quanto riguarda la collocazione delle Adidas Solar Boost all’interno del panorama delle scarpe da running, come abbiamo anticipato poco sopra il modello in questione è  il successore delle Adidas Energy Boost, e di questo eredita anche la collocazione all’interno della gamma di casa Adidas: Solar Boost è una scarpa neutra altamente ammortizzata, grazie appunto al sistema Boost sopra descritto di cui l’azienda tedesca è pioniera avendolo introdotto per prima 5 anni fa, con una buona restituzione di energia, ottima per il comfort del podista  di tutte le fasce di velocità, indicata soprattutto per i lavori lunghi e le corse di scarico / rigeneranti, per trovare un’analoga di un altro marchio la possiamo paragonare alle Brooks Levitate (Qui per la nostra recensione dettagliata).

In poche parole una scarpa neutra altamente ammortizzata che impiega il sistema Boost per catturare il massimo dell’energia e restituirla in termini di spinta. 

Scarpa neutra Adidas Solar Boost

Le Solar Boost sono una scarpa neutra altamente ammortizzata ed adatta a tutti i podisti

Comportamento nella corsa

La prima sensazione dopo aver indossato le Adidas Solar Boost è di estrema comodità, a partire dalla calzata: comoda, pratica e agevolata dalla linguetta posteriore che trasforma la scarpa in un calzino, fasciante nella parte posteriore e lateralmente, più libera nella zona anteriore.

Anche la postura è buona, almeno per me che sono abituato al drop 10, nessuna differenza di inclinazione rispetto ai modelli che utilizzo solitamente, anche di altri produttori, come invece avevo ravvisato con le Brooks Levitate a causa del drop 8 e le Nike Zoom Fly per la particolare conformazione di suola e conchiglia: possiamo quindi affermare che con Adidas Solar Boost calziamo delle scarpe estremamente comode che possiamo utilizzare anche per attività non legate necessariamente alla corsa.

La perplessità che avevamo riguardo al sostengo della conchiglia, che in questo modello è progettata per assecondare al massimo i movimenti della caviglia a beneficio del massimo confort e scongiurando fastidi al tendine d’Achille, è stato fugato e ci ha colpito positivamente, il FitCounter è strepitoso e mantiene la promessa fatta: sostiene e al contempo dona libertà e comodità.

Adidas Solar Boost, massimo confort

Le Solar sono state progettate per assecondare al massimo i movimenti della caviglia a beneficio del massimo confort

Venendo alla corsa bisogna ammettere che l’ammortizzazione è a livelli Top, l’impatto al suolo è oggettivamente attutito e ammortizzato dal sistema Boost, e per quanto riguarda l’appoggio e la transizione possiamo affermare che la scarpa è precisa e la transizione tacco punta veloce e sicura, questo grazie al lavoro in sinergia effettuato dal Solar Propulsion Rail e dal Torsion System, se a tutto questo abbiniamo la suola Continental il quadro è completo.

Prima di passare oltre una menzione speciale proprio a quest’ultimo elemento, la suola Continental che ormai da anni equipaggia i modelli Adidas è in una sola parola eccezionale sull’asciutto, ma non ha assolutamente nessun rivale sul bagnato: in una gara con un fondo scivoloso affidatevi ad Adidas Continental e avrete un vantaggio tangibile sui vostri avversari … provare per credere!!! 

La suola della Adidas Solar Boost

La suola della Solar non ha assolutamente nessun rivale sul bagnato.

Veniamo al sistema ammortizzante e la conseguente restituzione di energia promessa da Adidas, vale il discorso che avevamo fatto per le Brooks Levitate, questo effetto molla/spinta che è generato grazie al sistema Boost è effettivamente ravvisabile, ma bisogna “spingere”, indicativamente 4’:00 / 4’:15’’ è la soglia minima per beneficiare del ritorno di energia.

Fin qui tutto bene, veniamo ora agli aspetti che ci hanno convinto meno, uno su tutti il peso, 292 grammi nella misura 42 EU – 8,5 US, sono tanti forse troppi, soprattutto per chi come me è abituato a correre con scarpe di quasi 40 grammi più leggere (Brooks Launch 4 – qui la nostra recensione) e addirittura 55 nel caso di Nike Zoom Fly, è vero che non è una scarpa “da prestazione” o da utilizzare per lavori veloci, ma forse si poteva alleggerirla un minimo.

Secondo aspetto meno convincente è la traspirabilità, il tessuto che può assomigliare al neoprene è molto comodo ma non presenta assolutamente nessuna zona traforata per lo scambio termico e l’evaporazione del sudore, il tutto a discapito della traspirabilità, risultato è che già dopo pochi chilometri si ravvisa sudore interno e temperature alte: da riprovare in autunno in condizioni climatiche più fresche.

In ultima analisi giudichiamo il modello in questione positivamente, adatto prevalentemente per corse lente di scarico/rigeneranti e lunghi, indicata per ritmi da 4:30/4:45 a salire, ne sconsigliamo l’utilizzo in gara per l’atleta evoluto (che identifichiamo con chi corre una 10 Km in 40’ o meno) mentre può essere adatta alla Mezza Maratona e Maratona rispettivamente per ritmi di 4:45/5:00 e oltre i 5:00.

Qui di seguito alcune sessioni di allenamento con Adidas Solar Boost:

Durata e punti di rottura

Per quanto riguarda durata e punti di rottura nel momento in cui scriviamo questa recensione (fine Giugno 2018) abbiamo percorso con il modello in questione circa 150 Km, sicuramente il chilometraggio è ancora ridotto per esprimere un giudizio completo ed approfondito, tuttavia l’esperienza con i precedenti modelli Adidas e non solo ci fanno ben sperare per quanto riguarda i punti di rottura: ci vogliamo sbilanciare dichiarando che difficilmente le Adidas Solar Boost si romperanno o bucheranno per 2 motivi, il primo è dettato dall’esperienze pregressa con Adidas (Energy Boost 2 – 1250 Km: come nuove – Boston 5 – 550 Km: vedi precedente) il secondo è frutto di tangibili caratteristiche tecniche di costruzione, infatti questo modello è dotato di un fondamentale elemento di rinforzo e protezione all’interno della calzatura, in corrispondenza della punta delle dita, una striscia in silicone preserva la zona anteriore dal più classico e comune buco in corrispondeva dell’alluce.

Conchiglia Adidas Solar Boost

Adidas Solar Boost, la conchiglia è molto solida ma confortevole

Nella recensione delle Brooks Launch 4, consigliavamo un utilizzo alternato delle calzature che consiste in una rotazione nella quale si impiegano un numero di scarpe uguale al numero di allenamenti settimanali, in questa maniera i chilometri che si riescono a percorrere risultano leggermente superiori rispetto a quelli che si possono ottenere con un utilizzo esclusivo della calzatura, poiché ogni scarpa ha bisogno di un periodo di almeno 48/72 ore per riespandere tutti i materiali di suola, intersuola e soletta ed essere nuovamente «pronta all’uso», va da sé che correre con una scarpa ancora “stanca e affaticata” ne accorcia il ciclo vitale e soprattutto espone maggiormente il corridore a infortuni. Diversi studi affermano che utilizzando questo accorgimento si riduce il rischio di infortuni del 20% dovuti a scarpe scariche, e tutti i runner sanno bene come una qualunque terapia o massaggio costi praticamente come un paio di scarpe e anche più.

Prezzi e disponibilità

Le Adidas Solar Boost sono state collocate sul mercato il 17 maggio 2018 al prezzo di 160,00 €, leggermente più economiche rispetto ai modelli concorrenti che impiegano la tecnologia TPU.

Personalmente le ho acquistate sul sito www.runnerinn.com  ad un prezzo strepitoso di 117,00 comprese spese di spedizione (inutile puntualizzare che questa offerta è durata meno di niente), comunque si riescono facilmente reperire con uno sconto che si attesta intorno al 20 % con spesa che si aggira intorno ai 130,00 € ottimo prezzo se raggiungono il chilometraggio dei modelli da cui derivano. Su Amazon si trovano a 128 euro, ma in questo periodo di saldi potreste trovale anche a meno!

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La fatica più bella. Perché correre cambia la vita http://therunningpitt.com/2018/06/la-fatica-piu-bella-perche-correre-cambia-la-vita.html http://therunningpitt.com/2018/06/la-fatica-piu-bella-perche-correre-cambia-la-vita.html#respond Thu, 28 Jun 2018 07:50:18 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7562 Di libri che girano intorno alla corsa ne ho letti parecchi da quando ho iniziato a correre (qui la mia bibliografia molto parziale, devo sempre aggiornarla!). Ho sempre rivolto il mio interesse principalmente su manuali e testi tecnici, che riguardano la parte legata alla gestione dell’allenamento e della prestazione in gara. Dalla fisiologia legata alla... Read more »

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Di libri che girano intorno alla corsa ne ho letti parecchi da quando ho iniziato a correre (qui la mia bibliografia molto parziale, devo sempre aggiornarla!). Ho sempre rivolto il mio interesse principalmente su manuali e testi tecnici, che riguardano la parte legata alla gestione dell’allenamento e della prestazione in gara. Dalla fisiologia legata alla corsa, alla programmazione della stagione agonistica, all’alimentazione (sportiva e non), all’integrazione, per arrivare fino agli aspetti psicologici e ad argomenti più particolari, come l’allenamento della forza, dei vari tipi di stretching ecc.

Gastone Breccia - La fatica più bellaHo anche letto qualche libro di narrativa “podistica”, ma sempre senza grande entusiasmo o trasporto: evidentemente la mia parte scientifica e razionale si manifesta influenzando anche le mie preferenze quando si tratta di scegliere cosa leggere.
Poi però mi è arrivato il libro di Gastone Breccia, Ricercatore di Civiltà bizantina dell’Università di Pavia: un testo particolare, veramente difficile da includere in una categoria sola, in quanto tratta tanti argomenti diversi, legandoli tra loro in maniera veramente elegante. È contemporaneamente un libro di storia (della corsa), un manuale di tecnica, un’autobiografia “podistica” (che ripercorre ben trentacinque anni di gare e allenamenti!) e in alcuni tratti anche un testo filosofico, con accenni di psicologia e di antropologia.

Lo metto senza alcun dubbio al primo posto dei testi di narrativa sportiva, ma ripeto, è riduttivo inserirlo in tale categoria. Poche volte ho letteralmente divorato un libro in questo modo, probabilmente anche grazie al fatto che la mia visione della corsa è molto simile a quella dell’autore: la frase (attenzione SPOILER) “La maratona non basta finirla: pensare una cosa del genere significa privare la gara del suo fascino, e togliere a ogni maratoneta, dal più forte al più debole, la dignità dello sforzo compiuto, che dura alcuni mesi e si sublima in alcune ore.” vorrei averla scritta io!

Gastone Breccia - La fatica più bellaIronia della sorte, Gastone (“Professor Breccia… “ lo vedo meno adatto a un ipotetico incontro sul campo di gara!) e io abbiamo dei personal best vicini e leggendo il libro ho scoperto che nel 2014 ci siamo anche incrociati alla Firenze Marathon. Speriamo ricapiti prossimamente…

Preferisco non aggiungere altri dettagli, per non rovinarvi la sorpresa.

Voto finale: DA LEGGERE ASSOLUTAMENTE!

Gastone Breccia – La fatica più bella. Perché correre cambia la vita

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Scarpe Sensoria Smart, la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/06/scarpe-sensoria-smart-la-recensione-dettagliata.html http://therunningpitt.com/2018/06/scarpe-sensoria-smart-la-recensione-dettagliata.html#respond Mon, 25 Jun 2018 06:05:54 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7515 Sensoria è una start up americana con cervello italiano. Fondata da tre ex manager Microsoft nel 2011, l’azienda di Seattle ha come obiettivo quello di utilizzare la tecnologia per migliorare il modo di correre dei podisti e in generale per permettere agli sportivi di migliorare nelle loro competizioni. Nel Podismo, Sensoria ha inizialmente lanciato delle... Read more »

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Sensoria è una start up americana con cervello italiano. Fondata da tre ex manager Microsoft nel 2011, l’azienda di Seattle ha come obiettivo quello di utilizzare la tecnologia per migliorare il modo di correre dei podisti e in generale per permettere agli sportivi di migliorare nelle loro competizioni. Nel Podismo, Sensoria ha inizialmente lanciato delle calze intelligenti, presentandole al CES nel 2015 e qualche mese fa ha introdotto sul mercato anche delle scarpe Smart che consentono di ottenere consigli automatici sul modo di correre.

A marzo ho ricevuto in omaggio un prototipo di Sensoria Smart che ho testato in diverse condizioni. Oggi finalmente pubblico la mia recensione dettagliata.

Sensoria, le scarpe intelligenti: la recensione dettagliata

Se dovessimo definire in ambito marketing le scarpe Sensoria Smart, le chiameremmo un nuovo ecosistema per poter migliorare il modo di correre. Lanciate sul mercato con l’arrivo dell’estate 2018, Sensoria Smart sono pensate per podisti che corrono lunghe distanze e vorrebbero migliorare la biomeccanica di corsa.

L’ecosistema Sensoria, grazie alla combinazione telefono, scarpa e sensore, chiamato Sensoria Core, fornisce durante la corsa un feedback uditivo con il supporto di una gentile donzella ed allenatrice virtuale chiamata Mara. Utilizzando strumenti di intelligenza artificiale e di machine learning, Mara fornirà informazioni cruciali sulle dinamiche di corsa e suggerimenti su come migliorare la propria biomeccanica di corsa.

Il cervello di Sensoria è comunque il Core, un piccolo sensore che contiene un accelerometro, giroscopio e magnetometro, ed ha l’obiettivo di fornire le principali dinamiche di corsa visualizzabili sull’iPhone. Per ora la versione Android non è ancora disponibile, ma l’azienda Americana l’attiverà nei prossimi giorni.

Ma quali sono i vantaggi delle Scarpe Sensoria? A chi le consigliereste? aiutano davvero a ridurre gli infortuni? quali metriche sono disponibili? e come si comportano le scarpe nella corsa? Noi le abbiamo testate e come al solito, abbiamo scritto una recensione divisa in sezioni. Vi consigliamo di leggerlo tutto d’un fiato e poi di soffermarvi sulle parti che vi interessano ad una seconda lettura.

Come disclaimer, non abbiamo ricevuto e non siamo interessati a ricevere nessun compenso per questa recensione. Pur essendo soltanto podisti amatori evoluti, le nostre conoscenze analitiche ci aiutano a diffondere in maniera semplice le nuove tecnologie, uno dei principali obiettivi del sito, oltre a permettere ai podisti di tutti i livelli di correre meglio. La filosofia del blog resta la stessa di sempre: no test, no party, non possiamo valutare analiticamente quello che non testiamo. Le scarpe Sensoria sono un prototipo non ancora in commercio, l’azienda Italo/Americana sta costantemente migliorando il suo prodotto e di conseguenza quello che potrete acquistare sarà migliore di quanto ho avuto modo di testare.

Il modello 2018 di Sensoria ci è stato offerto gratuitamente e di seguito vi raccontiamo la nostra opinione.

Unboxing

Come premessa importante, non abbiamo avuto il modello che sarà in commercio, ma solamente un prototipo funzionante. La scatola che abbiamo ricevuto conteneva le scarpe, due sensori, un cavo di ricarica e un piccolo manuale esplicativo. Abbiamo anche scaricato il manuale PDF in inglese e l’App Sensoria per l’iPhone, che assieme ai Sensoria Core rappresentano il cervello dell’ecosistema Sensoria.

Ogni singolo sensore ha un peso limitato di 7 grammi, in linea con quello dei principali concorrenti

Sensoria Core è fornito con 2 sensori, ognuno dal peso di 7gr, per entrambe le scarpe. Pensiamo che chi decidesse di adottare questi strumenti, non dovrà cambiare i sensori ma soltanto le scarpe una volta che quest’ultime siano «scariche». Ad ogni modo i Sensori Core si ricaricano una volta ogni 5-6 utilizzi, e l’App fornisce chiaramente la percentuale di carica della batteria.

I due sensori Sensoria Core, e l’aggancio alla scarpa: si posizionano nella parte posteriore del piede

Caratteristiche generali delle scarpe

In questa recensione non ci soffermeremo particolarmente sulle scarpe, ma focalizzeremo la nostra attenzione sui sensori e le metriche a disposizione. Ad ogni modo, le scarpe sono decisamente tradizionali, delle A3 dal peso di 322 grammi sul numero 42.5, sono di buona fattura ed offrono un’ottima ammortizzazione e un buon confort. A prima vista, abbiamo notato una scarpa in grado di assorbire l’impatto della corsa, consentendo una calzata morbida ed adattabile. Ovviamente le Sensoria Shoes sono delle scarpe universali, adatte a tutte le tipologie di corridori che cercano una buona scarpa da allenamento. Visto il peso sono comunque consigliate per uscite lunghe e lente. Troviamo la scelta delle scarpe una buona idea per permettere una diffusione dello strumento.

Il peso delle scarpe Sensoria è relativamente elevato (322 gr sul numero 42), per garantire una protezione di corsa

Dal punto di vista della suola, abbiamo un battistrada piuttosto importante che consente di correre in tutte le tipologie di terreni, ovviamente a discapito del peso.

Le scarpe Sensoria hanno una suola molto tradizionale che consente un buon grip su diversi terreni

Il Sensore Core si installa immediatamente dietro alla conchiglia e grazie ad un aggancio molto saldo, non si staccherà nemmeno per le corse lunghe ed intense. Sarebbe da verificare se la solidità del sensore non rischi di staccarsi dopo diversi mesi di utilizzo, ma l’aggancio è davvero saldo, quindi sarebbe un’eventualità molto improbabile.

Il sensore delle Sensoria si illumina immediatamente appena collegato al telefono.

Comportamento nella corsa

Prima di iniziare a correre, è fondamentale accendere l’iPhone. Dopo aver atteso 10 secondi per un conto alla rovescia è possibile iniziare la seduta d’allenamento. Per analizzare in concreto l’output fornito dall’App Sensoria, abbiamo corso una mezza Maratona di test in 1h34, mettendo l’iPhone all’interno dei pantaloncini Wild Tee e collegando gli auricolari Jaybird per ascoltare i consigli del nostro coach Mara. Ovviamente anche se le metriche sono disponibili durante la corsa, è molto più utile guardare i numeri post allenamento, sia con l’app, sia attraverso un cruscotto informativo via web. Come confermato dall’apparenza, le Scarpe Sensoria si sono mostrate di ottima fattura, nella nostra uscita lenta abbiamo notato una grande solidità e un’ottima ammortizzazione. Ironicamente la tipologia di scarpa normalmente pensata per i tallonatori, si viene invitati dal coach Mara a cercare di appoggiare sull’avampiede. Forse una scarpa più «minimal» sarebbe stata più adatta?

Le scarpe ci sono piaciute, il sistema è molto semplice da utilizzare, nonostante non siamo abituati a portare il cellulare con noi durante le uscite di corsa. Ad ogni modo, Mara ha fornito buoni suggerimenti, non troppo invasivi. Riteniamo che senza auricolari sia abbastanza difficile poterla ascoltare i consigli.

Le dinamiche di corsa Sensoria Core

Sensoria ha diverse principali metriche, le cosiddette dinamiche di corsa. Ne esistono fondamentalmente di tre tipi, le prime legate all’interazione tra App e GPS dell’iPhone, la seconda collegata all’utilizzo delle scarpe. Ed infine esistono metriche visualizzabili nel caso in cui si utilizzi una fascia cardio Bluetooth. Vediamole nel dettaglio.

Metriche di Base

Le metriche di base sono quelle standard presenti in tutte le App dei telefoni:

  • Distanza, il cui valore dipende dal GPS e non dal sistema Sensoria;
  • numero di Passi, calcolati grazie al sensore. Riteniamo che il calcolo sia abbastanza allineato con gli altri sistemi da noi utilizzati nel passato;
  • Cadenza, calcolata in passi al minuto. In questo caso la metrica è calcolata su un singolo piede, mentre oramai la convenzione è di moltiplicare per due la cadenza, per calcolare i passi dei due piedi.
  • infine, la media al chilometro, in questo caso derivata dal GPS.

Il sistema offre la possibilità di ottenere pure il dislivello positivo e negativo della corsa, sempre calcolato dal sistema. L’App fornirà anche una mappa della corsa, basandosi sulle Mappe Google.

Metriche legate al battito cardiaco

Una seconda tipologia di metriche è legata al battito cardiaco. Condizione necessaria per poter visualizzare il battito è utilizzare una fascia cardio Bluetooth, per esempio Polar H7 oppure Polar H10. Per chi dovesse utilizzare anche un orologio GPS, si può pensare di scegliere Wahoo Tickr Run, da noi recensita nel 2016. Esiste comunque anche una versione “proprietaria” di fascia cardio Sensoria, che non abbiamo avuto modo di testare. I principali dati a disposizione del podista evoluto sono i seguenti:

  • Battito cardiaco, espresso in BPM (battiti al minuto);
  • Percentuale di frequenza Cardiaca, rispetto alla frequenza massima;
  • Zone di allenamento, per chi si allena con le zone cardiache.

Nulla da segnalare su queste metriche, anche perché il sistema dipende dalla fascia utilizzata.

Dinamiche di corsa Sensoria

Le Dinamiche di corsa di Sensoria sono quelle più interessanti e servono per valutare il potenziale miglioramento del podista amatore. Nel nostro sito ne abbiamo parlato approfonditamente, discutendo sia le dinamiche in maniera teorica, sia mostrando esempi concreti di diversi podisti. Vi rimandiamo alla relativa sezione sul sito.

  • Appoggio del Piede, fornisce un’informazione sul modo di appoggio del piede al terreno.
  • Contatto al terreno, la metrica calcola in millisecondi il tempo di contatto al terreno. Riteniamo nei nostri test che nella versione beta sia sovrastimata, rispetto a quella reale. Probabilmente la principale delusione di tutto il sistema, ma penso che sia tutto dovuto alla nostra versione beta, anche perché il sito indica chiaramente che l’impatto debba essere pari a 160-300ms, così come abbiamo spiegato nell’articolo sulle dinamiche di corsa.
  • Punteggio impatto, in sintesi una metrica per valutare la forza dell’impatto al terreno, che dipende dal modo di correre. Più basso il punteggio, migliore sarà la vostra dinamica di corsa. Durante il mio allenamento, il punteggio si è rivelato «medio». Non ho avuto modo e tempo di approfondire le ragioni, ma di certo per neofiti è un buon strumento di misurazione.

Le informazioni sono disponibili su entrambi i piedi ed il confronto tra le due metriche equivalenti offre spunti per valutare il bilanciamento ed eventualmente i problemi di coordinamento e/o di forza.

Alla conclusione dell’allenamento, abbiamo potuto valutare tutti i dati, sia sull’iPhone, sia sul dashboard Mysensoria. Siamo rimasti piacevolmente sorpresi di ricevere un’email con la sintesi della corsa, davvero molto interessante.

il Sistema Sensoria invia una mail personalizzata alla conclusione dell’allenamento con le principali metriche di corsa

Conclusione e Prezzi

Pensiamo che Sensoria sia davvero uno strumento molto interessante, soprattutto per i podisti amatori che intendono migliorare il loro modo di correre. In particolare siamo rimasti davvero impressionati dalla possibilità di avere un coach virtuale che ci suggerisce come correre e migliorare. Sensoria è riuscita a combinare grandi capacità software (sicuramente la loro principale competenza), hardware e d’abbigliamento: siamo davvero impressionati e pensiamo che ci sia molto potenziale di sviluppo.

Rimaniamo però scettici dalla possibilità che Sensoria si sviluppi nel mercato italiano. Riteniamo che pochi podisti evoluti sarebbero disposti a portarsi il telefono con sé durante le corse. In realtà chi è interessato a dinamiche evolute corre con GPS e non con l’iPhone! Auspichiamo che l’App sia trasferita sull’Apple Watch 3, che permette di ascoltare delle voci virtuali e ha a disposizione il Bluetooth.

Sono pochissimi i podisti evoluti che corrono con il telefono e paradossalmente sono quelli interessati alle dinamiche di corsa

Infine, speriamo che si possa vedere anche una versione più leggera delle scarpe attualmente in dotazione con l’ecosistema Sensoria. Sappiamo in effetti che l’azienda di Seattle ha raggiunto un accordo con Vivobarefoot. per lo sviluppo di una scarpa minimalista che integra il sensore Core.

L’unica ragione per non comprare Sensoria… è l’ingombro del telefono. Resta comunque uno strumento per chi inizia e vuole migliorare la tecnica di corsa

Pensiamo infine che gli sviluppi Software di Sensoria siano la chiave di volta per lo sviluppo ulteriore di un ecosistema davvero promettente. La piattaforma Sensoria è il gioiello della corona e immaginiamo che possano essere «offerto» ad aziende terze per ottenere nuovi strumenti per podisti innovativi.

Le scarpe Sensoria sono pensate per chi vuole ridurre il proprio rischio d’infortunio senza essere un podista Top. Offrono protezione e discrete metriche di valutazione

Acquistare i sensori Sensoria

Come già indicato precedentemente, abbiamo avuto a disposizione una versione beta e non il modello che sarà commercializzato nei prossimi giorni. Da quanto abbiamo capito, il prezzo dell’ecosistema dovrebbe essere di 199 euro e le Sensoria Smart Shoes saranno disponibili direttamente dal sito di Sensoria.

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Solette Ares, la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/06/solette-ares-la-recensione-dettagliata.html http://therunningpitt.com/2018/06/solette-ares-la-recensione-dettagliata.html#respond Mon, 18 Jun 2018 07:00:41 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7391 Le Solette in Carbonio Ares sono state l’invenzione più dibattuta degli ultimi due anni sui social network e sui forum podistici italiani per una sola e semplice ragione. Promettono quello che molti podisti vorrebbero ottenere: correre più velocemente. Analizzando in maniera dettagliata il sito dei produttori di Cesena si capisce che esistono davvero parecchie ragioni... Read more »

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Le Solette in Carbonio Ares sono state l’invenzione più dibattuta degli ultimi due anni sui social network e sui forum podistici italiani per una sola e semplice ragione. Promettono quello che molti podisti vorrebbero ottenere: correre più velocemente. Analizzando in maniera dettagliata il sito dei produttori di Cesena si capisce che esistono davvero parecchie ragioni per giustificarne l’utilizzo ma il podista nostrano le ricorda solamente per la campagna pubblicitaria Youtube 2016 in cui si vedevano le solette piegarsi e consentire un super effetto molla con l’indicazione del potenziale miglioramento di 20 secondi a chilometro per chi le usava.

Diversi mesi fa ho comprato le solette e da buon allievo e studente ho cercato di approfondire le conoscenze sull’argomento, semplificare i concetti e descrivere le condizioni d’utilizzo e le limitazioni della tecnologia. Di seguito troverete la mia opinione personale, frutto dei miei test, sul mio modo di correre. Quanto analizzato dal sottoscritto potrebbe non essere valido per altre persone, tenuto conto del fatto che la biomeccanica di corsa è individuale.

Test Ares

Sono stati effettuati tantissimi test negli ultimi 6 mesi, sia in allenamento, sia in gara

Solette Project Ares, la recensione dettagliata

Come tutti i podisti italiani sanno, le Ares sono solette in carbonio che forniscono secondo i produttori innumerevoli vantaggi nella velocità di corsa. Potrebbe essere anche un caso di marketing perché, secondo noi, l’infelice campagna pubblicitaria ha visto molti podisti italiani conoscere il prodotto ma pochi avvicinarsi ad esso, dato che il marketing claim non appariva realistico. Le Solette Ares sono composte da un mix di carbonio, titanio e kevlar con due strati di materiali separati da silicone in memory foam. Con l’utilizzo delle Ares al posto delle solette delle scarpe tradizionali, si dovrebbe aumentare la velocità di una certa percentuale e ridurre il fabbisogno d’ossigeno. A conferma della veridicità delle affermazioni dei produttori, sono citati tre studi che descrivono in dettaglio diversi aspetti scientifici adottati nel progetto.

Ma le solette Ares aiutano davvero a correre più velocemente? Di quanto? In che condizione? Come cambia il comfort della corsa? Su quali scarpe utilizzarle? A chi le consigliereste?

Come al solito, la recensione è dettagliata, frutto di una serie di test accurati. Per guidare il lettore, l’articolo è diviso in sezioni. Vi consigliamo di leggerlo tutto d’un fiato e poi di soffermarvi sulle parti che vi interessano ad una seconda lettura.

Come disclaimer, non abbiamo ricevuto e non siamo interessati a ricevere nessun compenso per questa recensione. Pur essendo soltanto podisti amatori evoluti, le nostre conoscenze analitiche ci aiutano a diffondere in maniera semplice le nuove tecnologie, uno dei principali obiettivi del sito, oltre a permettere ai podisti di tutti i livelli di correre meglio. La filosofia del blog resta la stessa di sempre: no test, no party, non possiamo valutare analiticamente quello che non testiamo. Ogni imprecisione legata alla mancata comprensione della tecnologia Ares è frutto del tempo limitato a disposizione: nonostante le 50 ore per la preparazione dell’articolo, la nostra conoscenza è imperfetta. Ma da amanti della corsa e della tecnologia, abbiamo cercato di rappresentare al meglio pregi e difetti della tecnologia delle solette in carbonio.

https://www.instagram.com/p/BjnEOSWDxYo/

Il modello 2018 delle solette Ares sono state regolarmente comprate su Internet poco prima dell’uscita ufficiale e di seguito vi raccontiamo la nostra opinione.

Unboxing

Le solette Ares si trovano in una confezione nera, che a seconda dei casi potrebbe essere definita elegante o ingombrante. «Quando possiamo buttare questa grossa scatola?» In maniera impaziente mia moglie è da mesi che mi pone questa domanda. «Non appena finisco la recensione» è la mia risposta canonica.

La scatola Ares è davvero imponente ed elegante, con un logo ben definito

Nella parte alta della scatola si trova il logo di Ares stampato, la confezione è molto curata ed il contenuto è limitato ad un piccolo materiale d’istruzione e ovviamente alle due solette posizionate in maniera verticale. Il manuale contiene le principali avvertenze d’uso e si legge in pochi secondi.

Per infilare le solette nelle scarpe, servono semplicemente tre avvertenze:

  1. bisogna scegliere le scarpe giuste (si veda la relativa sezione scarpe)
  2. occorre estrarre le solette attualmente presenti nelle scarpe scelte. Nel caso in cui le solette fossero incollate alla scarpa, è una pessima idea sostituirle con le Ares.

    Le Solette Ares sono esteticamente simili alle solette di una scarpa tradizionale

  3. occorre andare con i piedi di piombo prima di utilizzare le solette, si veda più sotto.

Il Manuale Ares multilingue si legge in pochi secondi e contiene informazioni utili per le prime uscite di corsa

Caratteristiche generali delle solette

Le solette Ares sono state progettate con una struttura ad arco e contengono una combinazione di carbonio, titanio e kevlar per restituire (parte) dell’energia cinetica che altrimenti sarebbe persa. Lo sviluppo e produzione delle solette è realizzato completamente in Italia. Le solette sono a due strati, con silicone in memory foam nella parte centrale.

Le Solette Ares viste di profilo: si nota immediatamente il drop ed il doppio strato di materiale, a sua volta separato da silicone in Memory Foam

Esteticamente le solette sono davvero molto piacevoli, prese in mano si ha le sensazione di utilizzare qualcosa di veramente tecnologico. Appena comprata la speranza di migliorare in gara è altissima e la qualità dei materiali ci spinge a pensare che il risultato finale possa essere ottimo.

Ares solette

I designer delle solette Ares sono stati molto bravi perché sono riusciti a«copiare» il design di quelle tradizionali, pur innovando nei materiali

La scienza delle solette in Carbonio

Come descritto nei documenti di Marketing dell’azienda di Cesena: “Le nostre solette, inserite in una comune scarpa sportiva, ti permettono di migliorare drasticamente le performance. Questo perché grazie ad una speciale struttura ad arco composta da diversi strati elastici di fibra di carbonio e kevlar accumulano l’energia nella prima fase della falcata e la restituiscono nell’ultima.” A confermare quanto descritto, sono citati tre studi che corroborano la tesi secondo la quale con le solette in Carbonio ci sarebbe una migliore performance nella corsa. In particolare lo studio di Steffen Willwacher e altri su 19 podisti è molto interessante perché indica tre conclusioni:

  1. Materiali rigidi elastici, come ad esempio la fibra di carbonio, possono essere utilizzati per modificare il comportamento di piegatura dell’intersuola, facilitando o comunque alterando la biomeccanica di corsa;
  2. atleti amputati alle gambe che hanno adottato protesi di carbonio sono riusciti ad ottenere, proprio grazie alle stesse protesi, un ritorno energetico superiore al 90% dell’energia prodotta, migliorando sensibilmente l’economia di corsa.
  3. il design e lo sviluppo di scarpe da running potrebbero influenzare positivamente le prestazioni riducendo al minimo la perdita di energia più che massimizzando il rendimento energetico

Le solette aiutano a minimizzare la perdita d’energia

Soprattutto l’ultimo punto è scontato, ma val la pena sottolinearlo: per correre forte non servono scarpe con intersuola o solette in carbonio, ma il loro utilizzo consente di ridurre la perdita d’energia generata. L’ipotesi dello studio di Willwacher, confermata dall’analisi dei 19 podisti, ha indicato che l’implementazione di solette rigide in fibra di carbonio comporta uno spostamento del punto di applicazione della forza verso una direzione anteriore durante la fase di spinta della corsa. Questa conclusione è visibile chiaramente in un grafico che abbiamo allegato qui sotto. Si tenga presente che esiste sicuramente un compromesso tra rigidità e velocità di movimento della gamba.

Come l’applicazione della forza viene applicata nella fase propulsiva in funzione della tipologia di scarpe / solette. La linea nera, con le solette di carbonio è più alta per indicare una maggiore spinta anteriore. Grafico tratto dallo studio di Steffen Willwacher e altri.

Infine, soltanto 10 dei 19 soggetti hanno dimostrato un vantaggio significativo nella riduzione di perdita energetica durante gli allenamenti. E questo è confermato anche dagli studi di Nike sulle Vaporfly 4, di conseguenza potremmo affermare:

  • non tutte le solette in carbonio sono uguali;
  • non tutte le persone possono ottenere un vantaggio dal loro utilizzo, molto probabilmente la biomeccanica di corsa influenza la variazione delle performance con l’utilizzo delle solette. In particolare tallonatori e chi appoggia di mesiopiede avrà un vantaggio inferiore a chi corre sull’avampiede. Si veda però anche lo studio dell’Università del Colorado indicante una conclusione (empirica) opposta. Ma stiamo parlando di tecnologie diverse.
Ares - acquisto

Le solette in carbonio in generale e quelle Ares in particolare non sono per tutti. Ma i podisti efficienti possono trarne giovamento

Comportamento nella corsa delle solette Ares

Abbiamo provato le solette Ares per sei mesi, preferendo aspettare ad esprimere un giudizio definitivo. Abbiamo svolto parecchie sessioni d’allenamento, confrontando dati analitici di parecchie scarpe, utilizzando le principali dinamiche di corsa Stryd e Runscribe. Sappiamo comunque che i nostri test non sono stati effettuati su diverse persone, ma solo sul sottoscritto, e come indicato nella parte semi-scientifica, ci sono variazioni teoriche di risultati rispetto alla tipologia di corsa.

Adattamento alle solette Ares

Una premessa importante è che l’utilizzo delle solette richiede un periodo importante di adattamento, bisogna assolutamente prenderle con cautela per evitare degli infortuni muscolari di vario tipo. Questi infortuni chiaramente dipendono dalla vostra biomeccanica di corsa, ma il nostro suggerimento è di utilizzare le prime due settimane per un check up e per facilitare l’adattamento:

  • prima settimana a giorni alterni, solo corsa lenta e non più di dieci chilometri e nel dubbio evitate allenamenti intensi
  • seconda settimana qualche uscita con degli allunghi nella parte finale dell’uscita, limitando l’eventuale durata nel caso sentiste dolori diffusi a qualche muscolo sconosciuto.
  • A partire dalla terza settimana, procedete come nella norma, senza pensare di avere le solette. Ma il consiglio resta comunque quello di non esagerare.

Per le prime settimane, un grande consiglio che vorremmo dare al lettore è quello di non guardare né tempi, né dinamiche di corsa. L’obiettivo del primo periodo è la focalizzazione alla vostra biomeccanica di corsa. Chiaramente adottando le Solette Ares è come cambiare il modo di correre: se nei primi giorni vedete ritmi più lenti rispetto al solito, non scoraggiatevi. Nella nostra esperienza, pensiamo che anche per un amatore evoluto serva un po’ di tempo per adattarsi alle solette Ares, abbiamo preparato diversi grafici per mostrarne l’impatto e suggerire un modello di comportamento. Noi abbiamo preferito procedere con grande cautela perché non ci potevamo permettere un infortunio durante la preparazione della stagione primaverile, ma riteniamo che non ci sia un rischio ulteriore (rispetto a quello consueto) se utilizzate le solette a giorni alterni e siete un podista amatore.

Ares Adattamento

Le Solette Ares richiedono 3 settimane d’adattamento prima di poter essere utilizzate in maniera completa

Corsa lenta

Appena indossate sentirete immediatamente due effetti.

  • Effetto Molla. Se la vostra dinamica di corsa è discreta, capirete che correndo con mesopiede o avampiede, sentirete un effetto molla. Le solette vi spingeranno in avanti, con meno sforzo di quello che normalmente farete per una corsa equivalente. Ho sentito pareri discordanti dopo 30/45 minuti di corsa, ma l’unica certezza è che nei primi minuti di corsa, dopo un adeguato riscaldamento, anche di soli 5 minuti, troverete nuova linfa da queste solette che vi faranno rimbalzare in avanti: la reattività delle solette è decisamente superiore a quella di qualunque altra scarpa.
  • Effetto rigidità. A seconda della vostra capacità di propriocezione, dopo pochi minuti sentirete anche un effetto rigidità più o meno importante, a seconda della vostra condizione fisica, dal vostro modo di correre e dalla vostra biomeccanica di corsa.

Se l’effetto molla vi farà correre più rapidamente, quello di rigidità influenzerà il vostro modo di correre e nel lungo termine vi farà correre più lentamente. Quale dei due effetti dominerà? Difficile dirlo, sicuramente dipende! e proprio per questa ragione, l’azienda di Cesena vi offrirà la possibilità di testare per 30 giorni le solette prima di restituirle, nel caso in cui il vostro modo di correre non sia compatibile con le caratteristiche delle solette.

Correndo lentamente, non c’è ragione di utilizzare le Solette Ares, non avete bisogno di migliorare la prestazione ed il vostro unico obiettivo dovrebbe essere quello di recuperare dopo un allenamento intenso, sia dal punto di vista fisiologico, sia cardiovascolare, sia di quello biomeccanico. Detto ciò, se proprio vorrete utilizzare le Solette, sappiate che sicuramente ne otterrete un vantaggio rispetto alle solette tradizionali.

Corsa veloce

Non si può nascondere che in effetti le solette Ares consentono di correre più velocemente. Di quanto? Beh, dipende dalla vostra biomeccanica di corsa, anche per i test delle Nike Vaporfly 4 percento non si è calcolato un valore puntuale ma semplicemente una media rispetto agli atleti che sono stati sottoposti ai test. Nei nostri allenamenti, abbiamo utilizzato oltre 20 volte il «Fartlek Moneghetti», una delle sedute meno invasive, ma al tempo stesso allenamento indicativo della performance sulla corsa veloce (nota: si tratta di correre 20 minuti intervallati velocemente / lentamente).

Ebbene, confrontando i parametri di Velocità, di Lunghezza del passo e soprattutto di Stiffness, notiamo sulla mia biomeccanica di corsa, un miglioramento delle performance, e di conseguenza un miglior risultato.

Corsa lunga

Secondo i nostri test, una volta superata l’ora di corsa, l’aspetto legato alla rigidità delle solette ha un impatto decisamente limitante nella gestione della gara. Non ho mai corso nessun lungo con le solette, però ho provato ad utilizzarle in una maratona. In particolare alla Maratona di Anversa (quinto assoluto, primo MM45), ho notato un significativo peggioramento delle prestazioni nella seconda parte di gara. Se sulle gare corte, penso che ci sia un vantaggio significativo, probabilmente la rigidità influisce negativamente sul risultato oltre le 2 ore di corsa. Forse non ero sufficientemente allenato, forse non avevo svolto sufficienti sessioni di forza, ma alla prova dei fatti l’appoggio al terreno dopo 2 ore di gara è decisamente peggiorato. Un grafico parla più di mille parole: utilizzando Stryd si vede che il parametro di Stiffness è significativamente diminuito nella seconda parte. Ovviamente non sto dicendo che non siano utili in gare lunghe, soltanto che io non le userò nel futuro sopra i 21km. De Gustibus!

Utilizzo suggerito

Da quanto scritto precedentemente, si evince che il nostro consiglio è di utilizzare Ares in gare dai 5 ai 10 chilometri ed eventualmente, per podisti più evoluti, sulla mezza maratona. Suggeriamo di provarle anche in allenamenti di qualità ed invece di lasciarle nell’armadio nel caso di uscite lente a sensazione e per corse più lunghe. Molto probabilmente non sopporterete il lieve fastidio dell’effetto molla in uscite di rigenerazione e in gare lunghe oltre l’ora e mezza.

Aspetti da considerare delle Solette Ares

Come già indicato, la nostra opinione è positiva, ma non sono tutte rose e fiori e non vorrei che il lettore pensasse quello. A parte la performance sulla lunga distanza, riteniamo che ci siano 4 aspetti da considerare nell’utilizzo delle solette, alcuni negativi, altri non necessariamente:

  • come caratteristica, le solette proprio per la loro costruzione sono progettate indipendentemente dalle scarpe in cui saranno inserite. In particolare, le solette saranno sempre infilate sopra l’intersuola, riducendo in maniera significativa l’ammortizzazione pensata dalle scarpe stesse. Anche se le solette offrono un piccolo grado di ammortizzazione, è sicuramente inferiore a quello di qualunque scarpa che avrete provato. Di conseguenza, come già indicato, occorre un periodo di adattamento, prima dell’utilizzo. Proprio per quello parliamo di «effetto rigidità».

    Sostituire le solette tradizionali con Ares è veramente molto semplice, ammesso che le solette tradizionali non siano incollate alla scarpa

  • Le solette pesano 59 grammi sul numero 42-43, mentre quelle “tradizionali” soltanto 5-10 gr. Siccome l’aumento di peso delle scarpe ha un’influenza negativa sulla performance, è importante tenere in considerazione il peso delle scarpe prima di decidere quali indossare. Anche se è probabile che la reattività delle solette compensi il peso, occorre considerare anche quest’aspetto. Inoltre, non tutte le scarpe sono uguali, per esempio la forma di Altra è completamente diversa rispetto alle solette tradizionali. Infine per alcune scarpe, l’eccessiva reattività delle stesse, combinata con un drop basso, potrebbero provocare problemi ai vostri tendini. Nonostante la mia corsa relativamente efficiente, ho notato problemi di affaticamento. Per esempio dopo un allenamento intenso con le Salming Race, ho dovuto correre solo lentamente per evitare problemi supplementari.

    Il Peso delle Scarpe Ares è di 58-59 grammi sul numero 42.5, occorre tenerlo presente nella scelta delle scarpe

  • Il costo dell’utilizzo delle Solette è superiore a quello che normalmente un podista medio è disposto a spendere. Nonostante le solette dureranno molto più delle scarpe in cui sono inserite, stiamo parlando di un investimento di 269 euro, che non tutti sono disposti ad affrontare. Si tenga presente che l’azienda di Cesena offre comunque un servizio di «rigenerazione» delle solette dopo 1000 km, fondamentalmente al costo.
  • La rigidità eccessiva potrebbe crearvi vesciche per un utilizzo eccessivo, non necessariamente un problema… tranne durante la corsa. Per il resto c’è Compeed.

Solette Ares e Scarpe da gara

E quali scarpe da gara utilizzare? Difficile dirlo, perché vale il principio del professor Nigg dell’università di Calgary. Scegliete le scarpe che già utilizzate, sapendo che sono quelle per voi più confortevoli. Ma prima di utilizzare le solette Ares, sappiate che:

  1. le scarpe a basso drop e molto rigide potrebbero aumentare sensibilmente il vostro rischio d’infortunio, soprattutto ai tendini. Non vi consigliamo di esagerare: non ne vale davvero la pena;
  2. scarpe troppo ammortizzate o morbide probabilmente non sono “compatibili” con Ares, non ne trarrete il vantaggio cercato;
  3. scarpe con solette incollate non possono essere utilizzate per ovvie ragioni;
  4. infine, scarpe relativamente più leggere dovrebbero essere quelle maggiormente utili. In tal caso però sappiate che le solette occupano uno spazio maggiore di quelle tradizionali, quindi occorre fare alcune prove di compatibilità prima di scegliere le scarpe adatte.

In conclusione, non esiste una scarpa perfetta, noi ci siamo trovati davvero molto bene con le Altra Vanish R, proprio perché non eccessivamente rigide e con un ampio spazio anteriore e laterale. Ma altri modelli sono utili. La nostra selezione comprende le seguenti 3 scarpe, più una serie di altri modelli come alternativa:

Adidas Adios 3

L’ammortizzazione delle Adidas adios 3 Boost è fantastica, reattiva e il grip eccellente. Con le Ares il risultato è decisamente ottimo per corse veloci fino ai 10km.

Asics Dynaflyte 2

Di queste scarpe avevamo parlato nei mesi scorsi. Dynaflyte è leggera, veloce ed efficiente: tutti gli ingredienti che rendono la scarpa da corsa perfetta per essere utilizzate con le Ares.

New Balance 1400V5

Ne avevamo parlato per la recensione a Settembre 2017. Le New Balance 1400 v5 sono fantastiche con Ares, nonostante la forma leggermente stretta. Non essendo soltanto una scarpa da gara, la versione 5 delle New Balance 1400V5 è adatta anche per allenamenti intensi, ma al tempo stesso si comporterà bene in gare fino ai 10k. E per chi fosse un po’ restio alle scarpe da gara… suggeriamo come alternativa le New Balance 1500V4, pensate con allacciatura BOA.

Scarpe Alternative per essere usate con Ares

Abbiamo indicato solo le top 4 (Altra + Adidas, New Balance e Asics). Ovviamente altri modelli sono suggeriti, paradossalmente sono scarpe su cui abbiamo fatto delle recensioni dettagliate, visto che amiamo scarpe reattive ed ammortizzate:

Purtroppo/per fortuna ognuno di noi ha un piede diverso e quello che nella maggior parte dei casi potrebbe andare bene ad alcuni, potrebbe generare infortuni per altri. Il nostro suggerimento resta quello di provare le vostre scarpe attuali, prima di comprarne di nuove.

Conclusione e Prezzi

Siamo rimasti davvero sorpresi dai test effettuati durante questi sei mesi. Le Solette Ares si sono dimostrate davvero utili nel correre più velocemente, abbiamo stimato che il miglioramento della velocità sia pari al 1%-2%, con il nostro modo di correre, soprattutto sulle distanze più brevi. Non siamo intellettualmente in grado di dire se migliorino le vostre performance. Indossare Ares potrebbe migliorare i vostri risultati, ma il miglioramento non sarà di certo sensibile. Infine, la sensazione di rigidità della corsa si farà sentire sempre di più con il passaggio del tempo e quindi non suggeriamo di utilizzarle sopra i 60 minuti di corsa. Siete disposti a spendere oltre 250 euro per correre almeno 1% più velocemente nelle serali di paesi o nelle gare FIDAL? in tal caso, vi consigliamo di non pensarci due volte.

Non dimenticate però di andarci cauti: anche se la casa di Cesena indica nei documenti di marketing la riduzione degli infortuni, quest’ultimo aspetto non l’ho potuto testare. Empiricamente (per esempio leggendo Magness) cambiando la biomeccanica di corsa, nel breve periodo, gli infortuni tendono ad aumentare, non a diminuire. Ma come diceva un famoso spot degli anni ’90, «mai avuto carie in vita mia».

Ares: conclusioni

Le Solette Ares non sono per tutti e non aiutano in tutte le distanze. Ma sul breve offrono un discreto vantaggio.

Acquistare le Solette Ares

Le solette Ares sono disponibili sul sito dell’azienda di Cesena. Come già indicato precedentemente, anche a causa del prezzo (dovuto fondamentalmente al costo dei materiali in carbonio e Kevlar, oltre ai costi di progettazione) avrete 30 giorni di tempo per decidere se tenere o restituire il prodotto. Nel caso in cui vorreste comprarle, vi suggeriamo d’utilizzare il codice di sconto “PITT10“, che vi consentirà d’ottenere uno sconto del 10% sul prezzo di listino, e ci consentirà di finanziare gli acquisti di strumenti innovativi da recensire in maniera dettagliata.

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361 Spinject, la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/05/361-spinject-la-recensione-dettagliata.html http://therunningpitt.com/2018/05/361-spinject-la-recensione-dettagliata.html#respond Mon, 21 May 2018 06:30:51 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7300 Così come per le 361 Meraki, le 361 Spinject sono state introdotte a fine 2017 da 361 Degrees ma con un obiettivo diverso rispetto alle sorelle maggiori. Se per le Meraki la parola d’ordine era ammortizzazione e reattività, le 361 Spinject non soltanto offrono un comfort simile ma sono pensate anche per l’utilizzo quotidiano e nel tempo libero.... Read more »

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Così come per le 361 Meraki, le 361 Spinject sono state introdotte a fine 2017 da 361 Degrees ma con un obiettivo diverso rispetto alle sorelle maggiori. Se per le Meraki la parola d’ordine era ammortizzazione e reattività, le 361 Spinject non soltanto offrono un comfort simile ma sono pensate anche per l’utilizzo quotidiano e nel tempo libero. Oramai molte aziende di fitness si sono lanciate nello sviluppo di modelli per penetrare il mercato di «athleisure», ossia il trend fashion in cui indumenti atletici vengono indossati nella vita di tutti i giorni. Non dimentichiamoci che  l’athleisure è un mercato di $ 270 miliardi di fatturato che si stima crescerà del 30% entro il 2020. Siccome amiamo questa tipologia di prodotto, abbiamo deciso di preparare una recensione dettagliata delle 361° Spinject, la scarpa considerata dal mensile Americano Running competitor il miglior debutto del 2017.

361 Degrees Spinject, la nostra opinione

Come descritto nei documenti di marketing dell’azienda di Fujian, le Spinject sono state sviluppate «per offrire un’esperienza di corsa diversa da quella tradizionale». Nelle settimane scorse, sono stato così colpito da questo progetto innovativo che, grazie al mio consulente di scarpe Massimiliano Doria, a Ferdinando di 361Italy e Paolo di VerdePisello, ho potuto testare le Spinject.  Con diversi test e qualche allenamento intenso, in pochi giorni sono riuscito a scrivere questa recensione. Ultimamente i miei viaggi, le trasferte lavorative mi obbligano a ridurre la durata della corsa, ma allacciare le scarpe è ancora un piacere a cui per fortuna non rinuncio.

Ma in che cosa si differenziano le Spinject rispetto alle scarpe da corsa tradizionali? Che cosa le separano rispetto ai modelli 361 e a quelli della concorrenza? Sono davvero reattive e ammortizzate? A quale tipo di runner si rivolgono le Spinject? Quale durata hanno? Nel seguito abbiamo cercato di rispondere a molte domande e curiosità, soprattutto pensando a chi non ha modo di poter testare sempre gli ultimi modelli. Come al solito l’articolo si divide in sezioni, potrete premere sul link per accedere alla parte che vi interessa:

Le 361 Spinject sono state offerte gratuitamente da 361 Italy e nella recensione dettagliata vi descriviamo la nostra opinione personale.

Caratteristiche di base

Le Spinject sono scarpe neutre, appartenenti alla categoria ammortizzate, A3, con un peso dichiarato di 275/278 gr per US9. Dalle nostre misurazioni, sembrano in effetti a 275 g.

La Spinject è una scarpa decisamente comoda, più secca nella parte posteriore, più morbida in quella anteriore. La maggior parte dei podisti la troverà adeguata per correre tutti i giorni. Oltre alla tomaia in mesh, si distingue per il design molto accurato, pensato proprio per essere indossato tutto il giorno. L’altezza della scarpa è di 21 millimetri nel tallone e 13 millimetri nell’avampiede.

Così come gli altri modelli 361°, la grafica è abbastanza vistosa, con un 3 sui lati, è appariscente e con colorazioni sgargianti, anche se il modello di punta è grigio e nero.

L’intersuola è stata progettata con la solita schiuma QU!CKFOAM presente su tutta la superficie della scarpa. Dalla progettazione, sembra che sia pensata per chi tenda a correre con il tallone, mentre la corsa di avampiede e mesopiede risulta davvero confortevole. Sul tallone, il numero 3 con le scritte “Soft” e “Fast” rendono chiara le scelte di progettazione.

Caratteristiche Spinject

361 Spinject: caratteristiche. Per tutti i ritmi, ma anche per il tempo libero

Caratteristiche tecniche

Di seguito le principali caratteristiche tecniche.

  • Peso ufficiale: 275 grammi, nella versione uomo US 9
  • Drop: 8 mm
  • Altezza tallone / avampiede: 21 mm / 13 mm
  • Support: neutro
  • calzata: fasciante
  • tallone: comodo e saldo
  • mesopiede: medio
  • avampiede: medio
  • spazio delle dita: buono
  • arco plantare: medio

Estetica e forma

Le Spinject come le altre scarpe della casa cinese hanno una forma relativamente classica. La vestibilità è equivalente a quella delle principali marche americane. La struttura interna  delle Spinject è decisamente avvolgente: la parte anteriore tende a restringersi, lo spazio è relativamente limitato nonostante le dita restino comode. La scarpa è disponibile in 2 colori, Bianco/Nero/Grigio e Nere/Verdi/Gialle.

Per la prima volta per 361°, la tomaia è stata realizzata in mesh Knit e nonostante ciò, le scarpe si dimostrano comode ma al tempo stesso offrono un buon supporto. Anche a ritmi relativamente veloci, le Spinject contengono il piede al meglio, contrariamente ad altri modelli in cui il Knit rendeva la corsa più instabile. La parte in mesh Knit occupa tre quarti delle Spinject, nella zona posteriore la conchiglia consente di avvolgere al meglio il tallone. Abbiamo apprezzato la capacità di migliorare la stabilità della caviglia. Forse uno dei migliori aspetti della progettazione di questa scarpa.

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Inoltre, l’assenza di cuciture riduce il rischio d’irritazioni, tipiche in alte scarpe. D’altro canto, l’innovazione della linguetta sottile mi è sembrata vincente ma al tempo stesso rischiosa, visto che le scarpe tendono a slacciarsi più facilmente. Ovviamente opinione personale. Infine, gli inserti catarifrangenti sono davvero visibili alla sera, aspetto molto importante per chi come me corre in posti diversi e variegati.

361 Spinject: estetica e forma. Sono scarpe per tutti i ritmi ma anche adatte per il tempo libero.

Drop, intersuola e Suola

Le Spinject hanno un classico drop di 8 millimetri, che dona alla scarpa un profilo lineare. Proprio per questa scelta di progettazione e per il drop medio, le Spinject possono essere utilizzate da tutti senza dover cambiare la meccanica di corsa. Secondo me, la riduzione a 8mm (da scarpe 10mm) potrebbe essere un primo passo per chi poi voglia migliorare l’efficienza di corsa, senza mettere troppo a rischio il tendine d’Achille.

Come per le 361 Meraki, l’intersuola è stata sviluppata con la tecnologia Qu!ckfoam. L’obiettivo di progettazione di 361° è di mantenere il più a lungo possibile forma e ammortizzazione. Dal punto di vista ingegneristico, sono stati aggiunti tre strati di supporto, l’EVA classico, e due strati di Qu!ckfoam. Chiaramente per chi è interessato alla performance, è una scelta irrilevante, ma per una scarpa volta contemporaneamente alla performance e all’athleisure, è una decisione corretta.  La tecnologia Qu!ckfoam ha il vantaggio di rendere la scarpa molto performante, ma per alcuni manca un po’ di morbidezza rispetto ad altri modelli. Ma nella vita non si può avere tutto.

Drop e intersuola Spinject

Intersuola QU!KFOAM della 361 Spinject aiutano ammortizzazione e reattività

Le tecnologie adottate da 361°  per questa calzatura sono:

QU!KFOAM

Abbiamo già descritto la tecnologia QU!KFOAM nella recensione delle 361 Meraki: la soletta interna e l’intersuola sono a strati, con l’aggiunta di uno strato di EVA per dare stabilità alla calzatura. In sintesi è un sistema a livelli per ottenere un risultato combinato ammortizzazione, reattività e comodità.

Fitz-Rite

E’ la struttura della tomaia, interna ed esterna, che avvolge il piede in maniera completa per ridurre i movimenti non necessari alla spinta e per fasciare al meglio.

QU!K Spine

E’ un inserto in fibra di carbonio, affondato nell’intersuola che aggiunge struttura al mesopiede:  implementa la stabilità, controlla la torsione e dona più reattività della scarpa.

QU!K Flex 4foot

E’ la mescola specifica della suola nella zona dell’avampiede che genera una transizione naturale e bilanciata e aumenta il grip col suolo per una migliore accelerazione.

Pressure Free Tongue

La linguetta è progettata e disegnata per aumentare il comfort, aiutando la sensazione «scarpa tutt’uno col piede», e per prevenire irritazioni al collo del piede.

Comportamento nella corsa

La scelta di progettazione delle Spinject sembra abbia pagato. Le Spinject rendono il modo di correre davvero fluido, l’intersuola QU!CKFOAM a lunghezza intera consente di concentrarsi sulla corsa, l’appoggio al terreno è davvero stabile. Anche la suola Quickflex 4 Foot è stata progettata per supportare il naturale movimento del piede. La Spinject in sintesi è una scarpa davvero versatile.

Suola 361 Spinject

Le Spinject attraggono in parte sassolini, ma offrono un ottimo grip su qualunque terreno sterrato (non trail)

Corsa lenta. Le Spinject in una corsa lenta danno il meglio di sé, visto che offrono grandi capacità d’ammortizzazione ed una buona comodità, nonostante la parte anteriore del piede abbastanza stretto. La sensazione che non abbiamo provato in altre scarpe è la falcata molto fluida, la capacità ad ogni passo di correre in maniera omogenea. Nonostante le Spinject siano parecchio reattive, l’ammortizzazione è buona, pur non essendoci la sensazione di cuscino. Se cercate la morbidezza, andate altrove, ma sappiate che con questo modello l’appoggio è perfetto. Il battistrada lavora molto bene anche sullo sterrato e  non scivola. Purtroppo abbiamo trovato qualche sassolino dopo poche corse, ma si riescono a togliere con poca difficoltà. Anche se è pensata per correre in strada, la stabilità delle Spinject oltre la buona aderenza permette l’utilizzo su una varietà eterogenea di terreni.

Corsa Veloce. Nonostante il peso relativamente elevato (275 gr, ma tutto è relativo!), le Spinject possono permettervi di correre velocemente, se siete ben allenati. A differenza di altri modelli, nonostante l’ammortizzazione, vedrete che le Spinject vi faranno sentire le gambe reattive. Il QU!CKFOAM si comporta in maniera eccellente e consente di gestire anche ritmi più elevati, senza necessariamente essere instabile.

Corsa Lunga. Anche in questo caso, siamo rimasti sorpresi della grande polivalenza delle Spinject, non soltanto perché il posizionamento della conchiglia leggermente più esteso rispetto ad altre scarpe consente un atterraggio ancora più stabile nella parte posteriore. Siamo rimasti impressionati in particolare dalla stabilità e reattività della suola sia durante i lunghi sia nelle variazioni.

Spinject e tipo di corsa

Le Spinject hanno una tipologia di corsa relativamente diversa rispetto alle scarpe finora provate. Il peso (relativamente) limitato e il tallone più rigido le rendono uniche per correre a tutti i livelli

 

A chi sono adatte

Come descritto nei documenti di marketing, «questa scarpa è stata pensata per l’ utilizzo dai runner più veloci e performanti a tutti coloro che vogliono solo una scarpa leggera e comoda per uscire a fare jogging». Ed in effetti concordiamo sul fatto che le Spinject siano state pensate per far correre i podisti di tutti i livelli.

Sono comode, ammortizzate il giusto, abbastanza leggere e reattive. Sono scarpe da alti chilometraggi e proteggono il piede a dovere. Non abbiamo trovato un allenamento in cui non consigliare le Spinject: soprattutto per chi possiede un solo paio di scarpe, questo modello sembra ideale. Anche in caso di viaggio di lavoro, avere un paio di Spinject potrebbe essere la soluzione per ridurre l’ingombro del bagaglio.

La Spinject rappresenta un’ottima scarpa per tutti i livelli di podisti ma anche per il tempo libero

Durata

Uno degli aspetti più dibattuti delle nostre recensioni è la durata delle scarpe. Purtroppo è difficile giudicare senza averle testate per 3-4 mesi. Una cosa è certa: visto che le Spinject possono essere tranquillamente utilizzate come scarpe da passeggio, il suggerimento è quello di evitare che vengano utilizzate oltre un certo limite. La buona qualità dei materiali, la struttura assolutamente solida ci consentono di affermare che la scarpa abbia ottimi riscontri almeno fino a 500-600 km. Ci potrebbe essere una rottura sulla parte anteriore, visto l’utilizzo del mesh Knit. Ma il nostro è soltanto un suggerimento di massima, affidatevi alle sensazioni e al feeling che la scarpa continuerà a darvi prima di decidere la rottamazione.

Conclusione, prezzi ed acquisti

Il 361 Spinject è una dimostrazione che la giusta progettazione di una scarpa da corsa può portare, pur partendo da zero, alla realizzazione di un modello eccellente. L’intersuola QU!CKFOAM combinata con la Suola Qu!ckFlex e la bellissima tomaia rendono le Spinject tra le scarpe più versatili del mercato. Nonostante un peso non proprio piuma, l’intersuola reattiva e la quantità di materiale impiegato permettono di correre a tutti i ritmi. Se la versione Spinject 2 sarà leggermente più leggera, probabilmente diventerà la scarpa che utilizzerò per i miei lenti e i lunghi.

Il prezzo delle 361° Spinject è sicuramente ottimo. Anche se non esistono vere promozione via internet, a 109 € troverete una scarpa unica ed un’offerta rara. E’ chiaro che modelli più popolari si trovano a meno, ma non escludiamo che una seconda versione di questa scarpa possa fare breccia sul mercato italiano.

Per acquistare, vi consigliamo alcuni dei possibili siti da monitorare:

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361 Degrees Meraki: la recensione dettagliata http://therunningpitt.com/2018/05/361-meraki-recensione.html http://therunningpitt.com/2018/05/361-meraki-recensione.html#respond Fri, 18 May 2018 07:00:51 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7279 Le 361 Meraki sono state introdotte a fine 2017 da 361 Degrees , l’azienda di fitness fondata 15 anni fa nella provincia cinese di Fujian. Con una promessa di marketing di comfort, ammortizzazione e reattività, le Meraki sono le scarpe più democratiche dell’azienda. Ne abbiamo parlato questa settimana descrivendo la «cinquina magica» di 361 Europa, destinata a concorrere... Read more »

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Le 361 Meraki sono state introdotte a fine 2017 da 361 Degrees , l’azienda di fitness fondata 15 anni fa nella provincia cinese di Fujian. Con una promessa di marketing di comfort, ammortizzazione e reattività, le Meraki sono le scarpe più democratiche dell’azienda. Ne abbiamo parlato questa settimana descrivendo la «cinquina magica» di 361 Europa, destinata a concorrere con i brand più prestigiosi. Continuiamo con le nostre recensioni sulle scarpe da running e grazie ai test di Massimiliano Doria, andiamo alla scoperta di questa scarpa.

361 Degrees MERAKI, la nostra opinione

361 gradi, ovvero “One Degree Beyond”, un grado oltre. Iniziamo parlando di 361, l’azienda cinese che da qualche anno è entrata sul mercato italiano offrendo prodotti di qualità per i podisti nostrani. 361° evidenzia direttamente col proprio nome l’impegno e il supporto verso i proprio atleti. 361° comunica  prepotentemente il potenziale dei propri prodotti garantendo che possono superare le nostre aspettative e darci quel grado in più per andare oltre.

Lo slogan è indubbiamente molto bello e sicuramente ben studiato a livello di marketing. Aggiungiamoci, la buona politica pubblicitaria con Social e Ambassadors, un bel sito e condiamo il tutto con scarpe belle da vedere e con materiali di qualità. Che sia la ricetta vincente per il nostro mercato? La domanda è ampia e non sono certo io un esperto per poter rispondere (Massi Milani sicuramente potrà darvi maggiori delucidazioni), certo è che negli ultimi mesi, di scarpe 361° se ne vedono sempre di più ai piedi dei podisti italiani.

Grazie a Ferdinando di 361Italy e Paolo di VerdePisello, ho avuto l’opportunità di testare il modello Meraki e finalmente di sperimentare l’esperienza “One Degree Beyond” e scrivere per voi la mia recensione.

Quindi come si pongono le Meraki rispetto ai modelli concorrenti? Sono davvero reattive e ammortizzate? A quale tipo di runner si rivolge questo modello? Queste e altre sono le domande che ci siamo posti e alle quali abbiamo cercato di dare una risposta nella recensione. Come al solito l’articolo si divide in sezioni, potrete premere sul link per accedere alla parte che vi interessa:

Le 361 Meraki sono state offerte gratuitamente da 361 Italy e di seguito vi raccontiamo la nostra opinione.

Caratteristiche di base

Le Meraki (dal greco “fatto col cuore”) sono scarpe neutre, appartenenti alla categoria ammortizzate, A3, con un peso dichiarato di 289 gr per US9.

Calzano comode, ma con un avampiede filante (più stretto di Brooks/Mizuno) e la tomaia è ben avvolgente dando la sensazione di stabilità e di comfort. La grafica è abbastanza vistosa, con un 3 sui lati appariscente e con colorazioni che saltano molto all’occhio.

La qualità dei materiali, al tatto, è molto buona: morbida la conchiglia del tallone, ben fatta la linguetta, la suola strutturata al punto giusto e con un bel battistrada. Pregevoli anche le finestre inferiori che permettono di intravedere l’inserto QU!K Spine in fibra di carbonio affogato nell’intersuola.

Le 361 Meraki sono pensate per correre a lungo, molto ammortizzate. La mescola Qu!kfoam facilita l’ammortizzazione.

Caratteristiche tecniche

Di seguito le principali caratteristiche tecniche.

  • Peso ufficiale: 289 grammi, nella versione uomo US 9 (forse sovrastimato)
  • Drop: 9 mm
  • Altezza tallone / avanpiede: 21mm / 12 mm
  • Support: neutro
  • calzata: fasciante
  • tallone: comodo e saldo
  • mesopiede: medio
  • avampiede: medio
  • spazio delle dita: sufficiente
  • arco plantare: medio-basso

Estetica e forma

Le Meraki hanno un’estetica e una forma abbastanza classica con una buona dose di suola e una tomaia dai colori sgargianti. Sono filanti e snelle nell’avampiede senza però risultare troppo strette. L’impronta a terra è ampia con totale appoggio della suola, senza archi o superfici “non bagnate”.

Di profilo le scarpe dimostrano le potenzialità di ammortizzazione e, prendendole in mano, la leggerezza e flessibilità danno adito a velleità di passi più veloci.

361 Meraki Forma

Le 361 Meraki sono filanti ed avvolgenti.

Drop, intersuola e Suola

Le Meraki hanno un drop di 9 millimetri, che dona alla scarpa un profilo lineare e che mi ha subito intrigato, discostandosi dai canonici 8mm o 10mm di praticamente tutte le scarpe che ho utilizzato.

Intersuola 361 Meraki

I 3 layer di suola QU!KFOAM della 361 Meraki aiutano l’ammortizzazione e reattività

Le tecnologie adottate da 361°  per questa calzatura sono:

QU!KFOAM

La tecnologia QU!KFOAM forma le mescole delle soletta interna e dell’intersuola, lungo tutta la lunghezza della scarpa. Nella soletta il QU!KFOAM è dedicato al comfort mentre nell’intersuola all’ammortizzazione. Un ulteriore layer finale è invece in EVA per dare alla calzatura la stabilità necessaria. E’ dunque un sistema a strati atto che lavora in sinergia, formato da layers a diverse e specifiche densità, per ottenere un risultato massimizzato in termini di ammortizzazione, reattività e comodità.

Fitz-Rite

E’ la struttura della tomaia, interna ed esterna, che avvolge il piede in maniera completa per ridurre i movimenti non necessari alla spinta e per fasciare al meglio.

QU!K Spine

E’ un inserto in fibra di carbonio, affondato nell’intersuola che aggiunge struttura al mesopiede:  implementa la stabilità, controlla la torsione e dona più reattività della scarpa.

QU!K Flex

E’ la mescola specifica della suola nella zona dell’avampiede che genera una transizione naturale e bilanciata e aumenta il grip col suolo per una migliore accelerazione.

Pressure Free Tongue

La linguetta è progettata e disegnata per aumentare il comfort, aiutando la sensazione «scarpa tutt’uno col piede», e per prevenire irritazioni al collo del piede. Visivamente è più lunga dello standard, morbida e con sezione variabile.

Classificazione delle Meraki

Le Meraki sono senza dubbio delle A3. Comode, ammortizzate e protettive, ma con un pizzico di reattività che ne aumentano leggermente il range di utilizzo. Sono quindi pensate per l’allenamento quotidiano, per le sessioni lunghe e per alti chilometraggi,  proteggendo e preservando il podista da infortuni.

Comportamento nella corsa

Già la scatola mi è piaciuta: sobria in cartone naturale e solida: i dettagli contano! Come già accennato, a prima vista l’impatto è buono, le scarpe sono pregevoli e i materiali risultano subito di qualità. Indossandole e utilizzando il solito US 11 (come Brooks, Mizuno e Nike), le ho trovate un filo più lunghe ma la stessa numerazione è per me necessaria essendo 361° più strette sull’avampiede. La scelta è stata azzeccata, in quanto comunque la scarpa è molto fasciante e stabile sul tallone. Risultano quindi comode e ben salde.

Uscendoci per una corsa rigenerante ho subito apprezzato le doti di ammortizzazione e comfort. La scarpa da’ veramente l’idea di protezione e nello stesso tempo il peso limitato rende la falcata naturale, senza la sensazione di “affondare”, che a volte si avverte con scarpe più morbide.

La fase di spinta è molto stabile, il carbonio si sente, e il grip è veramente alto. Il battistrada lavora molto bene anche sullo sterrato, non scivola e la mancanza di grandi intagli evita il fastidioso saltuario incastro di sassolini (comune con altri marchi).

Andando invece a passi più svelti e portando il GPS attorno a 4’15” al chilometro, la scarpa reagisce molto bene. La transizione è fluida e la discreta dose di reattività si fa sentire. Il grip ancora è al top dimostrando la validità del QU!K Flex. Come nota negativa devo dire che personalmente la linguetta inizia a dare fastidio perché, essendo un po’ più lunga, interferisce con il movimento di rullata del piede. Ovviamente è un fastidio che non compromette la velocità di corsa, ma comunque si fa sentire. Per evitarlo/limitarlo consiglio delle calze molto corte in modo da avere la linguetta direttamente a contatto della pelle: la linguetta è veramente morbidissima e non ci sono pericoli di irritazioni per sfregamento. In ogni caso è una sensazione personale.

Il giudizio generale è comunque di scarpa comoda, ben strutturata, ammortizzata il giusto e con un pizzico di reattività senza essere troppo secca. Se parlassimo di vini, in particolare spumanti, le Meraki sarebbero un Extra dry. Non sono secche come le Mizuno Wave Rider 21, il brut, e nemmeno morbide come le Brooks Ghost, il dry, ma si pongono in un limbo intermedio che accontenta moltissimi.

La scorsa domenica ho utilizzato le Meraki anche in gara, in un percorso misto con asfalto/sterrato/sentieri in una gara locale, e sono rimasto positivamente colpito dalla grandissima stabilità della scarpa che si è comportata egregiamente anche sui single-track con sassi e radici. Sullo sterrato, come già detto, è precisa, comoda e anche a passi da 4’/km risponde molto bene: reattiva e perfetta in transizione.

361 Meraki, comportamento nella corsa

Le Meraki hanno un’ammortizzazione perfetta, protezione e peso limitato per una falcata naturale. Ottimo grip anche su sterrato

Nella parte asfaltata, la più veloce, ho invece intravisto un po’ il limite di utilizzo delle Meraki. Intorno ai 3’50”/Km ho avvertito una rigidità eccessiva nel mesopiede, credo dovuto alla piastra di carbonio, che limita la fase di spinta quando si corre esclusivamente di avampiede. In ogni caso, avendo concluso 5° assoluto, non posso lamentarmi e anzi posso dire che le Meraki si dimostrate molto valide e anzi, a volte, veramente eccezionali.

A chi sono adatte

Sono scarpe versatili che si adattano a molti ritmi e quindi a parecchi runner.

Sono comode, ammortizzate il giusto, abbastanza leggere e reattive. Sono scarpe da alti chilometraggi e proteggono il piede a dovere. Pensate quindi per i lunghi, ma anche per le corse lente, rigenerati di tutti i giorni. Grazie alla tecnologia della suola e alla discreta reattività diventano fruibili anche a passi svelti e medi il che le rende scarpe adatte ad un utilizzo a 360°… anzi… 361°!

L’unico limite, secondo me, e per passi più veloci dove le Meraki possono diventare non ottimali a seconda della meccanica di corsa del podista… In ogni caso, per andare più forte di 3’45”/km credo che in ogni caso la vostra scelta ricada su altro e che sicuramente anche 361° non abbia pensato a Meraki per tale range, sfornando appositamente il modello Spinject di cui ci parlerà Massi Milani prossimamente.

Se per amore o necessità correte spesso su strade sterrate, se vi allenate spesso tra i 5’00”/Km e i 4’00”/Km vi consiglio vivamente di prendere in considerazione le Meraki come prossime scarpe, vi stupiranno.

361 Meraki, valutazione

La Meraki rappresenta un’ottima scarpa per tutti i livelli di podisti. La distribuzione limitata per ora limita le offerte

Durata

Pur essendo la durata molto personale e relativa, la buona struttura e le caratteristiche delle Meraki porteranno in sicurezza il chilometraggio fino ai canonici 600-800 Km. Oltre tale distanza, come al solito, affidatevi alle sensazioni e al feeling che la scarpa continuerà a darvi.

Prezzi e approfondimenti

Il prezzo è in linea con la concorrenza, anche se purtroppo la diffusione del marchio è limitata e quindi è raro trovare delle offerte in rete. Il listino parla di 134.99€ e purtroppo è quasi sempre l’importo da pagare fatto che le rende un filo più care di altri marchi concorrenti.

Per acquistare, vi consigliamo alcuni dei possibili siti da monitorare:

 

L'articolo 361 Degrees Meraki: la recensione dettagliata proviene da The Running Pitt.

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http://therunningpitt.com/2018/05/361-meraki-recensione.html/feed 0
Quindici mesi da ASICSFrontRunner, dodici modelli di scarpe ASICS http://therunningpitt.com/2018/05/quindici-mesi-da-asicsfrontrunner-dodici-modelli-di-scarpe-asics.html http://therunningpitt.com/2018/05/quindici-mesi-da-asicsfrontrunner-dodici-modelli-di-scarpe-asics.html#respond Thu, 17 May 2018 08:04:44 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7329 Oltre un anno da ASICS FrontRunner, ed ecco finalmente l’elenco di TUTTI i modelli di scarpe ricevuti e (quasi tutti) testati a fondo. Li metto in ordine in base al tipo di utilizzo, dal modello più “veloce” a quello più “lento”, anche se sappiamo tutti che un atleta veloce con ai piedi una scarpa da... Read more »

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Oltre un anno da ASICS FrontRunner, ed ecco finalmente l’elenco di TUTTI i modelli di scarpe ricevuti e (quasi tutti) testati a fondo. Li metto in ordine in base al tipo di utilizzo, dal modello più “veloce” a quello più “lento”, anche se sappiamo tutti che un atleta veloce con ai piedi una scarpa da allenamento arriverà sempre prima di un atleta lento ma con ai piedi un modello da gara…
Cliccate sul nome della scarpa per andare sulla pagina dedicata sul sito ufficiale ASICS, con tutti i dettagli tecnici!

ASICS – Modelli Fast Running

GEL-451
Purtroppo non sono ancora riuscito a provarle, essendo arrivate nel periodo “sfortunato” a causa del tendine di Achille. Spero tra qualche settimana di farle esordire in pista, magari iniziando con dei semplici allunghi. Le ho quindi solo tenute ai piedi in giro per casa. Al primo impatto è una scarpa creata esclusivamente per spingere, ideale quindi negli allenamenti intervallati e nelle gare corte (direi dai 10 km in giù). L’utilizzo del BOA System (lo descrivo qui nel dettaglio) per la chiusura al posto dei lacci permette di ottenere una calzata veramente avvolgente, rendendo la scarpa un tutt’uno con il piede. La comodità viene messa giustamente in secondo piano, qui si tratta d’infilare le scarpe e correre più velocemente che si può!

GEL-DS Racer 11
Non sono più in produzione, sostituite dalle nuovissime Tartherzeal 6. Qui la mia recensione. Direi perfette per gli allenamenti veloci e per le gare, personalmente non andrei oltre la mezza maratona, anche perché sopra i 3’30” mi sembrano quasi sprecate.

GEL-DS Trainer 22
Le ho utilizzate alla Firenze Marathon 2017 e alla London Marathon di quasi quattro settimane fa. Sono praticamente delle GEL-DS Racer 11 con un pizzico di ammortizzazione e qualche millimetro (10 invece di 8) di drop in più, entrambi aspetti che vengono in aiuto quando magari l’efficienza di corsa cala, quindi perfette anche nelle gare più lunghe, fino alla maratona. La suola è identica alle Racer, assolutamente fantastica anche sull’asfalto bagnato! Da poco è uscita la versione 23.

Noosa FF (dismesse a 550 km)
Qui la mia recensione. Classico differenziale di 10 mm, intersula in FlyteFoam, GEL nel retropiede, ma avampiede scarico e reattivo. Un altro modello veloce, ma adatto anche a ritmi più “tranquilli”: spingendo meno, l’ammortizzazione si sente maggiormente che nei modelli descritti sopra. Da poco è uscita le versione 2.

RoadHawk FF (due paia ricevute)
Scarpa particolare, la uso spesso negli allenamenti veloci, l’ho usata anche in gara, in una mezza maratona. Drop di 8 mm, ma più ammortizzata dei modelli qui sopra, con una tomaia più morbida che rende la scarpa più comoda e meno (passatemi il termine) “precisa” rispetto ai normali modelli da gara o allenamento veloce. Qui la mia recensione.

DynaFlyte (dismesse a 500 km) e DynaFlyte 2
Il modello jolly: perfetto se viaggiate spesso (o quando andate in vacanza) e dovete portarvi un unico paio per fare tutto, dalle ripetute alle uscite di recupero. Il meglio infatti lo dà secondo me nei lunghi in progressione o con variazioni di ritmo, appunto per la grande versatilità a velocità diverse. La seconda versione (qui la mia recensione) ha corretto quei pochi dettagli che nella prima avevo segnalato come migliorabili.

Dynamis
Anche questo lo definirei un modello “particolare”, non solo per il sistema di allacciatura micrometrica BOA System: la suola risulta rigida e reattiva (drop di 8 mm), mentre la tomaia è molto morbida e il peso leggermente superiore agli altri modelli. Sono una sorta di ibrido tra un modello per spingere (suola) e uno per andare tranquilli (tomaia e peso). Qui la mia recensione.

ASICS – Modelli Road Running

GEL-Nimbus 20
Uno dei modelli più famosi, tra i più usati non solo in casa ASICS, ma in assoluto! Qui la comodità e l’ammortizzazione sono protagonisti. Via libera quindi a lunghi chilometraggi e a ritmi più rilassati, ma nulla vieta di spingere un po’ di più. Certo, non le definirei scarpe_da_ripetute, ma se a fine lunghissimo vi viene voglia di fare un chilometro a tutta, la calzata avvolgente e l’intersula in FlyteFoam vi asseconderanno!

GEL-Cumulus 19
Meno ammortizzata e meno “comoda” della Nimbus 20, con una risposta leggermente più secca e reattiva. Piccole differenze per permettere a ogni podista di trovare il modello che più si sposa alle proprie caratteristiche individuali. Qui la mia recensione.

ASICS – Modelli Trail Running

Recentemente mi hanno mandato le Gecko XT e le Alpine XT.

Sono entrambi modelli leggeri per trail non troppo lunghi. Le prime hanno l’intersula in FlyteFoam e la suola in GeckoTrac, una mescola particolarmente performante sul bagnato, dicono addirittura rivoluzionaria quando si tratta di correre su pietre bagnate.
Le seconde sono meno tecniche, l’azienda le consiglia per trail urbani o per tratti fuori strada non troppo impegnativi. Entrambi i modelli hanno un differenziale di 6 mm.
Le prime le lascerò in montagna a Sappada, le seconde qui in città: saranno perfette per lo sterrato della lunga ciclabile che passa sopra casa mia!

Per gli acquisti

ASICS da uomo sul sito ASICS ufficiale
ASICS da donna sul sito ASICS ufficiale

ASICS da uomo su Running Warehouse
ASICS da donna su Running Warehouse

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361 Running Italia, una sintesi delle scarpe da corsa http://therunningpitt.com/2018/05/361-running-italia-una-sintesi.html http://therunningpitt.com/2018/05/361-running-italia-una-sintesi.html#respond Mon, 14 May 2018 15:16:06 +0000 http://therunningpitt.com/?p=7317 Se avete ancora in mente qualche immagine delle Olimpiadi di Rio del 2016, forse ricorderete che sulle scarpe di tutto lo staff e dei volontari, spiccava un bel “3”. È stato uno dei grandi passi di “361° – One Degree Beyond” che piano piano sta guadagnando una fetta sempre più ampia anche nel mercato del... Read more »

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Se avete ancora in mente qualche immagine delle Olimpiadi di Rio del 2016, forse ricorderete che sulle scarpe di tutto lo staff e dei volontari, spiccava un bel “3”. È stato uno dei grandi passi di “361° – One Degree Beyond” che piano piano sta guadagnando una fetta sempre più ampia anche nel mercato del running.

Scarpe 361, l’azienda e i principali modelli

Ma esattamente, qual è la storia dell’azienda? Che modelli di scarpe si stanno affacciando sul nostro panorama podistico? Quali consigliate?

361 – One Degree Beyond

L’azienda nasce in Cina nel 2002, e il brand  361°, lanciato nel 2004, rappresenta la professionalità a 360° dell’azienda con in più un grado extra per l’innovazione e la creatività. Dal punto di vista degli atleti, la casa cinese traduce il tutto come la possibilità di andare oltre le proprie aspettative, grazie ai loro prodotti. Al momento 361° è una multinazionale con sedi in Cina, Europa, Nord America e Brasile e dal 2010 veste le maggiori nazionali cinesi di vari sport.

In Italia, dal 2016, l’azienda cinese ha iniziato a introdursi nel mercato delle scarpe da running e dallo scorso anno, grazie a nuovi modelli di scarpe molto validi, ha compiuto un passo importante e iniziato a guadagnare maggior visibilità. Ne parleremo più in dettaglio nelle prossime recensioni.

361 – Modelli

Scarpe 361, la cinquina magica della casa cinese.

La tecnologia principale di 361° è il QU!KFOAM, una suola composta da tre layer che lavorano in sinergia ottimizzando ammortizzazione, comodità e reattività. Questa mescola è presente in tutti i modelli di scarpe da running e il loro product range è in grado di soddisfare ogni tipo di podista.

Vediamo in breve la loro «cinquina perfetta», partendo dalla più ammortizzata e finendo con la più performante:

  • SENSATION 3: Con un drop di 9 mm e un peso di 278gr, è una scarpa protettiva e ammortizzata del catalogo. Ha anche un inserto per aumentare la stabilità per i pronatori e si pone come la scarpa per alti chilometraggi e passi medio/lenti anche per podisti pesanti
  • MERAKI: Manteniamo il drop a 9mm e aumentiamo leggermente la reattività di una A3 ed ecco Meraki. Una scarpa adatta a lenti, alti chilometraggi ma che non disdegna qualche medio e qualche passo più svelto
  • SPINJECT: Il confine tra A2 e A3 diventa molto sottile. Il drop scende a 8mm che nonostante un peso di 278gr dona maggior reattività a questa scarpa che si pone come protagonista del settore “tutto-fare” delle calzature da running
  • KgM2: Iniziamo a fare sul serio! Questa scarpa dà il via al settore racing e rappresenta la generazione 361° per le gare di medio chilometraggio: 10 Km, Mezza Maratona e Triathlon. Ha un peso di 241gr e drop 9mm
  • CHASER: il nome la dice già lunga. Una scarpa che ci sfida a migliorare le nostre performance. È leggera, 232gr, e affilata con 8 mm di Drop. Per i podisti più veloci che cercano la velocità!

No Test, No Party

Come sapete, qui a TheRunningPitt prima testiamo e poi parliamo. Dopo queste breve introduzione, analizzeremo in modo approfondito e nel dettaglio i modelli 361° One Degree Beyond per darvi un riscontro competo di queste calzature che, siamo certi, vedrete sempre più spesso ai piedi dei podisti italiani. Stay tuned!

Per chi fosse curioso, nel link allegato indichiamo la lista dei negozi 361.

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