New York City Marathon 2017, il racconto

New York City Marathon 2017

La maratona di New York rappresenta per molti podisti italiani sia un punto di partenza che uno d’arrivo. Per me è stata una grande opportunità di divertimento per quarantotto ore e la possibilità di rispolverare vecchi ricordi di quando ero un “giovane” studente, quindici anni fa a New York City.

Sono in grande ritardo con la pubblicazione di parecchie recensioni, tra cui un paio di scarpe oltre a Compex Runner. Ho inoltre appena preparato in maniera dettagliata la recensione del Garmin Forerunner 235, ma non potevo esimermi dal raccontare velocemente le mie impressioni a caldo, raccontando la mia brevissima esperienza a New York. Cinque voli dopo quello del ritorno a casa, ecco il racconto di come è andata a finire la mia maratona di New York, 2h33’15”, 53° assoluto e 1° MM45, prestazione che mi ha dato maggiore visibilità del solito, nonostante il cronometro (e la potenza della corsa) al di sotto delle (mie) attese.

Maratona di New York, il racconto della vittoria di categoria

Ma come mai hai scelto la maratona di New York, con quel percorso così difficile, se eri in forma? Come ti sei preparato? Puoi postare e commentare le dinamiche di corsa? Se per il podista medio rappresenta la meta preferita e per l’amatore un traguardo da raggiungere, per me New York è molto di più, perché ho studiato Management oltreoceano, imparando a vedere le cose con altre prospettive. Ma quella è tutta un’altra storia. I giorni successivi alla competizione del 5 novembre, sono stato contattato da amici e conoscenti per rispondere ad alcune domande sulla gara. Non avendo avuto tempo di scrivere individualmente, ho pensato di dedicare questo spazio per raccontare il mio breve viaggio nella Grande Mela.

Per la mia trasferta americana è stato pianificato tutto in dettaglio: acquisto pettorale a febbraio, partecipazione al concorso di New Balance da aprile a settembre, prenotazione non vincolante di hotel e volo, con la speranza di essere scelto da New Balance come testimonial della manifestazione. Speranza vana: l’azienda di Boston ha preferito altri atleti. Peccato non essere stato considerato all’altezza. Mi hanno votato in tantissimi, ma la mia costanza negli allenamenti non ha compensato la poca presenza social. Su quest’ultima parte sto lavorando per migliorare e da poco ho aperto una pagina personale Facebook per dare consigli di corsa ai meno esperti o semplicemente per discutere di tecnologia.

E la maratona di New York? Iniziamo come al solito dagli obiettivi. Si noti che le foto e le infografiche di questo articolo sono state estratte da Garmin Connect, da Stryd e da Podistinet.

La maratona di New York 2017: obiettivi e preparazione

Avevo parecchie aspettative da questa gara, con obiettivi ambiziosi e una preparazione diversa da solito. Vediamo cosa è cambiato rispetto al solito.

Miei obiettivi: migliorare la forza

Durante le vacanze estive ho avuto più tempo per leggere, studiare, approfondire e capire come cercare di migliorare il mio modo di correre. Il libro di Carlo Buzzichelli sulla periodizzazione della forza, l’incontro con Andrea Sguinzi mi hanno aperto nuovi orizzonti. Penso che a quarantacinque anni sia giusto cambiare la preparazione: tutto sommato, diventare un atleta completo è sempre stato il mio obiettivo, da quando ho iniziato a correre. Ora però devo riuscire a far coincidere la mia vita complessa con gli allenamenti e per questo sulla corsa ho chiesto aiuto ad Andrea di Running4you.

New York City Marathon 2017Miei obiettivi. Sapendo di essere in buona forma, ma al tempo stesso conoscendo il fatto che sarebbe stato impossibile migliorare il mio personale di 2h29’07” di Parigi in un percorso ostico come New York, ho pensato di inserire degli allenamenti di forza nella preparazione della maratona. Come descritto in vari articoli sulle dinamiche di corsa e nei resoconti delle gare, penso che l’unico modo di ridurre il decadimento della prestazione con il passare dei chilometri, sia quello di migliorare la mia forza. Per fortuna, il mio livello di forza è basso, quindi dovrei avere qualche margine di miglioramento. Analizzando il cruscotto informativo Stryd si nota chiaramente che la forza è il mio vero punto debole nella corsa, dato che ho già sensibilmente migliorato la biomeccanica di corsa negli ultimi diciotto mesi.

Preparazione: troppi viaggi

La preparazione si è svolta discretamente, ma i troppi viaggi nei quattro mesi di preparazione mi hanno impedito di correre intensamente. Ho preferito come al solito la quantità alla qualità: da luglio a fine ottobre Detroit, Mosca, Stoccarda, Varsavia, tante volte Anversa, oltre alla meritata vacanza al caldo della Sardegna, hanno limitato le mie sedute intense. Ho sbagliato? Mah, provare per credere. Inoltre, in posti sconosciuti o città troppo caotiche ho preferito correre sul tapis roulant. Per la prima volta ho corso il doppio lungo: venerdì 30 km sul tapis roulant a 3’50” al km, domenica (dopo viaggio intercontinentale) ancora 30 km a 4’07”. Contrariamente rispetto al solito, nessun test pre-maratona, a posteriori penso sia stato un errore strategico.

Compex Runner

Ho inoltre utilizzato per tutta la preparazione il Compex Runner, strumento pensato per noi podisti, non solo per il recupero attivo, ma anche per lo sviluppo della forza. Ho svolto una seduta a settimana e due di recupero dopo gli allenamenti intensi. Compex Runner si è rivelato uno strumento fantastico, che ha facilitato il recupero, permettendo di aggiungere un’uscita in più ogni due settimane. Se avessi più tempo sarebbe ancora più utile, ma la mia vita frenetica difficilmente mi permette di essere così sistematico come vorrei. Ad ogni modo, di Compex Runner parleremo in una recensione dettagliata nelle prossime settimane.

Attesa alla partenza della maratona di New York

Arrivare alla partenza è risultato complesso, estremamente complesso. Ma fin da subito ho capito che qualcosa non sarebbe andato come avrei voluto.

Sveglia e HRV

La sveglia è suonata presto, intorno alle 4:00 del mattino. La variabilità del mio battito cardiaco, con HRV4training, ma anche con EliteHRV e ithlete si è dimostrata più bassa del solito. Così bassa che di primo acchito pensavo di aver sbagliato la misurazione. Ma in effetti era vero: il viaggio last minute l’ho sicuramente sentito, quantomeno a livello di ritmo circadiano. Nella prossima vita, prometto che viaggerò qualche giorno prima, per avere un miglior aggiustamento a livello fisiologico.

Tre ore e mezza d’attesa

New York City Marathon 2017Come tutti coloro che hanno partecipato a gare internazionali sanno, l’attesa della partenza in queste gare è davvero snervante. Se in Europa i controlli sono molto più semplici, anche in manifestazioni importanti, qui le procedure assumono una formalità eccessiva, sebbene giustificata dai recenti attentati. La scena è conosciuta a molti, ma illogicamente vera. Prendere il pulmino dell’organizzazione alle 5:30, con code interminabili. Arrivare a Staten Island alle 6:30 e aspettare fino alle 9:00 prima di poter entrare in griglia. Cinquanta minuti in piedi, accalcati come fossimo a un concerto rock. Purtroppo, non essendo sub-elite, non ho avuto la possibilità di restare al caldo della palestra e comparire alla partenza pochi minuti prima della gara come hanno fatto i professionisti. Ovviamente io sono stato tra i fortunati a poter partire a tre metri dai primi, so che per chi è partito dietro la situazione è stata ancora più difficile. Per fortuna, le tre ore e mezza di attesa sono volate, grazie all’incontro con Vincenzo, giovane talento in fuga, emigrato a Stoccolma da un anno. In effetti gli italiani rappresentavano quasi il 6% dei partecipanti, e io ho trovato una persona molto interessante.

Racconto della gara

New York City Marathon 2017Guardando la medaglia della maratona di New York, anche il più distratto come me si è accorto che il percorso attraversa cinque distretti. Prima di partire, abbiamo assistito al canto dell’inno nazionale: mi sono venuti i brividi, ricordando il mio graduation day di quindici anni fa. Pochi secondi dopo, mi sono reso conto della mia fortuna: potevo correre a New York City in uno degli eventi più belli al mondo. La giornata non era perfetta, all’ottima temperatura di dodici gradi faceva da contraltare la troppa umidità, il rischio di pioggia e soprattutto l’insidioso vento.

Staten Island

New York City Marathon 2017Allo sparo, il ponte di Verrazzano mi ha fatto percepire immediatamente il freddo, ho preferito iniziare lentamente, la strada era sgombra, sono passato prima che arrivasse la grande folla, ma la partenza in salita e il forte vento mi hanno obbligato a tenere il freno a mano tirato. Sul ponte ho capito che la gara sarebbe stata molto complessa. Primo chilometro chiuso in 3’57”, anche perché contrariamente a Parigi, non abbiamo potuto effettuare alcun riscaldamento. La prima parte di gara è volata relativamente velocemente, ma le sedute di pesi in palestra si sono fatte sentire. Pur non correndo a ritmi eccessivi, fin dai primi chilometri ho sentito la stanchezza di una preparazione intensa, nonostante il tapering da manuale. Non so se ci fosse dietro anche l’aspetto psicologico, con il punto e mezzo in meno di HRV rispetto alla media dell’ultimo mese.

Passaggio per Brooklyn

New York City Marathon 2017La gara vera è iniziata alla conclusione del ponte, quando finalmente i primi podisti in fila indiana hanno iniziato a imprimere ritmi relativamente veloci, complici le discese e il grandissimo incitamento del pubblico locale. Avevo già provato due volte sensazioni simili alla maratona di Boston, ma a Brooklyn il numero di persone sul ciglio dei marciapiedi è moltiplicato. Incitamento, urla, suoni di campanelli, bambini festanti nonostante la forte brezza, hanno portato i primi a spingere oltremodo. Io mi sono accodato a un gruppetto di atleti con cui abbiamo alternato un buon passo.
New York City Marathon 2017Passaggio ai 10 km in 35’30”, leggermente più lento delle previsioni, con Race Screen che prevedeva una chiusura in 2h31′. Restavo comunque ottimista, avendo corso parecchie volte a quei ritmi, sapevo di potermi gestire al meglio. In quel frangente di gara sono stato aiutato dalla potenza di Stryd, purtroppo sull’orologio avevo impostato solo la potenza istantanea e non quella a 30”. Nonostante i lunghi rettilinei e i falsopiani, il tracciato si è mostrato molto scorrevole e sono riuscito a gestirmi al meglio.

Arrivo al Queens, il momento più difficile della gara

New York City Marathon 2017Ma l’imprevisto è sempre in agguato, al passaggio della mezza in concomitanza con il superamento del Pulanski Bridge, il cartello della mezza maratona impietosamente indicava 1h15’30”, nulla di illogico rispetto alla velocità con cui avevo affrontato la prima parte. Ma nella mia mente è balenata solo una domanda: perché fare fatica? Alla fine, mi dicevo, ero stanco, avevo già corso due volte negli ultimi dodici mesi sotto le 2h30′, la seconda parte sarebbe stata durissima.
New York City Marathon 2017Non ho nemmeno fatto in tempo ad arrivare al Queens Midtown Tunnel, quello che si vede sempre in televisione, che la mia potenza era diminuita, il mio passo più breve, la mia voglia di correre, prima ai massimi, ora era scesa sottozero. Sono stati i chilometri più lenti della gara, sono stato superato da una ventina di podisti, ho avuto davvero pessime sensazioni, pensando che facesse più freddo di quanto fosse realmente. Non ho potuto ammirare l’East River, ma la consapevolezza di correre in salita ha reso quei chilometri infiniti. Per fortuna, l’arrivo in First Avenue mi ha risvegliato dal torpore. I lunghi viali pieni di gente mi hanno fatto ritornare l’energia che mi era mancata pochi minuti prima. I saliscendi della First non hanno inciso più di tanto, il mio unico pensiero era mantenere una potenza adeguata, senza guardare troppo il ritmo. Al traguardo ci sarei arrivato senza problemi, essendo la mia ventinovesima maratona.

Passaggio al Bronx e Manhattan

Non ho particolari ricordi della parte solitamente più difficile per il maratoneta, non correndo al limite, mi sono goduto il paesaggio. L’attraversamento del Bronx, il passaggio previsto le strade piatte di Harlem, è trascorso velocemente, raggiungere il centro di Manhattan è stato quasi indolore. Sette-otto chilometri non hanno influenzato la mia dinamica di corsa, pensavo che ci fossero più variazioni nell’altitudine. Ma per chi cerca il tempo, questa parte serve per accelerare al meglio, in attesa di arrivare a Central Park.

Arrivo a Central Park

New York City Marathon 2017Gli ultimi quattro chilometri mi hanno fatto capire per l’ennesima volta di essere portato per gestire la sofferenza. Salite e discese di questa parte di gara erano irrilevanti, dovevo semplicemente correre velocemente. Dai miei calcoli mentali pensavo di poter chiudere sotto le 2h33′, ho quindi aumentato l’andatura, e complice l’incitamento della folla festante, ho iniziato pochi ma decisivi sorpassi, che mi hanno permesso di ottenere il primo posto di categoria in una gara così prestigiosa come New York. Se non l’avessi fatto, sarei semplicemente arrivato secondo. Una delle poche volte in cui invecchiare ha i suoi benefici!

Dopo la maratona di New York

Sembra inverosimile, ma dopo la maratona, quattro chilometri a piedi e una breve doccia, sono immediatamente ripartito per casa. Peccato non aver avuto l’upgrade in Business Class. Veloce corsa antistress il lunedì pomeriggio in Valle Olona che mi ha mostrato di non aver dato tutto in gara. Poi partenza per Parigi, Sorrento e settimana successiva a Varsavia, correndo sempre sul tapis roulant. Dopo due settimane ho ripreso completamente, tanto da correre il PB e salire sul podio di categoria alla maratonina di Crema 2017, grazie a un pacer d’eccezione e a un percorso molto lineare. Ma quella è tutta un’altra storia, che merita di essere raccontata separatamente.

Strumenti utilizzati in gara

Per chi fosse interessato, ecco la lista degli strumenti utilizzati durante la mia maratona di New York, e i link alle nostre recensioni:


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