Garmin Running Dynamics Pod, la recensione dettagliata

Garmin Running Dynamic Pod

Garmin da qualche settimana ha introdotto sul mercato italiano un nuovo footpod (“Garmin Running Dynamic Pod” in Italia, la versione internazionale invece è chiamata “Garmin Running Dynamics Pod”), l’avevamo già descritto durante la recensione del fenix 5. Da aprile “Massi” l’ha testato e ha preparato la sua consueta recensione dettagliata, focalizzandosi sulla domanda: “Ma a chi e a cosa serve?”.

Garmin Running Dynamic Pod, la nostra opinione

Garmin Running Dynamic PodAlla ricerca della continua innovazione, Garmin in concomitanza con il lancio del Forerunner 935, ha introdotto un nuovo piccolissimo oggetto per supportare i podisti amatori ad analizzare al meglio le proprie dinamiche di corsa. Come ricorderete nella recensione, la mia valutazione dell’idea era positiva, pur essendo scettico sul suo utilizzo pratico. Dopo tre anni di analisi e con l’acquisto di strumenti alternativi, ho rivalutato l’idea, pensando soprattutto al lungo termine e alla riduzione della possibilità di infortunio. Ero quindi molto curioso di capire come Garmin avesse migliorato il concetto e cosa avesse cambiato con questo nuovo footpod, un oggetto che si tiene tranquillamente sul palmo di una mano e che sostituisce integralmente la fascia cardio, finora l’unico strumento per ottenere le dinamiche di corsa. L’oggettino è chiamato Running Dynamic Pod, per ora non esiste una vera traduzione italiana, ma dagli amici è indicato come “RD Pod” o più semplicemente Garmin Pod. Abbiamo testato la versione appena uscita per alcune settimane, ora abbiamo una visione chiara e completa dello strumento, soprattutto conoscendo perfettamente il funzionamento delle dinamiche.

Come al solito, le domande nascono spontanee: vale davvero la pena spendere 60-70 euro per un oggetto che non aggiunge nulla ai dati attualmente a disposizione? Ma il calcolo del contatto al suolo e dell’oscillazione verticale è esattamente identico rispetto a quello rilevato dalla fascia? Come deve essere posizionato il sensore sul corpo per poter ottenere dati adeguati? Qual è il rischio che si possa staccare? E soprattutto, con quali orologi è compatibile? Quali caratteristiche lo rendono diverso rispetto a Runscribe e Stryd?

Questa recensione sarà relativamente dettagliata ma non parleremo delle dinamiche di corsa, avendolo già fatto nel 2016 in maniera completa, aggiornando successivamente l’articolo nel maggio 2017 per includere ulteriori considerazioni suggerite dai lettori. Considerato che Garmin non ha aggiunto nuove funzioni rispetto alla fascia Garmin HRM-Run, limiteremo la nostra recensione alle modalità di utilizzo e al confronto con i dati estratti dalla fascia.

Compatibilità del Pod

Garmin Running Dynamic PodUna premessa è fondamentale prima di continuare a leggere: il Garmin Running Dynamic Pod non è compatibile con tutti gli orologi del mercato. Solamente gli ultimi modelli dotati di Garmin Connect IQ v2.0 possono collegarsi al Running Pod. Non compratelo se non avete uno dei seguenti:

Garmin fenix 5, 5S e 5X
Garmin Forerunner 935
Garmin Forerunner 735

Da quanto sembra trapelare, il problema è più tecnologico che di marketing. Guardando a quello che è successo nel passato, non sembra plausibile che le versioni precedenti di orologi Garmin possano ricevere un upgrade. Ma nella tecnologia, mai dire mai. Per questa ragione, vista la diffusione dei nuovi modelli, sembrerebbe che il Running Dynamic Pod non avrà nel breve termine grandi vendite. Se non fosse soltanto un problema tecnico, riteniamo che Garmin abbia commesso un errore. Dal nostro punto di vista, soprattutto chi utilizza ancora il Garmin Forerunner 920XT, peraltro senza sensore ottico, oppure il fenix 3 HR, sarebbe molto probabilmente interessato ad acquistare questo piccolo oggettino, dal costo relativamente basso per le funzioni a disposizione. Tenete conto che il Footpod tradizionale si trova su Amazon a 50-60 euro, mentre il prezzo di listino è di 69 euro. Può essere usato da altre marche e modelli? La risposta è ovviamente no: anche se è Ant+, le dinamiche non saranno visualizzate e al massimo avrete a disposizione la cadenza, che però troverete anche su footpod a metà del costo. Si noti infine che l’RD Pod non è Bluetooth.

Motivazioni del Running Dynamic Pod

A cosa serve davvero il Pod? L’attento lettore se lo è chiesto già a fine marzo alla pubblicazione dell’annuncio dell’uscita del Pod. Ma se non aggiunge alcun dato a quelli già esistenti, perché Garmin ha deciso di ideare e produrre uno strumento di questo tipo?

Garmin Running Dynamic PodIl Garmin Running Dynamic Pod è stato pensato per chi ha deciso di abbandonare la fascia cardio. Finora, senza fascia cardio non era possibile misurare le dinamiche di corsa. Il Running Pod ha proprio risolto questo problema: indossandolo e collegandolo al GPS, si riesce a calcolare il tempo di contatto al suolo, l’oscillazione verticale e gli altri dati senza la fascia. Non potremmo in realtà parlare di footpod, ma soltanto di pod, perché trattasi di un accessorio che tecnicamente si indossa sui pantaloncini tramite un clip. È lo stesso concetto già applicato sul sensore Lumo, che sfortunatamente non abbiamo ancora avuto modo di testare. Esistono diversi studi che suggeriscono che un sensore al busto consenta un miglior calcolo di alcune delle dinamiche di corsa e Garmin ha adottato questa scelta, vedremo nel seguito che impatto abbia sulla valutazione dei dati, in particolare con l’impatto del contatto al suolo.

Unboxing

Garmin Running Dynamic PodLa scatola è relativamente grossa pensando al contenuto minuscolo che ospita. Il contrasto tra il grigio della confezione e il giallo sgargiante del Running Pod ipnotizza oltremodo il lettore. Sulla parte posteriore della scatola troveremo tutte le caratteristiche del Pod in estrema sintesi, davvero un grande passo avanti rispetto al recente passato. Una volta aperta la scatola, il solito piccolo manuale ci separa dall’utilizzo. Dobbiamo davvero leggerlo per capire come funziona? Letto il manuale troveremo comunque una sorpresa. Infatti, la foto di copertina rende il Pod decisamente più grande della realtà. Appoggiandolo sul palmo della mano, la sensazione è che il Running Dynamic Pod sia veramente piccolo. Il Pod, dal peso di 12 grammi, è davvero minuscolo. Non troverete alcun cavetto di ricarica perché come il Footpod tradizionale, l’RD Pod si caricherà con una pila anch’essa minuscola. Non a caso infatti Garmin non ha scelto la pila tradizionale CR2032, ma una versione più piccola CR1632, normalmente utilizzata per i telecomandi dei cancelli automatici, per le chiavi delle automobili o per dispositivi medici minuscoli. La pila avrà una durata di 700 ore, ossia il 40% in meno di quelle tradizionali: il prezzo da pagare per le dimensioni ridotte.

Associazione a Garmin fenix 5 e Forerunner 935 e 735

Garmin Running Dynamic PodIl Running Dynamic Pod si associa davvero facilmente, ma per chi avesse dimenticato come si aggiunge un sensore, ecco un piccolo tutorial. La buona notizia per chi possiede un Forerunner 735 è che non si deve fare nulla: l’RD Pod si collega automaticamente. Per gli altri due modelli compatibili, fenix 5 e Forerunner 935, basta scegliere il sensore (impostazioni → sensori e accessori → aggiungi nuovo → RD Pod), e il collegamento sarà effettuato molto rapidamente.

Una volta completata la seduta d’allenamento, resterete sicuramente sorpresi da un messaggio che vi invita a scollegare e staccare il pod dal pantaloncino sulla schiena. Anche se il piccolo sensore è impermeabile a 50 metri, il rischio di lasciarlo attaccato ai pantaloncini resta alto. Si narra che qualcuno lo abbia lasciato attaccato al pantaloncino e che sia stato ritrovato solamente all’interno della lavatrice. Per gli atleti distratti, uomo avvisato, mezzo salvato. Per gli altri, nessun problema.

Dati, contatto con il suolo

Garmin Running Dynamic PodMa quali dati sono disponibili nel Pod? Sono gli stessi della fascia, esattamente quelli che avete già trovato fin dal 2015 con il lancio del Garmin Forerunner 630. Ma sono esattamente identici? Abbiamo fatto una piccola analisi statistica per confermare che in effetti non c’è una grande differenza tra le metriche rilevate. Per testarlo, abbiamo preso una fascia Garmin HRM-Run e il nostro nuovo Running Dynamic Pod e li abbiamo collegato ai due ultimi modelli Garmin fenix 5 e Forerunner 935. Per la prova del nove, abbiamo anche utilizzato Stryd e Runscribe, e confrontato i numeri del tempo di contatto con il suolo che è probabilmente la metrica più rilevante da osservare. Abbiamo corso un fartlek Moneghetti con l’obiettivo di testare diversi ritmi senza correre troppo a lungo o troppo intensamente ma avendo la possibilità di analizzare più di cinquemila dati per ogni sensore. Abbiamo prodotto una sintesi nella (ormai) consueta infografica.

Quale sono stati i risultati? Tutto relativamente equivalente, con nessuna variazione statistica tra fascia e RD Pod. Chiaramente Runscribe e Stryd sono più precisi essendo misurati sulla scarpa e quindi praticamente a contatto con il suolo e non a un metro di distanza come la fascia cardio. Ma tutto sommato, non ci sentiamo di dare una valutazione negativa dei dati, la variazione tra i quattro metodi è inferiore al 3 %! Per fortuna, visto che non servirebbero strumenti più dettagliati rispetto alla mera statistica per stabilire il “vero” contatto al suolo.

Dati, le dinamiche di corsa

Garmin Running Dynamic PodUna volta capita l’equivalenza del tempo di contatto al suolo tra le quattro diverse tecnologie, abbiamo valutato anche le altre metriche sulle dinamiche di corsa. Sono davvero coerenti tra di loro? In questo caso, abbiamo limitato l’analisi tra RD Pod e Garmin HRM-Run. Le altre due tecnologie sono fondamentalmente diverse, difficile effettuare un confronto imparziale. Di seguito, ecco le nostre principali osservazioni. Si noti che il sensore, contrariamente a Stryd, non misurerà il passo medio di corsa, anche perché il duro compito sarà lasciato al GPS. Non abbiamo avuto ancora modo e tempo di testarlo sul tapis roulant. Infine, il software di calcolo è in continuo aggiornamento, non saremmo sorpresi se migliorerà nelle prossime settimane, in tal caso correggeremo la recensione con grafici ulteriori.

Cadenza. Una delle poche certezze anche per il podista amatore che non ha fatto studi ingegneristici: non serve un super pod per calcolare la cadenza e confrontando i risultati abbiamo notato una perfetta coerenza tra i diversi sensori. Anche l’RD Pod ha mostrato dati corretti. Oscillazione verticale. Nemmeno su questa dinamica abbiamo trovato grosse variazioni, anche perché il posizionamento dell’RD Pod non è molto diverso rispetto a quello della fascia. Non ci sono variazioni statistiche tra i due strumenti. Stesso ragionamento per il rapporto verticale, che essendo un dato derivato, non merita una valutazione statistica indipendente. Bilanciamento orizzontale. Per molti rappresenta la metrica più affascinante, perché misura potenziali sbilanciamenti tra la potenza delle due gambe. Passando all’RD Pod avremo dati diversi? L’analisi statistica ci dice di no, lo sbilanciamento potrebbe derivare dal cambio delle scarpe o dal percorso, più che dall’utilizzo di sensori diversi, visto che sono posizionati sostanzialmente nella stessa parte del corpo.
In sintesi, nessuna delle metriche è statisticamente diversa rispetto alla misurazione con la fascia. Ottimo lavoro da parte di Garmin. Ma la vera domanda del lettore è stata: perché non è stato attivato il calcolo della potenza? Secondo noi la risposta l’avremo nel prossimo biennio, per ora conviene attendere.

Conclusioni e approfondimenti

Pensiamo di aver capito due cose del Running Dynamic Pod. È davvero utile se pensate di non voler utilizzare più la fascia cardio. Ma non è estremamente innovativo perché non mostra alcun dato ulteriore rispetto a quelli attuali.

Sintesi estrema. Se amate le dinamiche di corsa, le analizzate dettagliatamente, non volete più indossare la fascia e avete la fortuna di possedere un Garmin molto recente, il Garmin Running Dynamic Pod è perfetto per voi e vi suggeriamo davvero di comprarlo. In caso contrario, probabilmente risparmieremmo 60 euro per investirli in un paio di scarpe o in qualche altro gadget.

E quindi, vale la pena comprarlo? Probabilmente no, a meno che riteniate di non voler usare la fascia cardio. Inoltre l’utilizzo è limitato ai nuovi orologi, speriamo che Garmin decida di estendere la compatibilità del pod con altri modelli precedenti. Comunque, guardando alle vendite del Garmin Footpod tradizionale, pensiamo che uno strumento del genere possa far rinascere anche vecchi orologi Garmin. Facciamo una petizione all’azienda del Kansas?

Per approfondimenti:
recensione Stryd;
recensione Runscribe;
articolo sulle dinamiche di corsa;
recensione footpod Garmin.


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