10 Miglia d’Anversa, la festa del podismo

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In attesa del resoconto completo del suo Personal Best in maratona, ecco quello del “defaticamento” post-gara…

Nel 1953, prendendo spunto dai loro consiglieri sovietici, i leader cinesi hanno lanciato il primo piano quinquennale della “moderna” Cina, che ha tracciato un percorso per una rapida industrializzazione del paese allora agrario. E nel 2015 i loro nipotini hanno elaborato il tredicesimo documento, per illustrare come evolverà il paese tra il 2016 e il 2020. Ovviamente la parte più seguita del piano è l’obiettivo del PIL, che in passato è stato fissato ben al di sotto del tasso di crescita potenziale.

AntwerpenAnche a me piace pianificare, ma non sono così bravo come i nostri amici Cinesi. Di fatto amo ispirarmi alle “best practices” mondiali, e cerco di essere conservativo nelle stime, proprio come nel 1953. In effetti, quest’avventura pomeridiana era stata programmata da parecchie settimane ma non certo da cinque anni. In inverno ne ho testata la fattibilità con diversi allenamenti doppi 35 km + 25 km (come suggerito dal libro Relentless Forward Progress). Dopo varie prove, mi sembrava di essere in grado di resistere a una sessantina di chilometri, nell’arco di 24 ore. Ma cosa spinge un mediocre amatore a voler valutare i propri limiti? Perché correre ancora 16,1 km poche ore dopo una maratona corsa al limite delle proprie possibilità? Cosa mangiare tra un evento e l’altro? E siamo davvero sicuri che ne valga la pena? Non so rispondere con un senso logico alla maggior parte delle domande, questa non vuole essere una guida all’ultra-marathon, invece mi soffermerò a descrivere una delle più belle corse d’Europa, una di quelle che almeno una volta nella vita vale la pena correre, la 10 miglia d’Anversa.

MappaLa festa del podismo. Sono passati oramai nove giorni dalla gara (l’articolo per questioni di visibilità è apparso online qualche giorno più tardi), ma le emozioni vissute alla 10 miglia d’Anversa non si potranno mai dimenticare. È la corsa per eccellenza del Belgio (a pari merito con la 20 km di Bruxelles) con oltre 40 mila partecipanti iscritti e circa 25-26 mila a giungere sul traguardo. Vista la posizione geografica d’Anversa (vedi cartina), alla festa del podismo partecipano non soltanto i podisti locali ma anche quelli di Francia e Olanda, invogliati dalla perfetta organizzazione locale e dal clima festoso dell’evento, con presenza di numerosissime bande musicali locali su tutto il percorso. I podisti non si iscrivono certo per il clima meteorologico, che a metà Aprile è solitamente molto variabile. Nessun bookmaker scommetterebbe contro la possibilità di pioggia, un classico della competizione, che nel percorso cittadino pieno di curve e sanpietrini influenza la performance dei più veloci e non solo.

Correre 60 km. Visto che il mio evento principale era la maratona (a proposito, chissà com’è andata? Lo scoprirete a breve su questo sito!), partecipare alla festa del podismo significava correre oltre 60 km in meno di nove ore. La cosa non mi spaventava, ero preparato: dal punto di vista fisiologico ne parla con fiumi di parole il professore Sudafricano Tim Noakes, e confrontando i diversi piani dell’ultramaratona sul suo libro Lore of Running, ho avuto la certezza che la mia preparazione potesse portarmi a correre ben oltre 42 km di fila.

Chicken McNuggetsChicken McNuggetsMangiare post maratona. Per me le 10 miglia di Anversa sono iniziate cinque minuti dopo il mio arrivo della maratona, a quel punto le mie principali preoccupazioni sono state l’alimentazione e il cambio d’abito. L’organizzazione fiamminga aveva pensato a tutto, portandomi assieme a una decina di podisti direttamente dall’arrivo a una struttura a 5 km dalla partenza in cui poter fare una doccia calda, rilassarmi e prepararmi per la seconda parte della giornata. Tornato in centro, cosciente del poco tempo a disposizione, ho fatto di necessità virtù: mi sono alimentato con Chicken McNuggets nel più famoso ristorante al mondo. Non lo suggerisco al lettore come modo d’alimentarsi post gara, non l’avrei fatto in situazioni normali, ma ricordo che la combinazione di carboidrati, grassi e proteine del famoso piatto di pollo fritto è decisamente bilanciata. Paradossalmente anche un nuovo studio del 2015 indica che dopo un allenamento intenso non ci sono visibili differenze di recupero tra fast food e integratori “tradizionali”. Ma non si spari sul messaggero: se avessi avuto più tempo, avrei mangiato un tris di tonno, non certo i McNuggets!

PartenzaPartenzaLa partenza. Serve davvero un’organizzazione perfetta per far affluire 25 mila persone su un percorso di sedici km, ma anche la disciplina dei podisti locali a cui viene chiesta l’autocertificazione del tempo potenziale sulla distanza. Soltanto ai primi mille dell’anno precedente è concessa la possibilità di appostarsi davanti. Per gli altri, la scelta è quella di partire in una delle tre “griglie” a disposizione, le ultime due con differimento di 30 o 60 minuti dallo sparo. Giungere alla partenza non è così banale, essendo il traffico completamente bloccato per quasi tutta la giornata. I mezzi pubblici sono molto efficienti, ma chiaramente nelle ore precedenti alla gara esiste un forte sbilanciamento domanda/offerta. Per fortuna sono riuscito a trovare i miei amici nonostante la bolgia, grazie a punti ritrovo ben segnalati. E con loro mi sono avvicinato a piccoli passi alla partenza, dove ho incontrato anche i pacer, che al posto di palloncini avevano alette dorate attaccate ad un piccolo zainetto a supporto, alla luce del forte vento che spira nelle coste del mare del Nord.

Forzato della corsaKennedy TunnelPrima parte della gara. Non ero mai partito così dietro in una gara, ma questo in principio non avrebbe creato problemi al risultato finale: da un lato la classifica è unicamente determinata dal real time, dall’altra l’afflusso alla partenza era strutturato a imbuto: poco spazio nell’immediata vicinanza del nastro di partenza, grande spazio nei metri successivi. Volendo si poteva partire anche a 3′ al km (almeno per i primi 500 metri). E in effetti, con i miei amici, non molto esperti di gare, sebbene abbastanza allenati (tre uscite a settimana), abbiamo osato troppo nei primi chilometri, affrontando con spavalderia gli spazi a disposizione. In un percorso apparentemente piatto, a eccezione dei tunnel, eccezione peraltro importante, le gambe sono andate da sole, la sensazione di DOMS era presente ma modesta. Per fortuna, al terzo chilometro un cavalcavia ci ha portato a miti consigli, facendoci incontrare un forzato della corsa che come noi si apprestava ad entrare nel Kennedy Tunnel, opera richiesta per permettere lo sbocco sotterraneo, e migliorare la circolazione all’inizio degli anni Settanta. A quel punto, la discesa e la successiva salita ci hanno portato verso il centro città, dopo essere passati per il secondo piccolo tunnel, il Bolivar, lungo solamente 200 metri.

Fiume ScheldaCastelloBicchieriParte centrale della gara. Probabilmente la parte più bella, con il passaggio nella parte più elegante e antica, la vista del fiume Schelda, il castello e l’enorme pubblico festante. Dal punto di vista tecnico, è sicuramente la parte più difficile, con sanpietrini e bruschi cambi di direzione. Due anni fa fui costretto a rallentare l’andatura (media di 3’39” al km) a causa della combinazione nefasta pioggia/sanpietrini/bicchieri per terra, correndo con le Nike Lunaracer+ 3 che non sono pensate per essere utilizzate in queste condizioni. Quest’anno i bicchieri li ho soltanto fotografati, guardato a malo modo dai podisti locali. È in questa parte di gara che si fa la differenza tra un tempo mediocre ed il Personal Best, l’anno scorso al passaggio del decimo chilometro sono riuscito a superare diversi atleti con la metà dei miei anni, molto probabilmente mezzofondisti molto più veloci di me ma che non avevano esperienza con distanze più lunghe.

Bande musicaliWaaslandtunnelSpettatoriParte finale. Ho vissuto in maniera molto rilassata la parte finale della gara, tutto sommato dispiaciuto che dopo poco la festa sarebbe finita. Ma per molti dei podisti l’incubo doveva ancora arrivare, al tredicesimo chilometro, svolta a sinistra e ingresso nel mitico Waaslandtunnel, opera maestosa di 2,1 km costruita negli anni 30 per permettere il passaggio sotterraneo del fiume Schelda. Il primo chilometro del tunnel, in discesa, passa molto rapidamente, ma la salita, stimata al 5% di pendenza, rappresenta una vera prova per la maggior parte dei podisti della domenica. Una buona proporzione è costretta a camminare, e nei miei due anni nelle retrovia (ho corso una volta da “top” e non avevo notato la cosa), il principale ricordo è la presenza d’ambulanze che procedono nel tunnel. Dal punto di vista marketing, dieci miglia sembrano una distanza affrontabile dal neofita, ma nessuno ricorda a quest’ultimo che stiamo parlando del 60% in più di 10 km.
AmiciUsciti fisicamente e mentalmente dal tunnel, riceviamo applausi dagli abitanti d’Anversa che incitano i podisti a percorrere gli ultimi 800 metri prima dell’arrivo, un lungo rettilineo. Ce l’abbiamo fatta, e i miei amici hanno pure migliorato di 4′ il loro risultato rispetto all’anno precedente, concludendo in 1h23′ (5’15” di media).

Garmin Epic Fail: chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Non avevo configurato correttamente il Garmin, e nei tunnel la visualizzazione dei campi velocità del fenix 3 era sicuramente errata. Ne abbiamo parlato in un articolo precedente, citando la possibilità di utilizzare il footpod come fonte primaria per visualizzare la velocità istantanea “indoor”. Avremmo dovuto metterlo anche per la distanza, sebbene la sensazione è che il vecchio 620 sia in grado di alternare in maniera più intelligente la fonte da cui derivare la velocità. Sono sicuro che Garmin provvederà a risolvere il problema con le prossime Beta Releases, fiore all’occhiello dei programmatori del fenix 3.

Tante emozioni. Non posso negare di essermi divertito parecchio domenica scorsa. Correre è sempre bello in qualunque circostanza e condizione, ma aver partecipato alla festa del podismo con altre 25.000 persone che condividevano lo stesso obiettivo è stata un’emozione unica. Ora si tratta di capire se esiste un’altra gara che nel breve tempo mi possa dare una simile emozione. Avete qualche idea? Altrimenti aspetteremo la Maratona di Parigi il 9 Aprile 2017.


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